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Posts Tagged ‘Pasticceria Profumo’

I miei auguri per voi arrivano così, con le dolcezze di una celebre pasticceria genovese tante volte citata su queste pagine, le vetrine di Profumo sono per me di una bellezza ammaliante.
Incantarsi davanti a queste delizie è davvero semplice, ogni volta che passo dalle parti di Via Garibaldi mi fermo sempre a guardare.

Pasqua, tempo di confezioni invitanti e di squisitezze riposte con cura.

Tempo di ovette, nastrini lucidi e tinte tenui.

Stagione di colombe lievi che si poseranno sulle tavole dei genovesi.

Pasqua, tempo di uova con la sorpresa, di galline di cioccolato fondente, di dolci agnellini e di piccoli fiori dai petali color pastello.

Pasqua di vassoi ricolmi di dolci bontà e di coniglietti luccicanti.

E di sorrisi di bimbi, di gioie e di piccole grandi aspettative.

Auguri a voi, cari amici, che siano giornate serene e piacevoli.
Dolce Pasqua a tutti da Miss Fletcher!

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E dunque, eccola qua l’Epifania che tutte le feste si porta via.
Non era neppure mia intenzione scrivere questo articolo tuttavia una serie di circostanze lo richiedono.
Innanzi tutto se anche voi siete passati davanti a Profumo avrete visto questo trionfo di cioccolato che occupa un’intera vetrina.

Profumo (2)

Ecco gli scarponcini con tanto di lacci!

Profumo (2a)

E ci sono gli zoccoletti, le scarpette piene di zuccherini, tanta bontà e bellezza.

Profumo

E sì, al centro c’è un presepe dolcissimo, non ne avevo mai visto uno tutto di cioccolato e invece eccolo qui!

Profumo (3) - Copia

Comunque, io avrei qualcosa da dire sulla Befana, ecco.
Ieri passavo in Corso Firenze e naturalmente mi sono fermata davanti alla storica pasticceria del quartiere, la vecchia signora ha naturalmente guadagnato l’onore della vetrina anche da De Regibus, ci sono Befane per tutti!

De Regibus (2)

E insomma, come tutti ben sapete c’è gente scriteriata che va a dire in giro che la Befana non esiste, capita anche con Babbo Natale, ci vuole pazienza!
Lasciate correre, non è il caso di stare a discutere, intanto io so che il grassone vestito di rosso non se la prende, ha troppo da fare per occuparsi di pettegolezzi e dicerie.
E lo stesso vale per la nostra cara Befana, l’attempata signora è di buon carattere, non si preoccupa se qualcuno mette in dubbio la sua esistenza!

De Regibus

E per tacitare gli scettici ecco a voi le prove, cari lettori.
Dunque, ieri mattina passavo dalle parti di Corvetto, non so dirvi se altri abbiano notato ciò che ho visto io, chissà!
La Befana ha un gran lavoro da portare a termine e così si prepara per tempo, naturalmente ogni tanto si riposa, povera donna, parcheggia la scopa e si concede una sosta in attesa della notte che la vedrà sfrecciare nei cieli.
E’ passata anche nella Superba, ve lo posso garantire.
Befana in transito, nel centro di Genova!
E buona Epifania a tutti voi!

Scopa

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Natale, tempo di addobbi, di luci e vetrine scintillanti.
E oltre ad  acquistare i regali io amo anche fermarmi a guardare.
Dicembre, tempo di fiera del libro e la più grande vetrina per gli amanti della lettura è in Galleria Mazzini, qui potrei passarci delle giornate intere a sfogliare volumi di ogni genere.
Libri nuovi e freschi di stampa e tomi vecchi e consunti che sono anche più affascinanti.

Galleria Mazzini

Uno dei miei passatempi preferiti, nel periodo natalizio, è proprio girovagare tra queste bancarelle, trovo sempre qualcosa di interessante da sbirciare.

