Piazza delle Oche, un anonimo e un celebre visitatore

Ieri mattina il mio girovagare per caruggi mi ha condotta in Piazza delle Oche la quale  in realtà si estende soltanto nell’area antistante ad un palazzo, eppure  si tratta davvero di una piazza, cose da vicoli di Genova.
E tuttavia questo fazzoletto di centro storico si è meritato la dignità della memoria e della storia, in quanto in questa zona un tempo qui c’era parte del cimitero che circondava l’adiacente Basilica delle Vigne.
Eccola Piazza delle Oche, un piccolo angolino di Genova.

Piazza delle Oche

E la cita persino L’anonimo del 1818, un viaggiatore del quale non conosciamo il nome, autore di un testo relativo alla Superba nel quale egli annota fedelmente tutto ciò che ha visitato.
E il nostro ci narra che all’epoca c’erano fastidiosi problemi di viabilità: la gente del popolo affollava le strade per andare in chiesa, quanto erano devoti i genovesi!
E per arrivare alla meta, allora come adesso, si percorreva lo stretto caruggio che da Campetto conduce alle Vigne, alla vostra destra trovate appunto la Piazza delle Oche.

Piazza delle Oche (2)

E con un certo disappunto il nostro visitatore riferisce anche di un continuo andirivieni di muli, era all’ordine del giorno rimanere imbottigliati nei caruggi!
Il nostro solerte ospite suggerisce pure una brillante soluzione: perché non demolire quel palazzo di Piazza delle Oche?
Si avrebbe così una strada bella ampia di gran comodo per i cittadini e per i tanti fedeli che si riversano in questa zona.
Per carità, per fortuna nessuno gli ha dato retta!

Piazza delle Oche (6)

E a quanto pare, oltre ai quadrupedi raglianti, nel lontano passato da queste parti c’erano pure altri animali, le illustrissime oche che hanno dato il nome alla piazzetta, così almeno narra Amedeo Pescio sostenendo che quest’area fosse un tempo un cortile di proprietà della famiglia Vivaldi che aveva qui  la sue dimore.
Ecco, se potessi fare un viaggio nel passato saprei perfettamente cosa vorrei vedere: un ingorgo di muli  nei vicoli e le oche per caruggi, che meraviglia!

Oche (14)

Ai giorni nostri gli starnazzanti pennuti non ci sono più, questo è ovvio, qualcuno però si è munito di pitture, pennelli e senso artistico e così passando da queste parti potrete notare una porta decorata in maniera particolare.
Qui, nel centro di Genova, dove un tempo c’erano le oche.

Piazza delle Oche (3)

E senza nulla togliere all’esimio anonimo visitatore e ai suoi fantasiosi progetti urbanistici, l’edificio sito in questa piazza ha la sua importanza in quanto in seguito ospitò un celebre turista.
Era un ragazzo, all’epoca appena sedicenne, giunse qui nel 1895 e dimorò in questa casa dove abitava suo zio.

Piazza delle Oche (4)
Il giovane turista diventerà famoso e stimato per il suo genio e riceverà il premio Nobel per la fisica, il suo nome è Albert Einstein.
Il geniale scienziato rimase nella mia città per qualche mese, qui giunse in maniera a dir poco avventurosa, partendo dalla Lombardia fece tutta la strada a piedi passando attraverso la Val Trebbia.
Ne scriverà in una sua lettera dove ricorderà il suo soggiorno genovese e narrerà di aver veduto la cattedrale della Superba e gli splendori di Strada Nuova.
E tra le sue memorie di viaggio non si dimenticherà di menzionare le squisitezze di Romanengo, la celebre pasticceria si trova a pochi passi dalla dimora che ospitò il giovane scienziato.

Romanengo (3)

E sì, questa è proprio una piccola piazzetta e magari passando lì davanti potrebbe capitarvi persino di non notarla.
Eppure anch’essa, come gran parte del centro storico, ha una passato da ricordare.
E quando vi trovate lì non scordatevi di guardare verso l’alto, vedrete il cielo sopra di voi proprio come lo vide Albert Einstein.

