Un giorno lontano a Bagni di Montecatini

Era un giorno lontano in una bella e rinomata località toscana meta di molti visitatori, un luogo dalle molte bellezze dove ritemprarsi e ritrovare il benessere.
E allora voglio portarvi là, con questa bella fotografia di Goiorani, tra queste persone che insieme trascorsero il tempo breve di una villeggiatura a Bagni di Montecatini.
Sì tratta di una di quelle fotografie affollate nelle quali la curiosità mi spinge a cercare i dettagli e gli sguardi delle persone che così siedono una accanto all’altra.

Ed è tutta una confusione di copricapi, pizzi, nastri, espressioni compite o distratte e fiocchi e collane, veli e timidezze.

Ed è uno sfoggio di baffi importanti e di inusitate signorilità.
Là in quella folla, poi, c’è anche lei: con il suo piglio sicuro, il mezzo sorriso, gli occhi luminosi, il fantastico cappello all’ultima moda con le piume vaporose.

C’è anche la ragazzina con i suoi pochi anni e la sua annoiata ingenuità, forse preferirebbe la compagnia delle sue amichette e invece mamma e papà l’hanno portata a Montecatini ed eccola lì, così imbronciata con i capelli che le cadono sulle spalle.

In ultima fila è tutto un tripudio di pagliette, cravattini ed espressioni seriose.

E camicie inamidate e occhiali da vista e pose compiaciute, un signore sulla destra tiene in una mano un bicchiere che presumo colmo dell’acqua di Montecatini.

E ancora, ecco altri avventori, ognuno di loro è un romanzo tutto da leggere.
La signora sulla sinistra con il cappello scuro e quell’abito con la vita così alta ha questa espressione così benevola e di buon cuore, si coglie in lei una connaturata predisposizione verso il prossimo, mi sembra una persona gentile e paziente.
E che dire poi di colei che notiamo in primo piano sulla destra? Così algida, aristocratica e raffinata, è una giovane donna di aggraziata bellezza.

In quel giorno là si ritrovarono tutti insieme a Bagni di Montecatini e voglio pensare che negli anni a seguire ne abbiano conservato un gradevole ricordo.
Come sempre accade in queste foto di gruppo ognuno si distingue con il proprio stile e la propria personalità.
Ed ecco così sulla sinistra la seria signora con l’abito e il cappello scuro e dietro, laggiù, una solare gentildonna vestita di chiaro dal sorriso spontaneo, sulla destra invece ecco lei che tiene il capo così reclinato, forse è un po’ timida e riservata.
E là al centro si nota quel signore con quei bei baffoni a manubrio colto mentre alza gli occhi al cielo, chissà a cosa stava pensando!

Ed è tutto un mondo, ci sono orologi da taschino e panciotti e gonne ampie e camiciole e catenine dorate e sorrisi e sospiri.
In prima fila, seduti al tavolino ecco altri visitatori.
C’è uno smilzo e attempato signore con due bianchi baffoni e alle sue spalle un tale che se ne sta così appoggiato in quella posa rilassata, c’è poi una signora tutta vestita si scuro che pare tenere gli occhi socchiusi.
E c’è un bicchiere sul tavolino ed è un’ora dolce e tutti loro sono là, in quell’altro tempo, in un frammento di vita così vivace e bellissimo, in un giorno lontano a Bagni di Montecatini.

Sui sassi, tra le reti

Era una giornata dolce, dal clima tiepido e forse tipico della tarda primavera o magari anche dei primi giorni d’estate.
E l’aria profumava di fiori appena sbocciati, intrisa di freschezza marina e di erbe aromatiche, era sentore di riviera e di felicità.
Così, con l’abito leggero, il cappello a cloche all’ultima moda, una posa garbata e timida.

Questa giovane donna non è certo sola su quella riva, direi che questo è il ricordo di una bella giornata in famiglia.
C’è un gentiluomo che sfoggia una certa insolita eleganza, ha un fiore all’occhiello e il fazzoletto nel taschino, sorride appena, in questo tempo così distante dal nostro.

E la luce cade chiara e generosa mentre l’onda salmastra e frizzante lambisce la riva e poi si dissolve lenta.
E tutto attorno è quiete e bellezza, le reti ondeggiano e asciugano al sole pronte per essere gettate nel mare per una nuova pesca.
Non c’è scritto nulla dietro a questa fotografia e così non conosco i nomi di queste persone e non so in quale luogo si trovassero, quindi non ho certezze, ma appena ho veduto questo scorcio ho pensato che questa foto sia stata scattata a San Fruttuoso di Camogli.
Di una cosa sono invece davvero sicura: fu giornata dolce, sui sassi e tra le reti.

