La stagione dei ricordi

Era un tempo felice, una memoria dolce da serbare in un angolo del cuore.
La spiaggia, uno scoglio, l’acqua fresca del mare e tre giovani donne ritratte nell’estate della vita, così luminose e colme di grazia nel tempo della stagione dei ricordi.
Il sole potente brilla nel cielo, la brezza marina sfiora la pelle e lei resta così, ritta, con le mani affondate nelle tasche, i riccioli ribelli che le incorniciano il viso e un fazzoletto sul capo.
E sorride, con tale armoniosa leggiadria, in lei trovo la stessa straordinaria bellezza di talune dive del cinema muto.

Era un tempo felice e l’onda sciabordava sui sassi.
E lei restava così seduta sullo scoglio.
Seria, assertiva, fatale.
Con quel costume alla moda che sembra color carta da zucchero con le righe bianche.
La stagione dei ricordi è in questi occhi profondi e in ciò che hanno veduto, nelle sensazioni mai dimenticate, nelle nostalgie che sempre ritornano.

Era un tempo felice e c’era lei che alla spiaggia indossava quelle vezzose scarpette con i lacci incrociati sulle caviglie.
Così aggraziata e femminile, affascinante è l’armonia dei suoi gesti.
Era un tempo diverso, lontano dal nostro.

Sul retro di questa fotografia qualcuno ha scritto i nomi delle tre giovani donne, lasciando traccia anche di colui che è ritratto insieme a loro e così si legge: Angela, Fanny e Luisa e bagnino.
Lui è un giovanotto atletico e prestante e siede là, su quello scoglio.
Era un tempo felice, le onde frizzanti si rincorrevano gioiose e forse nessuno di loro lo sapeva ma questa era davvero la dolce stagione dei ricordi.

Genova, lunedì 1 Settembre 1930

Inizia così il mese che conduce all’autunno, piano l’aria si fa più fresca e le giornate diventano sempre più corte.
Compiamo insieme un viaggio nel tempo per approdare ad un giorno come questo in un altro anno: era lunedì 1 Settembre sulla spiaggia di Genova, così si legge a tergo di questa fotografia.
Uno scampolo di estate che suscita ancora il desiderio di svagarsi e di gettarsi tra il fragore gioioso delle onde, godendo dell’ultimo sole che generoso ancora intiepidisce i sassi.
Là, sulla riva, c’è una barca a remi adagiata sulla spiaggia e ci sono loro due, vicine e in posa: i costumi un po’ vezzosi con il cinturino e la riga di colore più chiaro, una collana, un cappellino in testa, le scarpe chiare con il passante.
E poi la mano sul fianco, i capelli corti secondo i dettami della moda, la posa sicura e la foto ricordo di una giornata trascorsa sulla spiaggia alla fine della stagione.
E poi, poi verranno anni difficili e complicati e si penserà con rimpianto a quella semplice felicità che sembrerà forse lontana e irraggiungibile, con l’incertezza e la speranza nel cuore.
E alla mente tornerà la melodia dell’onda sciabordante sulla riva e quel frusciare leggero del vento tra i capelli, pensando con nostalgia a quel 1 Settembre 1930 sulla spiaggia di Genova.

Estate 1918 sulla spiaggia di Camogli

Era un caldo giorno d’estate di un tempo lontano.
E questo è soltanto lo scatto di un fotografo dilettante che ha anche compiuto un errore comune a molti di noi, se osservate con attenzione l’orizzonte è storto e oggi sarebbe facile rimediare a questa minuzia, invece lascio la fotografia così come l’ho trovata.
A tergo una mano gentile ha scritto: Camogli, 1918.
I sassi lisci della bella spiaggia del levante ligure bruciavano caldi di sole e il nostro provetto fotografo immortalò un istante felice su quel tratto di costa.
E c’erano magliette a righe, calzoncini con le bretelle, fazzoletti annodati sulla testa per ripararsi dal sole.
E c’erano giovani e ritrose fanciulle tutte bardate sotto il sole e noi a guardarle ci domandiamo come facessero!
E c’era un prestante giovanotto seduto a gambe incrociate sui sassi e poi c’erano cappellini vezzosi, abiti candidi e una vela chiara lassù che sferzava le onde e poi c’era il rumore del mare uguale a quello che sentiamo anche noi dopo tanti anni.
E c’era un bimbetto che correva felice nell’acqua e intanto una garbata signora si allontanava dalla spiaggia riparandosi sotto il suo ombrellino.
E c’erano gioia, divertimento e forse persino felicità anche se il mondo non era poi un posto facile nemmeno allora, soprattutto in quegli anni: era il 1918, una guerra adombrava la tranquillità di ognuno.
E così osservando queste persone viene da pensare che alcuni di loro magari avranno avuto fratelli o parenti caduti sui campi di battaglia, ragazzi giovani che non saranno mai stati dimenticati.
E intanto l’onda salmastra, lenta e inesorabile, scandiva il tempo e lambiva la riva.
Era il 1918 sulla spiaggia di Camogli.

