Storia di una nuvola

Questa è la storia di una nuvola che giorni fa ha dato spettacolo nel cielo di Genova.
Gonfia, candida, sembrava un vortice sospeso nel cielo.

Certe nuvole, a volte, catturano il tuo sguardo e tu resti semplicemente a guardarle e attendi soltanto di vedere cosa accadrà di loro.
Questa nuvola si stagliava contro l’azzurro accanto alla Chiesa della Madonnetta.

Poi, ad un tratto, il sole ha disegnato i contorni della nuvola e da questa si sono staccate certe piccole parti che hanno iniziato a fluttuare nell’aria della sera.

Talvolta il cielo è una magia e ha in serbo regali imprevisti.

Luce, sole, acqua, colori del tramonto e diverse sfumature di nuvole.

Striature di bianco, mutevolezza inquieta e continuo movimento.

E ancora, sulla nuvola, impalpabile cipria rosa.
E poi, con mio stupore, mi è parso di notare ancora qualcosa in più: le nuvolette piccole, in basso a destra, per qualche istante hanno presto le sembianze di due piccoli delfini guizzanti in questo mare celeste che ci sovrasta.

E poi ancora, oro sfavillante mentre il sole salutava la maestà del mondo.

E piano si è allontanato, lasciando le ombre e un velo grigio anche su quella nuvola, regina del cielo in una sera marzolina.

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La pioggia a Fontanigorda

In questo inizio di settembre è previsto l’arrivo della pioggia ed io ritorno a quell’unico giorno d’agosto in cui ho sentito il suono del temporale.
In Val Trebbia la pioggia sa essere potente, fragorosa ed incessante.
Arriva così, con le nuvole bianche che sovrastano l’orizzonte.

Abbracciano i monti, li sommergono.
La pioggia è vita, rigenera i boschi e accarezza le foglie.

E il sole, a volte, fa capolino, illumina gli alberi bagnati e il verde sembra ancora più intenso.

E poi lotta con le nuvole, nel cielo della Val Trebbia.

Non si dovrebbe perdere un istante di certi temporali.
Bisogna solo restare alla finestra ad osservare le cime dei monti.

Aria fresca e suoni, una musica di gocce sulle persiane.
E lassù il fragore dell’acqua.

La pioggia rapida, irrequieta, interminabile.
E muta il panorama, avvolge ogni cosa nel suo mistero: gli alberi e i fiori, i frutti che pendono dai rami e i fili d’erba fragili e tremanti.

Posa davanti ai tuoi occhi un velo sottile e impalpabile.

La pioggia della Val Trebbia ha il profumo del bosco e delle foglie, del muschio e della terra.
E tutto si confonde, in questa magia incantata.

E poi una corsa, sotto la pioggia, io e le mie amiche abbiamo cercato riparo in un portone.
E intanto l’acqua continuava a cadere giù, scivolava sui tetti e sulle grondaie, davanti a una finestra di legno e alla Madonnina nella nicchia.

Poi ha smesso e ha lasciato nell’aria la sua freschissima fragranza.
E a terra la mia pozzanghera, quella non è una pozzanghera qualsiasi, io lo dico sempre.

E tutto è parso più lucido, brillante e lucente.

Mentre le nuvole ancora lambivano le cime dei monti della Val Trebbia.

Ed è scesa la sera e il sole ha inondato di oro l’orizzonte, dopo il temporale, a Fontanigorda.

Impressioni d’inverno

Ieri pomeriggio, qui nei dintorni.
Impressioni d’inverno, stagione che per ora non ci ha regalato la neve, mentre invece sembra che la primavera sia davvero vicina.

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Gennaio.
E d’improvviso fiorisce la mimosa, si affaccia da un giardino sulle alture.

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E certi alberi sono carichi di colore.
Impressioni d’inverno e pappagalli posati sui rami, in certe mattine sono loro a darmi la sveglia, sono vicini di casa piuttosto rumorosi.

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E lentamente tutto muta.

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E cambiano le sfumature del cielo, ieri il sole se ne è andato infuocando l’orizzonte.

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E prima di lasciar posto all’oscurità la sua luce ha dipinto le nuvole.

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Dal celeste all’oro, con velature di rosa.

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Impressioni d’inverno, in un susseguirsi di tinte abbaglianti.

