Fiori e pavoni nel giardino di Palazzo del Principe

L’altra mattina con questo bel sole me ne sono andata a fare una tranquilla passeggiata nel giardino di Palazzo del Principe, lo splendido spazio che si apre di fronte all’antica dimora di Andrea Doria è sempre magnificamente curato.

Ed è un luogo incantevole accessibile a tutti, se non lo avete mai visitato vi consiglio di farlo, in questa stagione si stagliano contro l’azzurro del cielo i vivaci fiori estivi.

E si aprono generosi i girasoli, bellezza autentica della bella estate.

Mentre camminavo tra queste meraviglie ad un certo punto ho sentito un certo remescio, per così dire.
Toh, guarda chi c’è!
Qui abitano anche certi pavoni ma sono in genere molto riservati e se ne stanno in un zona non aperta al pubblico, tuttavia non è poi così difficile vederli.

Il tipetto sussiegoso non era solo e infatti ecco qua il suo compagno di avventure: un superbo pavone dalle piume chiare.
Entrambi i pennuti poi hanno pensato bene di salire su un albero, direi che questa è stata una fortunatissima circostanza!

Ho ottimisticamente sperato che mi sganciassero una piuma per la mia collezione ma no, non c’è stato verso neanche stavolta!

Però trovarsi un elegante pavone a questa distanza è proprio un piacevole diversivo!

Quindi ero già piuttosto soddisfatta così, la mia passeggiata nel giardino di Palazzo del Principe mi aveva già regalato un fantastico fuori programma.
I pavoni sono scesi con grazia inusitata dall’albero e ad un tratto ecco di nuovo un altro remescio.
Stupore e meraviglia: la bella famigliola comprende anche una serie di mini pavoni direi nuovi di pacca, non avevo mai visto dei piccolini come questi, sono fantastici!

E così me ne sono rimasta a debita distanza a osservare la situazione: i piccoletti girano attorno alla mamma e lei li segue con attenzione.

Loro sono un po’ tentennanti e insicuri ma se ne vanno comunque alla scoperta del mondo sotto l’amorevole sguardo materno.

Nel frattempo gli altri due sono andati a mettersi all’ombra.

E d’altra parte doversi trascinare dietro questo ambaradan di piume non deve essere proprio piacevole con questo caldo, lo capisco!

Meglio mettersi sotto ai rami con la coda gioiosamente spaparanzata, così!

Mentre tutto attorno sbocciano i colori di giugno di questa calda estate.

Tra profumi e le delizie dell’incantevole giardino di Palazzo del Principe.

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Una visita speciale al Grand Hotel Miramare

Ad avere un blog a volte succedono cose molto belle ed è proprio ciò che è accaduto un paio di giorni fa.
Il caso ha voluto che capitasse qui la Signora Laura, una lettrice che è rimasta affascinata dalle belle immagini pubblicate in questo articolo, le antiche fotografie che ritraggono i tempi gloriosi del Grand Hotel Miramare.

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Lei ha un appartamento proprio in questo affascinante edificio e mi ha cortesemente invitata a visitare questo luogo di rara bellezza, quindi la ringrazio di cuore per il tempo dedicatomi e per avermi aperto le porte del suo ufficio, mi ha anche guidata alla scoperta delle meraviglie del “suo” Miramare, lei lo chiama in questo modo proprio perché lo ama moltissimo.

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Ed eccomi qua, a varcare la soglia di quello che un tempo fu un albergo molto chic, attualmente ospita abitazioni private di sicuro pregio.
E una volta aperto il portone lo stupore è stato grande: come cadere all’improvviso nell’immagine in bianco e nero, in quel fotogramma di un altro secolo.

Miramare - Atrio

Ecco dove si trovava il telegrafo per i cortesi ospiti.

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Benvenuti al Grand Hotel Miramare, cari lettori.

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Oh, se avessi saputo che tutto è rimasto così elegantemente immutato mi sarei abbigliata come si conviene, con un sofisticato abito d’epoca, un grande cappello con le piume e un ombrellino da passeggio.
E naturalmente mi sarei presentata con un valletto, direi che il luogo lo richiede!

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Attraverso l’atrio.

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E ci sarebbe l’ascensore, devo arrivare all’ultimo piano ma preferisco salire su per le scale.

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La ringhiera del Grand Hotel Miramare.

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E i decori sui pavimenti.

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Gradini.
Chissà quante fughe d’amore, nelle stanze del Grand Hotel più esclusivo di Genova.

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Qui, in questo edificio, alcune finestre si affacciano su certe sfumature d’azzurro della Superba.

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E altre si spalancano su un terrazzi dai quali si gode di impagabili vedute.

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Il porto, le navi, l’orizzonte turchese.

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Genova, dai monti al mare.

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I palazzi di Via Gramsci ma siamo al Miramare, in un altro tempo, così mi piace chiamarla Via Carlo Alberto, come era in passato.

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La Stazione Marittima e alle sue spalle i Magazzini del Cotone.

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La luce che rimbalza sui tetti e illumina l’imponente silos granario.

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Di fronte, in tutto il suo splendore, la fastosa dimora del Principe Andrea Doria.

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E i turisti a passeggio nel giardino dell’Ammiraglio.
Guardare Genova dall’alto è fonte di meraviglia, sempre.

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L’insenatura del porto, le navi e la nostra cara, amata Lanterna.

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E ancora scale, scale, scale.

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Il Miramare resta un’incantevole bellezza, non è più un hotel di lusso ma a mio parere questi suoi spazi sono stati recuperati nel rispetto della sua bellezza e della sua particolarità.

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E ancora varco un’altra porta.

