Rosa d’inverno

È rosa d’inverno e così ravviva l’ora del tramonto in Spianata Castelletto.
È rosa d’inverno in una sera di aria fresca e frizzante.
È rosa d’inverno, brillanti si accendono le luci che rischiarano il cammino.
E si resta là, ad ammirare il porto e le navi, a immaginare nuovi viaggi e nuovi approdi.
Mentre un ramo spoglio così si staglia tra le nuvole leggere: tornerà a vestirsi di germogli e di tenere foglioline, secondo il ritmo consueto della natura.
È il gioco del tempo, la vita che sempre ritorna e che ancora ci sorprende nella lievità di questo rosa d’inverno.

Un terrazzino tra le nuvole

È un terrazzino del mio quartiere, abbarbicato lassù sul tetto di palazzo di Circonvallazione a Monte.
Tra le ardesie, i comignoli, così si staglia in una lucentezza di nuvole.
Il luogo perfetto per cercare il sole che si tuffa nel mare in queste sere d’inverno e il fascio di luce della lanterna che luccica in lontananza.
Un terrazzino su un tetto è un angolo magico e prezioso dove far crescere il rosmarino odoroso e la salvia profumata, dove le rose sbocciano gentili nel tempo di maggio.
In quel terrazzino lassù si può sognare, leggere, fantasticare e ridere e poi addormentarsi al sole nella bella stagione, ascoltare il canto del vento e svagarsi a cercare altri tetti e altri terrazzini.

E così quando passo da quelle parti il mio sguardo cerca sempre quella ringhiera, quella prospettiva, quella vertigine lassù.
Un semplice terrazzino: a volte perduto in una vaghezza incerta che preannuncia la pioggia, a volte sovrastato da nubi maestose e candide.
E anche questa, a modo suo, è una delle magie di Genova: un terrazzino tra le nuvole.

La speranza

La speranza, il suo tono è tenue celeste.
Dolce e rasserenante speranza che offre allo sguardo orizzonti sconfinati.
Il suo suono è come il ritmo di un’onda che piano si frange ma sempre ritorna e mai abbandona la riva.
Viva speranza che dona respiro e lenta si posa come luce radiosa sul mare e così conforta e consola.

Nuvole di ottobre

Sono nuvole d’autunno, così sono arrivate sovrastando il mare nel bagliore di questa luce ottobrina.
Tra sfumature rosate, inseguendosi nel cielo di Genova.

Nel riflesso del sole che lento si posa e ci saluta dipingendo così le nostre nuvole.

Sono nuvole d’autunno, diverse una dall’altra.
Alcune, più lontane, mantengono il loro latteo biancore e quasi paiono posarsi delicate sulla costa.

Altre si squarciano nella luce d’arancio che tratteggia i loro contorni.

Sono nuvole inquiete e gloriose, così mutevoli e magnifiche.

Lievi come in un dipinto impressionista.

Si levano dietro il campanile della Chiesa della Madonnetta e fluttuano nel cielo con la loro straordinaria leggerezza.

Di rosa e di metallo come la pioggia d’autunno, così uniche ed evanescenti, non se ne vedrà mai più una uguale.
Ci saranno altre nuvole, altre emozioni, diverse suggestioni.

E allora là si rimane, ad ammirare il cielo di Genova e il suo spettacolo, fino a quando sul mare iniziano a luccicare le luci del porto e tutto sfavilla e ancora una volta il panorama muta e così ci incanta con le sue nuvole di ottobre.

Le nuvole più belle

Le nuvole più belle le trovo sempre qui, nel tempo d’estate a Fontanigorda.
Passano leggere nell’azzurro, restano sospese nel cielo, alcune vaghe si disperdono, altre incorniciano i monti all’orizzonte.

E paiono posarsi sulle vette, ancora esitanti sul loro viaggio e la loro meta.

Le nuvole più belle sono candide, gonfie, contrastano con il verde intenso dei boschi e con la freschezza acerba dei prati.

Restano nella prospettiva di una strada tortuosa, gloriose e magnifiche, dense di pioggia e di goccioline avventurose.

