Scendendo in Salita San Francesco

Continuo a portarvi con me nelle mie camminate genovesi, lungo le nostra amate e bellissime creuze che conosco a memoria.
E ripartiamo insieme da Salita alla Spianata di Castelletto, ne abbiamo percorso insieme un lungo tratto, in questo post.
E ancora sì scende per questa creuza che così si snoda tra le case.

Passo dopo passo lasciandosi alle spalle le facciate dai colori vivaci e un ritaglio di cielo blu.

E la via diviene sempre più ampia.

L’elegante palazzo che si nota sulla sinistra è l’edificio di Salita San Francesco dove si trova la casa che ospitò il poeta Paul Valéry che qui visse La Nuit de Gênes, la notte di Genova, un’esperienza per lui fondamentale.

E ancora ecco luce e ombra di Salita San Francesco.

Questa ripida mattonata regala una magnifica prospettiva su Via ai Quattro Canti di San Francesco, un caruggio che ne è la naturale prosecuzione.
Ed è una magia di luce, colori ed altezze vertiginose.

Salita San Francesco termina con una scalinata che sbuca in Piazza della Meridiana, proprio all’inizio della nostra elegante Strada Nuova.

E prima di arrivare laggiù si oltrepassa il portone di Palazzo della Meridiana, con le bandiere della Superba che sventolano sulla creuza, sotto uno squarcio di azzurro in questa luce di ocra e di mattoni rossi in Salita San Francesco.

Nella casa che ospitò un celebre poeta

A volte accadono cose molte belle in maniera del tutto inaspettata.
Io guardo Genova con il desiderio di conoscere la storia di ogni sua pietra, io entrerei in ogni portone e salirei su ogni terrazzino.
Ed io sono passata spesso sotto ad un certo edificio sul quale è affissa una lapide di marmo in memoria di un celebre poeta che in anni lontani soggiornò qui.
Si può solo alzare lo sguardo e giocare con l’immaginazione, pensare a lui, credere di poterlo vedere affacciato a una di quelle finestre.
E poi un giorno accade una cosa molto bella, inattesa e sorprendente.
Ricevo una mail da una persona che non conosco, ricevo un invito a visitare la casa nella quale lei abita, una dimora privata non accessibile a chiunque.
E un tempo qui visse la famiglia Cabella. Forse non vi dice nulla questo nome?
In un giorno del 1892 in  quell’appartamento giunse il nipote ventunenne di Gaetano e Vittoria Cabella, non era la prima volta che visitava Genova.
Il giovane è di madre italiana e di padre corso, il suo nome è Paul Valéry.

Targa (2)

E così mi trovo in quella casa in Salita San Francesco, nelle stanze dove un tempo rimbombò il suono dei passi del poeta, nelle stanze dove Valéry visse La nuit de Gênes, la notte di Genova, che suscitò in lui una profonda crisi esistenziale, di quell’evento vi ho già parlato in questo articolo.

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Valéry e Genova, tante volte la mia città ricorre nelle sue parole, Genova e la sua vera anima.
Valéry e questa casa, una sorprendente meraviglia per diverse ragioni.
Entriamo piano, con il dovuto rispetto per chi mi apre le porte di casa sua.
Una dimora ottocentesca, sale splendenti, soffitti che resteresti ad ammirare per lungo tempo.

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E ci si perde a guardare la raffinatezza degli stucchi.

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Stanza dopo stanza, guarda su.

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E poi, specchiere.
E riluce e brilla lo splendore di questo salone in questi specchi antichi, si crea uno stupefacente e scenografico effetto prospettico, guardi, osservi e non vedi la fine della stanza, si perde laggiù, in quello specchio.

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E sovrapporta e piccoli putti graziosi.

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Li vedete anch’essi riflessi nello specchio.

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E vi circonda una dolce armonia.

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E si spande nell’aria il profumo delle rose bianche appena dischiuse.

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Le sorprendenti case di Genova, la città che non finisce di stupire mai.

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E poi ancora, guarda su.

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E certo non basta avere una casa così, per poterla valorizzare occorre anche gusto raffinato e vero amore per la bellezza,  ai proprietari certo non mancano.
Una deliziosa, chiara bomboniera.

