In villa ad Albaro

È la didascalia posta sul retro di questa fotografia a raccontare un instante e a suggerire il titolo che vi porta in questo mondo lontano: in villa ad Albaro.
In villa ad Albaro, in un giorno felice e di certo importante, con questa incomparabile eleganza, nei modi e nelle maniere e anche nell’abbigliamento sofisticato: questa signora porta un copricapo raffinato con piume vaporose e piccoli preziosi orecchini.

In posa per la foto di gruppo, con quel garbo che è sinonimo di un certo stile.
Ecco gli abiti alla moda e la finezza dei tessuti, le tre signore appartengono certamente alla buona società genovese.

Un completo a quadretti, i guanti bianchi, la borsina piccola: nulla è lasciato al caso.

E poi le scarpe con i tacchi a rocchetto, i fiocchi e i passanti.
Quel certo stile, sempre.

E ancora la fastosa eleganza dei cappelli favolosi: qualche istante davanti allo specchio, un velo di cipria, una collana importante, un profumo dal sentore di rosa.
In un tempo per me semplicemente immaginato, in villa ad Albaro.

La bambina con le calze a righe

La bambina con le calze a righe era una biondina dall’intelligenza brillante e vivace, l’ho pensato subito appena l’ho vista.
Se ne sta là, seduta su una poltroncina nello studio del fotografo Cajani, tutta seria e presa in questo compito importante di fare la fotografia e però, chissà perché, io colgo nel suo sguardo una certa svagata distrazione, forse la ragazzina sta pensando a certe cose sue e di sicuro non saremo noi ad indovinarle, magari lei pensa che preferirebbe andare a giocare e a divertirsi invece di stare lì ad annoiarsi davanti al fotografo.

La bambina con le calze a righe porta questo abitino chiaro arricchito da una frivolezza di balze e anche le maniche sono ugualmente impreziosite.
Tra le mani tiene un libro che forse non avrà nemmeno mai letto, con tutta probabilità il volume sarà appartenuto al fotografo e sarà stato stretto da altre dita bambine e dalle mani affusolate di molte giovani signorine genovesi passate nello studio di Cajani per mettersi in posa per la foto di rito.

La bimba bionda dai lineamenti belli e delicati porta poi quelle spesse calze a righe e gli stivaletti di moda al suo tempo e che , tuttavia, sarebbero attuali ancora adesso.
Le calze a righe dovevano tenere ben caldo, mi sembrano perfette per sfidare la tramontana tagliente della Superba.

La bambina con le calze a righe, vi confesso, mi è stata simpatica proprio fin da subito.
Mi sarebbe piaciuto potermi mettere lì a far due chiacchiere con lei e penso che certamente avrei sentito la sua allegra risata e poi l’avrei vista ciondolare le gambe avanti e indietro come fanno a volte i bambini e magari lei avrebbe saputo raccontarmi molte cose che ignoro su quella Genova della sua epoca.
Il fotografo Cajani aveva il suo studio in Piazza della Posta Vecchia, in quei caruggi che anche io amo e frequento e non vi nascondo che, trovandomi da quelle parti, spesso mi viene in mente la bambina con le calze a righe e mi pare di vederla accanto alla sua mamma mentre scende verso Posta Vecchia con il suo passo leggero e saltellante.
C’è un tempo per ogni cosa, anche per immaginare coloro che il destino non ci ha mai fatto incontrare.

Certe eleganze a Torriglia nel 1906

Correva l’anno 1906 nella ridente Torriglia, località dell’entroterra genovese ben nota ai miei concittadini e meta prescelta da molti per la villeggiatura.
Là si trovarono, in certi giorni di un tempo felice, alcune giovani donne, due sono le fotografie nelle quali sono rimasti impressi i loro volti.
E quanta eleganza!
Chiome raccolte, piccoli orecchini ai lobi, pizzi raffinati e un abito a pois.

E poi l’austero portamento della signora più adulta in scuro, accanto a lei la giovane donna sorride con l’espressione serena, anche lei porta un cappello a dir poco favoloso e il suo vestito è tutta una raffinatezza di pizzi e leggerezze.

Dolce è il tempo a Torriglia, tra il verde dei prati e la ricchezza dei boschi.
Si resta vicine, davanti allo steccato, per fare la fotografia e quanta grazia femminile in questa posa: il candore degli abiti, le maniche a sbuffo, la gonna con le balze, la garbata compostezza tipica di quel tempo.

