Piano piano, in punta di piedi

Piano, piano, in punta di piedi: così dolcemente si rivelano l’affetto e il rimpianto per chi non è più, così l’artista narra un sentimento, un legame indissolubile che nulla può spezzare.
Questa è la memoria dei coniugi Torre, il cippo funebre è opera del prolifico e valente scultore Domenico Carli che lo ultimò nel 1887 e si trova nel Porticato Superiore a Levante del Cimitero Monumentale di Staglieno.
La bimba regge teneri fiori tra le dita e così volge lo sguardo verso il volto benevolo e al contempo severo del compianto defunto.

Piano, piano, in punta di piedi, con tutta la sua innocente tenerezza infantile.
E forse vorrebbe porre domande o forse invece già tutto conosce, nella sua assoluta purezza.

Ondeggia la bella gonnellina a pieghe della piccola mentre la sofferenza cade come un velo ad oscurare il volto triste di Antonietta.
La desolata moglie fu la committente dell’opera e venne ritratta così avvinta dal suo dolore: un raffinato pizzo copre il capo di lei e nella sua postura si coglie un senso di arrendevole abbandono.

Una fila di bottoncini chiude quel suo abito sotto il quale di certo era solita indossare un rigido busto secondo i dettami del tempo.

Cade la luce, si posa lieve sulla gonna vaporosa della bimba e sui pizzi delicati della sua sottogonna, la luce sfiora quei boccoli chiari ben pettinati e l’illusione dell’arte lascia immaginare sospiri languidi e impazienti per una perdita impossibile da comprendere.

Così lei resta, per sempre.
Così lei rappresenta il desiderio di tenero affetto.
Protesa a cercare un amoroso abbraccio, con le sue calzette di filo e le scarpine belle chiuse da un vezzoso passante.
Piano, piano, in punta di piedi.

Così rimane tra noi la memoria dei coniugi Torre che insieme dormono il loro eterno sonno, per sempre effigiati nel marmo dal talento di Domenico Carli.

Sorridendo in Piazza De Ferrari

Doveva essere il tempo d’inverno, forse era anche uno di quei giorni in cui tira il vento e a Genova il vento è spesso padrone.
E allora, per ripararsi e trovare il giusto conforto, meglio indossare cappotti caldi e guanti pesanti.
Certo, una signora elegante appunta sempre sul bavero una bella spilla, una di quelle che si conservano nel portagioie nel cassetto del comò.
I capelli raccolti, i sorrisi garbati per una foto ricordo in Piazza De Ferrari.
Poi molti anni dopo l’acqua sgorgherà nella fontana in maniera differente e certe luci variopinte la illumineranno, sono i cambiamenti della modernità e forse a pensarci allora sarebbe sembrata una sorta di stravaganza.
In posa, uno accanto all’altro, in un giorno qualsiasi.

Il gentiluomo porta giacca e cravatta, baffi curati e tiene le mani in tasca.
Le due signore hanno queste piccole borse alla moda.
E tutti sorridono, davanti alla fontana di Piazza De Ferrari.
Ci sono certi istanti simili a molti altri, sono semplicemente momenti di quiete e spiensieratezza, ci sono certi istanti che mentre li vivi forse non ti sembrano neppure memorabili, sono come molti altri, nel semplice fluire della vita.
Poi gli anni scorrono e fuggono via e magari dall’album dei ricordi spuntano proprio quelle fotografie di quel giorno.
Guarda come eravamo giovani!
Ti ricordi?
Quanto anni sono passati, da non credere.
Insomma, quelle sensazioni lì.
Era il tempo dei sorrisi, in Piazza de Ferrari: in cammino verso il futuro e verso la vita.

Con i fiori sul cappello

Era ancora un giorno da immortalare per poterlo rivivere in altre diverse stagioni, quell’istante rimase così catturato nella fragile bellezza di questa fotografia.
Era estate, in un luogo che non conosco, era un tempo felice, più lento e molto differente dal nostro.
Le signore indossavano quegli abiti chiari rifiniti con pizzi preziosi, non mancavano i guanti e l’ombrellino parasole, accessori irrinunciabili erano certe minute e delicate borsine.
Signore e signorine portavano fieramente sul capo certi fastosi cappelli: eleganti, ricchi di decorazioni, raffinati e all’ultima moda.
Così, con i fiocchi e con decisi contrasti di colore.

