Febbraio 1923 al Colle della Maddalena

Era un giorno di febbraio del 1923 al Colle della Maddalena.
Non saprei dirvi se la bianca visitatrice abbia colto di sorpresa questo gruppo di amici, certo è che nessuno di loro sembra avere l’abbigliamento adatto per una passeggiata sulla neve.
Ecco quindi la bella compagnia: le signore hanno quella certa allure tipica di quel tempo andato, stile e ricercatezza non mancano neanche ai gentiluomini.
Cappotti pesanti, cappelli, bastoni da passeggio e tutti in posa per la fotografia.

Un signore in giacca e cravatta se ne sta seduto per terra senza battere ciglio, in questo giretto sulla neve ha portato con sé il suo amico a quattro zampe, dietro di loro un’allegra ragazzina sorride spontanea al fotografo.

E che dire di colui che ostentando una certa disinvoltura se ne sta lì nella neve?
Vestito di tutto punto, come se dovesse presentarsi a una colazione di affari.

E invece no, anche lui sta passando una giornata al Colle della Maddalena e a breve distanza, accomodato su una roccia c’è anche un signore un po’ più avanti negli anni, ha il cappello calcato sulla testa e un bastone in una mano.

È un frammento di un giorno distante, è la cifra di eleganza ad avermi colpito in questa fotografia.
Accadde molto tempo fa, era un giorno di febbraio al Colle della Maddalena.

Sulla neve ai Piani di Praglia

E venne il tempo di andare sulla neve ai Piani di Praglia, quanto le avevano attese queste giornate!
L’estate era ormai un ricordo lontano, l’autunno vacillava come le ultime foglie sospese ai rami ormai spogli e infine, improvvisa e benvenuta, cadde lieve la neve.
E giunse così la stagione delle gite e delle sciate con gli stessi amici con i quali si condividevano le giornate alla spiaggia oppure sui prati.
Eccolo quel giorno, gli scarponi affondano nella candida coltre che tutto imbianca.
E tu sei una ragazza, porti i capelli a caschetto e fai una smorfia e si vede che hai il sole negli occhi.
E tutti indossate maglioni pesanti, calzettoni spessi, i volti sono rischiarati da larghi sorrisi, che ricordi dei Piani di Praglia!

Ed è tempo di gonne a quadretti e di cappelli calcati sulla testa, di zaini sulle spalle e di giacche di tessuto ruvido per ripararsi dal freddo pungente.
Sono questi i giorni memorabili della gioia condivisa e delle belle risate, sono attimi di assoluta felicità.

E sempre, in ogni fotografia, c’è un protagonista importante che tuttavia resta a noi sconosciuto: è colui che scatta l’immagine, è colui che ferma il tempo per un breve istante e racconta l’emozione del suo sguardo e la bellezza di una giornata trascorsa con gli amici.
Se poi osservate bene la foto nelle sua interezza, noterete nella parte inferiore destra un’ombra e penso di poter presumere che sia proprio quella del provetto fotografo.
Tutto attorno c’erano le montagne innevate, la natura superba era ancor più affascinante ed era un giorno bellissimo da conservare nella memoria: un giorno sulla neve ai Piani di Praglia.

E sorridi

E sorridi.
E tieni tra le mani quella foto e ti rivedi appena ragazzo, insieme agli amici di sempre.
E sorridi e ricordi.
La neve fredda che ti gela le dita, la brezza frizzante che ti sfiora il viso, le voci che risuonano.
E sorridi e ricordi e sospiri.
C’era anche lei quel giorno, così tu non avresti voluto essere in nessun altro luogo.
Sulle montagne, con tutti loro.
E così io ti ho immaginato: ora non è più il tempo della tua giovinezza, eri un ragazzo all’epoca della fotografia in quel 1927 sul Monte delle Figne.
Alcuni dei tuoi amici li hai persi di vista, altri non potrai più ritrovarli, altri ancora ti hanno accompagnato per tutto il corso del tuo destino.
E lei? Lei chissà, se così era scritto magari avete condiviso ogni giorno della vostra vita.
E sorridi, forse ti commuovi.
E ricordi, con una certa nostalgia.
E sei ancora tu, sempre, tu lo sai.
E ti guardi e sorridi.

Neve e rami d’inverno a Genova

E questa è una storia di neve, di aria frizzante e di rami d’inverno in una città di mare.
Quando scende la bianca visitatrice, qui sulle nostre alture diventa per noi una piccola avventura: questo non è il nostro elemento e ci regala così una sorta di stupore quasi infantile.
Alla fermata della funicolare, tra diverse sfumature di bianco.

E bianco sulle creuze, sui muretti e sulle salite.

Sugli agrumi profumati che pendono dagli alberi.

Sull’olivo gentile che freme al freddo d’inverno.

Sulle ringhiere, sulle tegole, sulla chiesa della Madonnetta.