E poi ancora, la signorina ha un fiocco che morbido cade sul suo petto, un fiore vistoso sul cappello, gli occhi grandi e chiari, l’espressione sognante e i tratti leggiadri.

Alle sue spalle c’è chi non si cura troppo del fotografo: c’è da lavorare di buona lena, le dita si muovono svelte e la concentrazione non manca.
Luccicano gli anelli e i piccoli gioielli che sono ornamento gradito a questa signora e anche lei, come potete notare, porta un cappello all’ultima moda.

Sono le ricercate eleganze di un tempo distante e sono state così catturate dal prodigio di due fotografie.
Accadeva nel lontano 1906 a Torriglia.

Settembre 1909: ricordo di Sestri Ponente

Era un giorno di settembre del 1909, così si legge dietro a una bella fotografia che da qualche tempo fa parte della mia piccola collezione.
Forse era ancora la stagione del clima dolce e tiepido perfetto per una gita nella natura, a tergo della fotografia, con nostalgica dolcezza, una mano gentile scrisse queste parole come dedica alla Signora Tilde: quale ricordo del soggiorno in Sestri Ponente.
Così naturalmente possiamo presumere che, tra queste garbate villeggianti, ci sia anche lei, la Signora Tilde.
Si sorride con timidezza e con una certa consueta ritrosia.

È un momento di gioviale rilassatezza, una giornata che sarà rammentata con nostalgia.

Baffi di ordinanza, gilet e cravattino: i signori uomini si adeguano ai dettami dello stile del tempo.
E fanno parte della bella compagnia certe giovani donne con i loro abiti chiari e le loro espressioni timide e smarrite, tra tutte loro spicca la fanciulla in piedi nell’ultima fila al centro: ha un’acconciatura vaporosa, accenna quasi un sorriso e tiene gli occhi grandi fissi sul fotografo, appare come una ragazza volitiva e sicura di sé.

Il tempo fugge ma le immagini del passato restituiscono frammenti di giorni gioiosi e sempre, in ogni fotografia, si scorge qualcuno che più di altri sa attirare la nostra attenzione.
E anche stavolta, immancabilmente, è così.
Eccolo lì, seduto sull’erba a gambe incrociate: braghe corte, maglietta a righe, bretelle, un cappello calcato sulla testa.
E quella faccia lì, a quell’età lì: e tutta la vita davanti, ancora.

Accanto a lui un bimbo più piccolino e una mamma amorevole, è il tempo dei sorrisi e della tenerezza.
E ti ricordi?
Com’eri piccino! Guarda!
E come eravamo giovani tutti noi!

Era un tempo felice, l’aria era fresca, il sole brillava alto nel cielo e c’era questa memorabile esperienza da tenere impressa nella mente e nel cuore: era un giorno di settembre del 1909 a Sestri Ponente.

Gente di Nervi

È gente di Nervi, per lo meno così io credo, dato che là si trovava lo studio del fotografo Mola che così ritrasse questa bella famiglia.
Ecco il padre, un uomo dai modi seri e assennati, accanto a lui il figlio maggiore.

E seduto li davanti a loro ecco l’altro figlio maschio che è appena un ragazzino.
E lui che fa?
Contrariamente a quel che di solito accade in questi ritratti lui guarda verso il fotografo e sorride, con gioiosa ingenuità.
Ha la giacchetta, il farfallino, la camicia chiara.
E quell’espressione allegra e vivace e quel sorriso!
A quell’età lì, in un giorno del tempo passato, a Nervi.

Nell’esatto momento in cui il tempo si arresta in quella fotografia resta impresso un istante di vita: i bambini ancora da crescere, un amore solido, un futuro che ha le sue incertezze ma che confida nell’affetto e nella vicinanza di tutti i membri della famiglia.

La bimbetta, poi, appare così fiera del suo abito alla moda.
Ha il vestito a quadretti con delle ricche applicazioni in pizzo sul collo e sui polsini, porta sulla testa un cappello favoloso ed io sono certa che a lei piaccia tanto.
A me sembra anche abbastanza impacciata, a dire il vero, tiene la mano sinistra in quella maniera un po’ rigida e chiaramente ha seguito le indicazioni del fotografo, cerca di fare del suo meglio.
Con il tempo diventerà una giovane donna elegante e molto aggraziata.

Come la sua mamma, del resto: ventaglio in una mano, manico dell’ombrellino nell’altra.

E lo sguardo fiero e sulla testa un cappellino con tanti minuscoli fiori, non so indovinarne i colori ma immagino certi petali dai toni confetto.
In un tempo lontano, nello studio del fotografo Mola, a Nervi.