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In un luogo intriso di suggestioni antiche di epoche gloriose.
Sembra di sentire il suono di un pianoforte in lontananza, pare di udire le sete fruscianti degli abiti da sera e le voci garbate degli ospiti stranieri del Grand Hotel.
Inglesi e americani, rappresentanti del jet set internazionale, qui avreste potuto incontrare Winston Churchill e Francis Scott Fitzgerald.

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La luce sul portico, la dolcezza di una mattina di ottobre.

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Un edificio superbo che grandiosamente domina la città.

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Il suo giardino si affaccia sul mare blu.

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E davvero, non credevo che avrei avuto la fortuna di visitarlo in questa maniera.

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Là, sotto le figure che lo sovrastano, il terrazzo dal quale ho scattato le immagini che avete visto.

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Un luogo semplicemente intriso di fascino, di sicuro apprezzato da coloro che hanno scelto di abitarvi.

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Le panchine, il cielo chiaro, il panorama della città.

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Semplicemente Genova, così l’ho venduta da una terrazza, all’ultimo piano del Grand Hotel Miramare.

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I fantasmi di Campo Pisano e i colori sotto la luce

E’ il tempo della gesta eroiche, è un giorno d’estate del 1284 e si compie quella che viene definita la più importante battaglia navale del Medioevo: la battaglia della Meloria.
Un evento epico, a fronteggiarsi tra le onde del mare sono pisani e genovesi, all’epoca acerrimi nemici.
E al comando della flotta della Superba ci sono due prodi condottieri, uno di loro si chiama Benedetto Zaccaria, l’altro appartiene ad una famiglia altrettanto celebre, il suo nome è Oberto Doria.
Eccolo Oberto effigiato da Perin del Vaga in tutta la sua orgogliosa prestanza, questa è la Loggia degli Eroi di Villa del Principe.

Oberto Doria (2)

E’ lui il vincitore della Meloria, Oberto sbaraglia gli odiati pisani e se ne torna in patria portandosi dietro un nutrito gruppo di prigionieri, le cronache narrano che fossero più di 9000.
Costoro vennero confinati in una parte della città e alla loro presenza si deve un celebre detto ricordato dallo storico Amedeo Pescio: chi vuol vedere Pisa, vada a Genova!
E immaginate quegli uomini, vengono trascinati in catene verso la piazza che per sempre ricorderà la loro prigionia, in lontananza si sente il fragore del mare.

Piazza di Campo Pisano

Lì vissero, soffrirono e morirono.
E lì vennero sepolti, nel luogo dove avevano perduto la loro libertà.
La leggenda narra che in certe notti scure, mentre infuria la tempesta, qui si aggirino le anime meste di quei prigionieri, cigolano sinistre le loro catene e i fantasmi incedono verso l’antica piazza, verso il luogo del destino.

Campo Pisano (2)

Ai giorni nostri quella zona non ha davvero nulla di lugubre, Campo Pisano è uno dei posti più caratteristici e colorati del nostro centro storico.
Passateci in un giorno di sole, la luce filtra sotto l’archivolto e ravviva i colori dei muri.

Campo Pisano

E splende la mimosa, nel tempo della sua fioritura.

Campo Pisano (3)

Creuze, scale, ombra.

Campo Pisano (4)

E lassù, in alto, la piazza.

Piazza di Campo Pisano (2)

Le belle case di Campo Pisano si affacciano sul pavimento a risseu, si cammina sui ciottoli di mare che spesso trovate in Liguria sui sagrati delle chiese.

Piazza di Campo Pisano (3)

La pavimentazione è stata oggetto di restauro in anni recenti ed emergono storie e vicende di onde, nella piazza raccolta dei caruggi.

Piazza di Campo Pisano (4)

Un’arte antica da preservare, la memoria di ciò che è accaduto.

Piazza di Campo Pisano (5)

Piazza di Campo Pisano (6)

E poi Campo Pisano sa essere un’incantevole magia di tinte che io non saprei descrivervi.
Luminosa, splendente, colorata.
Un gioco di scalette, persiane, fili da stendere.

Piazza di Campo Pisano (7)

Alzate gli occhi, Genova qui vi regala la veduta di una vertigine mozzafiato.

Piazza di Campo Pisano (8)

E’ uno squarcio d’azzurro e una prospettiva imperdibile.

Piazza di Campo Pisano (9)

E quei palazzi sono disposti in una sorta di abbraccio avvolgente verso il mare e il vento.

Piazza di Campo Pisano (11)

E poi finestre, vetri scintillanti di luce, vasetti e piante rigogliose.

Piazza di Campo Pisano (12)

Amo venire qui quando il sole  travolge ogni cosa facendola risplendere con il suo invincibile chiarore.

Piazza di Campo Pisano (13)

Per alcuni questo fu il luogo fatale, il luogo del destino.
Sono trascorsi secoli, la memoria a volte è labile, a volte noi non sappiamo tenere le fila del nostro passato.
Nei caruggi di Genova c’è un posto che ancora ricorda quei pisani condotti qui da coloro che li avevano sconfitti.
Ci torno spesso e ogni volta che lascio Campo Pisano mi volto indietro a guardare i colori di Genova, tra luci ed ombre.

