D’argento

Ha quella bellezza lì, il coraggio.
È fatica, entusiasmo, protervia e condivisione, è desiderio intenso che fa battere forte il cuore.
E hai una meta e un destino, forse soltanto un sogno da afferrare e provi a raggiungerlo con tutta la forza che hai.
L’acqua inquieta in un turbine vorticoso, il cielo sovrastato da nuvole basse, le grandi navi alle spalle e la riva davanti agli occhi.
E la stanchezza e l’incontenibile volontà di riuscire nella propria impresa.
Ecco, il coraggio ha proprio quella bellezza lì.
Le mani stringono il remo, il legno fende l’acqua e tu scivoli via, verso il tuo sogno, su un mare d’argento.

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Macaia

Chi abita a Genova conosce bene la macaia, anche la parola è nella lingua della Superba.
Caldo, scirocco.
E nuvole lattiginose e dense, una coltre impenetrabile, immobile macaia.
E umidità, intensa e interminabile.
Ti manca il respiro e accade a causa della macaia che sembra non andarsene mai.
E quando a Genova c’è macaia rimpiango la mia amata tramontana inquieta, io sono una di quelle persone che adorano camminare a braccia aperte nel vento e barcollare e vacillare per quella potenza, il vento è leggerezza e libertà.
La macaia, invece, ti inchioda a terra.
Ti avvolge, insistente e infinita, sempre uguale, eternamente fissa.
Macaia, scimmia di luce e di follia, foschia, pesci, Africa, sonno, nausea, fantasia, così cantava Paolo Conte in Genova per noi.
E tutto sembra così, fermo.
A dire il vero sembra anche quasi impossibile trovare una fotografia che racconti la macaia di Genova ma poi, un giorno, guardi l’orizzonte.
E vedi una nave che fende l’acqua, si muove nell’indefinito e quasi non percepisci il limite del mare e quello del cielo.
E la nave viaggia, come sospesa nella macaia di Genova.

Tramonto di ottobre

Quando il cielo arrossisce dietro la basilica di Carignano e spiccano scuri i contorni degli edifici persino le linee delle impalcature paiono avere una loro poetica armonia.

Quando il cielo si accende così allora bisogna andare a guardare il mare dalla rotonda che si affaccia sul blu, in fondo a Via Corsica.

E sono nuvole, geometrie di porto, traghetti che si riposano dopo lunghi viaggi.

E luci brillanti e navi che rientrano nella Superba riportando a casa turisti felici.

E una magnifica quiete all’orizzonte.

Lo sfavillio di una sera d’autunno.

E il porto accogliente, questa è Genova con le sue luci, così la vedrete, al tramonto, dalla rotonda di Carignano.

 

Storie di mare, supereroi e cartoni animati

Storie di navi e storie di tipi inaspettati, vi ho già mostrato alcuni personaggi dei Looney Tunes nel mare della Superba ma qui ogni giorno ci sono nuove sorprese, cari amici.
Ti volti e ti fanno le linguacce, caspita!

Come dicevo, ci sono delle significative novità, io mica lo sapevo che nel porto di Genova gironzola Will Coyote!
E Beep Beep ci sarà? Io lo attendo con trepidazione!

Occhi spalancati che emergono parzialmente oltre i tetti, come ben sappiamo son liti furibonde tra quelli lì!

E faccio mie le parole dell’uccellino Titti: oh, oh, mi è semblato di vedele un gatto!

Spunta ovunque Gatto Silvestro, quando meno te lo aspetti eccolo là.
Mare, nuvole, lanterna, navi e ancora lui.
Toh!

La cosa a suo modo divertente è il fatto che l’ho pure fotografato senza accorgermene, pensate un po’.
La settimana scorsa, infatti, passavo in Spianata e come sempre mi sono sono fermata per immortalare la nostra bella bandiera che sventolava sulla Torre Grimaldina.
Poi, una volta giunta a casa, ho guardato le mie fotografie e chi ho visto sullo sfondo, oltre i tetti, le ardesie e i campanili? Gatto Silvestro, ovvio!

