Un volo di gabbiani

Non mi capita di frequente di trovarmi a camminare sulla Circonvallazione a Mare, a volte ci vado e guardo l’orizzonte, i contorni del porto, le navi e poi le case dei caruggi in lontananza e provo a immaginare quello che era e adesso non è più.
L’altro giorno era là, in cerca di corrispondenze tra il tempo presente e certe immagini del passato, è straordinario quanto tutto sia cambiato e quanto sia rimasto invece immutato, occorre sempre saper guardare e dilettarsi con i soliti giochi di immaginazione.
La modernità, con il suo frastuono, pare infine predominare: ed è acciaio, scafi, cemento, vetro, toni metallici, luccicante velocità.
Leggeri nell’azzurro, sospesi tra il tempo distante e il nostro caotico presente, nell’aria si librano i gabbiani.
Intrepidi, volano controvento, ad ali spiegate sfidano il destino.
Come nel tempo che non abbiamo veduto, sempre signori del mare e del cielo.

Tutti i colori che vuoi

E poi ci sono quei posti dove trovi tutti i colori che vuoi.
Celeste lucente e limpido, arancio, blu intenso di salmastro e poi bianco di navi e di barche.
I remi fendono la superficie dell’acqua e le canoe scivolano via e sono toni di rosso lacca, turchese e giallo fluo.
E aria e mare e tutti i colori che vuoi.


Porto Antico

Aspettando il piroscafo Principessa Jolanda

La notizia era di quelle capaci di suscitare grandi emozioni e venne pubblicata sul quotidiano Il Lavoro in un giorno di primavera.
Finalmente, con grande abilità e grazie al lavoro di molte maestranze, si era portato a termine lo straordinario recupero della nave Principessa Jolanda.
Il piroscafo, varato a Riva Trigoso in un giorno di settembre del 1907, era rimasto sull’acqua appena poco tempo ed era affondato poco dopo proprio durante la cerimonia del varo colando a picco nelle acque del Mar Ligure.
Quel magnifico vapore sparì tra le onde davanti a un pubblico attonito che non poteva credere a cotanta sfortuna!
A un po’ di mesi di distanza, in questa primavera del 1908, ecco quindi la buona notizia: sul giornale si legge che finalmente il relitto è stato portato a galla!
All’opera mirabile hanno preso parte stuoli di tecnici, palombari e operai specializzati, il cronista narra con ricchezza di particolari come siano state asciugate le stive.
Con l’ausilio dei rimorchiatori si attendeva così che il magnifico piroscafo fosse condotto nel porto di Genova: sul giornale del 1 Aprile 1908 si legge che l’arrivo era previsto per le ore 10 di quella stessa giornata.

Si era programmato che il Principessa Jolanda venisse ormeggiato a Calata delle Grazie per essere poi sottoposto a diversi interventi di riparazione.
Come è logico che sia, i genovesi si incuriosirono parecchio per questa mirabolante novità e furono molti coloro che se ne andarono sulla Circonvallazione a Mare ad attendere l’arrivo del leggendario piroscafo.
Era una bellissima giornata di sole e una folla di trepidanti curiosi si mise in paziente attesa ma il tempo passava e all’orizzonte non si vedeva nulla.
Che mai sarà successo?
Magari qualche inconveniente!
Dove è finita la nave? Perché non arriva?
Gli insoddisfatti genovesi forse aspettarono a lungo e alla fine furono costretti a desistere: non si vide manco l’ombra del Principessa Jolanda!
Il giorno dopo, tuttavia, in quel luminoso 2 Aprile del 1908, ecco svelato l’arcano sulle pagine del quotidiano Il Lavoro: quei burloni del giornale avevano tirato un bel tiro ai loro lettori, la notizia era un clamoroso pesce d’aprile e in tanti avevano abboccato all’amo!
Il piroscafo Principessa Jolanda non riaffiorò mai più, ne vennero recuperate in seguito solo alcune parti.
Negli anni successivi, tuttavia, furono forse molti coloro che ripensarono a quel giorno in cui se ne erano andati di fronte al mare della Superba con la speranza di veder entrare in porto i rimorchiatori con il grandioso piroscafo Principessa Jolanda: accadde a Genova il 1 Aprile del 1908.

