Un raggio di luce

È un angelo dalle braccia forti e  vigorose, saldo vigila sul sonno di certi defunti.
Ha ali ampie, sguardo pensieroso e pare assorto in certi segreti per noi incomprensibili.
E resta, sicuro e solitario, sulla soglia dell’ignoto.
In questa galleria dove quasi sempre regna l’ombra: sui marmi, sui nomi incisi, sui fiori e sulle parole.
E poi, in un pomeriggio di dicembre, il sole.
Ed è soltanto un raggio di luce splendente a posarsi glorioso su una piega di quella veste, scivolando giù sui gradini e sulla bellezza misteriosa di un angelo.

 

Monumento Mantero di Lorenzo Orengo – 1895

Le sorelle De Katt, ragazze di un altro tempo

Nel mio girovagare per Staglieno mi accade di incontrare quella città che noi non abbiamo conosciuto, alcuni di coloro che la vissero sono effigiati nei marmi scolpiti da valenti scultori: sono abili commercianti e giovani vedove, stimati chirurghi e avvocati, di nobili e borghesi in molti casi è rimasta una traccia preziosa.
A volte cerco di scoprire le storie di alcuni di loro, a volte invece alcune vite si svelano in maniera imprevedibile e allora provo a comprenderle e a ricordarle, in qualche modo.
Tempo fa, forse ve ne rammenterete, vi mostrai in questo post un magnifico monumento eretto in memoria dei coniugi Giuseppe Chiappella e Virginia De Katt, la statua è opera di Domenico Carli.

Un giorno mi trovavo a camminare lungo il Porticato Inferiore e del tutto casualmente il mio sguardo ha trovato ancora quel cognome: De Katt.
Una, due, tre e ancora altre volte, sono diversi i cippi sotto ai quali riposano i membri di questa nobile famiglia e oggi proverò a ricordare alcuni di loro, alla mia maniera.
E inizio da una figura di rilievo, il padre di Virginia: Cristoforo De Katt fu Direttore Amministrativo e Rettore dell’Albergo dei Poveri.
Amministratore integerrimo, così si legge sotto alla sua effige.

Accanto a lui una figura che con grazia regge uno scudo sul quale è scolpita una parola latina che sottolinea la rettitudine morale del defunto e la sua ineccepibile onestà.

Il suo nobile titolo e le sue ricchezze non furono sufficienti a preservare questo padre di famiglia da una di quelle malattie che nel passato falcidiarono intere generazioni, Cristoforo De Katt morì di colera nel 1874.

E così è ricordato, questa è la memoria di lui.

Cristoforo De Katt ebbe 5 figli, 2 maschi e 3 femmine.
Come ben sapete, nel passato non tanto lontano erano in prevalenza gli uomini a rivestire ruoli importanti, alle donne era riservata la cura della famiglia e la crescita dei figli.
Ed io, da donna, desidero dedicare questo scritto in primo luogo alle ragazze De Katt, dei loro fratelli parlerò in un secondo tempo.
E per prima voglio ricordare la mamma di tutti loro, Anna De Nicolay, sposa di Cristoforo: lei chiuse gli occhi per sempre nel 1863 lasciando un vuoto incolmabile.
E qui riposa, nel silenzio e nella quiete di Staglieno.

L’ultima figlia femmina dei De Katt si chiamava Battistina Camilla Maria e il suo cammino nel mondo fu breve, visse appena 4 lustri e morì appena ventenne nel 1858.
Il suo nome è scolpito accanto a quello della madre e segna la fine dei suoi sogni e delle sue speranze.

La ragazza più grande invece era proprio quella Virginia che sposò il medico Giuseppe Chiappella, gli sposi dormono il loro sonno eterno sotto a quel monumento scolpito da Carli.
Anche Virginia non ebbe una lunga vita, visse solo 44 anni.

