Colori d’estate sul Lago del Brugneto

Questi sono colori di un giorno d’estate, salendo sulla strada che costeggia il Lago del Brugneto con la sua magnifica quiete.
Così lo si osserva dall’alto, come un gioiello incastonato nella natura rigogliosa dei monti della Val Trebbia.

IL Brugneto è un bacino artificiale ed è la preziosa riserva idrica della città di Genova e a mio parere si armonizza alla perfezione con la bellezza naturale di questa parte della Liguria.
Lassù, dove il cielo si specchia nelle fresche acque placide.

Mentre sbocciano fiori selvatici, erbe odorose, corolle sulle quali si posano insetti ronzanti.

E svettano gli alberi dalle cime ondeggianti.

Si scorgono, nella cornice di rami dalle molte foglie, tetti rossi di case dai muri candidi dolcemente adagiate nel verde fragrante di questa natura generosa.

Tra le foglie frementi nel vento caldo di un giorno d’estate.

Dove guardi la strada, l’azzurro e le nuvolette leggere con gli occhi del sogno nella totale perfezione di una magnifica armonia.

Mentre ancora il sole illumina le acque calme e i colori d’estate sul Lago del Brugneto.

Un vecchio amico al Carmine

E rieccomi a percorrere i soliti caruggi, creuze e discese, mattonate che si tuffano giù sovrastate da tetti spioventi di ardesia che incorniciano l’orizzonte e il mare.
Scendendo verso il centro storico passo dal Carmine, dalla solita, cara Salita di Carbonara.

E poi, come sempre, finisco per fare qualche deviazione di qua e di là, nei soliti vicoletti e in certe amate piazzette.
Così, come tante altre volte ieri sono passata da Vico del Cioccolatte, anche nei posti dove si ritorna spesso del resto c’è sempre qualche diversa sfumatura o qualche gioco di luce sempre nuovo e sorprendente.

E siccome qui vengo spesso, sovente vi ho portato con me e forse alcuni miei affezionati lettori avranno memoria di certi incontri dei quali ho avuto modo di scrivere qui.
Chi si ricorda del gatto del melograno di Vico del Cioccolatte?
Oh, mica è uno che si fa dimenticare, son certa che vi sia rimasto impresso!
Ecco, il melograno in questa stagione non ha più i suoi frutti ma il gatto è sempre lì, eh, si vede che quel tratto di muraglione è una delle sue postazioni preferite.

Di piantone e attentissimo a tutto quel accade attorno, si direbbe che non gli sfugga proprio nulla!

E infatti poco dopo si è pure accorto di me che stavo proprio lì sotto.
Chissà, mi avrà mica riconosciuta?
Va quindi detto che lui non è soltanto il gatto del melograno, in realtà è un gatto per tutte le stagioni, ecco.

A questo punto la prossima volta che passerò da quelle parti non mancherò certo di alzare lo sguardo verso la sommità del muraglione e sarò felice di ritrovare il solito vecchio amico di Vico del Cioccolatte.

Tra i boccioli, su un tappeto di petali di rosa

Sono ritornata in un luogo a me caro, all’Antica Farmacia dei Frati Carmelitani di Sant’Anna dove molti di noi si recano per i molti preparati della farmacia e per i preziosi consigli di Frate Ezio.
Ed era mattina e dopo la pioggia era uscito il sole così sono andata a camminare tra le bellezze del roseto, mentre i boccioli si aprivano generosi attorno alla statua di Maria.

Io sola, tra i fiori che rigogliosi si nutrono di luce brillante.

E sono rose gialle come il cielo d’estate.

E petali dai toni accesi.

E teneri boccioli che ancora devono schiudersi.

A terra i petali caduti dopo quella pioggia scrosciante e tumultuosa, un soffice tappeto tenero e delicato.

E le gocce che restano in equilibrio per qualche istante prima di scivolare giù.

Cascate di fiori e quella fragranza di profumi deliziosi tipici del tempo di primavera.

E poi, una romantica distesa di candidi petali odorosi.

E un bocciolo di rosa così rosso e così intenso.

Diverse sfumature di primavera, in un giorno di sole dopo la pioggia.

E l’assoluta bellezza conciliatrice della natura, nell’armonia del roseto dei Frati di Sant’Anna.

Una magnifica quiete, nel cuore del mio quartiere.

E il giallo tenue così inondato di luce.

E la bellezza autentica di ritrovarsi in questa quiete, immersi nello splendore e nella meraviglia, tra i boccioli, camminando su un tappeto di petali di rosa.

Le pigrizie del vicino

Ed ecco finalmente le giornate radiose di maggio, inizia la stagione propizia per spaparanzarsi al sole.
E così ieri mattina, mentre rientravo a casa su per la mia ripida salita, mi sono imbattuta in uno dei miei vicini intento nella sua attività fisica preferita.
Il tipetto non ha battuto ciglio, è rimasto lì spantegato sul gradino.

Poi si è voltato dall’altra parte, il mio vicino è uno che se la prende comoda, evidentemente.

Ed è socievole il giusto, dipende dai momenti, ecco.

