Gli agrumi della mia infanzia

Nel tempo dei profumi fragranti degli agrumi mi sono venuti in mente certi frutti della mia infanzia e forse non riuscirò nemmeno ad enumerarli tutti, in questo nostalgico viaggio a ritroso credo che i ricordi scaturiranno in ordine sparso.
Arance amare nelle aiuole del corso che attraversa il paese sulla riviera di ponente dove era la casa della mia famiglia.
Un marciapiede di piastrelle rosse e alberi a non finire, io mi sono sempre chiesta per quale ragione non fosse permesso andare con il cestino a raccogliere tutte quei frutti invitanti.
Limone e arancia, ancora in estate, erano i gusti delle granite e dei ghiaccioli gustati sulla spiaggia, sotto l’ombrellone.
E poi ancora agrumi, quelli delle deliziose caramelle frizzanti che hanno accompagnato la nostra infanzia, le ricordate?
Io le mangio ancora adesso, da piccola avevo una predilezione per quelle all’arancia, quindi prima mangiavo tutte quelle lì e poi passavo a quelle rifasciate nella carta gialla, il mio era un procedimento scientifico, per così dire, seguito con metodo e disciplina.
Tra le altre cose, ora che ci penso, da bambina mi piaceva anche un sacco fare merenda con fettine di limone spolverate di zucchero, oltre a piacermi il sapore devo dire che mi sembrava anche una cosa da grandi e per me era ancor più fantastico succhiare la fettina senza metterci nulla sopra!

E a proposito di agrumi non posso certo trascurare i ricordi legati alla zia.
Come ho già avuto modo di raccontarvi in passato, la zia era un’appassionata insegnante di inglese e ogni anno accompagnava i suoi alunni in Inghilterra per le vacanze studio, da quei viaggi tornava sempre con qualche regalo.
A volte tra i suoi doni c’erano vasetti con certe delizie e devo dire che da piccola mi pareva molto insolito che si facessero le marmellate di agrumi e non parliamo poi di quella stranezza che era il lemon curd.
La zia era la sorella di mio papà, entrambi erano dei gran cuochi ed entrambi si dilettavano a fare per l’appunto le marmellate.
Quelle erano cerimonie lunghe e laboriose, era tutto un via vai di pentoloni, coperchi, conche piene di chili di frutta, mestoli di legno, vasetti da sterilizzare ed etichette da scrivere con la dovuta cura.
E poi, un giorno ecco l’assoluta novità prodotta dalle mani d’oro della zia: la marmellata di kumquat.
Sapete, all’epoca il piccolo frutto succoso era per me una bontà sconosciuta, non lo avevo mai sentito nominare.
Ed è anche questo il bello dell’essere bambini, hai sempre qualcosa di nuovo da scoprire come i kumquat o magari il pompelmo rosa che solo per il fatto di essere di quel colore mi piaceva molto di più dell’altro!
E poi, altri ancora sono gli agrumi della mia infanzia.
Ad esempio, quelli che erano in una villa al mare, a Moneglia, si trattava della casa delle vacanze di amici dei miei genitori.
Ecco, io di quel posto non mi ricordo proprio nulla ma ho stampata nella mente l’immagine della scalinata di mattoni rossi e un grande albero di limoni, chissà perché non l’ho mai dimenticato.
È rimasto in un angolo della mia memoria, tra quegli agrumi della mia infanzia.

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Romanengo, l’arte della confetteria

Correva l’anno 1780 quando un genovese, Stefano Romanengo, aprì questo negozio che ancora è uno dei più lussuosi e ricercati della città.
Al tempo Genova aveva un porto in piena attività, fiorente nei commerci con le lontane terre d’oriente.
E fu a quell’epoca che si affermò, nel cuore della città, l’arte della confetteria di cui ancora ai giorni nostri sono maestri i rappresentanti della famiglia Romanengo.

Questo negozio, situato in Via di Soziglia, conserva tutto il suo antico splendore, lo si percepisce negli arredi, negli specchi, nel legno scuro del suo bancone, nelle rafffinate decorazioni dei suoi soffitti, nel luccichio del suo lampadario.

Le sue vetrine, poi, sono un gioiello di incantevole eleganza.

Romanengo, la vetrina

 

E sono una vera delizia i loro fondant dai colori sgargianti e dal sapore dolcemente zuccherino.

Ma qui troverete anche confetture, preparate con antiche ricette, per le quali si utilizzano solo frutti freschi e di altissima qualità, conserve di manna e di petali di rosa, sciroppi di frutta dai diversi gusti, che vengono presentati in eleganti bottiglie.

E poi, se vorrete acquistare i loro preziosi confetti, da Romanengo troverete delle rarità.
Mandorle, pistacchi e pinoli confezionati all’antica maniera, con la carta blu e spessa che distingue questo negozio, richiusa da un semplice spago.
E ugualmente belle sono le confezioni regalo, che racchiudono i loro frutti canditi ghiacciati, una particolare specialità che vi presenteranno in scatole di legno molto eleganti con il coperchio decorato con antiche stampe.

E all’interno, sotto i vetri del bancone, ecco i plateau delle loro pregiate raffinatezze.
E oltre ai cioccolatini ci sono scorzette d’arancio, clementine, kiwi e ananas, canditi e tuffati nel cioccolato, spesso e fondente.
Sono deliziosi i dolci di Romanengo, tra i loro estimatori si annoverano anche la Principessa Sissi e Giuseppe Verdi.

Quando verrete a Genova, mentre passeggiate tra i miei amati caruggi, tra torri medievali e piazzette, tra vicoli stretti e ripidi, fermatevi  da Romanengo, guardate la vetrina e poi scegliete.
Ci sono canestrelli e quaresimali, i dolci di marzapane di antica tradizione tipici della mia città, marron glacè e finocchietti e pastiglie di zucchero, veri fiori di viola canditi e poi, ancora,  mentine e ginevrine.
Qualunque cosa porterete con voi, alle vostre case, sappiate che con lo zucchero di Romanengo racchiude in sé  tutta la dolcezza della vera Genova.