Colori di Montebruno

Vi porto ancora insieme a me, a Montebruno.
Là, dove la chiesa si trova oltre il Trebbia che scorre con le sue acque che accarezzano i sassi.

Quando vado a Montebruno mi soffermo sempre a guardare la casetta rosa.
Ed è una sola, per me, la casetta rosa, magari ce ne saranno anche altre, ora non ricordo, ma quella lì è speciale.
Ci sono i vasi di coccio tutti in fila, le tendine candide alle finestre e fiori rosa che sbocciano delicati proprio là, davanti alla casetta rosa.

Montebruno (2)

A dire il vero in molti luoghi, a Montebruno, troverete fiori dai petali splendenti.

Montebruno (3)

E mi è capitato, percorrendo certe stradine di questo paese della Val Trebbia, di notare dettagli che non avevo mai veduto.
Tra case di pietra che racchiudono memorie antiche.

Dove sbocciano le rose davanti a porticine di legno dipinte di verde.

E ho visto sassi, foglie, pietre, muri vetusti.

E sopra ad ogni gradino un vaso.

E erbe selvatiche, invadenti e tenaci, spuntavano tra quelle pietre.

In questo scorcio di un paesino della Val Trebbia.

Montebruno (9)

Porte, vita, scale.
Un tempo racchiuso nel nostro tempo, trattiene ancora la memoria del passato, la sua storia e la sua rustica bellezza.

Montebruno (10)

Là, su quelle scale, a Montebruno.

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Fino al cuore

C’era una scala di pietra, su un gradino una raffinatezza di porcellana forse un tempo destinata ad un angolo del salotto.
E c’erano i giochi di contrasti in alcune mollette quasi allineate tutte vicine, come i tasti silenziosi di un pianoforte immaginario, come una musica ancora da comporre e fatta di suoni colorati e vivaci.

E c’erano cestini di vimini con dentro fiori e pianticelle, una piccola edera tenace e gerani rossi.
È così la vita, sboccia davanti alle finestre, accanto a una scala impervia, è così la vita, si lascia accogliere dall’ombra confortatrice.

E c’era una corda ondeggiante alla quale erano appese tutte quelle mollette, erano messe a caso, ognuna in maniera diversa, idealmente erano come note sparpagliate che aspettavano soltanto di essere messe in fila su un pentagramma.
Così, in ordine sparso, in attesa di un accordo e di una melodia.
Dondolando, nell’aria d’estate, fino al cuore.

Quattro gatti a Montebruno

Diversi giorni fa durante uno dei miei giretti a Montebruno ho incontrato quattro gatti.
Proprio quattro, nel vero senso della parola, tutti avevano una particolarità in comune: la pigrizia.
Il primo era tutto nero e se ne stava accoccolato con sussiego e altera indifferenza, devo dire che non si è minimamente scomposto.

Il secondo si è fatto trovare in una posa che lo faceva sembrare un gatto di porcellana o qualcosa del genere.

Questi due se ne stavano entrambi nei pressi di un lavatoio.

Gatto (3)

Uno da una parte e uno dall’altra.

Gatto (4)

Poi si sono anche spostati ma tuttavia sono rimasti pigramente a pisolare all’ombra e senza agitarsi, del resto questi felini se la prendono comoda, diciamo così.

Gatto (4a)

Il terzo gatto di Montebruno aveva trovato una sistemazione perfetta e secondo me non aveva nessuna intenzione di schiodarsi da lì.
Mi ha guardata con l’espressione un po’ assonnata e distratta e poi ha continuato con il suo meritato riposino pomeridiano.

Gatto (5)

Il quarto e ultimo gatto è un tipo elegante, un po’ altezzoso e comunque pigrissimo come tutti gli altri.
Se ne stava, con tutta la sua fierezza, accoccolato davanti a una finestra aperta e se passate da Montebruno, statene certi, lo troverete proprio lì.
Lui è uno dei gatti di Montebruno che ho incontrato in una giornata d’estate.