Galleria Mazzini (2)

E poi, a Natale, mi piacciono i colori e le atmosfere allegre e festose.
E quelle vetrine ridondanti delle delizie che porteremo sulle nostre tavole.
Ecco le bottiglie da stappare per il brindisi, il torrone e i dolci tipici del Natale.
E sono rosse, grandi e sberluccicanti le palline che pendono nella bella vetrina della Marescotti.

Cavo

E fasciati nella carta bianca e rossa ci sono gli Amaretti di Voltaggio, una squisita specialità di questa nota pasticceria.
Sulla mia tavola del 25 Dicembre ci sarà il loro pandolce, sia alto che basso, a Natale non facciamoci mancare le bontà della nostra tradizione.

Pandolce di Cavo

Un albero di Natale può essere elegante anche se è stilizzato ed essenziale.
Ci sono due caldi plaid, i piatti, i portacandele, una fruttiera bianca.
E questo è il Natale delle Tele della Casana.

Tele della Casana

E sì, alcuni di questi negozi già li conoscete, vi ci ho già portati!
Non vi ho ancora portato da Klainguti, una delle antiche pasticcerie della città, annovera tra i suoi clienti persino il compositore Giuseppe Verdi.
Ci sono due alberelli coperti di neve, una cesta carica di pandolci, il morbido pandoro e altri dolcetti.

Klainguti

Natale è quel signore vestito di rosso che arriva sulla slitta trainata dalle renne.
Arriverà, nessuno osi mettere in dubbio una delle mie poche certezze!
E dirigendovi verso i Macelli, in Piazza Soziglia troverete un negozio di oggettistica.
Ah, questo è il regno di Babbo Natale e non si vede perché non dovrei fermarmi  ad omaggiare il simpatico vecchietto dalla barba bianca!
Campanelle, decorazioni, soprammobili e tutto è bianco e rosso.

Negozio in Soziglia

E poi Natale è anche concedersi il tempo di dedicarsi ai propri passatempi.
E questo è uno dei negozi più belli che io conosca per il ricamo, il cucito, il patchwork e la maglia.
Non è solo una merceria e la proprietaria è una persona di gran gusto, presto vi porterò a scoprire le meraviglie che racchiude nei cassetti di legno del suo Salotto creativo.

Il salotto creativo

Io aspetto, faccio il conto alla rovescia al 25 Dicembre.
E date retta ma me, quelli che dicono che Babbo Natale non esiste non hanno capito un accidente della vita!
Non scherziamo, esiste eccome!
E in questi giorni ha veramente un gran da fare, credetemi.
E così ogni tanto si riposa, tra i pandolci, i confetti e le dolcezze della Pasticceria Profumo.
Arrivederci Babbo Natale, ti aspettiamo speranzosi!

Profumo

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Ed ecco febbraio, il mese del Carnevale.
Tempo di bugie, i dolci tipici di questo periodo, di coriandoli e stelle filanti, di damine e maschere.
Ogni stagione ha le sue usanze e i suoi colori, quelli del Carnevale sono allegri e festosi.

