Tutta colpa del cardellino

Come vi dicevo tempo fa c’è un piccolo pennuto che al levar del sole attacca a cantare e non la finisce più.
L’indagine per individuare il responsabile di cotanto fracasso è tuttora in corso ma penso di potervi comunicare che uno dei principali indiziati è proprio il cardellino.
Eccolo qua, piantato in cima al ramo più alto dell’alberello del giardino di sotto, è il suo posto preferito, a quanto pare!

Poi gira intorno al palazzo, va a posarsi sul melo nell’orto, svolazza un po’ per là e ritorna a dondolare tra quelle foglie.

Non fatevi ingannare dall’espressione innocente: il cardellino cinguetta in modo vivace, ve lo garantisco!

E sebbene abbia tentato di farla franca è stato pure colto in flagrante: eccolo sotto casa mentre si canticchia un motivetto a metà pomeriggio.

Si è fatto vedere pure nel giorno di mercato, evidentemente anche lui aveva bisogno di fare acquisti!

Ed è vero, è un tipo un po’ rumoroso e si fa sentire ma in ogni caso sono contenta di avere un vicino di casa così elegante e fiero come il cardellino.

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L’acqua fresca del Trebbia

Scorre sui sassi il fiume che dona il nome alla valle, in questa stagione calda le acque cristalline del Trebbia sono un forte richiamo.
Si insinua tra gli alberi, accarezza le rocce.
E resta, formando incantevoli oasi di freschezza.

Due passi nel bosco, una breve discesa nei pressi di Beinaschi e si arriva al suo cospetto, in questa magnifica pace.

Il vento soffia leggero, smuove le foglie e sospinge certe avventurose farfalle.

E l’acqua limpida ancora fluisce e rigenera.

Il fiume ha ineguagliabili trasparenze, purezza vera, bellezza autentica e selvaggia.

Vivono e crescono qui tanti piccoli pesciolini, se osservate bene ne vedrete più di uno guizzare tra questi sassi.

Trebbia (6)

Si inchinano le cime degli alberi alla maestà del grande fiume.

E restano, posti in mirabile equilibrio, certi sassi impilati sulla riva.

Trebbia (8)

E ancora scorre sui sassi l’acqua fresca e chiara del Trebbia.

Bambini e ortiche

Chiunque abbia trascorso i giorni d’infanzia in campagna conosce bene la questione: da piccoli tutti abbiamo avuto malaugurate disavventure con le ortiche.
Era un fatto assodato e quasi inevitabile: prima o poi durante certe corse spensierate sui prati si sarebbe andati a finire in mezzo alle ortiche, che male!
Erano tempi di infinite raccomandazioni, immagino che pure quelle fossero uguali per tutti.
Vai piano in bicicletta e non stare in mezzo alla strada.
Le patatine e il ghiacciolo per merenda? Tutti e due no, non se ne parla!
Mettiti il fazzoletto in testa che il sole picchia.
A proposito, il fazzoletto non si usa più, avete notato? E perché mai? Come i codini, era un vezzo di noi bambine degli anni ’70 e mi sembra proprio che ora invece non vadano più di moda.
Scusate le divagazioni, torniamo alle terribili e pungenti ortiche, tuttora le guardo con un certo rispettoso timore.
All’epoca, lo ammetto, ero troppo impegnata a giocare e divertirmi per far caso a quegli steli flessuosi sui bordi dei sentieri: mi accorgevo di loro solo quando scontravo le foglie.
Bolle e prurito, i regali delle ortiche sono questi qui.
A quanto ricordo l’ortica poi è specialista nel mettersi in mezzo proprio quando meno te lo aspetti, ad esempio mentre stai giocando a guardie e ladri e corri come un forsennato per non essere acciuffato.
Ecco, in uno di quei momenti lì l’infida ortica ti sfiora il braccio.

