Il primo giorno di una nuova estate

Il primo giorno di una nuova estate arriva leggero e gentile.
Ci si lascia alle spalle un tempo incerto e davanti, luminosa e bella, ci attendono i mesi del sole.
Il primo giorno d’estate porta, in genere, progetti di svago, di mete da raggiungere, di un tempo più lento di cui godere, di una dolcezza unica da assaporare.
Ed è una tiepida pigrizia, un nuovo inizio e un nuovo spirito.
Il primo giorno d’estate, qui in Val Trebbia, ha in sottofondo il canto di uccellini a volte fin troppo mattinieri che cinguettano sul tetto e serate chiare e sole che si getta nei monti.
E davanti a certe case ci sono boccioli e petali di rose e ciotole colme di fiori e tutto sboccia e rinasce, ancora una volta.
E così è arrivato, il primo giorno di una stagione nuova: benvenuta, cara e bella estate!

Il tempo del maggiociondolo

È un albero maestoso, si sporge da un giardino oltre lo steccato e così cerca il sole.
Ha un fogliame ricco, intenso e lucente.

E nella tarda primavera si copre di fiori gialli: questo è il maggiociondolo, una persona di Fontanigorda mi ha detto che qui nel genovese è noto anche come laburno e che un tempo era detto albero del Corpus Domini e veniva usato come ornamento.
Tuttavia bisogna prestare attenzione perché la sua è una bellezza davvero pericolosa: questo albero infatti è molto velenoso.

Osserviamolo così cautamente da lontano, mentre i suoi fiori dondolano nell’aria.

Una bellezza gloriosa e magnifica.

L’albero, come chiaramente si intuisce dal suo poetico nome, è più ricco e generoso nel mese di maggio.

Ancora resta, in questa aria leggera e calda, con i suoi fiorellini gialli.

È una danza di petali leggiadri e colmi della luce del sole.
Contro le montagne e contro il cielo azzurro.

In questi giorni di giugno così ancora si ammira la beltà superba del maggiociondolo.

Incontri a Fontanigorda

E così i primi giorni qui a Fontanigorda hanno già riservato piacevoli incontri.
Mi stupisco sempre, in quei pochi istanti di osservazione.
Stavano là, poco distante dalla strada, erano in due, con il muso affondato nell’erba, sgranocchiavano quelle cose lì che piacciono a loro.

Poi ad un tratto uno dei due ha alzato il muso sempre masticando e mi sono accorta che era proprio un signor daino con tanto di corna e non mi pare di averne mai fotografato uno così in precedenza!

Eh, poi è arrivato quell’istante lì, quello in cui ci si ritrova occhi negli occhi ed io a quel punto già so che il nostro incontro sta per terminare.
Questi magnifici animali sono cauti e diffidenti, se si accorgono di qualche presenza inaspettata scappano via veloci e spariscono nel fitto del bosco.
E così è accaduto anche questa volta ma la bellezza di incontrare queste creature, anche solo per un breve istante, è uno dei doni di questa valle bella e generosa.

Lo splendore del lilium

Ha dormito per alcune stagioni e per diversi mesi, quieto, sotto la terra che lo ha protetto.
E dire che mi ero anche dimenticata di avere questa pianta acquistata lo scorso anno a Fontanigorda, sul finire dell’estate.
È rimasta là, poi le sue foglie sono spuntate piano piano, ci ho messo pure parecchi giorni a riconoscerla, quando poi i suoi boccioli si sono aperti si è svelata la rigogliosa vitalità del lilium.

È una pianta bellissima e davvero ricca di fiori.

Rosa intenso, dai petali setosi.

Incurante del fatto che io mi sia davvero scordata della sua esistenza, il lilium ha così manifestato la sia prepotente bellezza, certo di non farsi mai più dimenticare.

Giorno dopo giorno, fiore dopo fiore, sotto le gocce di pioggia ristoratrice.

Sbocciata sotto il sole di giugno, questa è la splendida eleganza del lilium.

Le fatiche di un gatto farmacista

Nel quartiere, come comprenderete, è una celebrità.
E si può capirlo: quando sei un gatto farmacista tutti ti cercano e tutti ti vogliono.
Quando si va a San Nicola l’affabile e attento felino è sempre lì: presidia la porta, osserva i passanti, nulla sfugge alla sua accurata attenzione.
D’altra parte va detto che essere un gatto farmacista comporta impegno e responsabilità, mi pare ovvio che ogni tanto ci scappi un pisolino.
Così l’altro giorno sono passata da quelle parti e l’augusto personaggio si stava facendo una pennichella all’ombra, nei pressi della vecchia insegna.
Tutti hanno diritto al meritato riposo, anche il celebre gatto farmacista che così si ritempra dalle sue fatiche.

Un instancabile lavoratore

L’ho incontrato l’altro giorno: io salivo su per la creuza con le mie borse della spesa e lui era nelle sue varie faccende affaccendato.
In effetti lì per lì non è che mi abbia considerata tanto: aveva da fare con certe tubazioni, doveva essere una questione di una certa importanza, immagino.

E infatti eccolo all’opera: una zampina, poi l’altra e avanti così.
Sarà anche un lavoro del tubo ma qualcuno deve pur farlo, eh!

Tuttavia a un certo punto la mia presenza è diventata fonte di distrazione e il tipetto lì si è messo cautamente sul chi va là con un certo atteggiamento curioso.

