Meravigliato paesaggio

Fuori c’è il gelo, pungente ed intenso, eppure anche in questi giorni vorrei perdermi per quelle strade viste tante volte, delle quali non sono mai stanca.
Ci sono tante maniere per conoscere una città, una di queste è scoprirla attraverso le immagini del tempo passato, con l’incanto e lo stupore che questa esperienza comporta.
Nelle stanze del prestigioso Palazzo della Meridiana ha aperto ieri i battenti la mostra Meravigliato Paesaggio, la scoperta della Liguria e i fotografi dell’800, a cura di Pietro Boragina e Giuseppe Marcenaro.

In esposizione si trovano veri capolavori della fotografia appartenenti a collezioni private: il paesaggio, meravigliato e meraviglioso, è quello della nostra Liguria, da Levante a Ponente, un’ampia sezione è dedicata alla Superba ed alle sue strade.
E allora eccola, la Liguria.
Ecco le palme di Bordighera, gli ulivi, le spiagge assolate e deserte.
E Dolceacqua, Noli, Ceriana, le immagini, antiche e seppiate, restituiscono un panorama a noi caro, vedute di luoghi conosciuti ed amati.
Autore di molte delle opere in esposizione è Alfred Noack, fotografo tedesco realmente innamorato della nostra regione, che ebbe il suo studio in Vico del Filo, nel cuore della città vecchia.
Luoghi e gente di Liguria, marinai con le loro vele, contadine che raccolgono l’acqua alla fonte.
All’inizio del percorso vi soffermerete ad ammirare delle lastre al collodio opera di Giuseppe Cortese risalenti al 1850, che ritraggono persone dell’epoca.
Forse anche voi, come me, indugerete davanti a quei visi, a quelle pose composte e studiate.
Oh, fra queste donne e questi uomini per caso c’è qualcuno dei miei antenati? Oh sì, questa sembra davvero la zia, siamo davvero sicuri che non lo sia? Eh, no, eppure lo sembra!
Le foto di quel tempo traggono in inganno, ecco le dame con i loro vestiti ampi, ritte davanti a un colonnato, i gentiluomini seri e compunti con tanto di soprabito e cappello, davvero sembrano i nostri bisnonni!
C’è un fascino assoluto in queste immagini, qualcosa lega il nostro presente a quei giorni che sembrano lontani ma che hanno come scenario le nostre strade, le nostre piazze, quelle che ogni giorno percorriamo e viviamo.
E le molte immagini di Genova qui esposte suscitano nel visitatore una meravigliata ed impagabile nostalgia.
Le strade, le nostre strade: Via Caffaro, Via Garibaldi, Via Palestro, Piazza della Nunziata.
De Ferrari, che a quei tempi si chiamava Piazza San Domenico.
E i carretti, i cavalli, le carrozze.
Dagherrotipi, stampe all’albumina, gli albori della fotografia.
Non si vedono quasi mai persone ed ho letto che questo è dovuto ai lunghi tempi di esposizione che richiedeva la tecnica della fotografia a quell’epoca: semplicemente, in certi casi, i passanti non rimanevano impressi.
In alcune circostanze i contorni della figura appaiono sfumati, come in dissolvenza, così accade nel caso di un’immagine di struggente bellezza, che ritrae l’ormai perduto Vico di Ponticello e la Porta di Sant’Andrea.
E poi ancora, Caricamento con la statua di Raffaele Rubattino, che guarda a ponente, là dove passava la ferrovia, come era in origine.
Rubattino era un armatore, suo era il Cagliari, la nave che Carlo Pisacane usò per la sua tragica spedizione di Sapri, e sempre a Rubattino appartenevano il Piemonte e il Lombardo, a bordo delle quali Giuseppe Garibaldi compì l’impresa dei Mille.
Così si pensò che il grande imprenditore, colui che aveva così tanto contribuito ad unire l’Italia, dovesse guardare quel mare, il mare di Liguria.
La statua venne girata e poi, ahimé, in tempi più recenti, le costruirono di fronte la sopraelevata e io davvero non so come l’abbia presa il Signor Rubattino!
Se verrete a vedere la mostra, troverete il grande armatore assiso lassù, e guardate bene Caricamento! Quanti carretti carichi di merci!
E poi soffermatevi su una fotografia del Fratelli Alinari, i panni stesi sventolano allegri sospinti dalla tramontana di Liguria, in quella Via Madre di Dio che non esiste più, la strada che i tutti i genovesi rimpiangono, perchè con lei ci è stato portato via un pezzo di cuore.
Si sogna davanti a queste immagini, si sogna, ci si sofferma incantati a guardarle.
E si gioca con quella nostalgia che inevitabilmente ti coglie, senza che tu possa evitarlo.
Ho visto un gruppo di genovesi che tentavano di indovinare una toponomastica ormai perduta sulle immagini del quartiere di Carignano. Ecco Corso Andrea Podestà! Ma questa costruzione imponente? Oh, non la conosciamo! Quante supposizioni, quante fantasie!
Ho visto una signora sospirare e soffermarsi a lungo davanti a una fotografia di Vernazza, una delle Cinque Terre sfigurata dall’alluvione.
Luoghi dell’anima, molti di essi sono identici a ieri.
Ecco Portofino, Camogli, San Fruttuoso.
E poi, una  sorprendente Santa Margherita, ai tempi semplice borgo di pescatori, ecco le case alte e strette, i gozzi, la sabbia, un bambino e poche altre persone che camminano.
Suggestioni infinite, questo vi lascerà la visita a questa splendida mostra, che è aperta al pubblico fino al 9 di aprile, trovate qui tutte le informazioni in merito.
Tornerete alle vostre case stringendo tra le mani un catalogo che raccoglie quelle immagini splendide ed uniche che immortalano luoghi che conoscete bene, altri invece non li avevate mai visti e li avete scoperti qui, a Palazzo della Meridiana.
Questa è Genova, questa è la terra di Liguria.
Oggi come ieri, un meravigliato paesaggio.

Mostra prorogata fino al 6 Maggio 2012