Un vero gentiluomo porta poi certi fiorellini all’occhiello della giacca, baffi importanti e una fine paglietta sulla testa.
La giovane ritta accanto a lui accenna appena un sorriso garbato e ritroso sotto la larga falda che le regala confortevole ombra ed è così abbellita da piccoli boccioli.

E poi ancora foglioline, seriche rose raffinate, una squisitezza di applicazioni sul cappello di questa gentile signora.

È stato inevitabile per me immaginare certe partenze con grandi bauli carichi di abiti aggraziati e con le ingombranti cappelliere per riporre con cura questi cappelli favolosi.
Era un tempo distante, era un’epoca di fini ricercatezze e davanti al fotografo così si sorrideva con i fiori sul cappello.

La stagione dei ricordi

Era un tempo felice, una memoria dolce da serbare in un angolo del cuore.
La spiaggia, uno scoglio, l’acqua fresca del mare e tre giovani donne ritratte nell’estate della vita, così luminose e colme di grazia nel tempo della stagione dei ricordi.
Il sole potente brilla nel cielo, la brezza marina sfiora la pelle e lei resta così, ritta, con le mani affondate nelle tasche, i riccioli ribelli che le incorniciano il viso e un fazzoletto sul capo.
E sorride, con tale armoniosa leggiadria, in lei trovo la stessa straordinaria bellezza di talune dive del cinema muto.

Era un tempo felice e l’onda sciabordava sui sassi.
E lei restava così seduta sullo scoglio.
Seria, assertiva, fatale.
Con quel costume alla moda che sembra color carta da zucchero con le righe bianche.
La stagione dei ricordi è in questi occhi profondi e in ciò che hanno veduto, nelle sensazioni mai dimenticate, nelle nostalgie che sempre ritornano.

Era un tempo felice e c’era lei che alla spiaggia indossava quelle vezzose scarpette con i lacci incrociati sulle caviglie.
Così aggraziata e femminile, affascinante è l’armonia dei suoi gesti.
Era un tempo diverso, lontano dal nostro.

Sul retro di questa fotografia qualcuno ha scritto i nomi delle tre giovani donne, lasciando traccia anche di colui che è ritratto insieme a loro e così si legge: Angela, Fanny e Luisa e bagnino.
Lui è un giovanotto atletico e prestante e siede là, su quello scoglio.
Era un tempo felice, le onde frizzanti si rincorrevano gioiose e forse nessuno di loro lo sapeva ma questa era davvero la dolce stagione dei ricordi.

In villeggiatura a Varazze

Doveva essere dolce la villeggiatura, in certi anni dorati, a Varazze, nota località della riviera di ponente apprezzata per la sua bella spiaggia.
Compiamo cosi ancora un nuovo viaggio nel tempo osservando i dettagli tratti da due diverse cartoline per ritrovarci in quell’epoca di inusitate eleganze e delicate ricercatezze.
Fresca e fragrante è l’estate, ha il profumo degli ulivi, il sentore frizzante degli agrumi e la vivifica aria del mare conforta e rigenera.
E si osserva il panorama da lassù, la costa e la spiaggia di Varazze accolgono l’onda lenta del mare come in un abbraccio.

Altrove, per le vie di Varazze, la vita scorre tranquilla nel tempo della villeggiatura e così si cammina sul Ponte sul Teiro.

Ed è tutto uno sfoggio di cappelli di paglia e ombrellini parasole, pizzi, organze e nastri, abiti dai colori chiari e tenui, spicca tra la folla un ragazzetto con una maglietta a righe e le bretelle.

La bellezza finisci poi persino per immaginarla seguendo il ticchettio leggero dei passi di due giovani donne che incedono aggraziate e sfolgoranti, così garbate con le loro pettinature raccolte e con i loro abiti alla moda.

Altrove, in alto, l’eco di voci argentine si spande nell’aria.
Sanno essere davvero dolci e sublimi le giornate in questi luoghi che donano ristoro e frescura nell’incanto di una natura magnifica.

In questa armonia di suoni, di passi, di parole lontane.
Denso di nostalgico romanticismo e di una certa bellezza antica, così immagino il tempo della villeggiatura nella bella Varazze.