E sono diverse variazioni di gennaio, inattese eppure gradite.

E cartoline dall’inverno di Genova così particolari per noi.

La neve si posa sui rami spogli degli alberi e ne disegna i contorni.

Regala queste magie, effimere bellezze di stagione.

Abbagliante, lucente, gelido candore.

Sulle grate, sui binari della funicolare, silenziosa ospite.

Mentre si sentono cianciare i pettirossi che se ne stanno ben nascosti senza farsi vedere!

Una nevicata incantevole ha portato queste gocce di meraviglia ai nostri sguardi.

Ha avvolto ogni cosa nel suo freddo chiarore.

E questa è così una storia di neve e rami d’inverno a Genova, città di navi, barche, caruggi e tramontana.
Città di cieli turchesi e di onde, qui la neve è ospite inconsueta.
E così quando piano si accendono le luci del porto questa diventa una storia di oro, di tenue celeste e di bianco in una sera d’inverno e di Genova.

E poi venne l’inverno

E poi venne l’inverno e portò il freddo pungente e tenace ma c’era la gioia a riscaldare i cuori, c’era l’amicizia a tenere viva ogni speranza.
E si indossavano ruvidi maglioni a collo alto, berretti, cappelli e sciarpe per ripararsi dal vento, si portavano quelle giacche strette e chiuse con un pochi bottoni e gli occhi ridevano sinceri perché certi istanti, in ogni tempo, sono pura felicità.

Era l’inverno del ‘36 e c’erano ragazzi e ragazze con la testa piena di sogni e di progetti di quelli che a volte si preferisce non rivelare, magari per il timore che non si avverino.
E intanto si resta insieme, seduti sulla neve con il sorriso sulle labbra.

Protagonisti di avventure mirabolanti sugli sci, giù per discese vertiginose con il vento che taglia la faccia.
E prova poi a raccontarla l’ebbrezza della velocità, il brivido del rischio e il senso di libertà.
Semplicemente vivere e buttarsi a capofitto nel proprio destino, alcuni sanno farlo meglio di altri, questo è certo.
E poi si resta, insieme e vicini.
E si ricorda.
Eravamo questi, quel giorno.
E tu eri così, un ragazzino timido e impacciato.
E tu invece eri ancora un bambino.

E poi, tra tutti c’è sempre uno che è più spericolato e coraggioso, è quello che non ha mai paura di niente e non conosce timore.
Sugli sci, sulla neve e forse anche nella vita.

E poi, c’erano mani e c’erano sguardi guance arrossate, guanti di lana, scarponi e calzettoni spessi.
E memorie uniche per ognuno, spensierate e malinconiche come ogni attimo che merita di essere ricordato e ancora condiviso.
Ancora con la stessa gioia, come in quel giorno d’inverno.

 

Sulla neve

E poi c’erano le giornate sulla neve, ore preziose sottratte alle quotidianità e trascorse nella quiete delle superbe montagne tra il bianco candore dell’inverno.
Tra amici, che memorabili istanti!
E come sa essere dolce la nostalgia, a volte.
Ricordi?
Il tuo maglione più pesante, il bastone per non scivolare, la memoria di un’amicizia rimasta immutata nel tempo.

Una giovane donna porta una gonna a quadri, la sciarpa, i calzettoni arrotolati sulle caviglie, gli sci ai piedi.
E alla sera, poi.
Seduti tutti insieme davanti al camino, con una tazza fumante tra le mani, profumo di cannella e di torta di mele.
E parole, sogni, progetti per il futuro, quando si pensa al domani si ha sempre la recondita e taciuta speranza che il destino ci riserbi gioia e felicità.
E ricordi i tuoi desideri?
Era un giorno d’inverno, a Limone Piemonte, località molto frequentata ancora oggi dai genovesi.
Era un giorno d’inverno del 1937.
E tu sorridevi, chissà cosa c’era nascosto nel tuo cuore.

Tra amici, sulla neve, quante memorabili avventure!
Pantaloni larghi, tessuti pesanti e cappelli calcati sulla testa.
E poi, sulla neve, c’è sempre quello più spericolato, è inevitabile ogni volta la sfida per vedere chi sarà più veloce.

E invece, il futuro?
Chi tra di voi è riuscito ad afferrarlo e a trattenerlo, trasformando un sogno in realtà e vita, in tempi certo non semplici?
E c’erano, laggiù in fondo ai cuori, sogni e desideri segreti.
Era un giorno d’inverno del 1937.

La neve di marzo

E alla fine è arrivata la neve di marzo e non era sola, qui a Genova si è fatta accompagnare da un vento arrabbiato ancor più potente qui sulle alture.
Poi la neve si è posata sul tetto della chiesa della Madonnetta.

Ed è rimasta per breve tempo candida e intatta, nessuno l’ha calpestata.

L’altra mattina c’erano pochi fiocchi sulla creuza ma la neve con questo vento gelido a diventare ghiaccio davvero ci mette poco.

