Luce santa

Pochi giorni fa sono andata a visitare una chiesa, è il Santuario di Nostra Signora di Loreto in Oregina, un edificio religioso molto importante per la storia di questa città e intendo dedicargli tutto lo spazio che merita con i dovuti approfondimenti.
Oggi vi mostrerò solo certa luce che ha colpito la mia attenzione mentre camminavo in questo luogo di preghiera.
C’è un’immagine cara, una figura che si trova spesso nelle chiese di Genova.
È la Madonna della Guardia, ai suoi piedi è inginocchiato il pastore che vide apparire Maria sul Monte Figogna.

La luce, quella luce non è causale.
La luce svela i dettagli e proietta sul muro il profilo della corona posata sul capo di Maria e quello della corona più piccina che cinge la la testolina di Gesù.
La luce racconta, a volte, misteri bellissimi.

E accompagna i gesti di mani caritatevoli e generose.
Il saio, il Crocifisso stretto al petto, lo sguardo misericordioso di San Francesco d’Assisi.
E la sua mano tesa due volte verso di te che osservi.

La luce silenziosa rivela e rischiara.
E illumina il viso dolce di una madre e il suo tenero abbraccio mentre la mano piccina del suo Bambino rimane sospesa: là, in quella luce santa.

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Giuseppe Garibaldi e una leggendaria partita a bocce

È un giorno d’autunno del 1853 e un gruppetto di persone percorre Salita di Oregina, l’ultimo della fila è un garzone e porta una pesante cesta sulle spalle.

Salita di Oregina (2)

Davanti a lui ci sono un ragazzino e una bambina bionda, lei ha una lunghissima treccia che le arriva sino alla vita, entrambi seguono con passo spedito il loro papà.
Lui ha capelli fulvi e una folta barba, indossa uno scenografico poncho e altri non è che l’eroe dei due mondi, Giuseppe Garibaldi.

Garibaldi

Opera esposta al Museo del Risorgimento – Istituto Mazziniano

La strada è ripida e impervia, si inoltra in luoghi di verde campagna, con case basse immerse nell’aria pura.

Salita di Oregina (3)

Salite, curve, viali e finalmente la bella compagnia giunge a destinazione, un cancello si apre e ad accogliere calorosamente Garibaldi è il suo sodale Luigi Coltelletti.

Salita di Oregina

Il giovane garzone posa la cesta con i doni del mare destinati all’amico di Garibaldi e l’eroe, dopo aver ascoltato la triste storia di questo ragazzo e le miserie della sua famiglia, lo ricompensa con diverse monete sonanti.
È una giornata dal clima dolce sulle alture di Oregina, così i due amici pensano bene di dilettarsi con un piacevole passatempo: una partita a bocce.

Bocce (4)

Il campo che fa al caso loro è proprio lì sotto, davanti alla villetta di un certo Boero il quale non se lo fa ripetere due volte: appoggia una scala al muro e in men che non si dica Garibaldi e il suo amico scendono, da lì a poco avrà una leggendaria partita.
Fin da principio le cose non sembrano andare per il verso giusto per Garibaldi, il nostro soffre di dolori ad una mano e non riesce a giocare correttamente, i suoi avversari passano subito in vantaggio.
Non si arrende, uno come lui non può certo ritirarsi!
Un catino d’acqua fresca e una pezza bagnata gli procurano un certo sollievo, è pronto così per una nuova sfida.
E si comincia di nuovo, si gioca per pochi soldi e soprattutto per l’onore, è la rivincita ma ancora una volta il Generale perde la partita.
Lui non si dà per vinto e sfida ancora i suoi avversari, questa volta sembra avere la meglio, gioca con foga e passione, non sbaglia un colpo.
E poi, d’improvviso la mano lo tradisce ancora : la boccia cade a terra e il nostro eroe, a malincuore, è costretto ad abbandonare la partita.
E malgrado tutti sostengano che non ci sia necessario, Garibaldi ci tiene a pagare il suo debito così come si era stabilito.

Garibaldi (2)

Opera esposta al Museo del Risorgimento – Istituto Mazziniano

Tira fuori il portafoglio e si accorge che è vuoto, si ricorda così che tutti i suoi soldi sono finiti nelle mani del garzonetto!
Il signor Boero, padrone di casa e proprietario delle bocce, non la prende male, si rivolge a Garibaldi con molto riguardo e pronuncia parole di profonda stima.
Si dice onorato di averlo avuto come ospite nella sua casa, lui sa che ben altre partite attendono il Generale, promette che nessuno userà mai più quelle bocce, resteranno da parte, in attesa di una nuova visita del grande eroe.
Questo magnifico aneddoto è tratto da testo di Ferdinando Resasco “Libro di Cronaca del 1891” e proviene da uno dei cassetti delle meraviglie del mio amico Eugenio, come sempre lo ringrazio per averlo condiviso con me.
Garibaldì tornò ancora nella casa di Boero.
Un giorno, mentre si trovava lì, lo avvisarono che in una villetta poco distante c’era un genovese che voleva incontrarlo, desiderava discutere con lui di certi argomenti: quest’uomo era Giuseppe Mazzini.

Giuseppe Mazzini (2)

Opera esposta al Museo del Risorgimento – Istituto Mazziniano

Tomaso Boero, proprietario di quella casa e delle bocce, era cugino di Mazzini, assomigliava talmente tanto al suo illustre parente da aver posato per il monumento che ritrae il patriota genovese.

Mazzini
Tomaso Boero fu di parola, quando Garibaldi lasciò la sua casa prese le sue preziose bocce le legò con dei nastrini patriottici, quindi le sistemò in una bella scatola di legno che lui stesso aveva costruito.

Bocce

Passarono poi ai suoi discendenti e vennero sempre ricordate come Le bocce di Garibaldi.

Bocce (2)

La storia è fatta anche di questi piccoli attimi quotidiani che rendono umani e reali i protagonisti delle vicende della nostra nazione.
E quelle bocce, ancora adesso chiuse con certi nastri, si trovano nel luogo dove si celebra la storia d’Italia, il Museo del Risorgimento.
Accadde in un giorno d’autunno del 1853:  in un campetto davanti a una casa di Oregina si svolse una leggendaria partita a bocce.

Bocce (3)

La ragazza con il libro

Nuvole grigie, un belvedere e un muretto.
E una ragazza, è immersa tra le pagine di un libro.
In questo luogo che si affaccia sul porto lei legge Nanà, romanzo che narra le turbolente vicende della bionda creatura nata dal genio di Emile Zola.
Lettrice raffinata, ha scelto uno dei miei autori preferiti.
Sul muretto, davanti all’immensità di Genova, mentre un gabbiano solca il cielo ad ali spiegate.

Oregina