Vagano sui monti della Val Trebbia, sulle felci e sui castagni ondeggianti, sui ruscelli gorgoglianti e sulle foglie frementi al vento.

Rosee si illuminano nel chiarore del tramonto delle serate estive.

Le nuvole più belle scivolano via come portate da zefiro lieve, ruzzolano nell’azzurro nella bellezza dell’immensità.

Sovrastano i tetti rossi del paese, le casette bianche e le biciclette appoggiate ai muretti, i gatti addormentati, gli orti rigogliosi e le rose profumate nei giardini.

Le trovo sempre qui, in questo luogo così amato.
Le vedo scorrere nel cielo di Fontanigorda e mi fanno tornare alla mente certe amorose parole di Jules Renard che faccio mie: il mio paese è là dove passano le nuvole più belle.

Grigio e azzurro di Nervi

A volte anche il cielo di Nervi è un capriccio, il sole timido si nasconde e a prevalere sono i toni tenui di grigio e azzurro, sono le note del tempo piovoso e incerto.
Una fila di panchine, nessuno a contendersi un posto in prima fila davanti al mare inquieto accarezzato da vento ribelle.

E sotto la luce fioca c’è un gioco di linee dai toni di opaco gesso.

Cosa fanno i gabbiani quando il tempo è così instabile e indeciso?
Volano alti, compiono le loro evoluzioni e poi si gettano giù, tra le onde, toccano l’acqua e poi risalgono ancora.
Ancora e ancora, in una danza che segue il viaggio del vento.

E dondolano nell’aria, ad ali spiegate, soltanto per noi che restiamo ad ammirarli, noi che siamo amici del mare anche quando le nuvole lo sovrastano.

Noi, così, restiamo.
Nella nostra attesa silenziosa, solo accompagnati dal suono amato delle onde.
Noi così respiriamo.
Come i gabbiani sopra lo scoglio.

Noi, davanti alla ringhiera celeste della passeggiata di Nervi.


Poi lo sappiamo, lo sappiamo sempre: il sole ritornerà e farà brillare il mare e scalderà gli scogli e i gabbiani continueranno a volare alti e a planare giù, ancora e ancora, temerari figli del cielo che non temono il grigio e la pioggia.

Tra mare e nuvole

Tra il mare e le nuvole c’è una linea perfetta che si staglia contro l’orizzonte.
È per noi un disegno inconfondibile quello della ringhiera della passeggiata di Nervi, con le sue curve sinuose oltre le quali a volte risuonano onde fragorose.
Ed è un’armonia, una bellezza consueta che amiamo sempre ritrovare, con il suo fascino per noi immutato.
Ieri sono stata ancora sulla passeggiata Anita Garibaldi e tra mare e cielo lente sono arrivate certe nuvole pigre ed evanescenti.
E sono rimaste, immobili e sospese, senza vento, lasciando filtrare appena la luce del sole che si posava sul mare calmo.
Questo quadro di febbraio mi ha rammentato i versi di un poeta molto amato, cantore della nostra Liguria.
È l’incipit di una sua poesia, ha le suggestioni di una diversa stagione, calda e luminosa, ha uno sfavillio inquieto e intermittente.
Come quando il sole attraversa le nuvole e brilla d’argento l’acqua del mare.

La trama delle lucciole ricordi
sul mar di Nervi, mia dolcezza prima?

Camillo Sbarbaro

Sei sere di Genova

Queste sono sei sere di Genova nel tempo dell’inverno.
Ho atteso le luci e i colori di dicembre, questi sono i tramonti che ho veduto dalla vigilia di Natale fino a ieri e ogni sera ha donato ai nostri occhi diverse sfumature di Genova, a volte il cielo sa essere capriccioso e mutevole.
E così era il 24 Dicembre, tra l’azzurro profondo e l’inquieto arancio di nuvole passeggere nello splendore del tramonto.

Natale è stato terso e lucente, brillante di luce e di puro chiarore.

Il giorno di Santo Stefano ci ha regalato invece nuvole tumultuose, toni d’argento e raggi di sole a precipizio sul mare.

