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Posts Tagged ‘Oscar Wilde’

I libri, amici veri che restano sempre vicini, nei pensieri e nelle nostre riflessioni.
I libri, la loro vita e il loro spazio nelle nostre case, accade ad ogni lettore di cimentarsi con la difficoltà di tenere in ordine i propri volumi disponendoli con logica ed intelligenza per poterli poi ritrovare senza problemi.
Faccenda complicata, eh.
Ho scaffali ovunque e più di una libreria ma a dire la verità lo spazio non mi sembra mai sufficiente e poi si sa, i lettori non smettono mai di comprare libri ed io sono romanticamente affezionata ai libri di carta così ognuno di loro deve trovare il proprio posto.
I libri antichi, quelli vanno tenuti al chiuso, se possibile.

libri

Scaffali e librerie, in certi casi cerco di suddividere i testi per argomento: su alcuni scaffali tengo i libri di storia, su altri la letteratura di viaggio, su altri ancora i classici.
Da una parte i miei numerosi volumi sul Risorgimento e dall’altra tutti quelli dedicati a Genova che sono davvero tanti.
Ordine? Non saprei, direi di no.
Conosco persone che dispongono i volumi per colore, l’effetto è molto suggestivo ma io so che non non farebbe per me.
Cari, fedeli, silenziosi amici, i nostri libri, alcuni vorremmo averli sempre vicino.

Libro (3)

Nella mia stanza c’è una libreria, ospita certi compagni di vita dai quali non mi separerei mai: abbiamo fatto lunghi tratti di strada insieme e molto spesso ci ritroviamo.
Ancora, di nuovo.
Questi libri sono disposti a sentimento, seguendo differenti sfumature d’affetto: alcuni di loro occupano la stessa posizione da tantissimo tempo.
E no, non si possono spostare, questo è chiaro.
Sono entrati in questa casa, hanno un posto preciso nel mio cuore e un altro ugualmente sicuro nella mia libreria: quella libreria che sta nella mia stanza.
Tra di essi ci sono autori a me cari, come Dickens e Twain, tanto per citarne alcuni.
Ci sono tutti i miei libri di Oscar Wilde, anche William Shakespeare ed Emile Zola stanno lì, in quella libreria.
E ci sono i minimalisti americani, ho tanto amato i loro romanzi in un certo periodo della mia vita.
Tutte le poesie di Guido Gozzano: copertina rigida e sovracoperta bianca con le righe rosse, edizione Einaudi risalente agli anni ’80 e acquistata nella ormai scomparsa Libreria di Stefano di Piazza Dante.
John Keats, un volumetto piccino comprato a Londra, un gioiellino.
Cicely Mary Barker e le sue fatine dei fiori, Elizabeth Barrett Browning e i suoi versi, Christina Rossetti ed Emily Dickinson.
Una sezione della libreria è occupata da certi volumi che forse alcuni di voi ricorderanno, trattano la vita quotidiana in diversi periodi storici, un’altra parte è dedicata alle biografie e una sezione alle fiabe.
Libri nuovi, libri usati e vissuti, libri adesso miei.
In ordine sparso, seguendo l’affetto, il sentimento e l’attaccamento.
Amici vicini e inseparabili.
E se non c’è proprio una logica non importa, è la mia libreria e va bene così, come piace a me.
Tra quelle pagine ci sono cartoline, foglie secche, tracce di matita.
Un tempo condiviso, un tempo che a volte ritorna insieme ai miei cari amici che tengo vicino a me.

