Una panchina tutta per me

Camminando senza meta a volte ho trovato proprio quello che non stavo nemmeno cercando.
Era un istante che conteneva l’infinità, era un’emozione profumata di dolcezza.
Era appena una piccola gioia e senza che io lo sapessi racchiudeva felicità immensa.
A volte accade.
Mentre vivo, semplicemente.
Mentre cammino con il vento in faccia.
Mentre sogno, immagino, ricordo e ancora ritrovo il tempo di ieri, un sorriso che non ho dimenticato, il suono di una voce, una memoria che emerge.
Allora cerco una panchina tutta per me e lo sguardo si perde tra i toni di azzurro e celeste e nella melodia dei miei pensieri.

Tra le foglie

Le panchine di città sono oasi di pace e bellezza, sono i luoghi dove puoi fermarti in compagnia dei tuoi pensieri.
Certe panchine di città sono piacevoli consuetudini, dolci ricordi e luoghi dove ritornare.
In certi giorni, infatti, ti fermi su certe panchine e ti viene in mente di esserci stata magari anche più di venti anni fa e allora ridevi forte e allora seduta accanto a te c’era una persona che non potrai mai dimenticare.
Certe panchine invece nemmeno si conoscono: le vedi per caso e ti domandi per quale motivo non ti sia mai venuto in mente di sederti là, una volta o l’altra.
E così ecco certe panchine di Piazza Sant’Anna.
Immerse nella quiete silenziosa, nella pace assoluta di questa piazzetta genovese.
Panchine affondate nelle foglie cadute, nel tempo dell’autunno, nella città in salita.

Una panchina d’estate

È una panchina d’estate, davanti ad un’accogliente casa di pietra.
E questa è una storia di candide tendine di pizzo alla finestra, di profumo di erba e di alcune sfumature di verde di questi luoghi.
È una panchina d’estate perfetta per le serate fresche, per le chiacchiere e le confidenze, nelle notti di agosto forse là vicino si vedono pulsare le fragili lucciole.
È una panchina d’estate, sopra c’era posata una tovaglia con una fantasia country in bianco e rosso.
Un’armonia semplice, in un gioco di colori e contrasti.
Così ho veduto la vera bellezza, in un pomeriggio d’estate in uno scorcio incantevole a Pietranera.

Guardando il mare al Porto Antico

E si torna, di nuovo, a guardare il mare al Porto Antico.
Scrutando l’orizzonte, tra vele, barche e viaggi che iniziano o terminano su questa riva, sognando forse altre terre da raggiungere.
Oppure, semplicemente restando a respirare l’aria fresca intrisa di sale per fantasticare e immaginare, ricordare e anche sorridere grazie a certe memorie che sembrano vive perché i luoghi, a volte, le conservano e ci offrono l’opportunità di provare ancora sensazioni già vissute.
Guardando il mare.
Osservando la prospettiva moderna della città.
Tra linee, curve, sfumature di azzurro e riflessi.
Su una panchina, come in un quadro di Hopper.
In questa quiete silenziosa al Porto Antico.

 

Orizzonte

Turchese di abisso inquieto, cielo chiaro spazzato da fresco vento.
Le mattonelle, le curve, i colori e i profumi del Mediterraneo, gli scogli sferzati da onde superbe.
La ringhiera celeste e sinuosa, il mio mare gioioso di spruzzi salmastri.
Le panchine azzurre e l’emozione che sempre si rinnova nel ritrovare ancora una volta questa bellezza e questo orizzonte così amato.

Il mare di Nervi nella luce della sera

E poi arrivi a Nervi e trovi il mare così: vivace, brioso e inquieto nella sua interminabile danza che cattura gli sguardi, mentre le onde potenti si frangono sulla scogliera.

È spuma bianca ed evanescente, è freschezza di abisso che sfiora l’aria.

E piano all’orizzonte il sole si getta giù, in quel mare agitato.

E ancora le onde si inseguono, verso il porticciolo e la sua riva.

E sono sfumature di oro e di argento in questa sera tiepida sulla passeggiata di Nervi.

Ed è ancora vita, vigore, bellezza, mentre le onde instancabili lambiscono gli scogli.

Intanto il sole si nasconde quasi tra certe nuvole basse e una nave laggiù segue la sua rotta.

Così, in una sera tanto bella con questo mare inaspettatamente arrabbiato, ho scelto una panchina tutta per me.

E poi sono rimasta a guardare quelle onde e i loro giochi gioiosi sulla superficie dell’acqua.

C’è sempre un tono d’azzurro che non hai mai visto prima, un rombo d’acqua che risuona forte insieme al tuo cuore, c’è sempre un’onda che non sapevi di dover aspettare.

E c’è una ringhiera tanto amata, così sinuosa davanti al mio blu.

E c’è il canto di fratello mare, voce dei luoghi, degli animi e consolazione dolce che non smette mai di emozionare.

