Cavalli al tramonto

Vento, tempo d’ autunno e il cielo di novembre tirato a lucido mentre il sole inizia ad incendiare l’orizzonte.
E immaginate tutti gli aggettivi che richiamano il senso di armonia, amicizia e lealtà, io non saprei trovarne abbastanza per descrivere le meravigliose creature incontrate ai magazzini del Cotone: sono i cavallini di Monterufoli del Corpo dei Carabinieri, erano al Porto Antico in occasione della manifestazione Orientamenti.

Dolci, mansueti, teneri e affidabili, sono un po’ più piccoli dei normali cavalli e sono creature davvero splendide.

E poi c’era la brezza marina che smuoveva le loro criniere.

E c’era la luce tenue della sera.

E poi una nave e una barca vela, una panchina, il mare inquieto, la Lanterna e i cavalli.

Eleganti, miti e così regali, sono rimasta ad ammirare la loro maestosa bellezza per molto tempo.

E alcune persone hanno sperimentato il battesimo della sella, ho visto dei sorrisi felici su visetti giovani ed entusiasti, l’incontro con questi cavalli meravigliosi ha donato molte emozioni.

Davanti al mare di Genova, tra le luci della sera, al tramonto.

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L’uomo che faceva partire i treni

L’uomo che faceva partire i treni è per me in qualche modo una figura leggendaria, una di quelle persone che sarebbe stato interessante conoscere.
E sedersi lì, da qualche parte davanti al mare.
E starlo ad ascoltare, mentre ti racconta di viaggi, binari, partenze e ritorni, di mete mancate e di marsine abbottonate, di bagagli ingombranti e di bambini vestiti alla marinaretta.
In un tempo di emozionanti novità, sulla Riviera.
A Sestri Levante, nel 1870.
E ho scoperto tra l’altro che la stazione di quella località aprì proprio in quell’anno e forse, chissà, lui fu davvero il primo a svolgere quel lavoro a Sestri Levante.
Vi immaginate? Capostazione nel glorioso anno 1870.
Io credo che sia diverso il sapore di un’esperienza se questa non è scontata, già vissuta da altri e se nessuno te la può raccontare.
E c’è un mondo nuovo al quale guardare, quel mondo è il tuo e viaggia ad una diversa velocità.
E tu sei colui che si occupa della stazione, là arrivano i viaggiatori di quel nuovo tempo, forse alcuni sono stranieri che giungono a Sestri Levante per respirare aria di mare e per godere del clima della riviera.
E ci sono eleganti gentiluomini, signorine che tengono i loro corredi di abiti fruscianti in pesanti bauli, signori armati di lussuosi bastoni da passeggio.
E il treno è fragore, rumore, frastuono, emozione, vento che fischia, velocità, vita.
La strada scorre davanti agli occhi e cambia in fretta il panorama, sai la sensazione?
Riesci a immaginare la bellezza di un viaggio che nessuno ha mai compiuto prima di te?
È difficile per noi immedesimarci in quei viaggiatori di un altro secolo, figurarsi se riusciamo a comprendere e ad immaginare le sensazioni di colui che aveva questo compito di ferale importanza.
E oltre a questo avrà avuto un amore, una famiglia alla quale provvedere e una casa alla quale tornare.
In quel tempo di molti cambiamenti e diverse innovazioni, lui fu parte di quel mondo che piano piano mutava.
Sono passati molti anni da allora, per gli imperscrutabili sentieri del destino mi è capitato di entrare in possesso del ritratto di questa persona.
Dedico a lui questa fragile memoria, ricordo così tutti coloro che hanno vissuto momenti di grandi cambiamenti.
Protagonisti di un’epoca in continua evoluzione, senza saperlo.
Coraggiosi eroi del quotidiano e di un tempo che non sappiamo comprendere del tutto perché non lo abbiamo vissuto.
Con la stessa fierezza di lui che fu capostazione a Sestri Levante nel 1870.