Piazza di Campo Pisano (15)

Una bella sorpresa da Villa del Principe

Oggi voglio parlarvi di una bella sorpresa che ho ricevuto da Villa del Principe.
Dovete sapere che ad ogni buona occasione vado volentieri a passeggiare nel giardino di Andrea Doria, è un luogo ricco di poesia, perfetto per cogliere la bellezza del fluire delle stagioni.
In autunno i rami sono carichi di melograni e la vite regala i suoi frutti, in primavera fioriscono le rose, profumano gli agrumi e le piccole delicate violette nelle aiuole.
Io scatto tante foto, non tutte vengono pubblicate su queste pagine, a volte le condivido sui social ai quali sono iscritta.
Qualche tempo fa ho ricevuto dalla direzione di Palazzo Del Principe una richiesta che mi onora, a titolo di amicizia e di stima reciproca mi hanno domandato se potevo inviare loro alcune delle mie fotografie da utilizzare per la loro pagina di Tripadvisor.
E naturalmente sono stata molto contenta di condividerle, ve l’ho detto che si trattava di una splendida sorpresa, ringrazio la Direzione di Villa del Principe per la disponibilità sempre dimostratami e per l’attenzione.
E così i visitatori che cercheranno la bella Villa del Principe sul sito dedicato ai viaggi ne avranno in parte un’anteprima e vedranno quel giardino con i miei occhi.
Sono grandi soddisfazioni queste!
Se anche a voi fa piacere vedere queste immagini le trovate qui, alla pagina di Tripadvisor di Villa del Principe, selezionate la sezione “Foto dei visitatori” e fate scorrere la freccetta nera sullo schermo, le prime foto che troverete sono le mie, hanno il watermark del blog e si distinguono in quanto nella descrizione dell’immagine è specificato “fornita dalla direzione”.

Villa del Principe (2)

E ho pensato che questa è anche un’ottima occasione per riproporre ai nuovi lettori i miei articoli dedicati a questa mirabile dimora genovese, tra tutti i miei scritti forse non è semplice trovarli perciò se siete curiosi di scoprire le meraviglie della Villa del grande Ammiraglio ecco dove potete leggere i miei articoli, vi basterà cliccare su ogni titolo.

Nel giardino di Palazzo Del Principe

Lo splendore della Grotta Doria

Nelle Sale di Palazzo del Principe Andrea Doria

Il Gran Roldano, storia di una splendida amicizia

Palazzo del Principe, gli arazzi della Battaglia di Lepanto

Un cocchio dorato per la Principessa Anna Pamphilj

Sono tanti? Eh sì, lo so! E ne aggiungo ancora uno che mi ricorda una bella giornata di giugno trascorsa con alcuni di voi, insieme a Roberto Bianchi, responsabile della sezione didattica di Villa del Principe, tempo fa organizzai una visita speciale alla Grotta Doria per i lettori di questo blog.
Magari si potrebbe fare di nuovo, ci sto pensando!
E questo è il racconto di quel pomeriggio:

Grottaday, cronaca di una splendida giornata

Tornerò ancora in quel giardino, in quel luogo che rappresenta la gloria e la grandezza di Genova.
E sapete cosa mi sono domandata?
Chissà se il grande Ammiraglio Andrea Doria è soddisfatto di come ho ritratto e raccontato la sua Villa!
Ovunque egli sia, gli mando un saluto e un ringraziamento dal profondo del cuore per aver lasciato alla sua città un tesoro di inestimabile valore e di infinita bellezza.

Villa del Principe

Autunno

Autunno.
Autunno arriva con una folata di vento fresco che spira potente.
Autunno veste le strade, le salite, le scalinate.
E le ringhiere, tra foglie e tetti d’ardesia.

Autunno

Autunno, sui muri e sulle creuze.

Autunno (2)

Tra le case dei caruggi e i campanili.

Autunno (3)

Ed io attendo che certe vie si adornino di foglie gialle, presto camminerò ancora sotto questi alberi dai rami carichi di calore.

Autunno (4)

Questa è la stagione dei colori.

Autunno (5)

Ed è il tempo di alberi vestiti di luce.

Autunno (6)

Ieri mattina, in Corso Firenze,  una cascata di rosso e laggiù il mare.

Autunno (7)

Autunno talvolta è come una goccia in bilico, sospesa tra terra e cielo.

Autunno (8)

Autunno, autunno è frutti e profumi, quando ancora era ai suoi inizi, verso la fine di settembre, ho trovato i suoi doni nel giardino di Villa del Principe.
Ed erano melograni grandi e succosi che con il loro peso piegavano i rami.

Autunno (9)

I frutti della terra, nel giardino delle delizie.

Autunno (10)

E poi grappoli d’uva che ancora attendevano di maturare.

Autunno (11)

Autunno ha al suo servizio certi lesti e laboriosi folletti che corrono veloci e senza che noi li possiamo vedere lasciano a terra una, due, tre, quattro, cinque foglie.

Autunno (12)

E quella più grande la posano un po’ più in là, solitaria bellezza di stagione.

Autunno (13)

E altre ancora dondolano leggere, piccole foglie brunite tenacemente attaccate alla vita.

Autunno (14)

E cadono fluttuando, come in una danza, il tempo delle foglie ha questo magico divenire, tutto muta e assume nuovi toni, diverse sfumature.

Autunno (15)

Autunno cade leggero tra i sassi.

Autunno (16)

Ricopre i muraglioni e vibra, freme, si trasforma e rinasce.

Autunno (17)

E non esistono due sassi uguali e neanche due foglie uguali, ognuna è unica.

Autunno (18)

A volte le trovi come abbandonate tra gli aghi, vita di terra e di cielo su un gradino.

Autunno (19)

E quei folletti sono sempre all’opera, tingono le bacche, lucidano le foglie, sembra che lascino il loro tocco su ogni cosa.

Autunno (20)
Autunno giace tranquillo a ridosso di certi di muretti.

Autunno (21)

Ed è la stagione delle castagne e dei ricci che si spaccano.

Autunno (22)

Autunno è vivace, allegro, vitale, è il calore della casa, è un caminetto acceso e una morbida coperta, è profumo di spezie e cannella, è torta di mele e chiodi di garofano.
E se questa fosse una fiaba queste sarebbero le zucche pronte a trasformarsi in carrozze.

