Una partita di tennis nel 1929

Nel tempo dello svago e della vacanza un bel gruppo di amici si diletta con palline e racchette: è l’estate del 1929 e questa è la foto di rito per serbare un caro ricordo di una partita di tennis.
Niente tessuti tecnici per questi provetti tennisti, i loro abiti forse a noi sembrano persino improbabili, gli uomini portano pantaloni lunghi e camicia a maniche lunghe.
Eleganza e femminilità caratterizza invece i capi indossati da signore e signorine, lo stile non va mai trascurato.
Ed ecco svolazzanti gonne bianche rigorosamente sotto al ginocchio, pettinature composte, sorrisi appena accennati, una delle giocatrici sfoggia una maglietta colorata, la prima ragazza da sinistra sembra invece indossare una gonna con inserti di pizzo.
La terza giovane da sinistra poi porta una collana di grosse perle che a me non sembra l’ideale durante la pratica di uno sport eppure a lei evidentemente piaceva così!
Fanno parte della mia piccola collezione diverse immagini di bagnanti ritratti sulle spiagge della Liguria, c’è una squadra di calcio e una piccola selezione di spericolati sciatori.
E poi ci sono loro con le loro racchette, ritratti in un luogo che non conosco, al tempo di una partita di tennis nel lontano 1929.

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Luglio 1908: l’eterna questione dei cappelli

È l’eterna questione dei cappelli a teatro!” così va mugugnando un lettore del quotidiano Il Lavoro in una lettera pubblicata sul giornale nel Luglio 1908.
Il solerte cittadino si firma “un assiduo dell’Alfieri”, teatro genovese un tempo sito nell’elegante quartiere di Carignano e va così narrando la sua ultima disavventura.
Dunque, le signore a quanto pare se ne infischiano dei lamenti degli altri spettatori, si è in effetti detto più volte che non è per nulla piacevole ritrovarsi a teatro con la disgrazia di avere sedute davanti certe ambiziose spettatrici che sfoggiano vistosissimi cappelli.
E i poveretti dietro cosa vedono?
Ecco lì, infatti all’Alfieri in questo caldo mese di luglio del 1908 si è appena svolta una serata in onore del grande Ermete Zacconi ma la stessa è stata funestata dalle difficoltà riscontrate da molti che non riuscivano ad assistere con agio allo spettacolo.
E la colpa di chi era?
Eh sì, proprio di una sola signora, il nostro seccato lettore tra l’altro indica persino il posto in cui lei era seduta, impossibile dimenticare.
Ebbene costei indossava un cappello a dir poco fastoso e talmente straordinario da essere definito dal nostro sventurato genovese un cappellone fenomenale!
Era tutto un ambaradan di vaporose e svettanti piume, dovevate vedere, con cotanto copricapo la vanitosa signora ostruiva la vista a ben cinquanta persone, una cosa da non credere!
E quelli dietro tutti ad allungare il collo per poter scorgere almeno il palcoscenico, un totale disastro!
Per carità, conclude il nostro con una certa vena polemica, non si dice di rivolgersi al prefetto come è già accaduto in altre città ma ci si augura che il gentil sesso sia… un po’ meno scortese.
E così termina l’accorato appello dell’assiduo frequentatore del Teatro Alfieri: a lui vanno tutta la mia solidarietà e comprensione, gli invio un caro saluto da un altro secolo e gli dedico con il cuore una cartolina del tempo che fu, certa che malgrado tutto saprà riconoscere la sontuosa eleganza delle signore del bel tempo andato.

 

A far shopping nel 1902

Amiche care, armatevi di guanti, ombrello da passeggio e cappellino d’ordinanza e venite con me: sciameremo gioiose per le strade della Superba intente a far shopping nei negozi più in voga della città, a Genova non ci facciamo mancare nulla, mi pare ben evidente!
E in questo mirabolante anno 1902 molte sono le occasioni per spendere e spandere, quella è un’arte nella quale sono maestra e così lasciatevi guidare, sceglieremo i nostri negozi consultando il Lunario del Signor Regina del 1902, ne possiedo giusto una copia e tra queste pagine sono riportate diverse pubblicità: i bravi commercianti genovesi le studiano tutte per far conoscere i loro negozi.
E così, in primo luogo mi fermerei in una lussuosa sartoria di Via Carlo Felice, la strada poi si chiamerà Via XXV Aprile ma al principio del ‘900 conserva ancora quel toponimo.
È un negozio di straordinarie eleganze e chiaramente si parla francese.

Certo, noi amiamo avere un guardaroba ricco e vario: allora facciamo un salto anche da Perani, tra l’altro il numero di telefono è facile da ricordare, sono soltanto tre numeri!