Inutile dire che questa faccenda mi mette proprio di buon umore.

E il canarino Titti? Oh, oh, eccolo! Spero di aver la fortuna di vederlo più da vicino!

E certo non vi sarà sfuggito che non ci mancano i supereroi: sul mare della Superba c’è anche il fierissimo Batman.

Con questi colori brillanti e stupefacenti.

Storie di mare, di porto e di prospettive moderne.

Storie di supereroi e cartoni animati, questa bella novità suscita in me un entusiasmo quasi infantile, ci vuole poco a strapparmi un sorriso.
Storie di navi, di viaggi e vacanze, storie di discese da percorrere in bicicletta.
E laggiù chi c’è?
Oh, oh, mi è semblato di vedele un gatto!

Navi, ruote e cartoni animati

La vita del porto ha i suoi ritmi, i suoi colori e le sue sfumature.
Azzurro e celeste, bianco di scafi e di navi, linee e geometrie di gru: è il panorama della gente di mare, l’orizzonte che noi guardiamo.

Mentre i gabbiani volteggiano e compiono infiniti giri nell’aria.

La vita del porto ha anche le sue sorprese per chi l’osserva e a volte puoi vedere ciò che non ti aspetti.
E sono storie di navi e cartoni animati, spunta anche la coda guizzante di una balenottera, è il simbolo dei traghetti della Moby.

E poi, in questo periodo, nel mare di Genova c’è anche una nave che attira la curiosità di molti di noi, ha una struttura particolare in quanto è dotata di una grande ruota.

Così ecco le prospettive insolite, l’imponente nave con quello strano marchingegno è la Lewek Constellation, si tratta di una potentissima “posa tubi”.
A me colpisce lo scenario nel suo insieme, sono andata più volte ad ammirarla dalla rotonda di Carignano.

Anche con il cielo cupo e carico di pioggia quella struttura ha innegabile fascino.

E poi ci sono gli spettacoli consueti, i soliti gabbiani e le loro evoluzioni nell’azzurro.

Cose che succedono a Genova, ecco.

E tuttavia devo dire che è un po’ strano guardare verso il mare e vedere Gatto Silvestro in quella posa indispettita, se ne sta lì a braccia conserte sotto la grande ruota, sembra che abbia qualcosa da ridire!

Percorro la bella salita di Via Rivoli e mi guardo indietro e anche se in un certo senso quasi non ci posso credere lo spettacolo è proprio quello: navi, ruote e cartoni animati.
Cose che si vedono nel mare di Genova.

Piazza Corvetto, guardando i tetti

Ancora una volta sono stata a guardare Genova dall’alto e per questo ringrazio una cara amica che mi ha permesso di ammirare la Superba da un terrazzo che si apre sui tetti della Superba, su Piazza Corvetto e sulle zone circostanti.

Tetti (2)

E si affaccia in parte sul verde prepotente di Villetta Di Negro.

Tetti (3)

Davanti agli occhi il profilo di un nostro amato concittadino, il più celebre dei patrioti, è Giuseppe Mazzini, assorto e pensieroso.

Tetti (4)

E poi Piazza Corvetto, la prospettiva dell’Acquasola e un cielo velato di nuvole, quel giorno il sole faceva i capricci.

Tetti (5)

Da questo edificio vedi i palazzi della Spianata e la celebre ascensore che conduce a Castelletto.

Tetti (6)

E poi ringhiere, campanili, torri e  il Teatro Carlo Felice.

Tetti (7)

Da un terrazzo sopra Corvetto trovi l’orizzonte del mare che in una giornata grigia si confonde con il cielo, le gru, le linee del porto, il Bigo e le navi.
E il campanile delle Vigne svetta accanto alla Lanterna, nostro faro e nostro simbolo.

Tetti (8)

E poi ancora la città arrampicata sulle colline, un’altra nave, tetti grigi ed abbaini, questo è il profilo di Via Garibaldi con la magnificenza dei Palazzi dei Rolli.

