Le mimose di Sant’Ilario

Già fioriscono le mimose di Sant’Ilario e con la loro bellezza si stagliano vivaci contro il cielo di gennaio.
Ricche, magnifiche e grandiose.

E ondeggiano nel vento insieme a quegli olivi che sempre ritroviamo in questa parte di Liguria.

Splendore d’inverno e autentico preludio dei profumi di primavera la mimosa si inchina così alla maestà del mare.

Gloriosa nel suo solare splendore, spicca tra tutti gli altri alberi, con il suo colore riempie gli occhi di gioia.

Si affaccia sopra le scale ripide che si arrampicano sulle alture.

Preziosa e rigogliosa mimosa, cresce nei giardini e adorna il panorama con la sua gentilezza mentre piano la luce del giorno svanisce.

Portatrice di vera beltà, così respira nei palpiti infiniti del cielo e del mare.

Una vela tra gli olivi

Quando poi piano la luce si affievolisce, in un pomeriggio d’inverno.
A Sant’Ilario, magnifico balcone che si affaccia sul mare di Nervi con le sue case abbarbicate lassù in quel paradiso di bellezza senza eguali.
Ed è freddo in questi giorni di gennaio, spira il vento e poi si placa dopo aver sospinto le nuvole a coprire il sole.
E poi la brezza ritorna ancora più potente, scompiglia le cime degli alberi e a loro regala la sua inquietudine.
Una vela passa, lo scafo solca il mare e lascia la sua scia.
E resta, appena per qualche istante, nella cornice degli olivi di queste terre mentre sfumature di pesca imperlano l’orizzonte, nel tempo d’inverno davanti a Sant’Ilario.

Una mattina di gennaio

E poi il blu incontra l’azzurro una mattina di gennaio al Porto Antico.
Mentre le grandi navi da crociera attendono il momento giusto per salpare e condurre i loro rilassati passeggeri sull’alto mare.
Ognuno però ha il proprio viaggio e ognuno viaggia ad un diversa velocità.
E così io cammino e poi mi fermo davanti alla ringhiera ad osservare: una barca lentamente lascia la banchina e prende il largo, mentre la brezza fresca sfiora il viso e il sole accarezza la pelle.
Nel frattempo certi remi sospinti da braccia giovani e vigorose fendono la superficie dell’acqua e le canoe svelte si avvicinano.
Ognuno ha il proprio viaggio, mentre l’azzurro incontra il blu.

Gabbiani controvento

Sono così i gabbiani, volano senza paura, nulla può fermarli.
E così li ho veduti librarsi controvento nell’azzurro terso di una mattinata d’inverno al Porto Antico.

I gabbiani sfidano il vento senza timore, scelgono la direzione e raggiungono la loro meta.

Ad ali spiegate, virano fino a sfiorare la superficie dell’acqua.

Non c’è ostacolo che possa fermarli, i gabbiani sono decisi, temerari, sanno esattamente dove desiderano arrivare.

Cantano i gabbiani, con i loro versi concitati sembrano intendersi tra di loro e non si può non seguirli nel loro fiero volo.

Sul loro mare, loro casa e loro respiro.

Indomiti, coraggiosi padroni del cielo e dei profumi salmastri.

Tutti insieme.
I gabbiani si levano alti, non temono tempeste o raffiche di vento, così salgono intrepidi verso l’azzurro e l’infinito.

In un volo che è come un canto accompagnato dalla musica del mare.

Orizzonte

Turchese di abisso inquieto, cielo chiaro spazzato da fresco vento.
Le mattonelle, le curve, i colori e i profumi del Mediterraneo, gli scogli sferzati da onde superbe.
La ringhiera celeste e sinuosa, il mio mare gioioso di spruzzi salmastri.
Le panchine azzurre e l’emozione che sempre si rinnova nel ritrovare ancora una volta questa bellezza e questo orizzonte così amato.

Dodici finestre

Sono dodici finestre in un pomeriggio d’inverno.
Non fa freddo, così si apprezza questo insolito tepore mentre l’ombra si staglia sulla facciata rubando spazio alla luce.
Sono dodici finestre e ghirigori di ringhiere e terrazzini dove sedersi su una sdraio in certe sere d’estate.
Sono dodici finestre e corde da stendere, magliette bianche, lenzuola, asciugamani color senape e mollette allineate.
Sono dodici finestre e uno spericolato Babbo Natale con un pesante sacco sulle spalle si arrampica fin lassù.
Sono dodici finestre e una è completamente spalancata a lasciar entrare l’aria fresca.
Sono dodici finestre come dodici sono i mesi dell’anno, lo noto solo adesso.
Sono dodici finestre e come al solito le persiane sono una sinfonia di differenze e questo è proprio il bello della vita.
Sono dodici finestre e dietro di esse ci sono infiniti mondi: tavolini, libri impilati, foto di nozze nelle cornici d’argento, cuscini sui divani, abbracci e a volte magari anche malinconie.
Sono dodici finestre e tendine leggere, vasi di coccio e piante con certe foglioline gagliarde.
Sono dodici finestre e ogni mattina tintinnano i cucchiaini nelle tazze della colazione, l’aroma del caffè si spande per la casa e sono baci e sorrisi, ogni giorno.
Sono dodici finestre e non distante da qui si frangono le onde con il loro canto magnifico che segna i ritmi di certe vite.

Mare di dicembre

Ecco poi il mare di dicembre, così arrabbiato, potente e vivace, con le sue onde d’argento si abbatte sulla costa nel levante della città.

Tra Quinto e Nervi in una domenica d’inverno, così si manifesta la forza del mare.

E si gonfia l’acqua salmastra ed esplode in spruzzi frizzanti.

