Il Fiore di Pegli

Era il tempo di un diverso giugno: correva l’anno 1908 e la ridente località di Pegli, allora comune autonomo, era meta prediletta di esclusive vacanze molto gradita anche dagli stranieri.
Il clima dolce, la bellezza del luogo, le lunghe spiagge sulle quale ritemprarsi, le lussuose ville immerse nel verde rigoglioso: queste e molte altre erano le attrattive di Pegli.
Il tempo poi scorrerà e la bella località del ponente genovese verrà inclusa nella Grande Genova come molte altre delegazioni.
In quel Novecento nascente, molti sono i vanti di questa parte della nostra regione e il merito è anche del Signor Emilio Ruffino, la notizia che lo riguarda venne pubblicata su Il Lavoro del 19 Giugno 1908, nell’articolo Pegli viene definita la gemma della Liguria.
E veniamo al Signor Emilio, io lo immagino mentre viene accolto ed elogiato per le sue doti di lungimirante imprenditore, la notizia del suo successo si è certo sparsa tra i suoi concittadini e tutti vogliono complimentarsi con lui.

E d’altra parte chi non ha sentito parlare del Fiore di Pegli?
Ah, è questa la sublime creazione del Signor Emilio: il Fiore di Pegli è il suo rinomato vino bianco prodotto con le uve dei vigneti che in questo 1908 coprono le colline della bella Pegli.
È un vino apprezzatissimo, il Signor Emilio lo ha portato in giro per l’Europa e ha fatto così conoscere all’estero questa autentica eccellenza regionale.
Il Fiore di Pegli ha così ottenuto diversi riconoscimenti: all’Esposizione di Madrid del 1907 il vino del Signor Emilio si è guadagnato il diploma di onore, la croce al merito e la medaglia d’oro.
E non basta, il nostro intraprendente imprenditore, felice di cotanto successo, ha pensato bene di portare il suo profumato vino anche all’Esposizione di Londra e Parigi tenutasi nel marzo del 1908.
Giubilo, gioia e felicità!
Il Fiore di Pegli è stato talmente apprezzato da guadagnarsi la massima onorificenza dell’esposizione: diploma Gran Prix e medaglia d’oro.
A onore e vanto della bella Pegli, della nostra Liguria e di colui che ebbe questa splendida intuizione.
Si legge nell’articolo che il Signor Emilio espose i suoi diplomi nel suo locale nuovo di zecca nella ridente Pegli e immagino che i suoi clienti abbiano fatto la fila per assaggiare questo vino così apprezzato anche all’estero!
È passato un po’ di tempo da allora e, come comprenderete, purtroppo mi è impossibile far due chiacchiere con questo ligure che seppe dar lustro alla sua Pegli: ho letto la notizia che lo riguardava e ho pensato che fosse giusto condividerla con voi.
E allora idealmente alziamo i nostri calici ricolmi del Fiore di Pegli e brindiamo a lei caro Signor Emilio, in memoria delle sue medaglie e della sua lungimiranza.

Annunci

L’ultimo scoglio di Pegli

Vi porto con me, vi porto nel ponente cittadino.
Davanti al mare di Pegli, là dove riposano i gozzi mentre l’acqua scintilla di un chiarore autunnale.

Non è uno dei luoghi del mio quotidiano, non frequento spesso Pegli, questo è un quartiere piacevole che offre diverse attrattive come la Villa Durazzo Pallavicini che quest’anno si è guadagnata il titolo di Parco Pubblico più bello d’Italia.
Come tutti i genovesi sanno, un tempo Pegli era un comune autonomo ed era un’apprezzata meta turistica, amata per il suo clima dolce e per la sua armoniosa bellezza di cittadina appoggiata sul mare.

Sfogliamo insieme un mio volumetto edito da Dell’Avo agli inizi del ‘900: Genova e dintorni Guida Popolare Illustrata dal quale è tratta l’immagine che segue.
E queste sono alcune righe dedicate a Pegli:

Ecco Pegli ridente e gradito soggiorno estivo per la sua spiaggia favorevole ai bagni, ed invernale per il clima temperato che abitualmente la favorisce.

Ed io ero davanti a questo azzurro e a queste sfumature di mare.

Mentre può capitare di vedere passare una barchetta con la sua bianca vela.

Come vi dicevo, non conosco così bene Pegli, tuttavia una cosa credo di saperla.
Scrissi qualcosa del genere diverso tempo fa a proposito degli abitanti di Nervi e credo che per i pegliesi sia proprio lo stesso.
Dunque, se chiedete a quelli di Nervi di dove sono, loro non vi risponderanno mai che sono di Genova: quelli di Nervi sono di Nervi.
Ecco, per quelli di Pegli secondo me è la stessa cosa: quelli di Pegli sono di Pegli.
E non è una questione di disamore per la città, a mio parere, è semplicemente l’espressione del proprio senso di appartenenza ad un luogo specifico.
E ritorniamo alla mia passeggiata, davanti a questo blu, con il profilo della costa che si perde in lontananza.