Io penso ormai da diverso tempo che a quell’epoca la percezione della vita e della morte fosse molto diversa dalla nostra.
A prescindere dalla condizione economica le famiglie erano continuamente afflitte da lutti prematuri e da vicende tristemente tragiche.
Cristoforo e Anna ebbero una terza figlia femmina, il suo nome era Guendalina e quando ancora era una giovane ragazza fece un buon matrimonio, ho la speranza che abbia conosciuto anche tanto amore.
Sposò il Contrammiraglio Ernesto Cordero di Montezemolo che tra i suoi molti titoli annoverava quello di commendatore dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia e cavaliere della Legion d’Onore.
Potete immaginare quanto fu fastosa la loro cerimonia di nozze e quanta eleganza regnasse nella loro casa di Via Balbi.

La felicità però era non era destinata a durare a lungo per queste ragazze.
Guendalina divenne madre di un bimbo a cui venne imposto il nome Mariano, il suo primo figlio.
E come ben sapete, all’epoca le gravidanze si susseguivano e poco tempo dopo, nel 1871, Guendalina diede alla luce un altro bambino che venne chiamato Alessandro Donato.
La felicità è così fragile, si spezza come un respiro che si interrompe.
Il piccolo Alessandro Donato visse soltanto due mesi e morì sul finire di novembre, sua madre lo seguì poco tempo dopo.

Una grave pleurite si portò via Guendalina De Katt quando lei aveva appena 27 anni.
Figlia, sposa e madre, una giovane donna di un altro tempo.

Rimasero soli il piccolo Mariano e il suo papà ma la vita fu crudele con questa famiglia e nel 1878, all’età di 8 anni, Mariano Cordero di Montezemolo si spense colpito dalla difterite, riposa a Staglieno proprio di fronte alla sua mamma.

Mariano, l’angioletto che la mamma chiamò seco in cielo.

E a terra c’è anche la lapide sbiadita con il nome del suo fratellino Alessandro Donato, è davvero poco leggibile.
È ben chiara invece la lapide che copre il sonno di Ernesto Cordero di Montezemolo, marito di Guendalina e padre dei due bambini, sopravvissuto a tutti i suoi cari.

Come vi ho detto al principio di questo articolo ho trovato per caso molte tombe della famiglia De Katt e ho iniziato a cercare di ricostruire quel poco che è dato sapere sulle vite di queste persone vissute tanto tempo fa.
Di recente un’ulteriore circostanza ha reso più semplice questa ricerca: tra i lettori di questo blog c’è anche il signor Ettore De Katt, discendenti di questa nobile ed importante famiglia.
E qui lo ringrazio per le molte notizie che mi ha inviato, tra i suoi antenati ci sono figure che meritano di essere ricordate, quindi tornerò a scrivere di loro e delle loro vicende, alcune storie sono davvero avventurose.
Oggi ho iniziato da qui, dalle tre ragazze figlie di Cristoforo De Katt.
Con quei nomi romantici, con quei sogni che non sappiamo indovinare.
Fragili fanciulle di un altro tempo, vissute in una città che cerco ogni giorno di immaginare.

Bambini da ricordare

Sono bambini, sono vissuti sul finire di un altro secolo.
Per loro è stato breve il tempo dei giochi e dei sorrisi, ad unirli è un destino tragico e la sensibilità dell’artista che ha tramandato la memoria di loro.
Lei si chiamava Maria Giuseppina Ester De Katt e aveva appena compiuto 10 anni, sul marmo che la ricorda così si legge: raggiunto appena il secondo lustro.
Della sua importante famiglia tornerò a parlarvi, è un argomento che merita un approfondimento.
Ha il candore dell’innocenza questa bimba, i suoi occhi si rivolgono al cielo e a vegliare su di lei è un giovane angelo.

La piccola morì di colera nel lontano 1875.
E là, sotto al porticato, la bella bambina viene custodita da questa creatura celeste dai tratti inquieti e dall’espressione imbronciata, l’opera è dello scultore Lorenzo Orengo.

L’angelo regge in una mano una falce sulla quale si leggono parole che vogliono rammentare la caducità della vita.

Ci sono i fiori davanti a questa tomba ed io spero sempre di incontrare coloro che li portano.