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Il suo nome è Mrs Arbuthnot, lei è una donna senza importanza.
Ma siamo proprio certi che sia tale?
O forse questa descrizione si adatta meglio ad un uomo che la nostra Mrs Arbuthnot conobbe negli anni della sua giovinezza?
A Woman of no importance è una commedia in quattro atti scaturita dalla mirabile penna di Oscar Wilde, vi troverete gli equilibrismi verbali dell’autore irlandese, le sue arguzie, il suo talento per le frasi ad effetto.
La vicenda è semplice e allo stesso tempo intricata, questa è la storia di un segreto tenuto a lungo nascosto, questa è una storia di peccato e redenzione.
Ha più piani di lettura questa commedia di Wilde, al centro della scena sono proprio le donne, è la loro voce a sovrastare il palcoscenico.
Donne aristocratiche e leziose, rappresentanti della buona società vittoriana, tra loro c’è una creatura peculiare: Miss Hester Worsley è americana, il suo punto di vista è del tutto differente, questi inglesi vivono in una dimensione che a lei è estranea.
Inghilterra e Stati Uniti, due mondi a confronto.
Donne e uomini, Lord Illingworth è un vero dandy e in quanto tale pronuncia parole come queste:

The only difference between the saint and the sinner is that every saint has a past and every sinner has a future.
La sola differenza tra il santo e il peccatore è che ogni santo ha un passato e ogni peccatore ha un futuro.

Ed eccolo alle prese con un dialogo che ancora ci regala un sorriso:

Lord Illingworth: The book of life begins with a man and a woman in a garden.
Mrs Allonby: It ends with Revelations.

Lord Illingworth: Il libro della vita comincia con un uomo e una donna in un giardino.
Mrs Allonby: Termina con l’Apocalisse.

Oscar Wilde (2)

Dublino – Monumento a Oscar Wilde

Fatale Mrs Allonby, è lei a replicare alla perfezione a Lady Stutfield che sostiene che il mondo sia fatto per gli uomini.
Non è affatto vero,  sapete perché?

There are far more things fordidden to us than are forbidden to them.
Ci sono molte più cose proibite per noi che per loro.

Donne.
Argute, affascinanti, pungenti, il ritmo dei loro dialoghi è incalzante e sostenuto.
E c’è lei, l’eroina protagonista di questa piacevole commedia: a Mrs Arbuthnot la vita non ha risparmiato le difficoltà eppure lei rimane fiera e coraggiosa, è una donna capace di affermare la propria identità.
Saggia Mrs Arbuthnot, tragicamente vere certe sue affermazioni:

A kiss may ruin a human life.
Un bacio può rovinare una vita.

Rileggo periodicamente le commedie di Oscar Wilde, lui per me è sempre una splendida compagnia.
A woman of no importance andò in scena per la prima volta nel 1893 al Theatre Royal Haymarket di Londra.
Molti anni dopo, in quello stesso teatro, The Royal Shakespeare Company mise in scena la celebre commedia di Oscar Wilde.
Io ero a Londra in quel periodo, così comprai il biglietto e andai a teatro.

Londra (2)

Rammento quel giorno con autentico affetto, ne conservo una memoria vivida e chiara.
Su quel palcoscenico salirono celebri attori, tra gli altri John Carlisle, Jaye Griffiths, Andrew Havill e Barbara Leigh-Hunt.
Ho ancora il libretto di quella rappresentazione, ho ancora il biglietto del teatro.
E allora ero proprio come adesso, sono sempre stata osservatrice.
Vedete la ragazza seduta accanto a me?
Io sì, la ricordo perfettamente, è venuta a teatro con un coetaneo, forse è il suo fidanzato.
E cosa fa questa giovane donna?
Lascia cadere a terra le scarpe e si mette comoda, posa le ginocchia contro il sedile di fronte.
Ed io penso: forse Oscar non approverebbe.
Lei è allegra e di buon umore, riflettendoci penso che il nostro Wilde avrebbe scritto per lei un ruolo in una sua commedia.
Si apre il sipario e gli attori fanno il loro ingresso.
E sono perfetti, indossano costumi secondo lo stile dell’epoca, le nobildonne hanno certe pettinature complicate, sembra di aver messo indietro la macchina del tempo e tutti noi, attori e spettatori, siamo finiti in quei giorni, nell’epoca vittoriana.
E il tempo scivola.
Ed è un tempo che regala profonde emozioni, è un frammento di vita che è rimasto un dolce ricordo, lo rivivo ogni volta che rileggo le parole di Oscar.
Momenti simili sono preziosi, vanno conservati come gemme rare.
E d’altra parte cosa è la vita?