Dopo le onde

Il mare.
Il mare sa essere così imprevedibile, impetuoso ed implacabile.
Lo amiamo, è parte dell’anima nostra e ci tradisce, a volte.
Il mare ha travolto barche, muri, coste e litorali, ha cancellato spiagge e sferzato i paesi della riviera.
Il mare, ieri a Boccadasse, era ancora così.

Nulla rispetto a quella potenza del giorno prima, eppure era ancora forte.

Boccadasse (1a)

Con le onde scure e inquiete.

Boccadasse (2)

In quell’eterna danza tra le case del borgo.

Boccadasse (2a)

Con i gozzi messi in salvo nelle piazzette e nei caruggi.

Boccadasse (3)

Boccadasse (4)

Il mare ha portato via il muretto dove ci mettevamo ad ammirare il tramonto ma braccia solerti sono già all’opera e al lavoro.

Boccadasse (5)

Il mare, dopo le onde alte, ancora non si placa.

Boccadasse (6)

E ho camminato, lungo Corso Italia.

Corso Italia (1)

Corso Italia (2)

E la luce ancora rimbalzava sull’acqua inquieta e tempestosa.

Corso Italia (3)

E c’erano le onde, onde agitate oltre il cancello.

Corso Italia (4)

E spuma frizzante di abisso profondo.

Corso Italia (5)

In una giornata in cui molti di noi sono andati a guardarlo questo mare capriccioso e ribelle che non sappiamo comprendere.

Corso Italia (6)

E gli spruzzi si frangevano contro le rocce.

Corso Italia (7)

Mare d’autunno, incerto e imprevedibile.

Corso Italia (8)

Mare che canta, sempre, ancora.

Corso Italia (9)

Mare che fluisce e ritorna, ancora.

Corso Italia (10)

Poi il sole si è nascosto tra le nuvole e ha donato il suo calore al cielo.

Capo Santa Chiara (1)

E la sua luce ha illuminato Capo Santa Chiara e il nostra mare ancora inquieto.

Capo Santa Chiara (2)

L’ultima luce

Quando cerchi l’ultima luce c’è un posto a Genova dove il bagliore del sole sa catturare il tuo sguardo.
Accade là, al Porto Antico, dai Magazzini del Cotone.
E quando l’ultima luce ravviva l’orizzonte, a volte si ha l’impressione di essere in ritardo: altri già ne se vanno e tu devi ancora arrivare laggiù in fondo.
E la luce non aspetta, rapida svanisce e tinge di oro il cielo mentre tu cammini e tenti di catturare quella bellezza.

Ed è oro e bronzo, nella prospettiva di Genova.

Porto Antico (2)

E rosa e arancio, nella quiete della sera di autunno.

Porto Antico (3)

Si resta, in attesa di nuove partenze e di altre avventure da poter raccontare.

Porto Antico (4)

E quando cerchi l’ultima luce puoi osservarla mentre si affievolisce su cime e bandiere.

Porto Antico (5)

Certi viaggi, poi, sembrano più affascinanti di altri.
E immagini altri porti, nuovi approdi, mentre il vento soffia gagliardo e l’onda accarezza lo scafo.

Porto Antico (6)

E intanto tu sogni.
Ed hai uno scalino tutto per te oppure dividi con gli amici una panchina, magari resti appoggiato alla ringhiera oppure fai una breve sosta sulla tua bicicletta.
Rimani un istante davanti agli ultimi bagliori del sole lucente.

Porto Antico (7)

E resti nella magia breve di un riflesso effimero.

Porto Antico (8)

In una di quelle sere perfette per inseguire l’ultima luce.

Porto Antico (9)

Ogni viaggio

Ogni viaggio ha la sua musica e il suo tempo.
E la sua dolcezza lenta, come il ritmo quieto della bassa marea.
Ogni viaggio ha la sua fatica, è un progetto o un sogno da trasformare in realtà.
Ad ogni partenza lasciamo indietro qualche piccola parte di noi ma davanti ci attende un nuovo orizzonte, il tumulto di una diversa emozione, una meta soltanto vagheggiata.
Un porto, un’attesa.
Un romanzo oppure una storia ancora da scrivere.
O forse una poesia: la tua.

