Il Presepe della Cattedrale di San Lorenzo

È un antico presepe in stile napoletano e così è custodito ed esposto agli sguardi dei fedeli nella magnificente Cattedrale di San Lorenzo.

Sotto questa luce chiara ecco compiersi, ancora una volta, il mistero della nascita di Gesù al quale si rivolgono i cuori speranzosi e gli occhi colmi di meraviglia.
Sono belle e raffinate le statuine di questo presepe settecentesco, i loro abiti sono ricchi di dettagli e curati con particolare attenzione.

Spiccano i colori delle stoffe preziose, nel carretto e nei sacchi sono esposti i doni della terra in gran quantità.

Sa essere dolce la vita mentre si culla un bimbo venuto alla luce nello stesso tempo del piccolo Gesù.

E lenti si incede, in devoto e rispettoso silenzio, ripetendo preghiere e avvicinandosi alla Sacra Famiglia.

E i magi si inchinano al cospetto di Lui, colpisce la loro armonia di gesti, il senso di stupore e meraviglia, pare di udire i sussurri e le voci che accolgono il Redentore.

E la vita scorre, nelle case, nelle botteghe, nel semplice fluire del quotidiano, con le sue piccole gioie e le sue fatiche.

Tra la gente semplice e tra coloro che attendevano con emozione la sua nascita, ecco la luce del Figlio di Dio nella mistica bellezza dell’antico presepe della Cattedrale di Genova.

Dolce Gesù Bambino

Lo vidi l’anno scorso, era proprio questo tempo di dicembre.
Là, nella bella Chiesa dei Santi Vittore e Carlo, nella nostra Via Balbi.
E c’erano le candele bianche, le stelle di Natale, la brillante lucentezza dell’oro e l’impalpabile lievità di un nastro celeste.
E poi quelle manine aperte e quello sguardo misericordioso, l’assoluta dolcezza di Gesù Bambino.

Sereno Natale a tutti voi!

Come sempre dedico a tutti voi un pensiero per questo Natale.
E non so trovare tante parole per questo giorno, in quest’anno così particolare, so soltanto dirvi che auguro a tutti noi speranza, gioia, fiducia nel futuro, quiete e ritrovata serenità.
E ancora vi ringrazio della vostra presenza e della vostra gentilezza, spero che questo 25 Dicembre sia una giornata dedicata ai sorrisi e agli affetti sinceri.
Buon Natale di cuore a tutti voi!

Chiesa di Sant’Anna

Il Presepe della Chiesa di San Siro

Vi porto ancora con me in una bella chiesa dei caruggi, entreremo nella ricca basilica di San Siro che in altri anni fu cattedrale di Genova.
Viene qui allestito un semplice e suggestivo presepe che trova la sua collocazione nella magnifica Cappella della Natività alla quale tempo fa dedicai questo post.

Così ritorna davanti ai nostri occhi l’umile e piccolo mondo del presepe con le sue casette abbarbicate su alture impervie.

E si scorge, chiaro ed evidente, il richiamo al panorama ligure, come sappiamo le casette colorate sono tipiche dei nostri borghi marinari.

Sono le persone semplici a popolare queste vie e ognuno è indaffarato nelle proprie attività.

E sono proprio genovesi le torri che svettano fiere, su una di esse sventola la nostra bandiera di San Giorgio e il sole pare filtrare in quei caruggi con le case alte e le consuete persiane verdi.

Mentre i pastori fiduciosi si avvicinano alla capanna.

E mentre luccica la stella cometa che indica il luogo nel quale verrà al mondo il piccolo Gesù.

Il Presepe della Chiesa di Sant’Anna

È uno dei presepi di Circonvallazione a Monte, lo potete ammirare nella Chiesa di Sant’Anna che si affaccia sull’omonima piazza e che è collegata al Convento dei Frati Carmelitani Scalzi e all’apprezzata Antica Farmacia e Erboristeria della quale molte volte vi ho narrato.
E là, nella bella chiesa, viene allestito un raffinato presepe napoletano donato dall’artista Silvana Giannotti che lo ha progettato e realizzato con l’aiuto Marco Ferrigno, maestro di presepe napoletano al quale si devono le teste di ceramica delle statuine e le mani e i piedi di legno.
Il presepe è collocato in uno scenario di straordinaria bellezza, si trova infatti davanti all’altare della Cappella di Sant’Orsola dove si può ammirare il dipinto denominato Il Martirio di Sant’Orsola e opera di Domenico Fiasella.

In questo presepe gli angeli indossano abiti sontuosi.

E in una dimora rischiarata dalla luce della speranza così avviene l’Annunciazione.

Il popolo del presepe vive con il suo ritmo operoso e costante l’attesa del Redentore, con stupore si volge lo sguardo verso il luogo dove Egli nascerà.