Tutte noi, chiaramente, abbiamo una passione per le scarpe e certe calzature viennesi fanno proprio al caso nostro.
Amiche, guardate la vetrina, quanta scelta e quanta varietà!
Come si legge sulla pubblicità, qui si eseguisce qualsiasi commissione ma poi passerà il tempo e si userà dire: si esegue qualsiasi commissione.
Eh, le parole sono musica, a volte!

Mi duole dirvelo ma ci toccherà fermarci anche in un altro negozio, prima o poi la moda del busto passerà, in estate e con il caldo è un autentico supplizio!

A seguire penso che potremmo dirigerci dal signor Pesce e soffermarci nel suo salone con tutta la calma del caso per una bella messa in piega e per il meritato relax.
Qui c’è anche il ventilatore, una bella comodità per noi clienti!
E c’è un’ampia scelta di profumi italiani e stranieri, potrete acquistare la fragranza che più vi aggrada.

Infine, care amiche, vorrei fare un salto dal signor Campanella, qui conoscono davvero tutti i segreti nell’arte della valigeria e della pelletteria.
E poi vendono dei superbi bauli imperiali, potremmo mai farne a meno?

Per non dire di un’altra preziosità indispensabile per riporre i nostri raffinati cappelli: una cappelliera in legno, rifinita di tela e cuoio, con una bella serratura resistente.
Ammettetelo, era da tempo che ne cercavate una ed eccola qua!
È stato bello fare acquisti insieme a voi, arrivederci al prossimo giro, porteremo di nuovo il mio Lunario del 1902 e scopriremo altri fantastici negozi della vecchia Genova.

Di verde

Settembre, nuovo inizi e giorni che pigri ci conducono a una diversa stagione.
E ritrovarsi, ancora, nei luoghi amati.
E gironzolare tra piazzette, caruggi, negozietti che piacciono a me.
E poi le nuove realtà, in centro storico ci sono diversi posticini nuovi che propongono delizie culinarie, mi sa che mi piacerebbe provarli.
E poi, poi passo nei caruggi una, due, tre e mille volte e mi sembra sempre tutto così familiare e allo stesso tempo mai veduto, sapete bene cosa intendo.
Fa ancora caldo, il vento ancora dorme, a volte il cielo è coperto di nuvole dense e pare quasi che l’autunno faccia capolino, qua e là.
Arriverà, porterò l’ombrellino pieghevole in borsa, mi metterò la giacca e la sciarpa al collo per difendermi dalla tramontana che pure amo così intensamente.
Arriverà l’autunno, con i suoi colori caldi.
Ancora, adesso, è tempo di verde vivace, chiaro e brillante come i fili d’erba madidi di rugiada.

Moda da spiaggia del secolo scorso

Con l’arrivo della bella stagione viene anche il tempo della spiaggia e dei tuffi nel mare blu, sono i giorni della villeggiatura in riva al mare.
E tutte le signore e signorine vogliono sfoggiare l’ultimo modello di costume da bagno ed essere alla moda, così accade in questa luminosa estate del 1909.
Ci si appresta a trascorrere ore deliziose al sole a Cornigliano o magari in quel di Sampierdarena, questo è il tempo degli ozi dorati.
E dove trovare il perfetto costume da bagno?
Ad esempio sul catalogo Frette edito nel mese di dicembre del 1908, su quelle pagine sono disponibili diversi modelli adatti a tutte le esigenze.
Alcuni costumi sono più semplici, altri più raffinati e leziosi, i prezzi variano e un costume per signora arriva a costare quasi 20 Lire!
I capi sono in cheviot di lana, immaginate un tuffo tra le onde con quel pastrano addosso, molti anni dopo una certa Miss Fletcher, sfogliando il catalogo Frette di sua proprietà, si domanderà come caspita sia possibile pensare di andare al mare vestite in quella maniera lì.

E molto tempo dopo si dirà anche che i colori chiari sono perfetti per stare freschi mentre invece le tinte scure trattengono il calore.
Tutto ciò pare non avere importanza per le intrepide bagnanti del 1909, i loro costumi sono disponibili in due colori: blu o nero, le bordature sono sempre bianche.
E lo stesso vale per i modelli da bambino, in questo caso però il costume è in maglia di cotone e chiaramente concede maggior libertà di movimento.