E ancora, diverse sfumature di rosa e di blu nella sera del 27 Dicembre.

Venerdì 28 poi non mi trovavo sul mio terrazzo ad ammirare la mia città, da lì ho scattato le foto che avete appena veduto mentre quella che segue è stata fatta all’Isola delle Chiatte.
E c’erano questi riflessi dorati e tremuli e queste nuvole gonfie all’orizzonte.

Sei sere di Genova e di dicembre, sei differenti velature d’azzurro e di colore, nel tempo dei tramonti più ammalianti.
E ieri il giorno ci ha salutato così, tra tinte lievi di pesca, toni di celeste ed effimere evanescenze nell’acqua del mare, in un’incantevole sera d’inverno della Superba.

Storia di una nuvola

Questa è la storia di una nuvola che giorni fa ha dato spettacolo nel cielo di Genova.
Gonfia, candida, sembrava un vortice sospeso nel cielo.

Certe nuvole, a volte, catturano il tuo sguardo e tu resti semplicemente a guardarle e attendi soltanto di vedere cosa accadrà di loro.
Questa nuvola si stagliava contro l’azzurro accanto alla Chiesa della Madonnetta.

Poi, ad un tratto, il sole ha disegnato i contorni della nuvola e da questa si sono staccate certe piccole parti che hanno iniziato a fluttuare nell’aria della sera.

Talvolta il cielo è una magia e ha in serbo regali imprevisti.

Luce, sole, acqua, colori del tramonto e diverse sfumature di nuvole.

Striature di bianco, mutevolezza inquieta e continuo movimento.

E ancora, sulla nuvola, impalpabile cipria rosa.
E poi, con mio stupore, mi è parso di notare ancora qualcosa in più: le nuvolette piccole, in basso a destra, per qualche istante hanno presto le sembianze di due piccoli delfini guizzanti in questo mare celeste che ci sovrasta.

E poi ancora, oro sfavillante mentre il sole salutava la maestà del mondo.

E piano si è allontanato, lasciando le ombre e un velo grigio anche su quella nuvola, regina del cielo in una sera marzolina.

La pioggia a Fontanigorda

In questo inizio di settembre è previsto l’arrivo della pioggia ed io ritorno a quell’unico giorno d’agosto in cui ho sentito il suono del temporale.
In Val Trebbia la pioggia sa essere potente, fragorosa ed incessante.
Arriva così, con le nuvole bianche che sovrastano l’orizzonte.

Abbracciano i monti, li sommergono.
La pioggia è vita, rigenera i boschi e accarezza le foglie.

E il sole, a volte, fa capolino, illumina gli alberi bagnati e il verde sembra ancora più intenso.

E poi lotta con le nuvole, nel cielo della Val Trebbia.

Non si dovrebbe perdere un istante di certi temporali.
Bisogna solo restare alla finestra ad osservare le cime dei monti.

Aria fresca e suoni, una musica di gocce sulle persiane.
E lassù il fragore dell’acqua.

La pioggia rapida, irrequieta, interminabile.
E muta il panorama, avvolge ogni cosa nel suo mistero: gli alberi e i fiori, i frutti che pendono dai rami e i fili d’erba fragili e tremanti.

Posa davanti ai tuoi occhi un velo sottile e impalpabile.

La pioggia della Val Trebbia ha il profumo del bosco e delle foglie, del muschio e della terra.
E tutto si confonde, in questa magia incantata.

E poi una corsa, sotto la pioggia, io e le mie amiche abbiamo cercato riparo in un portone.
E intanto l’acqua continuava a cadere giù, scivolava sui tetti e sulle grondaie, davanti a una finestra di legno e alla Madonnina nella nicchia.

Poi ha smesso e ha lasciato nell’aria la sua freschissima fragranza.
E a terra la mia pozzanghera, quella non è una pozzanghera qualsiasi, io lo dico sempre.

E tutto è parso più lucido, brillante e lucente.

Mentre le nuvole ancora lambivano le cime dei monti della Val Trebbia.

Ed è scesa la sera e il sole ha inondato di oro l’orizzonte, dopo il temporale, a Fontanigorda.