I giorni del pettirosso

E poi, quasi in un battito d’ali, è arrivato il freddo.
L’aria gelida sfiora la faccia, in certe parti dell’entroterra ligure è caduta la neve, sono i primi annunci dell’inverno che sta per iniziare.
E del resto avrei dovuto capirlo dato che l’altro giorno ho incontrato un pettirosso: se ne stava a cincischiare tra i rami, passando beato da un albero all’altro.

Il bellissimo pettirosso panciuto preannuncia sempre l’arrivo del freddo, potete starne certi: se lo vedete in giro significa che è tempo di tirar fuori sciarpe e cappelli.
Lui del freddo invece se ne infischia, pare essere perfettamente a suo agio con i climi rigidi.

Ed è sempre una gioia incontrare questi piccoli amici, se ne stanno tra le foglie, volano di qua e di là, teneri testimoni della natura meravigliosa che ci circonda.

Atmosfere di Natale a Fontanigorda

Ed ecco poi il tempo del Natale a Fontanigorda, sono arrivata in un giorno di dicembre e in Piazza della Chiesa si preparava la bella atmosfera natalizia.

Tra le luci e le ombre di questa stagione, con l’aria è frizzantina e vivace, sotto a questo cielo azzurro e terso.
Insolita per me Fontanigorda con queste sfumature calde della fine dell’autunno.

E non mi sono fatta mancare il mio consueto giro del paese, si ritorna sempre nei luoghi cari e sempre con il sorriso.

E poi sulla strada che conduce al Bosco delle Fate, tra toni di rami spogli e promesse del vicino inverno.

Mentre i rami paiono intrecciarsi nella prospettiva del cielo.

Tra rocce e foglie cadute ecco la fontana con la Madonnina.

È un tempo prezioso e vero e ha la dolcezza dei ritmi della natura.

Tra nuvole, montagne, tetti spioventi e alberi che mutano colore.

E poi nella piccola piazza di Fontanigorda è allestito un suggestivo mercatino perfetto per un paesino così raccolto nell’abbraccio delle montagne.
Gli abitanti di Fontanigorda si sono dati da fare per offrire il meglio della valle e le tipicità del tempo del Natale ai visitatori e così per i prossimi due weekend troverete tante cose buone e belle per voi e per i vostri regali.
Non mancano le cose per i più piccini, un angolo dedicato alla moda, i vini per brindare al tempo nuovo che verrà.

E intanto anche il bosco sembra vestirsi a festa.

Fontanigorda (8)

Tra le tante bontà troverete i funghi e le delizie sott’olio di Isola, i dolci di Biasotti come i pandolci, i canestrelli, i baci di dama e i quadrelli di castagna.

Fontanigorda (10)

E poi le profumatissime mele della Val Trebbia.

Fontanigorda (11)

E le ottime composte.

Fontanigorda (11a)

È questa l’atmosfera di Natale a Fontanigorda, ha i profumi e i sapori autentici della valle.

Fontanigorda (12)

Non mancano le creazioni artigianali scaturite da mani abili e fantasiose confezionate con entusiasmo e creatività.

Fontanigorda (13)

Profuma di buono l’odorosa lavanda.

Fontanigorda (14)

E c’è un mercatino di vecchie cose, oggetti vintage, libri e altre curiosità.

Fontanigorda (15)

È questa l’atmosfera di Natale a Fontanigorda: semplice, autentica e accogliente.

Fontanigorda (16)

Mentre piano scende la sera e si accendono le luci brillanti a rischiarare il tempo di dicembre: buon Natale a te, mia amata Fontanigorda.