Con questo vigore, con questa assoluta bellezza che ammalia e incanta.

Il mare lambisce le rocce, si ritira e ancora ritorna.

Si schianta poi sugli scogli, bagna la strada e resta così inquieto e agitato.

È questa la magica danza del mare che mai si posa e sempre si rinnova con nuova beltà.

Ed è fragore di onde, canto incessante di acqua, sale da respirare e ancora potenza.

Ed è stupore, meraviglia e ancora energia vitale.

Fino a quando l’orizzonte si tinge con le luci del tramonto e ancora il mare indomito si alza.

E non si ferma, nella sua perenne inquietudine ritorna sempre a danzare.

Con la sua bellezza misteriosa che sempre ci fa innamorare, meraviglioso fratello mare nel tempo di una sera di dicembre.

Sulla riva di San Fruttuoso di Camogli

È tempo di sole che arde e riscalda le pietre e i sassi, sulla riva di San Fruttuoso di Camogli.
È profumo di alberi dalle fronde generose tra le rocce scoscese dove l’onda batte e si disfa all’improvviso per poi ritornare ancora.
E la natura pronuncia le sue parole, in questo spicchio prezioso di costa nel levante ligure.

È un tempo lento e ha la dolcezza semplice di certe usanze antiche, è tempo di gente di mare dalle facce franche e dalle mani ruvide.
È un tempo che scorre via, mentre pescatori laboriosi e taciturni sbrogliano con pazienza le reti che gettano negli abissi per catturare i pesci.
Sono vite faticose, sono giorni da conquistare.
Sulle tavole si portano il pane rustico, i sapori della terra, l’olio profumato e il vino delle terre aspre della Liguria.

E sventolano i panni nell’aria intrisa di sale e spesso canta il vento: a volte è appena un soffio, a volte è tempesta ma la gente di mare sa ascoltare e comprendere le parole delle onde.
E anche le barche riposano: ogni nuovo giorno porta una nuova fatica ma anche una rinnovata speranza.
E tutto si immagina osservando una fotografia d’epoca nella quale si vedono quella spiaggia, quelle casette, quelle finestre e il portico: è un tempo lontano e si resta là, ad osservare l’orizzonte increspato di onde, mentre la vita segue il suo ritmo antico, sulla riva di San Fruttuoso di Camogli.

Il mare di Nervi nella luce della sera

E poi arrivi a Nervi e trovi il mare così: vivace, brioso e inquieto nella sua interminabile danza che cattura gli sguardi, mentre le onde potenti si frangono sulla scogliera.

È spuma bianca ed evanescente, è freschezza di abisso che sfiora l’aria.

E piano all’orizzonte il sole si getta giù, in quel mare agitato.

E ancora le onde si inseguono, verso il porticciolo e la sua riva.

E sono sfumature di oro e di argento in questa sera tiepida sulla passeggiata di Nervi.

Ed è ancora vita, vigore, bellezza, mentre le onde instancabili lambiscono gli scogli.

Intanto il sole si nasconde quasi tra certe nuvole basse e una nave laggiù segue la sua rotta.

Così, in una sera tanto bella con questo mare inaspettatamente arrabbiato, ho scelto una panchina tutta per me.

E poi sono rimasta a guardare quelle onde e i loro giochi gioiosi sulla superficie dell’acqua.

C’è sempre un tono d’azzurro che non hai mai visto prima, un rombo d’acqua che risuona forte insieme al tuo cuore, c’è sempre un’onda che non sapevi di dover aspettare.

E c’è una ringhiera tanto amata, così sinuosa davanti al mio blu.

E c’è il canto di fratello mare, voce dei luoghi, degli animi e consolazione dolce che non smette mai di emozionare.

Mentre le onde ancora non si placano e si sciolgono in bianca spuma, nella luce calda della sera, davanti alla passeggiata di Nervi.

La mareggiata

Prorompente e vitale, il mare con la sua bellezza misteriosa si solleva inquieto e si abbatte sugli scogli affioranti e sulla riva con questa magnifica potenza.
Là, davanti alle casette colorate di Boccadasse.

E l’onda si gonfia, turbolenta si schianta sui sassi e sempre ritorna.

Sotto a un cielo cupo e gonfio di pioggia.

Ed è una danza che mai si ferma e ha diverse sfumature di grigio, di azzurro e di mare.

Ed è magnifico blu sfiorato dalla luce calda del sole.

Mare (5)

Luccicano le piastrelle di Corso Italia bagnate dagli spruzzi di acqua salmastra.

Mare (6)

Ed è fresca effervescenza che si leva e si dissolve e poi ritorna, ancora e ancora.

La forza dell’acqua incanta, la sua potenza ammalia e leva il fiato.
E ancora le onde si alzano e cadono giù.

E il mare impetuoso non si placa, infuria maestoso e tutto sovrasta.

E danza, gioca, si abbatte e si solleva in una danza senza fine.

Inquieto il mare mai si ferma e la sua bellezza affascina gli sguardi.

E le sue onde potenti lambiscono la riva.

La mareggiata è uno spettacolo straordinario, è la voce dell’abisso che sussurra a tutti coloro che vogliono ascoltarla mentre l’acqua si frange ancora e ancora.

Ed è spuma bianca che briosa ed evanescente si dissolve.

Questa è l’avventura del mare e del suo eterno divenire davanti ai nostri occhi meravigliati.

Ed è vento e acqua, forza e pura bellezza, splendore e vita.

Così si resta, lasciando scorrere il tempo e ammirando le onde che si rincorrono sulla spiaggia di Corso Italia.

Mentre piano la luce del giorno si fa più fioca e il mare in tempesta ancora non si placa.

E le onde si alzano, davanti ai gozzi della Foce, in una sera d’autunno e di Genova.