Tetti (9)

Genova e la sua distesa ininterrotta di ardesie spioventi, comignoli e magnifici terrazzini che in estate sono inondati dal sole.
E mentre osservi cerchi di distinguere luoghi noti veduti da una diversa prospettiva, tra i tetti dei caruggi emerge imperiosa la Chiesa della Maddalena.

Tetti (10)

E poi ancora altre ringhiere e geometrie, persiane e finestrelle, un terrazzino minuscolo, lassù, vicino al cielo.

Tetti (11)

Antico e moderno, passato e presente, in un solo orizzonte.

Tetti (12)

Ancora uno sguardo rivolto al patriota genovese, figura a me cara.

Tetti (13)

Ancora uno sguardo verso Genova, mia e sua città natale, dolcemente affacciata sul celeste mare.

Tetti (14)

Francesco Biso: da Lerici all’America, la musica di uno chef

Lui suonava dove voleva lui.
E dove voleva lui era in mezzo al mare, quando la terra è solo più luci lontane, o un ricordo, o una speranza.
Era fatto così.

Alessandro Baricco – Novecento

Ognuno, nel mondo, ha una propria musica da suonare.
Note e accordi, la sinfonia di una vita.
Questa storia ha in sottofondo il suono melodioso dello sciabordio del mare e ha inizio a Lerici, nel 1886: qui nasce Francesco Biso.

Lerici (38)

Il tempo dei giochi è breve per lui, ha appena 13 anni quando sale come mozzo a bordo del piroscafo Rapido che copre la rotta tra la sua Lerici e Genova.
Dal Mediterraneo all’Atlantico, in breve tempo un nuovo imbarco lo condurrà in Centro America.
Sai, il sogno.
E tu sei un ragazzo e hai proprio quel sogno là: New York.
Hai la tua musica da suonare, ricordi?
Un viaggio di fortuna e infine le mille luci della Grande Mela e un futuro da immaginare.
Trova lavoro in un piccolo ristorante, da lì a poco finirà in cucine ben più prestigiose: ha 17 anni, inizia dal basso con umili mansioni ma è destinato al successo, il suo talento ai fornelli è innegabile.
Avrà tempo per scoprirlo, adesso deve tornare in Italia dove la sua famiglia reclama la sua presenza, da cuoco di bordo porterà anche la divisa della Marina al tempo della Prima Guerra Mondiale.
E viene poi il tempo del matrimonio e anche il tempo luminoso di altre navigazioni, a bordo di lussuosi transatlantici.

Piroscafo

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri 

Fino al 1927, per sette anni,  è chef sul Principessa Mafalda, sulla rotta Genova Buenos Aires.
In seguito sarà imbarcato sui altri celebri transatlantici: sarà a bordo del Duilio sulla rotta tra Genova e New York, poi sul Conte Grande e sull’Augustus.
E nell’epoca in cui lui fu un celebre chef i viaggi per mare avevano ben altro fascino, un ritmo lento e cadenzato, quella dolcezza di vivere era una melodia accompagnata dai deliziosi manicaretti di Francesco Biso.
Sinfonia e note.
E lui, lo chef, ha una passione per la musica e l’opera, questa sua professione lo porta a incontrare le figure più celebri del panorama artistico dell’epoca: da Ottorino Respighi a Richard Strauss, da Tito Schipa alla soprano Sara Menkes, fino a Beniamino Gigli che gli regalò i suoi dischi autografandoli.
Ed è davvero infinito l’elenco dei suoi celebri estimatori, tutti loro apprezzano le raffinatezze dello chef Francesco Biso.