L’albero paziente

C’era una volta un albero noto per la sua pazienza: quando nel bosco si parlava di lui erano tutti concordi, quell’albero era accomodante e di buon carattere, nessuno lo aveva mai sentito lamentarsi.
Eppure anche lui avrebbe avuto le sue buone ragioni per farsi sentire, tra i suoi vicini fracassoni c’era ad esempio una famiglia di petulanti civette e quando di notte attaccavano a cantare non c’era verso di chiudere occhio!
L’albero taceva e sopportava stoicamente.
Non si era nemmeno mai lagnato con gli scoiattoli che in certe giornate di sole facevano su e giù sul suo tronco, mai si sarebbe poi messo a discutere con i ricci, quelli non erano tipi con i quali affrontare argomenti spinosi, era meglio soprassedere.
L’albero era schivo e tollerante e tuttavia, malgrado fosse così solitario e anche un po’ timido, in certi periodi dell’anno attorno a lui si affollava una moltitudine di personaggi: le ghiandaie planavano intrepide sui suoi rami e poi se ne stavano lì a cianciare per un tempo infinito.
E l’albero paziente rimaneva in silenzio.
La volpe una volta aveva detto di aver sentito l’albero sospirare, era rimasta così ferma immobile in attesa di qualche altra reazione ma nulla, non era accaduto più nulla!
Era poi sopraggiunta anche una giovane faina e le due bestiole, ai piedi dell’albero, si erano messe a questionare sul famigerato sospiro che la volpe andava ripetendo di aver sentito mentre la faina scuoteva la testa e sosteneva di non saperne niente!
L’albero paziente restò in silenzio ad aspettare che quelle benedette creature finalmente se ne andassero.
Erano così certi giorni dell’anno, l’estate poi portava gioia ed allegria, l’albero non l’aveva mai confidato a nessuno ma lui era veramente felice quando il piccolo paesino si popolava di villeggianti e la strada si riempiva di bambini e lui se ne restava là, sempre in silenzio, a guardarli correre e giocare.
Ah, quello era davvero il suo diletto preferito!
E se non fosse stato un tipo così riservato qualche volta avrebbe anche voluto dire qualche parola a quei bimbetti scatenati che gli passavano davanti ogni giorno.
E che emozione vederli crescere e diventare grandi, alcuni di loro li conosceva ormai bene.
E poi il caldo finiva e molti di quei piccini ritornavano in città, lentamente avanzava l’autunno, cadevano le foglie, l’aria si faceva più frizzante e fresca, le giornate divenivano ogni giorno più corte.
E come sempre tutto mutava, così è l’avvicendarsi delle stagioni.
Accadde poi un fatto in un giorno di dicembre: c’era un bel cielo azzurro e terso, il sole brillava e l’albero se ne stava tranquillo a godersi quel piacevole tepore.
Passarono in quell’istante alcuni visitatori venuti da lontano, l’albero non li conosceva, non li aveva mai visti prima ma sentì chiaramente che parlavano di lui e udì una voce femminile esclamare:
– Ma guarda che sterpi, che rami spogli!
L’albero paziente non se ne curò, non se la prese e come sempre non disse nulla, attese che tutti se ne andassero.
Non gli importava niente di quello che dicevano di lui: in cuor suo sapeva molto bene che la neve sarebbe caduta e poi sarebbe tornata la primavera e infine sarebbe rifiorita la calda estate.
E i suoi rami si sarebbero di nuovo ricoperti di gemme e di foglioline verdi, i bambini con le loro biciclette e le loro risate sarebbero ritornati e una nuova felicità sarebbe sbocciata ancora.
E lui era un albero paziente e sapeva aspettare.

Sulle scale in autunno

È una delle scale che ripide si arrampicano ad unire due tratti di Via Piaggio, nella città in salita certi luoghi si raggiungono gradino dopo gradino.
E nei giorni di novembre le foglie che rivestono il muraglione si accendono di diverse sfumature di rosso e di autunno, sono i colori intensi e vividi di questo periodo dell’anno.
E così mi fermo ad ammirare questa bellezza.
E non sono neppure la sola ad osservare questo scorcio del mio quartiere, un gatto timido e circospetto se ne sta alla finestra, lo distrae un po’ la mia presenza ma rimane serafico a guardare il panorama.
Un dipinto di stagione: sulle scale in autunno.

