I folletti di Foppiano

Adagiato tra i monti e tra il verde della Val Trebbia c’è un piccolo paesino che custodisce un magico e sorprendente segreto.
Andate là, nell’accogliente Foppiano e ad ogni angolo di strada incontrerete i folletti.

Restano seduti davanti a certe antiche scalette e muovendo rapide le dita sui loro strumenti suonano una musica incantata che risuona soltanto per chi la sa sentire.

Affacciati a piccole finestrelle osservano scorrere le stagioni e sorridono gioiosi ai passanti.

I folletti di Foppiano sono anche molto indaffarati e si occupano dei loro animali.

C’è chi invece se ne resta assorto a leggere le pagine di un grande libro rischiarato dalla luce della luna.

E si cammina in questo rustico saliscendi, tra giardini, antiche casette, nella quiete di un paesino delizioso.

Nella cornice magnifica dei monti che circondano Foppiano, respirando aria pulita e fresca.
E fate attenzione, cari amici, i folletti di Foppiano custodiscono queste antiche case ed è improbabile che non li incontriate, sono davvero in ogni luogo.

C’è chi regge una lanterna per illuminare le notti profonde.

E chi invece si affaccia da certe finestrelle tra muri di pietra.

Foppiano è un piccolo luogo incantevole nel quale non si stenta a credere che vi abitino creature come queste, sappiate che non sono davvero numerosi i vivaci folletti e io non ve li ho mostrati tutti!

Sbucano in ogni dove i piccoli folletti intenti nelle loro faccende.

Durante la mia passeggiata ho avuto anche modo di incontrare alcune persone di Foppiano e mi hanno detto che i folletti sono l’opera fantasiosa della signora Ida Tonero, una villeggiante che con la sua arte ha voluto così abbellire il paesino a lei caro.

Poi ho veduto un folletto dietro una grata, se ne stava lì a ossservare il panorama.

Tutto attorno si estendono boschi rigogliosi e frementi di foglie, c’è una natura ricca e generosa che respira, vive, si rigenera, il suo battito è vita e purezza.
E così questo è davvero il luogo perfetto per questa magia incantevole.

Vi resta solamente da andare là, a camminare per quelle stradine, così anche voi potrete incontrare i folletti di Foppiano.

Una panchina d’estate

È una panchina d’estate, davanti ad un’accogliente casa di pietra.
E questa è una storia di candide tendine di pizzo alla finestra, di profumo di erba e di alcune sfumature di verde di questi luoghi.
È una panchina d’estate perfetta per le serate fresche, per le chiacchiere e le confidenze, nelle notti di agosto forse là vicino si vedono pulsare le fragili lucciole.
È una panchina d’estate, sopra c’era posata una tovaglia con una fantasia country in bianco e rosso.
Un’armonia semplice, in un gioco di colori e contrasti.
Così ho veduto la vera bellezza, in un pomeriggio d’estate in uno scorcio incantevole a Pietranera.

Sulla tenera erba

Sulla tenera erba sbocciano i nuovi fiori e svettano nella loro odorosa bellezza contro il cielo chiaro d’estate.
E danzano le candide margherite nel tempo del sole.

Si levano insetti minuti e si posano lievi su fragili petali che spandono profumi deliziosi.

Spicca il giallo solare, così vivo, non spira un alito di vento e restano gli steli sottili così immobili.

Nella freschezza dei fili d’erba di primo mattino intrisi di trasparente rugiada.

Selvatiche crescono le bocche di leone in questi prati che celano fremiti, palpiti, silenti rinascite.

Batte incessante il ritmo della vita che sempre ritorna e si rinnova, trionfando sulle candide corolle.

Vibra nei freschi germogli, nelle foglie che si schiudono e nei petali lisci, suadente e incantevole come musica, sulla tenera erba.