Autunno (23)

E’ il loro tempo, tempo d’autunno.

Autunno (24)

E in questo tempo si cammina su un manto di foglie, a volte dalle tinte tenui e chiare.

Autunno (25)

E poi ancora, di nuovo e ancora è diverso, sono così le foglie d’autunno, un melodia di colori caldi.

Autunno (26)

E non è il caso a disporle a questa maniera, è un refolo di vento, è un magico incanto ottobrino che si compie.

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E’ autunno che si posa silenzioso.

Autunno (28)

Un cocchio dorato per la Principessa Anna Pamphilj

E’ il mese di Ottobre del 1671 e a Genova si celebrano le sontuose nozze di Giovanni Andrea III Doria e Anna Pamphilj.
E immaginiamo di essere a quel tempo, per le strade della Superba c’è gran fermento.
Riusciremo a veder passare la Principessa a bordo della sontuosa carrozza che la condurrà al palazzo di Fassolo che fu dimora dell’Ammiraglio Andrea Doria?

Villa del Principe

Certamente alcuni sono particolarmente attenti, un uomo del quale non conosciamo il nome tramanderà ai posteri ciò che ha veduto: lui descrive ogni più minuzioso dettaglio, è un testimone prezioso di un evento cittadino di particolare rilevanza.
L’anonimo in primo luogo parla di una preziosa bussola, ovvero una portantina, nell’immagine sottostante ne vedete una che si trova esposta proprio a Villa del Principe.
La bussola riservata alla principessa Pamphilj è davvero speciale, viene usata per condurre Anna dal Ponte Reale a Banchi ed  è coperta di velluto color cremisi, ci sono due figure di fiumi intagliate e al centro le aquile simbolo della famiglia Doria.
E’ davvero riccamente decorata, ci sono dei putti paffuti e una figura che rappresenta la Pace, all’interno è foderata di tela d’argento con ricami in oro.
Il nostro narratore è un tipo particolarmente preciso, ha notato persino le uniformi dei due schiavi addetti al trasporto della bussola, entrambi portano una giubba damascata.

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E poi la carrozza!
Oh, se per caso ve la siete persa ci ha pensato lui a scriverne, la Principessa Anna avanza nel suo regale cocchio dorato arricchito da diverse sculture, intorno ad alcune colonne si notano dei putti con in mano ghirlande di fiori.
E ancora, gli interni sono di velluto cremisino e di tela d’oro molto ricca e vaga, così scrive l’autore.
E poi ancora, ecco le parole dell’anonimo:

 La parte di sopra coperta di velluto simile al di dentro trinata d’oro abbondantemente, nelli lati quattro vasi di fiori di metallo dorati fatti a rame da perito artefice.

 Sopra al cocchio si direbbe che ci siano ancora aquile e colombe pronte a spiccare in volo, nel becco reggono un simbolico ramo d’ulivo.
Il cocchio è trainato da due cavalli, le sue ruote scintillano d’oro e il carrocciere è vestito di verde, il suo abito è impreziosito da trine dorate.
Questi dettagli sono riportati in un vecchio libretto che acquistai tempo fa, ne è autore Orlando Grosso, è lui a riportare il brano tramandato d’anonimo.
Ma noi siamo qui al regale corteo e assistervi è uno spettacolo!
Avete visto i paggi?
Incendono ai lati della carrozza, vestiti di velluto nero con maniche a graticella di trine d’oro e berretto nero con penna verde e bianca, così scrive Orlando Grosso.
E poi due lacchè davanti alla carrozza, quattro alle ruote e sei dietro al regale cocchio.
Il Corteo attraversa Piazza Banchi e poi passa in Via San Luca.
Certo, i genovesi sono tutti alla finestra, tutti vogliono vedere la principessa.

Via San Luca

E poi Via Lomellini, Via Balbi e la Porta di San Tommaso, verso la bella Villa di Fassolo.

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L’avete veduta la sposa?
Ha un abito a dir poco splendente, di color verde, come spicca il suo vestito tra il rosso e l’oro del cocchio.
E’ lì seduta, attorniata da certe dame delle nobili famiglie genovesi e i cognomi sono quelli, Spinola e Pallavicino, insomma il jet set cittadino, è logico.
E dietro alla carrozza altre lettighe e carrozze con altre dame.
E poi il Principe con i suoi cavalieri, le criniere dei cavalli hanno nastri colorati, le selle sono di velluto con i bordi d’oro e d’argento, anche le briglie sono di liscio velluto e presentano fibbie a forma di aquila.
E’ il simbolo araldico della famiglia Doria e lo trovate spesso nelle sale di Villa del Principe.

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E lì trovate anche un celebre quadro del quale è autore Jacob Ferdinand Voet, ritrae la principessa Anna Pamphilj, il dipinto fu inviato proprio in quel 1671 al suo futuro sposo Giovanni Andrea III Doria, il matrimonio si tenne il giorno 25 Ottobre dello stesso anno.
C’era una volta una principessa che giunse davanti al suo sposo su un cocchio dorato.
Accadde a Genova nel 1671.

Anna Pamphilj

Azzurro, la magia del colore

La magia del colore sa sorprenderti con certe sfumature.
Azzurro.
Azzurro delle onde del mare che lente vanno a spegnersi sulla riva e poi si ritraggono.
Di cielo e di alba e di chiarore primaverile.
E serenità e pace, questo suscita la tinta lucente dell’infinito.
E non sarà l’abisso e non sarà l’orizzonte a rappresentare la mia magia d’azzurro.
Questa rubrica prevede una sola immagine per ogni colore, oggi saranno due.
Azzurro dei fiori, nel giardino di Palazzo del Principe.