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E sbocciano delicati mazzi di fiori.

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E le porte chiuse si spalancano su altre meraviglie.

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E al muro c’è uno strappo sulla tappezzeria, come mai?

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La padrona di casa mi racconta che questo edificio  venne colpito durante il bombardamento navale del ’41 e poi apre una cristalliera e posa sul tavolo una scheggia di una bomba che era appunto conficcata in quel muro.

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E ancora specchi luminosi e chiari.

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Nella casa che ospitò Paul Valéry guizzava il fuoco in questo camino.

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E anche la cucina è in parte rimasta come allora, che stupore!

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E poi si sale su per una scala e si va a vedere la stanza nella quale dormì Paul Valéry, è una camera raccolta e silenziosa, quella notte però il fragore del temporale fece sussultare l’animo del poeta.
Qui, davanti a questa finestra.

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Apri e guarda fuori, immagina quel clangore e il suono della pioggia.
Qui, davanti a questa finestra.

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E poi, da altre finestre, Genova è davanti a voi.
Laggiù la Torre degli Embriaci e poi campanili e tetti e ardesie e terrazzi.
Genova, la città amata da Paul Valéry, a lei dedicò queste parole.

Genova città di gatti. Angoli Neri.
Si assiste alla sua ininterrotta costruzione dal tredicesimo al ventesimo secolo.

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Il profilo di luoghi noti.
Casa, casa mia e una luce rarefatta di un giornata dal cielo a tratti coperto di nuvole.

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Casa, casa mia, dove d’improvviso, quando non te lo aspetti, arriva il sereno.
E conta gli abbaini sopra ai tetti spioventi.

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E ancora la prospettiva tra Palazzo Bianco e Palazzo della Meridiana.

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La mia città nelle parole di Paul Valéry.

Io preferisco Genova a tutte le città in cui ho abitato. Mi ci sento sperduto e a casa mia – fanciullo e straniero.

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E si intravede imperiosa tra quei tetti la Torre Grimaldina.

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E ancora guardi, osservi, Genova dall’alto è la meraviglia che non ti aspetti, cambi punto di osservazione e lei muta, ti mostra ciò che di lei non avevi mai veduto in questa maniera.
Finestre sui caruggi, case, tetti e mare.

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Genova è una cava d’ardesia, scriveva Paul Valéry.

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La persona che mi ha aperto la porta della sua casa ha compiuto un gesto generoso animata da un sincero desiderio di condividere tanta bellezza e  a lei va il mio ringraziamento per avermi permesso di vedere tutto ciò, sono regali preziosi questi.
In cielo sfrecciavano i gabbiani, planando nel cielo della sera, la sera di Genova.

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E ancora uno sguardo verso la città in una cornice unica e affascinante, uno sguardo oltre il davanzale, dalla casa che ospitò Paul Valéry.

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5 Ottobre 1892, la Nuit de Gênes di Paul Valéry

E’ autunno, una notte d’autunno con un tempo inclemente e piovoso, una di quelle notti nella quali infuria, impietoso, il temporale e i lampi squarciano il buio del cielo, illuminando l’oscurità.
Notte di pioggia, potente e forte.
Notte di paura, di terrore, di emozioni grandi ed immense, di moti dell’animo capaci di mutare per sempre una vita.
E tutto accade qui, in questo palazzo, al civico 7 di Salita San Francesco, la mattonata che da Piazza della Meridiana sale verso Castelletto.

Ospite di parenti, in quella casa, si trova il poeta francese Paul Valéry.
Valéry è giovane, ha appena ventun’anni quando si trova a vivere questa esperienza che segnerà il suo futuro.
Non è un caso che il poeta si trovi nella Superba; sua madre, infatti, è genovese e lui, nella sua infanzia, ha trascorso molte delle sue estati nella nostra città.
Valéry conosce bene Genova e la descriverà come anche noi possiamo vederla, come noi la sentiamo, nella vertigine delle sue salite trafitte dalla tramontana.

Questa città, tutta visibile e presente a se stessa, rifilata con il suo mare, la sua roccia, la sua ardesia, i suoi mattoni, i suoi marmi. In lavorio continuo contro la montagna.