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C’era una piccola nuvola, non ne avevo mai veduta una così.
Affilata come la punta di una freccia, in mezzo al cielo.
Di due colori, rosa e grigio.
Tutto muta.
Come il tempo e le stagioni che cambiano.
Piano, così.

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Impressioni d’inverno e di un cielo che non si può raccontare, di una bellezza che non si può catturare in una semplice immagine.
E se ci pensi, accade una volta sola, nella storia del mondo.
Non ci saranno mai le stesse nuvole, uguali luci e identiche sfumature di colore.
Impressioni d’inverno, nel cielo di Genova.

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In questa stagione

Accade sempre in questa stagione.
In inverno, in alcuni luoghi, vedi certe nuvole.
Mai uguali, inquiete, evanescenti.
Ne fotografai una simile in questo posto, in un altro inverno, ma in realtà tutte le nuvole sono diverse.
Alcune si posano, paiono scivolare giù dai gradini come acqua spumeggiante di una cascata.
Ed è un’illusione, un gioco di riflessi, lo osservo seduta nel gabbiotto della funicolare mentre le nuvole si riflettono sul vetro per poi lambire tutto ciò che si trova al di là di esso: le scale e i mattoni, il cancello e la ringhiera.
Si specchiano anche i rami nudi degli alberi.

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Un mondo sospeso e immaginato, tra cielo e nuvole.

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Aspettando.
Aspettando la funicolare, amica di tutti coloro che abitano su queste alture.
In un giorno di dicembre, con il cielo limpido, niente riflessi ma diverse sfumature di rosso.
Rosso è il cartello, rosse le foglie, rossa lei, la nostra funi.
A volte e così, soltanto rosso.

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Altre volte invece è una meravigliosa magia, una magia di nuvole.

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Celeste

Celeste calmo, dolcemente sfumato.
La superficie dell’acqua lievemente increspata, striature di azzurro, chiarore vibrante a diverse intensità.
Cielo di nuvole soffici appena spolverate di rosa.
Una partenza, una rotta, una meta.
Una danza di onde, il salino sulla pelle, il vento che soffia gentile.
Luci brillanti scintillano laggiù.
E a dire il vero non è poi così vicino, il mare.
Dal mio terrazzo vedo il porto e le gru, i profili dei palazzi, i gabbiani che si librano alti, la costa e l’orizzonte.
E seguo certi viaggi, talvolta.
Pochi giorni fa, dal mio terrazzo, così ho veduto il mare.
E sai, a volte sembra.
Sembra lontano eppure è così vicino.

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Accade sempre all’improvviso

Accade sempre all’improvviso.
Uno sguardo verso la finestra e la mia Genova, là fuori.

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Così, all’improvviso, non ti lascia proprio il tempo di pensare.
E allora a volte mi precipito in terrazzo, magari in maglietta, in autunno, all’ora del tramonto.

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E il cielo ha i toni caldi soffusi d’arancio.

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Mentre il sole trionfa e disegna i contorni delle nuvole.

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Accade all’improvviso ed è uno scroscio di luce sopra la costa.

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E poi si placa e si attenua, mentre un volo di gabbiani saluta la fine del giorno.

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Altre volte, invece, è un incendio.

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E accade sempre così, rapido e inatteso.

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E dura poco, ti trattiene per qualche istante alla ringhiera, mentre il mare si tinge di rosa e il cielo diviene una tempesta di colori.

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Inquieto, imprevedibile, ammaliante.

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In certe sere, invece, il cielo è libero da nuvole, limpido e chiaro, c’è soltanto il sole che si posa piano sulla costa.

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E poi svanisce ed altre luci sfavillano brillanti.

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A volte solo una nuvola vaga resta sospesa sopra l’orizzonte.

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E il sole si nasconde là dietro, mentre spande tutto attorno il suo calore.

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E illumina il profilo delle montagne e si specchia nell’acqua del mare.

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E intanto ancora scende, segue il suo cammino.

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E poi si posa, lieve, mistero bello del mondo e motore della nostra vita.

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E ancora rischiara, in lontananza.

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Una bellezza che non sai spiegare, una meraviglia che non smette mai di incantarti.
E accade sempre all’improvviso.

