Una finestra a Sant’Ilario

Le finestre più belle si spalancano sul mondo come promesse di gioia e bellezza.
Le finestre più belle sono immerse nella quiete, nel silenzio e nella luce smagliante del giorno, nelle notti scure poi da quelle finestre si ammirano le stelle luccicanti.
Le finestre restano chiuse quando fuori infuria il temporale, oltre i vetri puoi guardare le gocce che leggere scivolano giù.
Poi ogni finestra si riapre quando torna il sereno e il tepore ti riscalda e dona nuove sensazioni di quotidiana felicità.
Ogni finestra è un respiro, dona un refolo di vento che sfiora i capelli o un raggio di sole che accarezza il viso.
A volte poi certe finestre restano in una sorta di straordinario dipinto dalle molte tonalità: l’ocra caldo che incontra l’azzurro del mare, il cielo percorso da pennellate chiare di nuvole vaghe.
L’orizzonte di Sant’Ilario, le case di Nervi laggiù, gli alberi maestosi.
E una finestra, così bella come una promessa mantenuta.

Guardando Via del Pendicollo

Ci sono capitata per caso durante la passeggiata con una cara amica a Sant’Ilario.
E c’erano freddo e vento, del resto questa è la loro stagione e ad un tratto, di fronte a noi, ecco una ripida distesa di gradini di pietra.
Così impervia, aspra, improbabile e faticosa, una sfida vera quasi per chiunque e tra l’altro non se ne riusciva a vedere la fine.
E dove mai condurrà Via del Pendicollo?
Con quegli scalini così alti.
Uno, due, tre e quattro, e sali su.

Eh sì, in effetti ci ho anche provato e a dire tutta la verità ho pensato che io e la mia amica avremmo dovuto percorrerla tutta fino in cima.
Solo che la mia proposta non è stata accolta tanto favorevolmente e la mia amica mi ha detto ridendo:
– Io ti aspetto qua!
Ecco!
E poi c’era vento ed era freddo, ve l’ho detto.
E poi guardando meglio, dove caspita va a finire questa strana Via del Pendicollo?
E non era una giornata così tersa, meglio attendere una giornata di cielo limpido e poi provare ad arrivare fin lassù.
Una scalinata che si perde nel cielo, così sinuosa e impossibile.
Una pendenza vorticosa e così vertiginosa.

Mi riprometto pertanto di ritornarci, in una giornata di sole.
E sono anche sicura che riuscirò a convincere la mia amica, non ne dubito.
E così magari alla fine scopriremo dove conduce questa fantastica e imprevedibile Via del Pendicollo.

Orizzonte

Turchese di abisso inquieto, cielo chiaro spazzato da fresco vento.
Le mattonelle, le curve, i colori e i profumi del Mediterraneo, gli scogli sferzati da onde superbe.
La ringhiera celeste e sinuosa, il mio mare gioioso di spruzzi salmastri.
Le panchine azzurre e l’emozione che sempre si rinnova nel ritrovare ancora una volta questa bellezza e questo orizzonte così amato.

Mare di dicembre

Ecco poi il mare di dicembre, così arrabbiato, potente e vivace, con le sue onde d’argento si abbatte sulla costa nel levante della città.

Tra Quinto e Nervi in una domenica d’inverno, così si manifesta la forza del mare.

E si gonfia l’acqua salmastra ed esplode in spruzzi frizzanti.

Con questo vigore, con questa assoluta bellezza che ammalia e incanta.

Il mare lambisce le rocce, si ritira e ancora ritorna.

Si schianta poi sugli scogli, bagna la strada e resta così inquieto e agitato.

È questa la magica danza del mare che mai si posa e sempre si rinnova con nuova beltà.

Ed è fragore di onde, canto incessante di acqua, sale da respirare e ancora potenza.

Ed è stupore, meraviglia e ancora energia vitale.

Fino a quando l’orizzonte si tinge con le luci del tramonto e ancora il mare indomito si alza.

E non si ferma, nella sua perenne inquietudine ritorna sempre a danzare.