Genova e la caligo

La Superba come sempre, non smette di stupirci e una volta di più ci ha meravigliato l’altra sera quando, nel tardo pomeriggio, una fitta coltre nebbiosa ha avvolto la sua costa, il suo porto e i suoi tetti.
La nebbia di mare si chiama caligo ed è un fenomeno meteorologico che talvolta si verifica ma io davvero non lo avevo mai veduto per un tempo così prolungato.
E così intorno alle 18 di mercoledì appena si intravedeva la punta della Lanterna.

Ho atteso fiduciosa e speranzosa di veder luccicare le luci del porto nella nebbia ma la caligo, spessa e persistente, è rimasta a sovrastare la Superba per tutta la notte.

E il mattino,dopo, con mia meraviglia, ancora avvolgeva ovattata la città.


Noi liguri non ci siamo abituati, la caligo ha così suscitato in nostro autentico stupore.
Poi, piano, sono emersi gli edifici, laggiù in lontananza.

Ed ecco la Lanterna, ad un tratto l’ho veduta stagliarsi tra la nebbia che si dissolveva.

E sono riapparse le gru, sospese in questa inconsueta dimensione.

Di Genova non si smette di innamorarsi mai, anche quando si lascia appena intuire.

E poi ho veduto le navi, lente scivolavano sull’acqua.

In uno spettacolo insolito, stupefacente e a suo modo straordinario.

Piano piano la caligo è poi svanita, si è ritratta, perdendosi nel chiarore del giorno e lasciando così il porto e i suoi moli e la nostra Lanterna sotto la luce rigenerante del sole.

18 Novembre 1911: Pietro Mascagni alla Stazione Marittima

Cadeva una leggera pioggia autunnale in quel pomeriggio di novembre del 1911 alla Stazione Marittima di Genova.
La luce iniziava ad essere più fioca e la folla trepidante si accalcava in quella calata dove giungevano le navi provenienti dalle Americhe.
Proprio là stava per attraccare il magnifico piroscafo Tomaso di Savoia sul quale viaggiava il maestro Pietro Mascagni con la sua compagnia composta da rinomati artisti di grande talento.
E immaginate la concitazione di quel giorno: come di consueto qui si assiepano intere famiglie, ci sono padri e madri di figli lontani che ritornano in patria, ognuno porta un’emozione nel cuore ed è difficile trattenere la commozione di quell’attesa.
Questa folla rumorosa, per l’occasione, comprende anche gli estimatori del celebre compositore: tutti vogliono vedere Mascagni, lo acclamano come una vera rockstar.
Ad accogliere il geniale artista ci sono anche i suoi famigliari, i figli di Mascagni non vedono l’ora di riabbracciare il papà.
E intanto, lentamente, il transatlantico si avvicina alla calata e coloro che sono a terra scorgono i volti noti di talentuosi cantanti e acclamati artisti.

C’è chi saluta con la mano, lacrime di commozione rigano certi volti.
E Mascagni? Dov’è Mascagni?
Il piroscafo attracca e scendono le passerelle, iniziano le complesse operazioni previste per lo sbarco, c’è gente che vuole salire a bordo per riunirsi finalmente al proprio caro, l’attesa non sarà poi lunga ma tutto attorno c’è una certa confusione.
E Mascagni? Dov’è Mascagni?
Occhi curiosi cercano la sua figura e il suo volto quando ad un tratto una voce cristallina sovrasta le altre:
– Ecco Mascagni!
E così tutti si voltano nella direzione suggerita e lo vedono là, felice e sorridente, tra gli altri passeggeri.
E si levano urla di gioia:
– Papà, papà! – ripetono i figli ancora lontani.
E lui ricambia, manda baci e saluta tutti e ad un tratto la sua cagnolina lo vede da lontano e sfugge all’abbraccio di Emy, la figlia di Mascagni: la bestiola corre via e passando tra le gambe di un poliziotto si lancia verso il Maestro.