Un fiore tra le dita

Lei è una donna giovane e aggraziata e fu ritratta in un giorno che non so nello Studio di Roncarolo e Fossa, fotografi di Savona, forse anche lei abitava nella città della Torretta.
Quasi austera, nella sua posa così studiata, il suo abito è chiuso da una fila di bottoncini e da un fiocco vezzoso sul collo.
Ha gli occhi chiari, i capelli raccolti, la frangetta corta e quello sguardo sognante che me la fa immaginare perduta nei suoi pensieri e nelle sue sconosciute fantasie.

La bellezza e l’eleganza sono tutte nei dettagli: in quell’abito con la gonna dal tessuto finemente rigato, nel vitino di vespa della giovane donna, nei candidi polsini a pieghe del suo vestito e in quei bracciali preziosi che lei porta, voglio pensare che questi gioielli siano ancora l’ornamento di una giovane donna della nostra epoca.
Lei, la ragazza ritratta nello studio di Savona, regge tra le dita un piccolo fiore, pare forse una violetta e da come rimane rigido sembra evidente che si tratti di un fiore artificiale.

La bellezza e l’eleganza sono nei dettagli, nella postura fiera, nella grazie femminea, nella leggiadria che è lo stile di un’epoca.
La fotografia, come sempre, ha compiuto la magia di travalicare il tempo e ci restituisce in formato Cabinet l’immagine di lei: una giovane donna con un fiore tra le dita.

26 Agosto 1924 a Bagni di Montecatini

E ancora vi porto nel passato, a svelare gli istanti di un giorno d’estate: era il 26 Agosto 1924 a Bagni di Montecatini e questa è un’immagine scattata dal fotografo Goiorani.
Si tratta di una di quelle foto di gruppo di garbati villeggianti, seduti uno accanto all’altro, in un tempo per frutto del caso condiviso.
E come sempre mi sono dilettata ad osservare i dettagli, a cercare le espressioni e i sorrisi di un’epoca ormai svanita.
In prima fila c’è lei, con il suo cappello a cloche, la catenina e la croce dorata sul petto: qualcosa la distrae e lei osserva in tralice, mentre alle sue spalle tutti sembrano impegnati nel lasciarsi immortalare.

Borsine, cappellini, occhiali tondi e orologi da taschino: questa estate distante ha un altro ritmo e una differente velocità anche se le lancette, come in ogni altra stagione, segnano implacabili lo scorrere del tempo.

Là, seduta in quella folla, spicca lei con la sua grazia: indossa un abito con lo scollo a V e sul capo porta uno di quei cappelli favolosi, non so perché ma ho subito immaginato che avesse i toni decisi del verdone.
Lei appare così serena e tranquilla, si vede che il soggiorno a Bagni di Montecatini è per lei gradito e rigenerante.

La, in fondo alla sala, ecco ancora ai tavoli altri avventori, sui loro volti si legge una certa ritrosa semplicità e al tempo stesso una comprensibile rilassatezza.

Taluni, invece, sono nelle loro faccende affaccendati: un signore è immerso nella lettura del suo quotidiano, altre persone chiacchierano amabilmente in questa giornata agostana.

Un signore si volta verso il fotografo.
È un tempo di garbate e raffinate eleganze: fiori sulla tesa del cappello, tessuti impalpabili, sorrisi appena accennati.

E pagliette per i gentiluomini, ecco ancora un altro tavolo dove spicca una graziosa signorina che indossa un abito candido.

Tutti loro condivisero un tempo d’estate rimasto impigliato in una foto di gruppo.
Non conosco i loro nomi, non conosco le pieghe delle loro esistenze: tutti loro erano là, il 26 Agosto 1924 a Bagni di Montecatini.

Una nuova estate

Arrivò poi una nuova estate.
Portò, come il vento frizzante del mare, un senso di leggerezza e di sollievo, proprio come una placida onda che infine si disfa sulla riva.
Arrivò così una nuova estate, la sabbia era calda, il sole faceva luccicare la superficie del mare.
Lei guardò l’orizzonte, poi si fermò appena per un istante.
Seguiva la moda, era elegante anche alla spiaggia, con quella collana importante, i capelli raccolti e la pelle appena ambrata.
Rimase ferma, appoggiandosi con grazia alla barca, mentre un refolo di brezza marina le accarezzava il viso.
Sorrise appena, pensando con gioia alla bellezza di una nuova estate.