Due bici nel bosco

Due bici nel bosco.
Nel tempo d’autunno, a Fontanigorda.
Due bici nel bosco narrano di una gioia rinnovata, di un frammento di riconquistata libertà lontano dalla frenesia della vita cittadina.
E ritrovarsi e già ricordare con nostalgia i giorni d’estate: ne torneranno altri e saranno ancora più belli e spensierati.
E intanto ridi, corri e pedali su per la salita, le guance si arrossano e tu ridi così forte e ne hai di cose da raccontare ora che la scuola è iniziata e rivedi i soliti amici di sempre nel posto in cui siete diventati grandi insieme.
E corri e pedali e ti lasci prendere dalla velocità giù per la discesa e ridi ancora più forte.
E le ruote si posano sopra un soffice tappeto di foglie, sotto agli alberi, tra i ricci caduti dai castagni e tra i profumi dei muschi riscaldati dal tiepido sole.
E tu forse adesso non lo sai ma poi un giorno ti ricorderai di questi istanti, ti guarderai indietro e rivedrai te stesso da ragazzino in bicicletta e sarà una memoria dolcissima.
Nel tempo d’autunno, a Fontanigorda.

La mareggiata

Prorompente e vitale, il mare con la sua bellezza misteriosa si solleva inquieto e si abbatte sugli scogli affioranti e sulla riva con questa magnifica potenza.
Là, davanti alle casette colorate di Boccadasse.

E l’onda si gonfia, turbolenta si schianta sui sassi e sempre ritorna.

Sotto a un cielo cupo e gonfio di pioggia.

Ed è una danza che mai si ferma e ha diverse sfumature di grigio, di azzurro e di mare.

Ed è magnifico blu sfiorato dalla luce calda del sole.

Mare (5)

Luccicano le piastrelle di Corso Italia bagnate dagli spruzzi di acqua salmastra.

Mare (6)

Ed è fresca effervescenza che si leva e si dissolve e poi ritorna, ancora e ancora.

La forza dell’acqua incanta, la sua potenza ammalia e leva il fiato.
E ancora le onde si alzano e cadono giù.

E il mare impetuoso non si placa, infuria maestoso e tutto sovrasta.

E danza, gioca, si abbatte e si solleva in una danza senza fine.

Inquieto il mare mai si ferma e la sua bellezza affascina gli sguardi.

E le sue onde potenti lambiscono la riva.

La mareggiata è uno spettacolo straordinario, è la voce dell’abisso che sussurra a tutti coloro che vogliono ascoltarla mentre l’acqua si frange ancora e ancora.

Ed è spuma bianca che briosa ed evanescente si dissolve.

Questa è l’avventura del mare e del suo eterno divenire davanti ai nostri occhi meravigliati.

Ed è vento e acqua, forza e pura bellezza, splendore e vita.

Così si resta, lasciando scorrere il tempo e ammirando le onde che si rincorrono sulla spiaggia di Corso Italia.

Mentre piano la luce del giorno si fa più fioca e il mare in tempesta ancora non si placa.

E le onde si alzano, davanti ai gozzi della Foce, in una sera d’autunno e di Genova.

Auguri Miss Fletcher, buon compleanno!

Oggi è il giorno del mio compleanno e come sempre porto la mia piccola festicciola anche su queste mie paginette.
Porgo così virtualmente a ognuno di voi una fetta di torta e un calice colmo di bollicine, voi lettori siete moltissimi ed è tutto un tintinnare di bicchieri.
Questa per me è sempre una bella occasione per ringraziarvi per i vostri entusiasmi e per la vostra presenza, è una fortuna condividere storie e racconti con persone garbate e attente come voi.
E come sempre porto qui le rose che amo, i miei monti e il cielo azzurro della mia cara Fontanigorda.
Cin cin, tanti auguri a me, buon compleanno Miss Fletcher!

Autunno al Santuario della Madonna della Guardia

Nel tempo di autunno sono andata al Santuario della Madonna della Guardia, lassù sulla vetta del Monte Figogna dove la storia narra che sul finire del ‘400 la Vergine Maria apparve all’umile pastore Benedetto Pareto.
Tornerò a raccontarvi della bella chiesa e delle tante testimonianze di devozione là raccolte, oggi vi porto soltanto lungo quella strada dove vi accoglie un grazioso angioletto.