Con la sua bellezza misteriosa che sempre ci fa innamorare, meraviglioso fratello mare nel tempo di una sera di dicembre.

Il mare di Nervi nella luce della sera

E poi arrivi a Nervi e trovi il mare così: vivace, brioso e inquieto nella sua interminabile danza che cattura gli sguardi, mentre le onde potenti si frangono sulla scogliera.

È spuma bianca ed evanescente, è freschezza di abisso che sfiora l’aria.

E piano all’orizzonte il sole si getta giù, in quel mare agitato.

E ancora le onde si inseguono, verso il porticciolo e la sua riva.

E sono sfumature di oro e di argento in questa sera tiepida sulla passeggiata di Nervi.

Ed è ancora vita, vigore, bellezza, mentre le onde instancabili lambiscono gli scogli.

Intanto il sole si nasconde quasi tra certe nuvole basse e una nave laggiù segue la sua rotta.

Così, in una sera tanto bella con questo mare inaspettatamente arrabbiato, ho scelto una panchina tutta per me.

E poi sono rimasta a guardare quelle onde e i loro giochi gioiosi sulla superficie dell’acqua.

C’è sempre un tono d’azzurro che non hai mai visto prima, un rombo d’acqua che risuona forte insieme al tuo cuore, c’è sempre un’onda che non sapevi di dover aspettare.

E c’è una ringhiera tanto amata, così sinuosa davanti al mio blu.

E c’è il canto di fratello mare, voce dei luoghi, degli animi e consolazione dolce che non smette mai di emozionare.

Mentre le onde ancora non si placano e si sciolgono in bianca spuma, nella luce calda della sera, davanti alla passeggiata di Nervi.

Tutto il tempo del mondo

Era un mattinata delle nostre, ti ricordi?
Una tazza di caffè fumante, la musica dei Cranberries, una ciocca di capelli che ti cadeva sul viso.
E poi una parola, una delle nostre incomprensioni.
E sei scappata via, ti ho vista correre giù per le scale veloce come il vento ed io mi sono precipitato dietro di te.
Se tu mi avessi ascoltata ti avrei detto: perdonami.
Ti avrei baciata, saremmo caduti uno nelle braccia dell’altra e tu avresti riso, così forte come sai fare tu.
E invece sei scappata via, mi hai sorpreso, sai?
Allora ti ho inseguita in quel saliscendi che mi spezzava il fiato e mentre pedalavo respirando il profumo del mare pensavo a te.
E pensavo che c’era davvero ancora tutto il tempo del mondo per noi e tutta quella strada da fare insieme.
In salita o in discesa, non importa, basta che ci sia anche tu.
E finalmente poi si sei fermata, hai posato la bici contro la ringhiera, ti sei voltata a guardarmi e mi sei venuta incontro.
E ti ricordi quanto tempo poi siamo rimasti lì davanti al mare?
E tu mi hai baciato, mi hai stretto tra le braccia e hai iniziato a ridere così forte come sai fare tu.
E per noi c’era ancora davvero tutto il tempo del mondo.

Passeggiata Anita Garibaldi – Nervi

Ammirando l’airone cenerino

Ogni estate, quasi a sorpresa, ecco che si fa vedere.
Un battito d’ali, la sua figura sottile ed elegante che si staglia nel cielo di Fontanigorda: eccolo, è ancora lui, l’airone cenerino!
È un tipo solitario, gira sempre da solo, non l’ho mai visto in compagnia.
In questo caldo agosto, a differenza degli altri anni, sono riuscita a scattargli qualche foto, il bel tipetto mi è passato proprio davanti ed è andato ad accoccolarsi tra il fitto degli alberi.

E ad osservarlo con attenzione alla fin fine mi è sorto pure un dubbio.
Oh, sta a vedere che questo qui che transita in Val Trebbia è lo stesso bel tomo che vidi lo scorso inverno al Porticciolo di Nervi?
Ricordo perfettamente quella giornata, tutto attorno paperini e paperotti starnazzavano gioiosamente e lui passeggiava, sussiegoso e leggero come una ballerina di danza classica.