Un’estate di molti anni fa

Era un’estate di molti anni fa su una bella spiaggia della quale nulla so.
Eppure, per qualche istante, anche io mi sono ritrovata là, davanti a quel mare limpido, con l’onda che scroscia fragorosa sui sassi, tra le risate di certi avventurosi bagnanti.
Tic tac, tic tac, è sempre un sogno la mia macchina del tempo.
Fate ben attenzione, il sole picchia potente su questa spiaggia e conviene ripararsi con cura per mantenere la carnagione chiara.
E in questa estate di molti anni fa non mancano certe inconfondibili eleganze: le gonne strette in vita, le camicie candide e leggere con le maniche lunghe, la collana forse di corallo, i cappellini vezzosi sul capo.
Un ombrellino parasole, i mezzi guanti bianchi e quei sorrisi, quei sorrisi che sono già un romanzo.

E poi la giovinezza e i suoi preziosi entusiasmi.
Il gioco e la complicità, le corse in mare, un salvagente per due e uno scambio di sguardi.
Il costume con le righe sul petto, il cappellino di paglia.
E là, sullo sfondo, la figura composta di un gentiluomo che pare osservare forse incuriosito.

E ritorniamo ancora ad ammirare le due gentildonne, ovunque esse siano mi perdoneranno se indugio ancora sulle ricercatezze dei loro abiti, entrambe sono semplicemente magnifiche!
Con le gonne di un tessuto che pare rigato, forse sarà una stoffa di color celestino chiaro con una riga blu scura.
E i ventagli: una di loro lo porta al polso e l’altra lo tiene appeso al collo con una catenella.
E guardate la borsina piccola con la tracolla e ancora il parasole, questa volta è chiuso ma quello è un accessorio che proprio non può mai mancare!

In questa estate di molti anni fa c’era la gioia di vivere: autentica, spontanea e vera.
Il mare luccicava sotto i raggi del sole, i pesci guizzavano tra le onde.
Rimase, conservata come un ricordo caro, questa fotografia di un tempo felice ed io sono contenta di avere il privilegio di custodirla.
Racchiude sorrisi, gesti affettuosi e gioia.
Era un’estate di molti anni fa.

Primavera al Righi

E venne il tempo di primavera, stagione dolce e così generosa di tante bellezze.
Ancor più gradevole il clima è là sulle alture dalle quali si ammira tutta Genova, sul Righi dove si respira aria fresca e pura, là si passeggia mentre le cime degli alberi ondeggiano sospinte da brezza lieve e il sole ristora e conforta.
Per alcuni sono istanti da ricordare e allora ci si mette tutti in posa davanti al fotografo Luigi Tanhoffer, sarà lui ad immortalare questo momento cosi speciale.
Generazioni diverse, l’impronta dello stesso sorriso.
L’eleganza fastosa dei cappelli, i pizzi ricercati, la postura aggraziata, il gesto volitivo della donna più giovane che regge in quella maniera quello che sembra essere un parasole.
E lo sguardo di lei, saldo e sicuro, c’è tutto un mondo di incrollabili certezze in quei suoi occhi.

In un tempo che non so c’è anche un gentiluomo seduto su una bella sedia di legno, egli stringe in una mano un bastone da passeggio, sfoggia baffi curatissimi e trovo che abbia una certa saggezza dipinta sul volto.
E che stile sofisticato, in un giorno distante là sul Righi.

E poi i pensieri, a volte, vanno via.
Volano verso i desideri nascosti, si impigliano nelle speranze inespresse, vagano nei sogni da far divenire realtà.
E denso di questa bellezza è lo sguardo della signorina con il cappello a tesa larga, così perduta nella sue divagazioni di fantasia.

Era un tempo del passato e a me piace credere che fosse una luminosa giornata di primavera.
Lassù, nella dolcezza del Righi.

E ti ricordi di te

E ti ricordi di te.
Molto tempo dopo, ti osservi ancora nel tempo fuggito via.
E ti ricordi di te appena ragazzina.
E ti ricordi di te: eri timida e impacciata, a dire il vero.
E ti rammenti anche di lei, non potrebbe essere diversamente.
Tu, seduta sulla poltroncina nello studio del fotografo.
L’abito con gli inserti di velluto e il colletto ampio, la spilla, i piccoli orecchini pendenti ai lobi, i capelli crespi raccolti con cura.
E lei accanto a te, con i guanti in una mano e i fiori nell’altra.
Ti ricordi di te?

E forse ti rammenti della tua borsina di maglia dorata, voi due l’avevate uguale.
E tu avevi al collo una catenella lunga e sottile e un piccolo crocifisso che restava così posato sul ginocchio e sulla tua gonna e forse ti ricordi che prima di essere donna sei stata una ragazza proprio così.