Fiori

Una corolla eterea, delicata, effimera.
Fugace, quasi evanescente.
Un piccolo semplice fiore, privo di orpelli.
Caduco, leggero eppure così potente, la sua forza è nella sua bellezza.
E la bellezza è il motore dell’universo.

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Palazzo del Principe, gli arazzi della Battaglia di Lepanto

E vi porto ancora alla  Villa del Principe, nella dimora di Andrea Doria.
Lì sono racchiuse storie e vicende di una famiglia e di una città, storie di imprese sul mare e di grandi battaglie.
Ad una in particolare è dedicata un’intera sala: era il 7 Ottobre 1571 quando la flotta cristiana della Lega Santa, comandata da Don Giovanni d’Austria, inflisse una pesante sconfitta alla flotta turca nella battaglia di Lepanto.
Contro gli ottomani si schierano, tra gli altri, Roma, la Spagna e Venezia, al comando del corno destro della flotta c’è Giovanni Andrea Doria, pronipote dell’Ammiraglio Andrea.
La Lega Santa riporterà una luminosa vittoria e Giovanni Andrea, ad eterna memoria di questi giorni memorabili, decide di commissionare una serie di arazzi che narrano le vicende della Battaglia di Lepanto.

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Non basta conoscere la storia, saperla narrare è un dono.
E io so che a Villa Del Principe trovo sempre chi è capace a raccontarla, il mio grazie ancora una volta va a Roberto Bianchi, responsabile della Sezione Didattica di Villa del Principe, è stato lui ad avermi svelato in maniera appassionata e coinvolgente le storie intessute in questi preziosi arazzi.
E allora andiamo ai tempi di Giovanni Andrea, a quel suo progetto grandioso di vedere immortalate le sue gesta militari.
Arazzi minuziosamente intessuti, di lana e di seta, arazzi che vennero commissionati a Bruxelles, nelle Fiandre, patria di questa pregiata manifattura.
Giovanni Andrea desidera che i disegni per i suoi arazzi vengano realizzati a Genova, incarica così Lazzaro Calvi e Luca Cambiaso, i due artisti faranno i patroni, e cioè i cartoni, dai quali verranno poi creati gli arazzi.
I disegni vennero quindi inviati a Bruxelles, nelle città delle Fiandre i primi pagamenti da casa Doria per la committenza degli arazzi giunsero nel 1582, nel 1591 la raffinata opera degli artisti nordeuropei era già nel Palazzo del Principe.
C’è un fatto curioso che in un certo qual modo rimarca la genovesità di Giovanni Andrea.
Dovete sapere, infatti, che Giovanni Andrea pretese da Bruxelles la restituzione dei disegni.
Per carità! Non sia mai che qualcuno ne faccia una copia!
E così i patroni tornarono nella Superba, alcuni di essi sono visibili a Palazzo.
Storie di mare e di battaglie, questo è il porto di Messina dal quale partì la potente flotta.

Battaglia di Lepanto

Alla base di ogni arazzo c’è un’iscrizione latina che descrive la scena rappresentata.

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LA FLOTTA DELLA SACRA LEGA
SALPA DA MESSINA SOTTO IL COMANDO DI GIOVANNI D’AUSTRIA

Nel bordo inferiore sono intessute due lettere e uno scudo che indicano la città di Bruxelles.

Battaglia di Lepanto (3)

Battaglia di Lepanto (4)

E su un lato si trova il simbolo della manifattura.

Battaglia di Lepanto (5)

Si parte, per compiere un’impresa che muterà il corso della storia.

Battaglia di Lepanto (6)

Ogni arazzo presenta figure allegoriche che personificano le virtù necessarie ad affrontare una battaglia così importante.
E questa è la Concordia, che deve regnare sovrana tra gli alleati.

Battaglia di Lepanto (7)

Questa invece è Nemesi, la giustizia divina personificazione della vendetta, a lei un fanciullo porge un freno.
Entrambe le figure si trovano nel primo arazzo della serie.

Battaglia di Lepanto (8)

Le grandi navi che vedete in primo piano sono le galeazze della Repubblica di Venezia.

Battaglia di Lepanto (8a)

Filo dopo filo, remo per remo, pensate agli artisti capaci di realizzare opere simili, ecco le galee con i vessilli, sulla seconda imbarcazione sventola la croce di San Giorgio, mentre la galea in primo piano è quella di Giovanni Andrea Doria.

Battaglia di Lepanto (9)

La si riconosce dalla lampada che la moglie di Giovanni Andrea aveva regalato al marito.

Battaglia di Lepanto (10)

E il viaggio continua, lungo le coste della Calabria.

Battaglia di Lepanto (11)

Ed è inevitabile soffermarsi a guardare i dettagli, seguendo il racconto appassionante di questa impresa.

Battaglia di Lepanto (13)

Sul viaggio posa il suo sguardo attento la Vigilanza.
Ha un gallo sul capo, una testa di leone tra le mani, ai suoi piedi c’è una gru che con una zampa sorregge una pietra.

Battaglia di Lepanto (14)

Nella sua veste sono intessuti occhi pronti a vedere ogni cosa.

Battaglia di Lepanto (15)

Il momento della battaglia si avvicina, le flotte si schierano l’una contro l’altra: a sinistra i cristiani, a destra i turchi.

Battaglia di Lepanto (16)

Questo è il patrone con il disegno dal quale è stato realizzato l’arazzo, come potete vedere le immagini sono rovesciate.

Battaglia di Lepanto (17)

Ecco lo schieramento cristiano.

Battaglia di Lepanto (18)

E ancora i vessilli che sventolano sulle galee.