Tac, questione di un attimo.
La reazione, spontanea e vivace, è ancora impressa nella mia memoria.
E aggiungo al mio album dei ricordi un fatterello che riguarda una delle mie zie la quale, fortemente animata da spirito bucolico, era solita andare a raccogliere le ortiche per la frittata.
Ora, non che io abbia mai dubitato della bontà dei suoi manicaretti ma la sola idea di mettere sotto i denti qualcosa che regolarmente mi pungeva a tradimento mi sembrava all’epoca veramente impensabile!
Ma poi era mai possibile che venisse concessa persino all’ortica una seconda possibilità? Ebbene sì, addirittura si pensava di mettermela nel piatto, cose da non credere!
Con il tempo, poi, si impara ad essere più accorti e si cerca evitare accuratamente le foglie urticanti che ondeggiano al vento anche se non sempre è possibile.
Se ci pensate ci sono molti diverse qualità di ortiche nelle quali si va a finire nel corso dell’esistenza e il problema è sempre quello: non sono mai correttamente segnalate, ecco.
Si mescolano all’erba alta, stanno lì in agguato e mentre tu allunghi la mano per raccogliere una fragola infide lambiscono la tua caviglia e lasciano traccia della loro carezza.
Tuttavia c’è pure sempre una soluzione, mettiamola così.
Infatti, potrà capitare a chiunque prima o poi di trovare ortiche lungo il cammino e alla fin fine, mi sembra persino strano dirlo, in certi casi farci una frittata mi pare proprio una fantastica idea.

Primi incontri a Fontanigorda

Andavo per farfalle e con mia sorpresa ho trovato i cavalli.
Curiosi e guardinghi, si sono subito accorti della mia presenza ma hanno continuato indisturbati a gironzolare tra l’erba.

Altrove, su un diverso prato, ecco ancora un’altra cartolina dalla campagna.

La quiete, il profumo dell’erba, la cascina e il cielo limpido di Fontanigorda.

E l’armonia della campagna e la tranquillità di questi suoi abitanti.

A dire il vero mi sono chiesta se queste magnifiche creature non soffrano pure loro il caldo, tra l’altro a quanto ne so è sconsigliato vestirsi di nero quando il sole picchia ma alcuni non possono proprio farne a meno, ecco.

E tuttavia ci sono sempre gli alberi per trovare l’ombra ristoratrice.

Qualcuno sfida temerario la calura e sfoggia così la sua bella criniera.

Questo sono i cavalli di Fontanigorda ed è una gioia incontrare simili bellezze durante le mie passeggiate.

Ritorno in Val Trebbia

E sono ritornata tra i monti della mia Val Trebbia e tutto è davvero come sempre è stato.
I tetti rossi delle case, lo stradone, l’insegna dell’Ufficio Postale, le cascine che raccontano persino fatiche di tempi passati.
Fontanigorda: un luogo che è casa per me, vengo qui da tutta la vita.
Ritornare a volte è come non essere mai andati via, con la sensazione intensa di ritrovare ancora i luoghi amati.
Le stesse scalette, il muretto dove ti siedi a chiacchierare dopo aver fatto la spesa, le panchine all’ombra degli alberi, le salite.
E le curve, gli orti, i giardini e i fiori e gli abitanti del bosco: semplicemente la vita.
L’incredibile silenzio.
Il silenzio infranto nella mia prima notte qui da un uccellino che all’alba cantava beato il suo saluto al sole, sarà uno di quei soldi di cacio che girano per qui ma faceva un fracasso che non vi dico!
Ho aperto gli occhi, ho guardato l’ora ed era effettivamente troppo presto per me, quindi mi sono girata dall’altra parte e ho continuato a dormire.
Il canto del ruscello, il profilo dei monti, le farfalle e i colori variopinti di questa stagione.
Semplicemente un piccolo mondo che ritrovo sempre con gioia.
E questo è il mio ritorno in Val Trebbia nel tempo d’estate.

