Montesquieu, un viaggiatore francese a Genova

Le impressioni di viaggio non sempre tramandano un ritratto positivo dei posti che si sono veduti, un celebre visitatore non amò affatto trovarsi per le strade della Superba e incontrare i suoi abitanti.
Filosofo e pensatore, Montesquieu giunge a Genova nel novembre del 1728, le memorie di quei giorni trascorsi nella mia città si trovano tra le pagine di  Viaggio in Italia.
Il nostro autore concede meritati elogi a certe bellezze cittadine, descrive il porto e la conformazione ad arco della città davanti al suo mare.
Da turista d’eccezione anch’egli si avventura alla scoperta dei luoghi noti per la loro unicità e se ne va a passeggio nel giardino dei Principi Doria.
Che fascino la fontana con la statua di Nettuno, Montesquieu scrive che sarebbe degna dei giardini di Versailles!

Palazzo Del Principe (11)

E ha ragione, io vorrei tanto sapere cosa ne direbbe della Sopraelevata ma questa è una personale curiosità che resterà insoddisfatta, ahimé!

Villa del Principe (2)

E poi varca i portoni delle chiese, visita Santo Stefano e San Siro, di quest’ultima non apprezza i soffitti affrescati, resta invece ammaliato dalla Chiesa della Nunziata, con i suoi ori lucenti e le opere d’arte che adornano le cappelle.

La Nunziata

E certo non si fa mancare una passeggiata tra gli splendori di Strada Nuova, nota che vi sono magnifici palazzi.

Via Garibaldi

E allora? Per quale ragione Genova è così sgradita al nostro viaggiatore?
E’ presto detto, a quanto scrive sembra che Montesquieu abbia proprio in antipatia i genovesi e il loro stile di vita, ecco il succo della questione!
Genovesi, popolo di mercanti, così scrive il nostro autore.
Tutti hanno fondi in San Giorgio, persino il Doge ha i suoi commerci, quelli che contano possiedono dimore sontuose ma in realtà i primi tre piani vengono utilizzati per ammassare le mercanzie.
Provate a varcare quei portoni, resterete sorpresi:

“Non c’è niente di più bugiardo dei loro palazzi: di fuori una casa superba, e dentro una vecchia serva che fila.”

Via Garibaldi

Poca servitù in questi palazzi, una cosa da non credere!
Genovesi, gente attaccata ai soldi.
Ricevere un invito a cena da queste parti?
Figurarsi, quelli di Genova non ci pensano proprio, chiosa Montesquieu!
L’autore non si trova affatto a suo agio tra i miei concittadini, li definisce chiaramente avari e pure poco socievoli.
E non ha parole di riguardo neanche per le gentildonne di Genova, costoro osano persino mettersi al pari delle dame di Francia, secondo Montesquieu non ne hanno il garbo e neppure lo stile.
Il celebre visitatore fa pure peculiari esperienze, gli accade di ritrovarsi nella dimora del Doge nel giorno in cui a Genova si mettono in mostra certi prigionieri turchi catturati per mare da coloro che solcano le onde sulle galee.
E tutta la città accorre ad assistere a quel trionfo, il nostro rischia di restare schiacciato dalla folla di gente sopravvenuta in occasione dell’evento.

Palazzo Ducale (2)

Palazzo Ducale

Montesquieu vedrà anche Savona e Finale, si recherà via mare a Porto Venere, del resto non c’era altro modo di raggiungere la località.
Che viaggio!
Il mare mosso lo costringe a una tappa a Portofino, il poveretto ha lo stomaco sottosopra però si consola con un gustoso pasto a base di triglie e olio profumato, il tutto annaffiato da un buon vino della Riviera.
E meno male che almeno ha apprezzato la cucina ligure, lasciatemelo dire!
Il viaggio verso Porto Venere continuerà non senza difficoltà, c’è pure il rischio di lasciarci le penne!

Porto Venere

Su Genova e sui suoi abitanti Montesquieu non cambierà idea.
In una sua lettera scriverà di essersi annoiato a morte e di non aver tratto nessun piacere da questo viaggio.
E non è finita, sua è una poesia dal titolo Adieu à Gênes.
E il primo aggettivo che riserva alla mia città è détestable, seguono poi altri versi carichi di acrimonia verso i nobili e i borghesi, con note di disprezzo verso una maniera di vivere per lui intollerabile, incentrata su una congenita avarizia.
Genovesi, gente sgradita a Montesquieu.
Eppure certe sue parole potremmo leggerle quasi come elogi, descrivono il nostro attaccamento alla nostra terra, il nostro senso di appartenenza e di identità, narrano un’inclinazione che a volte può rappresentare un limite e un difetto incorreggibile, in altri casi invece può essere una virtù preziosa e un’arma vincente.

Genovesi, gente così:

“C’è ancora una cosa, che i Genovesi non si raffinano in nessun modo: sono pietre massicce che non si lasciano tagliare.
Quelli che sono stati inviati nelle corti straniere, ne son tornati Genovesi come prima.”

Montesquieu, Viaggio in Italia

Galata Museo del Mare

Galata Museo del Mare

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Gli splendori di Palazzo Giustiniani

Dovrai andare là, nel cuore della città vecchia, dove i Giustiniani avevano le loro case.
Una strada e una piazza portano il nome di questa nobile famiglia e questo edificio appartenne a uno dei suoi membri, questa è la dimora di Marc’Antonio Giustiniani,  per suo volere verso la fine del ‘600 il palazzo subì diverse modifiche.
Un edificio annoverato tra i Rolli di Genova ovvero quegli elenchi che comprendevano palazzi privati di una certa importanza che erano a disposizione della Repubblica, vi si ospitavano personaggi di rilievo e capi di stato.

Palazzo Giustiniani

Splendori di Genova e restauri che rendono giustizia a certe bellezze.

Palazzo Giustiniani (4)

Palazzo Giustiniani (3)

E troverai  il portone chiuso, attendi con pazienza che qualcuno ti consenta di entrare nell’atrio, non potrai mai dire di conoscere Genova se non hai veduto la magnificenza dei suoi palazzi.

Palazzo Giustiniani (3)

Marmi, colonne e pietra nera, rivive imperioso il fasto del passato.

Palazzo Giustiniani (5)

Un ninfeo, qui un tempo sgorgava generosa l’acqua.

Palazzo Giustiniani (6)

Alla base c’è un fregio di marmo, misteriosa Genova, certe pietre ancora sussurrano di certe sue grandezze.

Palazzo Giustiniani (7)

Qui, nell’atrio del palazzo, vegliano sui visitatori i busti degli eminenti rappresentanti della famiglia Giustiniani.

Palazzo Giustiniani (9)

Palazzo Giustiniani (8)

Uno di essi era un cardinale.

Palazzo Giustiniani (9a)

E c’è una lapide sulla quale è effigiato il santo caro a tutti i genovesi, il nostro San Giorgio, immortalato come sempre mentre uccide il drago.

Palazzo Giustiniani (11)

Ancora un altro ninfeo e atmosfere marine, la parte superiore ha l’armonia di una conchiglia.

Palazzo Giustiniani (12)

Meraviglie che puoi vedere nella città vecchia, nel cuore antico di Genova.

Palazzo Giustiniani (13)

L’orgoglio e il senso di appartenenza, una lapide ricorda ancora i proprietari di questa dimora.