Così era in quell’epoca crudele, un destino simile capitò a un ragazzino di nome Adolfo.
Lui aveva 11 anni ed era buono, intelligente e studioso, così si è scritto sul marmo a proposito di lui.

Il cippo è sempre di Lorenzo Orengo e a proteggere l’eterno sonno di questo ragazzino sfortunato è ancora una creatura angelica dalle fattezze armoniose.

Nella sua mano c’è la stessa falce che regge l’angelo della tomba De Katt e vi sono incise le medesime parole.

Il ragazzino che amava lo studio è ritratto con la sua cartella dei suoi giorni di scuola.

E forse alcuni di voi ricorderanno un altro bimbetto del quale ebbi già modo di scrivere: lui era ancora più piccino, aveva appena 5 anni e il suo nome è Pierino Beccari.

Anche Pierino ha accanto un angelo, anche lui ha la sua cartella e il suo monumento è sempre opera di Lorenzo Orengo.

Vicende tragicamente simili e simboli che ricorrono, recandomi spesso a Staglieno a volte mi capita di cogliere certe similitudini e di notare dettagli come questi.
E poi ci sono loro, quei bambini dei quali non conosciamo le gioie e le risate, le speranze e i piccoli sogni delusi, di loro rimane la memoria lasciata da uno scultore di grande talento.
Restano sotto i nostri sguardi con quei loro visetti innocenti, oltre il fragile tempo della loro infanzia, per sempre bambini custoditi da giovani angeli.

Due sposi: una nuova storia di Staglieno a Radio Babboleo

Oggi per voi ancora una storia del passato di Genova narrata dalla mia voce.
Dopo il racconto dedicato all’angelo della Tomba Fletcher ecco un’altra vicenda di Staglieno che ho raccontato a Radio Babboleo alla giornalista Alessandra Rossi.
Va in onda in questi giorni, quindi magari potrebbe esservi capitato di averla già sentita in radio.
E vi confesso che i protagonisti di questa storia avrei proprio voluto conoscerli.
D’altra parte, se fossi nata in un altro secolo, avrei potuto davvero incontrarli, loro abitavano nel mio quartiere.
E insieme a questa elegante signora inglese avrei fatto piacevoli passeggiate primaverili, sono certa che lei fosse una gradevole compagnia.
Anche in questo caso i monumenti dei quali vi parlo sono stati restaurati grazie alla generosità di Walter Arnold e hanno riacquistato la loro originaria bellezza.
Se volete ascoltare cliccate qui e poi avviate il contributo audio alla notizia, sentirete la vicenda di due sposi davvero speciali.

Bentley Whitehead (3)

Miss Fletcher e una storia di Staglieno a Radio Babboleo

A volte, grazie a questo blog, mi capitano cose davvero molto belle.
Un paio di giorni fa ho ricevuto una gradita e splendida proposta, sono stata invitata dalla giornalista di Radio Babboleo Alessandra Rossi ad andare in radio a raccontare alcune storie di Staglieno.
Che fantastica emozione!
E così ieri mi sono recata al Porto Antico, naturalmente non ho potuto evitare di guardar fuori dalle finestre, questo mi sembra ovvio, no?

Genova

E poi ho fatto una piacevole chiacchierata con Alessandra, le ho parlato di alcune statue pregio e di alcune figure significative, con la speranza che anche gli ascoltatori abbiano il desiderio di andare ad ammirare certi angeli dalle fattezze aggraziate o certe dame della buona società che sfoggiano i loro abiti eleganti.
Ringrazio Alessandra per il suo tempo e per le belle parole che mi ha dedicato.
E se volete ascoltare uno dei miei racconti vi basterà cliccare qui e poi far partire il contributo audio alla notizia, sentirete la mia voce e una storia a me cara di un mondo che non è più ma che ancora è presente.

Tomba Fletcher (3)

Pierino Beccari, il bambino con la cartella

A breve inizierà la scuola e da qualche parte c’è un banco vuoto.
Quante cose devi imparare?
I numeri, le consonanti e le vocali, le somme e le sottrazioni, i disegni e la bella calligrafia.
E c’è un quaderno, le sue pagine sono rimaste bianche.
Appartiene a lui, Pierino Beccari, di anni cinque.
Pierino è un bambino nato nel 1882, porta una giacchetta con i bottoni tondi, un colletto ampio e un fiocco vaporoso.