C’è da dire che la somiglianza tra i due soggetti è schiacciante: due gocce d’acqua!
Del resto non ci sarebbe nulla di male, pure l’airone cenerino avrà diritto di andare in vacanza e qui, nel prato vicino a casa, è sempre benvenuto.

Comunque, stavo quasi per avvicinarmi giusto per chiedere se appunto anche lui si ricordava di quel nostro incontro in quel di Nervi quando tac, ecco che di nuovo l’airone mi ha colta di sorpresa, è la sua specialità!
Ha aperto le ali e si è alzato in volo e non l’ho più visto, adesso aspetto che torni da queste parti, almeno che mi sappia dire se il prossimo inverno intende passare al Porticciolo di Nervi.

Binari di Liguria

Non è così frequente per me viaggiare in treno e quando mi capita divento una passeggera distratta.
Chiacchiero e ascolto la musica, sul treno invece non riesco mai a leggere, troppi altri dettagli attirano la mia attenzione.
Mi piace viaggiare possibilmente seduta vicino al finestrino e amo guardare il panorama, anche se lo conosco bene e anche se l’ho visto ormai centinaia di volte.
E quando il treno passa vicino alle case si scorgono finestre, terrazzi, vita, frammenti di istanti che svaniscono.
Viaggiare in Liguria, tuttavia, regala molto spesso lo spettacolo del mare perché i binari sono là, davanti all’azzurro placido e calmo.
E ci sono anche le panchine della stazione di Nervi, a volte certe attese diventano poesie.

E lo stesso vale per certi viaggi, a dire il vero è anche raro che mi ricordi di fotografare il panorama, sembrerà strano ma è così: ve l’ho detto, in questi casi sono troppo impegnata a guardare.
Il tempo di un breve tragitto, le case, i giardini, gli ulivi, la costa.

Binari.
Alberi, mare.
L’orizzonte che fugge, rapido.
Le parole degli altri viaggiatori, a volte sussurri incomprensibili sovrastati dal rumore del treno.
La luce, l’aria intrisa di azzurro.

Binari.
E tetti, case di riviera e abitazioni di coloro che ogni mattina vedono le onde e gli scogli.
Binari.
Sospiri, mete da raggiungere, destini.
Dopo una galleria, dopo una curva, laggiù, solo per te.

E case colorate di Camogli, profumo di Mediterraneo, bellezza rara della mia terra e sole che abbaglia, un gabbiano in volo e la linea dell’orizzonte.
E mare e tempo chiari e questi binari di Liguria.

Grigio e azzurro di Nervi

A volte anche il cielo di Nervi è un capriccio, il sole timido si nasconde e a prevalere sono i toni tenui di grigio e azzurro, sono le note del tempo piovoso e incerto.
Una fila di panchine, nessuno a contendersi un posto in prima fila davanti al mare inquieto accarezzato da vento ribelle.

E sotto la luce fioca c’è un gioco di linee dai toni di opaco gesso.

Cosa fanno i gabbiani quando il tempo è così instabile e indeciso?
Volano alti, compiono le loro evoluzioni e poi si gettano giù, tra le onde, toccano l’acqua e poi risalgono ancora.
Ancora e ancora, in una danza che segue il viaggio del vento.

E dondolano nell’aria, ad ali spiegate, soltanto per noi che restiamo ad ammirarli, noi che siamo amici del mare anche quando le nuvole lo sovrastano.

Noi, così, restiamo.
Nella nostra attesa silenziosa, solo accompagnati dal suono amato delle onde.
Noi così respiriamo.
Come i gabbiani sopra lo scoglio.

Noi, davanti alla ringhiera celeste della passeggiata di Nervi.


Poi lo sappiamo, lo sappiamo sempre: il sole ritornerà e farà brillare il mare e scalderà gli scogli e i gabbiani continueranno a volare alti e a planare giù, ancora e ancora, temerari figli del cielo che non temono il grigio e la pioggia.