E dunque si rinnova il guardaroba per le giornate al mare, d’altra parte in quest’estate ruggente di inizio secolo lo stile ha la sua valenza.
E l’umore è gioioso e ottimista, si guarda al futuro con trepidazione, è lo spirito del tempo e di questa nuova epoca.
Li immaginate certi provetti nuotatori pronti a fare acrobazie dal trampolino?
Sul famoso catalogo ci sono anche i costumi da uomo in maglia di cotone oppure in lana, sono blu o neri, uno dei due modelli ha una filettatura di rosso vivace.
C’è anche da dire che il costume da uomo è molto meno costoso di quello da donna, al massimo si spendono 8 Lire, c’è una bella differenza!
E quindi eccoci pronti per la spiaggia, con un modello all’ultimo grido come si conviene a persone attente alle mode, ci metteremo al sole e trascorreremo ore liete in buona compagnia, in un giorno d’estate del 1909.

Moda per signore da un catalogo del 1908

Oggi vi porterò a far spese nel nostro passato e sfoglieremo insieme il catalogo per la vendita per corrispondenza della Società Anonima Fabbrica Telerie Frette & C del glorioso anno 1908.
Come ricorderete vi ho già illustrato gli articoli per i più piccini ma oggi ci dedicheremo a tutto ciò che occorreva a signore e signorine senza tralasciare la moda e lo stile.
Iniziamo con diversi modelli di copribusto, ognuno è rifinito con delicato pizzo Valenciennes e i prezzi variano a seconda della raffinatezza della decorazione.

In inverno, poi, servono capi più pesanti in caldissima lana e voilà, eccoli qui!

E certo, nel guardaroba di ogni gentildonna non può mancare un pettinatoio, è un accessorio utilissimo quando bisogna sistemare le lunghe chiome.

E per le più ambiziose c’è anche un modello più ricercato e raffinato.

C’è da sbizzarrirsi nella scelta delle sottane e delle sottogonne perché il catalogo offre diversi tipi di modelli in vari colori e disponibili in tessuti di ogni genere come Moiré, Alpagas, seta e impalpabile taffetas.
Le sottane sono molto leziose e molto femminili, ne è un esempio questo capo ricco di nastri e ricami.

Nel paragonare il nostro guardaroba a quello delle donne che ci hanno preceduto appare quanto mai evidente che i nostro armadi e i nostri cassetti sono colmi di capi comodi, semplici e a volte essenziali e credo sinceramente che questa sia davvero una gran fortuna.
Al di là di tutte le romantiche suggestioni vestirsi in quel modo doveva essere una faccenda piuttosto complicata, non parliamo poi della manutenzione di un guardaroba simile!

Ed ecco le semplici e deliziose camicie da giorno.

E ancora, questi sono alcuni articoli segnalati come romantici Matinés per Signora.
Flanella, batista, cachemire, nastri di seta e pizzi vaporosi.

Siccome poi ogni momento della vita doveva avere le sue raffinatezze nell’illustrazione che segue trovate due delicati corpetti da notte.

Un lenzuolo profumato, una morbida coltre e dolci sogni.
Sono le cose belle di altro tempo, andavano di moda nel lontano 1908.

Un prezioso catalogo del 1908

Di tutti i volumi recentemente comprati questo è veramente particolare e mi ha stupito persino trovarlo.
Vi presento con gioia il catalogo per la vendita per corrispondenza della celebre fabbrica di telerie Frette dell’anno 1908.
La famosa azienda di Monza era già allora all’avanguardia in fatto di marketing, questo volume ne è un perfetto esempio, ci sono pagine e pagine di articoli descritti nel dettaglio.
Abiti da lavoro, corredi, abiti per signora e servizi da tè, tovaglie e fazzoletti, accessori da cucina, biancherie e ricami.
Gli articoli erano destinati alla clientela che doveva riceverli per posta e così ci sono tutte le informazioni utili: misure, tipi di tessuto e di rifiniture.
In quel glorioso 1908 per mostrare i capi si usavano dei disegni e sotto di essi sono spesso specificati anche i colori delle stoffe.
E così un catalogo commerciale ci mostra ciò che non possiamo conoscere osservando le foto d’epoca in bianco e nero: le tinte degli abiti.
Sfogliamo insieme questo volume, oggi vi mostrerò i capi per per i più piccini.

Quando una piccola creatura viene al mondo ogni mamma desidera possedere tante cose belle e in questo catalogo c’era l’imbarazzo della scelta.
Ecco i portenfants, uno di madapolam guarnito con pizzi e nastri, l’altro di piquet bianco ricamato a macchina e a mano abbellito anche da una dolce scritta: mon tresor.

Questo invece è l’assortimento di bavaglini, sono tutti deliziosi!

Per i neonati ecco le camicine di tela lino Fiandra con il pizzo Valenciennes.

E questo è invece un esempio di come venivano presentati i vari articoli.

