Le ragazze con l’ombrello

Loro sono due giovani donne, forse sono sorelle, mi sembra di notare una certa somiglianza nella forma dei loro visi e nella loro dolcezza.
Ritratte nell’epoca per noi sconosciuta, immortalate dal talento di Adele Degiorgis che aveva il suo studio a Milano.
Una donna fotografa, mestiere estroso ed affascinante il suo, provate a immaginare la sua quotidianità in quel tempo così diverso dal nostro: mi sembra già un romanzo.
E un giorno davanti ad Adele giungono le due ragazze, tra loro avviene un dialogo, si pronunciano parole che io non so indovinare.
Lei, Adele, avrà cercato di far sentire le sue clienti a loro agio, sarà stata cortese e professionale.
Niente sorrisi per la fotografia, non si usava farli.
Le gonne di tessuto scuro, le maniche ampie, un velo di pizzo, un cappellino, un fiocco severo e al contempo vistoso che cade sul petto.
L’attesa.
L’aspettativa, quella c’è sempre.
E quel dettaglio per me particolare: l’ombrello aperto.
Non sono così esperta di fotografie d’epoca, nella mia modesta collezione ci sono immagini di dame e fanciulle, alcune di loro tengono l’ombrellino da passeggio in una mano, sembra un vezzo per completare la posa aggraziata.
Le ragazze fotografate da Adele Degiorgis invece tengono l’ombrello aperto, non ricordo di aver veduto altre giovani donne ritratte in questa maniera.
Con questa grazia composta, ragazze di un altro tempo a Milano.

Le bambine di Milano

Le bambine di Milano portano abiti deliziosi.
Le loro gonne hanno generose balze, fiocchi e nastri, i loro stivaletti hanno il tacco a rocchetto.
Le bambine di Milano hanno stile, non c’è che dire.

Certe portano invece un soprabito a righe con grandi bottoni tondi.
Parrebbe un capo semplice, forse lo sarà stato, però che raffinatezza quei polsini!

Loro sono bambine di un’altra città.
E appena le ho vedute mi è subito balzato alla mente un pensiero, il più logico, magari il più banale.
Lo avranno mai visto il mare?
Era tutto un po’ diverso, quando loro erano bambine.
E forse un giorno hanno fatto un lungo viaggio proprio per vedere il mare o forse no, ne hanno soltanto sentito parlare e ci hanno fantasticato sopra.
Sarebbe bello conoscere i nomi di queste bambine di Milano.
Una di loro è seria e compita, forse anche un po’ scocciata.
Quanto ci mette il fotografo a farti questo ritratto mentre tu stai lì con il tuo vestitino a quadretti?
Bianco e azzurro, io lo immagino così.

Una lunga treccia, un fiocco lucido, gli orecchini ai lobi.

E a volte, una certa impacciata timidezza.
L’impazienza dei bambini, uguale in ogni tempo, anche se la maniera di manifestarla magari cambia.

Una di loro regge un ombrellino.
E quanta studiata armonia si nota nei suoi gesti e nella sua postura.

Sarà divenuta una giovane donna affascinante, chissà se il destino è stato generoso con lei, voglio augurarmi che sia accaduto.
La conosco soltanto così, in questo frammento di infanzia, con quell’abito del quale sembra fiera.

E come lei tutte le altre, le vedo così, nella loro età fragile, in quella stagione della vita che è soltanto l’inizio.
Con il vestito migliore, con la treccia che cade sulla schiena e lo sguardo svagato, perso in chissà quali pensieri.

Queste sono le bambine di Milano.
Fiocchetto in testa e tutta la vita davanti.
E a ognuna di loro vorrei poter fare quella domanda:
– E tu? Tu lo hai mai visto il mare?