Piazza delle Oche (5)

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L’Imperatrice Sissi turista nella Superba

E’ un giorno di marzo del 1893 e i giornali cittadini annunciano una notizia sensazionale: l’imperatrice Elisabetta d’Austria è giunta in visita nella Superba, il suo arrivo alla Stazione Principe è passato quasi sotto silenzio, sui quotidiani si legge che ad accoglierla non c’erano le autorità.
L’imperatrice viaggia in incognito con lo pseudonimo di Lady Parker, ha con sé un seguito di otto persone tra le quali la sua dama di compagnia e il suo professore di greco.
Sarà un soggiorno breve e il fedele resoconto di quelle giornate  è il tema di un libro dal titolo Una rapida ebbrezza, i giorni genovesi di Elisabetta d’Austria a cura di Vittorio Laura e Massimo Sannelli.
I due autori hanno fatto un sapiente lavoro di ricerca, consultando i quotidiani dell’epoca e riproponendo ai lettori del nostro tempo il racconto delle giornate genovesi di Sissi.
E sapete? Ho avuto il piacere di conoscere uno degli autori, Vittorio Laura, un vero appassionato ed esperto di storie di Genova che mi onora di leggere questo blog.
Vittorio è una persona di grande cultura alla quale non difetta la generosità e così mi ha regalato questo bel libro e anche molti altri testi dei quali presto vi parlerò.
E quindi a lui va un ringraziamento particolare per tutti questi libri veramente interessanti e per i suoi piacevoli racconti!
E allora andiamo a quei giorni di marzo e alle strade della Genova di quel tempo, quando alla Stazione Principe giunse questa illustre viaggiatrice.

Stazione Principe

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

Sissi soggiornerà a bordo dello yacht Miramar con il quale poi proseguirà alla volta di Napoli e della Grecia.
Oh, ha con sé ben 69 colli di bagagli, l’Imperatrice non si fa mancare nulla e durante il viaggio ha persino acquistato opere d’arte di grande valore.
E i giornalisti del Caffaro e del Secolo XIX ci narrano con precisione quelle passeggiate cittadine.
Elisabetta non è più nei fiore degli anni, ha superato i cinquanta e la sua vita è stata segnata da molti dolori.
A spasso per Zena, a Sissi piace fare lunghe camminate.
E allora eccola con il suo abito scuro e il ventaglio foderato d’azzurro, ha una fiaschetta e una borsa.
E il cronista del Secolo non manca di riportare anche l’abbigliamento della sua dama di compagnia!
Ma è lei ad attirare gli sguardi, è Sissì con la sua eterea bellezza che i genovesi si soffermano ad osservare.
Chi è quella gran dama che attraversa Via Carlo Alberto?
E’ così che un tempo si chiamava la nostra Via Gramsci, riconoscerete i palazzi e la Commenda, questa è un’immagine del 1917.
Le tende dei negozi tirate giù, i carretti di legno e i passanti.

Via Carlo Alberto

Cartolina appartente alla Collezione di Eugenio Terzo

E poi la passeggiata procede in Via Andrea Doria.

Via Andrea Doria

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

E ancora giù, lungo quella strada regale che affascinò Stendhal, Via Balbi.
E chissà se anche Sissi avrà guardato in su!

Via Balbi

Una dolce discesa che conduce nel cuore di Genova.

Via Balbi

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

E poi i passi dell’imperatrice rimbombano nelle magnifica chiesa della Nunziata, tra le sculture del Maragliano e i quadri del Piola, Sissi osserva le opere d’arte che sono lì conservate.

La Nunziata

Le salite di Genova. Credete che la spaventassero? Oh, vi sbagliate!
Sissi salì lungo Corso Carbonara e si fermò ammirare il panorama da Spianata Castelletto.

Spianata Castelletto

E poi proseguì lungo i corsi, andò oltre Piazza Manin e arrivò fino al Cimitero di Staglieno.
Vita e morte, l’oscuro mistero che sussurra sotto i porticati.
E il viaggio verso l’ignoto che attende ogni uomo, un monumento la colpì in maniera particolare: è  la tomba Carpaneto scolpita da Scanzi.
E sul suo taccuino Sissi segnò le parole che si leggono sull’epigrafe: Avventurato chi nel mare della vita ebbe nocchiero sì fido.

