Ammirando l’airone cenerino

Ogni estate, quasi a sorpresa, ecco che si fa vedere.
Un battito d’ali, la sua figura sottile ed elegante che si staglia nel cielo di Fontanigorda: eccolo, è ancora lui, l’airone cenerino!
È un tipo solitario, gira sempre da solo, non l’ho mai visto in compagnia.
In questo caldo agosto, a differenza degli altri anni, sono riuscita a scattargli qualche foto, il bel tipetto mi è passato proprio davanti ed è andato ad accoccolarsi tra il fitto degli alberi.

E ad osservarlo con attenzione alla fin fine mi è sorto pure un dubbio.
Oh, sta a vedere che questo qui che transita in Val Trebbia è lo stesso bel tomo che vidi lo scorso inverno al Porticciolo di Nervi?
Ricordo perfettamente quella giornata, tutto attorno paperini e paperotti starnazzavano gioiosamente e lui passeggiava, sussiegoso e leggero come una ballerina di danza classica.

C’è da dire che la somiglianza tra i due soggetti è schiacciante: due gocce d’acqua!
Del resto non ci sarebbe nulla di male, pure l’airone cenerino avrà diritto di andare in vacanza e qui, nel prato vicino a casa, è sempre benvenuto.

Comunque, stavo quasi per avvicinarmi giusto per chiedere se appunto anche lui si ricordava di quel nostro incontro in quel di Nervi quando tac, ecco che di nuovo l’airone mi ha colta di sorpresa, è la sua specialità!
Ha aperto le ali e si è alzato in volo e non l’ho più visto, adesso aspetto che torni da queste parti, almeno che mi sappia dire se il prossimo inverno intende passare al Porticciolo di Nervi.

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Semplice

Sono poi le cose più semplici ad essere più vicine ai nostri cuori, sono quelle che magari neppure sappiamo considerare preziose perché siamo abituati alla loro esistenza.
Il vento, la luce, il profumo dell’erba.
Il colore del cielo.
Gli alberi con i loro rami immensi.
La pioggia e il suo rumore.
Le cose semplici, le bellezze della vita.
I fiori.
Il fiore più comune e così selvatico, a volte se ne trova una moltitudine, altre volte invece certi papaveri solitari sbocciano ai margini di un sentiero, abbarbicati vicini a certe rocce, sul bordo di floridi orti.
Temerari e fragili, con quei petali che paiono fremere ad ogni alito d’aria.
Il fiore più semplice, così prezioso.

I tetti rossi di Fontanigorda

Per chi ama questo paesino questa è una prospettiva amata e consueta: Fontanigorda resta racchiusa tra i suoi prati verdi e circondata dal fitto dei boschi, così si staglia quel nugolo di case addossate una all’altra, con quelle viuzze ripide e i tetti aguzzi di tegole rosse.

Oltre la curva del bivio, passeggiando all’ombra degli alberi.

Camminando per le sue strade costeggiate da orti e giardini, là dove questa bellezza ogni giorno si rinnova accompagnata dal canto melodioso degli uccelli.

Nella luce radiosa di una giornata d’estate, quando una luce straordinaria disegna il profilo dei monti, riscalda i fiori e la frutta che matura sui rami, mentre illumina quei tetti rossi e spioventi.

Lo stesso luogo, da un diverso punto di vista, sembra ancora nuovo e differente: così è Fontanigorda se la guardi da Casanova ed è sempre quella magia dei tetti che svela e al tempo stesso nasconde, tu osservi e ritrovi le strade che sempre percorri, la casa con le persiane spalancate, il tratto del paese dove si trovano i negozi, il muretto dove ti soffermi.
Candida Fontanigorda, nel verde rigoglioso della Val Trebbia.

E fino a poco tempo fa tutte le sue case erano bianche, adesso non è più così e questo un po’ mi dispiace, il lindore dei suoi muri era per me uno dei suoi tratti distintivi.
E poi, a volte, cambiando prospettiva tutto davvero muta, pur trattandosi di un paesino minuscolo e così raccolto.