Si giunge nei pressi di una bella costruzione arroccata sul mare, questo è Castello Vianson.
Il progresso ha mutato molto la fisionomia di certe zone della città, alcune bellezze però sono rimaste.

E là sotto la vita ferve, planano dall’alto creature dell’aria.

Mentre i pescatori prendono il largo, sperando di aver fortuna.

Là, nel mare racchiuso dalla diga, affiora uno scoglio, ho poi scoperto che questo è noto come lo Scoeuggio Spaccou, lo scoglio spaccato.
Ed io ero appoggiata alla ringhiera quando ad un tratto ho notato che su quella superficie spicca un cartello.
Cosa mai sarà? Difficile capirlo da questa distanza, bisogna usare lo zoom per poter svelare il mistero.

C’era un mare diverso, in un altro tempo.
C’erano altre spiagge oltre a quelle che sono rimaste.
C’era un fiero senso di appartenenza al proprio luogo di nascita e questo c’è ancora.
Resiste, insieme alla dolce nostalgia di ciò che si è perduto.

Sono l’ultimo scoglio di Pegli
l’altro è solo una pietra
sono a pezzi
parlo ancora genovese…
non mi capirà più nessuno

Un curioso divieto a Pegli

Domenica scorsa sono stata a Pegli.
Non avevo voglia di prendere il treno e quindi sono andata in carrozza, ovviamente.
D’altra parte per recarsi in un ridente luogo di villeggiatura del passato mi è sembrata la soluzione perfetta.
E così son partita a bordo della mia carrozza a cavalli ma una volta giunta là mi è capitato un fatto increscioso, state un po’ sentire.
Dunque, dal Lungomare abbiamo svoltato in una strada dedicata ad un personaggio dal nome altisonante: Teodoro II di Monferrato.
Proprio lì è capitato il fattaccio!
Salendo, sulla sinistra, c’è una stradina, quando si dice infilarsi in un vicolo cieco!

In effetti non è tanto largo e lì all’inizio c’era un tale che conduceva un carro trainato da cavalli che bloccava completamente il traffico!
Non riusciva ad andare né avanti né indietro, niente da fare.
E noi fermi, in attesa che si spostasse.
Ora, io non so cosa gli sia preso a quel tizio, come gli sarà venuto in mente di andare ad infilarsi in un posto del genere.

C’è pure un divieto che parla chiaro ma il signore in questione mugugnava dicendo che non si legge tanto bene e che quindi non era colpa sua!
E tutti noi presenti con carri, carretti e carrozze, non abbiamo potuto far altro che dargli ragione.
E chi lo vede quel divieto inciso sul marmo e ormai quasi sbiadito e appeso così in alto?
Bisogna essere persone piuttosto attente, non pare anche a voi?

È VIETATO IL TRANSITO DEI CARRI
TRATTI DA QUADRUPEDI E LO STAZIONAMENTO
DI QUALUNQUE SORTA DI VEICOLI

L’Imperatrice Sissi turista nella Superba

E’ un giorno di marzo del 1893 e i giornali cittadini annunciano una notizia sensazionale: l’imperatrice Elisabetta d’Austria è giunta in visita nella Superba, il suo arrivo alla Stazione Principe è passato quasi sotto silenzio, sui quotidiani si legge che ad accoglierla non c’erano le autorità.
L’imperatrice viaggia in incognito con lo pseudonimo di Lady Parker, ha con sé un seguito di otto persone tra le quali la sua dama di compagnia e il suo professore di greco.
Sarà un soggiorno breve e il fedele resoconto di quelle giornate  è il tema di un libro dal titolo Una rapida ebbrezza, i giorni genovesi di Elisabetta d’Austria a cura di Vittorio Laura e Massimo Sannelli.
I due autori hanno fatto un sapiente lavoro di ricerca, consultando i quotidiani dell’epoca e riproponendo ai lettori del nostro tempo il racconto delle giornate genovesi di Sissi.
E sapete? Ho avuto il piacere di conoscere uno degli autori, Vittorio Laura, un vero appassionato ed esperto di storie di Genova che mi onora di leggere questo blog.
Vittorio è una persona di grande cultura alla quale non difetta la generosità e così mi ha regalato questo bel libro e anche molti altri testi dei quali presto vi parlerò.
E quindi a lui va un ringraziamento particolare per tutti questi libri veramente interessanti e per i suoi piacevoli racconti!
E allora andiamo a quei giorni di marzo e alle strade della Genova di quel tempo, quando alla Stazione Principe giunse questa illustre viaggiatrice.

