Villa Negrotto e i sospiri di Mary Shelley

C’è una casa, a Genova, che fu scenario di giornate tristi.
E’ situata in un quartiere elegante a poca distanza da Corso Italia, qui giunse nel settembre del 1822 la scrittrice Mary Wollstonecraft Godwin, da poco vedova del celebre poeta Percy Bisshe Shelley.
Mary ha il cuore gravato dal peso di un dolore indicibile, l’abisso le ha portato via il suo compagno e con la spuma del mare si è dissolta anche la sua gioia di vivere.
Accadde in questo giorno, era l’8 Luglio del 1822 quando il mare ghermì il giovane poeta e il suo genio, alla tragica e prematura fine di Shelley ho già dedicato questo post che narra il tempo di lui e Mary a Casa Magni, a San Terenzo.

San Terenzo (2)

Il destino sa essere amaro e imprevedibile: Mary ha 25 anni ed è sola, Mary ha un figlio, un bambino di nome Percy Florence, Mary sa bene che ha il dovere di vivere per lui.
L’estate calda è per lei cupa e angosciante, è agosto quando in una sua lettera scrive queste parole:

All that might have been bright in my life is now despoiled.
Tutto ciò che poteva essere luminoso nella mia vita è ora distrutto.

Condivide questo momento difficile con Jane Williams, anch’essa ha perduto il marito Edward nel naufragio che ha spezzato il respiro di Shelley.
E’ tempo di lasciare i luoghi del dolore, Jane partirà alla volta di Londra e Mary invece si fermerà a Genova, in primo luogo soggiornerà all’Hotel Croce di Malta, a Caricamento, di questo albergo vi ho già parlato diverse volte in quanto ospitò molti celebri viaggiatori.

Hotel Croce di Malta

Mary cerca una casa, resterà in questa dimora per diversi mesi e con lei abiteranno gli amici Hunt con la loro numerosa prole, non sarà una convivenza facile.
Avrà il conforto di un caro amico, Lord Byron, sarà proprio Mary a trovare per lui la casa nella quale Byron abiterà, si tratta di Villa Saluzzo Mongiardino, un magnifico edificio in Via Albaro.

Villa Saluzzo (2)

Byron le commissiona la trascrizione di alcuni suoi testi, le presta libri e penne, la corrispondenza di Mary parte dalla casa di lui.
Su Villa Saluzzo c’è una targa che ricorda il soggiorno del poeta inglese, naturalmente questo tema merita il dovuto approfondimento e mi riprometto di scriverne presto.

Villa Saluzzo

A breve distanza, in Via Zara 24 b, si trova Villa Negrotto, la dimora che ospitò Mary Shelley.

Villa Negrotto (3)

E’ una zona tranquilla e affascinante, ricca di ville e giardini, nell’Ottocento doveva essere ancor più bucolica e quieta.
E malgrado tutta questa dolcezza i giorni genovesi di Mary Shelley furono amari, non c’era bellezza che potesse consolarla.

Fiori

Del resto, per quale ragione era giunta lì?
Percy era morto travolto dalle onde e Genova per Mary era una condanna.
Lo si evince dalle lettere che lei scrive da questa casa in Albaro, detestabile questa città che per lei è sinonimo di tristezza e solitudine, nelle sue missive ricorre spesso il termine malinconia.
Qui, scrive Mary, nulla mi parla di lui, soltanto il mare infido, il mare che lo ha ucciso.

Mare

E’ una donna ferita e carica di dolore e non trova conforto neppure nella comunità di inglesi residenti a Genova che le sono apertamente ostili.
Genova è solitarie passeggiate, rimpianto e isolamento.
Sola, le poche persone che frequenta non sembrano comprendere il vuoto che la pervade.
Sola, sola con gli scritti di Percy, tra quelle righe c’è tutto l’afflato della vita.