 

I coloratissimi abitanti del Parco di Arenzano

Vi porto ancora a ponente, nel magnifico Parco Negrotto Cambiaso nella vicina Arenzano.
Alberi svettanti e prati curati, fiori, panchine e l’orizzonte blu del mare, questo luogo a pochi metri dalle spiagge è un’incantevole oasi di bellezza.

E ho già avuto modo di mostrarvi alcuni abitanti di questo parco come ad esempio i magnifici pavoni.
Gironzolano qua e là anche certe anatre avventurose e pure alcune oche, queste qui hanno un bel caratterino e con una di loro ho avuto una specie di diverbio del quale poi vi parlerò!
Mai mettersi a questionare con le oche, comunque.

Nel parco di Arenzano c’è il laghetto dove lievi sull’acqua fluttuano gli eleganti cigni neri.

Proprio qui ho incontrato anche alcuni personaggi particolari: sono le sgargianti anatre mandarine.
A dirvi il vero, a vederle così non mi sono parse proprio temerarie, fissavano il laghetto perplesse e titubanti come se si chiedessero: ora cosa faccio? Vado o non vado? Mah!

E non mi sono sembrate neanche particolarmente espansive ma d’altra parte si sa, noi liguri siamo anche un po’ scontrosi e certo non ci distinguiamo per la nostra proverbiale socievolezza.
E pure le nostre anatre sono così, ecco.

E in quella mattina di primavera c’era un cielo brillante lucidato dal vento e i fiori si stagliavano contro il blu terso.

Piano piano, senza far rumore e senza farsi notare, anche se con quelle piume coloratissime è un po’ difficile!

In questo angolo di paradiso e di quiete dove si fanno magnifici incontri, sempre.

E poi, sapete, è proprio vero: noi liguri a volte sembriamo un po’ diffidenti e esitanti nel volerci aprire con gli altri ma bisogna solo prenderci per il verso giusto.

Così siamo da queste parti ma quando sappiamo di poterci fidare allora davvero tutto cambia e ci rilassiamo senza timore alcuno.
E sembrerà strano a dirsi ma anche le nostre anatre sono così, ecco.

I fagiolini di Sandro

I fagiolini di Sandro sono chiari, certamente saranno teneri e saporiti, densi dei profumi veri della campagna.
Nell’orto di Sandro crescono rigogliose tutte le delizie che la natura offre: gli zucchini dai fiori dorati, i fagioli dalle piante che si arrampicano intrepide, i pomodori e le insalate, le zucche perfette per essere tramutate in cocchi lussuosi per fiabesche principesse.
L’orto è certo una grande fatica ma è anche magia bella della vita che ritorna, seguendo i suoi ritmi e i cicli delle stagioni.
E chi ha l’orto, come Sandro, in estate fa le scorte per i periodi freddi, taluni sanno essere così previdenti e conservano la fragranza di certe bontà per l’inverno che verrà.
Dunque, quel giorno stavo camminando sullo stradone di Fontanigorda con un’amica e in quel tratto abbiamo incontrato Sandro che aveva appena raccolto i fagiolini nell’orto.
Li aveva riposti in un cestino, con un gesto consueto e antico che ha quella bellezza semplice che molti di noi hanno perduto.
Era un giorno d’estate, a Fontanigorda.
Ci siamo fermati a chiacchierare, come al solito, io poi sono sempre curiosa di questi raccolti estivi.
E ieri ritrovando questa fotografia ho pensato a quel pomeriggio in Val Trebbia, all’orto generoso sotto la ringhiera, ai daini che rubano i frutti dai rami, ai gatti che si addormentano all’ombra degli alberi, alla luna d’argento che spunta in un cielo brillante di stelle.
E poi mi è passato per la testa un pensiero tanto banale quanto vero: nei posti piccoli, nei paesi come Fontanigorda, ci si conosce davvero tutti.
E non c’è bisogno di aggiungere altro: basta che tu scriva che quelli sono i fagiolini di Sandro e tutti immediatamente capiscono a chi tu stia riferendo.
Ed è davvero così, io trovo una tenera bellezza racchiusa in tutto questo, se non la si coglie è persino difficile da spiegare.
La vita sa essere così semplice, autentica e vera, a volte.
Era un giorno d’estate, a Fontanigorda.
E questi sono i fagiolini di Sandro.