Timidezza

Ancora un nuovo incontro: loro erano in tre.
Li ho veduti in momenti diversi della stessa giornata, sempre nel medesimo tratto di bosco.
Tra intrichi di rami e foglie, nella penombra.
I due di loro che avevano sul capo il palco di corna sono stati più svelti a scappare via, si vede che la loro maggiore età accresce la loro naturale diffidenza.
Il terzo della compagnia è stato, appena per una breve frazione di tempo, più esitante.
Quasi nascosto tra i rami ha guardato nella mia direzione e gli sono bastati pochi secondi per vedermi.
E prima di correre via, balzando veloce tra gli alberi, mi ha regalato questo sguardo.
Con questa dolcezza, con questa timidezza.

Acqua dolce

Acqua che dolce scorre all’ombra del bosco silente e sulla sua superficie riflette contorni di foglie e di rami protesi verso l’azzurro, acqua vibrante di verde vivo e vivificante.
Acqua che canta, fluisce, si posa e lambisce la riva.

Acqua che scroscia, tintinna e gorgoglia, tra felci superbe e muschi odorosi.

Acqua che resta così calma in questa magnifica quiete, al margine del bosco, acqua che lenta scivola via sotto le fronde ampie e dondolanti, fresco ristoro di creature selvatiche.

Acqua limpida e pura.
Chiara come cristallo, acqua di bosco e di sorgente.

Acqua che liscia i sassi e le rocce e sempre, ancora, ritorna.

Acqua che si placa, lenta e tranquilla come una pigra giornata di luglio.

Acqua vivace, frizzante e briosa.

Acqua lucente d’argento che luccica ancora così brillante sotto il potente sole.

Acqua d’estate, profumata degli aromi del bosco, fresca come i fiori e come la tenera erba, acqua che sfugge tra le mani, come le ore e i giorni.
Acqua dolce come la nostalgia, come i ricordi e le belle memorie.
Acqua dolce di Fontanigorda e della Val Trebbia, nel tempo dell’estate.

Il tempo dei papaveri

Ed è il tempo dei papaveri che fragili sbocciano tra certi teneri fili d’erba qui a Fontanigorda.
Così rossi e vivaci, spiccano tra i colori dell’estate.

Selvatici e liberi, questi spontanei fiori di campo si aprono assetati di luce.

E dondolano leggeri, in un giorno in cui spira il vento fresco tra foglie e germogli, frementi sotto i raggi del sole che li bacia.

E sono così vibranti i colori estivi della campagna, questa bellezza selvaggia è un’armoniosa sinfonia di corolle viola, gialle e azzurre e tra tutti questi semplici fiori spiccano ancora i papaveri dai petali sgargianti.

Fremono nel sole, nel loro misterioso equilibrio, sorretti da steli sottili.

Donano agli sguardi la loro perfetta e inimitabile leggiadria, solo la natura sa regalarci tanta bellezza.

E danzano ancora la danza del vento, lievi e leggeri, rossi papaveri d’estate.

Tra gli orti e i giardini

Tra gli orti e i giardini si fanno sempre bellissimi incontri qui a Fontanigorda, naturalmente si tratta di quei piccoletti che piacciono a me.
Con il loro cianciare, canticchiare e fischiettare questi tipetti donano alle nostre giornate un fantastico sottofondo sonoro: allegri, spensierati e insostituibili, gli uccellini se la spassano in questi posti.
E dopo aver tanto volato di qua e di là eccone uno che si gode il meritato riposo dondolando tra le rose profumate.

Il codirosso, invece, se ne sta beato tra le foglie, lui cerca sempre qualcosa da mettere nel becco!

E comunque pure a lui piace canticchiare, c’è da dire che riscuote anche un certo successo.

Tra gli orti e i giardini si trova sempre un posticino dove posare le zampette.

E da qualche parte c’è sempre un albero di mele per fermarsi a fare una breve sosta prima di spiccare il volo nel cielo blu della Val Trebbia.