Villa Negrotto (4)

Sola, in un inverno amaro sferzato dal vento.
La sua giornata inizia alle nove del mattino, Mary scrive e studia, copia gli scritti di Shelley e si dedica al greco, ma la sua disperazione pare non abbandonarla mai.
Eppure, malgrado ciò, quando ormai sarà lontana da Genova in una sua lettera ne scriverà con nostalgia, ricorderà gli alberi fuori dalla sua finestra e il cielo splendente, il grande mare e le alture sinuose.

Villa Negrotto

E ci sarà Genova in uno dei suoi racconti dal titolo Transformation.
Sulla casa che la ospitò è stato apposto un marmo, in memoria di quel tempo che lei trascorse in questa città.

Villa Negrotto (2)

Lasciò Genova per tornare a Londra, nella capitale inglese l’attendeva il successo della rappresentazione teatrale del suo Frankenstein.

Villa Negrotto (5)
L’Italia con le sue dolcezze non seppe lenire il dolore della sua perdita, un amore trascinato via dalle onde, nel mare di Liguria, l’8 Luglio 1822.

San Terenzo (7)

Casa Magni – San Terenzo

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8 Luglio 1822, San Terenzo e l’ultimo giorno di Percy Bisshe Shelley

E poi laggiù, il mare.
E lo sguardo di lei scruta, fissa nella mente il dolce declinare delle colline, la linea della costa accarezzata dalle onde.
Osserva, ricorda, non potrà mai dimenticare quel luogo, la baia di La Spezia.

The town of Lerici is situated on a the eastern point and in the depth of the smaller bay, which bears the name of this town, is the village of San Terenzo.

La città di Lerici è situata nel punto più ad oriente e nella profondità di una baia più piccola, che porta in nome di questa città, è il villaggio di San Terenzo.

San Terenzo

Queste parole e quelle che seguiranno sono tratte da Note on Poems of 1822, le scrisse Mary Wollstonecraft Godwin, celebre scrittrice e autrice di Frankenstein, moglie e compagna del poeta inglese Percy Bisshe Shelley.
A San Terenzo gli Shelley giungono nella primavera di quel 1822, lui ha 29 anni, Mary ne ha 24.
Era l’epoca del grand tour, i due erano stati in diversi luoghi d’Italia e da Pisa Shelley aveva raggiunto la Liguria in cerca di una dimora per un soggiorno.
Desiderava il mare, una barca, una casa.
La barca porta il nome di un personaggio di The Tempest di Shakespeare, Ariel, lo spirito dell’aria.
Il luogo prescelto è San Terenzo e la casa ha un fascino tutto particolare.

Our house, Casa Magni, was close to this village; the sea came up to the door, a steep hill sheltered it behind.
La nostra casa, Casa Magni, era vicina a questo villaggio; il mare giungeva davanti alla porta, una ripida collina la riparava da dietro.

San Terenzo (2)

Mary e Percy non sono soli, con loro vi sono alcuni amici, lo scrittore Edward John Trelawny, il tenente dei Dragoni Edward Williams e sua moglie Jane, c’è anche la sorellastra di Mary, Claire Clairmont, colei che ha avuto una bimba da George Byron.
Il luogo è incantevole, così lo descrive Mary:

The scene was indeed of unimaginable beauty.
… the varied forms of the precituous rocks that bound into the beach, over which there was only a winding rugged foothpath toward Lerici, and none on the other side ; the tideless sea leaving no sands nor shingle, formed a picture such as one sees in Salvator Rosa’s paintings.

Lo scenario era davvero di una bellezza inimmaginabile.
…le varie forme delle rocce scoscese che delimitano in spiaggia, sulla quale c’era solo un tortuoso sentiero accidentato verso Lerici e niente dall’altra parte; il mare senza maree che non lasciava né sabbia né ciottoli,  formavano uno scenario come se ne vedono nei dipinti di Salvator Rosa.