Palazzo Giustiniani (14)

E poi sali, sali su per le scale, queste colonne e questi scalini sono la testimonianza di ciò che è stato e rappresentano tutto ciò che dovremmo difendere e valorizzare.

Palazzo Giustiniani (15)

Sali, c’è sempre una ragione per meravigliarsi.

Palazzo Giustiniani (16)

Sali, io sono andata fin lassù, su quel magnifico terrazzo dal quale ho veduto quella magia di tetti che già vi ho mostrato in questo articolo.

Tetti (2)

Sali, non sai mai quanta bellezza potrai trovare soltanto salendo le scale e affacciandoti dalle finestre.
Tra luce e ombra, si intravede l’edificio antistante.

Palazzo Giustiniani (17)

E poi guarda, guarda fuori.
C’è la città viva, il suo presente e il suo passato si sfiorano e convivono in perfetta armonia.

Palazzo Giustiniani (18)

E se nessuno te lo ha mai raccontato forse non sai che sul muro del Palazzo di Marc’Antonio Giustiniani c’è un antico leone, lo portarono i genovesi da Trieste come bottino di guerra a seguito della battaglia di Chioggia, nel lontano 1380.

Palazzo Giustiniani (19)

Quando sei in questa piazza, guarda in su e vedrai il leone che fu strappato ai nemici.

Palazzo Giustiniani (20)

Marmo silenzioso che racconta la nostra storia.

Palazzo Giustiniani (21)

Vertigine di scale, di bellezza e di simmetrie.

Palazzo Giustiniani (22)

Quando sei nel centro storico, entra nei palazzi, sali i gradini alti, guarda fuori dalle finestre, c’è una città nascosta che ha una luce vivida e calda, è la luce della sua grandezza.

Palazzo Giustiniani (23)

Risplende qui, su queste fattezze acerbe scolpite nel marmo.

Palazzo Giustiniani (24)

Oltre il portone sul quale è affisso orgoglioso lo stemma della famiglia Giustiniani.

Palazzo Giustiniani (25)

Lettere al direttore e mugugni del passato

Cosa fanno i poveri cittadini quando si presenta un problema e non sanno a chi rivolgersi?
Ci sarà pure qualcuno disposto a dar retta alle lamentele della gente!
Qui ci vuole una bella lettera al direttore!
Cari amici, oggi apriremo insieme i giornali del secolo scorso e leggeremo alcuni mugugni dei genovesi dei passato, sfogliando diversi numeri del quotidiano Il Lavoro ho raccolto alcune piccole perle.
Di cosa si lamentano i genovesi?
Della sicurezza, della pulizia e di certe pessime abitudini.
Con cautela però, molti di essi evitano di render pubblica la propria identità e per firmarsi scrivono: un assiduo.
E’ l’anno 1911 e un commerciante di Via Tommaso Reggio prende carta e penna e scrive appunto al Direttore.
Ha molto da ridire, poveretto!
Pare che si sia beccato una multa per aver versato un po’ d’acqua sui gradini del suo negozio e intanto lì di fronte cosa succedeva?
Due massaie svuotavano le cassette di rumenta – leggasi spazzatura per i foresti – proprio sotto le sue finestre, davanti ai vigili che però non hanno battuto ciglio!
Più tardi mentre il poveretto stava chiudendo il negozio da uno dei piani alti qualcuno ha fatto volare di sotto due sacchetti di rifiuti, roba da matti!

Via T. Reggio

Siamo ancora nel 1911 ed ecco un gruppo di genovesi che scrive con solerzia al Direttore per segnalare la chiusura dei Portici sotto al nuovo Palazzo della Borsa.
Ecco lì, si è costretti a passare per Via XX Settembre tra le pietre e tra nuvole di polvere, ovvio, stanno lastricando la strada, un bel disagio!
E oltre al danno la beffa, i portici sono fastosamente illuminati però non ci si passa, ci rendiamo conto?
Cari assidui, ieri mi trovavo a De Ferrari e mi sono domandata se la fontana con l’acqua colorata sarebbe di vostro gradimento.
Sotto ai portici, per fortuna, noi ci passiamo!

Piazza De Ferrari

Un altro genovese invece ha delle rimostranze da fare a proposito della manutenzione di una certa creuza, Salita San Rocco.
Siamo alla fine degli anni ’20 e questo concittadino lamenta le cattive condizioni di quella strada, scrive che una donna è pure caduta e c’è sempre gente che finisce a gambe all’aria, dovreste sentire l’irripetibile sequela di improperi che escono dalla bocca dei cittadini in circostanze come questa!
E come si firma l’autore della missiva? Tuo vecchio assiduo che abita lassù sulla montagna.
Però che vista dalle alture, impagabile!
Basta non rotolare giù per le creuze!

Genova

Quartiere che vai, mugugno che trovi!
C’è un cittadino che scrive dalla zona di Marassi, parla di certe case di recente costruzione tra Corso Galliera e Via Monticelli, dice che lì c’è una piazza e nessuno ha pensato di spianarla.
Che si riferisca a Piazza Carloforte? Credo di sì!
E comunque non c’è neppure il marciapiede e quando piove ci si inzacchera in maniera indicibile, per non dire del fatto che manca pure l’illuminazione!
E conclude puntualizzando che anche quelli di Corso Galliera sono contribuenti tanto quanto i signori di Via XX Settembre e di Via Roma.
E ha ragione, caspita!

Corso Galliera

Corso Galliera – 1920
Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Non va meglio in Via Porta d’Archi, un altro lettore segnala che la strada sarebbe da pulire, lì c’è pieno di osterie e macellerie, va lavata con una certa costanza quella strada!
E Via Vallechiara?  Dimenticata da tutti, scrive un abbonato nel 1925, quella strada proprio non viene mai lavata!
C’è quello che si lamenta delle code in posta: solo due addetti allo sportello e mezz’ore di attesa per fare un telegramma.
Un altro pover’uomo racconta le sue odissee per andare in visita ai malati all’Ospedale San Martino.
I mezzi sono affollati, non si respira e si soffoca dal caldo, tutti pigiati come sardine, non si può far questa vita!

Il tram

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

E da ultimo vorrei ricordare il Signor Parodi, anche lui scrive nell’anno 1925.
In quel periodo sono allo studio diversi progetti urbanistici e lui ricorda una delle proposte avanzate da Luigi Arnaldo Vassallo, Gandolin, un tempo direttore del Secolo XIX: l’apertura  al pubblico dei giardini di Tursi.
Tutta la cittadinanza ne sarebbe più che felice, il Signor Parodi ne è certissimo!
Caro Signor Parodi, anch’io spero da tempo che questi giardini vengano restituiti alla comunità in modo che genovesi e turisti possano visitarli e godere di tanta bellezza.
Porti pazienza, vedrà che prima o poi ce la faremo!