Attese in campagna

La vita di campagna sa essere tranquilla e rilassata, in particolar modo per coloro che trascorrono le giornate in questi luoghi solo per passeggiare, prendere il fresco e riposarsi.
Ed eccomi tra questi fortunati villeggianti, qui in Val Trebbia non mancano certo i luoghi dove fare tranquille passeggiate e così qualche giorno fa ho fatto un giretto nella ridente e vicina Casanova.
Giunta al termine della salita davanti alla quale si erge la chiesa del paese ecco la sorpresa, va anche detto che a breve  distanza c’è pure un cassonetto e quindi chissà!
E sapete, almeno fino all’anno scorso, a qualche metro dal punto in cui ho scattato la fotografia, c’era esattamente la fermata della corriera, non mi sono ricordata di controllare se in effetti sia ancora lì!
Come sono diverse le attese in campagna!
Qualunque cosa tu stia aspettando puoi sdraiarti su un verde prato oppure appoggiarti a una rustica staccionata o magari accomodarti su una scenografica panchina con vista sulla valle.
O forse potrebbe capitarti di metterti tranquillo all’ombra degli alberi.
Su un’elegante sedia in stile, mi pare chiaro.
Tutti coloro che frequentano abitualmente queste pagine certamente avranno pensato come me alla leggendaria fermata dell’autobus del mio quartiere da me tante volte fotografata e apparsa in numerose occasioni sulle pagine di questo blog.
La sedia con lo schienale e la seduta accuratamente foderati di giallo ocra non sfigurerebbe certo alla mia fermata di città, tuttavia l’ho trovata qui in Val Trebbia.
Anche per le attese in campagna, in fondo, amiamo disporre di certe comodità.

Ai margini del bosco

Ai margini del bosco si incontrano creature magnifiche e meravigliose.
A di la verità mi è capitato per tre giorni di seguito di vedere certi giovani daini, tuttavia anche loro si erano accorti di me e quindi, in quei casi, è stato proprio impossibile fare anche solo una fotografia.
Ieri pomeriggio, invece, ai margini del bosco, ho sentito appena un lieve frusciare e poi ho visto dapprima quelle due orecchie.
Eccolo, tra gli alberi!

Quindi, approfittando di questa fortunata coincidenza sono rimasta a guardare, c’erano quelle tenere foglioline da sgranocchiare e quindi il mio piccolo amico era davvero molto impegnato.

I tipi come lui, tuttavia, stanno sempre all’erta.
Basta un minimo rumore e iniziano a guardarsi attorno, guardinghi e timorosi.
Ed è bastato un attimo, il daino ha alzato il capo e ha guardato nella mia direzione, forse ci ha messo un po’ a distinguere la mia figura ma siamo rimasti per una brevissima frazione di tempo occhi negli occhi.

E poi ha fatto quell’espressione lì, come dire: sai, ora devo proprio andare.
Un balzo leggero, un altro e via, è scomparso tra i rami.
Arrivederci piccolo amico, spero di incontrarti ancora!

Timidezze feline

Nel caldo del pomeriggio, camminavo sullo stradone di Fontanigorda.
E ad un certo punto, girando distrattamente lo sguardo verso una scaletta mi accorgo di essere osservata.
Cucù!

Un gattino piccoletto e suo fratello, tutti e due sono corsi via alla velocità del fulmine, questi qui mica stanno a fare tante cerimonie, schizzano via come delle schegge.
E tuttavia, poco dopo, rieccolo qui!
E in che posto si è andato ad infilare, spero che questo tipetto non si metta nei guai!

Discreta e cauta ecco spuntare anche l’amorevole mamma, la piccola peste si è messa dietro di lei, d’altra parte non si mai, meglio esser diffidenti.

È un micetto tenero e morbido, uno dei tanti che incontrerò in questa nuova estate.

Il suo fratellino, poi, non è che sia molto più socievole, anzi, direi che è persino più timido.
E pure lui eccolo lì, bisogna che spieghi a questi due qui che quello lì non è il posto per per loro.

Ho visto il tipetto tigrato fare certe acrobazie.

Mentre l’altro piano piano si azzardava a mostrarsi un pochino di più.
Sempre con cautela, non esageriamo con le confidenze!

Tornerò a trovare questi due bei tipetti, sul muretto o sulla staccionata so già che saranno protagonisti di molte avventure.