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Sopra le nuvole

Le nuvole di questo cielo sono magie bellissime da vedere: imponenti e superbe, sovrastano il bosco e le cime degli alberi.
Certe nuvole sono nivee e soffici bellezze.
Leggere.
Soltanto nuvole.

Nuvole

Alcune paiono protendersi imperiose sopra i tetti delle case, verso sera.
Incantate.
Soltanto nuvole.

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E nel cielo chiaro d’estate spiccano nel loro candore.

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Sopra le nuvole c’è l’aria leggera e impalpabile, un aereo solca il turchese e lascia un’evanescente scia, il suo volo lo condurrà nell’ovattato chiarore di quelle nuvole.

Nuvole (5)

Al di là delle nuvole c’è il sole.
Potente signore dell’universo, sfrontato e glorioso, i suoi raggi splendenti conquistano vittoriosi la vastità del cielo.

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Scalda e illumina l’azzurro d’estate, sopra le nuvole, in quell’immensità dove arditi volano i rapaci.

Nuvole (7)

La ragazza con il libro

Nuvole grigie, un belvedere e un muretto.
E una ragazza, è immersa tra le pagine di un libro.
In questo luogo che si affaccia sul porto lei legge Nanà, romanzo che narra le turbolente vicende della bionda creatura nata dal genio di Emile Zola.
Lettrice raffinata, ha scelto uno dei miei autori preferiti.
Sul muretto, davanti all’immensità di Genova, mentre un gabbiano solca il cielo ad ali spiegate.

Oregina

La giacca a vento rossa

Pomeriggio.
Onde, sassi, gozzi capovolti.
Due donne sedute in riva al mare, poco distanti bambini che giocano.
Facciamo a chi arriva prima fin laggiù?
Io scappo e tu mi prendi, dai!
Sul molo tre pescatori, le lenze ondeggiano nell’acqua, le parole risuonano nel vento.
Un giovane uomo, sta appoggiato sui gomiti, solitario e assorto.
Una barchetta attende il suo prossimo viaggio, salperà verso coste verdeggianti, toccherà approdi silenziosi tra aguzze rocce bianche.
E poi una ragazza, una famiglia e un gruppo di amici.
Di pomeriggio, sulla spiaggia di Camogli.
E tu, tu non ci sei.

Camogli

Il tuo è un altro tempo.
Il tuo tempo è scandito da una musica diversa, lo illumina la luce chiara del mattino.
E non c’è nessuno attorno a te, sei immerso nella quiete di un giorno perfetto mentre mare, cielo e nuvole quasi si confondono tra loro in una sola tonalità di celeste.
Le panchine sono vuote, la spiaggia è deserta.
E ci sei soltanto tu, tu con la giacca a vento rossa.

Camogli (2)

Alla fermata della Funicolare

È sempre lei, la mia amata funicolare, il mio mezzo pubblico preferito.
E non sono l’unica ad avere una predilezione per la funi, noi che stiamo sulle alture non potremmo davvero farne a meno.
E poi è un mezzo di quartiere, noi utenti abituali ci conosciamo tutti, non mancano mai due chiacchiere con persone delle quali non sai neppure il nome anche se le incontri quasi quotidianamente.
Giù e su, dalla Zecca fino al Righi.
Ecco, io non devo fare tanta strada per arrivare alla mia fermata eppure sapeste quante volte perdo la funicolare!
Esco dal portone di corsa, manca ancora qualche minuto, potrei anche farcela!
E invece.
E invece eccola, mi passa davanti.
Oh, è andata!
Scendo a piedi, in questi casi.

Funicolare (2)

A volte, a volte va così.
A volte invece arrivo in tempo e se la funi deve ancora partire dal capolinea mi accomodo nel gabbiotto.
E poi, attorno è tutto un cinguettare di uccellini, di recente ho pure rivisto la mia amica ghiandaia.
E gli alberi sono spogli in questa stagione e i rami ritorti sono protesi verso l’azzurro, aspettano che primavera li rivesta di fiori profumati.
Oltre il vetro la panchina, i gradini di mattoni, la ringhiera.
E lei, la rossa funicolare che piano rallenta la sua corsa.
E tutto si mescola e si confonde, sul vetro e al di là del vetro, tra riflessi di nuvole e vaghezze del mio cielo.
Alla fermata della funicolare.

Funicolare