Buon 25 Aprile!

Il tempo è trascorso, inesorabile.
E ancora, sempre, occorre conservare la memoria, ricordare i volti delle persone, le azioni e le storie, le tragiche vicende accadute nel cuore buio del Novecento.
E quando tu non hai mai vissuto la guerra e leggi le tragedie e i drammi di quel tempo ti domandi come sia stato possibile.
E poi osservi le fotografie in bianco e nero: città rase al suolo, cumuli di macerie, distruzione e morte.
E polvere, sudore e pianti.
La liberazione di Genova, poi, è avvenuta prima del 25 Aprile grazie ai suoi valorosi partigiani.
E dopo tutto è iniziato di nuovo, ancora.
Con coraggio, con una fatica immane che le attuali generazioni non conoscono, noi che siamo nati e cresciuti in tempo di pace abbiamo ascoltato solo certi racconti, abbiamo letto libri e veduto documentari.
Abbiamo imparato.
E sappiamo che senza democrazia non esiste uguaglianza, fraternità e giustizia.
E senza democrazia non esiste verità.
E senza democrazia non esiste libertà.
E questo dobbiamo ricordarlo sempre e per sempre.
Buon 25 Aprile, buona Festa della Liberazione a tutti.

Piazza Colombo

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25 Aprile: le voci dei partigiani

Tra le cose care ricevute in dono possiedo un libretto che proviene da Fontanigorda e da una famiglia di partigiani, quei monti sono stati un tempo scenario di gesta eroiche.
Il piccolo libro ha solo poche pagine e si intitola Canti Partigiani, venne pubblicato in tempo di guerra per l’Edizione del Partigiano dalla Sezione Stampa della Sesta Zona Operativa che annoverava tra i suoi componenti coraggiosi protagonisti della Resistenza in Liguria.
Questo libretto racchiude alcuni canti dell’epoca tra i quali non manca il celebre Soffia il vento, in quelle pagine c’è la memoria di coloro che con autentico coraggio hanno cambiato il corso della storia.
Uno di questi canti si intitola Ai Partigiani caduti e ha una dedica: a Bisagno, Comandante della Divisione Cichero, caduto il 21 Maggio 1945.

Monumento ad Aldo Gastaldi – Fascia

E questo è l’incipit di questo canto:

Sui monti di Val Trebbia
c’è il partigiano
che marcia alla riscossa
col suo Bisagno.

Aldo Gastaldi, detto Bisagno, riposa nel Pantheon del Cimitero Monumentale di Staglieno tra i cittadini beneneriti di Genova.

Il libretto è una preziosa testimonianza e sono grata di poterlo conservare.
È preceduto da due pagine di prosa delle quali non si conosce l’autore, oggi desidero riportare qui per voi alcune di quelle righe che spiegano il valore di sentirsi uniti e fratelli, con tanti cuori che fanno crescere il coraggio di ognuno e si uniscono in una voce sola capace di divenire un’onda potente.

Queste sono le parole con le quali voglio ricordare questo 25 Aprile, buona Festa della Liberazione a tutti.

“Dopo la riunione serale, cantiamo.
A tratti dal buio e dal fumo esce una faccia illuminata dal fuoco, una faccia giovanile con il pizzo biondo alla quale la vita partigiana ha dato un senso di serena fierezza e di responsabilità; appaiono vicine altre, simili facce: s’uniscono al canto. Fin dai primi tempi questa è l’ora più bella della giornata. …

… Si canta tutti insieme nel casone seduti in due o tre file attorno al fuoco, presso le armi, sotto le calze che asciugano e la contentezza nasce appunto dal sentirsi così uniti. …

… Alcune delle voci che li intonavano con noi, tra le più coraggiose e oneste, si sono taciute.
Quando tutti insieme, dopo la riunione serale cantiamo, ci pare che tra le nostre voci unite ci siano anche quelle: pure e serene esse sostengono il nostro canto, gli danno la certezza della prossima liberazione.”

Zona partigiana, dicembre 1944

Monumento ad Aldo Gastaldi – Fascia

Fascia e il silenzio dei monti

C’è un orizzonte senza fine, oltre i prati e oltre gli alberi, nel silenzio dei monti che circondano Fascia.
Nell’aria calda di un pomeriggio di agosto quel silenzio è la parola dell’universo, la sua espressione più vera.
In quel verde vibrante di luce, fremente di vita nascosta.

Scivola il sole sui tetti di tegole, accarezza i muri di pietra.

Ha una gentile prepotenza il silenzio, nel continuo divenire delle stagioni e nel ciclo dei giorni che mutano piano, nel ritmo del tempo che scorre.
Ha tutte le parole che non sappiamo dire la vastità del mondo, sussurri che a volte non sappiamo sentire.
Sii semplice, sii umile davanti alla grandezza delle cose che non sai capire.