Nuovi colori sul terrazzo

Ci sono nuovi colori sul terrazzo, così vi porto a spasso tra i miei fiori e vi mostrerò alcuni di loro: sono i nuovi arrivi, sono le bellezze che sbocciano in questo tempo e che mi terranno compagnia per i giorni a venire.
La prima rosa si è aperta al sole con questa grazia, le rose sanno essere sempre regine tra i loro simili.

E a breve distanza da lei ecco una pianta che ogni anno ci regala i suoi fiori, cresce avvinghiata alla ringhiera con questa ferma caparbia.

Fioriscono allegre le azzurre lobelie e si stagliano contro il mio cielo.

Sul terrazzo abitano poi le dolci verbene, ne ho di diversi colori: bianche, violette, rosa pastello e rosa antico ma quelle dai petali così vivaci hanno insistito per rappresentare tutta la famiglia e così eccole qua in tutto il loro splendore.

E poi margherite e gerbere e i colori del sole.

Mentre fremono le piccole e profumate lavande, meta prediletta di api e insetti che si fermano a banchettare sui piccoli petali.

E dondolano leggere le fucsie deliziose, piccole campanelle di primavera.

Non mancano i gerani, ho dei vasi con i rami rigogliosi e carichi di fiori ma sono particolarmente affezionata a questo vasetto: questa piantina è nata da un rametto spezzato che io ho pensato di piantare nella terra.
E il piccolo ramo non si è arreso e ora mi regala i suoi piccoli petali dai toni accesi, accanto a loro sono sbocciati altri fiorellini di lobelia fioriti da una piantina che presi la scorsa estate.
Con questa bellezza, con questa mirabile tenacia.

Le ninfee di Palazzo Reale

Torna in questa stagione il tempo delle ninfee che sbocciano nel vasca del giardino pensile di Palazzo Reale, edificio sito in Via Balbi e oggi prestigioso museo della Superba.
Questa antica dimora nobiliare fu costruita a metà del ‘600 e appartenne dapprima alla famiglia Balbi, poi ai Durazzo e divenne infine Palazzo Reale quando i Savoia ne acquisirono la proprietà nel 1824.

Oltre alla magnifica terrazza che si affaccia sul porto e sul mare di Genova a Palazzo Reale si può passeggiare nella dolcezza del suo giardino.

E qui, leggere sull’acqua, fluttuano le ninfee.

Questo è il loro tempo, fragile ed effimero, sbocciano i petali lisci e si aprono nei giorni di primavera.
Tra le foglie ampie che paiono ritagliate con minuziosa precisione da un artista di talento: posate così, leggere sull’acqua chiara.

Mentre le rose rosse si stagliano contro il cielo azzurro della Superba.

Con questa grazia perfetta, nell’eterno ritorno della vita che si rinnova.

Nel rosa incantevole che racchiude i colori del sole.
Con questa lievità, sull’acqua.

Tornerò ancora a parlarvi di questo giardino pensile: qui potrete ammirare anche un antico rissêu, la tipica pavimentazione a ciottoli di tradizione ligure.
Il settecentesco rissêu di Palazzo Reale proviene dal convento delle Monache Turchine ormai non più esistente e si distingue per armonia e raffinatezza, mi riprometto di scriverne presto per voi.

Potete ammirarlo anche voi, nel giardino di Palazzo Reale, dove il sole delicatamente sfiora le ninfee.