Pierino Beccari (2)

Ha i calzoni alle ginocchia, le calze lunghe, le scarpe con i lacci, in una mano regge una cartella.
A breve inizierà la scuola e da qualche parte c’è un banco vuoto.

Pierino Beccari (3)

Ha quella posa, Pierino.
Il suo passo sembra incerto ed esitante, i suoi occhi sono velati di malinconia.
Dove vai, bimbetto di un altro secolo?
E chi tiene quella mano amorevole posata sulla tua spalla, come per proteggerti?

Pierino Beccari (4)

E’ un angelo dalle grandi ali, è lui a condurre questo piccolo oltre il confine dell’ignoto.

Pierino Beccari

Se andrete a Staglieno vedrete questa statua così realistica, si trova nella galleria alle spalle del Pantheon ed è opera di un artista che certo conosceva le pieghe dell’umano sentire, il monumento è di Lorenzo Orengo, colui che ritrasse nel marmo Caterina CampodonicoTeresa Pescia.
La caducità della vita è tutta in questi tratti, l’angelo volge gli occhi verso il cielo e verso il mistero inconoscibile dell’aldilà.
E lo sguardo del piccolo pare invece cercare la terra e le piccole cose umane che non ha vissuto, io vedo in questo suo visetto una svogliata obbedienza.
Lasciami qui, non voglio venire con te.
A breve inizierà la scuola e da qualche parte c’è un banco vuoto.

Pierino Beccari (6)

L’angelo stringe la mano di Pierino e lo tiene accanto a sé, ineluttabile.
Guarda.
Lui non vuole andare, io lo so.
C’è ancora tutto il mondo da vivere e da vedere.

Pierino Beccari (7)

La lapide di Pierino Beccari è struggente e nostalgica, è una lettera d’amore scritta dai suoi genitori, vi leggerete parole e aggettivi di un’altra epoca.
Leggiadrissimo fiore della scuola. Amoroso e graziosissimo angioletto.
E accanto ci sono alcune righe attribuite a Pierino, è lui a consolare il papà, la mamma e i fratellini.
Eppure.
Eppure osservate bene la statua, da qualsiasi prospettiva.
Lui non vuole andare, io lo so, lui vorrebbe restare.

Pierino Beccari (8)

La mamma di lui si chiamava Fanny, un nome desueto e ormai quasi scomparso che ci riporta ad un secolo lontano.
Un velo di polvere scurisce il momumento, copre le piccole mani, i tratti del viso, i gesti ma non le emozioni.
Qualcuno ha lasciato un fiore giallo e lo ha messo là, sulla cartella di Pierino.

Pierino Beccari (9)

Io invece ho voluto restituire in qualche modo a Pierino Beccari la sua matita e il suo quaderno dalle pagine bianche, ho voluto riportarlo là dove la sua storia si è interrotta, al tempo delle domande e dei perché, l’età delle fossette sulle guance e dei sorrisi innocenti.
Quante cose devi imparare?
La geometria e la storia, la geografia e la felicità.
E la vita.
C’è un banco ed è ancora vuoto, lo sai, Pierino?
Ed è soltanto tuo, perché ognuno di noi è unico.
A breve inizierà la scuola.
E ci sarai anche tu, tu con la tua cartella.

Pierino Beccari (10)

L’abito nuovo della Signora Teresa Pescia

La Signora Pescia ha l’abito nuovo.
Come dite? Davvero non avete mai sentito parlare di lei?
Eppure tutti noi dovremmo avere memoria di lei e di quel suo figlio, Carlo, imprenditore di successo e cuoco raffinato, proprietario di diversi ristoranti e di una celebre trattoria nei pressi del Carlo Felice.
E poi aveva una fede politica, un ideale nel quale credeva fermamente.