Via Garibaldi

Meraviglie nascoste di una casa privata nei caruggi

Cose molto belle che capitano a me, quando il caso mi consente di scoprire le meraviglie nascoste di questa città.
Ero nei vicoli con un’amica e abbiamo incontrato una persona che lei conosce, questa signora abita in Via San Bernardo.
E naturalmente ho posto la domanda di rito:
– Scusi, potrei entrare nel portone?
In risposta la mia interlocutrice mi ha invitata in casa sua, dicendomi che aveva qualcosa di speciale da mostrarmi, potrei essere più fortunata?
E sebbene lei non avesse nulla in contrario a rivelare dove si trovi il suo appartamento preferisco mantenere un alone di mistero, vi basti appunto sapere che si tratta di un edificio annoverato tra i Rolli e si trova in Via San Bernardo, strada di antiche dimore nobiliari, il palazzo in questione naturalmente appartenne a una celebre famiglia genovese.
Varco la soglia e trovo un salone con un soffitto con vetuste travi di legno.

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Hanno scalfiture, segni, tracce di vita e solchi del tempo, sono travi tratte da antiche navi.
E allora immagini avventure di mercanti, rematori, vedi vele squarciate dal vento e senti il rumore della tempesta.

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Si cammina su antiche piastrelle domandandosi chi le abbia calpestate.

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Alcune risalgono addirittura al ‘600.

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E qui, in questa casa nei vicoli di Genova, durante i lavori di rifacimento, tra quelle antiche pietre è stata trovata un’autentica meraviglia, un antico affresco reso opaco dallo scorrere dei secoli.

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Giorno per giorno, grazie a un sapiente restauro, riemergono raffinati dettagli.

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Si distingue chiaro il profilo di questa colonna.

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E non sono riusciti a rimuovere un vecchio chiodo arrugginito, si potrebbe comunque dire che questo non è soltanto un chiodo, è vero?

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Si intravedono panorami e animali.

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La padrona di casa mi ha detto che dopo aver ultimato il restauro mi mostrerà nuovamente l’affresco e come potrete immaginare non vedo l’ora che accada.
Ecco le sagome di certi uccelli che si librano leggeri.

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E poi, incredibile a dirsi, la padrona di casa mi ha portata in giardino.
Un giardino nei caruggi, in Via San Bernardo non ve lo aspettereste proprio, è vero?
E certe tenere piantine sono ospitate in un luogo insolito.

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E poi c’è un’antica vasca di marmo, misteriose sconosciute bellezze che meritano di essere restituite a nuova vita come sta accadendo.

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E le sorprese non sono finite, le case del centro storico hanno spesso scalini e architetture movimentate.
E si sale, su una porzione di muro c’è un altro affresco, più recente.

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E ugualmente se ne trova uno nella cantina che è collocata al di fuori dell’appartamento, cose meravigliose che si vedono soltanto nelle antiche dimore di Genova.

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In una delle stanze si nota un foro sul muro, è cavo e pare essere collegato al piano superiore, a cosa servirà?
Io non ne ho idea, la padrona di casa pensa che qui fosse collocata la campanella per chiamare la servitù, potrebbe essere?

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E ancora stupori, davvero non sai mai cosa si può trovare in luoghi come questo, salgo alcuni gradini che conducono al bagno.
Ha un soffitto particolare, a volta.

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E adesso bisogna guardare verso il basso.
In una piccola porzione del pavimento al posto delle piastrelle c’è un vetro.
E così finisce che mi trovo per terra, in una casa dove non sono mai entrata prima, è normale eh!
E guardo giù, volgo gli occhi verso l’infinita vertigine del pozzo.

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Cose incredibili che puoi trovare in posti come questo e naturalmente non puoi evitare di immaginare il passato e le sue infinite possibilità.
E se uno degli antichi proprietari un giorno avesse gettato nel pozzo un sacchetto colmo di monete d’oro?
Ah la fantasia, che gioco bellissimo!
Sopra il pozzo c’è un gancio, certamente sarà stato utilizzato per il secchio.

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E sul soffitto è appesa la carrucola, potete sentire la corda cigolare?

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Ringrazio colei che mi aperto generosamente la sua casa, i genovesi si dimostrano sempre affabili e ospitali e mi permettono di scoprire bellezze inattese che testimoniano il fasto dei secoli passati, a noi è stato affidato il compito di conservarle e di tutelarle.
Spero di tornare e di vedere l’affresco in tutto il suo splendore e se sarà possibile lo mostrerò anche a voi.

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E’una delle segrete meraviglie di un’antica casa nel cuore dei caruggi.

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Gli illustri abitanti di Palazzo della Meridiana

Vieni, ti racconto una storia, questa è per me una delle frasi più belle che si possano pronunciare.
E ci sono tanti modi di narrare ed io ieri ho ascoltato tante affascinanti storie.
Ho trascorso un piacevole pomeriggio a Palazzo della Meridiana, una splendida dimora genovese annoverata tra i Rolli della Superba.
E ho avuto già modo di mostrarvi le sue sale, in questo articolo, ieri in questo splendido palazzo i visitatori hanno potuto incontrare coloro che in passato vissero in questa dimora.

Palazzo della Meridiana (2)

E allora vi porto con me, si parte da qui guardando verso l’alto e verso questo lucernario a vetri che sovrasta l’atrio.

Palazzo della Meridiana (3)

E poi si sale, anche i muri a loro modo a volte raccontano storie di ciò che è stato e di ciò che è rimasto.
A Palazzo della Meridiana c’erano una volta una fontana, una corte e un giardino, adesso non ci sono più.

Palazzo della Meridiana (5)

Ehi ma chi sta arrivando?
Signore e signori, vi presento il padrone di casa.
Lui è Gerolamo Grimaldi Oliva, abile banchiere e mercante, titolare del monopolio della riscossione delle tasse a Cordova e a Granada.

Palazzo della Meridiana (11)
E’ un tipo lungimirante, sapete?
E vi racconterà come abbia avuto la brillante intuizione di acquistare questi terreni e di costruirci la sua dimora!
Palazzo della Meridiana sorgerà tra il 1541 e il 1545, ancora non esiste il lusso sontuoso di Strada Nuova ma Gerolamo è uno che la sa lunga, lui sa che un giorno questa sarà la zona più prestigiosa della città.

Palazzo della Meridiana (4)

Ah, vi avverto!
Gerolamo parla rigorosamente in genovese, snocciola alla sua maniera le vicende cittadine, vi parlerà anche dei suoi vicini e dellla chiesa dei frati di San Francesco.
Gerolamo è proprio uno che ha fiuto, ha fatto un vero affare a costruire casa sua proprio qui!

Palazzo della Meridiana (6)

E racconterà le sue storie nel salone affrescato da Luca Cambiaso.

Palazzo della Meridiana (7)

E tra quelle figure sono orgogliosamente rappresentati anche diversi componenti della famiglia.

Palazzo della Meridiana (9)

Silenzio, fate attenzione!
Sta per fare il suo ingresso un personaggio di rilievo e sarà lei a raccontarvi ancora altre storie, il suo nome è Leila Spinola ed ha proprio un bel caratterino, sapete?
Certo è una che sa farsi rispettare, ve ne accorgerete!

Palazzo della Meridiana (8)

Sarà lei a riferirvi alcuni aneddoti riguardo alla celebre fontana del Palazzo, ritengo giusto che li ascoltiate proprio dalla sua voce, merita davvero!

Palazzo della Meridiana (10)

E poi ancora, è la volta di una gran dama: Maria Francesca Durazzo, elegante, trillante e, non me ne voglia, anche un po’ pettegola.
Ah, ci ha affascinato tutti con il suo allegro chiacchiericcio!
Ha grazia e stile, lei conosce alla perfezione i dettami della moda del tempo, del resto guardate il suo abito, naturalmente è francese!