Pescatori a Boccadasse

Li trovi sempre i pescatori a Boccadasse.
È il loro luogo, per alcuni è davvero casa, sono nati qui, davanti al mare.
I pescatori stanno sulla riva, tra gli scogli, stringono la canna da pesca tra le mani, mentre la lenza danza sull’acqua e l’onda frizzante si frange per poi ritornare in un continuo mutevole divenire.
I pescatori attendono, come se avessero tutto il tempo del mondo.

Alcuni di questi pescatori poi scrutano il cielo e guardano lontano, è difficile indovinare i loro pensieri.

Boccadasse (2)

Certi figli del mare poi si fermano su uno scoglio.
Tra la costa e l’infinito, solitari e schivi abitanti del borgo.

Boccadasse (3)

E poi, verso sera, tutti si levano in volo e partono verso levante.
È davvero avventurosa la vita di certi pescatori, sempre.

Boccadasse (4)

Mentre le ombre lente scendono sui gozzi e sulle case colorate.

Boccadasse (6)

E altri restano ancora, davanti al blu, pescatori di Boccadasse con il mare nello sguardo.

Boccadasse (7)

Panorama

Ci sono parole che preannunciano vera meraviglia, ci sono parole che sono come promesse o libri da leggere, canzoni allegre da imparare a memoria e da ricordare con nostalgia.
Una di queste parole è per me panorama, una sequenza di sillabe da pronunciare con lentezza, un’armonia calma e quieta che racchiude e svela l’ampiezza degli orizzonti vasti e di ciò che lo sguardo tenta sempre di catturare.

Cerchiamo sempre il nostro panorama, il mondo che ci appartiene e che vorremmo trattenere negli occhi.
Cerchiamo sempre il nostro panorama e quando lo troviamo magari amiamo condividere la nostra gioia.

Uccellini (1)

Noi qui, con la fiera caparbietà di coloro che vivono vicino al mare.

Uccellini (2)

E poi ogni panorama, in qualche maniera, è un nuovo viaggio.

Uccellini (3)

Ed è anche ritrovarsi e riconoscersi.
Lassù, osservando antiche torri, tetti, campanili, case e mare.

Genova (1)

E gru e porto mentre il vento soffia leggero.
Ed è una canzonetta, una melodia di qualche nota, una musica che suona e tu segui il suo ritmo: panorama.

Genova (3)

Ovunque sia, se ti sei fermato ad ammirarlo in qualche modo appartiene anche a te: è il tuo panorama, nei tuoi occhi.

Genova (4)

D’argento

Ha quella bellezza lì, il coraggio.
È fatica, entusiasmo, protervia e condivisione, è desiderio intenso che fa battere forte il cuore.
E hai una meta e un destino, forse soltanto un sogno da afferrare e provi a raggiungerlo con tutta la forza che hai.
L’acqua inquieta in un turbine vorticoso, il cielo sovrastato da nuvole basse, le grandi navi alle spalle e la riva davanti agli occhi.
E la stanchezza e l’incontenibile volontà di riuscire nella propria impresa.
Ecco, il coraggio ha proprio quella bellezza lì.
Le mani stringono il remo, il legno fende l’acqua e tu scivoli via, verso il tuo sogno, su un mare d’argento.

Gozzi di città

Accade in questi giorni, per le strade di Genova.
Sventolano le bandiere nautiche contro il cielo della Superba, questi allestimenti sono il benvenuto ai visitatori del Salone Nautico che è una tradizione consolidata di questa città.
E i colori del mare si mescolano a quello che è il simbolo della fiera Repubblica Marinara, quella Croce di San Giorgio che sempre è issata sulla Torre Grimaldina.

E in Piazza Corvetto, ai piedi della monumento equestre a Vittorio Emanuele II, sono posti due semplici gozzi addobbati per l’occasione.

Piazza Corvetto (1)

A dire il vero, riflettendoci, queste non sono soltanto imbarcazioni che celebrano un evento di rilevanza internazionale nel mondo della nautica.
Questo, in qualche modo, rappresenta per me la parte migliore di noi.

