Il mugugno

Abitudine tipicamente genovese, il mugugno è uno dei tratti distintivi del carattere degli abitanti di questa città e a mio parere ha certe chiare e definite peculiarità.
L’abitudine a lagnarsi è trasversale e assai diffusa, a Genova il mugugno è libero ed ogni occasione è buona per dar sfogo al proprio malcontento, si mugugna per il caldo e per il freddo, per le cose che non vanno e per quelle si vorrebbero in altra maniera, ogni circostanza può scatenare nuove lamentazioni.
Un’alzata di spalle, il sopracciglio che si inarca, il tono della voce che si fa cantilenante, il mugugno è un rituale e prevede una precisa gestualità.

Palazzo Tursi (2)

E oltre a ciò, va sottolineato un particolare: il mugugno di norma non propone soluzioni, in genere è proprio fine a se stesso e non ha scopi di alcuna natura, semplicemente ci si sente in diritto di esercitare il proprio sacrosanto diritto a brontolare.
Malgrado questo, il mugugno si discosta in parte dalla rassegnazione: il fatto che non si abbiano soluzioni da proporre non rappresenta del tutto una resa, piuttosto si ha la tendenza ad aspettare con certosina attenzione che la tale situazione trovi uno sbocco positivo.
Continuando a mugugnare, naturalmente.
Toulì, ecco lì: e parte la sequela di borbottanti lamentele, radicata consuetudine della gente di Zena.
E lo dico con vero ed autentico affetto, credetemi.

Palazzo Tursi (4)

Al di là della propensione al mugugno, nella Superba ci sono tante persone creative e tenaci, vulcaniche ed entusiaste, animate da sincero desiderio di proporre alternative e continue occasioni di crescita per la città e per i suoi abitanti.
Esaltando le sue bellezze e le potenzialità, le ricchezze culturali e le possibilità, mostrando strade nuove da percorrere e modi diversi di guardare e di vivere i luoghi del nostro quotidiano, mettendo in risalto i lati positivi e ciò che altri non credono nemmeno immaginabile.
E questa per me è la Genova migliore, quella che sa fare la differenza.
Naturalmente cedere alla tentazione del mugugno è ammesso, lo facciamo tutti e può anche essere un peccato veniale se lo si fa con il giusto spirito, con una certa leggerezza, sapendosi prendere in giro e con la consapevolezza che lamentarsi e basta non serve proprio a niente.
Le immagini che corredano questo articolo sono state scattate qualche giorno fa, mi perdoni il pregiato artista che ha forgiato questi volti, certo non era sua intenzione interpretare il celebre mugugno genovese.
Queste facce stralunate si trovano sulla facciata di Palazzo Tursi, dimora annoverata tra i rolli ed oggi sede del Comune di Genova.

Palazzo Tursi (3)

A mio parere sono la perfetta rappresentazione di questa nostra consolidata abitudine: sguardi torvi ed incupiti, bocche deformate in memorabili smorfie, rughe profonde che segnano le guance.
E osservate meglio, sopra al portone: in un fantasioso volo pindarico del tutto personale in quel marmo ho letto un chiaro messaggio per noi genovesi.
Queste fiere figure poste a fianco dello stemma della nostra città ricordano a ciascuno di noi che tutti siamo chiamati ad essere custodi di Genova, a tutelare le sua bellezze e la sua storia, i suoi muri antichi e le sue vetuste pietre di promontorio.
Porto, città di mare aperta al mondo e allo stesso tempo legata alle proprie tradizioni e al suo passato.
Questa è la nostra casa e tutti coloro che sanno essere suoi amorosi custodi sono parte della Genova migliore, quella che sa fare la differenza, al di là di ogni mugugno.

Palazzo Tursi

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