Carlo Pescia

Generoso e altruista, ai tavoli del suo ristorante ospitò spesso proprio alcuni mazziniani che, a causa dei rovesci della fortuna, versavano in difficoltà economiche.
Ed erano proprio tempi diversi dai nostri, nel suo testamento Carlo nominò erede universale del suo patrimonio il Comune di Genova, perché lui era genovese per nascita e per sentimento.
E volle che i suoi denari fossero utilizzati per certi restauri nella sua città.
E ora chi si ricorda più di Carlo Pescia?
Eppure grazie al suo lascito venne restaurato un tratto delle mura di Genova.
Salendo da Piazza Dante verso porta Soprana osservate verso la vostra sinistra, verso Via Del Colle, si deve a Carlo Pescia il recupero di questa parte delle mura.

Mura

E se vi avvicinate vedrete una lapide, a dire il vero poco leggibile.

Lapide Carlo Pescia

QUESTO TRATTO DELLE
MURA DEL 1155
E L’ATTIGUA TORRE DELLA PORTA
SONO STATE RESTAURATI
DAL COMUNE CON IL CONTRIBUTO
DI CARLINO PESCIA NELL’ANNO 1938

Carlo Pescia riposa a Staglieno, non distante da Giuseppe Mazzini.
Dorme il suo sonno eterno sotto lo sguardo vigile e amorevole di sua madre Teresa, colei gli aveva insegnato i valori più preziosi.

Teresa Pescia

E come vi dicevo, la Signora Pescia ha l’abito nuovo, sapete?
Donna dall’aspetto dolcemente severo, dalla corporatura robusta e i lineamenti marcati, Teresa Risso Vedova Pescia è stata effigiata dallo scultore Lorenzo Orengo, autore di una delle statue più famose di Staglieno, quella di Caterina Campodonico meglio nota come la Signora delle Noccioline,  qui  c’è il mo articolo dedicato alla sua bella storia.
E fino a poco tempo fa, se foste andati a visitare la tomba di Teresa, l’avreste trovata così.

Teresa Pescia (3)

E adesso? Oh, adesso la Signora ha l’abito nuovo, ve l’ho detto!
Un accurato restauro ha restituito all’intero momumento tutto il suo originario splendore.

Teresa Pescia (4)

E la Signora Pescia se ne sta seduta accanto alla grande croce, sobria e al contempo elegante nel suo abito così finemente rifinito.

Teresa Pescia (5)
Stretto in vita, secondo la moda della sua epoca.

Teresa Pescia (6)
E’ una signora di altri tempi la nostra Teresa.
Sorregge un libricino, credo di preghiere.
E indossa guanti raffinati, le maniche del suo vestito sono orlate di pizzo.
Eh, anche a una certa età non si rinuncia a certi vezzi femminili!

Teresa Pescia (7)

E inoltre ha una complicata acconciatura, impreziosita da pizzi e fiocchi.

Teresa Pescia (8)

E’ così che andrebbe tutelato questo nostro immenso patrimonio, lungo i viali di Staglieno ci sono opere d’arte di grande valore artistico, molte di esse necessiterebbero di cure e di restauri.
Ormai lo sapete, c’è una persona che ha a cuore questa nostra ricchezza, è il mio caro amico Eugenio, lui è unico e particolare, la sua dedizione a questo luogo è anche vero affetto verso le persone che qui riposano, presto vi parlerò ancora della sua Associazione Per Staglieno e di come si occupi della salvaguardia del nostro Cimitero Monumentale.
Se andrete lassù, sotto l’ombra degli alberi frondosi, la Signora Pescia vi accoglierà con il suo abito nuovo, nel bianco marmo scolpito da Lorenzo Orengo.
E sono certa che suo figlio Carlo, benefattore di questa città, sia contento di vedere che per una volta i suoi concittadini si sono ricordati di lui e di sua madre.
Lei ci osserva con il suo sguardo benevolo, nella pace e nel silenzio di Staglieno.