E là ci sono cascine, case di villeggiatura, colori e luce.

E muri di pietra, vasi di coccio, passeggini e biciclette, fili da stendere, sedie a sdraio, calzoncini corti e ghiaccioli alla menta.
Semplicemente vita, in un giorno d’estate in Val Trebbia.

Tra la frescura dei boschi, sotto i tetti rossi di Fontanigorda.

Dove vanno le farfalle?

Dove vanno le farfalle nelle giornate di sole?
A dirvi il vero, complice forse il grande caldo, mi sembra che le mie belle amiche inizino ad essere più numerose proprio in questi giorni e tante ne ho trovate nei pressi di certe rigogliose lavande.
Stanno là, si dondolano sugli steli.

E spalancano le ali mostrando la loro superba bellezza.

Si nutrono di nettare sublime.

A testa in giù, le farfalle non soffrono le vertigini!

Con questo candore in trasparenza si stagliano contro il cielo blu.

E dividono i piccoli fiori odorosi con insetti ronzanti, ci sono piccole corolle per tutti.

Si librano leggere, condividendo l’aria, il profumo e la dolcezza estiva.

Ha un nome armonioso questa farfalla dalla bellezza vistosa e regale, si chiama podalirio e quando resta immobile a crogiolarsi al sole si mostra in tutta la sue perfetta leggiadria.

Una creatura leggera e piena di grazia, nel tempo d’estate a Fontanigorda.

Sere d’estate

Certe sere d’estate sono così, terse di limpido cielo carta zucchero mentre il sole laggiù si posa tra i monti e diffonde il suo splendente chiarore.

Certe sere invece sono di nuvole dense che vagano inquiete e con loro il sole gioca a nascondino ma poi vince sempre, glorioso e brillante.

In altre sere d’estate poi l’azzurro cede il posto alle diverse sfumature di arancio e di pesca, in una magia di luci straordinarie e imprevedibili nella quiete dei monti.

Pennellate di rosa e di oro tingono il cielo che sovrasta le case di Fontanigorda.

E l’orizzonte si accende di vibrante intensità.

E poi piano si affievoliscono le luci del tramonto, si illuminano le finestre e dolcemente il buio ammanta i boschi e la valle, accade così in certe sere d’estate.

Da Pieve Ligure a Sori guardando il mare

È appena una breve e piacevole passeggiata, si cammina con il sole in faccia nel tempo delle molte dolcezze dalla stazione di Pieve Ligure fino a Sori.
Si inchinano alla maestà del mare gli alberi che si affacciano su questo tratto di costa per noi così consueto ma davvero ricco di straordinaria bellezza che mai mi stanco di apprezzare.

E l’onda lenta piano si frange contro gli scogli.

Le case abbarbicate in alto, tra la frescura, ebbre di luce e sole e di profumo di ulivi frementi.

Ancora ombra, intrecci, costa che si scorge tra il fitto dei rami.

Tutto lo splendore che occorre per sentirsi già in vacanza pur essendo a pochi chilometri dalla città.

E pigne dondolanti e tenaci ginestre che temerarie si sporgono verso l’azzurro.

E gorghi, spumeggiante evanescenza marina, rocce e sale, quel canto che ancora si ripete, con la stessa armonia di tempi diversi e di altre stagioni.

L’Aurelia e le sue curve, i suoi saliscendi in questa terra dalle dolci colline e dalle ardite discese, tra creuze che si snodano tra orti, giardini e scalette, contrasti di una regione che sa offrire molti differenti panorami.

Blu e verde di Liguria.

E diverse sfumature di turchino, sempre più limpido e trasparente e infine chiaro di frizzante spuma di mare.

E trasparenze di acqua cristallina, sotto il sole sfolgorante, camminando da Pieve Ligure fino a Sori.