Le bambine di Riccione

Laggiù, alle loro spalle, ruggiva il mare e montava l’onda imperiosa densa di schiuma che si disfaceva sulla spiaggia di Riccione come un sogno del mattino.
Loro due erano là, con i loro pochi anni, nel tempo delle emozioni e degli entusiasmi.
Il vento fresco intriso di sale scompigliava i capelli, il sole brillante batteva sugli occhi.
Sedute con questa grazia sulla riva, con i loro costumi scuri, i sorrisi innocenti, le voci argentine come acqua che scorre.
In un tempo lontano come un’illusione, dolce come inafferrabile memoria.
Era il 16 Agosto 1923, sulla spiaggia di Riccione.
Loro due erano là, nei giorni felici dell’infanzia e dell’estate.

Rotte

Non sono tutte uguali le rotte, sono come percorsi dell’esistenza, ogni barca giunge a destinazione in maniera diversa.
Certi vascelli avanzano sicuri, fendendo l’acqua, si spingono lontani, in cerca di avventura.
Osano, incuranti dei pericoli, coraggiosi tentano di raggiungere la propria meta e quasi si perdono là, svanendo lentamente all’orizzonte.
Una barca disegna una linea perfetta e non esita, naviga con vento favorevole e con buona fortuna.
Un’altra resta e si lascia appena cullare dalle onde.
E mentre il mare canta la sua musica dondola piano: ha trovato il suo porto, la sua quiete, la sua felicità e il suo destino.

I bagnini dei Bagni della Strega: uno per tutti…

Era la calda estate del 1938 ed è inevitabile pensare che presto sarebbero giunti tempi bui e difficili.
Era il tempo dello svago e dei sorrisi in uno degli stabilimenti balneari più frequentati della città: i Bagni della Strega alla Foce.
Per sfuggire alla calura i genovesi accorrono alla spiaggia in cerca di refrigerio, ci si diverte a correre nell’acqua e a tuffarsi tra le onde sotto lo sguardo vigile degli attenti bagnini.
Loro sono tipi sono socievoli, spiritosi e simpatici, ai Bagni della Strega di certo tutti li apprezzano, eccoli qui schierati con la maglietta di ordinanza.

Una foto di gruppo è la memoria preziosa di momenti felici, e in questa giornata del 1938 ci sono anche certi giovanotti che se ne stanno seduti per terra a gambe incrociate.

E poi c’è lei: solare, radiosa, atletica, ha gli occhi chiari e un sorriso così luminoso.
E io credo che la fotografia che ora è parte della mia collezione sia appartenuta proprio a lei perché a tergo c’è una dedica scritta a matita e così si legge: alla nostra cara mascotte Elvira con simpatia uno per tutti… Bagnini – Anno 1938 Strega.
Elvira, se potessi raccontarmi quella giornata starei ad ascoltarti con molta curiosità e invece resto qui soltanto a immaginare quei giorni.

Tutti insieme, nel tempo d’estate.

I Bagni della Strega si trovavano nella zona sottostante Corso Aurelio Saffi e sparirono dal panorama genovese quando in quel luogo si decise di costruire la Fiera del Mare agli inizi degli anni ‘60.
In quello stesso tratto di costa c’erano l’Istituto Elioterapico e la Scuola Nazario Sauro, una scuola all’aperto per i bambini gracili e di salute cagionevole.
E l’onda sfiorava la riva e la spiaggia dei Bagni della Strega.

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

E così, osservando con gli occhi del nostro tempo, si può provare a immaginare una spiaggia affollata, i bagnanti che si godono il sole, i bambini che ridono e corrono felici verso il mare.
Proprio là, sotto la curve sinuose di Corso Aurelio Saffi.

Nel tempo di una stagione forse mai dimenticata là si misero in posa i bagnini dei Bagni della Strega e con loro c’era anche la loro cara mascotte, la bellissima Elvira.
Era l’estate del 1938.
Uno per tutti, tutti per uno!