Pietro Mascagni
Immagine tratta dalla rivista Melodia – Nr 4 del 1923 di mia proprietà

Si ride, è davvero un momento festoso e felice.
Ad attendere il compositore non sono soltanto i fans e i componenti della sua famiglia, c’è anche una nutrita schiera di giornalisti e tra essi si trova colui che scrisse il suo articolo per Il Lavoro del 19 Novembre 1911, gli sono grata per aver tramandato la vicenda che posso così raccontarvi.
Ed eccolo Mascagni, fuma un sigaro ed è circondato dai suoi cari, al fratello raccomanda di prendere il pappagallo che ha portato dall’America per un amico e scherzando dice che sebbene il pennuto sia venuto or ora dal Brasile già canta in perfetto dialetto calabrese!
E infine si concede ai giornalisti.
Quanto tempo è stato lontano dall’Italia: la sua tournée è durata sette mesi e lo ha portato nelle più grandi città come ad esempio La Plata, San Paolo e Montevideo.
Sono terre di emigranti che hanno lasciato da lungo tempo l’Italia senza la certezza di poterla mai rivedere e Mascagni è un vero orgoglio nazionale, egli racconta commosso della calorosa accoglienza ricevuta.
A Buenos Aires non c’erano meno di 50.000 persone a dargli il benvenuto e per l’occasione la banda cittadina eseguì il suo Inno del Sole suscitando viva commozione.
E dovevate vedere il tripudio di gioia nella città di Rosario: Mascagni fu accolto con le strade imbandierate e piene di fiori.
Al giornalista che gli chiede se non abbia sentito nostalgia dell’Italia il nostro risponde che il suo espediente per scacciare la malinconia è tenere un schema preciso di ogni suo impegno, in questo modo si inganna il tempo con facilità.
Il rientro di Pietro Mascagni dall’America è nel segno della soddisfazione, egli porta con sé la memoria dei suoi sfolgoranti successi e dei teatri pieni di pubblico, il ricordo dei suoi trionfi e degli applausi al suo formidabile talento.
Nella Superba rimarrà per qualche giorno e soggiornerà all’Hotel de Gênes: accadde nel tempo di novembre del 1911 e sono certa che furono molti i genovesi che serbarono a lungo il caro ricordo di quel giorno in cui videro il Maestro Mascagni alla Stazione Marittima.

D’argento

Ha quella bellezza lì, il coraggio.
È fatica, entusiasmo, protervia e condivisione, è desiderio intenso che fa battere forte il cuore.
E hai una meta e un destino, forse soltanto un sogno da afferrare e provi a raggiungerlo con tutta la forza che hai.
L’acqua inquieta in un turbine vorticoso, il cielo sovrastato da nuvole basse, le grandi navi alle spalle e la riva davanti agli occhi.
E la stanchezza e l’incontenibile volontà di riuscire nella propria impresa.
Ecco, il coraggio ha proprio quella bellezza lì.
Le mani stringono il remo, il legno fende l’acqua e tu scivoli via, verso il tuo sogno, su un mare d’argento.

Macaia

Chi abita a Genova conosce bene la macaia, anche la parola è nella lingua della Superba.
Caldo, scirocco.
E nuvole lattiginose e dense, una coltre impenetrabile, immobile macaia.
E umidità, intensa e interminabile.
Ti manca il respiro e accade a causa della macaia che sembra non andarsene mai.
E quando a Genova c’è macaia rimpiango la mia amata tramontana inquieta, io sono una di quelle persone che adorano camminare a braccia aperte nel vento e barcollare e vacillare per quella potenza, il vento è leggerezza e libertà.
La macaia, invece, ti inchioda a terra.
Ti avvolge, insistente e infinita, sempre uguale, eternamente fissa.
Macaia, scimmia di luce e di follia, foschia, pesci, Africa, sonno, nausea, fantasia, così cantava Paolo Conte in Genova per noi.
E tutto sembra così, fermo.
A dire il vero sembra anche quasi impossibile trovare una fotografia che racconti la macaia di Genova ma poi, un giorno, guardi l’orizzonte.
E vedi una nave che fende l’acqua, si muove nell’indefinito e quasi non percepisci il limite del mare e quello del cielo.
E la nave viaggia, come sospesa nella macaia di Genova.

Tramonto di ottobre

Quando il cielo arrossisce dietro la basilica di Carignano e spiccano scuri i contorni degli edifici persino le linee delle impalcature paiono avere una loro poetica armonia.

Quando il cielo si accende così allora bisogna andare a guardare il mare dalla rotonda che si affaccia sul blu, in fondo a Via Corsica.