Francesco Biso (2)

Hai la tua musica da suonare, ricordi?
E la tua musica ha gli aromi e i profumi di piatti prelibati, Francesco Biso è il re dei cuochi ed è amico degli artisti.
E il suo talento è riconosciuto da questi sodali incontrati durante i viaggi: autografi, dediche e fotografie testimoniano la stima delle celebrità che conobbe.
In uno dei suoi viaggi gli capita di incontrare un passeggero particolare, lui consuma i suoi pasti in cabina.
Ha una predilezione per un certo tipo di spaghetti conditi con fegatini di pollo, mele, pomodoro, burro e parmigiano: spaghetti alla Caruso, il viaggiatore è proprio lui, l’indimenticabile Enrico Caruso.
Egli ha una vera e propria predilezione per il nostro cuoco lericino, tanto da dirgli queste parole:
– Vedi il destino, tu sei un artista senza voce!
E lui, Caruso, non manca di invitare il suo amico cuoco ai suoi spettacoli a New York, in una particolare circostanza si diletta persino a fare una buffa caricatura del Biso.
Sono diversi gli aneddoti a testimonianza di un’esistenza ricca di riconoscimenti e soddisfazioni.
E andiamo al 1934, il transatlantico Conte Grande solca il mare.

Mare

A bordo c’è un alto prelato, è il Cardinale Segretario di Stato Eugenio Pacelli, il futuro papa Pio XII, la sua destinazione è l’Argentina dove egli si reca come Legato Pontificio del Congresso Eucaristico di Buenos Aires.
Anche il futuro pontefice apprezza i piatti di Francesco Biso, come ringraziamento gli farà avere una speciale decorazione vaticana e persino una benedizione papale per lui e la sua famiglia.
Ecco una foto di gruppo scattata durante la navigazione.

Francesco Biso (3)

E tra decine di marinai c’è Biso con il suo cappello da chef e poco distante il Cardinale Pacelli.

Francesco Biso (4)

Francesco Biso tornò a vivere nella sua Lerici, dalla moglie e dalla sua famiglia, infine lasciò il mare e la terra nel 1942.
E se vi state chiedendo come sia possibile che io conosca questa storia con tutta questa ricchezza di particolari soddisfo subito la vostra curiosità.
Come spesso accade, a questo blog contribuiscono i miei lettori, uno di essi mi ha scritto per dirmi che aveva certe fotografie di Genova da inviarmi: le vedrete presto, sono scatti affascinanti di un mondo lontano.
La persona che mi ha scritto si chiama Marco Biso, Francesco era il suo bisnonno.
Ringrazio Marco per avermi inviato le immagini di famiglia che corredano questo post e gli articoli dai quali sono tratte le notizie sullo Chef di Lerici (Un Re dei Cuochi amico degli artisti di Silvio Barberis su Il Mattino del 17-3-1938 e Marittimi Lericini: Francesco Biso di Luigi Romani su Il Golfo dei Poeti Maggio 1966).
Ringrazio anche Stefano Finauri per le cartoline delle navi nel Porto di Genova.

Porto

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Per introdurre questa splendida vicenda ho citato alcune parole tratte da un celebre testo di Alessandro Baricco.
È una storia che amo: anche quella è mare, musica e una nave che solca le onde.
E l’America sognata e immaginata, laggiù in lontananza.
Ricordi?
Ognuno, nel mondo, ha una propria musica da suonare.

Lui suonava dove voleva lui.
E dove voleva lui era in mezzo al mare.

Francesco Biso

Blu di Genova, alla Stazione Marittima

Genova, verso la fine di maggio.
Se vai là, alla Stazione Marittima, ti passa davanti un mondo.
Viaggiatori in partenza, un diverso orizzonte li attende.
E poi i cultori del fitness, sono quelli che corrono davanti al mare, quando il sole picchia c’è da sfiancarsi solo a guardarli.
Se vai là, alla Stazione Marittima, ti passa davanti un mondo.
E senti il rumore dei tuoi passi, su quelle assi di legno.
Laggiù una nuvola, sovrasta le colline e il profilo della città.