A quel punto però la voglia di faticare era andata a farsi friggere e poi c’era un bel sole e sdraiarsi lì al calduccio è sembrata proprio un’ottima idea.
E poi tutto sommato era pure l’ora del impigrirsi, pisolare e rilassarsi e insomma, tanti cari saluti al tubo e anche a tutti voi!

Dolcezze e prati di Rovegno

Rovegno è una delle località della mia amata Val Trebbia, non è tanto distante da Fontanigorda e nel tempo dell’estate un giro a Rovegno capita sempre di farlo.
E così si arriva nella bella piazzetta e si sale su per il paese.

Tra scalette e case di pietra.

E quando sei a Rovegno certo non puoi farti mancare le delizie di Biasotti, celebre e apprezzata pasticceria della quale spero un giorno di parlarvi più ampiamente.
E quando si va a Rovegno il gelato di Biasotti non può mai mancare, io scelgo il delizioso pistacchio che mi piace moltissimo!

Dolcezza si aggiunge a dolcezza camminando fino alla chiesa del paese.

Mentre i fiori ondeggiano allegri nell’aria.

Ed è stupore e meraviglia, la natura è sempre prodiga e generosa.

E ancora ecco un albero di mele carico di frutti con i suoi rami protesi verso il cielo.

E un piccolo ciarliero abitante del luogo a becco spalancato, è sempre una gioia incontrare i tipetti come lui.

E poi un angioletto che così si staglia contro il cielo della Val Trebbia.

E i prati, gli alberi immensi, i rami carichi di foglie, l’aria freschissima e limpida.

E questi toni cosi rasserenanti e intensi, in questa campagna fremente di vita, di profumi e di fragranze del tempo d’estate.

Una bellezza assoluta che spero di ritrovare presto: la dolcezza della Val Trebbia con i suoi panorami e i verdi prati di Rovegno.

Erano sette

Erano sette, sono arrivate dopo pranzo.
Discutevano, chiacchieravano, cianciavano allegre tra di loro mentre se ne stavano là, sul tetto della casa di fronte.
Così tante tutte insieme, caspita, un evento!
Ora, come forse alcuni di voi sapranno, modestamente sono anche collezionista di piume di uccello trovate per caso sui sentieri della Val Trebbia o ai margini del bosco, ne ho una piccola selezione che conservo gelosamente.
Le gazze, come si sa, sono dotate di certe bellissime piume blu alle quali aspiro da diverso tempo, purtroppo senza speranza!
Mai che una di queste benedette gazze sorvolando il terrazzo lasci cadere una piuma leggera in dono per me!
In fondo, non chiedo poi tanto: una sola piuma blu!
Ebbene, anche queste gazze non sono state generose: son rimaste un po’ lì, hanno fatto qualche voletto, si sono perse in chiacchiere e poi se ne sono andate via tutte insieme con gran fragore e non sono più tornate.
Erano sette e nessuna di loro mi ha lasciato la tanto sospirata piuma.

Alberi in primavera

E ancora ritorna la gloriosa bellezza degli alberi in primavera: sono alberi di questi dintorni, crescono e prosperano nei giardini di Castelletto e sono gli abitanti preziosi di questo quartiere.
Così ritorno sempre a salutarli e vederli carichi di petali delicati è una gioia vera.
Fiorisce generoso il candido ciliegio.

E si staglia nel blu con i suoi rami vivaci l’albero di Giuda.

E ancora il dolce pruno così si svela.

E si intreccia ai rami dell’odoroso glicine.

Crescono insieme e così vicini, creando uno spettacolo di straordinaria bellezza.

Ed è bianco e lilla così ricco e florido.

E poi ecco il rosa acceso del ciliegio giapponese.

E cielo azzurro e splendido di primavera.

Ancora sboccia lucente il glicine bianco.

E così lo si incontra lungo il cammino.

Verso l’infinito si protende così la tamerice.

E un’altra si affaccia invece da un muraglione, è una meraviglia di rosa e di dolcezza di questa stagione.

Gli alberi in primavera raccontano la vita, il rinnovamento e i nuovi inizi, donano la loro bellezza e rendono uniche le nostre prospettive.
E ancora salendo in Via Domenico Chiodo si nota il viola dei rami fioriti degli alberi di Giuda di Via Oberto Cancelliere.
Son alberi di città in primavera, così generosi e gentili annunciano una stagione nuova.

Mio amato glicine

E così sei tornato a fiorire, mio amato glicine, sbocci generoso per le strade del mio quartiere, ogni petalo è un dono divino, ogni fiore è una bellezza ritrovata della quale ringrazio.
Mio amato glicine, così dondoli nell’aria e nel cielo sereno.

E ti arrampichi sui muraglioni, sfidi la vertigine e crei la cornice perfetta per i panorami che amiamo ammirare.

Mio amato glicine, così ricco, prodigo e generoso.

Profumato e fresco, contro l’orizzonte e il mare e la Lanterna.

Mio amato glicine che con la tua gloriosa leggiadria fiorisci sulla cancellata di Corso Firenze e così diffondi la tua inconfondibile dolcezza.

E ti stagli così magnifico contro il cielo e tra le case.

Mio amato glicine, sei ancora lo stesso dei miei tempi della scuola, così rigoglioso e splendido, sulla prospettiva di Via Piaggio: quando allora iniziava la tua fioritura voleva dire che l’estate era vicina e ancora è così, mio adorato glicine.

E ancora alzo gli occhi versi i tuoi rami carichi di fiori.

E così ti ringrazio, mio amato glicine, di tutta la deliziosa e profumata bellezza che sai donarci.