Gatto (6)

Sophie Blanchard: il cielo nel destino

Questa è la storia di una donna impavida e temeraria, questa è la storia di una fanciulla che aveva il cielo nel destino.
Sophie Armant ha appena 16 anni quando, nel 1794, sposa Jean Pierre Blanchard: lui è un brillante scienziato quarantunenne, fin da ragazzo si è distinto per il suo estro geniale che gli ha permesso di costruire particolari e avveniristici macchinari come ad esempio un vascello volante.
Blanchard ha una passione sfrenata: è un coraggioso aeronauta, è famoso per aver volato dall’Inghilterra alla Francia con il suo pallone aerostatico nella primavera del 1795.
Sophie, sua moglie, erediterà il suo amore per il volo: è il 1808 quando la giovane rimane vedova e continua ciò che ha appreso durante gli anni del suo matrimonio, Sophie è coraggiosa e intrepida, diverrà lei stessa celebre per le sue molte ascensioni e per una vicenda che la farà balzare agli onori delle cronache.

È un giorno d’estate: il 15 Agosto 1811 si celebrano a Milano i festeggiamenti per il genetliaco dell’Imperatore Napoleone Bonaparte.
Sono previste grandi feste, evoluzioni militari e divertimenti di vario genere.
E ci sarà anche lei, Madame Blanchard si alzerà in cielo con il suo pallone e gli astanti ammireranno stupefatti il suo straordinario volo.
Giunge il suo momento, davanti alla folla oceanica delle grandi occasioni Sophie si appresta a compiere la sua ascensione.
Per un intoppo il pallone sembra non muoversi, la folla è impaziente e Sophie fa così un gesto repentino e stacca all’improvviso le corde da terra.
E il pallone si leva alto velocissimo e scompare rapido portato via dal vento.
Stupore, meraviglia, timore per la sorte di lei, il 17 agosto le cronache ancora non hanno sue notizie.
Infreddolita, stretta nel suo abito leggero, Sophie è in balia del suo destino ma non si arrende, lei è una principessa dell’avventura.
Le correnti l’hanno spinta lontana, verso la Val Trebbia, in un bosco di Montebruno.

Sophie butta l’arpione per atterrare ma il pallone finisce per rimanere tra gli alberi fitti.
E scende la notte e poi spunta l’aurora e alcuni pastori del luogo si avvicinano incuriositi e timorosi, quasi non ci possono credere!
Ognuno fa le proprie supposizioni, a Montebruno in passato c’era stata un’apparizione della Madonna e questa macchina venuta dal cielo portava forse, ancora una volta, la Vergine Maria?
Chi era colei che parlava quella lingua sconosciuta?
Cosa era accaduto in quella notte fatale? Forse si trattava di ladri?
E provate a immaginare quale sensazionale emozione percorse la gente di Montebruno in quel frangente!

Sophie fu poi affidata alle cure del sindaco di Montebruno e dalla Val Trebbia raggiunse quindi Genova, l’eco della sua vicenda giunse anche a Milano.
E suscitò grande curiosità la notizia dell’incidente avvenuto a Madame Blanchard, lei era una creatura particolare per il suo tempo ed era talmente coraggiosa da voler ritentare l’impresa fallita a Milano.
E così chiese di poter ripetere un secondo volo, il permesso non le venne però accordato.
Ritornò a Parigi e proseguì la serie delle sue mirabili avventure, narrano le cronache che una volta finì persino in una palude.
E nella capitale francese si compì il suo destino.
Era una sera di luglio e c’era una grande festa, era previsto che Sophie compisse il suo volo con il pallone accompagnata da scenografici fuochi d’artificio.
E lo spettacolo iniziò, i fuochi fiammeggiavano sotto di lei, mentre Sophie reggeva in una mano una miccia per accendere un ulteriore fuoco.
Accadde l’imprevedibile, il pallone si incendiò davanti agli occhi increduli della folla.