Palazzo del Principe (49)

Al centro si trovano le galeazze.

Battaglia di Lepanto (19)

Inizia lo scontro navale, la battaglia è cruenta e violenta.
E qui ci soccorre la potenza delle immagini, nella nostra epoca è ormai scontata.
La fotografia di quel giorno è stata intessuta da mani abili e alacri capaci di curare ogni minimo dettaglio.

Battaglia di Lepanto (20)

E giunge il momento della vittoria rappresentato in questo altro arazzo.

Battaglia di Lepanto (21)

E queste sette galee che vedete a vele spiegate sono le imbarcazioni turche che tentano di fuggire e di sovvertire il loro destino.

Battaglia di Lepanto  (22)

In questa sala ci sono anche i due tramezzi destinati ad essere esposti tra le finestre, portano i simboli di Venezia e Roma, due delle parti che aderirono alla Lega Santa.

Battaglia di Lepanto  (23)

L’ultimo arazzo mostra la flotta della Lega Santa che in trionfo ritorna a Corfù.

Battaglia di Lepanto  (24)

E sull’arazzo si riconoscono ancora le galeazze vittoriose.

Battaglia di Lepanto (25)

E lo schieramento delle navi ammiraglie della Lega Santa, su ognuna sventola sempre la bandiera.
La prima della fila è ancora quella di Giovanni Andrea Doria con la lampada ben visibile.

Battaglia di Lepanto (26)

Le navi turche vengono rimorchiate nel porto di Corfù.
Su tutte spicca un’imbarcazione di colore verde, è l’ammiraglia della flotta turca che subisce così l’umiliazione della sconfitta.

Battaglia di Lepanto (27)

La storia narrata per immagini, preziose e rare, la storia intessuta in una trama fitta di colori e sfumature.
E’ l’arte dell’arazzo, dalle Fiandre a Genova, in epoche nelle quali ricchi committenti come Giovanni Andrea Doria fecero pervenire in queste città manufatti pregiati e di immenso valore.
E ancora adesso narrano ai nostri occhi il nostro passato, quando si andava sul mare tempestoso con le galee.

Battaglia di Lepanto (28)

LA FLOTTA VINCITRICE ENTRA NEL PORTO DI CORCIRA
RIMORCHIANDO CENTROTRENTA GALEE,
DOPO AVER DISTRUTTO E AFFONDATO LE ALTRE.

Per le strade della Superba con Gustave Flaubert

Bientôt la rade apparaît et l’on voit la belle cité assise au pied de sa montagne.
Le phare de la Lanterne, comme un minaret, donne à l’ensemble quelque chose d’oriental, et l’on pense à Constantinople.

Presto il porto appare e si vede la bella città assisa ai piedi della montagna.
Il faro della Lanterna, come un minareto dona all’insieme qualche cosa di orientale, e si pensa a Costantinopoli.

Notes de voyages, queste sono le memorie di un celebre viaggiatore, lo scrittore Gustave Flaubert.
Era il 1845 quando l’autore francese giunse nella Superba, era primavera e la città lo accolse con quel fascino che a lui apparve esotico.
E’ il suo animo poetico a fargli cogliere dettagli affascinanti e piccoli particolari.
Come osserva il mondo colui che ha reso viva e reale Madame Bovary?
Cosa vede nelle strade e nelle piazze? Dove si posa il suo sguardo?
Visita le celebri dimore di Genova, da Palazzo Rosso a Palazzo Reale.
E in una lettera indirizzata ad Alfred Le Poittevin si leggono queste parole:

On marche sur le marbre, tout est marbre : escaliers, balcons, palais. Ses palais se touchent les uns aux autres; en passant dans la rue on voit ces grands plafonds patriciens tout peints et dorés.

Si cammina sul marmo, tutto è di marmo: scale, balconi palazzi. I suoi palazzi si toccano gli uni con gli altri; passando per la strada si vedono i soffitti patrizi tutti dipinti e dorati.

Palazzo di Tobia Pallavicino

Palazzo di Tobia Pallavicino (2)

Palazzo di Tobia Pallavicino – Camera di Commercio

I suoi occhi incontrano l’arte, lo scrittore annota minuziosamente le sue impressioni sulle opere di celebri pittori come Van Dick e Guercino, Tiziano e Tintoretto.
E sono ritratti, Flaubert li dipinge di nuovo con le sue parole, si sofferma sul colore degli abiti, su un’espressione, sui tratti del viso.
Osserva, scrive e racconta.
E così accade con le persone.
Palazzo Spinola, lì davanti, ricorda Flaubert,  c’era una donna che vendeva fiori.

Palazzo Spinola di Pellicceria

E poi quel domestico magro, dal viso dolce,così affezionato ai suoi padroni da non parlare che di loro.
Quadri, persone e vita.
Non può mancare una visita alla dimora di Andrea Doria, una terrazza perfetta per le passeggiate lente e pigre, così scrive lo scrittore francese.

Palazzo del Principe (24)

Cammina per le magnifiche sale, lo colpisce una portantina nera e rossa rifinita d’oro che si trova all’ingresso.
Che sia proprio questa?

Palazzo del Principe (18)

E ancora, le chiese, prima fra tutte la Cattedrale.

L’église Saint-Laurent : toute blanche et noire ; trois portails byzantins. C’est une église italienne où l’on aime à entrer parce qu’on est bien à l’ombre de ses marbres.

La chiesa di San Lorenzo: tutta bianca e nera, tre portali bizantini. E’ una chiesa italiana dove si ama entrare perché si sta bene all’ombra dei suoi marmi.

C’è una maniera di guardare che non è di tutti, ci sono occhi che sanno catturare ogni istante e fermarlo nella memoria.
E poi raccontano a te, lettore, ciò che hanno veduto.