28 luglio 1919: alla spiaggia

Era il 28 luglio 1919, il mare luccicava.
E allora proverò a raccontarvi di tutti loro: loro sono i bagnanti in posa in un’affollata foto di gruppo scattata in un giorno d’estate, ho provato a guardarli da vicino e ho pensato che dovreste conoscerli anche voi.
Il sole picchia e allora in questo giorno di fine luglio si sfoggia un sorriso radioso e si tengono i capelli raccolti in fazzoletto, l’estate è costumi a righe e serena rilassatezza.

C’è una giovane mamma che sostiene la sua piccolina, la bimbetta porta un cappellino bianco proprio come la ragazzina più grande in primo piano.

E in questa stagione del tempo andato ci sono tante maniere di essere donna.
Ecco le fanciulle ambiziose con i cappelli fastosi, quante ricercatezze su questa spiaggia!
Là sulla destra, colte in un gesto affettuoso, due semplici e giovani donne si tengono per mano.
Ritta in piedi, in prima fila, ecco una madre che certo non si risparmia, è concreta e affabile e si prende cura di tutti, lo si intuisce da quei suoi modi decisi e dalla mano che amorevole tiene posata sul capo della sua piccina.
Ci sono poi due composti bimbetti, lui è vestito alla marinara, la ragazzina ha invece un ampio capello di paglia e un delicato vestito chiaro.

Sole negli occhi, smorfie e mezzi sorrisi, le piccole pesti si distinguono sempre.

E poi c’è uno più dispettoso degli altri, sbuca lesto e all’improvviso tra due adulti e se guardate con attenzione vedrete che pare tenere gli indici alzati, ho l’impressione che stia simulando un bel paio di corna dietro al capo della povera signora che siede serafica e ignara con la sua bambina in braccio.
E come se la ride quel piccolo furfante dalla faccia furba!
L’estate è scherzo, gioco e divertimento.

E su questa spiaggia ci sono gentiluomini, bellimbusti e provetti nuotatori.

E poi ci sono dame eleganti, severe madri di famiglia, giovani allegre e spensierate.

Un signore, con un gesto garbato, pare salutare levandosi il cappello.
E come vi dicevo, è il 28 Luglio 1919, a immortalare la bella compagnia è il fotografo Barone di Sampierdarena e forse la fotografia potrebbe essere stata fatta proprio su una spiaggia di Sampierdarena.

E poi ancora cappelli di paglia, accappatoi, facce sorprese e sorrisi luminosi.

In questo tempo felice di una stagione distante che ritorna ancora davanti ai nostri occhi grazie a una fotografia e ad un gioco dell’immaginazione.
Il sole splendeva alto nel cielo, la spuma frizzante del mare si frangeva sui sassi, spirava un vento lieve come il tempo che fugge: era il 28 luglio 1919.

Le bambine di Nettuno

Le bambine di Nettuno sono capitate sul mio cammino in una mattina di giugno e appena le ho vedute ho pensato che avrei dovuto portare a casa con me la loro bella fotografia.
Ed è pur vero che, oltre a non saper nulla di loro, io non sono neanche mai stata in quella località della costa laziale che fu scenario della loro vacanza nel mese di luglio del 1930.
Una lunga spiaggia di sabbia, le onde del mare e loro là, in quel tempo da ricordare.
Le più piccine sedute per terra, tutte con il cappellino bianco in testa e magari chissà, potrebbe anche trattarsi della divisa di qualche colonia estiva.
Brilla il sole alto nel cielo e batte sul viso delle bambine di Nettuno che strizzano un po’ gli occhi come tutti i bambini di qualunque tempo.

E poi loro tre, ognuna tiene la mano sul fianco, sono anche un po’ vezzose queste bambine di Nettuno.
E poi una di loro ha il costumino a righe alte e un favoloso cappello di paglia, quella al centro ha i capelli raccolti in un foulard chiuso da un fiocco perfetto e la terza ha due trecce bionde delle quali sembra andare molto fiera.
Le bambine di Nettuno sono allegre, gioiose e piene di vita.

Le ultime due poi eccole qua: una ha un cappello fantasia e l’altra addirittura l’ombrellino parasole.
Sorridono un po’, accanto alle loro amichette, con questa fretta di diventare grandi, come tutti i bambini di qualunque tempo.

Le bambine di Nettuno trascorsero giorni felici su quella spiaggia, questo credo proprio di poterlo dire.
E fecero corse, risate, giochi e castelli di sabbia.
E poi i giorni di luglio passarono, trascorsero anche le stagioni e rimasero i ricordi.
Memorie dolci di un tempo d’estate e di quando loro erano le bambine di Nettuno.