Palazzo della Meridiana (12)

Vi incanterà con la sua voce argentina, narrerà di certe feste e non mancherà di riferirvi aneddoti su altre nobildonne genovesi.
Qui, in questa stanza da fiaba, dove il pavimento è impreziosito di  corallo rosa.

Palazzo della Meridiana (12a)

E certo non si risparmia con le parole, ha qualcosa da dire anche sui Doria e non solo su di loro, è informatissima su tutto ciò che accade in città, credetemi!

Palazzo della Meridiana (13)

E poi d’un tratto, è corsa via!
Doveva partecipare a un ballo e non voleva perdersi neanche un istante, posso capirla!

Palazzo della Meridiana (14)

Vieni, ti racconto una storia, questa è per me un delle frasi più belle che si possano pronunciare.
E a Palazzo della Meridiana abbiamo ascoltato una miriade di racconti, tanti tasselli che ricostruiscono la storia di questo palazzo e restituiscono il ritratto della vita genovese attraverso i secoli.
E non è finita, cari lettori!
Ho l’onore di presentarvi Sebastiano Odero, ha acquistato il palazzo nel 1835, lui è un abile commerciante ed ha accumulato molti denari.
Tra i proprietari di Palazzo della Meridiana lui è il primo a non appartenere alla nobiltà cittadina.
E’ un affabulatore nato, con le sue storie vi stregherà!

Palazzo della Meridiana (15)

E lo ascolterete e intanto ammirerete le opere che abbelliscono queste splendide stanze.

Palazzo della Meridiana (16)

Certo, negli anni di Sebastiano il palazzo subirà dei cambiamenti ma resterà immutata la bellezza di questi affreschi cinquecenteschi che sono opera di Lazzaro Calvi.

Palazzo della Meridiana (17)

E poi lui vi porterà in giardino, ascoltate bene le sue parole.

Palazzo della Meridiana (18)

Vi mostrerà un certo edificio.
Perché?

Palazzo della Meridiana
Lo scoprirete da Sebastiano, non sarò certo io a dirvelo, farà tutto il padrone di casa!

Palazzo della Meridiana (19)

E ancora, in giardino noterete una statua.
Da dove proviene?
Lo saprete nel corso della visita, non è mia abitudine rovinare le sorprese ai miei lettori!

Palazzo della Meridiana (20)

E poi il tempo passa, gli anni scivolano via, si torna nell’atrio, dove tutto è iniziato.

Palazzo della Meridiana (21)

E qui incontrerete una timida segretaria, anche lei è prodiga di parole, vi narrerà del periodo di Mackenzie e degli interventi di Gino Coppedè.

Palazzo della Meridiana (22)

Una visita interessante, insolita, ricca di spunti e di originali interpretazioni, “La storia in scena a Palazzo della Meridiana” è un evento a cura di Claudia Bergamaschi in collaborazione con la compagnia teatrale GiCAP ovvero Giocosi Creativi Amanti del Palcoscenico.
E loro, gli attori, sono semplicemente magnifici.
Con i gesti, gli sguardi e le parole vi raccontano le loro storie e non potrete fare a meno di starli ad ascoltare.
Ringrazio la direzione di Palazzo della Meridiana per avermi invitata a questo originale evento, è stato un piacere esserci e poterlo segnalare a voi con la speranza che ci siano appuntamenti futuri, per le informazioni guardate qui.
C’erano grandi e piccini, lo spettacolo itinerante è accessibile davvero a tutti.
Il viaggio nel tempo termina e gli attori salutano il pubblico.

Palazzo della Meridiana (23)

E questi sono i loro nomi, da sinistra verso destra Cristina Dal Farra, Paolo Asta, Alessandro Gianfaldone, Gisella De Niccolò e Chiara Niccoli.
Ad ognuno di loro voglio porgere i miei sinceri complimenti per  la splendida  maniera coinvolgente di condurre gli ascoltatori tra le pieghe del passato.

Palazzo della Meridiana (24)

Frizzanti, incisivi, espressivi e sicuramente dotati di grande talento.
Loro sono gli illustri abitanti di Palazzo della Meridiana, spero che capiti anche a voi l’occasione di conoscerli.

Palazzo della Meridiana (25)

Salita Santa Caterina: monache e flagellanti, patrizi e bottegai

Salita Santa Caterina, una via sospesa tra due mondi, da una parte i caruggi, dall’altra l’ottocentesca Via Roma.
Oggi strada di bei negozi e del passeggio, la salita ariosa assai frequentata dai genovesi ha una storia lontana.

Salita Santa Caterina (2)

La via fu un tempo un boschetto sacro, questo è il significato del latino Luculus dal quale deriva la denominazione della nostra Via Luccoli che nel 1127 costituiva insieme a Salita Santa Caterina un’unica strada che giungeva fino a Soziglia.
E poi vennero tempi duri, i genovesi furono costretti a difendersi dal nemico e nel 1155, con l’alacre concorso di tutto il popolo, furono erette le possenti Mura del Barbarossa, in cima alla nostra Salita fu edificata la Porta di Murtedo, così la zona divenne Contrata a Porta Murtedi.

Salita Santa Caterina (7)

Mutò nuovamente nome nel 1272 e fu chiamata Salita di San Germano in onore di una chiesa che lì si trovava.
Le strade della città seguono spesso i percorsi della fede, così è stato anche per questa via che fu intitolata a Santa Caterina nei primi anni del ‘300, in quanto lì c’era un monastero dedicato a Santa Caterina d’Alessandria d’Egitto.
Strada di Rolli e di dimore nobiliari, nell’atrio del Palazzo di Giorgio Spinola trionfa uno splendido ninfeo.

Salita Santa Caterina (5)

Salita Santa Caterina (8)

Portali scolpiti magnificamente, affreschi e stucchi: nel primo tratto, salendo da Piazza Fontane Marose, per ammirare i dettagli delle facciate occorre tirare la testa indietro, sono le impervie prospettive di Genova che rendono questa città così affascinante.

Salita Santa Caterina (4)

E poi guardate il cielo, sempre.

Salita Santa Caterina (3)

Salita Santa Caterina (6)Nel palazzo di Tommaso Spinola lavorarono Andrea Semino e Luca Cambiaso.

Salita Santa Caterina (9)

E poi entri nel portone e tutto è bellezza e meraviglia.

Salita Santa Caterina (10)

Salita Santa Caterina (10a)

Strada di angeli che reggono cartigli.

Salita Santa Caterina (11)

Dolce salita crocevia di sestieri.
Se vi fermate all’altezza di di Piazza della Rovere vedrete le targhe relative a quelli di  Molo, Maddalena e Portoria, quest’ultima si trova a fianco della Madonna della Misericordia che veglia sul cammino dei passanti.

Salita Santa Caterina (14)

Strada di devozione di popolo, sempre.

Salita Santa Caterina (15)

Strada che si apre e diviene più ampia e luminosa.

Salita Santa Caterina (16)

Strada di patrizi e di pie monache, ma in Salita Santa Caterina un tempo avreste potuto incontrare anche gli incappucciati, sapete?
Oh, non spaventatevi!
Sono i disciplinanti di San Giacomo delle Fucine che un tempo avevano qui il loro Oratorio sorto per merito di un generoso tintore di nome Giovanni Clavarino che nel 1419 donò i denari necessari per la costruzione dell’edificio.
Fermatevi nei pressi di questo palazzo, come potrete notare anche qui ci sono finestre dipinte, ora sapete  perché!