Una giornata di aprile a Camogli

Era un giornata di primavera, era aprile.
Era l’anno 1931, molte cose erano proprio come adesso, altre erano piuttosto diverse.
L’acqua del mare luccicava sotto i raggi del sole, le case alte di Camogli si stagliavano fiere e l’onda lenta si abbatteva sui sassi con la sua carezza salmastra.

Forse era una giornata dall’aria frizzantina, rinfrescata da vento vivace che increspava leggermente la superficie del mare.
E loro erano là, in posa per la foto di rito.
C’è il signore con giacca, cravatta, panciotto e cappello e accanto a lui vediamo due giovani donne con i soprabiti alla moda e i cappelli a cloche in voga in quel periodo, l’abbigliamento suggerisce così che fosse una giornata non troppo calda.
Era primavera, era un tempo con molte incognite e con cupe minacce sul futuro.
Ed era una giornata dolce, in un luogo incantevole della nostra Liguria.
Di quel tempo queste persone avranno conservato un ricordo, una tenera nostalgia, una memoria consolatrice da riportare davanti agli occhi in momenti forse più difficili.
E l’acqua lambiva la riva, in un giorno di aprile del 1931 a Camogli.

 

Un giorno lontano a Bagni di Montecatini

Era un giorno lontano in una bella e rinomata località toscana meta di molti visitatori, un luogo dalle molte bellezze dove ritemprarsi e ritrovare il benessere.
E allora voglio portarvi là, con questa bella fotografia di Goiorani, tra queste persone che insieme trascorsero il tempo breve di una villeggiatura a Bagni di Montecatini.
Sì tratta di una di quelle fotografie affollate nelle quali la curiosità mi spinge a cercare i dettagli e gli sguardi delle persone che così siedono una accanto all’altra.

Ed è tutta una confusione di copricapi, pizzi, nastri, espressioni compite o distratte e fiocchi e collane, veli e timidezze.

Ed è uno sfoggio di baffi importanti e di inusitate signorilità.
Là in quella folla, poi, c’è anche lei: con il suo piglio sicuro, il mezzo sorriso, gli occhi luminosi, il fantastico cappello all’ultima moda con le piume vaporose.

C’è anche la ragazzina con i suoi pochi anni e la sua annoiata ingenuità, forse preferirebbe la compagnia delle sue amichette e invece mamma e papà l’hanno portata a Montecatini ed eccola lì, così imbronciata con i capelli che le cadono sulle spalle.

In ultima fila è tutto un tripudio di pagliette, cravattini ed espressioni seriose.

E camicie inamidate e occhiali da vista e pose compiaciute, un signore sulla destra tiene in una mano un bicchiere che presumo colmo dell’acqua di Montecatini.

E ancora, ecco altri avventori, ognuno di loro è un romanzo tutto da leggere.
La signora sulla sinistra con il cappello scuro e quell’abito con la vita così alta ha questa espressione così benevola e di buon cuore, si coglie in lei una connaturata predisposizione verso il prossimo, mi sembra una persona gentile e paziente.
E che dire poi di colei che notiamo in primo piano sulla destra? Così algida, aristocratica e raffinata, è una giovane donna di aggraziata bellezza.

In quel giorno là si ritrovarono tutti insieme a Bagni di Montecatini e voglio pensare che negli anni a seguire ne abbiano conservato un gradevole ricordo.
Come sempre accade in queste foto di gruppo ognuno si distingue con il proprio stile e la propria personalità.
Ed ecco così sulla sinistra la seria signora con l’abito e il cappello scuro e dietro, laggiù, una solare gentildonna vestita di chiaro dal sorriso spontaneo, sulla destra invece ecco lei che tiene il capo così reclinato, forse è un po’ timida e riservata.
E là al centro si nota quel signore con quei bei baffoni a manubrio colto mentre alza gli occhi al cielo, chissà a cosa stava pensando!

Ed è tutto un mondo, ci sono orologi da taschino e panciotti e gonne ampie e camiciole e catenine dorate e sorrisi e sospiri.
In prima fila, seduti al tavolino ecco altri visitatori.
C’è uno smilzo e attempato signore con due bianchi baffoni e alle sue spalle un tale che se ne sta così appoggiato in quella posa rilassata, c’è poi una signora tutta vestita si scuro che pare tenere gli occhi socchiusi.
E c’è un bicchiere sul tavolino ed è un’ora dolce e tutti loro sono là, in quell’altro tempo, in un frammento di vita così vivace e bellissimo, in un giorno lontano a Bagni di Montecatini.