Genova

Sapete, quando incontro dei turisti stranieri li porto sempre a zonzo per i vicoli, di recente mi è capitato di conoscere una coppia di San Francisco sul treno, li ho condotti ai Truogoli di Santa Brigida e poi giù, in quei vicoli che piacciono a me.
E loro si guardavano intorno con l’espressione ammirata e meravigliata che mi piacerebbe sempre vedere anche nello sguardo di certi miei concittadini.
E tu?
Tu magari sei in attesa che abbia inizio la tua crociera, forse sei soltanto di passaggio a Genova.
Tu con lo zainetto sulle spalle, chissà se hai gironzolato nei dintorni.
Se vai là, alla Stazione Marittima, ti passa davanti un mondo.
E se sei saggio ti accomodi su una poltroncina con vista, davanti al blu.

Genova (3)

Vita di porto e navi, rumori e profumo di sale, vedute per viaggiatori solitari e per coloro che invece camminano fianco a fianco e che poi si siedono vicini.
L’istante perfetto.
E blu intenso e acceso, caldo di sole e di luce.
Blu, tra cielo e mare.
Blu di Genova, alla Stazione Marittima.

Genova (2)

Tramonto di Zena e…mille volte me!

Ieri il brutto tempo ci ha concesso una tregua e me sono andata per caruggi, senza una meta precisa, come spesso mi accade.
E nel tardo pomeriggio mi sono ritrovata in uno dei posti che prediligo, già in diverse occasioni l’ho mostrato qui.
Forse io sono come certi innamorati che parlano sempre dell’oggetto del loro amore?
C’era Genova, c’era il tramonto.
E oggi quelle immagini compaiono in questo post piuttosto speciale per me: cari lettori, questo è il post numero mille!
Sì, mille volte me!
Caspita, non so neanche come sia potuto accadere, sinceramente, sono la prima ad esserne stupita!
E c’era Genova, c’era il sole oltre le nuvole, al Porto Antico.

Porto Antico

E l’acqua tinta di d’arancio e di riflessi.

Porto Antico (2)

E geometrie di approdi, tra luci, ombre e acqua appena smossa.

Porto Antico (4)

E quando è così sai cosa devi fare?
Prima guardati indietro, verso le nubi rosa posate sul profilo della città e poi corri, non perderti neppure un istante.

Porto Antico (5)

Bisogna arrivare laggiù in fondo, all’Isola delle Chiatte, la luce è rapida a svanire.
E così cammino svelta, respiro l’aria del mare, un preludio di tramonto si specchia sui vetri dell’Acquario.

Porto Antico (6)

Tutto è miracolosamente calmo.

Porto Antico (7)

E arrivo laggiù, davanti al mare.

Porto Antico (8)

E poi d’improvviso un turbinio di gabbiani, volano verso il sole e l’orizzonte.

Porto Antico (9)

Sono rimasta lì, ad osservare.
E poi avevo ancora voglia di aria, di luce, di sole.
E di camminare.

Porto Antico (10)

Vado oltre, ancora più in là.

Porto Antico (11)

Ancora, ancora più distante, oltre i Magazzini del Cotone.
E no, non ero sola, c’erano tanti genovesi in riva al mare della Superba.

Porto Antico (12)

C’erano le navi, posate sull’acqua come luccicanti gioielli.
E c’era Genova, c’era il tramonto.

Porto Antico (13)

E c’era una meta da raggiungere, il luogo che narra ciò che eravamo e ciò che ancora siamo, il luogo che parla di noi.

Porto Antico (14)

E il giorno  giunge alla fine, con questa dolcezza quieta.
Saldamente ancorati a terra, eppure sospesi sull’acqua e sui nostri sogni.

Porto Antico (15)

Davanti alla ringhiera, a osservare lo scintillio delle luci e il cielo che si vela di sfumature di giallo e di rosa.

Porto Antico (16)

E poi oltre, oltre, ancora più in là.
E quando sei qui se hai un desiderio lascialo andare, il mare te lo restituirà realizzato.
Ecco, quando mi trovo qui faccio sempre questo pensiero, non so dirvi se funzioni però non costa nulla provarci.
E così quando sei qui se hai un desiderio lascialo andare, il mare te lo restituirà realizzato.