E poi i caruggi, con il suo popolo di donne e bambini, così scrive Valéry: si cammina nella vita complicata di questi profondi sentieri come si entrerebbe nel mare.
E gli odori, i profumi, ve li fa sentire tutti il poeta francese, il formaggio e il caffé, il cacao e le spezie.
Gli odori di una città che per lui è cava d’ardesia.
Una città che in una notte d’autunno flagellata dalla pioggia cambierà il destino di Paul Valéry.
E’ la notte del 5 Ottobre del 1892.
Il temporale, i suoni, la potenza dell’acqua, la prepotenza della luce dei fulmini che filtra nella stanza, notte tremenda ed insonne, notte di sussulti.
Quando si ha una sensibilità fuori dal comune, quando si è altro, rispetto alla banalità di molti, un simile vissuto lascia una traccia profonda nell’animo.
Paul Valéry, intellettuale, filosofo e poeta attribuì a quella notte e alla potenza di quel temporale la sua ferma decisione di raffrontarsi in maniera diversa con il suo mondo poetico allontanandosi da esso e abbandonando la poesia per lungo tempo per  votare la propria esistenza al culto dell’intelletto.
E nel suo ricordo di quell’esperienza, nelle parole che Paul Valéry scrive, si legge una sorta di rivoluzione interiore, totale e definitiva.

Temporale spaventoso questa notte. L’ho passata seduto sul mio letto.
Abbagliante per ogni lampo, tutto il mio destino si giocava nella mia testa. Io sono tra me e me sofferto enormemente. Ma io voglio disprezzare tutto ciò che passa dentro le tempie.
Stato insopportabile. Stato critico. Stato di trasformazione. Può essere effetto di questa tensione e di questi scoppi improvvisi.

Quella notte che lui definisce spaventosa ed infinita svelò al poeta quale fosse il suo destino e Valéry così scriverà.

Voglio ricordarti che tutta la mia vita intellettuale è dominata dall’evento del 1892.

Sul palazzo in Salita San Francesco, in alto è posizionata una lapide, a memoria di quanto accaduto in quelle terribili ore buie, la Nuit de Gênes di Paul Valéry.

Parole Spalancate

Nessuno può conoscermi
come tu mi conosci

Gli occhi tuoi dove dormiamo
Tutti e due
Alle mie luci d’uomo han dato sorte
Migliore che alle notti della terra

Gli occhi tuoi dove viaggio
han dato ai gesti delle strade  un senso
separato dal mondo

Che cos’è per voi la poesia?
Per me è l’espressione universale del sentire, svincolata dal tempo e rapportata alla propria esperienza.
E’ la parola tanto ricercata, spesso non trovata dentro di sé.
E’ la parola scritta da chi sa esprimere ciò che anche noi proviamo, ma che non abbiamo saputo dire in maniera compiuta.

Il vinattiere ti versava un poco
d’Inferno. E tu: “Devo berlo? Non basta
esserci stati dentro a lento fuoco?”

La poesia a volte è un sorriso amaro, ed è il tuo sorriso.

non saprei scriverla più, per te, una lettera infinita, sopra
fogli di scuola,
con rigatura regolare, con fregi a matita rosso e blu, con festoni
di cuori e fiori

La poesia ti fa riflettere, ti ribalta le prospettive.
La poesia ti pone delle domande e sei tu a dover trovare le tue risposte.

Non so se il mare
fabbrichi le onde
oppure le subisca
non so se
io sia
il pensatore