Tomba Carpaneto

Il fascino e la magia di Staglieno che impressionò più di un viaggiatore.
E la bellezza di questo libro, tra gli scatti di Alfred Noack che accompagnano il testo e i brani tratti dagli articoli dei quotidiani, Una rapida ebbrezza è anche un viaggio nel linguaggio giornalistico di quell’epoca.
Il cronista del Secolo compie spesso artifici linguistici e cerca di accattivarsi la benevolenza dei lettori, nessun altro racconterà il viaggio di Sissi con tanta dovizia di particolari, nessuno può competere con questo reporter.
E infatti il bravo cronista narrerà certi gustosi aneddoti e vi lascio la curiosità di scoprirli tra le pagine del libro.
Un viaggio alla scoperta della città, in luoghi a me familiari.
La vista dalle alture del Monte Gazzo e una passeggiata a Villa Pallavicini.

Villa Pallavicini

E poi l’Imperatrice visita i laboratori di artisti e scultori, si diletta con lo scintillio delle vetrine di Via Luccoli e di Via Orefici.
E come molti di noi si lascia incantare dalle delizie di Romanengo.

Romanengo

E certo non si fa mancare una passeggiata sul Lungomare di Nervi, dove si può sentire il canto delle onde.

Nervi Mareggiata (26)

Sono i luoghi di Genova, la Genova che vide Elisabetta Imperatrice d’Austria.
Tutte le cartoline d’epoca che avete visto in questo articolo appartengono alla Collezione del mio amico Eugenio Terzo che ringrazio per il cortese prestito.
Riguardo al libro Una Rapida Ebbrezza, i giorni genovesi di Elisabetta d’Austria vi rimando al sito che potete trovare qui.
Era il mese di marzo, forse c’era quel vento di tramontana che spesso spazza queste strade.
Era il mese di marzo, una donna dalla bellezza misteriosa soggiornò in questa città.
Si faceva chiamare Lady Parker, con la sua carrozza passò anche in Piazza Fontane Marose.
Chissà se qualcuno vedendola comprese che lei era Elisabetta, l’Imperatrice d’Austria.

Piazza Fontane Marose

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

Il Pandolce di Zena

E’ il re della nostre feste, il Pandolce genovese, che non manca mai sulle nostre tavole il giorno di Natale.
Il Pandolce ricco di uvetta e pinoli, profumato di cedro candito e di semi di finocchio, un dolce che cucinavano le nostre nonne e che riporta alla mente il Natale di altri tempi, quando l’albero veniva decorato con i mandarini.
Il pandolce che trionfa nelle vetrine di tutte le pasticcerie della Superba.
Il pandolce nelle sue due varianti e su questo i genovesi si dividono in due distinte scuole di pensiero.
Voi quale preferite? Quello alto e più morbido o quello basso e friabile?
Qualunque siano i vostri gusti, nei negozi di Zena troverete ciò che fa per voi.
Fasciato nella carta rossa il Pandolce di Cavo.

Pandolce genovese

Pasticceria Liquoreria Marescotti di Cavo

Alto e basso, certo, anche in questa che come ormai sapete è la mia pasticceria preferita.

Dolci - vetrina

Pasticceria Liquoreria Marescotti di Cavo

Una leggenda narra che l’origine del pandolce si debba niente meno che ad Andrea Doria, il quale stabilì una sorta di gara  tra tutti i  pasticceri della città affinché preparassero un dolce che non si deteriorasse e che potesse essere portato a bordo nei lunghi viaggi di mare.
Un pandolce sulle galee!
Il dolce della tradizione,  al tempo dei lumi a petrolio veniva portato in tavola con un rametto d’alloro conficcato in cima, come buon augurio.