E sono raffinati e preziosi i tessuti degli abiti di queste statuine, sono stoffe antiche, passamanerie e pizzi di un’altra epoca con i quali sono stati confezionati questi magnifici vestiti così ricchi e sfarzosi.

I pastori portano le loro ceste colme di cose semplici e buone.

Ed ecco ancora l’oro brillante e le braccia aperte in un gesto che invita a raccogliersi in preghiera.

In questa splendida armonia, nella bella Chiesa genovese di Sant’Anna, nasce alla luce mondo il Bambino Gesù.

Una clessidra degli anni ’70

La mia clessidra ha una storia abbastanza lunga, arrivò in questa casa come gradito dono messo sotto l’albero dal solito Babbo Natale.
Erano quegli anni là in cui si andava docilmente a letto molto presto perché la notte del 24 Dicembre doveva passare in fretta e noi non vedevamo l’ora di alzarci presto al mattino per andare a scartare i nostri pacchetti.
I nostri regali erano fasciati nella carta luccicante con quei fiocchi dorati e allora non facevo tanto caso a non rompere tutto, ero una bambina impaziente.
La mia clessidra aveva tutti quei colori bellissimi: la struttura dorata con delle perle ovali rosse al centro, dei toni di rosa e la sabbia celeste come il cielo.
Mi è sempre piaciuta un sacco la mia clessidra, segnava quel tempo che aveva un ritmo diverso ed era scandito dalle canzoncine che giravano nel giradischi e dalle nostre amatissime Fiabe Sonore, una su tutte I fiori della Piccola Ida che come ho già avuto modo di scrivere è sempre stata la mia preferita.
La mia clessidra era piuttosto grande e in realtà non sapevo bene come utilizzarla: tanto per dire, per la Barbie era troppo alta e mettendola vicino all’armadio di legno e al letto a castello risultava fuori misura, una cosa piuttosto seccante e me rendevo ben conto pure io!
Però, come vi ho detto, amavo tantissimo la mia clessidra e tuttavia non avevo mica del tempo da misurare, scadenze, appuntamenti o chissà che altro!
Oh no, erano gli anni ‘70 e allora avevo appunto tutto il tempo del mondo!
Così mi mettevo seduta per terra con la mia clessidra e facevo scendere giù la sabbia e quando poi aveva finito giravo la clessidra e andavo avanti così chissà per quanto, era una di quelle storie che a volte pareva non finire mai e però mi stupiva sempre quella sabbia che inesorabile cadeva giù.
In quegli anni ebbi in regalo anche il mio primo orologino che aveva il quadrante tondo e bianco, anche quello chiaramente ce l’ho ancora.
La clessidra però era ben altra meraviglia, mi è sempre stata molto cara.
In tutti questi anni l’ho conservata in un cassetto e l’altro giorno mi è capitata tra le mani e ho pensato che fosse un peccato tenere tutto quel tempo prezioso in un cassetto.
Così le ho trovato un posticino su uno dei ripiani della libreria, tra le fotografie e le scatoline di metallo e sono contenta di questa sistemazione.
Del resto la mia è una clessidra speciale: è una clessidra degli anni ‘70.

C’era una volta un tappo di sughero

C’era una volta un tappo di sughero che amava soltanto il dolce far niente.
– Io non sono nato per faticare! – Ripeteva con voce stentorea mentre gli altri tappi lo guardavano allibiti – Nella mia famiglia nessuno ha mai lavorato, a noi si addicono le feste e la bella vita!
Bertrand era un pigro e viziato tappo di origine francese e con un certo tono altezzoso amava sottolineare che lui proveniva proprio dalla zona dello Champagne così come quel prezioso vino conservato nella bottiglia che egli custodiva.
– A quanto ne so – affermava sussiegoso – quelli come me sono destinati alle grandi occasioni, così è stato per mio padre e per i miei fratelli e così sarà anche per me!
– Noi invece siamo gente alla buona! – gli faceva eco la gretta della birra.
– Figurati noi! – replicava il tappo dell’olio sporgendosi dal ripiano della credenza mentre al suo fianco il tappo dell’aceto annuiva complice, quei due lì andavano da sempre d’amore e d’accordo e tutti lo sapevano.
Bertrand, invece, era aristocratico e solitario, in quella dispensa non aveva stretto amicizia con nessuno, il tappo del Barolo aveva cercato di attaccare bottone ma Bertrand lo trovava francamente un tipo troppo distante da lui.
Quello dei tappi era un mondo complicato e Bertrand era certo di distinguersi tra tutti gli altri.
Aveva le idee chiare sul suo futuro, lui attendeva soltanto il suo debutto in società e un bel giorno, a dicembre, finalmente giunse quell’istante tanto atteso.