Ora, poi trovare la posizione giusta non è una faccenda immediata, il mio vicino si è rotolato più di una volta in prossimità di quello scalino, tra l’altro senza accusare problemi di schiena, si direbbe!
Ah, che bellezza un pisolino al sole, che relax!

E ammetto di essere rimasta a guardare con una certa benevola invidia ma lui, va detto, non mi ha degnato neanche di un sguardo, era troppo impegnato a rotolarsi da una parte all’altra.
Sempre immerso nel suo mondo beato, si intende!

D’altra parte il mio vicino è un tipo così: sa godersi la vita e coglierne le varie bellezze, in particolare credo che sia campione olimpionico di pisolino.
E sotto il sole di maggio si ronfa da incanto, mi sembra piuttosto evidente.

Il volo dei rondoni

In queste giornate terse di primavera i miei risvegli sono allietati da una colonna sonora vivace e briosa: è il canto dei rondoni che sfrecciano felici nel cielo.
Si perdono nell’azzurro, si levano alti e tornano giù donando ai nostri sguardi lo spettacolo autentico della vita.

E sono tantissimi in questi giorni di maggio, padroni assoluti del blu.

Alcuni si dilettano nei loro equilibrismi, altri si perdono nell’infinito dell’orizzonte.

E planano e garriscono e si librano leggeri e il cielo sembra appartenere soltanto a loro, pare che questa sia la loro maniera di elogiare la perfezione della natura e del creato.

Così ci regalano la loro bellezza e la loro gioia di vivere mentre il loro canto si diffonde nell’aria di primavera e nel cielo luminoso di Genova.

Insieme alla finestra

Insieme alla finestra.
E un refolo di vento primaverile intanto smuove piano la tenda.
E si osserva fuori, mentre tutto sboccia, in questa stagione che rifiorisce.
In questa pigrizia condivisa ci si guarda intorno e nulla sfugge a certi sguardi curiosi e sempre attenti.
Amici e complici.
Sempre insieme, probabilmente.
Così vicini, anche in quell’istante bellissimo alla finestra.

La passiflora: il fiore di Gesù

È un fiore magnifico dai colori allegri, brillante come il cielo di primavera la passiflora è delicatamente bianca e azzurra, ha screziature di viola, toni di verde chiaro e note di giallo.
Splendido dono della natura, fiorisce in questo periodo dell’anno nei cespugli rampicanti e rigogliosi.

Questo fiore è per me legato anche a certi dolci memorie d’infanzia forse comuni a molti di voi: il fiore vistoso della passiflora rappresenta in certe sue parti alcuni dettagli della Passione di Gesù, io mi ricordo che quando ero piccola mia mamma mi raccontò alcuni significati di questo fiore in relazione alla storia di Cristo e all’epoca questa scoperta davvero mi colpì.
In seguito mi è capitato di leggere anche diverse altre leggende e interpretazioni più ampie, io però desidero riportare qui soltanto quelle mie personali memorie che sono rimaste impresse nella mia mente.
Da piccola ammiravo la passiflora con autentico stupore, infatti per me fu una vera sorpresa scoprire che quei cinque stami gialli ricordano le cinque piaghe di Gesù e cioè le ferite causate dai chiodi quando Egli fu messo in croce: due alle mani, due sui piedi e una al costato provocata dalla lancia di un soldato.

Invece i tre stili scuri al centro del fiore rappresentano proprio quei chiodi.

Sboccia così gloriosa, in questo tempo di primavera, la passiflora dai fiori grandi che si aprono al sole.
La pianta, nota per le sue proprietà calmanti e rilassanti, regala anche un dolce frutto che tutti ben conosciamo: il frutto della passione.

La corolla azzurra rappresenta infine la corona di spine posta sulla testa di Gesù.

Queste sono le mie dolci memorie a proposito di questa magnifica pianta che possiamo ammirare in questo tempo di primavera.
Io la ritrovo sempre con una certa tenerezza, esattamente con quella ingenuità infantile che ancora ricordo.
Come facevo da bambina ancora conto gli stami, ancora cerco i tre stili al centro del fiore.
E in un certo senso tuttora conservo parte di quello stupore e di questo sono grata: ancora torno a meravigliarmi della bellezza inconfondibile della passiflora.