E il vento la sospinse lontana, la fiamma ardeva e il destino questa volta non fu gentile con lei, un arpione di ferro agganciò e fece capovolgere il cesto che la ospitava: Sophie precipitò in una strada di Parigi ed esalò così il suo ultimo respiro.
A Sophie Blanchard è stato dedicato un interessante volumetto dal titolo Sophie Blanchard, amazzone del cielo in Val Trebbia e ne è autore Giovanni Ferrero, il libro è stato pubblicato nel 1999 per la Biblioteca dell’Alta Comunità Montana Alta Val Trebbia e da queste pagine sono tratte le notizie che avete letto.
In quegli anni ’90 a Montebruno fu realizzata anche una mostra e ci furono anche alcune manifestazioni con le mongolfiere in ricordo di quella lontana vicenda.
Le immagini che avete veduto si trovano appunto nel Comune di Montebruno e ricordano quel giorno straordinario di un altro secolo.
La Blanchard ebbe molti riconoscimenti di prestigio, ad esempio Re Luigi XVIII la nominò ufficiale aeronauta della Restaurazione.
Sophie morì a soli 41 anni e riposa al cimitero di Père-Lachaise.
Nei suoi giorni spericolati su questa terra capitò anche nei boschi della Val Trebbia, testarda fanciulla avventurosa che aveva il cielo nel destino.

Montebruno, la mistica bellezza del Convento

C’è un luogo, in Val Trebbia, che racchiude mistica e armoniosa bellezza.
Dovrete andare là, lungo la riva del Trebbia, presso il Santuario di Nostra Signora di Montebruno.

Montebruno

Annesso alla chiesa c’è un convento di frati agostiniani, entrambi furono fondati sul finire del ‘400, il convento è stato recentemente restaurato e ora vive una nuova stagione di splendore.

Montebruno (2)

Nel cuore dell’estate il campanile si staglia contro il blu del cielo.

Montebruno (3)

La Val Trebbia è prati, boschi, acque gorgoglianti, aria fresca e notti stellate.
La Val Trebbia è anche la bellezza che non ti aspetti, così si svela, affiora delicata su antichi muri.

Montebruno (4)

Nella quiete silenziosa del chiostro.

Montebruno (5)

E si preannuncia nella sua armonia.

Montebruno (6)

Nella Cappella, un tempo adibita a refettorio, un artista di talento probabilmente vissuto nel ‘500 ha lasciato un’opera a dir poco mirabile che occupa un’intera parete.

Montebruno (7)

Al di là dei vetri gli alberi che circondano la bella chiesa immersa nel verde della valle.

Montebruno (8)

E davanti agli occhi la raffinatezza di questo capolavoro, L’ultima cena.

Montebruno (10a)

Montebruno (26)

Misticismo e silenzio, nelle stanze del convento.

Montebruno (9)

E simmetriche armonie in ogni luogo dove si posa lo sguardo.

Montebruno (10)

Sulla parete opposta un episodio della Vita di Sant’Agostino.

Montebruno (12)

La bellezza che non ti aspetti è nella semplicità, in quei gradini consunti e calpestati da centinaia di passi di umili e devoti frati.

Montebruno (13)

Ed è nei chiaroscuri, nelle grate, nella reale sensazione di poter udire un rosario recitato con sentita devozione.
In queste stanze, in questo convento.

Montebruno (14)

E c’è la traccia di uomo e della sua vita.
Il suo nome è Stefano Marino, ha predisposto un ricco lascito e chiede che venga celebrata una messa ogni giorno, per la salvezza della sua anima, di quella di sua moglie Selvagia e dei suoi cari.
Tempi bui, tempi difficili e di fede ardente: le speranze di Stefano risalgono al lontano 1639.

Montebruno (15)

E ancora altra bellezza da scoprire, è racchiusa nella bella Sala Capitolare, se la visiterete resterete a lungo ad ammirare il soffitto.