San Lorenzo (2)

E un giorno solenne, si tiene il funerale di un notabile della città.
E Flaubert è lì, in cattedrale.
Forse sarà rimasto in disparte, sul fondo, all’ombra di una colonna.
Vede i monaci vestiti di scuro che con una mano reggono un cero e con l’altra dei fiori, dietro di loro ci sono preti con la tonaca scarlatta, sono paffuti e incedono come se fosse un corteo reale.
E poi ancora, Flaubert segue un altro funerale, alla Chiesa della Nunziata.
Si tratta di un religioso, un monaco in tonaca grigia accompagnato dai canti e dalle preghiere dei suoi confratelli, nella splendore di questa chiesa.

La Nunziata

Una maniera particolare di osservare la vita, nel silenzio sacro di un luogo di culto.

À Gênes, j’aimais à aller dans les églises.
A Genova amavo andare nelle chiese.

E così va ad ascoltare i vespri, in Carignano, tra le dame velate di bianco.
All’ingresso si affittano le sedie, il servizio è curato di una donna che attira l’attenzione dello scrittore francese.
Ed è un’altro ritratto: è vestita di blu, ha la gonna corta e grossi cammei pendono dai suoi lobi, ha scarpe di cuoio opache, una donna del popolo poco curato nell’aspetto.
E potrebbe essere il personaggio secondario di un romanzo, non credete anche voi?
E poi le mura, le strade strette e il mare che d’un tratto compare dove non te lo aspetti.

Quelle mer ! on la voit parfois dans les percées de ces rues noires et humides.

Che mare! Si vede a volte tra gli squarci di queste  strade nere e umide.

Dal Ponte di Carignano

Che soggiorno per il nostro Flaubert!
Non si fece mancare le passeggiate a cavallo sulle colline e poi via, lungo il Corso del Polcevera, concedendosi una sosta all’osteria per bere un bicchier d’acqua.
E penso all’ostessa, lei non sapeva certo di aver di fronte Gustave Flaubert!
E che dire delle serate mondane? il nostro turista se ne va a teatro, al Carlo Felice va in scena La sonnambula e lui è tra gli spettatori.

Carlo Felice

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Una sera invece si gode il teatro all’aperto all’Acquasola ed è lì che avviene un incontro fatale.
Una donna, di carnagione chiara con gli occhi blu e il naso sottile, vestita a lutto con il capo coperto di un velo bianco bordato di nero.
Batte il tempo con la testa e lui la osserva, la scruta.

Je crois que c’est la plus belle femme que j’aie vue, je m’abreuvais à la contempler comme on boit à pleine poitrine d’un vin dont le goût est exquis.

Credo che sia la più bella donna che abbia mai veduto, mi abbeveravo a contemplarla come si beve a piena gola un vino il cui gusto è squisito.

Un quadro, forse un romanzo.
E uno sguardo che scopre e disvela, non tutti gli sguardi sono uguali quello di Flaubert era certo speciale.
E’ tempo di partire, di lasciare la Superba.
E allora immagino Flaubert seduto al tavolino della sua camera d’Albergo, al Croce di Malta, a Caricamento, un luogo che ospitò molti celebri scrittori, come già vi ho raccontato in questo articolo.

torre-dei-morchi[1]

Si affaccia dalla finestra, guarda verso il mare, osserva.
E la memoria resta, impressa nelle sue parole.

…une ville tout en marbre, avec des jardins remplis de roses; l’ensemble en est d’un chic qui vous prend l’âme.
Pour moi, c’est Gênes, Gênes avant tout ce que j’ai vu.

…una città tutta di marmo, con giardini ricchi di rose; l’insieme è di una bellezza che ti prende l’anima.
Per me è Genova, Genova prima di tutto ciò che ho veduto.

(Lettera a Ernest Chevalier, 15 Giugno 1845)

Genova

Grottaday, cronaca di una splendida giornata

Ed eccomi qua a raccontarvi la cronaca di uno splendido pomeriggio d’estate, la visita alla Grotta Doria, un evento che ha riscosso il vostro entusiasmo e il vostro interesse dei quali sono veramente contenta.
Ma andiamo indietro, alla mia prima visita alla Grotta e a questo primo articolo.
La grotta è normalmente visibile solo ai gruppi e il 5 giugno, su invito di Roberto Bianchi, responsabile della Sezione Didattica di Palazzo del Principe, ho sottoposto alla vostra attenzione la sua proposta di formare un gruppo per andare a vedere questa meraviglia di Genova.
Eh, era necessario raccogliere almeno dieci adesioni!
Ce la farò? Mi sono detta, ci provo!
In poco più di due settimane avete risposto in tantissimi ed è stato #grottaday, questo è l’hashtag che ho scelto per questo evento e ringrazio tutti coloro che su Twitter hanno condiviso fotografie ed impressioni.
Grottaday, una giornata alla scoperta della bellezza nascosta della Grotta Doria, una giornata per tutte le età, il più piccolo partecipante aveva appena quattro anni!
E non solo, c’è chi è venuto da Savona, da Sestri Levante, da La Spezia e da Milano.
E c’era Mary che è americana e Arantxa, una ragazza spagnola laureata in beni culturali a Genova per un tirocinio.
E quindi siamo stati anche un po’ internazionali, non vi pare?
Appuntamento alle 15, davanti all’ingresso del Palazzo.

Palazzo del Principe (20)

E con due liste di nomi per smarcare i presenti!
Eravamo talmente in tanti che si è proprio reso necessario, quindi un foglio per me e uno per la mia cara amica E., facciamo l’appello!