Alberi, tegole rosse e un soffio di vento leggero, cielo lucido e lucente nell’estate di Fascia.

Nel silenzio dei monti vigile è lo sguardo di coloro che in questi boschi hanno combattuto per la libertà, a Fascia c’è un monumento ad Aldo Gastaldi, il partigiano Bisagno.

C’è fierezza e intensità negli occhi di coloro che conoscono il silenzio e sanno comprendere i suoi significati.

Mentre il sole luccica tra le cime degli alberi e travolge con il suo chiarore la strada, i tetti, le case.

Nell’immensità del silenzio dei monti che abbracciano Fascia.

25 Aprile: in memoria dei partigiani

Sono tombe semplici.
Sono tombe semplici, bianche ed essenziali.
Qui riposano coloro che sono caduti per la libertà, questo è il luogo ultimo di molte vite spezzate spesso in giovane età.
Sotto a questi alberi, nel Cimitero Monumentale di Staglieno.

E si dovrebbe conoscere ogni storia, ogni cammino, ogni singolo gesto.
Su molte di queste lapidi leggerete i nomi di località oggi note come mete delle vacanze estive, spesso si tratta di paesi della Val Trebbia o di altre zone dell’entroterra.
All’epoca della guerra in quei luoghi erano tantissimi i partigiani, il bosco era fratello e rifugio sicuro.

Alcuni di loro venivano da molto lontano.

Qui dorme il suo sonno eterno Maria che aveva solo vent’anni ed era una staffetta partigiana.

E poco distante c’è un’altra giovane donna coraggiosa strappata crudelmente alla vita.

Uno accanto all’altro.

E sulle loro lapidi quei loro nomi di battaglia.

Persone che non abbiamo conosciuto, persone alle quali dobbiamo la nostra libertà.

Quei loro nomi evocano coraggio, fierezza, audacia, eroismo, fiducia in se stessi e incrollabile senso di giustizia.

Sono passati su questa terra, hanno lasciato il loro segno.
E anche se non abbiamo potuto stringere le loro mani loro ci hanno lasciato ciò che abbiamo di più prezioso.
Buona Festa della Liberazione, buon 25 Aprile a tutti.

Saluto te, caro Agostino

Saluto te, caro Agostino.
Era la fine di giugno dello scorso anno, ero appena arrivata a Fontanigorda e ho incontrato te.
Andavi verso casa, io invece ero diretta in paese.
La piazza era deserta, ti ho fatto qualche foto senza che tu te ne accorgessi e ricordo di aver pensato: questi sono gli scatti più belli dell’estate.
Oggi, caro Agostino, saluto te e tutte le tue rare virtù: la tua saggezza vera, la tua immancabile gentilezza, la tua pura autenticità.

E il tuo amore incondizionato per i libri e per la cultura, tutte le settimane andavi in biblioteca e tutte le volte te ne tornavi a casa con qualche tomo.
E quelle lunghe conversazioni che facevi con mia mamma? Dio esiste oppure no?
Leggevi libri su libri, in particolare libri di storia, della II Guerra Mondiale sapevi davvero tutto.
Saluto te e ti ringrazio per i tuoi racconti e per avermi dato la possibilità di scrivere su queste pagine i tuoi ricordi di partigiano.
Ascoltare te e le tue parole era un piacere vero, era un reale arricchimento.
E poi, l’emozione bella, qui sono venuti in tanti a leggere la tua storia e allora io ti ho fatto vedere i commenti dei miei lettori e tu hai sorriso, me lo ricordo come se fosse ieri.
Saluto te, caro Agostino.
Poi diciamolo, non c’era argomento sul quale tu non mi abbia dato una risposta.
Raccolgo i funghi? Mah, mi sembrano buoni, però prima mangiarli magari li faccio vedere ad Agostino, non si sa mai.
E tutte quelle piume di uccello trovate sui prati e conservate gelosamente? Tu sapevi sempre dirmi a quale uccellino appartenevano.
Tu li conoscevi tutti i segreti del bosco e della natura, degli alberi e del tempo.
Saluto te, ogni tanto nel tardo pomeriggio venivo a casa tua a chiacchierare un po’ e prima di andarmene sbirciavo nel tuo orto sempre così verde e rigoglioso.
Saluto te, Agostino, saluto la tua sapienza vera, la tua pacatezza, la tua modestia e la tua umiltà.
E se ci fossero più persone come te il mondo sarebbe un posto migliore.
Saluto te, oggi.
E non so, mi chiedevo, ti sei portato il bastone?
Dai, sono certa che ovunque tu sia ora non ti serve più, adesso corri di nuovo come quando eri il Partigiano Anselmo.
Saluto te e le parole non mi bastano.
Buon viaggio, carissimo Agostino.