Era Natale, attorno alla tavola riccamente imbandita sedevano i molti commensali, le fiammelle delle candele tremavano creando una calda atmosfera di serenità.
Bertrand si guardava intorno compiaciuto: la bottiglia nella quale abitava era stata posta nel cestello del ghiaccio accanto ad una fila di calici di cristallo i quali, a dire il vero, facevano un fracasso dell’accidente.
– State un po’ zitti! – li rimbrottò Bertrand – non riesco a sentire nulla!
Ma quelli, imperterriti, continuarono a tintinnare felici: c’era da comprenderli, in fondo uscivano pure loro solo per le feste e quindi il Natale era un momento memorabile.
Furono servite molte portate e infine, nell’allegria generale, giunse il momento di fare il brindisi: Bertrand non stava più nella pelle e anzi, ad esser proprio precisi, a breve non sarebbe stato più nella bottiglia!
Ogni ospite reggeva il suo bicchiere, con un gesto plateale il padrone di casa si apprestò ad aprire lo Champagne.
Bertrand trattenne il respiro, finalmente stava per essere il protagonista assoluto e infatti da lì a poco stoc… la bottiglia venne stappata e Bertrand saltò per aria esibendosi in un scenografico volo che lasciò tutti stupefatti.
E dovevate sentire il coro di voci:
– Evviva, evviva! Auguri, auguri!
Bertrand sorrideva tutto beato: quelle espressioni di giubilo si riferivano di certo a lui, su questo non aveva alcun dubbio.
Dopo cotanto spettacolare fragore il tappo planò a terra con leggerezza e nessuno parve più curarsi di lui.
Oh che delusione, mai avrebbe pensato di finire trascurato e abbandonato su un pavimento!
Lui era l’anima della festa, come potevano dimenticarsi di lui?
Passò ore e ore singhiozzando in totale solitudine e disperazione quando, al calar della sera, si sentì afferrare dalla mano della piccola Annina:
– Questo lo prendo io! – disse la bimba – sarà un perfetto guardiano per la mia casa delle bambole!
Con un pezzo di stoffa fece per lui una sorta di cappellino e una bella divisa e poi lo mise là davanti alla minuscola porticina.
Bertrand era incuriosito dalla sua nuova sorte, dentro a quella casa abitava una bamboletta biondina con tanti abitini di molti colori: custodirla era un compito gravoso e tra tanti tappi era stato prescelto proprio lui.
Da quel giorno così sentì il peso di una nuova responsabilità e con cura e attenzione restò sempre a guardia davanti alla casetta: lui che era famoso per la sua pigrizia e la sua indolenza aveva infine imparato la gioia di essere utile agli altri.

Il Presepe della Chiesa di San Barnaba

Nel tempo dell’Epifania desidero mostrarvi un pregiato presepe genovese e per ammirarlo dovrete recarvi nella piccola Chiesa di San Barnaba attigua al Convento dei Frati Cappuccini in Piazza San Barnaba 29.
Ad animare questo presepe antico e raffinato sono preziose statuine della scuola del Maragliano e del Bissoni.
I gozzi sono tirati a riva davanti a un specchio d’acqua, sullo sfondo si distingue un panorama a noi caro: è la nostra costa, la nostra Genova con la sua Lanterna.

Si cammina per rendere omaggio al Redentore, uomini e donne indossano abiti minuziosamente curati, i più belli sono rifiniti con pizzi delicati.

E c’è chi incede reggendosi ad un bastone.

Nel ricordare la venuta al mondo di Gesù i Frati hanno poi scelto di inserire nel loro presepe alcune frasi tratte dal Vangelo.

Un mistico chiarore avvolge la capanna che ospita la Sacra Famiglia mentre un pellegrino indica agli altri fedeli il luogo verso il quale volgere gli occhi.

E i visi paiono illuminati da gioia vera e fiduciosa speranza per la nascita di Lui.

Il pane e il vino sono poi accompagnati dalle parole belle di San Francesco d’Assisi.

E tutto si compie in questo spicchio di Liguria così magistralmente ricostruito.

Dolce e materno lo sguardo amoroso di Maria si posa sul suo Bambino.

E viene il giorno e poi ancora la notte ammanta questo luogo di devozione.

E così è rappresentata la Natività di Gesù nella piccola Chiesa di San Barnaba sulle alture di Genova.

Il presepe della Chiesa di Nostra Signora delle Grazie e San Gerolamo

Questo è un presepe del mio quartiere e potete ammirarlo in Circonvallazione a Monte nella Chiesa di Nostra Signora delle Grazie e San Gerolamo sita in Corso Firenze.
Sullo sfondo lo sguardo troverà un panorama di orizzonti lontani riarsi dal sole, sono luoghi dai toni caldi di sabbia e di argilla: lo scenario è davvero la terra natale di Gesù.
Osservando il presepe con attenzione poi si riesce a comprenderne la vera particolarità che lo rende unico ed originale.