#Grottaday (16)

E il #grottaday comincia qui, nel giardino del Principe Andrea Doria.

#grottaday - Foto di @robgarr66r

Fotografia di robgar66r

E poi si esce, alla scoperta della grotta.
E ci si ferma nei pressi del Palazzo dei Gigante, tutti ad ascoltare le storie che Roberto Bianchi racconta, le storie di una delle famiglie più celebri di Genova.

#Grottaday (5)

Qualcuno, armato di una seria attrezzatura fotografica, scatta belle immagini della giornata.

#Grottaday (2)

E poi ancora, si procede verso la meta.

#Grottaday (4)

Ma quanti eravamo? Eccoci sulle scale che conducono a Via Don Minetti.

#Grottaday (6)

Una ricchezza genovese poco conosciuta alla quale ci si avvicina con stupore, con la certezza che lo sguardo incontrerà una bellezza misteriosa, un’opera d’arte unica nel suo genere.

#Grottaday (9)

E permettetemi di spendere alcune parole per colui che ha reso possibile tutto questo e che ci ha guidato in questa splendida esperienza, Roberto Bianchi.
Il mio è un attestato di stima condiviso da tutti i partecipanti, la grande cultura di Roberto è pari alla sua passione nel raccontare e nel coinvolgere chi lo ascolta, un vero affabulatore capace di affascinare ed interessare tutti i presenti.
Eccolo qui, con il suo microfono mentre narra la storia della grotta.

#Grottaday

Fotografia di Roberta Boero

E il gruppo si avvicina alla scoperta di questo mistero bello.

#Grottaday (7)

E lo sguardo si alza ad ammirare le minute conchiglie, i rossi coralli e i cristalli splendenti che compongono figure mitologiche.

#grottaday - Foto di @MyName_IsNick

Fotografia di MyName_IsNick

Tutti con il capo reclinato all’indietro, persi nella meraviglia.

#Grottaday (8)

E ognuno coglie scatti diversi.

#Grottaday -Foto di @iaia_thatsmine

Fotografia di iaia_thatsmine

Ognuno immortala la propria parte di bellezza.

#grottaday - Foto di @fghioni70

Fotografia di Fabio Ghioni

E ognuno ripete che tutti dovrebbero venire a visitare questa rarità così pregiata che meriterebbe maggiore attenzione e risalto.

#grottaday - Foto di @ClaudiaFiori72

Fotografia di Claudia Fiori

E poi si ridiscende, ci attende ancora la visita della dimora di Andrea Doria.
E lungo il percorso si chiacchiera, si fa conoscenza, tante persone diverse accomunate dall’amore per il bello e dal desiderio di condividere, un’armonia perfetta.
Ci lasciamo alle spalle il Miramare e c’è chi non manca di catturare certi particolari.

#grottaday - foto di @MrKnot71

Fotografia di MrKnot71

La villa del Principe Andrea, uno alla volta arriviamo tutti!

#grottaday - Foto di @holdenboerina

Fotografia di Roberta Boero

E ogni attimo di questa visita è stato piacevole, gradevole e interessante.

#Grottaday (11)

Un bellissimo gruppo di belle persone!

#Grottaday (13)

Tutti insieme nelle magnifiche sale ad ascoltare le vicende della famiglia Doria raccontate così magistralmente da Roberto Bianchi.

Palazzo del Principe (28)

E mentre tutti noi visitavamo il palazzo il piccolo Niccolò e la sua mamma sono usciti a passeggiare in giardino.
E guardate un po’ chi hanno incontrato!

#grottaday - Foto di @lauracanta

Fotografia di Lauracanta

Un’occasione d’incontro che ha lasciato tutti contenti, una giornata che ha permesso a tutti noi di scoprire insieme un tesoro di questa città e ci ha consentito di conoscerci.
Questo è il mio modo di dirvi grazie e di ricordare il #grottaday.
Non riesco a nominarvi tutti, eravate così tanti!
Grazie in particolare a Fabio Ghioni e ad E. per il loro sostegno ed aiuto.
Grazie a Marta e a Sainza per le mail che mi avete scritto, mi avete fatta commuovere!
Grazie a tutti per l’entusiasmo, la partecipazione e grazie per le belle parole che tutti mi avete detto.
E anche per i vostri sorrisi, qui vedete quelli di Marta, Iaia e Gabriele.

#Grottaday (14)

La giornata è terminata con un brindisi e con le bontà dolci e salate della Marescotti.
C’era una maniera migliore per concludere questo pomeriggio meraviglioso?

#grottaday - Foto di @MrKnot71 (2)

Fotografia di MrKnot71

#grottaday - Foto di @iaia_thatsmine

Fotografia di iaia_thatsmine

Ci saranno altri incontri e altre visite, in luoghi insoliti e poco conosciuti, ci sarà ancora modo di incontrarsi e di trascorrere del tempo insieme.
Il Grottaday è stato indimenticabile e ho ancora qualcosa che desidero che tutti voi leggiate: lo Storify della giornata creato da Edoardo Schenardi di Farmacia Serra che ringrazio di vero cuore per il suo prezioso aiuto.
Lo Storify raccoglie tutti i contenuti di Twitter condivisi con l’hashtag #grottaday ed è la testimonianza del vostro meraviglioso entusiasmo: cliccate qui e scorrete la pagina fino in fondo, troverete parole e immagini dedicate a questa splendida giornata.
Alcuni di voi inoltre hanno scritto sui loro blog articoli che vi invito a leggere: qui trovate l’articolo di Cristiano, qui quello di Rosa e qui quello di Diego.
Un pomeriggio di giugno, con il sole e una gradevole aria ristoratrice.
Le cose accadono, basta volerlo.

#Grottaday (15)