Il Partigiano Anselmo vi ringrazia

Ieri ho preso il mio portatile e sono andata da Agostino a fargli leggere il mio articolo e tutte le vostre  parole, quelle che avete lasciato qui ed altrove.
Questo blog lo fate anche voi con la vostra attenta e continua partecipazione e allora ritengo giusto condividere con tutti voi questo momento.
Lui si è commosso, io mi sono commossa a vedere il suo sguardo, questo sguardo.
Lui vi ringrazia e io ringrazio di cuore tutti voi.

Agostino 2

Il Partigiano Anselmo

Il partigiano Anselmo ama la lettura.
Predilige i libri di storia, gli interessano particolarmente quelli sulle due Guerre Mondiali e certo, quando nella storia tu ci sei stato dentro fa tutta la differenza.
Il suo vero nome è Agostino ma lui un tempo fu il partigiano Anselmo.
Adesso ha ben 86 primavere, all’epoca ne aveva solo 16.
I sedici anni di una staffetta partigiana.

Agostino (2)

E lui sì, li ha conosciuti tutti i partigiani della zona, conobbe anche il più famoso di tutti, l’eroico Aldo Gastaldi che prese il nome di Bisagno, a Gastaldi e ai suoi compagni è dedicato il monumento che sorge nel paesino di Fascia.

Fascia (9)

E quando incontri persone come Agostino, non puoi altro che sederti ad ascoltare frammenti di memorie che scaturiscono spontaneamente.
Qui, a Fontanigorda, i partigiani erano parecchi e tra loro c’era anche lui, il partigiano Anselmo.
Racconta, ricorda i sabotaggi per rendere difficile la vita al nemico.
Ricorda due ragazzi di Carasco uccisi dai tedeschi, visi che sono rimasti a quel tempo, per sempre giovani.
Narra di quando si ascoltava Radio Londra e tra molte parole si celava un messaggio nascosto comprensibile solo a chi sapeva decodificarlo.
E allora voleva dire che in cielo sarebbero passati i Dakota americani che lanciavano giù soldi, armi, vestiti e munizioni.
Eccolo il partigiano Anselmo, con il favore delle tenebre si infila tra gli alberi, attraversa i boschi e a piedi raggiunge la Val D’Aveto per portare certi messaggi ad altri partigiani.
In una di quelle cupe notti si trovò la luce di una lanterna sparata sul volto e le armi puntate addosso, erano i rischi del caso, in quella circostanza si trattava soltanto di altri compagni ma lo spavento fu grande.
Il partigiano Anselmo parla con fervore, ho l’impressione che veda esattamente ciò che sta narrando, io quasi non so quali domande porgli, mi limito ad ascoltare.

Agostino (3)

E così lui racconta, dice che a Gorreto c’era il comando tedesco e c’erano gli alpini.
E una volta gli alpini lo fermarono, uno di essi gli fece una proposta e gli disse queste parole:
– Se vieni con noi ti diamo un bel paio di scarpe, una divisa e un fucile.
– Signor Tenente, se mi lasciasse andare a casa…
Questa fu la risposta del partigiano Anselmo.
E così tornò, tornò a correre tra i boschi e gli alberi con il cuore in gola.
Ricorda il giorno della Liberazione, quando venne il 25 Aprile lui e gli altri partirono da qui, andarono a piedi fino a Torriglia, sono parecchi chilometri di marcia.
Laggiù si misero di guardia ai posti di blocco, i tedeschi cercavano di raggiungere le zone del Po.
E c’è un volto che lui ancora ricorda, un indomito e ostinato Maresciallo tedesco che malgrado tutto continuava a sostenere che il suo paese avrebbe vinto la guerra.
La storia, come sappiamo, prese un altro corso.
E quando si incontrano persone come Agostino bisogna soltanto lasciarle parlare e rimanere ad ascoltare, in muto silenzio.
E’ giunta la sera e il partigiano Anselmo si avvia verso la sua casa.
In una mano regge un libro, la sua prossima lettura, nell’altra stringe un bastone, lo usa per sentirsi più a suo agio.

Agostino (4)

Gli dico che tornerò a fargli leggere questo mi scritto e le parole che voi lascerete, lui annuisce, mi sorride ed io resto lì a guardarlo.
Le sue corse a perdifiato tra i boschi per inseguire la libertà, sua e nostra, lo hanno condotto fino a qui.

Agostino (5)