Salita Santa Caterina (17)

Attualmente l’Oratorio non esiste più ma se prestate attenzione potrete ancora incontrare i membri della confraternita, la loro immagine si trova su un’antica lapide sita sopra al civico 21 r.

Salita Santa Caterina (17a)
Sul marmo si legge una data, 1574, c’è una croce e si distinguono le figure di due disciplinanti, entrambi incappucciati: uno ha un braccio alzato in un gesto ieratico, l’altro stringe in mano il flagello.

Salita Santa Caterina (19)

E prima che me lo chiediate, sorvoliamo sui fili elettrici a vista, che dispiacere trovarli così!
Strada che diede i natali ad illustri personaggi che poi trovarono il loro destino altrove.

Salita Santa Caterina (20)

E mentre camminate soffermatevi ancora davanti a questo edificio.

Salita Santa Caterina (21)

Qui nel 1854 nacque Giacomo della Chiesa destinato a divenire Papa con il nome di Benedetto XV, un’epigrafe ricorda la sua nascita.

Salita Santa Caterina (22)

La salita nella sua parte superiore è più ampia e luminosa, lì un tempo c’era il ponte dell’Acquedotto che venne abbattuto per lasciar spazio ai fasti di Via Roma.
Strada di belle vetrine e di negozi eleganti, ma com’era nel passato?
I negozi sono lo specchio dei tempi, sfogliamo insieme la guida Pagano del 1926 dove troviamo l’elenco degli esercizi commerciali dell’epoca.
C’era la bottega di pizzi e ricami delle sorelle Zelano, immagino che le fanciulle in età da marito venissero qui per arricchire i loro corredi!
C’era Valentino Villa che vendeva vini e il droghiere Rondanina.
E poi ancora una sartoria e un fabbricante di guanti, una teleria e una merceria.
E c’era una gloriosa istituzione genovese: il tappaio Luico, fabbricanti di turaccioli dal 1855.
Tuttora esiste questo bel negozio, in vetrina esibisce tappi di sughero, bottiglie e corde.
E se non ci siete mai entrati vi consiglio di farlo, troverete persone orgogliose della propria storia famigliare, del loro negozio ho già parlato in questo articolo.

Luico (12)

Una città, una strada e le tracce del suo passato glorioso.
E vi porto con me a una serata di gran gala, al 28 dicembre 1869.
Accomodatevi in sala, ci sono tutte le grandi personalità della città e che eleganza sfoggiano le signore!
Si scorgono abiti sontuosi e acconciature regali, il pubblico è in trepidante attesa: si inaugura la Sala Sivori.
E’ un evento musicale di grande rilievo in questa sala che diverrà cinematografo, verranno proiettati qui i primi film frutto della geniale invenzione dei Fratelli Lumière, in tempi più recenti diverrà poi il cinema Palazzo.
Ma questa è la sera del primo spettacolo, in sala si bisbiglia, c’è una certa impazienza.
Il concerto si apre con l’orchestra che esegue in maniera mirabile un’armoniosa sinfonia, poi la platea ascolta con grande interesse il discorso tenuto dal Marchese d’Arcais, un’ampia dissertazione che verte sui differenti generi musicali e sulla necessità di valorizzare la cultura musicale.
E giunge infine il grande momento.
Sul palco, con il suo violino, sale il celebre allievo di Niccolò Paganini, Camillo Sivori, a lui è dedicata la sala.
E le note di Mendelssohn affascinano e trascinano gli spettatori, tutti i presenti ascoltano in silenzio.
Accadde qui.
Nella strada delle monache e dei flagellanti, dei patrizi e dei bottegai.
Nella salita che un tempo fu un boschetto.

Salita Santa Caterina (23)

Galleria Nazionale di Palazzo Spinola, il servizio da tavola Raggi

Un appuntamento di pregio, un’occasione per ascoltare voci di studiosi e di uomini di cultura, da domani al 13 aprile a Palazzo Ducale torna La Storia in Piazza, evento organizzato dalla Fondazione Palazzo Ducale in collaborazione con il  Comune di Genova.
La rassegna culturale prevede incontri e occasioni di approfondimento, il tema di quest’anno è molto  interessante, I tempi del cibo, storia e vicende dell’alimentazione.
Il calendario è davvero fitto e denso di nomi di rilievo, trovate tutti i dettagli qui.
Io oggi vi porto nel cuore dei caruggi, in un palazzo nobiliare che ospita uno splendido Museo di Genova, la Galleria Nazionale di Palazzo Spinola.
In questo museo troverete opere di celebri artisti, da Van Dyck a Joos Van Cleve, da Domenico Piola a Bernardo Strozzi, solo per citarne alcuni.
E poi mobili, arredi e tessuti preziosi, si possono persino visitare le antiche cucine.
Mi limito ad accennarvene perché avrò occasione di portarvi presto in quelle sale, oggi vorrei farvi scoprire una delle sue meraviglie, la potrete ammirare anche voi se andrete a visitare Palazzo Spinola.

Palazzo Spinola di Pellicceria

Dovrete salire al quarto piano dove è esposta una ricca collezione di antiche e raffinate porcellane.
E in queste sale c’è un nuovo allestimento, lo si deve alla generosità della scrittrice Camilla Salvago Raggi che ha donato al Museo un prezioso servizio da tavola risalente agli inizi dell’Ottocento, è il servizio della famiglia Raggi.

Servizio Raggi

Un sogno di porcellana francese, 150 pezzi della manifattura Discry.
Lo splendore delle tavole dei genovesi, tra oro e azzurro.

Servizio Raggi (2)

Un’incantevole delicatezza.

Servizio Raggi (3)

Alzate e zuppiere.

Servizio Raggi (4)

Sboccia la primavera sui piatti del servizio Raggi.

Servizio Raggi (5)

E fioriscono timide viole nei piattini.

Servizio Raggi (6)

Qualcuno di voi gradisce un tè? Che meraviglia!

Servizio Raggi (7)

Non siamo più abituati a tanta armoniosa bellezza, la nostra epoca predilige la praticità, questo è il  fasto splendente  dell’aristocrazia.

Servizio Raggi (9)

E vi assicuro, si resta incantati davanti ad ogni piatto.

Servizio Raggi (10)

Lo vedete da voi, questo servizio già merita una visita a Palazzo Spinola.
E in questi giorni, in occasione degli eventi proposti da La Storia in Piazza, anche al Museo di Palazzo Spinola sono previsti degli incontri.
Tematiche affascinanti, dedicate alla tavola e al cibo.
Ecco gli appuntamenti ai quali potrete partecipare:

Giovedi 10 Aprile h. 16.30 Un Menù per il Servizio Raggi
(a cura di Farida Simonetti)

Venerdì 11 Aprile h. 16.30 Cibo come decoro sulla tavola barocca
(a cura di Matteo Moretti)

Sabato 12 Aprile h 15.30. Caffè e cioccolato nella società settecentesca
(a cura di Hilda Ricaldone)

Domenica 13 Aprile h 16.30 I grandi servizi da tavola per la nuova cucina ottocentesca
(a cura di Marie Luce Repetto)

Appuntamenti culturali di grande interesse, ho ritenuto giusto segnalarveli perché mi sembrano davvero particolari, le antiche tradizioni della tavola e del cibo sono tutte da scoprire.
Ringrazio la Dottoresa Farida Simonetti per la sua disponibilità a consentire la pubblicazioni di queste immagini, Palazzo Spinola è un vero gioiello di questa città ed è un piacere poter scrivere delle sue ricchezze.
E quando andrete a visitarlo non scordate di alzare lo sguardo verso l’alto, sopra di voi c’è sempre la stupefacente vertigine del cielo di Genova.