E dove le foglie dalle tinte aranciate si posano come soffice tappeto sulla salita che conduce al Santuario.

E calde di luce come i raggi del sole cadono giù e si posano sulle panchine.

Tutto attorno la natura si ammanta di diversi toni di giallo, si arrossano le foglie seguendo i ritmi delle stagioni.

C’erano poche persone in questo giorno di cielo inquieto e di nuvole che rapide solcavano il cielo, ci siamo così soffermati a lungo ad ammirare le bellezze della chiesa e i molto ex voto che là si conservano.

Mentre gli alberi piano mutano i loro colori nel sempre incantevole rito di questi giorni.

Santuario della Madonna della Guardia (6)

E c’erano certi gatti pigri che si crogiolavano al sole, i mici trovano sempre il posto perfetto per loro.

Santuario della Madonna della Guardia (7)

E poi ecco una bellezza felina dagli occhi screziati che bene si intonano alle sfumature delle foglie cadute.

Santuario della Madonna della Guardia (8)

In questo tempo che sa essere dolce e carico di promesse, caldo come le foglie d’autunno che si posano lievi sulle panchine davanti al Santuario della Madonna della Guardia.

Fontanigorda e la danza delle foglie

Nel tempo della castagnata di Fontanigorda il bosco generoso e tanto amato è stato prodigo dei suoi doni e ci ha regalato la sua autentica bellezza.
E sono foglie brillanti in un giorno di ottobre ancora tiepido sotto il cielo splendente, mentre i i rami si inchinano alla maestà dei monti.

Fremono fragili e dorate nell’aria fresca e autunnale.

E il sole bacia gli alberi, le pietre, lo steccato di legno e la strada che conduce al Bosco delle Fate.

E ti sovrasta l’immensità e lo splendore vivifico degli alberi in autunno, camminare circondati da questa magnificenza è un dono grande e una gioia vera dell’animo.
Ti scordi del tempo e delle ore, dimentichi ogni cosa e volano via i minuti mentre respiri i profumi del bosco.

E i rami gentili dondolano al vento ed è lieve e aggraziata la danza delle foglie.

E ancora ti circondano alberi generosi e diverse sfumature di verde.

Ed è ocra e arancio e profumo di legna tra le case.

Nel tempo del fuoco che arde nei camini di Fontanigorda.

Intenso e vibrante, meraviglioso bosco, fratello e amico che proteggi, accogli e consoli.

Tra rocce coperte di muschi, sentieri coperti di foglie cadute e ricci dei castagni che cadono al suolo.

È il mistero bellissimo del susseguirsi delle stagioni, per taluni è sempre una rinnovata magia che non smette di incantare.

Mentre la vita freme nella sua fragile danza nell’azzurro.

E sullo sfondo si staglia la linea inconfondibile dei monti della Val Trebbia.

E intrepidi uccellini si posano sui rami spogli e si godono il tepore del sole.

Mentre tutto si veste delle tinte calde dell’autunno.

E tra gli alberi si distinguono i tetti rossi di Fontanigorda e le case racchiuse nell’abbraccio dei monti e dei boschi generosi.

In un tempo che ha il ritmo di una poesia e la sua dolcezza, tra toni di oro e di bronzo, mentre danzano le foglie sui sentieri e nei boschi di Fontanigorda.

Cavolfiori di Soziglia

Sono soltanto cavolfiori.
Li vidi un giorno per caso mentre passavo ai Macelli di Soziglia.
E là, nella meravigliosa angustia di questo vicolo così amato da noi genovesi, ecco le foglie spesse e ampie che racchiudono nel loro saldo abbraccio quei semplici ortaggi dalle tinte sorprendenti.
Ed è un tripudio magnifico di colori: candido bianco e verde vivace, una calda sfumatura d’arancio e un bel viola deciso.
Accade così, a volte le cose più semplici sanno diventare autentica poesia, dipende dal nostro sguardo.
E questi sono soltanto cavolfiori di Soziglia.