Porto Antico (17)

E poi guarda, mentre cala l’oscurità.
Guarda, sembrerebbe quasi il profilo di una moderna città d’oltreoceano.

Porto Antico (18)

E invece è Genova, quando scende la sera, al tramonto.

Porto Antico (19)

Le storie che racconta il mare

Le avete mai ascoltate le storie che racconta il mare?
Ieri sono stata lì, al Porto Antico.
E ho trovato i gabbiani  schierati in fila, loro le conoscono tutte le storie che racconta il mare.

Porto Antico

Camminare sotto il sole con le braccia aperte.
Non si fa? Non importa, io lo faccio lo stesso e intanto ascolto le storie che racconta il mare.

Porto Antico (2)

Il cielo tace, ha veduto cento vite, mille vite.
Non piove, non c’è vento, è un’assolata mattina d’estate.

Porto Antico (3)

Le navi, sull’orizzonte.
Cosa c’è nelle vite degli altri?
Chi è seduto dentro alle cabine delle navi da crociera?
Le vite degli altri sono simili alle nostre, ognuno di noi è un viaggio.
E tutti abbiamo valigie, partenze, un souvenir dalle vacanze, alcuni hanno un lavoro che li porta lontano, altri attendono un ritorno troppe volte rimandato.

Porto Antico (4)

E il mare racconta.
Il mare è storie di tesori sommersi e di pirati, di polene e di rematori, di approdi sicuri e di tempeste.
E di rossi coralli, pesci guizzanti e alghe scivolose.
Il mare è avventura, amicizia, condivisione e fratellanza.

Porto Antico (5)

Il mare cela gli anelli smarriti, scivolati via da dita che fendono l’acqua, l’abisso li custodisce, cerchietti dorati che fluttano e si posano laggiù sulla sabbia o tra i sassi, in fondo al mare.
Restano le storie di promesse, di abbracci e legami.
La vita è bianco e nero, insieme, una dolce passo a due, questo racconta il mare.

Porto Antico (6)

Alcuni invece sanno brillare di luce propria, senza incertezze o esitazioni, anche questo racconta il mare.

Porto Antico (7)

Il molo e l’approdo di barche di lusso.
E allora forse ti ci puoi anche perdere a immaginare le vite degli altri.

Porto Antico (8)

E il mare racconta, sussurra e pone le sue domande.
Che cos’è la felicità?
Non la puoi comprare, non ha un prezzo e neanche una quotazione in borsa.
La felicità è leggera, per alcuni è una pedalata con l’aria in faccia, ebbrezza e libertà.

Porto Antico (10)

Cammino, cammino fino laggiù in fondo.

Porto Antico (9)

E trovo una panchina tutta per me.

Porto Antico (11)

E poi ancora, sedersi davanti al mare, quando tira vento qui non riesci a reggerti in piedi, ti ubriachi di sale, di onde e di spruzzi di acqua salata.

Porto Antico (12)

Un grande yacht, io l’ho seguito fino all’ormeggio.
L‘equipaggio era composto da diverse persone, tutti giovani, belli e abbronzati.
Le vite degli altri, chissà da dove venivano.

Porto Antico (13)

Esistenze che si cullano tra la terra e il mare.

Porto Antico (14)

E io alla ringhiera, mentre scorre davanti ai miei occhi la quotidianità laboriosa del porto.

Porto Antico (15)

E’ così la gente di mare, non saprebbe vedersi altrove, è felice di vedere quella scia di spuma bianca che increspa la superficie dell’acqua.

Porto Antico (16)

E avanza la grande nave, mentre il mare racconta altre storie.

Porto Antico (17)

E sono vicende di navigatori solitari che prendono il largo, in una giornata di sole.

Porto Antico (18)

E la città si riscalda, dolcemente.

Porto Antico (19)
Geometrie riflesse di Genova, il posto che io chiamo casa.

Porto Antico (20)

E intanto i gabbiani si posano sull’acqua azzurra, loro le conoscono tutte le storie che racconta il mare.

Porto Antico (21)