Life, Lady Stutfield, is simply a mauvais quart d’heure made up of exquisite moments.
La vita, Lady Stutfield, è semplicemente un brutto quarto d’ora composto di momenti squisiti.

A Woman of no importance – Oscar Wilde

Londra

Chelsea – Casa di Oscar Wilde

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Lo era sempre stata, era lei la più bella.
E ancora adesso che era un po’ avanti negli anni tra tutte si distingueva.
Era lei ad elargire saggi consigli a certe giovani che non sapevano nulla delle cose del mondo e loro stavano a sentirla assorte con devota ammirazione.
Il fascino, diceva lei, è una dote connaturata, una malia capace di stregare i cuori e gli animi.
Cosa potevano saperne le margherite!
Così semplici e inesperte, quando lei parlava bisbigliavano tra loro:
– Ma la vedi? – diceva la prima – Che stile! Io per quanto mi impegni non ce la farò mai ad essere come lei!
– E neppure io! – le faceva eco la sua vicina con tono sconsolato.
– Ssst, fate silenzio! Voglio sentire cosa dice! – le redarguiva una loro simile.
Le margheritine allora ammutolivano e zitte zitte cercavano di carpire i segreti della più bella del giardino.

Margherite

Io, per quanto mi riguarda – diceva il botton d’oro – ho già un abito piuttosto elegante e quindi sono a metà dell’opera!
E poi sono ancora così giovane!

Botton d'oro

Lei sorrideva, bonaria e gentile.
Fatale e suadente esclamava una delle sue frasi preferite:
No woman should ever be quite accurate about her age. It looks so calculating.
– Eeh? – facevano in coro tutti i fiori del giardino.
– Bambine care – continuava lei – si impara a vivere anche da certi libri, imprimetevela bene nella mente questa frase di Oscar Wilde: nessuna donna dovrebbe essere troppo precisa riguardo alla sua età. Le dà un’aria così calcolatrice.
E dai vasi tutte si sporgevano per ascoltarla, ogni sua parola era per loro sacra.

Fiori

Una vita intera da narrare.
Avventure e amori, batticuori e sensazioni mai dimenticate, lei, così ammirata e ambita, parlava con tono pacato e sereno.
Era ancora lei, il tempo era trascorso inesorabile ma grazia e leggiadria non l’avevano abbandonata, lei sapeva ancora indossarle con fiera consapevolezza.
Era ancora lei a spiccare su tutte le altre, certa bellezza resta e non svanisce, certa bellezza non appassisce mai.

Rosa

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Un pomeriggio di sole a Dinegro è l’occasione per una passeggiata nei giardini di Villa Rosazza che di recente hanno riaperto i battenti e sono stati restituiti alla città.
L’area verde circonda una dimora suggestiva appartenuta alla famiglia Di Negro, questa villa fu rinnovata alla fine del ‘700, nel secolo successivo qui vennero ospiti illustri come ad esempio  Balzac e Papa Pio VII.

Villa Rosazza (2)

La facciata armoniosa ha colori tenui e polverosi.

Villa Rosazza (3)

E c’è una fontana dalla quale un tempo sgorgava acqua cristallina.

Villa Rosazza (4)

L’ingresso non è qui, bisogna passare da Via Venezia oppure da Via Asilo Garbarino.
Si cammina tra gli alberi, nel verde generoso, si giunge poi alle spalle della villa, quello in primo piano nell’immagine sottostante è il suo tetto.
E davanti agli occhi c’è una vista mozzafiato, credo davvero che tutto ciò di più bello che abbiamo ci sia stato lasciato dai nostri predecessori.

Villa Rosazza (5)

Le fioriture sbocciano accanto dell’edificio che ai nostri tempi è sede di una fondazione.
Nel passato i giardini scendevano a terrazze verso il mare, poi venne costruita la ferrovia e tutto mutò.

Villa Rosazza (6)

I tetti e il mare sullo sfondo.

Villa Rosazza (7)

E una zona dove i bambini troveranno modo di divertirsi, io ci ho trovato un’anziana signora che mi ha raccontato che quelle parti protette dai cancelli furono in qualche modo utilizzate dai tedeschi durante la II Guerra Mondiale.