Montebruno (16)

Ai piedi della Croce di Cristo una data: 1616, gli affreschi risalgono a quell’anno.

Montebruno (17)

L’incanto mistico del Convento è nei gesti devoti e semplici, nella ritualità della fede.

Montebruno (18)

Tutto attorno, figure di Santi.

Montebruno (19)

E sono mani giunte sul petto e aureole dalla luce dorata.

Montebruno (20)

Sono volti segnati dallo scorrere degli anni, libri sacri e saggezza antica.

Montebruno (11)

Sono i visi e gli sguardi della fede.

Montebruno (21)

Qui, in un convento dalla lunga storia, nella pace della Val Trebbia.

Montebruno (22)

Accompagnano la Madre di Dio e le sue preghiere.

Montebruno (23)

Dove la luce proietta le arcate del chiostro in un perfetto gioco di ombre.

Montebruno (24)

Sotto quel cielo turchese che da molti secoli sovrasta il Convento di Montebruno.

Montebruno (25)

La luce dei girasoli

Era il principio di luglio, qui a Fontanigorda.
Mi trovavo nel giardino di un’amica, lei è una persona molto creativa ed originale, così nella parte dedicata al suo orto domina uno spaventapasseri piuttosto particolare.
Una ragazzina con un sorriso allegro, il cappellino e le trecce, qua e là sul suo abitino spiccano alcuni girasoli finti.

Girasoli (2)

Eh, sono talmente belli da aver mandato in confusione persino una vespa!
E infatti costei si è posata su quei petali con la vana speranza di poterne trarre qualche vantaggio, immagino che la creatura ci abbia messo poco a capire l’inghippo.

Girasoli (3)

Ora si avvicina l’autunno e gli alberi incominciano a vestire i colori di questa stagione ma i girasoli indomiti svettano contro il cielo azzurro.

Girasoli (4)

Grandi, luminosi, vitali, gioia vera delle api ronzanti.

Girasoli (5)

Lo splendore dei girasoli è il fulgore dell’estate che si ostina a rimanere: fiori lucenti, densi di sole e di colore.

Girasoli (6)

Altissimi e dondolanti sul margine di un orto.

Girasoli (7)

Rischiarano persino una giornata dal cielo grigio.

Girasoli (8)

Figli della terra seguono i raggi del motore dell’universo.

Girasoli (9)

E ospitano instancabili insetti che passano rapidi da un fiore all’altro.

Girasoli (10)

L’estate presto fuggirà via e cederà il passo al capriccioso autunno.
Per adesso resta, è nei petali gialli e negli steli che si piegano davanti alla maestà della stella più brillante.

Girasoli (11)

Ed è nelle foglie ampie, nei fiori gioiosi che si protendono verso i raggi caldi del sole.

Girasoli (12)

Ed è nella luce, la luce radiosa dei girasoli.

Girasoli (13)

Il Museo di Cultura Contadina di Montebruno

C’è un luogo, in Val Trebbia, dove scoprirete un piccolo grande mondo con le sue usanze e i suoi segreti.
Ospitato nei locali del Convento annesso al Santuario di Montebruno, il Museo di Cultura Contadina è una fantastica ed entusiasmante avventura.

Museo Contadino (1)

Vita quotidiana, fatiche e sudori di coloro che vissero in queste campagne in tempi duri e difficili.
A guidarmi in questo viaggio affascinante è stata la Signora Alma e qui la ringrazio ancora perché mi ha svelato particolari a me del tutto sconosciuti.

Museo Contadino (2)

In questo tempo distante dal nostro con questo attrezzo si costruivano le ruote.

Museo Contadino (3)

E il cestaio lavora alacremente per i suoi compaesani.

Museo Contadino (4)

Si intrecciano sedie per le case dei contadini.

Museo Contadino (5)

E nel piccolo paese tutti si conoscono, tutti sanno il nome del ciabattino, è lui che risuola le scarpe di grandi e piccini.