Pandolce

Pasticceria Romanengo

Michelangelo Dolcino ci racconta che ai tempi, quando veniva tagliato il pandolce, la prima fetta veniva messa da parte ed era destinata al primo mendicante che avesse bussato alla porta.
La seconda, invece, veniva messa via, in quanto ritenuta la cura perfetta per le affezioni della gola, si sarebbe mangiata il 3 di febbraio, giorno di San Biagio, il patrono che ci protegge da queste malattie.
Oggi non osserviamo più questi usanze, ma il pandolce è sempre il re delle nostre tavole nei giorni di festa.
E sì, lo si trova anche nelle panetterie.
Nell’immagine sottostante  ecco tanti piccoli pandolci monoporzione in vendita da un fornaio di Sottoripa, là sotto quei portici dove si assaporano i gusti veri di Zena.

Pandolce (2)

Una fetta di pandolce, un brindisi con un vino delle nostre terre, così si festeggia nelle nostre case a Natale, a Capodanno e all’Epifania.
E le pasticcerie di Zena offrono alla vista la bontà da portare in tavola, questo si trova per le strade e per i caruggi della Superba in questi giorni di dicembre.
Vi lascio con una fotografia scattata lo scorso anno, è la vetrina di uno dei negozi più belli di Genova, i loro allestimenti sono speciali e io mi fermo sempre a guardare, mi incanto come una bambina!
A breve sarà il 25 Dicembre, le lucine dell’albero sono tutte accese, il Presepe è pronto, manca solo il piccolo Gesù.
Fuori è freddo, ieri fiocchi bianchi hanno coperto la città, adagiato su un letto di candida neve ecco il Pandolce di Zena, che sarà su tutte le nostre tavole il giorno di Natale.

Pasticceria Profumo

Pasticceria Profumo

Romanengo, l’arte della confetteria

Correva l’anno 1780 quando un genovese, Stefano Romanengo, aprì questo negozio che ancora è uno dei più lussuosi e ricercati della città.
Al tempo Genova aveva un porto in piena attività, fiorente nei commerci con le lontane terre d’oriente.
E fu a quell’epoca che si affermò, nel cuore della città, l’arte della confetteria di cui ancora ai giorni nostri sono maestri i rappresentanti della famiglia Romanengo.

Questo negozio, situato in Via di Soziglia, conserva tutto il suo antico splendore, lo si percepisce negli arredi, negli specchi, nel legno scuro del suo bancone, nelle rafffinate decorazioni dei suoi soffitti, nel luccichio del suo lampadario.

Le sue vetrine, poi, sono un gioiello di incantevole eleganza.

Romanengo, la vetrina

 

E sono una vera delizia i loro fondant dai colori sgargianti e dal sapore dolcemente zuccherino.

Ma qui troverete anche confetture, preparate con antiche ricette, per le quali si utilizzano solo frutti freschi e di altissima qualità, conserve di manna e di petali di rosa, sciroppi di frutta dai diversi gusti, che vengono presentati in eleganti bottiglie.

E poi, se vorrete acquistare i loro preziosi confetti, da Romanengo troverete delle rarità.
Mandorle, pistacchi e pinoli confezionati all’antica maniera, con la carta blu e spessa che distingue questo negozio, richiusa da un semplice spago.
E ugualmente belle sono le confezioni regalo, che racchiudono i loro frutti canditi ghiacciati, una particolare specialità che vi presenteranno in scatole di legno molto eleganti con il coperchio decorato con antiche stampe.

E all’interno, sotto i vetri del bancone, ecco i plateau delle loro pregiate raffinatezze.
E oltre ai cioccolatini ci sono scorzette d’arancio, clementine, kiwi e ananas, canditi e tuffati nel cioccolato, spesso e fondente.
Sono deliziosi i dolci di Romanengo, tra i loro estimatori si annoverano anche la Principessa Sissi e Giuseppe Verdi.

Quando verrete a Genova, mentre passeggiate tra i miei amati caruggi, tra torri medievali e piazzette, tra vicoli stretti e ripidi, fermatevi  da Romanengo, guardate la vetrina e poi scegliete.
Ci sono canestrelli e quaresimali, i dolci di marzapane di antica tradizione tipici della mia città, marron glacè e finocchietti e pastiglie di zucchero, veri fiori di viola canditi e poi, ancora,  mentine e ginevrine.
Qualunque cosa porterete con voi, alle vostre case, sappiate che con lo zucchero di Romanengo racchiude in sé  tutta la dolcezza della vera Genova.