Villa Rosazza (8)

Salgo lungo il viale, penso che per gli abitanti della zona questo sia un luogo prezioso.

Villa Rosazza (9)
E non solo per loro, la Villa dalle vedute incantevoli è testimone di un fasto passato e di un’epoca lontana.
E più sali più lo sguardo si perde all’orizzonte.

Villa Rosazza (10)

Fiorisce la primavera a Villa Rosazza.

Villa Rosazza (11)

Nel parco di questa dimora un tempo c’erano statue, fontane e giochi d’acqua, particolarmente apprezzati erano certi alberi rari.

Villa Rosazza

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Cade ancora l’acqua, scende giù goccia a goccia.

Villa Rosazza (12)

Un luogo dalla dimensione romantica e antica, chissà quante volte è stato scenario di dolci corteggiamenti.

Villa Rosazza (13)

Quante parole sussurrate piano qui nella grotta, sotto lo scroscio dell’acqua.

Villa Rosazza (14)

La Villa ammaliò e affascinò un celebre scrittore, di recente ho già avuto modo di scriverne, allora non sapevo che il parco avrebbe riaperto.
A Villa Rosazza, detta Lo Scoglietto, venne Oscar Wilde, questo luogo è immortalato nella sua poesia Sonnet written in Holy Week at Genoa, riporto nuovamente l’incipit di questo sonetto:

I wandered in Scoglietto green retreat,
The oranges on each o’erhanging spray
Burned as bright lamps of gold to shame the day.

Andavo errando nel verde rifugio dello Scoglietto,
Su ogni ramo le arance
ardevano come lampade lucenti di oro a vergogna del giorno.

Villa Rosazza (15)

La Lanterna è vicina, sotto di lei scorre come un nastro di raso nero la Sopraelevata.

Villa Rosazza (16)

Sali, sali ancora.
Vedrai il Porto Antico, le barche lungo i moli, le case di Genova e le sue chiese.

Villa Rosazza (17A)

In una dolcezza antica che dovremmo tutti riscoprire.

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Nell’ombra che conforta e ripara.

Villa Rosazza (19)

Tra cielo e alberi.

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Verrai qui e certamente troverai un angolino perfetto per te.

Villa Rosazza (22)

C’è una fontanella, ai lati il posto per sedersi, mi è parso quasi di vedere due dame che si facevano fresco con i loro chiari ventagli.

Villa Rosazza (23)

La dolcezza di un panorama, Genova dall’alto è sempre una magia.

Villa Rosazza (24)

Un’oasi di pace e di armonia, un luogo dal grande fascino.

Villa Rosazza (25)

Sulla facciata, dal lato di Dinegro, noterete delle figure.

Villa Rosazza (27)

Osservatele di spalle, sono custodi di una leggiadria silenziosa, vegliano il mare e le navi.

Villa Rosazza (28)

Guardate l’orizzonte e l’azzurro che brilla sotto la luce, io ho ripensato ai versi scritti da Oscar Wilde:

And the curved waves that streaked the sapphire bay
Laughed i’ the sun, and life seemed very sweet

E le onde curve che striavano la baia di zaffiro
ridevano nel sole e la vita sembrava molto dolce.

Villa Rosazza (29)

Sotto il cielo di Genova, ancora rifulge di bellezza l’antica Villa Rosazza.

Villa Rosazza (30)

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Londra, è un giorno di primavera del 1877 e alla stazione di Charing Cross giunge un gruppetto di viaggiatori.
C’è un docente di storia antica, il professor Mahaffy, con lui sono in partenza alcuni suoi studenti, nella compagnia c’è anche un giovane irlandese di nome Oscar Wilde.