Una giornata a Sant’Eusebio

Era una giornata di fine estate a Sant’Eusebio, l’aria settembrina era ancora tiepida e intrisa di sole.
Era un tempo felice, calmo e bucolico come solo certi memorabili istanti sanno essere.
Un abito grazioso, un sorriso pulito, i capelli da una parte e quella luce negli occhi.

Le chiome scure raccolte in un grande fiocco, gli orecchini piccoli, la posa garbata di questa ragazzina.

E la timidezza, la semplice ingenuità, una risata trattenuta, la spontanea ritrosia, il capo reclinato e un abito candido.

Ancora un giorno che non sarà stato dimenticato, io credo.
La grazia come tratto distintivo di quell’epoca: una pettinatura raccolta, un abito a quadretti, la vita sottile e la cintura alta, il vezzoso colletto di pizzo.

Una fotografia tutta al femminile ha catturato un tempo dolce e quieto: una giornata di Sant’Eusebio.

La Signorina Amelia

La Signorina Amelia camminava tra la folla.
Che baraonda in quella Piazza di Ponticello, una parte di Genova così popolaresca e vivace, vibrante di vita e di persone sciamanti tra le molte frequentatissime botteghe.
La Signorina Amelia giunse quindi a destinazione: là in quella piazza c’era anche lo studio del fotografo Arizio che l’avrebbe ritratta in tutta la sua aggraziata giovinezza.
Ora, la Signorina Amelia mi perdonerà se mi permetto di divagare e di fare qualche fantasiosa supposizione su di lei, mi sorge spontaneo ad osservare la sua immagine che ci restituisce il ritratto di una giovane donna bella e fiera.
La Signorina Amelia, io suppongo, si diletta con il punto intaglio e forse anche con il pianoforte, legge poesie e ama essere sempre alla moda ma con giudizio: la Signorina Amelia è una persona a modo, molto giudiziosa e previdente.
Così eccola, ve la presento, ritta tra gli arredi dello studio del bravo fotografo.

La Signorina Amelia indossa gli stivaletti con il tacco a rocchetto, i lacci e la punta tonda.
Sono calzature di buona qualità e con tutta evidenza lucidissime.

E poi, con la consueta cura, la Signorina Amelia ha scelto di indossare un paio di guanti scuri e di portare con sé questa vezzosa borsina riconoscibile tra mille!
Lei la tiene al braccio, con quella sua grazia garbata e tiene poi una mano posata su quel tavolinetto chiaro: è un gesto quasi impaziente o forse di semplice equilibrio e tutto è perfetto così, anche la collana dalle perle scure al collo della Signorina Amelia.

Alle soglie dell’età adulta, non più fanciulla e con un radioso futuro davanti, questa è semplicemente lei.
La osservo e la immagino dotata di un grande spirito d’indipendenza, intelligenza brillante e una naturale dolcezza: cara Signorina Amelia, sono certa che lei avesse tutti queste virtù e anche molte altre!
Così fiera, con il suo cappello elegante e gli orecchini a pendente, con quel medaglione che luccica sul suo petto.
La fotografia fu data in dono a una cugina come ricordo di quel tempo della vita.
Era un giorno del 1916 e questo è il sorriso della Signorina Amelia.

Due sposi

Sono due sposi.
Sono due sposi ritratti nel giorno delle loro nozze nello studio di un fotografo di Sestri Ponente.
Sono giovani, innamorati e hanno tutta la vita davanti
Il futuro, se ci pensi prima di viverlo, è una meravigliosa incognita: ai due sposi porterà nuovi abbracci, il tenero vagito di un neonato, la bellezza di una nuova vita e rinnovate promesse d’amore.
Sono due sposi, nel giorno delle parole tanto attese: per sempre, nella buona e nella cattiva sorte, in salute e in malattia.
Sono così fiduciosi, pieni di speranze nascoste e di sentimenti nascenti.
E sono così eleganti, lui con l’abito scuro, il fazzoletto nel taschino e un candido fiore all’occhiello.
E la sposa poi, nulla nel suo abbigliamento è lasciato al caso!
Lei veste secondo la moda del tempo, ha le scarpe con il passante, la gonna corta e il velo fino a terra.