Profumo

Pasticceria Profumo

E certo, da queste parti ai nostri tempi siamo piuttosto morigerati, ma non sempre è stato così, i Carnevali degli antichi genovesi erano all’insegna del divertimento più sfrenato.
Gli antenati se la spassavano, in certi tempi lontani erano in gran voga alcuni particolari balli.
Per la moresca ci si abbigliava con abiti in stile orientale e poi si dava il via alle danze, un gioco di inchini sicuramente molto scenografico, di ugual successo era la rionda, una lieto e piacevole girotondo.
Secondo quanto ci narra l’esimio e insostituibile Michelangelo Dolcino, nel ‘500 era di gran moda una canzone piuttosto licenziosa, la cansone del Balarifone, contro la quale le autorità si videro costrette a prendere gli opportuni provvedimenti proibendone la diffusione, pena il pagamento di una multa piuttosto salata.
E sì, quando arrivava il Carnevale a Genova c’era da stare attenti!
Voi sapete che talvolta mi diletto nel trascorrere i miei pomeriggi all’Archivio di Stato, apro quei faldoni polverosi consapevole di trovarci dei veri tesori.
Un grande foglio di carta vergato con una calligrafia piena di arzigogoli.
Una grida datata 7 Febbraio 1687, da pubblicarsi in Banchi e in tutti i luoghi soliti, come sempre si legge in fondo a questi documenti.
Si fa espresso divieto di lanciare uova e arance per le pubbliche strade e per le piazze, in quanto questa usanza tipica del Carnevale costituisce un grave pericolo per la pubblica sicurezza e l’incolumità dei cittadini.
Dovevano essere delle belle battaglie, eh!
E a tal proposito su certi libri ho letto di simili grida risalenti al ‘500, il fatto che questa sia invece più recente mi fa pensare che i miei concittadini fossero un po’ duri di comprendonio e refrattari al rispetto delle regole.
E’ Carnevale! E via con i lanci di uova e arance!
E Carnevale! Si mangiano dolcetti e cose buone!

Confetti

Pasticceria Profumo

Ma Carnevale significa anche maschere, ormai non più diffuse.
Tra le più popolari c’erano il Paisan, il Medico e la Balia, quest’ultima era in genere  un ragazzotto che ninnava un gatto stranamente abbigliato come un neonato.
Fin dal XVI secolo nella stagione dei lazzi e degli scherzi si usava mascherarsi da Marchese, una maniera per mettere in ridicolo l’arroganza della nobiltà, i festeggiamenti erano accompagnati da motti e canzoni in rima pronunciati con un certo scherno.
Oh, ma se io potessi viaggiare nel tempo me ne andrei subito ad un Carnevale della fine del ‘700!
Indosserei il mio abito più sfarzoso e salirei in Carrozza, in Piazza Acquaverde.
E poi via, partirei per il Corso Mascherato, su per Strada Nuovissima e Strada Nuova, le dame gettano mazzi di fiori, mentre i cavalieri hanno in mano gusci d’uova contenenti profumi deliziosi.
Certo bisogna scansare i lanci di uova, questo sì!
In tempi più recenti, ovvero nell’Ottocento, si diffuse l’usanza del Carrosezzo di figgieu, ovvero il corso mascherato al quale partecipavano con grande entusiasmo bambini di tutte le età.
E’ bello rammentare quegli anni, l’infanzia e la giovinezza di chi ci ha preceduto.
E chiude questo post un’antica immagine, come sempre appartenente alla Collezione di Stefano Finauri che di nuovo voglio ringraziare per il cortese prestito delle sue immagini che arricchiscono i miei post.
Il Carrossezzo del 1925.
Si ride e si scherza, si fa festa e si gioisce, a Carnevale, nella Genova del bel tempo andato.

Carrosezzo

Cartolina Appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

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E’ il re della nostre feste, il Pandolce genovese, che non manca mai sulle nostre tavole il giorno di Natale.
Il Pandolce ricco di uvetta e pinoli, profumato di cedro candito e di semi di finocchio, un dolce che cucinavano le nostre nonne e che riporta alla mente il Natale di altri tempi, quando l’albero veniva decorato con i mandarini.
Il pandolce che trionfa nelle vetrine di tutte le pasticcerie della Superba.
Il pandolce nelle sue due varianti e su questo i genovesi si dividono in due distinte scuole di pensiero.
Voi quale preferite? Quello alto e più morbido o quello basso e friabile?
Qualunque siano i vostri gusti, nei negozi di Zena troverete ciò che fa per voi.
Fasciato nella carta rossa il Pandolce di Cavo.

Pandolce genovese

Pasticceria Liquoreria Marescotti di Cavo

Alto e basso, certo, anche in questa che come ormai sapete è la mia pasticceria preferita.