Oscar Wilde (2)

Dublino, monumento a Oscar Wilde

 La loro destinazione è la Grecia e sarà un lungo viaggio, per arrivare laggiù si imbarcheranno al porto di Brindisi ma prima è anche prevista una sosta a Genova.
Ed è uno dei suoi compagni a narrare piccole perle sulle giornate genovesi di Wilde, in una lettera ai genitori egli descrisse Oscar e le sue passioni: Wilde amava i colori sfumati e i disegni di Morris, Wilde aveva un gusto particolare per la bellezza e l’estetismo.
Wilde cammina per le strade di Genova e indossa la sua elegante giacca giallo scuro, così scrive il suo biografo Richard Ellmann, suo il testo dal quale sono tratte queste notizie.
Genova, durante la Settimana Santa.
E ancora Ellmann fa alcune considerazione riguardo ai colori di questa città, in questa stagione sono vivaci, prepotenti e privi di sfumature, non certo smorzati come piacevano a Wilde.

La Lanterna

Oscar osserva, si lascia avvolgere dalla luce e dai profumi, ciò che vede resta nei suoi sensi.
E resta colpito dalle chiese adorne di fiori e dalle immagini di Gesù sulle quale vegliano vigili i soldati.
E visita una Villa situata a Dinegro, Oscar da laggiù vede il mare e la costa in maniera diversa da come oggi appaiono ai nostri occhi, il tempo ha mutato molte prospettive.
Questo luogo ospitale e idilliaco è Villa Rosazza, detta Lo Scoglietto per la posizione privilegiata dell’altura sulla quale è costruita.

Villa Rosazza

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

E tutto rimane, nei sensi e nella mente.
E tutto diviene poesia, nelle parole di Oscar Wilde.
Scrive un componimento, in questa circostanza, Sonnet written in Holy Week at Genoa, e questi sono i versi iniziali:

I wandered in Scoglietto green retreat,
The oranges on each o’erhanging spray
Burned as bright lamps of gold to shame the day.

Andavo errando nel verde rifugio dello Scoglietto,
Su ogni ramo  le  arance
Ardevano come lampade lucenti di oro a vergogna del giorno.

Agrumi

E poi uccelli in volo, fiori che sbocciano, narcisi che si aprono al sole.
E ancora:

And the curved waves that streaked the sapphire bay
Laughed i’ the sun, and life seemed very sweet.

E le onde curve che striavano la baia di zaffiro
ridevano nel sole, e la vita sembrava molto dolce.

Corso Italia

I versi di un giovane poeta sospeso tra misticismo e paganesimo.
In quei giorni Wilde camminerà in Strada Nuova e visiterà Palazzo Rosso, sarà un quadro a colpire la sua immaginazione, è il San Sebastiano di Guido Reni, ne trovate qui un’immagine.

Via Garibaldi

Genova è una tappa prima del viaggio in Grecia.
E poi Oscar continuerà la sua esistenza, conoscerà la gloria e la grandezza, incontrerà l’umiliazione e il carcere.
E dopo tanti trionfi e numerose traversie, tornerà ancora a Genova.
Qui morì colei che Oscar aveva sposato e che lo aveva reso padre, Constance Lloyd, Oscar venne a Genova per far visita alla tomba di lei.
Ho già scritto di quel loro amore, il Signora e la Signora Wilde erano una coppia davvero eccentrica e particolare, qui trovate il mio racconto e qui  un mio articolo dedicato alle memorie di Vyvyan Holland, uno dei loro figli.
Constance Lloyd dorme il suo sonno eterno nel Cimitero degli Inglesi a Staglieno.
Oscar percorse quel viale e quando giunse davanti alla tomba di lei vide la lapide incisa in questa maniera: Constance Mary, figlia di Horace Lloyd, Q.C.
Era come se lui, Oscar, non fosse mai esistito, come se il velo dell’oblio si fosse posato sulla loro tormentata vicenda.
In seguito alla lapide vennero aggiunte le parole che ancora oggi si possono leggere, Wife of Oscar Wilde.
Lontano dalle dolcezze della giovinezza e dai fasti del suo celebrato successo, Oscar Wilde vide ancora Genova negli tempo delle sue amarezze.
La prima volta l’aveva veduta da giovane, durante la Settimana Santa del 1877.