o un pensiero a caso
E in questi giorni
d’abbagliante noia estiva

c’è sempre un grido lontano
che rimbalza
di scoglio in scoglio

Ho riportato qui alcuni versi, e sono certa che avrete sentito vostre alcune parole.
Nell’ordine, questi gli autori: Paul Eluard, Eugenio Montale, Edoardo Sanguineti e Claudio Pozzani.
Quest’ultimo è un poeta contemporaneo, molto noto ed attivo sulla scena culturale genovese ed internazionale.
E Genova, grazie a Claudio Pozzani, direttore di Parole Spalancate, il Festival Internazionale di Poesia, ogni giugno si veste di vita, la vita della poesia.
La manifestazione, giunta quest’anno alla sua diciottesima edizione, aprirà i battenti giovedì 7 di Giugno e si protrarrà fino a domenica 17 Giugno.
Il Festival offre molteplici occasioni di incontro con il mondo della poesia, proponendo oltre novanta eventi gratuiti a chi desidera lasciarsi guidare nell’universo poetico che va in scena nei cortili e nei saloni di Palazzo Ducale.
E’ un evento che richiama sempre a Genova numerosi spettatori, grazie alle particolari rappresentazioni che si susseguono numerose e alla folta rappresentanza di poeti, provenienti da ogni parte del mondo, che intervengono alla manifestazione.
E gli scenari sono sempre suggestivi.
Genova è una città che si presta alla poesia ed ogni 16 Giugno, nei vicoli, si svolge un evento particolare, il Bloomsday.
La giornata di Leopold Bloom, che nell’Ulisse di Joyce si svolge a Dublino, viene proposta nel dedalo dei nostri caruggi.
Incontrerete Molly e Leopold, e sarà un’esperienza fuori dal comune.
Genova e la poesia.
La Genova di Paul Valéry, al centro dello spettacolo Da Valéry a Brassens: la Nuit de Gênes – Un viaggio in poesia e canzoni da Sète e Genova, un reading concerto che vedrà in scena il poeta Claudio Pozzani, il pianista Fabio Vernizzi, Claudia Pastorino e  Marie Antonazzo, protagonisti saranno i versi di Valéry, ma anche quelli dei più grandi poeti italiani, da Sbarbaro a Campana, nonché le musiche dei nostri  amati cantautori, da De Andrè a Tenco.
La Genova di Giorgio Caproni, con la mostra di fotografie di Patrizia Traverso accompagnate dai testi di Luigi Surdich.
Sapete, Surdich insegnava Letteratura Italiana all’Università e cosa faceva una certa studentessa a quel tempo?
Pur essendo iscritta ad un altro corso, io seguivo le sue lezioni ed anche quelle di Edoardo Sanguineti, passavo delle mattinate ad ascoltarli e a prendere appunti per esami che non erano neppure parte del mio piano di studi, del resto come avrei potuto perdermeli?
Genova, la poesia e il mondo.
L’ apertura del Festival sarà dedicata alla poetessa Wislawa Szymborska, Premio Nobel per la Letteratura nel 1996, con un omaggio che avrà la voce dell’attrice  Licia Maglietta, nota interprete di Pane e Tulipani e di  Agata e la Tempesta, accompagnata al piano da Angela Annese.
La poesia, il mondo e la musica e lo spettacolo Chelsea Hotel, lo scenario è  il famoso albergo presso il quale sono passati i miti del rock, della letteratura, della poesia e dell’arte,  si narreranno aneddoti e si canteranno canzoni che sono ormai nel cuore di tutti.
La poesia, il mondo e le sue voci.
Quante sono le voci della poesia?
Molte e tutte diverse.
Ci saranno omaggi a Tabucchi e a Pessoa, a Pasolini e a Pascoli.
Al festival potrete incontrare  Naseem Shafaj, poetessa del Kashmir, José Fernandez, poeta e musicista venezuelano, l’argentino Juan Gelman,   la cantante indigena Mariela Condo, i francesi Laurent Colomb e Jacques Rebotier, il poeta inglese Kenneth White.
Sono solo alcuni nomi, impossibile citare tutti coloro che interverranno, ma questa è un occasione di incontro,  la possibilità di  ascoltare quelle tante voci, le voci della poesia, per lasciarvi guidare consultate il calendario dettagliato degli eventi, potete trovarlo qui.
Undici giorni di inizio estate, undici giorni di poesia.
Che ne siate consapevoli oppure no, la poesia è parte della vostra vita.
E’ la parola che vi mancava, è la sensazione che avete perduto, è l’espressione di qualcosa che è parte di voi.
Che altro è la poesia?
La poesia è la rivelazione di un sentimento che il poeta crede sia interiore e personale, ma che il lettore riconosce come proprio. (Salvatore Quasimodo).