Palazzo Spinola

Palazzo Nicolosio Lomellino e l’incanto del giardino segreto

Via Garibaldi, Strada Nuova, strada di splendidi edifici e di Palazzi dei Rolli.
Come già più volte vi ho detto, i Rolli erano le dimore nobiliari che al tempo della Repubblica venivano utilizzate per le visite dei capi di stato e  che ai nostri giorni sono state dichiarate Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco.
Oggi varcheremo la soglia di uno di questi palazzi, la dimora di Nicolosio Lomellino, rappresentante della nobile famiglia genovese che aveva molti dei suoi interessi nell’isola di Tabarca nel commercio del corallo.
Il palazzo fu costruito tra il 1563 e il 1569, l’architetto che lo progettò era Giovanni Battista Castello detto il Bergamasco.
Un edificio splendidamente scenografico, dalle tinte chiare e di un celeste pastello.
Un sogno, nella strada più elegante della città.

Palazzo Lomellino (9)

E così lo si vede affacciandosi da certe finestre di Strada Nuova.

Palazzo Lomellino (4)

Il palazzo ha avuto diversi proprietari, passò a Luigi Centurione e agli inizi del ‘700 divenne dimora dei Pallavicini, in seguito della famiglia Raggi e per finire nel 1865 fu acquistato dal barone Andrea Podestà, figura di rilievo del suo tempo che fu tre volte sindaco di Genova,  attualmente Palazzo Lomellino è proprietà e dimora degli eredi di Andrea Podestà che vivono nelle magnifiche stanze di questa edificio.

Palazzo Lomellino (19)

E quando si passa in Via Garibaldi ci si ferma e si alza lo sguardo verso le figure mitologiche e verso quei ricchi decori che abbelliscono la facciata.
Mi consentite di sospirare, sì?

Palazzo Lomellino

E allora visitiamo l’atrio e varchiamo il portone di un edificio che testimonia la grandezza del passato di questa città.

Palazzo Lomellino (7)

Un palazzo restaurato in maniera raffinata, la sua bellezza è godibile in ogni suo dettaglio.

Palazzo Lomellino (11)

Un sogno, nella strada più elegante di Genova.
E un atrio di forma ovale decorato a stucchi che sono opera di Marcello Sparzo.

Palazzo Lomellino (21)

E in occasione di ogni mia visita ho sempre trovato persone intente ad osservare lo splendore di queste figure,  nel soffitto si può ammirare il trionfo di un guerriero.

Palazzo Lomellino (15)

La magia della bellezza di un’antica dimora.

Palazzo Lomellino (8)

E le storie che si leggono nei raffinati medaglioni.

Palazzo Lomellino (12)

Meraviglia che ancora vi coglie salendo lo scalone e visitando le sale affrescate da Bernardo Strozzi.
E’ la grandezza del nostro passato che ancora manifesta tutta la sua bellezza.

Palazzo Lomellino (14)

E allora ti volti indietro e alzi lo sguardo verso certe architetture così perfette ed armoniose.
E ogni volta che visito luoghi come questo non mi resta che ripetermi che non siamo più capaci di costruire bellezze così stupefacenti attorno a noi, abbiamo quelle che ci ha lasciato chi ci ha preceduto.

Palazzo Lomellino (5)

E lo sguardo si perde in una splendida prospettiva.

Palazzo Lomellino (22)

E poi si posa sui maestosi tritoni che stanno a guardia di questo luogo.

Palazzo Lomellino (13)

E scende l’acqua argentina da un generoso otre.

Palazzo Lomellino (23)

Verrete qui e anche voi volgerete gli occhi al cielo, queste sono le geometrie di azzurro dei palazzi di Strada Nuova.

Palazzo Lomellino (6)

Verrete qui e chi vi guiderà alla scoperta del palazzo raccontandovene la storia vi condurrà su per una scala.
E saranno altre vedute e altri dettagli, altre creature scolpite nel bianco marmo che stanno ritte sulla balaustra.

Palazzo Lomellino (33)

E sapete dove vi troverete?
Nel giardino segreto del palazzo, tra piante e creature mitologiche.

Palazzo Lomellino (17)

Palazzo Lomellino (34)

Un giardino che in parte ammiriamo camminando per la città.
Quando vi trovate in Piazza Portello alzate gli occhi verso la galleria Giuseppe Garibaldi che conduce alla Zecca.
Lassù, svettante nel turchese del cielo, vedrete una torre.

Palazzo Lomellino (2)

E’ la Torre di Palazzo Nicolosio Lomellino e si trova in questo giardino, la Torre è un  mirabile punto di osservazione sulla città e sui suoi tetti.

Palazzo Lomellino (31)

Si cammina attorno a una candida fontana.

Palazzo Lomellino (18)

Palazzo Lomellino (24)

E poi ancora altre figure, al tempo della mia visita erano in corso alcuni restauri.

Palazzo Lomellino (26)

E sono creature degli abissi e del mare, qui in un giardino segreto, nel cuore di Genova.

Palazzo Lomellino (27)

E sono conchiglie e studiate decorazioni.

Palazzo Lomellino (28)

In una grotta di stalattiti trova riparo un timoroso cinghiale.

Palazzo Lomellino (29)

Fugge, invano tenta di mettersi in salvo dal dio Adone.

Palazzo Lomellino (30)

Un giardino settecentesco, rigoglioso di verde e di piante, un angolo di quiete del quale godono i proprietari di questo splendido edificio.

Palazzo Lomellino (37)

Questo è uno dei luoghi davvero affascinanti di Genova e sicuramente merita una visita, per gli orari e le modalità vi invito a consultare il sito di Palazzo Nicolosio Lomellino, lo trovate qui.
E anche voi potrete salire quelle scale e passeggiare in questo giardino.

Palazzo Lomellino (25)

Là, dove un satiro siede nella pace e nella quiete di questo luogo tanto particolare.

Palazzo Lomellino (32)

Una strada aristocratica ed elegante, Madame de Stael definì la nostra Via Garibaldi Rue des Rois, la via dei Re.
Lì troverete la fastosa dimora di una antico genovese, Nicolosio Lomellino.

Palazzo Lomellino (10)

La luce dorata del Palazzo di Tobia Pallavicino

In questo fine settimana i palazzi di Genova si apriranno per le giornate dei Rolli, sarà così possibile visitare le dimore che furono residenza nobiliare negli anni luminosi della Superba.
Negli atri, sotto le ricche volte di questi palazzi potrete assistere a performance di danza contemporanea e potrete ammirare saloni e dipinti, vedere con i vostri occhi la luce di questi palazzi, trovate qui il programma completo dell’iniziativa.
I Rolli erano gli elenchi nei quali venivano inclusi gli edifici destinati ad ospitare capi di Stato in visita in città ai tempi della Repubblica di Genova.
E sono Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco, un riconoscimento di pregio per gli splendori della Superba.
E allora oggi vi porto in Strada Nuova, in una di queste dimore.