Constance Holland

Cimitero Monumentale di Staglieno, Tomba di Constance Lloyd

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Ciò che esiste di più affascinante a volte lo vedi solo per caso.
Uno sguardo distratto e lassù la luna, era come racchiusa in una cornice insolita, sotto la curva armoniosa di un lampione.
Prima che scendesse la sera.
Chiara, candida luna.
Nella misteriosa e impenetrabile bellezza delle cose dell’universo.
Ho pensato ad alcune parole scritte da uno degli autori che più amo, le trovate tra certe righe dense di riflessioni sofferte.
Parole.
Un colore, bianco, una sola immagine.
E un pensiero sulla felicità.

With freedom, books, flowers, and the moon, who could not be happy?
Con la libertà, i libri, i fiori, e la luna, chi non potrebbe essere felice?

Oscar Wilde – De Profundis

Luna

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Cosa vedi quando guardi nello specchio?
Certi specchi sono delle vere magie, riflettono incanto e infinita bellezza.
E l’altro giorno sono tornata in un negozio particolare e qualcosa ha suscitato il mio stupore.
Se non lo conoscete vi invito a scoprirlo, Via Garibaldi 12  si trova in Strada Nuova, nel palazzo che fu di Baldassarre Lomellino, appunto al civico 12, qui troverete oggetti ricercati e di design, cristallerie, porcellane, argenti e molto altro.
Ho già avuto modo di scrivere di Via Garibaldi 12 e se volete entrare virtualmente in quello scrigno di meraviglie qui potete leggere il mio articolo, vi condurrà alla scoperta di un fastoso appartamento genovese e delle raffinate ricercatezze che vi sono esposte.

Via Garibaldi

E come dicevo, giorni fa sono ritornata in quelle stanze dai soffitti affrescati e in seguito ho fatto una fantasiosa riflessione.
Questo negozio sarebbe certamente piaciuto al mio amico Oscar Wilde, sono sicura che lo avrebbe trovato affascinante.
E allora me lo sono immaginato, il mio amato Wilde, l’ho visto percorrere Via Garibaldi con un girasole in mano, usava farlo, era uno dei suoi vezzi.
E l’ho visto entrare in questo portone.

Via Garibaldi 12 (5)

E poi l’ho seguito mentre saliva le scale e mentre percorreva l’ampio e ricco salone.
E poi ancora, so che si sarebbe soffermato a lungo nella sala degli Zecchini, affrescata da Andrea Semino, sul soffitto sono immortalate le gesta di Scipione l’Africano.

Via Garibaldi 12 (2)

E anche Oscar sarebbe andato oltre, verso la stanza con le finestre che si aprono su Via Garibaldi, la strada più elegante di Genova.

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E poi si sarebbe affacciato ad ammirare i palazzi, sarebbe restato ad osservare quella prospettiva per un tempo infinito.

Via Garibaldi 12

Quindi si sarebbe voltato e sarebbe tornato sui suoi passi, ancora in quella stanza.

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E a differenza mia avrebbe notato subito ciò che io ho veduto solo in quest’ultima circostanza.
Gli specchi, ce ne sono due, una di fronte all’altro.
E uno sovrasta il bel caminetto.
Cosa vedi quando guardi nello specchio?
Quel soffitto, il lampadario e quelle porte spalancate sul salone successivo.

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E poi? E poi se ancora guardi nell’altro specchio, cosa vedi?
Le finestre chiuse, le vetrinette dove sono custodite le cristallerie, il camino nel quale un tempo ardeva il fuoco.
La bellezza intrigante di un palazzo genovese catturata dalla magia di uno specchio.
Cose che piacciono a me e che sarebbero piaciute al mio amico Oscar, ne sono sicura!

Specchio

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Chi è l’artista?
Trovo la definizione per me perfetta tra le righe di un autore che amo, queste sono le sue parole, le parole di Oscar Wilde:

No great artist ever sees things as they really are. If he did he would cease to be an artist.
Nessun grande artista vede mai le cose come realmente sono. Se lo facesse cesserebbe di essere un artista.