Sulle foglie

È solo uno scorcio di bosco in una mattina di luglio.
Nel silenzio.
E dolcemente come un sussurro ecco un fruscio tra le foglie, sui rami, vicino ai muschi umidi e ai piccolo fiori palpitanti.
Ronzio di insetti e canti di uccelli, i suoni della natura non interrompono questa magnifica quiete, soltanto l’accompagnano e ne sono la voce.
Anche tu, quando cammini, su un prato e nel bosco, divieni parte di tutto questo.
Semplicemente.
E sempre la natura è nuovo stupore.
E così, in una mattina di luglio, ho alzato gli occhi e là, sopra di me c’era un gioco di ombre e di diverse sfumature di verde e ancora oltre il celeste intenso d’estate.
E la luce brillante e vivace si posava appena sulle foglie.

Amiche rondini

Come ogni anno sempre le ritrovo e rivederle è pura felicità: le mie amiche rondini allietano le nostre giornate e si posano in ogni dove.
Curiose, agitate, sempre indaffarate, le rondini non stanno mai quiete.
Si posano sul filo e poi si librano nell’azzurro, girano intorno alle case e poi si fermano di nuovo.

È vero, a volte sembrano tranquille e pacifiche, se ne stanno lì beate a prendere il sole.

Poi, all’improvviso, una di loro inizia a garrire ed ecco che quel canto allegro e melodioso si diffonde nell’aria.

Care amatissime rondini.
A becco spalancato, con le ali frementi, in tutta la loro gioiosa bellezza.
Si riposano e se la spassano prima del lungo viaggio che le attende e che le porterà lontano.

Care amiche rondini, così le vedo restare in equilibrio perfetto e mi preme far sapere loro che pure dispongo di comode corde da stendere, in zona soleggiata con vista monti.
E quindi se volessero accomodarsi qui, sarebbero le benvenute, ecco.

In volo, ad ali spiegate contro lo nuvole della Val Trebbia.

In coro, tutte insieme, con questa energia.

Care amiche rondini di Fontanigorda, festose compagne del tempo d’estate.

Tutta colpa del cardellino

Come vi dicevo tempo fa c’è un piccolo pennuto che al levar del sole attacca a cantare e non la finisce più.
L’indagine per individuare il responsabile di cotanto fracasso è tuttora in corso ma penso di potervi comunicare che uno dei principali indiziati è proprio il cardellino.
Eccolo qua, piantato in cima al ramo più alto dell’alberello del giardino di sotto, è il suo posto preferito, a quanto pare!

Poi gira intorno al palazzo, va a posarsi sul melo nell’orto, svolazza un po’ per là e ritorna a dondolare tra quelle foglie.

Non fatevi ingannare dall’espressione innocente: il cardellino cinguetta in modo vivace, ve lo garantisco!

E sebbene abbia tentato di farla franca è stato pure colto in flagrante: eccolo sotto casa mentre si canticchia un motivetto a metà pomeriggio.

Si è fatto vedere pure nel giorno di mercato, evidentemente anche lui aveva bisogno di fare acquisti!

Ed è vero, è un tipo un po’ rumoroso e si fa sentire ma in ogni caso sono contenta di avere un vicino di casa così elegante e fiero come il cardellino.

L’acqua fresca del Trebbia

Scorre sui sassi il fiume che dona il nome alla valle, in questa stagione calda le acque cristalline del Trebbia sono un forte richiamo.
Si insinua tra gli alberi, accarezza le rocce.
E resta, formando incantevoli oasi di freschezza.

Due passi nel bosco, una breve discesa nei pressi di Beinaschi e si arriva al suo cospetto, in questa magnifica pace.

Il vento soffia leggero, smuove le foglie e sospinge certe avventurose farfalle.

E l’acqua limpida ancora fluisce e rigenera.

Il fiume ha ineguagliabili trasparenze, purezza vera, bellezza autentica e selvaggia.

Vivono e crescono qui tanti piccoli pesciolini, se osservate bene ne vedrete più di uno guizzare tra questi sassi.

Trebbia (6)

Si inchinano le cime degli alberi alla maestà del grande fiume.

E restano, posti in mirabile equilibrio, certi sassi impilati sulla riva.

Trebbia (8)

E ancora scorre sui sassi l’acqua fresca e chiara del Trebbia.