Lerici da San Terenzo

Lerici da San Terenzo

E poi l’onda e gli ulivi che si muovono al vento, eppure Mary non è felice in questo luogo da sogno, la attanaglia un fragile stato di salute che la costringe spesso a letto e Mary perderà anche il bambino che porta in grembo.
Gli abitanti di San Terenzo suscitano una strana curiosità in lei, Mary li trova selvatici e non riesce a entrare in sintonia con loro: le donne, scrive l’autrice, di sera giocano sulla spiaggia danzando fra le onde, gli uomini se ne stanno appoggiati alle rocce e cantano a voce alta.
Malgrado la bellezza del luogo San Terenzo non è il posto per Mary, quel paese quasi selvaggio suscita in lei una sorta di inquietudine, si sente felice solo quando può uscire in barca con il marito.
Allora posa la testa sulle ginocchia del suo Percy e si lascia cullare dal mare e dal suono  del vento.

San Terenzo (7)

Il poeta bello e irrequieto invece ama il mare e le sue suggestioni, a San Terenzo vive in una sorta di stato di grazia, fa diverse escursioni in barca e  quando è a bordo ha con sé i suoi fogli e compone alcune sue poesie mentre si fa cullare dalle onde.
E lui che ama così tanto il mare ha avuto sinistre premonizioni sul suo destino, quel mare diverrà il suo nemico infido.

San  Terenzo
Durante quella permanenza nel piccolo paesino della Liguria il poeta ribelle trova una sorta di dimensione ideale, la natura diviene il suo elemento.
E l’amore ha un volto e le fattezze dolci di Jane Williams, a lei Percy dona una chitarra, a lei dedica alcuni suoi versi, With a guitar, to Jane, con lei fa lunghe passeggiate nello splendore del verde di San Terenzo.

San Terenzo (4)

Lapide apposta su Villa Magni

A lovely house closed by the sea-side surrounded by the soft and sublime scenery of the bay of Lerici.
Una bella casa vicina al mare, circondata dal dolce e sublime scenario della baia di Lerici.

E lì, in questo tratto di Liguria, Shelley regala al mondo i suoi  Lines Written in the bay of Lerici, dal quale sono tratti questi versi:

And the scent of winged flowers,
And the coolness of the hours
Of dew, and sweet warmth left by day,
Were scatter’d o’er the twinkling bay.

E il profumo dei fiori alati
e la freschezza delle ore
della rugiada e il dolce calore lasciato dal giorno
erano sparsi sulla fulgida baia.

San Terenzo (10)

C’è un destino che lo attende, Percy Bisshe Shelley gli andrà incontro solcando quel mare.
Il primo luglio il poeta a bordo dell’Ariel con i suoi amici prende il largo in direzione di Livorno, ripartirà da questa città il giorno 8 di Luglio.
E Mary è là a Villa Magni e aspetta il suo ritorno.

San Terenzo (3)
Il mare impetuoso rovescia l’imbarcazione, i flutti sommergono le membra giovani di Percy Bisshe Shelley e con esse il suo genio inquieto.
Mary scrive di questa attesa angosciosa che ebbe fine dieci giorni dopo quando il mare restituì il corpo di Shelley e il poeta venne rinvenuto sulla spiaggia di Viareggio.

San Terenzo (8)
E ancora Mary scrive che le leggi dell’epoca, per timore di epidemie, non le consentirono di entrare  in possesso del corpo di lui, Shelley venne sepolto per alcuni giorni nella sabbia e in seguito il suo corpo fu arso su una pira.
A dare l’estremo addio a Shelley c’erano gli amici Hunt, Trelawny e Byron.
Le fiamme si alzarono alte verso il cielo, bruciarono l’incenso, il vino e l’olio versati sulla pira e resero all’aria i resti di uno spirito libero, il cuore di Shelley fu raccolto dalle mani amorevoli di Trelawny, riposto in un cofanetto e consegnato a Mary, così come le ceneri del poeta, si narra che Mary abbia tenuto sempre con sé il cuore di Percy.
Termina così, tragicamente, il soggiorno ligure degli Shelley, Mary lascerà Villa Magni e partirà con Byron alla volta di Genova.