Trasfigurazione della realtà e fantasia, affabulazione e malia.
E ogni artista, a suo modo, esprime il mondo come lui lo vede, te lo racconta, prova a svelartelo, apre davanti a te varchi che conducono a universi  mai immaginati.
A volte è un bianco e nero, a volte è un caleidoscopio di colori.
Sono fatti così gli artisti, gli artisti lasciano la loro traccia nei luoghi più impensati.
E chi ama l’arte vive così, per amore dell’arte.

Via della Maddalena

Via della Maddalena

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Era il 16 ottobre 1854 e alla luce del mondo nasceva a Dublino il genio di Oscar Wilde.
Suo padre era il medico di celebrata fama William Wilde, sua madre Jane, alla quale diverso tempo fa dedicai questo articolo, era una donna particolare come certe protagoniste di alcune commedie del suo celebre figlio.
Il futuro scrittore ha un fratello più grande, Willie, da ultima nascerà sua sorella Isola, destinata a una precoce fine.
Ma com’era da bambino Oscar Wilde?
Perdonatemi, come scrive il biografo Richard Ellmann, occorre ricordare che Jane chiamava suo figlio Oscár, un vezzo al quale ci atterremo anche noi.
E sempre Ellmann riferisce aneddoti e memorie sull’infanzia e la giovinezza di Oscar.
Merrion Square 1, la casa di famiglia dei Wilde.

Dublino

E’ l’estate del 1855, i due fratellini sono seduti davanti al caminetto, a breve distanza dal fuoco sono appese ad asciugare due camicie.
E d’improvviso la fiamma divampa e la stoffa s’incendia, il piccolo Willie terrorizzato urla per chiamare la bambinaia, Oscar invece batte le mani per la felicità.
E una volta adulto considererà: “Questo è un esempio della differenza tra Willie e me”.
E’ il suo stile, pungente ed ironico.
La famiglia è ricca e benestante, Oscar cresce negli agi e ha poco più di dieci anni quando viene mandato dai genitori alla Portora Royal School.
Ci mette poco a manifestare il suo genio, la scuola lo forma e lui eccelle negli studi classici.
Ha un pregio, una dote che lo rende particolare: la rapidità nella lettura, lui stesso confiderà agli amici di saper leggere in contemporanea due pagine di un libro.
E per lo stupore dei suoi compagni, Oscar sa tradurre oralmente Platone e Tucidide, il suo genio emerge giorno dopo giorno.
E’ già un maestro nell’uso della parola, diviene colui che è capace a coinvolgere gli altri nei suoi racconti, Wilde ha il talento dell’affabulazione, sua è l’arte di narrare con la finezza dell’ironia.
E suo il gusto dello scherzo giocoso, lo conserverà anche negli anni dell’Università.

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Gli amici ricordano, gli amici raccontano.
E Oscar Wilde ragazzo si divertiva a salire in cima a una collina per poi rotolare giù.
Andava a teatro e con il fratello e gli amici e la bella compagnia occupava il palcoscenico esibendosi in spettacoli improvvisati, finivano regolarmente buttati fuori di peso.
E ancora lo studio, le letture, la filosofia, l’estetismo, l’amore per i preraffaeliti e la predilezione per i gigli così cari a questa corrente artistica.
E certe eccentricità così consuete per lui.
Eccolo Oscar, è in giro a fare compere con il suo amico Hunter Blair, comprerà due preziosi vasi di porcellana per i suoi amati gigli.
E a questo proposito pronuncerà una delle sue frasi più celebri :

I find it harder and harder every day to live up to my blue china.

Mi è sempre più difficile vivere ogni giono all’altezza delle mie porcellane.

Se anche voi apprezzate Oscar Wilde leggetevi la biografia di Ellmann, vi consentirà di conoscere i momenti gioiosi e le tormentate vicende dell‘autore irlandese..
Oscar da ragazzo fu uno dei tre studenti ad assicurarsi una borsa di studio per il Trinity College di Dublino, sempre Ellmann racconta che il suo nome fu scritto nell’albo scolastico a lettere d’oro e venne poi cancellato quando lo scandalo ingiustamente travolse e distrusse la vita di Wilde.
In seguito, quando il suo genio venne universalmente riconosciuto il suo nome tornò a sfavillare tra le pagine di quell’albo.
Era il 16 ottobre 1854 e alla luce del mondo nasceva a Dublino Oscar Wilde.
Sono passati 160 anni da quel giorno, lui è sempre presente con i suoi equilibrismi linguistici, con le battute taglienti, con le figure che non si dimenticano, vive e vere come lui.
E con i suoi libri, Wilde è un mio caro, insostituibile amico.
E oggi è il suo giorno, buon compleanno Oscár.