Sul volume c’è un’importante precisazione: la clientela di Milano, Roma, Torino, Genova e Firenze può rivolgersi alle filiali colà residenti che tengono l’eguale assortimento e ai prezzi e condizioni del presente catalogo.
E quindi per acquistare il corpettino di Jaconas bianco con pizzi e nastri disponibile in tre misure si poteva andare in negozio.
Sì, sono proprio gli abiti che si vedono nelle foto del passato, certo che giocare così agghindati doveva essere una faccenda complicata!

Nell’armadio di una piccola creatura non potevano mancare le vestine.
Quella sulla sinistra era di molleton bianco pesante, orlata in lana con nastro di seta.
L’altra invece era di un tessuto crème rigato.

Ed ecco le sottocuffiette e le cuffiette per proteggere le preziose testoline.

E una fornitura da passeggio per andare al parco con mamma e papà.

Con i rigori dell’inverno poi serviva una mantellina per coprirsi e stare al caldo.
A sinistra la mantellina in lana Pirenei, fondo bianco a righe rosa o celeste, il profilo e il cordone erano di seta, anche cappuccio era foderato con preziosa seta.
Sulla destra una mantellina della stessa lana in questo caso felpata ed ovattata, lo fodera era trapuntata di seta rosa o azzurra e anche il cappuccio era così foderato.

Un libro delle meraviglie per me, ho voluto condividere con voi alcune immagini e forse in futuro tornerò a raccontarvi altre bellezze tratte da queste pagine.
Correva l’anno 1908 e da qualche parte c’era una giovane futura mamma in trepidante attesa.
Speranze, tenerezze, desiderio infinito di stringere il suo frugolino tra le braccia.
Fantasie e sorrisi, gioie tanto sperate.
Tra le mani ha quel volume, lei sogna e sfoglia il ricco catalogo della Società Anonima Fabbrica Telerie Frette & C.

Ragazze alla moda

Sono giovani, sono ragazze nel fiore degli anni, una di loro è poco più che una bambina.
Probabilmente sono sorelle, si notano delle somiglianze nei tratti dei loro visi e le più grandi portano lo stesso abito.
Sono semplici, garbate, nei loro sguardi si legge l’ingenua freschezza dei loro pochi anni.
Le ragazze come loro fanno castelli in aria e hanno sempre dei sogni magari nascosti, sogni che non hanno mai rivelato a nessuno.
E come tutte le ragazze della loro età forse anche loro amano la moda, un pizzico di ambizione è più che comprensibile.
Le stoffe a fiori o righe, le maniche rifinite con i pizzi, i fiocchi a fermare i lunghi capelli.

E poi le ragazze di quest’epoca portano quegli stivaletti che molto tempo dopo torneranno di moda.
Lacci e laccetti, tacchi a rocchetto, anche io ne ho avuto un paio simili.
Le scarpe chiare con il nastrino appartengono invece a quel tempo vissuto da queste fanciulle.

La più grande di loro è anche ritratta da sola in questa fotografia che come l’altra è stata fatta da un fotografo di Varazze.

Le ragazze alla moda hanno cura dei dettagli.
E lei ha questa borsettina vezzosa, non saprei dirvi se le appartenga o se sia del fotografo che l’ha ritratta.
A dire il vero a me piace pensare che sia sua e che lei abbia voluto prepararsi con attenzione senza lasciare nulla al caso.
Si è messa davanti allo specchio e si è anche rimirata un po’ prima di decidere che tutto era esattamente come voleva.

Le fotografie di quel giorno hanno avuto un destino imprevisto e ora appartengono a me.
Che ne è stato dei braccialetti sottili, del ciondolo con il fiore che porta la più piccola di loro, dove sono finite le tre borsette che vengono tenute con grazia da loro tre?
Dentro doveva esserci il fazzolettino ricamato con le iniziali e forse un piccolo portamonete.

Il tempo scorre, le memorie si appannano, in qualche modo fatalmente si perdono.
Eppure mi piace credere che almeno alcuni degli oggetti appartenuti a queste ragazze siano stati conservati con riguardo, tenuti da parte come ricordi preziosi o anche come testimonianza di un tempo diverso dal nostro.
Loro quel tempo lo hanno vissuto, con questi loro sorrisi timidi, negli anni della loro giovinezza, ragazze alla moda di un’altra epoca.

Le bambine di Milano

Le bambine di Milano portano abiti deliziosi.
Le loro gonne hanno generose balze, fiocchi e nastri, i loro stivaletti hanno il tacco a rocchetto.
Le bambine di Milano hanno stile, non c’è che dire.