Dolci - vetrina

Pasticceria Liquoreria Marescotti di Cavo

Una leggenda narra che l’origine del pandolce si debba niente meno che ad Andrea Doria, il quale stabilì una sorta di gara  tra tutti i  pasticceri della città affinché preparassero un dolce che non si deteriorasse e che potesse essere portato a bordo nei lunghi viaggi di mare.
Un pandolce sulle galee!
Il dolce della tradizione,  al tempo dei lumi a petrolio veniva portato in tavola con un rametto d’alloro conficcato in cima, come buon augurio.

Pandolce

Pasticceria Romanengo

Michelangelo Dolcino ci racconta che ai tempi, quando veniva tagliato il pandolce, la prima fetta veniva messa da parte ed era destinata al primo mendicante che avesse bussato alla porta.
La seconda, invece, veniva messa via, in quanto ritenuta la cura perfetta per le affezioni della gola, si sarebbe mangiata il 3 di febbraio, giorno di San Biagio, il patrono che ci protegge da queste malattie.
Oggi non osserviamo più questi usanze, ma il pandolce è sempre il re delle nostre tavole nei giorni di festa.
E sì, lo si trova anche nelle panetterie.
Nell’immagine sottostante  ecco tanti piccoli pandolci monoporzione in vendita da un fornaio di Sottoripa, là sotto quei portici dove si assaporano i gusti veri di Zena.

Pandolce (2)

Una fetta di pandolce, un brindisi con un vino delle nostre terre, così si festeggia nelle nostre case a Natale, a Capodanno e all’Epifania.
E le pasticcerie di Zena offrono alla vista la bontà da portare in tavola, questo si trova per le strade e per i caruggi della Superba in questi giorni di dicembre.
Vi lascio con una fotografia scattata lo scorso anno, è la vetrina di uno dei negozi più belli di Genova, i loro allestimenti sono speciali e io mi fermo sempre a guardare, mi incanto come una bambina!
A breve sarà il 25 Dicembre, le lucine dell’albero sono tutte accese, il Presepe è pronto, manca solo il piccolo Gesù.
Fuori è freddo, ieri fiocchi bianchi hanno coperto la città, adagiato su un letto di candida neve ecco il Pandolce di Zena, che sarà su tutte le nostre tavole il giorno di Natale.

Pasticceria Profumo

Pasticceria Profumo

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Ma sarà poi vera la famosa storia che lo zucchero è un surrogato dell’affetto?
Ah, io non lo so!
Ma alcuni dolci, solo a vederli sono fonte di felicità!
E fanno davvero gola, una gioia per gli occhi e una delizia per il palato.
Così sono i quaresimali, i dolcetti che appunto si consumano nel periodo della Quaresima.
Hanno un’origine molto antica, risalente ai tempi della Prima Crociata.
Di ritorno dall’Oriente, i Genovesi portarono con loro la sapienza di un’arte culinaria, che consisteva nel preparare dolci raffinati a base di pasta di mandorle.
Il rispetto delle regole religiose, durante la Quaresima, prevede una rigida astensione da alcuni cibi.
Ma gli uomini sono deboli, si sa!
E come aggirare l’ostacolo di queste severe proibizioni, senza infrangerle?
Ma è semplice, signori e la mente umana, come tutti sapete, ha sempre dei lampi di genio, quando occorre.
E furono proprio le buone monache Agostiniane del convento di San Tommaso ad inventare, alla fine del ‘500, i quaresimali, deliziosi dolcetti totalmente privi di burro e di uova e pertanto rispettosi delle dure prescrizioni religiose.
Felicità!
Mandorle, zucchero, acqua di fior d’arancio, impreziositi dagli aromi del caffé, del pistacchio, del cacao.
E sapete, io non amo tanto andar per vetrine, ma di fronte ad alcune di esse, resto sempre incantata a guardare come una bambina.

Pasticceria Profumo

Un gioioso e zuccherino tripudio di colori pastello, verde tenue, giallino, rosa e candido bianco.
Che meraviglia!
Bellezza, armonia ed infantile felicità.
Pura, dolce e semplice felicità.

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