Oscar Wilde

I miei libri, naturalmente!

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Come tutti i bambini anch’io amavo le fiabe.
Come tutti i bambini della mia generazione la mia passione erano le fiabe sonore, un libretto illustrato, un 45 giri e A mille ce n’è.
E tuttavia tra i tanti volumi che ancora conservo uno solo può essere definito il mio libro di fiabe, l’ho ricevuto in regalo dai miei genitori nel 1974, allora avevo otto  anni.
Il mio libro di fiabe ha la copertina rigida e la custodia, è voluminoso e ingombrante, per leggerlo l’ideale era mettersi comoda alla scrivania oppure seduta per terra sul tappeto.
Sul mio libro di fiabe campeggia l’immagine dell’intrepido e avventuroso Pollicino, un bambino che tutti noi abbiamo conosciuto.

Fiabe

E oltre a lui ci sono castelli e principesse, streghe e incantesimi, fanciulle addormentate e fate madrine.
Sfogliando il mio libro mi sono piacevolmente compiaciuta di aver trascorso l’infanzia in compagnia di buone letture, tra queste pagine ho trovato Basile, Daudet e Carlo Gozzi, ci sono le atmosfere incantate di Le Mille e una notte e non mancano Dostoevskij e Hawthorne.
E non solo, riaprire questo volume è stato un piacevole tuffo nel passato: ho scoperto che io a otto anni leggevo già il mio amato Oscar Wilde, ci sono  Il Principe Felice e Il Gigante Egoista, di  quest’ultima fiaba ho già avuto modo di scrivere, trovate il mio articolo qui.

Fiabe (3)

Sono assenti le fiabe dei Fratelli Grimm e quelle di Andersen, quest’ultimo è ancora adesso il mio autore preferito, il mondo piccolo di Andersen è un’incantevole magia, sua è la mia fiaba più amata, I fiori della piccola Ida.
In compenso ci sono diverse fiabe di Perrault, oltre a Pollicino, Cappuccetto Rosso, Barbablù e molte altre, una sconsolata Cenerentola dagli abiti dimessi e rattoppati osserva pensierosa il pentolone posto sul fuoco.

Fiabe (2)

E poi da queste pagine sono uscite vicende che avevo dimenticato di aver letto, come ad esempio L’uccellino azzurro della Contessa di Aulnoy.
I personaggi seguono il canone tipico delle fiabe, c’è una bella principessa di nome Fiorina e naturalmente ha una brutta sorellastra, Trotina.
E Fiorina ha a che fare con una crudele matrigna, è ovvio.
Cè anche un giovane Re, Grazioso.
E un malefico incantesimo, una carrozza, un nanetto, un palazzo e un bosco.
E dopo varie vicissitudini tutti vissero felici e contenti.
Immergersi in una fiaba è un viaggio che aiuta a crescere, le fiabe hanno un linguaggio fortemente simbolico e schemi precisi, il significato di colori e numeri non è mai casuale, ne scrissi in questo post  diverso tempo fa, se vi fa piacere leggerlo scoprirete i risvolti nascosti nelle trame delle fiabe.
E così io sfoglio il mio vecchio libro con le illustrazioni colorate, stasera mi dedicherò alla lettura de I grulli di Tomillar di Anton De Trueba.
E chi se la ricorda!
Grulli, un termine che evoca proprio atmosfere fiabesche, non vi pare?
E voi, avete ancora il vostro libro di quando eravate piccoli?
E qual era la vostra fiaba preferita?
Io non ho mai smesso di leggere le fiabe, fatine e principesse hanno accompagnato i miei giorni e resteranno ancora per lungo tempo qui, accanto a me.

Fiabe (4)

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