Certe portano invece un soprabito a righe con grandi bottoni tondi.
Parrebbe un capo semplice, forse lo sarà stato, però che raffinatezza quei polsini!

Loro sono bambine di un’altra città.
E appena le ho vedute mi è subito balzato alla mente un pensiero, il più logico, magari il più banale.
Lo avranno mai visto il mare?
Era tutto un po’ diverso, quando loro erano bambine.
E forse un giorno hanno fatto un lungo viaggio proprio per vedere il mare o forse no, ne hanno soltanto sentito parlare e ci hanno fantasticato sopra.
Sarebbe bello conoscere i nomi di queste bambine di Milano.
Una di loro è seria e compita, forse anche un po’ scocciata.
Quanto ci mette il fotografo a farti questo ritratto mentre tu stai lì con il tuo vestitino a quadretti?
Bianco e azzurro, io lo immagino così.

Una lunga treccia, un fiocco lucido, gli orecchini ai lobi.

E a volte, una certa impacciata timidezza.
L’impazienza dei bambini, uguale in ogni tempo, anche se la maniera di manifestarla magari cambia.

Una di loro regge un ombrellino.
E quanta studiata armonia si nota nei suoi gesti e nella sua postura.

Sarà divenuta una giovane donna affascinante, chissà se il destino è stato generoso con lei, voglio augurarmi che sia accaduto.
La conosco soltanto così, in questo frammento di infanzia, con quell’abito del quale sembra fiera.

E come lei tutte le altre, le vedo così, nella loro età fragile, in quella stagione della vita che è soltanto l’inizio.
Con il vestito migliore, con la treccia che cade sulla schiena e lo sguardo svagato, perso in chissà quali pensieri.

Queste sono le bambine di Milano.
Fiocchetto in testa e tutta la vita davanti.
E a ognuna di loro vorrei poter fare quella domanda:
– E tu? Tu lo hai mai visto il mare?

La Moda di Parigi in Via Cairoli

Quando si parla di moda la capitale francese di certo non ha eguali.
Chiunque sia stato a Parigi si è soffermato ad ammirare certe lussuose vetrine dove sono esposti abiti eleganti e sontuosi, giurerei che lo avete fatto anche voi!
E là, a Parigi, io ho trascorso un tempo infinito a curiosare dai bouquinistes lungo le rive della Senna.
E poi sono tornata a casa con la moda di Parigi, ho acquistato diverse stampe che ora sono appese in casa mia.
Ecco le Moniteur de la Mode, le signorine francesi certo avevano buon gusto!

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Ne ho una piccola serie e ve ne mostro soltanto un paio, ognuna di esse è un piccolo gioiello.
Capello di paglia, nastri e ombrellino da passeggio, lo stile perfetto di un’epoca distante.

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E a proposito della moda di Parigi ho scoperto sulla mia Guida Pagano del 1894 che un certo stile in quell’anno era molto apprezzato anche nella Superba.
Le immaginate le signore genovesi?
Solo a sentir nominare la Ville Lumière si saranno incuriosite, presumo che il negozio in questione fosse molto ambito, sicuramente vi si trovavano capi ricercati.
Era situato nell’elegante Via Cairoli che qui vedete da una prospettiva particolare, sono riuscita a fotografarla in questa maniera da Palazzo della Meridiana.

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E quindi, sul finire dell’Ottocento, una passeggiata in questa strada di Genova forse prevedeva una tappa obbligatoria in quel negozio.

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Qui si offriva una vastissima scelta di capi d’abbigliamento, per l’inverno si confezionavano caldi mantelli e sicuramente si prestava sempre attenzione alle ambizioni delle clienti.
Nella pubblicità del Salone di Moda mi ha colpito un dettaglio inconsueto per i nostri tempi: oltre ai vestiti per i momenti gioiosi e mondani si specifica che in questo negozio si preparano anche abiti da lutto in 24 ore.
Eh insomma, all’epoca le signore e signorine ci tenevano particolarmente ad essere eleganti anche in circostanze tristi e i sarti della casa erano a disposizione.
Grazie al cielo la vita dona anche attimi di indimenticabile serenità e allora ecco i corredi da sposa, i mantelli da ballo e gli abiti per le serate a teatro.

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E dal nome del negozio noterete che i proprietari dovevano essere proprio francesi, quindi sicuramente se ne intendevano e avranno fatto del loro meglio per accontentare l’esigente clientela genovese nel loro salone di moda che immagino arredato con mobili di pregio e comode poltroncine.

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Un luogo raffinato ed accogliente nella centralissima Via Cairoli.
Tra sete e velluti, nastri e pizzi, la moda di Parigi nel cuore di Genova.

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