Poi ancora, di bianco si sono coperte le mie tenere primule.

E una soffice coltre si è posata su certi scalini.

Neve sui tetti spioventi, sulle ringhiere e sui fiori di lavanda.

Neve sulle piante grasse e nei vasi.

E anche sui miei garofani rosa.

E poi, sapete, taluni sono più coraggiosi di altri.
Lo diceva anche De Gregori, ricordate?
Gli uccellini nel vento non si fanno mai male, hanno ali più grandi di me.

Altri, invece, sembrano patire il freddo e la potenza implacabile del vento.
Alcuni dei miei narcisi erano completamente abbattuti e così ho pensato di metterli in un vaso e di portarli in casa, almeno per qualche tempo mi regaleranno ancora la loro bellezza.

Mentre cadeva la neve, sull’orizzonte di Genova e sui miei fiori.

Nell’abbraccio della neve

Noi che siamo nati a Genova non siamo tanto abituati alla neve, noi che abitiamo davanti al mare finiamo persino per stupirci quando una magia di bianco circonda la Superba.
L’hai vista la neve sui monti? Guarda!

E hai visto le cime sullo sfondo stagliarsi candide dietro la Lanterna?
La neve le fa sembrare persino più vicine.

Nell’abbraccio dell’inverno, mentre le nuvole evanescenti si posano leggere tra la terra e il cielo.
Ed è un incanto di bianco e di azzurro di Genova.

E poi tetti, campanili e ancora neve, aria frizzante.

L’hai vista tu la neve sui monti?
Io l’ho scorta da lontano, stavo passando in autobus in Piazza Carignano e allora sono scesa solo per ammirare lo spettacolo del porto e delle gru e e poi sarei rimasta ancora.

A guardare Genova, di celeste e di bianco, nell’abbraccio della neve.

Fontanigorda tra passato e presente

Vi porto ancora nella mia Fontanigorda, delizioso paesino della Val Trebbia meta delle mie vacanze estive.
E faremo una passeggiata nel tempo, tra immagini di ieri e di oggi.
In altri anni a Fontanigorda c’erano meno edifici rispetto ai nostri tempi, resta comunque inconfondibile e la riconosco in questa cartolina pubblicitaria dell’Albergo San Giorgio.

E poi sono state costruite nuove case, è cresciuto il numero dei villeggianti e generazioni di genovesi hanno imparato qui ad andare in bicicletta, a cadere e a rialzarsi con le ginocchia sbucciate, a saltare la corda, ad andare per funghi, ad ascoltare il canto dell’acqua che sgorga gioiosa dalle fontane e a farsi incantare dalle magie del bosco.

Sulla Piazza della Chiesa ci sono delle comode panchine, nei giorni e nelle sere d’estate ci sediamo qui e restiamo a chiacchierare, lasciando scorrere lento il tempo.

E là dietro, all’angolo con la strada che porta al Bosco delle Fate, c’è ancora il bar dove tutti ci fermiamo per prendere un gelato o un aperitivo, ora il suo nome è Oasi Bianca ma noi lo chiamiamo semplicemente Oasi, ecco.
E già allora, in altri anni, c’era un gruppetto di avventori davanti alla porta, si nota anche una scala appoggiata al muro.

Ti compri il tuo ghiacciolo e poi te ne vai a fare una passeggiata e a godere della frescura degli alberi.
L’ immagine seguente per un attimo mi ha lasciata perplessa ma là dietro ci sono i monti meta delle escursioni, si vedono uno steccato e una curva e questa sembra essere proprio la strada che conduce al Bosco delle Fate, lo spazio verde sulla destra dovrebbe essere quello che oggi ospita i campi da tennis.

Oltre questa salita, nell’abbraccio dei monti.

Una passeggiata lassù, al Bosco delle Fate per poi ritornare ancora su questa piazza che davvero non è molto mutata.
Il glorioso Albergo San Giorgio ha terminato la sua attività diversi anni fa, ora là ci sono abitazioni private.

E Fontanigorda con le sue casette di tegole rosse resta ancora un gioiellino.

E guardiamo insieme una diversa immagine di un’altra stagione.
Inverno rigido e freddo, nelle cascine si ammassa la legna per riscaldarsi nel tempo del gelo.

E le cascine ci sono ancora, non ci sono tante differenze rispetto alla fotografia d’epoca.

E si tratta ancora di una cartolina pubblicitaria del San Giorgio, ingrandendone una parte si nota che il nome dell’albergo era dipinto sull’edificio.
E c’era la bianca visitatrice posata sul profilo dei monti.

Era il tempo del freddo, quando la neve scende soffice sui rami e sui prati sotto al cielo chiaro della Val Trebbia.

Era inverno e questa è una cartolina da Fontanigorda.

Luogo delle mie vacanze, paese amatissimo che regala incanti in ogni sua stagione.