Saline Conti Vecchi: dove vivono i fenicotteri

Vi porto ancora davanti al nostro mare, su una diversa riva, nella zona di Cagliari.
La settimana scorsa sono stata infatti nel capoluogo sardo dove ho partecipato agli eventi conclusivi di ItinERA, un progetto turistico che vede coinvolte 5 diverse regioni: la Sardegna, la Liguria, la Toscana, la Corsica e il Var.
La finalità di ItinERA è promuovere percorsi, itinerari, escursioni ed esperienze nel segno della sostenibilità ambientale e dell’ecoturismo in regioni ricche di storia e di meraviglie naturalistiche.
Ringrazio così per l’accoglienza e per il cortese invito la Camera di Commercio di Cagliari che ha organizzato l’evento e la Camera di Commercio di Genova per avermi coinvolto in queste belle giornate.
Nel programma era prevista anche una visita alle Saline Conti Vecchi di Assemini, là dove vivono i fenicotteri.

L’epopea del sale nasce in questa zona sul finire degli anni ‘20, si deve questa impresa industriale all’idea geniale dell’Ingegner Luigi Conti Vecchi che da imprenditore di talento intuì la possibilità di investire in maniera utile e proficua in quest’area della Sardegna a breve distanza da Cagliari.
Le saline furono realizzate dalla bonifica di uno stagno, il progetto di Conti Vecchi portò crescita e benessere in questa zona della Sardegna, l’industria diede infatti lavoro a molti sardi e attorno ad essa sorse una comunità operosa che da questa attività poteva trarre il suo sostentamento.
Il sito industriale è ancora produttivo, la zona ospita una vasta area naturalistica e si è mantenuto il sito di archeologia industriale.
Le saline Conti Vecchi sono attualmente un bene protetto dal FAI e qui i visitatori potranno ammirare la bellezza incomparabile di certe creature che hanno eletto questo luogo a loro dimora.

I magnifici fenicotteri rosa trovano infatti nelle saline il loro habitat ideale.
Queste splendide creature si nutrono di artemia salina, un piccolo crostaceo dal colore rosa al quale questi uccelli devono il loro caratteristico colore.

Sarete condotti in giro nelle diverse zone con un trenino apposito che percorrerà le aree che fiancheggiano le vasche salanti e così potrete vedere gli abitanti del posto e apprezzare la loro bellezza.

Anche la flora presenta certe particolarità, ad esempio qui si nasce la salicornia, una pianta che nella salina trova terreno adatto per crescere e proliferare.
Questo è un luogo da difendere, tutelare e valorizzare per la sua ricchezza, in questa zona vivono anche aironi, anatre e falchi.

La guida vi spiegherà inoltre che accanto ai fenicotteri rosa si possono vedere uccelli dal piumaggio grigio: questi sono i piccoli dei fenicotteri.

Splendide creature che vivono in perfetta armonia in questo ambiente a loro congeniale.

Qui dove il panorama offre scorci insoliti.
Cielo azzurro, foglie che fremono al vento di Sardegna, il candore del sale.

Mentre gli uccelli si levano in volo sull’acqua.

Una ricchezza di questa terra dai molti contrasti, una visita particolare che vi permette di assistere allo spettacolo della natura.

La visita alle Saline Conti Vecchi comprende anche diversi approfondimenti sulla storia dell’impresa industriale, ci sono gli edifici che ospitavano i laboratori e le officine, qui trovate esposte certe attrezzature di quell’altro tempo.

Inoltre io ho trovato particolarmente interessante il video che narra la nascita, la storia e le vicende di questo luogo: sono storie di vite e di persone, di nuovi inizi e di speranze di un futuro migliore, sono storie di fatiche e di caparbietà.

Nel luogo dove si librano queste creature leggere, là dove vivono i fenicotteri.

Nel luogo dove ebbe inizio l’epopea delle saline, sogno realizzato dall’Ingegner Conti Vecchi.