In questo tempo distante la vita ferve e ognuno come sempre compie i propri semplici compiti, le donne portano le brocche e le ceste sulla testa.

Guardando meglio mi è parso poi di intuire che qui vengono rappresentati momenti diversi della venuta al mondo di Gesù, a confermare la mia supposizione è stato quindi un fedele della parrocchia che mi ha fatto notare alcuni dettagli forse non così evidenti a tutti i visitatori.
Ad esempio, così viene rappresentata l’Annunciazione.

Sono belle e raffinate le statuine opera di un’artista di Albisola, si distinguono per semplicità e delicatezza armoniosa.
In diversi tratti del presepe ritroviamo così Giuseppe e Maria nelle loro peregrinazioni narrate sulle pagine del Vangelo.

Mistica suggestione ammanta questa rappresentazione della Natività, io trovo questo presepe particolarmente suggestivo e ricco di significati.

Mentre il secchio scende nel pozzo e mentre un giovane pastorello raduna con gesti plateali le sue pecorelle sullo sfondo si scorge un altro episodio della prima infanzia di Gesù: le braccia forti di Giuseppe alzano il piccino verso l’alto nella presentazione al Tempio di Gerusalemme.

E ancora ecco di nuovo la Sacra Famiglia, credo che questo insieme rappresenti la fuga in Egitto.

Sono intense e particolari queste statuine così esili e slanciate, i colori prescelti poi richiamano a mio parere certe tonalità di quel mondo antico.

E infine questa la scena della Natività con i Re Magi che nel giorno dell’Epifania recano oro, incenso e mirra al Figlio di Dio.

Così nasce Gesù, così si ricordano i giorni della sua venuta tra gli uomini nella Chiesa di Nostra Signora delle Grazie e San Gerolamo di Genova.

Chiesa di San Sisto: alla scoperta della Sala Regia

Vi porto ancora con me nella suggestiva Chiesa di San Sisto in Via Prè, nel cuore della città vecchia.
Questa piccola chiesa cela molte appassionanti storie, ad essa sono legate le vicende di un fabbro, di un celebre veneziano e di due temibili vecchiette.
Qui c’è una cappella dedicata a Maria Bambina e ogni 8 Settembre, giorno della Natività della Madonna, dalla piccola chiesetta parte una devota processione che è un rito caro alla gente di Genova.
Qui ci sono sempre nuove storie magnifiche da scoprire ed è ciò che mi è accaduto proprio pochi giorni fa quando mi sono fermata a chiacchierare con Don Rinaldo, il parroco di San Sisto che ha davvero a cuore la sua parrocchia e i suoi fedeli.

Don Rinaldo mi ha così accompagnata su per un scaletta e in certi locali dove sono esposti paramenti e arredi sacri della Chiesa di San Sisto.

Con questa grazia, tra due antichi candelabri, è esposta una statua di Gesù Bambino.

Questa prima stanza conduce, con mio stupore, ad un secondo locale noto come Sala Regia.
Dovete infatti sapere che la Chiesa di San Sisto è vicina al nostro Palazzo Reale, oggi museo statale, un tempo di proprietà della famiglia Balbi e in seguito dei Durazzo, l’edificio divenne poi la Reggia dei Savoia.
La Sala Regia era così direttamente raggiungibile tramite un passaggio aereo che ancora esiste e che la collegava a Palazzo Reale, il passaggio conduceva poi direttamente al Ponte Reale, ora non più esistente, che univa il Palazzo dei Savoia direttamente alla Darsena.

E così durante i loro giorni genovesi i Savoia accedevano con agio e comodità alla piccola stanza che si affaccia su presbiterio, la tribuna fu realizzata da Domenico Tagliafichi circa a metà del XIX secolo.
La finestra si apriva e i Reali, senza essere veduti o disturbati, potevano così assistere alle messe e alle funzioni religiose.

Una volta ritornati in Chiesa potrete così facilmente individuare quella finestrella illuminata e aperta, è e la prima in alto a destra nell’immagine sottostante.

Ecco così ancora una nuova affascinante scoperta in questa caratteristica chiesa dei caruggi, ringrazio Don Rinaldo per avermi mostrato la Sala Regia e vi invito ad ad andarla ad ammirare con i vostri occhi, avrete così occasione di apprezzare le molte altre bellezze di San Sisto.

Desidero infine mostrarvi un’altra particolarità che troverete in questa Chiesa in questo tempo di Natale.
Là, sulla balaustra antistante l’altare, è posta una dolcissima effige del Bambino Gesù.

È ai piedi della Croce sulla quale poi Egli morì, è il racconto vero del significato del Natale e della venuta al mondo di Gesù, così rappresentata nella nostra bella Chiesa di San Sisto.