Piazza Corvetto (2)

È difficile parlare di noi, a volte.
E a volte per noi parlano le azioni, quello che sappiamo mostrare delle nostre vite e del nostro modo di stare tra gli altri.
Un gozzo, per un ligure, è simbolo di lavoro e di caparbia, è un legame con la nostra terra aspra e con la sua storia.
È la parte migliore di noi, quella che non si arrende mai.

Piazza Corvetto (3)

E così, se girerete per la città, troverete queste testimonianze che narrano di noi e di come siamo.
Rudi, di poche parole, a volte scontrosi.
Veri, sempre.

Piazza Corvetto (4)

E ancora sventolano quei colori che raccontano storie di mare in Salita Santa Caterina.

Salita Santa Caterina (1)

Salita Santa Caterina (2)

E trionfano nella magnificenza ottocentesca di Via Roma.

Via Roma (2)

Tinte sgargianti, profumo di onde e di viaggi, superbe immaginazioni anche in Galleria Mazzini.

Galleria Mazzini (1)

E qui, complice l’assenza di vento, si possono ammirare magnifiche prospettive.

Galleria Mazzini (2)

Anche questa è la parte migliore di noi, rappresenta il nostro saper riconoscere chi siamo e a quale mondo apparteniamo senza mai perdere di vista i nuovi orizzonti.
Questo fa la gente di mare, parte alla ventura e poi ritorna alla propria riva.

Galleria Mazzini (3)

Tavoli all’aperto, sedie colorate e bandiere.

Galleria Mazzini (4)

E ancora, in Piazza De Ferrari, un altro gozzo.

Piazza De Ferrari (1)

Se passerete lì nel tardo pomeriggio vedrete la luce della sera che lo accarezza.

Piazza De Ferrari (2)

E davanti al Ducale è ferma un’altra piccola barchetta capace di sfidare onde agitate e venti contrari.

Piazza Matteotti (1)

Appartiene ad una terra di gente fiera e indomita.

Piazza Matteotti (2)

E quella, credetemi, è davvero la parte migliore di noi.

Piazza Matteotti (3)

Cappellini bianchi

E poi ci si ritrova tutti insieme, nel tempo dell’ingenuità.
Coloro che compaiono in questa bella immagine d’epoca sono quasi tutti piccoli e quasi tutti portano un cappellino bianco in testa.
E poi la manina sul petto, un sorriso gioioso e l’espressione seria, una bimbetta ha qualcosa in bocca e quindi nella foto sembra che faccia una strana smorfia.

E poi dita in bocca, frangette, bretelle, abitini a fiori, infantili incertezze e pelle ambrata dal sole.
E lui che da solo è già un romanzo: stringe in un dolce abbraccio la bimba più piccina, ha questo modo di fare protettivo, è sicuro di sé e tiene l’altra mano sopra agli occhi per ripararsi dal sole che batte.
Lui da solo è una storia di infanzia avventurosa e di scoperta, di bellezza e infiniti stupori.

I bambini poi, come tutti i loro coetanei di qualsiasi epoca, amano mettersi seduti sui sassi, uno accanto all’altro.
E come dicevo alcuni hanno il cappellino bianco in testa, altri invece no.

Certi sembrano degli angioletti ma invece sono irrequieti e vivaci, delle piccole pesti che magari stanno soltanto architettando qualche guaio da combinare!

Stoffe a quadretti, tempo d’estate, sole negli occhi.

E ancora onde, gozzi, legno verniciato di uno stabilimento balneare.
E non mi è chiaro cosa regga in una mano il giovane uomo in piedi, un amico dice che secondo lui potrebbe trattarsi di un sigaro ma io non ne sono così sicura.
Erano anni lontani, nel tempo dell’infanzia.
E tra tutti loro c’era un bambinetto che guardava lontano, io vedo in lui la fiducia vera nel futuro e nelle opportunità che la vita terrà in serbo per lui.

E il sole brillava alto, in quell’altro tempo.
E c’erano sassi, speranze e cappellini bianchi.