Ha il capo coperto e il suo ovale perfetto di fresca fanciulla è incorniciato da profumati e bianchi boccioli, il suo bouquet è composto da rose delicate.
Al collo porta un ciondolo di foggia molto particolare e mi piace pensare che le sia sempre stato molto caro e che lei lo abbia poi affidato con mani amorose a qualcuno per lei importante, una figlia o una nipote, con la raccomandazione di averne cura.
Lei lo indossava nel giorno più importante della sua vita.
Stava accanto al suo sposo, con gli occhi spalancati sul destino mentre i loro cuori che battevano all’unisono.
Due sposi, nel tempo della felicità.

Piano piano, in punta di piedi

Piano, piano, in punta di piedi: così dolcemente si rivelano l’affetto e il rimpianto per chi non è più, così l’artista narra un sentimento, un legame indissolubile che nulla può spezzare.
Questa è la memoria dei coniugi Torre, il cippo funebre è opera del prolifico e valente scultore Domenico Carli che lo ultimò nel 1887 e si trova nel Porticato Superiore a Levante del Cimitero Monumentale di Staglieno.
La bimba regge teneri fiori tra le dita e così volge lo sguardo verso il volto benevolo e al contempo severo del compianto defunto.

Piano, piano, in punta di piedi, con tutta la sua innocente tenerezza infantile.
E forse vorrebbe porre domande o forse invece già tutto conosce, nella sua assoluta purezza.

Ondeggia la bella gonnellina a pieghe della piccola mentre la sofferenza cade come un velo ad oscurare il volto triste di Antonietta.
La desolata moglie fu la committente dell’opera e venne ritratta così avvinta dal suo dolore: un raffinato pizzo copre il capo di lei e nella sua postura si coglie un senso di arrendevole abbandono.

Una fila di bottoncini chiude quel suo abito sotto il quale di certo era solita indossare un rigido busto secondo i dettami del tempo.

Cade la luce, si posa lieve sulla gonna vaporosa della bimba e sui pizzi delicati della sua sottogonna, la luce sfiora quei boccoli chiari ben pettinati e l’illusione dell’arte lascia immaginare sospiri languidi e impazienti per una perdita impossibile da comprendere.

Così lei resta, per sempre.
Così lei rappresenta il desiderio di tenero affetto.
Protesa a cercare un amoroso abbraccio, con le sue calzette di filo e le scarpine belle chiuse da un vezzoso passante.
Piano, piano, in punta di piedi.

Così rimane tra noi la memoria dei coniugi Torre che insieme dormono il loro eterno sonno, per sempre effigiati nel marmo dal talento di Domenico Carli.

Sorridendo in Piazza De Ferrari

Doveva essere il tempo d’inverno, forse era anche uno di quei giorni in cui tira il vento e a Genova il vento è spesso padrone.
E allora, per ripararsi e trovare il giusto conforto, meglio indossare cappotti caldi e guanti pesanti.
Certo, una signora elegante appunta sempre sul bavero una bella spilla, una di quelle che si conservano nel portagioie nel cassetto del comò.
I capelli raccolti, i sorrisi garbati per una foto ricordo in Piazza De Ferrari.
Poi molti anni dopo l’acqua sgorgherà nella fontana in maniera differente e certe luci variopinte la illumineranno, sono i cambiamenti della modernità e forse a pensarci allora sarebbe sembrata una sorta di stravaganza.
In posa, uno accanto all’altro, in un giorno qualsiasi.

Il gentiluomo porta giacca e cravatta, baffi curati e tiene le mani in tasca.
Le due signore hanno queste piccole borse alla moda.
E tutti sorridono, davanti alla fontana di Piazza De Ferrari.
Ci sono certi istanti simili a molti altri, sono semplicemente momenti di quiete e spiensieratezza, ci sono certi istanti che mentre li vivi forse non ti sembrano neppure memorabili, sono come molti altri, nel semplice fluire della vita.
Poi gli anni scorrono e fuggono via e magari dall’album dei ricordi spuntano proprio quelle fotografie di quel giorno.
Guarda come eravamo giovani!
Ti ricordi?
Quanto anni sono passati, da non credere.
Insomma, quelle sensazioni lì.
Era il tempo dei sorrisi, in Piazza de Ferrari: in cammino verso il futuro e verso la vita.

Con i fiori sul cappello

Era ancora un giorno da immortalare per poterlo rivivere in altre diverse stagioni, quell’istante rimase così catturato nella fragile bellezza di questa fotografia.
Era estate, in un luogo che non conosco, era un tempo felice, più lento e molto differente dal nostro.
Le signore indossavano quegli abiti chiari rifiniti con pizzi preziosi, non mancavano i guanti e l’ombrellino parasole, accessori irrinunciabili erano certe minute e delicate borsine.
Signore e signorine portavano fieramente sul capo certi fastosi cappelli: eleganti, ricchi di decorazioni, raffinati e all’ultima moda.
Così, con i fiocchi e con decisi contrasti di colore.