San Terenzo (9)

Scrivono i biografi che molti anni dopo, alla morte di Mary, il cuore di Shelley venne ritrovato nella  scrivania di lei quasi ridotto in polvere tra le pagine di una copia del poema di Percy, Adonais.
Shelley fu sepolto nel cimitero Acattolico di Roma, vicino al suo amico John Keats.
La barca che lo condusse fra i flutti portava il nome di Ariel, creatura shakespeariana di The Tempest e sono di Ariel le parole incise sulla tomba di Percy Bisshe Shelley, il genio ribelle sommerso dalle onde l’8 luglio 1822.

Nothing of him that doth fade
But doth suffer a sea change
Into something rich and strange.

Niente di lui si dissolve
ma subisce una metamorfosi marina
per divenire qualcosa di ricco e strano.

San Terenzo (6)

L’incanto senza fine della baia di Lerici

Vi porto in riva al mare, fuori stagione.
E l’estate doveva ancora arrivare quando sono stata a Lerici, era un giorno di primavera.
Vi porto in riva al mare, mare di rime e di poesia, mare caro a Byron e Shelley che vissero in queste zone, a Lawrence che pure vi soggiornò.
E così questo scorcio di Liguria prese il nome di Golfo dei Poeti.

Lerici (1)

Era primavera.
E l’onda luccicante lambiva la riva accarezzando la sabbia sottile.

Lerici (2)

Deserta la spiaggia accanto alla quale si trova  la passeggiata.
E per me è più affascinante così il mare, con la danza delle onde e il loro eterno ritorno.

Lerici (3)

Una spiaggia che diresti forse di altri luoghi, in questa nostra regione che strappa lembi di terra al Mediterraneo.
Questa è Lerici, nell’abbraccio del verde che la circonda.

Lerici (4)

Brilla quel mare di poesie e promesse, di sospiri e pensieri.

Lerici (5)

Il mare celeste che si intravede tra gli alberi.

Lerici (6)

E si giunge a Lerici, dominata dal suo Castello che ha una storia molto antica e che certo merita un ulteriore spazio.
Il Castello venne costruito dai Pisani nel XIII secolo e ancora sovrasta le case e il porticciolo di questo splendido paese.

Lerici (7)

Lerici e le sue case alte che narrano delle sua appartenenza a questa terra, un tratto distintivo che è una parola: Liguria.

Lerici (8)

Era primavera ma d’improvviso ho creduto di essere in estate.
Tanta gente, le giostre, gli innamorati seduti sul muretto, i turisti seduti ai tavolini dei bar, le coppe di gelato con la frutta fresca, le maniche corte e il sole in faccia.
E Lerici con la sua eleganza retrò.

Lerici (9)
Una domenica d’aprile, ancora doveva giungere il solleone.
E’ così la Liguria, ti regala giornate d’estate quando la stagione del mare è ancora lontana.

Lerici (9a)

Una bella piazza che è un’armonia di colori.

Lerici (10)

E il campanile, il cielo azzurro, le palme.

Lerici (11)

E certo qui si trascorrono incantevoli vacanze.
E qui è bello tornare.
Nel Golfo dei poeti, tra parole ed emozioni.

Lerici (12)

Attesa.
Le barche si cullano leggere, verrà il momento della partenza.

Lerici (13)

E qui è bello tornare, in questa regione impervia, la Liguria in salita delle creuze e dei cieli accecanti.
La Liguria del pesce appena pescato, del Vino delle Cinque Terre, del sole che brucia.
Del tono di voce un po’ sommesso, dei sorrisi mai troppo generosi, diciamolo.
E poi abbiamo una terra così, con le strade inondate di luce.