I bambini di Giulio Monteverde

Le parole dell’infanzia, spesso, sono nei gesti e negli sguardi e sono simili in ogni tempo.
I bambini sanno ridere ed essere felici con gioia autentica, i bambini sanno trasmettere ai grandi la loro voglia di vivere e regalano sorrisi inaspettati.
Gli artisti invece sono capaci raccontare i sentimenti di tutti, le emozioni che vengono dal cuore, le piccole felicità e i nostri umani entusiasmi.
Così è per lo scultore Giulio Monteverde che a lungo visse e lavorò a Genova.
Nato a Bisagno nel 1837 e morto a Roma nel 1917 il celebrato artista ha lasciato in diversi luoghi i doni del suo talento, le sue opere adornano i monumenti funebri del nostro Cimitero di Staglieno, assai celebre è l’Angelo della Tomba Oneto, le sue sculture sono anche al Cimitero del Verano a Roma, in diverse città di Italia e all’estero.
Inoltre, se vorrete ammirare il talento di Monteverde, potrete recarvi alla Galleria d’Arte Moderna di Nervi dove i vostri occhi incontreranno la lieve bellezza di due bimbi colti in un momento gioioso.
Sono i figli dello scultore, il candido marmo risale al 1874 e si intitola Primi giochi. Bambini che giocano con un gatto.
I bambini, dicevo, ridono con complicità, con felice leggerezza, sono genuini e veri.

E la camiciola orlata di pizzo cade a scoprire la spalla, è così la libertà.

Galleria d'Arte Moderna di Nervi (2)

A osservarli davvero pare di sentire le loro risate allegre e la voce amorevole della mamma che si rivolge a loro.
E poi i bambini stanno a piedi scalzi, in quel frammento di vita in cui si cresce, si sperimenta e si impara.

Galleria d'Arte Moderna di Nervi (3)

L’infanzia è felicità, bellezza e armonia.

Galleria d'Arte Moderna di Nervi (4)

Ed è spontaneità, entusiasmo, curiosità, nella dolcezza di un visino paffuto.
E questo è un gesso del 1875, è il Bimbo che scherza con un gallo.

Galleria d'Arte Moderna di Nervi (5)

L’infanzia poi è ritrosia, fragilità e candore, è tenera timidezza e questo esprime il gesso del 1872: l’ingenuità.

Galleria d'Arte Moderna di Nervi (6)

Non è più un bambino ma un vivace fanciullo colui che impersona Il Genio di Franklin, il gesso risale al 1871: di questa opera esistono diverse versioni, la più pregiata si trova nella Capitale.
Ha talento questo ragazzino, ha il guizzo intelligente nello sguardo, ha il sorriso aperto e vivo.

Galleria d'Arte Moderna di Nervi (7)

I riccioli ribelli incorniciano il suo bel viso e i suoi gesti raccontano la sua acerba briosità.

Galleria d'Arte Moderna di Nervi (8)

E a osservarlo con attenzione a me rammenta un altro fanciullo di recente tornato sotto il sole di Genova: è il Genio alato della Munificenza che è parte del monumento al Duca di Galliera ora collocato in Carignano.

Monumento al Duca di Galliera (14)

Non sono le uniche opere di Monteverde che troverete alla Galleria d’Arte Moderna di Nervi, il mio breve post è un invito a scoprire queste sculture e le numerose opere degli altri artisti che sono il vanto del museo di Nervi, qui trovate gli orari per la vostra visita.

Galleria d'Arte Moderna di Nervi (9)

E qui ringrazio ancora la Dottoressa Maria Flora Giubilei, direttrice del Museo, per la sua gentilezza e disponibilità.

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E davanti al verde dei parchi incontrerete un genio ragazzino che sorride quasi impertinente.

Galleria d'Arte Moderna di Nervi (11)

Poco distante, nella gaia ingenuità dell’infanzia, ci sono i due fratellini felici e teneramente complici.
Come in ogni tempo, come sempre sono i più piccini, così sono anche i bambini di Giulio Monteverde.

Galleria d'Arte Moderna di Nervi (12)