Museo Contadino (6)

Il tempo vola via, siamo cambiati eppure dobbiamo saper ricordare quello che eravamo.

Museo Contadino (7)

La vita segue il ritmo delle stagioni e quando viene il tempo della fienagione c’è molto da lavorare.

Museo Contadino (8)

Profumo di legno e di natura, con questo strumento si preparava il vino di mele.

Museo Contadino (9)

E questo invece serviva per fare il burro.

Museo Contadino (10)

C’è una miriade di oggetti che provengono dal nostro passato, ecco alcuni macinini in fila.

Museo Contadino (13)

E ci sono attrezzi di ogni genere, raccontano l’arte di costruire il proprio mondo con le proprie mani.

Museo Contadino (14)

E certo non mancano gli strumenti del dottore.

Museo Contadino (15)

E poi c’è anche il tempo dello svago, dopo le fatiche nei campi ci si concede una partita a bocce.

Museo Contadino (16)

L’allestimento è vario e ricchissimo, posso solo darvi un’idea di ciò che potrete ammirare in questo museo.

Museo Contadino (17)

Vedrete una grande bilancia.

Museo Contadino (18)

E questa proviene da Genova, da una bottega di Sottoripa.

Museo Contadino (19)

E troverete una specie di martello, posato dritto per terra.
Riuscite a immaginare a cosa serviva? Si tratta del massabecco e veniva usato per fissare i ciottoli sulle strade.

Museo Contadino (21)

Una sala intera è dedicata agli animali.

Museo Contadino (21a)

Dondolano i pesanti campanacci.

Museo Contadino (22)

E di legno intrecciato è questa specie di museruola che veniva usata per i vitellini da latte per evitare mangiassero l’erba.

Museo Contadino (22a)

Sfavilla il fuoco nella cucina dove la famiglia si riunisce.

Museo Contadino (23)

E in questo locale caldo e accogliente sono numerosissimi gli attrezzi per preparare le gustose prelibatezze che riempiono i paioli e le pentole.

Museo Contadino (25)

E poi la signora Alma mi ha mostrato questa capiente conca gialla che qui vedete in due esemplari: mi ha detto che veniva chiamata zampe di gatto e la si usava per mangiare tutti insieme servendosi con le mani.

Museo Contadino (26)

Si scrive, si fa di conto, si mandano lettere a coloro che sono andati in cerca di miglior fortuna in terre lontane.

Museo Contadino (27)

E in questo museo che racconta una piccola parte di mondo vedrete diversi ritratti di famiglia e numerose fotografie antiche, sono il dono di persone animate dal desiderio di preservare i giorni passati.
Dlin, dlon, trilla la vecchia cassa.

Museo Contadino (28)

Tutti lavorano, uomini e donne, ognuno ha la propria fatica.
E ciascuno ha la propria perizia, non manca una bella collezione di macchine da cucire d’epoca che farebbero la gioia delle amiche creative.

Museo Contadino (29)

E certo, in altri anni si filava anche la lana.

Museo Contadino (30)

Si conclude questo bel viaggio nel passato con la visita ad una stanza dove vedrete cuffiette, gonne, mutandoni e vestitini, abiti di un tempo perduto.
Fate piano, nella culla c’è un bimbo che dorme.

Museo Contadino (31)

E riposti in bella mostra vedrete i bustini delle nostre nonne.

Museo Contadino (32)

E i ventagli, gli scialli, le camicie con le bordature di sangallo.

Museo Contadino (33)

E un vezzoso ombrellino da passeggio, utilissimo per ripararsi dal sole cocente.

Museo Contadino (34)

Un museo da scoprire, un fiore all’occhiello per questa valle.
Un mondo che si svela, nella semplicità della vita di ogni giorno.