Stazione Principe

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

Sissi soggiornerà a bordo dello yacht Miramar con il quale poi proseguirà alla volta di Napoli e della Grecia.
Oh, ha con sé ben 69 colli di bagagli, l’Imperatrice non si fa mancare nulla e durante il viaggio ha persino acquistato opere d’arte di grande valore.
E i giornalisti del Caffaro e del Secolo XIX ci narrano con precisione quelle passeggiate cittadine.
Elisabetta non è più nei fiore degli anni, ha superato i cinquanta e la sua vita è stata segnata da molti dolori.
A spasso per Zena, a Sissi piace fare lunghe camminate.
E allora eccola con il suo abito scuro e il ventaglio foderato d’azzurro, ha una fiaschetta e una borsa.
E il cronista del Secolo non manca di riportare anche l’abbigliamento della sua dama di compagnia!
Ma è lei ad attirare gli sguardi, è Sissì con la sua eterea bellezza che i genovesi si soffermano ad osservare.
Chi è quella gran dama che attraversa Via Carlo Alberto?
E’ così che un tempo si chiamava la nostra Via Gramsci, riconoscerete i palazzi e la Commenda, questa è un’immagine del 1917.
Le tende dei negozi tirate giù, i carretti di legno e i passanti.

Via Carlo Alberto

Cartolina appartente alla Collezione di Eugenio Terzo

E poi la passeggiata procede in Via Andrea Doria.

Via Andrea Doria

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

E ancora giù, lungo quella strada regale che affascinò Stendhal, Via Balbi.
E chissà se anche Sissi avrà guardato in su!

Via Balbi

Una dolce discesa che conduce nel cuore di Genova.

Via Balbi

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

E poi i passi dell’imperatrice rimbombano nelle magnifica chiesa della Nunziata, tra le sculture del Maragliano e i quadri del Piola, Sissi osserva le opere d’arte che sono lì conservate.

La Nunziata

Le salite di Genova. Credete che la spaventassero? Oh, vi sbagliate!
Sissi salì lungo Corso Carbonara e si fermò ammirare il panorama da Spianata Castelletto.

Spianata Castelletto

E poi proseguì lungo i corsi, andò oltre Piazza Manin e arrivò fino al Cimitero di Staglieno.
Vita e morte, l’oscuro mistero che sussurra sotto i porticati.
E il viaggio verso l’ignoto che attende ogni uomo, un monumento la colpì in maniera particolare: è  la tomba Carpaneto scolpita da Scanzi.
E sul suo taccuino Sissi segnò le parole che si leggono sull’epigrafe: Avventurato chi nel mare della vita ebbe nocchiero sì fido.

Tomba Carpaneto

Il fascino e la magia di Staglieno che impressionò più di un viaggiatore.
E la bellezza di questo libro, tra gli scatti di Alfred Noack che accompagnano il testo e i brani tratti dagli articoli dei quotidiani, Una rapida ebbrezza è anche un viaggio nel linguaggio giornalistico di quell’epoca.
Il cronista del Secolo compie spesso artifici linguistici e cerca di accattivarsi la benevolenza dei lettori, nessun altro racconterà il viaggio di Sissi con tanta dovizia di particolari, nessuno può competere con questo reporter.
E infatti il bravo cronista narrerà certi gustosi aneddoti e vi lascio la curiosità di scoprirli tra le pagine del libro.
Un viaggio alla scoperta della città, in luoghi a me familiari.
La vista dalle alture del Monte Gazzo e una passeggiata a Villa Pallavicini.

Villa Pallavicini

E poi l’Imperatrice visita i laboratori di artisti e scultori, si diletta con lo scintillio delle vetrine di Via Luccoli e di Via Orefici.
E come molti di noi si lascia incantare dalle delizie di Romanengo.

Romanengo

E certo non si fa mancare una passeggiata sul Lungomare di Nervi, dove si può sentire il canto delle onde.

Nervi Mareggiata (26)

Sono i luoghi di Genova, la Genova che vide Elisabetta Imperatrice d’Austria.
Tutte le cartoline d’epoca che avete visto in questo articolo appartengono alla Collezione del mio amico Eugenio Terzo che ringrazio per il cortese prestito.
Riguardo al libro Una Rapida Ebbrezza, i giorni genovesi di Elisabetta d’Austria vi rimando al sito che potete trovare qui.
Era il mese di marzo, forse c’era quel vento di tramontana che spesso spazza queste strade.
Era il mese di marzo, una donna dalla bellezza misteriosa soggiornò in questa città.
Si faceva chiamare Lady Parker, con la sua carrozza passò anche in Piazza Fontane Marose.
Chissà se qualcuno vedendola comprese che lei era Elisabetta, l’Imperatrice d’Austria.

Piazza Fontane Marose

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo