La Madonna di Ponte Reale

La trovate nella bella Piazza dei Cappuccini, qui è stata posta a metà dell’Ottocento, sul sagrato della Chiesa dove un tempo operò Fra Francesco Maria  da Camporosso, noto a tutti come Padre Santo.
E’ una statua della Madonna, opera delle abili mani di Tomaso Orsolino.

Madonna di Ponte Reale

E prima di essere collocata qui si trovava altrove, arrivando a Genova l’avreste vista sulla Porta di Ponte Reale nell’omonima via, quando la porta fu demolita per la Statua si trovò questa nuova sistemazione.
Certo, non per tutti questa figura ha lo stesso significato, per alcuni è solo un pregevole opera d’arte, per altri rappresenta invece il volto gentile della Madre di Gesù alla quale rivolgere le proprie preghiere.
Genova ha un profondo legame con la Madonna, in queste giornate tanto difficili per la Superba la preghiera del Papa per la città si è rivolta alla Madonna della Guardia, tanto cara a tutti noi.
E come sapete numerose sono le edicole dei caruggi che ospitano una statua di Maria, spesso si tratta di copie, gli originali sono al sicuro nelle sale del Museo di Sant’Agostino.
La Madonna è Regina di Genova, questo titolo le fu attribuito nel lontano 1637, ho già avuto modo di raccontare questa vicende nel mio articolo dedicato alla statua di Maria che si trova a Palazzo San Giorgio.
E anche qui, nella Piazza dei Cappuccini, la Madonna ha la corona sul capo e con la mano regge lo scettro.

Madonna di Ponte Reale (2)

La Madonna di Ponte Reale si erge silenziosa contro il cielo, c’era un bel sole quando ho scattato questa foto.

Madonna di Ponte Reale (3)

Ai piedi della statua un’iscrizione in latino dedicata a Lei, la Custode della Città.

Madonna di Ponte Reale (4)

E’ una figura esile, armoniosa e aggraziata, il suo mantello si posa con leggerezza su di Lei.

Madonna di Ponte Reale (5)

E il Suo volto ha tratti morbidi e gentili, accenna un sorriso, il Suo sguardo rasserena, come Lei il Suo Bambino porta la corona sulla testa.

Madonna di Ponte Reale (6)

E’ la Madonna di Ponte Reale, custode della città di Genova e della sua gente.

Madonna di Ponte Reale (7)

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Padre Santo, l’umile frate cercatore

Le vite dei Santi hanno spesso tratti eroici ed avventurosi, questa è la storia di un eroe che dedicò la sua vita al prossimo: Fra Francesco Maria da Camporosso, noto come Padre Santo.
Il suo vero nome era Giovanni Croese e proveniva appunto da Camporosso, una località in provincia d’Imperia.
Nato all’inizio dell’Ottocento da una famiglia semplice e devota, il giovane è appena diciottenne quando sente il richiamo della  fede che lo porterà lontano dalla sua casa.
E in primo luogo il destino lo conduce nel Convento dei Frati Minori Conventuali di Sestri Ponente, in seguito si sposterà nel Convento di San Francesco di Voltri e qui assumerà il suo nome, Giovanni diventa Fra Francesco Maria.

Voltri

Voltri, scorcio del Convento di San Francesco

A Genova sono numerosi i luoghi di Padre Santo, il suo cammino terreno lo conduce nel Convento di San Barnaba, sulle alture di Genova.

San Barnaba (2)

E qui c’è un’antica chiesa che cela storie e vicende appassionanti delle quali presto vi parlerò, oggi ve la mostro conducendovi sulle tracce di Padre Santo.

San Barnaba (3)

E’ l’anno 1825 e Fra Francesco Maria intraprende il suo noviziato e pronuncia i suoi voti davanti a questo altare.

San Barnaba (4)

La sua vita è fede e preghiera, povertà e umiltà, in nome di quel Cristo che Fra Francesco Maria sentirà sempre al suo fianco.

San Barnaba

E ancora lo attende un’altra tappa, Fra Francesco Maria viene destinato al Convento dei Cappuccini della Santissima Concezione, a pochi passi da Villetta Di Negro.

Chiesa della Santissima Concezione (4)

Qui, sulla Piazza che prende il nome dai semplici frati.

Piazza dei Cappuccini (2)

Qui, nella sua Chiesa raccolta e silenziosa, in passato ebbi già modo di scrivere delle tombe che vi si trovano, alcune di esse sono di personaggi celebri, certe sono situate nella cripta, potete leggere il mio racconto in questo articolo.

Chiesa della Santissima Concezione

Fra Francesco Maria è  affabile, volenteroso, desideroso di rendersi utile, diviene subito il cuoco del convento, in seguito gli viene affidata la gestione dell’infermeria, sarà lui a prendersi cura dei confratelli malati.

Padre Santo (4)
E no, non è finita, a Fra Francesco Maria viene assegnato il compito di fare la questua per le strade della città insieme a un confratello anziano.
Eccolo Padre Santo, se ne va per le vie di Genova e ha con sé la sua sporta della questua, è esposta insieme a tanti altri oggetti appartenuti al Santo nel Museo della Chiesa della Santissima Concezione.

Sporta della questua

Fra Francesco Maria diviene l’umile frate cercatore, la suggestiva definizione si deve a Papa Giovanni XXIII, fu lui a usare queste parole quando canonizzò il religioso di Camporosso.
Cercatore di carità e cercatore di anime, sulle strade della Val Bisagno.
E le porte delle case di Genova si spalancano davanti a Padre Santo, la gente ripone nelle sue mani cibo e abiti, la cesta dei buoni frati si riempe con la frutta degli orti.
E lui cammina, cammina, indossa il suo umile saio e il suo cingolo francescano.

Cingolo Francescano

E la didascalia che accompagna questo oggetto racconta molto del carattere di Padre Santo, lui stesso si definiva l’Asino del Convento.

Cingolo Francescano (2)

I due confratelli trovano ospitalità, sorrisi e generosità ma certo questo cammino non è esente da difficoltà eppure Fra Francesco Maria affronta ogni ostacolo con umile fiducia.
E ancora, altre vie più impervie attendono il coraggioso frate, c’è bisogno di lui nel quartiere del Molo, in una zona all’epoca teatro di profondo disagio sociale.

Vico Malatti

Vico Malatti – Quartiere del Molo

Fra Francesco Maria, tra la gente dei caruggi, tra gli ultimi e i diseredati, le sue parole sono balsamo per l’anima.
Ascolta, prega, prende su di sé il peso di un’umanità sofferente, lo sorregge la forza della sua fede.
E non c’è luogo che non gli sia accessibile, Fra Francesco riesce persino a superare le barriere del Porto Franco e familiarizza con i camalli del porto, anche loro saranno generosi con lui.
E lui, il frate degli ultimi, sa come rapportarsi con chiunque, qua sotto vedete una tabacchiera che Padre Santo donò a un benefattore, all’epoca offrire tabacco era considerato segno d’amicizia.
Il fazzoletto che vedete al centro dell’immagine è invece uno dei “mandilli da gruppu”, lo usavano i frati per raccogliere i loro pochi averi quando cambiavano convento.

Oggetti di Padre Santo

E’ dura la vita del fraticello, Fra Francesco Maria non si risparmia nulla, dorme su un rigido legno, per cuscino usa un ceppo, si infligge persino punizioni corporali, la vita di certi santi è fatta anche di questo, si sceglie la sofferenza come testimonianza di fede.
Ed è semplice e povera la sua cella,  è stata fedelmente ricostruita, la porta è quella originale, c’è il suo lume, la sua clessidra, ci sono  i suoi abiti.

Cella di Padre Santo

Nelle teche del Museo troverete anche i suoi oggetti sacri, libri e rosari, testi di preghiere e documenti, stoviglie e piatti.
E ci sono le posate di Padre Santo.

Oggetti di Padre Santo (2)

E i suoi occhiali, gli spegetti, rigorosamente in genovese.

Oggetti di Padre Santo (3)

E’ amato da tutti Fra Francesco Maria, un viaggiatore straniero annota in un suo testo un ricordo di lui e scrive di essersi trovato in un tramestio di folla in Via del Campo, è la gente dei vicoli che al passaggio del frate accorre a baciare le sue mani e a venerarlo.

Via del CampoVia del Campo

 Lui che si prende cura dei bisognosi, lui che ha sempre un sorriso per tutti, lui che dona ai poveri il necessario per sostentarsi, lui che presta le sue amorevoli cure ai bambini malati.
Lui che è già noto come Padre Santo, lui diverrà anche “capo sportella“, responsabile di tutti i Cappuccini addetti alla questua.

Padre Santo (2)

Lui che benedice i naviganti e gli emigranti, ha sempre una parola per coloro che lasciano la propria terra in cerca di miglior fortuna, Fra Francesco Maria è Patrono della gente dei porti e del mare.

Emigranti

Emigranti in attesa dell’Imbarco – 1905
Cartolina appartenente alla collezione di Stefano Finauri

E a Genova, sulla Piazzetta delle Grazie al Molo, in quel quartiere per il quale egli si spese senza riserve, trovate una statua di lui.

Padre Santo

Lui che conforta i malati, lui, indomito e instancabile frate cercatore, portatore di gioia e di consolazione.
Lui che è particolarmente devoto a Maria, la Madre di Gesù.
Lui che si rivolge alla Vergine e fiducioso dice a coloro che hanno bisogno del soccorso celeste: andate dalla Madonna e ditele che vi mando io.
La frase è divenuta verso di una delle preghiere che si elevano al Santo di Camporosso.

Chiesa della Santissima Concezione (2)

Chiesa della Santissima Concezione

Di Fra Francesco Maria da Camporosso le cronache tramandano storie di illuminanti premonizioni, la sua vicenda umana è segnata da grazie e miracoli, nella Chiesa della Santissima Concezione troverete anche diversi ex voto dei fedeli a testimoniarlo.

Ex Voto

Fra Francesco Maria è il sostegno della gente dei caruggi e il suo eroismo lo accompagnerà fino alla fine dei suoi giorni, quando nel 1866 la città cade preda di una tremenda epidemia di colera.
E il frate è in prima fila a sostenere i malati e i sofferenti, si aggira per i vicoli e porta ad ognuno conforto e preghiera.
Lui stesso contrae il morbo letale che lo condurrà alla fine dei suoi giorni, ha anche la precisa premonizione della data della sua dipartita.
Fra Francesco Maria da Camporosso lascia le traversie di questo mondo il 17 Settembre 1866, oggi cade l’anniversario della sua morte.
Il suo corpo è esposto e conservato nella bella Chiesa dei Cappuccini, la sua Chiesa.

Padre Santo (7)

L’umile fraticello fu fatto santo da Papa Giovanni XXIII nel 1962 e oggi, 17 Settembre, è il giorno a lui dedicato, è la Festività di Fra Francesco Maria da Camporosso.
Nella sua chiesa i frati hanno riposto mazzi di fiori sull’altare, oggi è il giorno di Padre Santo.

Chiesa della Santissima Concezione (3)

Ardono i lumini davanti alle sue spoglie.

Lumino

 L’umile frate cercatore, è lui ad accogliervi quando salite le scale che precedono la chiesa dei Cappuccini, ha un sorriso benevolo,  è raccolto in preghiera, tra le mani stringe un Crocifisso.

Padre Santo (5)

Ai piedi della  statua è posta una lapide in ricordo di lui, poverello di Cristo più beato nel dare che nel ricevere.

Padre Santo (6)

Padre Santo, la Spoon River dei genovesi

Questa nell’immagine è la Chiesa di Padre Santo dei Frati Cappuccini.
Fra Francesco Maria da Camporosso è un personaggio degno di menzione, a lui dedicherò un altro spazio, come merita la sua vicenda.
La chiesa suscita il mio interesse per molte ragioni.

E’ un luogo raccolto, silenzioso e particolare.
E soprattutto al suo interno trovo un mondo che mi affascina.
Guardate il pavimento, guardate i muri.
Sono venuta diverse volte qui, non rimango mai abbastanza.
Guardate il pavimento, guardate i muri.
Sono lapidi, sono tombe. Sono vite narrate, incise nel marmo.

E’ una Spoon River genovese, sono storie, esaltazioni della virtù.
Quando ce ne andiamo, si sa, chi ci ricorda tende a rammentare di noi le nostre doti, i nostri pregi, i difetti passano in secondo piano.
E allora voglio portarvi a fare un viaggio, un viaggio nel tempo e nel ricordo di persone che un segno, in qualche maniera, lo hanno lasciato.
Molte di queste tombe sono di persone sconosciute, alcune sono di personaggi noti.
C’è il rammarico, il ricordo e il rimpianto.
Quanti cuori spezza l’amore? Quello di lei, Anna Giustiniani, si ruppe in mille frammenti, straziato dalla lontananza e dall’abbandono. Vi ho già accennato alla sua vicenda, in questo post.
Questa è la tomba nella quale riposa Nina, alla quale il Conte di Cavour causò tanto dolore.