Museo Contadino (35)

Montebruno: un Santuario per un’Apparizione

Correva l’anno 1478 e in questa valle viveva un piccolo pastorello: era un bambino sfortunato, muto e sordo, non poteva sentire il rumore dell’acqua che canta sui sassi sotto al ponte di Montebruno.
Un bel giorno, in questo luogo, accadde un fatto miracoloso.

Montebruno (2)

Si narra che al piccolino apparve la Madre di Dio che gli fece doni preziosi: gli ridiede l’udito e la parola.
E allora il bimbetto corse a perdifiato, andò a chiamare la gente del posto e indicò il posto dove egli aveva veduto Maria: là, sul tronco di un faggio, c’era una statua di legno che ritraeva la Vergine.
Alcuni anni dopo, in seguito a un decreto pontificio del 1486, nel luogo dell’avvenuto miracolo, un devoto frate Agostiniano di nome Battista Poggi diede inizio alla costruzione di un grandioso edificio: il Santuario di Nostra Signora di Montebruno.

Montebruno (4)

Nei secoli sono passate di qui migliaia di fedeli in pellegrinaggio, in tanti hanno pregato in questa chiesa ricca e sfarzosa, lo stile segue i dettami del barocco.

Montebruno (5)

E sull’altare c’è proprio quella statua lignea della Madonna che il pastorello trovò ai piedi dell’albero.

Montebruno (6)

Sono numerosi i dettagli che dovrete ammirare camminando nel silenzio di questa chiesa, ci sono anche diversi quadri di artisti liguri.

Montebruno (7)

La luce filtra, rischiara i dipinti sul soffitto del coro.

Montebruno (8)

Grande e bella è la chiesa adagiata sulla riva del Trebbia.

Montebruno (9)

E la sovrasta un volo d’angeli dai toni delicati.

Montebruno (11)

Tanto tempo fa qui giunse qualcuno che scampò ai pericoli delle onde.
Non conosco il suo nome ma so che costui aveva nel cuore un sentimento di sincera gratitudine, la sua salda fede lo aveva sorretto in momenti di grave difficoltà.
Racchiuso sotto un vetro c’è ancora il ricordo di quei giorni duri: queste sono le gomene di una delle galee dell’Ammiraglio Andrea Doria.
Riuscite a immaginare il volto dell’uomo che le portò fin quassù per ringraziare la Madonna di averlo protetto?

Montebruno (10)

Non sono terminate le sorprese di questa chiesa, le troverete in questo luogo dove non ve lo aspettereste mai.
Stupore, varcando questa porta che conduce alla sacrestia.

Montebruno (12)

E forse il vostro sguardo cadrà su certe raffinate opere frutto del talento di artigiani di un tempo lontano.

Montebruno (13)

Guardate altrove, verso queste ante di legno e attendete che si spalanchino davanti ai vostri occhi.

Montebruno (14)

E su uno dei muri vedrete la meraviglia di antichi azulejos, sono uguali a quelli che trovate in certi palazzi dei vicoli, lungo scaloni di marmo dalla storia antica.
E hanno colori vividi e brillanti, abili ceramisti di un altro tempo li hanno lasciati a noi, a noi rimane il compito di preservarli e di valorizzarli.

Montebruno (15)

Gli azulejos del Santuario di Montebruno provengono da Siviglia e risalgono alla prima metà del XVI secolo.

Montebruno (16)

Ed è ocra e verde e un disegno armonioso.

Montebruno (18)

Sono fiori e foglie e tondi turchesi.

Montebruno (19)

Questa è la perfetta bellezza degli azulejos.

Montebruno (20)

Si trovano nella sacrestia di un’antica chiesa sorta in una valle quieta, dove un tempo avvenne un fatto miracoloso.
Un luogo che riserva ancora altri stupori che presto scoprirete insieme a me.

Montebruno (21)

Qui dove l’azzurro si specchia nell’acqua del Trebbia che scorre placido e tranquillo.

Montebruno (3)

Chiaro e celeste, come il cielo che sovrasta il Santuario di Nostra Signora di Montebruno.

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I colori di Montebruno

Oggi vi porto con me in un paesino che mi piace da sempre.
E’ semplice campagna, monti, aria pura e cieli azzurro, Montebruno è adagiato sulla riva del Trebbia.

Montebruno (2)

E quanti colori ha Montebruno?
Ha le sfumature d’argento dell’acqua che scorre e scivola via sopra i sassi.

Montebruno (3)

Ha le tinte dei fiori selvatici che nascono e crescono liberi.

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E poi arancio, ocra, albicocca, porte di verde legno e vasi di fiori.

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Sali su per il vicoletto e arriverai alla statale 45 che attraversa Montebruno.

Montebruno (6)

Una porta e quattro vasetti, in quante maniere si manifesta la bellezza?
Dipende da te, dalla tua capacità di vederla.

Montebruno (7)

La pietra e il legno, profumo di bosco di quieta campagna.

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E piante ancora fioriture e foglie lucide.

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E direi che questo è un brillante esempio di riciclo creativo.

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Terrazzini, ringhiere panciute e squarci di cielo.

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E rosso e rosa, luce ed ombra.

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E tutti i colori dell’estate, nel pieno del suo fulgore.

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Un tessuto a righe, un dondolo, pigrizie d’agosto tra le ortensie.

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E anche qui non rinuncio alle mie foto oblique, guardala così la Val Trebbia, con il suo turchese sgombro da nuvole.

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E anche a Montebruno guardo in su!

Montebruno

Si viene qui a far la spesa, a Montebruno ci sono diversi negozi di alimentari ed è posto che trovo molto piacevole.

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E quanti colori ha Montebruno?
Il giallo chiaro delle case, il verde vivido dell’erba, il candore tipico dei paesi di questa valle.

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E poi è rosa, sul grigio dell’asfalto, quest’anno a Montebruno è passato il Giro d’Italia.

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E poi guarda, un’esplosione di luce e di allegria, vivido calore di stagione.

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E ringhiere, tende parasole, piante e fiori, sempre ed ovunque.Montebruno (19)

E la palazzina color confetto, se sentite uno squisito profumo di dolce sappiate che proviene dall’Antico Forno da Carlo, già conoscete le loro bontà, ne ho scritto in questo post.

Montebruno (20)

E ancora, uno degli angoli più colorati, qui troverete una celebre macelleria, ogni anno ho sempre la curiosità di scoprire i fiori che abbelliscono lo spazio antistante e non resto mai delusa.

Montebruno (21)

Eccoli i colori di questa calda estate, sono vivaci e splendenti.

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E certo, Montebruno ha anche altre sfumature, presto sarà autunno e i boschi imbruniranno, le foglie diverranno gialle e rosse, il bosco si vestirà di altre magie.
E qui trovate le immagini autunnali di Montebruno, è una passeggiata di novembre che ho fatto tempo fa.
Adesso è estate, le tendine leggere hanno il colore caldo del sole e fiorisce nei suoi colori la semplicità di Montebruno.

Montebruno (23)

Le bontà e le bellezze dell’Expo dell’Alta Val Trebbia

Oggi questo blog è ad alto contenuto di bontà e di bellezza, oggi vi porto con me all’Expo dell’Alta Val Trebbia che si è tenuta lo scorso weekend a Loco, il piccolo paesino adagiato tra il verde della valle lungo il fiume Trebbia.

Loco

Una bella manifestazione che comprende eventi di vario genere ed è volta a promuovere e a valorizzare le tipicità del territorio ben note a tutti coloro che nel periodo estivo frequentano con assiduità le località della valle.
E c’erano anche degli stand provenienti da diverse regioni, ad esempio un’azienda agricola piemontese esponeva dolci, conserve e profumate nocciole.

Expo Valtrebbia (3)

E i deliziosi mirtilli, quanta fatica per raccoglierne così tanti.