E sono nuvole, geometrie di porto, traghetti che si riposano dopo lunghi viaggi.

E luci brillanti e navi che rientrano nella Superba riportando a casa turisti felici.

E una magnifica quiete all’orizzonte.

Lo sfavillio di una sera d’autunno.

E il porto accogliente, questa è Genova con le sue luci, così la vedrete, al tramonto, dalla rotonda di Carignano.

 

Storie di mare, supereroi e cartoni animati

Storie di navi e storie di tipi inaspettati, vi ho già mostrato alcuni personaggi dei Looney Tunes nel mare della Superba ma qui ogni giorno ci sono nuove sorprese, cari amici.
Ti volti e ti fanno le linguacce, caspita!

Come dicevo, ci sono delle significative novità, io mica lo sapevo che nel porto di Genova gironzola Will Coyote!
E Beep Beep ci sarà? Io lo attendo con trepidazione!

Occhi spalancati che emergono parzialmente oltre i tetti, come ben sappiamo son liti furibonde tra quelli lì!

E faccio mie le parole dell’uccellino Titti: oh, oh, mi è semblato di vedele un gatto!

Spunta ovunque Gatto Silvestro, quando meno te lo aspetti eccolo là.
Mare, nuvole, lanterna, navi e ancora lui.
Toh!

La cosa a suo modo divertente è il fatto che l’ho pure fotografato senza accorgermene, pensate un po’.
La settimana scorsa, infatti, passavo in Spianata e come sempre mi sono sono fermata per immortalare la nostra bella bandiera che sventolava sulla Torre Grimaldina.
Poi, una volta giunta a casa, ho guardato le mie fotografie e chi ho visto sullo sfondo, oltre i tetti, le ardesie e i campanili? Gatto Silvestro, ovvio!

Inutile dire che questa faccenda mi mette proprio di buon umore.

E il canarino Titti? Oh, oh, eccolo! Spero di aver la fortuna di vederlo più da vicino!

E certo non vi sarà sfuggito che non ci mancano i supereroi: sul mare della Superba c’è anche il fierissimo Batman.

Con questi colori brillanti e stupefacenti.

Storie di mare, di porto e di prospettive moderne.

Storie di supereroi e cartoni animati, questa bella novità suscita in me un entusiasmo quasi infantile, ci vuole poco a strapparmi un sorriso.
Storie di navi, di viaggi e vacanze, storie di discese da percorrere in bicicletta.
E laggiù chi c’è?
Oh, oh, mi è semblato di vedele un gatto!

Navi, ruote e cartoni animati

La vita del porto ha i suoi ritmi, i suoi colori e le sue sfumature.
Azzurro e celeste, bianco di scafi e di navi, linee e geometrie di gru: è il panorama della gente di mare, l’orizzonte che noi guardiamo.

Mentre i gabbiani volteggiano e compiono infiniti giri nell’aria.

La vita del porto ha anche le sue sorprese per chi l’osserva e a volte puoi vedere ciò che non ti aspetti.
E sono storie di navi e cartoni animati, spunta anche la coda guizzante di una balenottera, è il simbolo dei traghetti della Moby.

E poi, in questo periodo, nel mare di Genova c’è anche una nave che attira la curiosità di molti di noi, ha una struttura particolare in quanto è dotata di una grande ruota.

Così ecco le prospettive insolite, l’imponente nave con quello strano marchingegno è la Lewek Constellation, si tratta di una potentissima “posa tubi”.
A me colpisce lo scenario nel suo insieme, sono andata più volte ad ammirarla dalla rotonda di Carignano.

Anche con il cielo cupo e carico di pioggia quella struttura ha innegabile fascino.

E poi ci sono gli spettacoli consueti, i soliti gabbiani e le loro evoluzioni nell’azzurro.

Cose che succedono a Genova, ecco.

E tuttavia devo dire che è un po’ strano guardare verso il mare e vedere Gatto Silvestro in quella posa indispettita, se ne sta lì a braccia conserte sotto la grande ruota, sembra che abbia qualcosa da ridire!

Percorro la bella salita di Via Rivoli e mi guardo indietro e anche se in un certo senso quasi non ci posso credere lo spettacolo è proprio quello: navi, ruote e cartoni animati.
Cose che si vedono nel mare di Genova.