Un’estate di molti anni fa

Era un’estate di molti anni fa su una bella spiaggia della quale nulla so.
Eppure, per qualche istante, anche io mi sono ritrovata là, davanti a quel mare limpido, con l’onda che scroscia fragorosa sui sassi, tra le risate di certi avventurosi bagnanti.
Tic tac, tic tac, è sempre un sogno la mia macchina del tempo.
Fate ben attenzione, il sole picchia potente su questa spiaggia e conviene ripararsi con cura per mantenere la carnagione chiara.
E in questa estate di molti anni fa non mancano certe inconfondibili eleganze: le gonne strette in vita, le camicie candide e leggere con le maniche lunghe, la collana forse di corallo, i cappellini vezzosi sul capo.
Un ombrellino parasole, i mezzi guanti bianchi e quei sorrisi, quei sorrisi che sono già un romanzo.

E poi la giovinezza e i suoi preziosi entusiasmi.
Il gioco e la complicità, le corse in mare, un salvagente per due e uno scambio di sguardi.
Il costume con le righe sul petto, il cappellino di paglia.
E là, sullo sfondo, la figura composta di un gentiluomo che pare osservare forse incuriosito.

E ritorniamo ancora ad ammirare le due gentildonne, ovunque esse siano mi perdoneranno se indugio ancora sulle ricercatezze dei loro abiti, entrambe sono semplicemente magnifiche!
Con le gonne di un tessuto che pare rigato, forse sarà una stoffa di color celestino chiaro con una riga blu scura.
E i ventagli: una di loro lo porta al polso e l’altra lo tiene appeso al collo con una catenella.
E guardate la borsina piccola con la tracolla e ancora il parasole, questa volta è chiuso ma quello è un accessorio che proprio non può mai mancare!

In questa estate di molti anni fa c’era la gioia di vivere: autentica, spontanea e vera.
Il mare luccicava sotto i raggi del sole, i pesci guizzavano tra le onde.
Rimase, conservata come un ricordo caro, questa fotografia di un tempo felice ed io sono contenta di avere il privilegio di custodirla.
Racchiude sorrisi, gesti affettuosi e gioia.
Era un’estate di molti anni fa.

Una cartolina da Vernazza

Arriva così, spedita dal tempo passato, l’immagine di uno dei luoghi più caratteristici della Liguria.
È la bella Vernazza, con le sue case colorate, abbarbicate una sull’altra, con le sue scale ripide che portano lassù, dove si domina il mare turchese delle Cinque Terre.
La cartolina risale agli anni ‘40 ed è un nostalgico bianco e nero che non restituisce ai nostri occhi la vivida e vibrante allegria dei colori di Vernazza, io ne scrissi qui diverso tempo fa.
Questa semplice cartolina narra tuttavia l’anima autentica di questo piccolo borgo di pescatori saldamente attaccato alla roccia, terra di gente indomita e fiera.
Gli abitanti di questa parte della Liguria hanno sempre avuto un forte legame con il mare e con la terra, con fatica e sudore qui si sono sempre coltivati gli ulivi, i limoni e la vite che cresce sui celebri terrazzamenti tipici delle Cinque Terre, da quell’uva nascono vini famosi e molto pregiati.
È una terra difficile, una vera sfida per l’uomo.
Trovai per caso tempo fa questa cartolina e e mi sembrò insolita.
Vernazza, la sua chiesa, il mare calmo, gli scogli, qualche barca che dondola sull’acqua, i sassi.
Allora la mia curiosità mi ha portato a consultare la Guida Treves del 1911 e su quelle pagine ho trovato appena poche righe sulle celebri località delle Cinque Terre, tra le altre cose sono nominate le chiese di Monterosso e Vernazza e viene ricordato che la Vernaccia di Corniglia era un vino già apprezzato persino da Giovanni Boccaccio.
Oh, poi la Guida Treves fornisce un prezioso consiglio a coloro che vogliano visitare la Riviera di Levante: suggerisce infatti di andare in treno fino a Sestri Levante e di proseguire poi in vettura fino a La Spezia per poter meglio ammirare il panorama della Liguria, visto che il treno in quella parte della Liguria passa attraverso molte gallerie.
Tutti in vettura, signore e signori, alla velocità del 1911, s’intende!
E così, questa semplice cartolina è diventata evocativa di una ricchezza che dobbiamo sempre saper difendere e tutelare.
Narra quel mondo semplice, le sue tradizioni, certe nostre antiche consuetudini.
Dedicato alla nostra Vernazza e alle sue molte bellezze.