Via Garibaldi (1)

Io amo gironzolare per questi palazzi, amo vedere le strade della mia città affollate di persone desiderose di scoprire il passato di Genova.

Via Garibaldi (2)

E oggi entreremo nel fastoso palazzo del marchese Tobia Pallavicino, personalità di spicco della sua epoca.
Tobia aveva gran senso degli affari, commerciava ed importava allume, un materiale che veniva impiegato per fissare il colore nei tessuti.
Fu senatore della Repubblica e ambasciatore presso la Corte di Francia, grazie ai suoi fruttuosi commerci divenne immensamente ricco.

Palazzo di Tobia Pallavicino

E così, nel lontano 1558, per 14520 lire acquistò la zona sulla quale poi venne edificato il suo magnifico Palazzo.
E poi il tempo passò, successivi proprietari furono i Carrega e in seguito i Cataldi, motivo per cui l’edificio è noto anche come Palazzo Carrega Cataldi.
Ai giorni nostri qui ha sede la Camera di Commercio.

Palazzo di Tobia Pallavicino (1)

Ma fu Tobia il committente di questo edificio, il progetto fu realizzato dall’architetto Giovanni Battista Castello.

Palazzo di Tobia Pallavicino (2)

Varcarono questo portone diverse personalità, entro anch’io in casa di Tobia, ma non è emozionante trovarsi in luoghi come questo?

Palazzo di Tobia Pallavicino (3)

Il mito e la magia del sogno, le grate della finestra che si apre su Via Garibaldi .

Palazzo di Tobia Pallavicino (4)

I gradini che portano al piano superiore, in cima alla scala si spalanca una porta.

Palazzo di Tobia Pallavicino (5)

E ancora guardo, a volte non occorrono tante parole, basta vedere.

Palazzo di Tobia Pallavicino (6)

Una scala a volte è una promessa.
E si intravede lo luce e lo splendore delle stanze del piano nobile.

Palazzo di Tobia Pallavicino (8)

E sono stucchi e affreschi, sul soffitto si ammirano aggraziate figure femminili, ognuna suona un diverso strumento musicale.
Ed è melodia ed armonia.

Palazzo di Tobia Pallavicino (9)
Una porta a volte è una promessa.
E sogno.
Un antico palazzo e il suo grande fascino.

Palazzo di Tobia Pallavicino (10)

E’ l’incantesimo dell’arte e della perfezione, a volte mi domando perché non siamo più capaci di creare la bellezza.
Ce l’ha lasciata chi ci ha preceduto e ancora guardiamo a luoghi come questo con stupore e con tutta la nostra ammirazione.

Palazzo di Tobia Pallavicino (11)

E’ questa l’utilità della bellezza, rendere più belle anche le nostre vite.
Guarda e ascolta, risuona una musica in queste stanze.

Palazzo di Tobia Pallavicino (12)

Si va verso l’incanto, verso l’oro rilucente.
E’ calda e soffusa l’atmosfera.
Oh, volendo proprio calarsi appieno nella magia del luogo dovrei indossare un abito da dama del Settecento, perché è a quel secolo che risale il salone che vi mostrerò.
Palazzo di Tobia Pallavicino (14)

Si supera questa zona al di là del quale ci attende ancora altra magia.

Palazzo di Tobia Pallavicino (14a)

E’ la galleria dorata che brilla del fulgore del metallo più nobile e prezioso.

Palazzo di Tobia Pallavicino (15)

Ideata da Lorenzo De Ferrari e realizzata con la collaborazione di Diego Andrea Carlone questa galleria è un sogno ad occhi aperti, una delicata bomboniera dalle tinte tenui.

Palazzo di Tobia Pallavicino (16)

E d’oro sono gli angeli e i putti che decorano questa sala.

Palazzo di Tobia Pallavicino (19)

Sono paffuti e dispettosi questi angioletti.

Palazzo di Tobia Pallavicino (18)

Se ne stanno uno accanto all’altro, lieti e giocosi.

Palazzo di Tobia Pallavicino (20)

E si riflettono negli specchi della galleria.
E’ questa la magia della bellezza, ti fa sognare e ti porta oltre lo specchio, nel calore di questa luce dorata.

Palazzo di Tobia Pallavicino (17)

D’oro le porte finemente decorate.

Palazzo di Tobia Pallavicino (21a)

Luce, sfarzo e riflessi.
La grandezza passata di Genova si legge ancora nelle sale dei suoi palazzi nobiliari, nei marmi, negli stucchi e negli affreschi.

Palazzo di Tobia Pallavicino (21)

E poi ancora, un’altra stanza lucente.

Palazzo di Tobia Pallavicino (23)

La ricercatezza, il gusto raffinato ed elegante.

Palazzo di Tobia Pallavicino (24)

Alle pareti ritratti femminili, le belle dame del tempo passato.

Palazzo di Tobia Pallavicino  (25)
E ancora oro, nel palazzo che fu di Tobia Pallavicino.

Palazzo di Tobia Pallavicino (26)

E una cappella affrescata dove un tempo si trovata la statua della Vergine del Bambino scolpita da Pierre Puget, l’originale adesso si trova al Museo di Sant’Agostino e qui trovate esposta una copia.

Palazzo di Tobia Pallavicino (27)

Questo è uno dei palazzi che potrete visitare nel fine settimana, durante il Rollidays.
Lascerete queste stanze guardandovi indietro, cercando di trattenere nei vostri occhi questa bellezza, perché la bellezza rende bella la vita.

Palazzo di Tobia Pallavicino (28)

Lascerete queste stanze con il desiderio di tornare tra gli angioletti della galleria, tra luci, specchi e magie.

Palazzo di Tobia Pallavicino (29)

Nelle sale di Via Garibaldi 12

Oggi vi porto a scoprire uno splendido negozio genovese.
Conoscendo il mio sviscerato amore per i vicoli di Zena e per le piccole botteghe forse alcuni di voi si staranno chiedendo: si tratterà di un negozietto minuto in qualche stretto caruggio?
Oh, no, cari lettori!
Via Garibaldi 12 è l’indirizzo di un magnificente Palazzo di Strada Nuova, la via genovese che annovera splendidi edifici elencati nei Palazzi dei Rolli che ai tempi della Repubblica venivano usati per le visite di Stato.
Benvenuti nell’umile dimora che un tempo fu di Baldassarre Lomellino, nobiluomo genovese al quale si deve l’edificazione di questo palazzo, avvenuta tra il 1562 e il 1565.

Palazzo di Baldassarre Lomellino

Il palazzo, compreso anch’esso nel sistema dei Rolli, passò nel 1587 alla famiglia Salvago, nel 1770 divenne poi proprietà di Cristoforo Spinola.
E sventola da una delle finestre uno stendardo amaranto: in quell’appartamento troverete Via Garibaldi 12, Lifestyle Store.

Via Garibaldi 12

Scendiamo dalla nostra carrozza ed entriamo nel portone!
Oh, ma che dico, siamo in un altro secolo!
In luoghi come questo non sembra anche a voi di essere in un’altra epoca?
Via Garibaldi 12 (2)

E prima di salire la scala si incontra la Dea Flora.