Mentre le onde ancora non si placano e si sciolgono in bianca spuma, nella luce calda della sera, davanti alla passeggiata di Nervi.

Dove gli amori iniziano

Bisognerebbe trovare tutti quei luoghi dove gli amori iniziano, a volte in segreto.
Bisognerebbe disegnare una mappa, disseminarla di cuori e di rime, di citazioni e di promesse, di date memorabili, di nomi o di cifre intrecciate.
E sarebbe la storia delle storie d’amore, dei per sempre e dei mai più, delle gioie improvvise e dei batticuori.
E certamente in questo percorso immaginario si troverebbero diversi orizzonti e tramonti infuocati, tempeste, albe lucenti, piogge scroscianti e solo una giacca per ripararsi.
E prati freschi di rugiada, spiagge di sassi caldi di sole, muretti e ringhiere.
I posti dove gli amori iniziano sono indimenticabili, sempre.
E poi magari non ci si torna, a volte accade.
Restano nella memoria e se esistesse una mappa con la storia di tutti gli amori allora forse si ritornerebbe con il sentimento a cercare di rivedere con l’immaginazione il posto che ci ha visto felici e lo si indicherebbe con il dito: vedi, quello lì sulla mappa è proprio il nostro posto, dovremmo tornarci.
Ora io credo che in certi luoghi di fronte al mare blu siano molti quelli che si sono innamorati solo che non sappiamo quanti, perché nessuno ha mai disegnato quella mappa.
E sai, sono tantissimi i posti così, sono proprio i posti dove gli amori iniziano.

Sori

Un posto dove ritornare

Ognuno di noi, in fondo, ha i propri posti del cuore.
E sono quei luoghi dove si ama ritornare, magari soltanto per esserci e per sentirsi in una dimensione che ci appartiene.
Con tutta la calma del mondo, senza fretta di andarsene via.
Una panchina.
Là, nel cuore della città vecchia, nell’antica Piazza di Sarzano, davanti alla magnificente facciata di San Salvatore.
E sarebbe il posto perfetto da condividere con qualcuno che non si vede da tanto tempo, per raccontarsi i giorni e le ore, i pensieri passati e i progetti futuri.
E rimanere, ancora.
In quella luce brillante di un pomeriggio tiepido, questo è davvero un posto dove ritornare.

Novembre

E poi novembre all’improvviso.
Arriva quasi inatteso, posando i suoi passi su un soffice tappeto di foglie dorate, lo ha lasciato per lui chi lo ha preceduto.

Anche l’autunno fiorisce davanti alle finestre di Genova, tra le sfumature calde di questa stagione.

Un soffio, una foglia tremula sospinta dal caso.

Novembre troverà scalette, tetti spioventi, comignoli e terrazzini vestiti di foglie.

E rami che si protendono generosi contro il cielo azzurro.

E muraglioni che indossano le tinte dell’autunno.

Vaga, incerta e perduta in un vicolo, una piccola foglia rossa avventurosa.

E un’altra si inebria sotto i raggi del sole che filtrano tra gli alberi, splendente di giallo vivace rimane in attesa di te, novembre.

Foglie leggere, compagne di viaggio, insieme compongono una sinfonia d’autunno.

E una rimane, solitaria e arresa, là sul verde della panchina.
In attesa di te, novembre.

Una panchina per innamorarsi

Una panchina per innamorarsi dovrebbe trovarsi in un luogo dai semplici incanti, su una strada luminosa e bella, dove risuona il canto dolce delle onde.
Là, dove gli alberi si inchinano alla maestà del mare, ogni parola diverrebbe quasi superflua e sarebbe questo il posto perfetto per innamorarsi.

E per scambiarsi promesse e parole sussurrate, per costruire ricordi e desideri mentre il sole brilla e i suoi raggi rimbalzano sulla ringhiera e giocano con le ombre.
Una panchina per innamorarsi, non solo di una persona con la quale condividere il cammino ma anche di tutto ciò che regala un senso alle nostre vite.
Innamorarsi di un libro e di una storia, di una poesia che sai a memoria e quando la ripeti torna ad essere nuova e sempre più tua.
Innamorarsi di un sogno che non hai mai confidato a nessuno, di un progetto che ti sembra irrealizzabile ma tu hai quella luce negli occhi e lo sai che presto o tardi ce la farai.
Innamorarsi di una terra lontana tanto immaginata, di un viaggio che ancora devi fare, di una giornata che attendi da molto tempo.
E delle risate, delle confidenze, del tempo trascorso insieme alle persone che sanno comprenderti.
Servono a tante cose le panchine per innamorarsi.

Camogli

E poi magari ancora non sai dove sia la panchina perfetta per te, però un giorno di sicuro la troverai.
E allora saprai che ti basta soltanto questo per innamorarti semplicemente della vita.

Bogliasco