Un vero gentiluomo porta poi certi fiorellini all’occhiello della giacca, baffi importanti e una fine paglietta sulla testa.
La giovane ritta accanto a lui accenna appena un sorriso garbato e ritroso sotto la larga falda che le regala confortevole ombra ed è così abbellita da piccoli boccioli.

E poi ancora foglioline, seriche rose raffinate, una squisitezza di applicazioni sul cappello di questa gentile signora.

È stato inevitabile per me immaginare certe partenze con grandi bauli carichi di abiti aggraziati e con le ingombranti cappelliere per riporre con cura questi cappelli favolosi.
Era un tempo distante, era un’epoca di fini ricercatezze e davanti al fotografo così si sorrideva con i fiori sul cappello.

La stagione dei ricordi

Era un tempo felice, una memoria dolce da serbare in un angolo del cuore.
La spiaggia, uno scoglio, l’acqua fresca del mare e tre giovani donne ritratte nell’estate della vita, così luminose e colme di grazia nel tempo della stagione dei ricordi.
Il sole potente brilla nel cielo, la brezza marina sfiora la pelle e lei resta così, ritta, con le mani affondate nelle tasche, i riccioli ribelli che le incorniciano il viso e un fazzoletto sul capo.
E sorride, con tale armoniosa leggiadria, in lei trovo la stessa straordinaria bellezza di talune dive del cinema muto.

Era un tempo felice e l’onda sciabordava sui sassi.
E lei restava così seduta sullo scoglio.
Seria, assertiva, fatale.
Con quel costume alla moda che sembra color carta da zucchero con le righe bianche.
La stagione dei ricordi è in questi occhi profondi e in ciò che hanno veduto, nelle sensazioni mai dimenticate, nelle nostalgie che sempre ritornano.

Era un tempo felice e c’era lei che alla spiaggia indossava quelle vezzose scarpette con i lacci incrociati sulle caviglie.
Così aggraziata e femminile, affascinante è l’armonia dei suoi gesti.
Era un tempo diverso, lontano dal nostro.

Sul retro di questa fotografia qualcuno ha scritto i nomi delle tre giovani donne, lasciando traccia anche di colui che è ritratto insieme a loro e così si legge: Angela, Fanny e Luisa e bagnino.
Lui è un giovanotto atletico e prestante e siede là, su quello scoglio.
Era un tempo felice, le onde frizzanti si rincorrevano gioiose e forse nessuno di loro lo sapeva ma questa era davvero la dolce stagione dei ricordi.

In villeggiatura a Varazze

Doveva essere dolce la villeggiatura, in certi anni dorati, a Varazze, nota località della riviera di ponente apprezzata per la sua bella spiaggia.
Compiamo cosi ancora un nuovo viaggio nel tempo osservando i dettagli tratti da due diverse cartoline per ritrovarci in quell’epoca di inusitate eleganze e delicate ricercatezze.
Fresca e fragrante è l’estate, ha il profumo degli ulivi, il sentore frizzante degli agrumi e la vivifica aria del mare conforta e rigenera.
E si osserva il panorama da lassù, la costa e la spiaggia di Varazze accolgono l’onda lenta del mare come in un abbraccio.

Altrove, per le vie di Varazze, la vita scorre tranquilla nel tempo della villeggiatura e così si cammina sul Ponte sul Teiro.

Ed è tutto uno sfoggio di cappelli di paglia e ombrellini parasole, pizzi, organze e nastri, abiti dai colori chiari e tenui, spicca tra la folla un ragazzetto con una maglietta a righe e le bretelle.

La bellezza finisci poi persino per immaginarla seguendo il ticchettio leggero dei passi di due giovani donne che incedono aggraziate e sfolgoranti, così garbate con le loro pettinature raccolte e con i loro abiti alla moda.

Altrove, in alto, l’eco di voci argentine si spande nell’aria.
Sanno essere davvero dolci e sublimi le giornate in questi luoghi che donano ristoro e frescura nell’incanto di una natura magnifica.

In questa armonia di suoni, di passi, di parole lontane.
Denso di nostalgico romanticismo e di una certa bellezza antica, così immagino il tempo della villeggiatura nella bella Varazze.