Teresa Pescia (2)

Mrs Bentley & Mr Whitehead

Oggi vi presento due persone particolari.
La signora Julia Bentley e il suo distinto consorte, l’Ingegner Benjamin Whitehead, provengono dalle Isole Britanniche.
Inglesi, in terra di Liguria.
Inglesi, certamente avranno apprezzato il clima di questa regione come tanti loro compatrioti.
Inglesi, a Genova.
Oh, ma che sbadata!
Ancora non ve li ho presentati!
Gentili lettori, la signora Julia Morison Bentley e il signor Whitehead.

Bentley Whitehead (3)

Li trovate lungo il viale ombreggiato del Cimitero Protestante a Staglieno.
Effigiati nel marmo dallo scultore Lorenzo Orengo, i loro monumenti vivono una nuova stagione di splendore grazie a Walter Arnold, un generoso mecenate statunitense che ne ha finanziato il restauro.
Opere di grande valore artistico riconosciuto anche oltreoceano.
Non sono le sole statue ad essere state restituite di recente alla loro originaria bellezza, altri momumenti sono stati restaurati, sono tornate lucenti di bianco anche la tomba del celebre fotografo Alfred Noack e quella di Constance Lloyd, la moglie di Oscar Wilde.
Un museo sotto al cielo, questo è Staglieno.
E lì sì trovano anche il la Signora Bentley e il suo illustre consorte.

Bentley Whitehead (2)

In occasione del restauro del loro monumento sono state rese note alcune notizie in merito a questa bella coppia che scelse la Superba quale propria dimora.
E allora immaginateli, a bordo di una nave, nel lontano 1856: il futuro li attende, il futuro è l’Italia.
E’ in quell’anno che giunsero da queste parti e vennero ad abitare in Spianata Castelletto.
Là, dove ci si affaccia da una ringhiera e si vede il mare e la distesa infinita dei tetti d’ardesia, la città è ai vostri piedi.

Genova

E se vi foste trovati lì, in quelle serate dal clima tiepido, avreste potuto incontrare Julia Bentley a passeggio.
Tra le mani stringe quell’ombrellino vezzoso e indossa un abito sofisticato, adorno di pizzi e merletti.

Bentley Whitehead (5)Il suo vestito ha le maniche così lavorate, i bottoni tondi e grandi, il fiocco che le pende sul petto, il colletto così ricco.   E che pettinatura complicata!

Bentley Whitehead (4)

Che dire poi del suo amato?
Oh, lui era un ingegnere!
E viene qui ritratto accanto al suo banco da lavoro.

Bentley Whitehead (8)

E sulla tomba c’è scolpita una macchina a vapore che certo il signor Whitehead avrà usato.

Bentley Whitehead

E poi dovete sapere che Julia aveva ben 11 anni più di Benjamin, doveva essere davvero una donna di grande fascino!
Sapete, in realtà si conosce poco o nulla della loro vita.
Inglesi, a Genova.
Io sono certa che avranno conservato certe loro gradite abitudini, una tazza di té e i tramezzini al cetriolo per riscaldarsi dall’infido vento di tramontana che qui spira potente.
E sono certa che siano andati a passeggiare insieme sul lungomare di Nervi, quando il mare si infuria e solleva le onde contro la scogliera.

Nervi Mareggiata (14)

E poi ci sono alcuni segreti che fanno parte della vita di ognuno, sono i pensieri, le speranze, i sogni, i sentimenti.
Li teniamo con noi, li portiamo con noi.
E sono nostri, solo nostri.
Il destino fu beffardo con Julia, sebbene avesse un marito molto più giovane dei lei, lui se ne andò per primo.

Bentley Whitehead (7)

E fu Julia a volere che fosse Lorenzo Orengo a scolpire queste due statue, fu lei che scelse come essere ricordata.
Rimase qui, nella città che aveva scelto insieme al suo Benjamin.

Bentley Whitehead (6)
Ci sono alcuni segreti che fanno parte della vita di ognuno.
I sentimenti, i rimpianti, i ricordi.
Restò Julia, in Spianata Castelletto, davanti al mare e ai tetti di Genova.
Restò con quei suoi segreti che erano suoi, soltanto suoi.

Bentley Whitehead