Lerici (14)

Liguria di case di pescatori, ormai hanno ben altro valore, certo.
Liguria di rosa e di caruggi.

Lerici (15)

Caruggi.
E da questa sola foto forse sarebbe difficile riconoscere Lerici, a meno che non la conosciate bene.
Ma quest’unica immagine vi racconta dove vi trovate.
E Liguria di caruggi.

Lerici (16)

E di scale e di sedie di metallo rosso.

Lerici (17)

Le ripide prospettive di Liguria, in salita.

Lerici (18)

E luce calda sulle case di biscotto.

Lerici (19)

Sinuosi, stretti, alti caruggi di Liguria.
Ovunque siano, questo panorama per me è casa.

Lerici (20)

E se alzi lo sguardo, per le vie di Lerici, anche qui i palazzi sono uniti dagli archetti.

Lerici (21)

Attraverso ogni vicolo, cammino da un caruggio all’altro.

Lerici (22)

E alzo lo sguardo a cercare il cielo, lassù, tra le case così vicine.
E io sono abituata a cercarlo così, dove appena lo si intravede.

Lerici (23)

E so anche che là fuori, poco distante, c’è il mare e  quella spiaggia di sabbia fine e delicata.

Lerici (24)

Nugoli di antiche case che si affacciano sul porticciolo, reti da pesca e gozzi, nella baia amata dai poeti inglesi.

Lerici (25)

Sabbia umida e gabbiani che sono i signori del litorale, la spiaggia è tutta loro in questa giornata limpida.

Lerici (26)

E ancora si sale, su per la mattonata.

Lerici (27)

E la vita cresce in posti impensati.

Lerici (28)

Si passa sotto agli archi tinti del color dei girasoli.
Colori d’estate e di riviera.

Lerici (29)

In salita, su per la creuza, con i vasi allineati uno accanto all’altro e addossati al muro.

Lerici (30)

Salite di ulivi e di scorci di costa che si intravedono tra le belle abitazioni di Lerici.

Lerici (31)

Salite, muretti, gatti e ancora salite di Liguria.
E mare, profumo di sale e sassi.
E voci allegre di bambini che salgono accanto a me.

Lerici (32)

E ancora, giare colme di piante grasse e rigogliose.

Lerici (33)

E poi ancora salita.
E come spesso accade in Liguria si cerca il mare tra le case.
Dov’è il mare?
Oltre i muri, le finestre, i vetri i pensieri.

Lerici (34)

E infine lo sguardo incontra la collina verde e le case dolcemente posate su quel pendio.

Lerici (35)

E ci si trova ai piedi del castello maestoso che tutto predomina.

Lerici (36)

E ancora oltre a pochi passi, lo sguardo trova l’azzurro immenso e l’orizzonte.
E la memoria trova certe parole, sono i versi che Percy Bisshe Shelley scrisse nel 1822.
Lines written in the Bay of Lerici, così lui la vide, così ancora noi guardiamo quel mare.

I sat and saw the vessels glide
Over the ocean bright and wide,
Like spirit-winged chariots sent
O’er some serenest element

Mi sedetti e vidi le navi
scivolare sul mare luminoso e vasto,
come carri di spiriti inviati
sopra il più sereno elemento

Lerici (37)
Il mare grande e infinito che ispira ai poeti versi struggenti.
Il mare che ti si apre davanti agli occhi quando ti affacci dal belvedere e guardi verso quel braccio di costa l’azzurro disseminato di bianchi scafi.

Lerici (38)

E poi si ridiscende, verso il paese, verso altre scale.

Lerici (39)

Verso il porticciolo e i pontili, verso le acque calme di un giorno di aprile.

Lerici (40)

E qualcuno parte, con le reti a bordo per una pesca che sarà fruttuosa, in questo mare ricco e generoso.

Lerici (41)
E l’onda batte gentile sulla sabbia chiara, nel suo continuo fluire.
E risuona dolce il suo rumore, nell’incanto senza fine della baia di Lerici.