E ti ricordi di te.
E ti ricordi di quel tuo gesto vezzoso: chinarsi, stringere con le dita i nastri che chiudono le tue scarpe e sistemarli a dovere, perché le ragazze giovani sono sempre un po’ ambiziose, in ogni tempo.
Le fanciulle come te amano gli stivaletti all’ultima moda e gli accessori giusti e tu questo te lo ricordi bene, io lo so.

Ora poi, in realtà io non so nulla di te, soltanto mi sono messa a divagare sulla tua fotografia, le immagini come questa contengono già, a mio parere, vite intere: racchiudono il tempo che verrà, le gioie e le speranze, le incertezze e le piccole conquiste.
Con gli occhi della fantasia ti ho veduta poi molto anni dopo: già donna, stringi la fotografia tra le dita e la osservi.
Come io osservo te, adesso.
E mi viene così spontaneo farti quella domanda, sai.
Dimmi, ti ricordi di te?

20 Settembre 1922 a Bagni di Montecatini

Era il 20 Settembre 1922 a Bagni di Montecatini, gradevole località toscana in seguito denominata Montecatini Terme e molto apprezzata appunto per le sue cure termali, eccoci quindi in compagnia di certi visitatori allo Stabilimento Tettuccio, l’autunno si avvicina e tutti sono in cerca della quiete e del benessere che questi soggiorni sanno regalare.
Un abito scuro, una certa timidezza davanti al fotografo, la signora ha una certa età e accanto a lei siede una donna più giovane che indossa un soprabito di buon taglio e un cappello all’ultima moda.

Con stile e con eleganza, ecco ancora altre visitatrici che portano copricapi di gusto, molti anni dopo verranno definiti vintage e saranno molto ricercati da certe ambiziose collezioniste.

Capelli corti a incorniciare il viso, sorriso sicuro e una lunga collana che cade sul petto: c’è anche lei seduta al tavolo dello Stabilimento Tettuccio e a osservare la sua espressione tranquilla si direbbe che il suo soggiorno si stia svolgendo nel migliore dei modi.

E poi i bicchieri sul tavolo e certi gentiluomini che sfoggiano baffi, cappelli, pagliette, cravatte e bastoni da passeggio, gli orologi nel taschino fanno tic tac, tic tac e segnano il tempo che fugge via veloce creando una distanza tra noi e questo tempo che non abbiamo vissuto.

E poi, come al solito, in ogni immagine d’epoca c’è sempre qualcuno che maggiormente attira la mia attenzione e va a finire che mi perdo a fantasticare su emozioni, amori e vite sconosciute.
Osservate lei, la signorina vestita di chiaro, imperscrutabile, quasi nascosta sotto la tesa del cappello, sorridente e svagata, magari sogna o magari immagina una vita nuova che è ansiosa di incominciare.
Là, avulsa nei suoi pensieri, al ritmo dei battiti del suo cuore.

In un giorno da ricordare, in un altro tempo: era il 20 Settembre 1922 a Bagni di Montecatini.

Una partita di tennis nel 1929

Nel tempo dello svago e della vacanza un bel gruppo di amici si diletta con palline e racchette: è l’estate del 1929 e questa è la foto di rito per serbare un caro ricordo di una partita di tennis.
Niente tessuti tecnici per questi provetti tennisti, i loro abiti forse a noi sembrano persino improbabili, gli uomini portano pantaloni lunghi e camicia a maniche lunghe.
Eleganza e femminilità caratterizza invece i capi indossati da signore e signorine, lo stile non va mai trascurato.
Ed ecco svolazzanti gonne bianche rigorosamente sotto al ginocchio, pettinature composte, sorrisi appena accennati, una delle giocatrici sfoggia una maglietta colorata, la prima ragazza da sinistra sembra invece indossare una gonna con inserti di pizzo.
La terza giovane da sinistra poi porta una collana di grosse perle che a me non sembra l’ideale durante la pratica di uno sport eppure a lei evidentemente piaceva così!
Fanno parte della mia piccola collezione diverse immagini di bagnanti ritratti sulle spiagge della Liguria, c’è una squadra di calcio e una piccola selezione di spericolati sciatori.
E poi ci sono loro con le loro racchette, ritratti in un luogo che non conosco, al tempo di una partita di tennis nel lontano 1929.