Non si accenna al suicidio, l’inconsolabile marito non fece scrivere sulla lapide di Anna che lei aprì la finestra e si buttò giù, a volo d’angelo, dalla finestra del suo palazzo di Via Garibaldi.

Ma quante forme ha l’amore? A volte l’amore uccide, a volte è passionale, travolge e e trascina i sensi.
Così fu per Antonietta Fagnani Arese, nobildonna milanese deceduta a Genova e nota per la sua liason amorosa con un celebre tombeur de femmes della sua epoca, il poeta Ugo Foscolo.
All’epoca Antonietta aveva marito, ma sapete com’è, quando s’incontra un poeta, uno che con le parole ci gioca! Oh, poi lui era un vero seduttore, ad Antonietta dedicò una celebre poesia, tutti voi la conoscete, è l’Ode all’Amica risanata.
Povera Antonietta, con Ugo si lasciò e molto tempo dopo morì a causa di una brutta malattia. La sua salma, ho letto, venne poi traslata a Milano.
Accanto riposa Carolina, della quale nulla conosco, se non che fu fior di gentilezza e di grazia, come si può leggere sulla lapide.

Ma quante sono le forme del dolore?
Qualcuno ancora penserà ad ad Angiolina e ai suoi vent’anni?

E la povera Isabella, anche lei così sfortunata?

C’è anche Maria, figlia tanto amata e troppo presto perduta!

E c’è Amalia, per breve tempo sposa.

Ci sono notabili che si distinsero per la loro competenza.

E stimati professionisti, la cui mancanza si sarà sentita, eccome!

Qui riposa il padre di Massimo D’Azeglio.

E davvero sono infinite le forme dell’amore.
Uno in particolare, se perduto, strazia il cuore e dilania l’anima.
Che malinconia pensare a Ginevrina.

E il piccolo Theodore!

E Carlotta, di soli tre anni.
Spoon River, a Genova.

Quando verrete qui, chiedete ai frati di condurvi nella cripta.
In fondo alle scale troverete la tomba di Martin Piaggio, poeta dialettale genovese ed in genovese è anche la sua lapide.

La cripta è uno scrigno di tesori, è un luogo da film, c’è un’atmosfera magica e misteriosa, può sembrare strano essere qui da soli, sentirete risuonare i vostri passi.
Ed è freddo, molto freddo.

E ombra, luce e penombra.

E a terra, sotto i vostri piedi, c’è un mondo.

E io davvero non so scegliere di chi parlarvi, certo non posso dimenticare Virginie, che era così giovane!

Ma poi alzando lo sguardo vedo le parole che ricordano Checchino!

 E Donna Josefa, la moglie del console di Spagna!

E ancora, Eloisa, candidissima angioletta.
E vorrei conoscere le storie di ognuno, vedere i loro sorrisi e i loro volti, ma certo si può immaginarli attraverso queste parole.

E poi penso che no, non posso andarmene senza mostrarvi la galleria che corre attorno alla cripta.

Qui ci sono altre tombe, molte sono quelle dei frati Cappuccini, altre sono state traslate qui dal sagrato.
Credo che forse qualcuno qui potrebbe avere paura, solo in un corridoio, al freddo, tra le tombe.
Io cammino, penso.
Leggo i nomi, alcuni mi incuriosiscono più di altri, come vorrei conoscere le loro storie!
Quanto vorrei sapere chi era Pellinetta!

E quante vite, quante storie, quanti amori vissuti, quante passioni perdute in questi nomi, incisi sulla pietra.
E vorrei scrivere ancora, raccontare e immaginare ancora, insieme a voi, ma vorrei anche che veniste a vivere l’esperienza di una visita alla chiesa dei Cappuccini.
Ci sono i frati, gentili e accoglienti.
Ci sono vite, queste, delle quali avete letto.
C’è una Spoon River di un tempo che fu, che è rimasta.
Piena di amore, di tante forme d’amore, di rimpianto e di nostalgia.