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Io oggi vi mostrerò alcune delle realtà presenti a questa Expo, ho trovato qui l’esposizione di Poggi Arredamenti, loro si trovano a Fascia, ci seguiamo sui social e durante l’inverno mi fanno sognare con le foto della neve che imbianca la Statale 45.
E questi sono i loro mobili di caldo legno.

Expo Valtrebbia (4)

E poi fieno, profumo di boschi ed ecco Isola, ve ne ho già ampiamente parlato lo scorso anno in questo articolo, è un’azienda di Loco a conduzione famigliare che produce funghi sott’olio e conserve di vario tipo.

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E quando dici Val Trebbia dici funghi porcini, questo si sa.

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Anche secchi, profumati e deliziosi.

Expo Valtrebbia (7)

Un altro presidio d’eccellenza conosciuto da tutti in queste zone è la Pasticceria Biasotti di Rovegno.

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Hanno portato le loro crostate e i baci di dama, i canestrelli e i quadrelli.

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E le crostatine con la marmellata e altri dolcetti che non hanno nulla da invidiare a quelli di blasonate pasticcerie cittadine.

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C’era il delizioso miele delle valli genovesi, anch’esso molto apprezzato e gradito.

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Expo Valtrebbia (12)

E naturalmente ho trovato qui le bontà dell’Antico Forno da Carlo di Montebruno che ho già avuto modo di mostrarvi qui.

Expo Valtrebbia (13)

Expo Valtrebbia (14)

La Val Trebbia si snoda tra due regioni, insieme al corso d’acqua dal quale prende il nome.
E’ Liguria ed è anche Emilia, così da queste parti trovate le tipiche bontà di entrambe le terre.

Expo Valtrebbia (15)

E se non siete tipi che amano i dolci niente paura, vi va un panino con il salame?

Expo Valtrebbia (16)

Erano diversi anche gli espositori di vini provenienti dai colli piacentini.

Expo Valtrebbia (17)

Azienda Agricola Ganaghello – Castel San Giovanni PC

E signore e signori, applausi a scena aperta per la coppa piacentina, uno dei salumi più deliziosi che esista sulla faccia della terra.

Expo Valtrebbia (18)

E altrettanto giubilo accolga il salame di Sant’Olcese, tra tutti il mio preferito.

Expo Valtrebbia (19)

Ancora dolci, questi canestrelli provengono dall’Antico Mulino di Ottone.

Expo Valtrebbia (20)

Oltre a tutto questo sono state offerte diverse occasioni d’intrattenimento e giochi per bambini, per loro una rappresentanza del Corpo dei Vigili del Fuoco ha allestito un percorso con diverse prove con le quali misurarsi.
E così c’erano questi piccolini con addosso un elmetto rosso e una pettorina con su scritto Pompieropoli condotti per mano da uomini grandi e grossi e infinitamente pazienti.
Bello a vedersi, secondo me i bambini si sono divertiti tantissimo.

Expo Valtrebbia

E poi c’erano i doni della terra frutto della fatica dell’uomo.

Expo Valtrebbia (21)

E un mercato di fiori e piante aromatiche.

Expo Valtrebbia (22)

Ciò che avete veduto è una piccola parte di quello che le località del Parco dell’Antola hanno da offrire, tra i verdi boschi e le svettanti montagne generose.
Sono posti che amo, sono sapori di casa, sono luoghi da scoprire e ho voluto così  presentarli anche a voi.

Expo Valtrebbia (23)

Qui, lungo le acque calme e placide del Trebbia.

Expo Valtrebbia (24)

Qui, dove c’è anche un osservatorio astronomico per ammirare il cielo e le sue meraviglie.
I prati, i monti e i freschi boschi sono di tutti, appartengono a tutti coloro che li hanno nel cuore e li sanno rispettare.
E sopra di essi c’è un firmamento trapunto di stelle, nelle notti d’estate scintillano luminose per tutti coloro che amano questi luoghi.

Expo Valtrebbia (25)