Flora

Ancora qualche gradino, siamo quasi arrivati!

Via Garibaldi 12 (3)
Un negozio dove troverete eleganti oggetti per la vostra casa, porcellane e cristallerie, accessori di stile e lampade, posate e argenti.
Via Garibaldi 12 (4)

Come vi ho detto l’edificio ha avuto diversi proprietari: nel 1780 fu acquistato dalla famiglia Serra e infine dai Campanella che ne entrarono in possesso dal 1917.
Curiosamente sullo stipite di marmo all’ingresso del negozio qualcuno ha inciso questa data.
Come mi affascinano questi piccoli misteri!

Via Garibaldi 12 (5)

Eccolo il negozio: un ampio salone, le colonne e  le luminose vetrate.

Via Garibaldi 12 (6)

Scopriamo insieme le sale e la storia del Palazzo,  torniamo così alla seconda metà del ‘700.
Il proprietario Cristoforo Spinola, già ambasciatore della Repubblica di Genova a Parigi, rimane affascinato dai fasti della corte di Francia.
Oh, perché mai in quel di Genova si dovrebbe essere da meno?
Presto, presto, bisogna rimediare!
E destino vuole che l’architetto francese Charles De Wailly sia in visita nella Superba: sarà lui, insieme ad Andrea Tagliafichi, a progettare i vasti arricchimenti della facciata e le ristrutturazioni che renderanno questo palazzo ancor più regale.
Al piano superiore c’era un lucente Salone del Sole che andò distrutto durante i bombardamenti della II Guerra Mondiale, a  questo piano invece c’è una stanza finemente decorata di affreschi opera di Andrea Semino che li eseguì tra il 1569 e il 1570.
E’ la Sala degli Zecchini, De Wailly la dotò di specchi come nella celebre Reggia di Versailles.
E una luce dorata vi accoglie all’ingresso in questo salone.

Via Garibaldi 12 (8)

E tutto luccica, brilla e risplende.
E’ la ricchezza di una splendida dimora che si mostra in tutto il suo fulgore.

Via Garibaldi 12 (7)

E sui tavoli sono esposti oggetti raffinati, si fanno acquisti in un ambiente fuori dal comune.

Via Garibaldi 12 (9)

E nei vasi trovate fiori che non dovrete neppure annaffiare!

Via Garibaldi 12 (10)

E poi lo sguardo si alza ad ammirare certi particolari.

Via Garibaldi 12 (11)

E ci si sofferma ad osservare gli affreschi, l’arte e la maestria di un grande artista.

Via Garibaldi 12 (12)

Ancora una porta che conduce a un’altra sala ugualmente splendida.

Via Garibaldi 12 (13)

E giunta qui penso alle gran dame che vissero in questi saloni, che ambiente  elegante ed accogliente!

Via Garibaldi 12 (14)

E quando era freddo il fuoco guizzava in quel caminetto.

Via Garibaldi 12 (15)

Adesso trovate qui una vetrina con le belle argenterie.

Via Garibaldi 12 (16)

E bicchieri, portacandele e coppe.

Via Garibaldi 12 (17)

E lo sguardo incontra una delle due finestre: ad di là dei vetri c’è Strada Nuova.

Via Garibaldi 12 (18)

L’aria fresca entra nel salone, i libri sono impilati uno sull’altro e là fuori ci sono palazzi belli da levare il fiato.

Via Garibaldi 12 (19)
E allora ci si affaccia, come facevano le romantiche nobildonne di altri tempi.

Via Garibaldi

E questa è per me una delle strade più sontuose della città, amata da tutti i celebri scrittori che nei loro viaggi visitarono Genova: Stendhal che camminò nelle stanze di questo palazzo nomina Strada Nuova come uno dei luoghi da non perdere e non so dargli torto.

Via Garibaldi (2)

Abbiamo ancora tanto da vedere, torniamo nella grande sala.

Via Garibaldi 12 (20)

E troviamo un tavolo apparecchiato, il design moderno incontra queste architetture antiche.

Via Garibaldi 12 (21)

Ogni locale ha la sua armonia, in cucina trovate pentole, attrezzi e piccoli elettrodomestici.

Via Garibaldi 12 (22)

E poi ancora, un’altra stanza.
E io, come sapete, ho una predilezione per le finestre.
Qui ci sono piatti bianchi e blu e una gabbietta con gli uccellini.

Via Garibaldi 12 (23)

Oh, ma le gabbiette ospitano anche insoliti abitanti, guardate!

Via Garibaldi (3)

E poi è primavera, a chi non piacerebbe avere un bel cesto da picnic? Questo è speciale, contiene tutto ciò che occorre per una gradevole gita sui prati ed ha la foggia di borsa da golf.

Via Garibaldi 12 (24)

Alla scoperta di un negozio ma anche di uno splendido appartamento.
E c’è ancora una porta.

Via Garibaldi 12 (25)
E qui vi attendono stucchi candidi e lucenti, questa è la sala di Dafni e Cloe.
Una bomboniera, chissà che corteggiamenti in questo angolino intimo!

Via Garibaldi 12 (26)

Uno showroom di arredi e di oggetti di gusto, un posto perfetto per la propria lista di nozze, le proposte di Via Garibaldi 12 non sono mai banali, nell’esposizione si coglie la ricerca del bello e del particolare, è la chiave del successo di questo negozio.

Via Garibaldi 12 (27)

E lassù queste vezzose figure che vi osservano.

Stucchi

E ancora, l’infinita luce delle prospettive.
E non sapete quanto sia stato difficile scegliere le immagini!

Via Garibaldi 12 (28)

Accade in luoghi come questo dove percepisci la cura e l’attenzione che ogni giorno viene impiegata nello svolgere il proprio lavoro.
E nulla è lasciato al caso, ve ne accorgete da ogni dettaglio.

Via Garibaldi 12 (29)

E a me sorge spontanea una considerazione, in questo momento tanto difficile per tutti noi la cura e l’amore per il bello hanno una valenza che va molto al di là del puro interesse commerciale.
E allora è evidente che questo non è solo un negozio, questa maniera di fare impresa rappresenta piuttosto un modo intelligente di rivalutare, risaltare e restituire ai nostri sguardi una ricchezza cittadina.
E’ un modo di tutelare ciò che è giunto fino a noi grazie ai nostri predecessori.

Via Garibaldi 12 (30)

E credo davvero che le nostre città sarebbero più belle e accoglienti se tutti noi ci impegnassimo per restituire agli altri la nostra parte di bellezza, ognuno alla propria maniera, secondo le proprie possibilità e inclinazioni.
Pensavo a tutto questo mentre visitavo questo negozio.

Via Garibaldi 12 (31)

Porgo un ringraziamento particolare a Lorenzo Bagnara per il tanto tempo che mi ha dedicato e per avermi raccontato le meraviglie di Via Garibaldi 12.
Questo blog, questa mia piccola finestra sul mondo mi ha consentito di entrare in contatto con molte persone che prima non conoscevo e con diverse realtà, è un privilegio per me potervele mostrare.
Qui trovate il sito del negozio, quando sarete in Strada Nuova se non ci siete mai stati andate a scoprire Via Garibaldi 12, troverete tanti oggetti dal gusto raffinato.
E vedrete anche voi come risplende lucente la preziosa bellezza di un antico palazzo genovese.

Via Garibaldi 12 (32)