La prima rosa

Accadde in un giorno di aprile e colse tutti di sorpresa come un fatto davvero straordinario.
Alle prime luci dell’alba, mentre il sole diffondeva il suo vivido chiarore, l’oleandro sempre mattiniero esclamò stupefatto:
– Oh caspita, presto, presto! Tutti svegli! Presto, è ora di alzarsi!
Il rosmarino si stiracchiò indolenzito, la maggiorana si levò di soprassalto e il basilico pigro sbadigliò.
Le lavande affabili si profumarono per l’occasione, ci tenevano molto a distinguersi dagli altri fiori.
Le viole distesero per bene i loro petali colorati e si rimirarono con attenzione, erano tipe vanitose e non volevano certo sfigurare.
L’alloro la prese con filosofia, per così dire, era avvezzo ormai da tempo agli eventi di un certo spessore.
I gerani curiosi si sporgevano dai vasi per cercare di vedere meglio ma avevano davanti le alte orchidee petulanti che continuavano ad agitarsi per quell’evento memorabile.
Ne nacque così un’accesa discussione ma a sedare gli animi come sempre accorse la verbena che aveva davvero la capacità di calmare chiunque, a volte in suo aiuto arrivava anche la camomilla che pure era nota per le sue doti di mirabile pazienza.
Il cactus si girò dall’altra parte brontolando e continuò a dormire, era un tipo dal carattere spinoso e di tutte queste cerimonie poco gli importava!
Le tenere margherite osservavano commosse e intenerite, del resto erano note a tutti per il loro cuor d’oro.
Incerte dondolavano le fresie e le bocche di leone trillavano entusiaste.
Il sole brillava, le rondini volteggiavano nel cielo chiaro e i piccoli insetti ronzavano sulle corolle.
E tutti gli sguardi, colmi di sincera ammirazione, rimasero ad ammirare il miracolo della vita e della bellezza che sempre si rinnova: timida e delicata era così sbocciata la prima rosa.

Questa è davvero la prima rosa di questa primavera sul mio terrazzo.
Si è aperta ieri, con questa dolcezza.
Ho pensato che meritasse un gioco di fantasia e un benvenuto particolare, spero così che vi sia piaciuto salutarla in questo modo insieme a me.

Cartoline dal Monte Antola

Ecco poi il periodo delle passeggiate, si va a ritroso nel tempo in luoghi cari e prodighi di molta bellezza: là, sulle pendici del Monte Antola che si trova tra la Valle Scrivia, la mia Val Trebbia e la Val Borbera.
Su quella tenera erba umida di rugiada si aprono le timide genziane, sbocciano i narcisi e i gigli di San Giovanni, le farfalle si posano sui delicati ranuncoli, sorridono al sole i piccoli botton d’oro.
Tic tac, tic tac, così riparte la macchina del tempo e ci conduce indietro lungo un sentiero tortuoso che si snoda tra il verde dei prati.
E si sale così, in sella al fido destriero.

Quanta dolcezza su quella vetta così vertiginosa della nostra Liguria, a 1598 metri sul livello del mare.

E la nostra gita sarà gioiosa e spensierata: si cammina in fila ordinata, si intonano canti. si ride e soprattutto si può godere dell’aria fresca e ristoratrice, i sensi si inebriano del profumo dei fiori e della generosa leggiadria della natura circostante.
E così, dopo una bella camminata, ci si mette seduti sull’erba, con il cappello sulla testa e con il bastone da passeggio in una mano.

Saranno istanti da ricordare, momenti sereni trascorsi in questa agreste dolcezza.
Le mucche al pascolo, gli uccellini che volano beati, la quiete silenziosa della campagna.

I molti escursionisti poi potranno fermarsi al celebre Rifugio Musante, sul retro della seguente cartolina c’è anche un bel timbro dove si legge: Rifugio del Club Alpino sul Monte Antola – metri 1598 30 Agosto 1897- con trattoria e alloggio condotti da Musante Giovanni.
E che delizie per questi gitanti: fragrante pane rustico, ottime formagette, salumi saporiti e un buon vino per brindare insieme.
Ed eccolo qui il Signor Giovanni Musante, è fieramente immortalato sulla cartolina insieme al suo amico a quattro zampe.

E dolci scorrono le ore lassù, sull’Antola.
Nella stagione del clima tiepido, delle piacevoli passeggiate e dell’incontro con la meraviglia della natura.

È un tempo lento, ha il ritmo dei passi che si posano sul sentiero, la leggerezza delle ali delle farfalle, è scandito dal ronzio delle api e dai balzi improvvisi dei grilli sui lisci fili d’erba.
È un tempo condiviso, una memoria da trattenere nel cuore e nei pensieri, il tempo della gioia lassù sul Monte Antola.

È comunque primavera

Ed è comunque primavera.
Si ravvivano i colori, la luce è più intensa, i fiori sbocciano gloriosi.
E su certi rami, più che nei giorni d’inverno, ecco arrivare i soliti ospiti a banchettare, io li vedo dal terrazzo mentre vanno ad accomodarsi serafici nel fitto fogliame dell’albero del giardino di fronte.
L’altro pomeriggio erano in due, uno però se ne è rimasto ben nascosto, il suo compare nel frattempo beccava qua e là gemme e germogli.
D’altra parte è pur sempre primavera!

Un frusciare di ali, il tipico atteggiamento circospetto, su quell’albero c’è sempre qualcosa di buono da sgranocchiare e nessuno vuol farsi soffiare il pranzo.

Inoltre in simili circostanze sembra pure che io non sia poi tanto abile a non farmi notare e infatti ecco lo sguardo scocciato del pappagallo che forse non ama tanto essere immortalato.

Tuttavia è comunque primavera e i tipetti così se ne infischiano, lui e il suo compagno di avventure hanno continuato imperterriti a far merenda.
E già so che torneranno, in questi pomeriggi tiepidi e di luce chiara.