Lerici (42)

Dell’amore

Scrivo dell’amore.
E in verità forse non bastano le parole che conosco.
Che cos’è l’amore?
Le parole sono già nelle poesie, nei romanzi, le parole sono una dolce musica ed un richiamo.
E spiegano certe nostre inclinazioni, spiegano la nostra vita.

Who loves believes the impossible.

 Chi ama crede all’impossibile.
(Elizabeth Barrett Browning – Aurora Leight)

L’amore raggiunge attraverso strade sconosciute, a volte davvero neppure si sa come vi si è giunti.
Ci si trova in un luogo, dentro a un’emozione che riconosciamo come nostra, dentro a un battito che sovrasta ogni altro suono.
E quella cosa lì, secondo me, è l’amore.

All love is sweet, given or returned.
Common as light is love, and its familiar voice wearies not ever.

Tutto l’amore è dolce, dato o restituito.
Comune come la luce è l’amore e sua voce familiare non stanca mai.
(Percy Bisshe Shelley – Prometheus Unbound )

L’amore tocca certi nostri abissi, certe profondità che non sapremmo spiegare.
L’amore esce dai confini della razionalità, guarda con occhi velati di illusione, a volte l’oggetto dell’amore è trasfigurato dal nostro sentire.
Arduo descrivere, narrare e spiegare certe emozioni, lo fanno altri per noi, usando le parole che vorremmo saper dire.

If thou remeber’rest not the slightest folly
That ever love did make thee run into,
Thou hast not loved.

Se non ricordi la minima follia
In cui amore ti fece incorrere,
tu non hai mai amato.
(William Shakespeare – As you like it)

La misura dell’amore non è il tempo, la sua misura è l’infinito.
E’ il sempre, l’eterno, l’assenza del limite.
E qui risiede la nostra emozione, il desiderio e sentimento.

Love, all alike, no season knowes, nor clyme,
Nor houres, dayes, months, which are the rags of time.

L’amore, sempre uguale, non conosce stagione o clima,
Né ora, giorni, mesi che sono i brandelli del tempo.
( John Donne – The sunne rising)

Amare, camminare su un filo, con il rischio di cadere a causa del vento che sconquassa il nostro animo e che fa perdere l’equilibrio.
Puoi precipitare, perdere e dovrai rialzarti, ancora.
E non smetterai di amare.

‘Tis better to have loved and lost
Than never to have loved at all.

E’ meglio aver amato e perso
Piuttosto che non aver amato affatto.
(Lord Tennyson – In Memoriam A.H.H.)

E ancora cercherai altre parole.
L’amore non è una definizione, una frase, una parola sola.
E’ una musica d’orchestra nella quale non sai distinguere tutti gli strumenti che insieme creano quell’armonia.
Ha bisogno di aria, di spazio infinito, di quella assenza di confini che è l’essenza dell’amore stesso.
Ha bisogno di esistere, al di là della ragione.

Love is not love
which alters when it alteration finds,
or bends with the remover to remove.
O no, it is a never-fixed mark
that looks on tempest and is never shaken.

 Amore non è amore
se muta quando trova un mutamento,
o se è pronto a recedere quando l’altro si allontana,
O no, è un faro sempre fisso
che sovrasta la tempesta senza esserne mai scosso.
(William Shakespeare – Sonetto CXVI)

Porto Venere, l’incantevole quiete del Golfo dei Poeti

Un porto dedicato a Venere nata dalla spuma bianca del mare.
E in altre epoche qui c’era un tempio intitolato alla venusta dea, in questo antico borgo che è un’oasi di bellezza incastonata in uno dei punti più scenografici del Golfo dei Poeti, nell’estremo levante della Liguria, in provincia di La Spezia.
Porto Venere, amata dagli inglesi, in questo Golfo che ospitò George Byron e Percy Bisshe Shelley.
Un’incantevole quiete, una località dichiarata Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco.

Porto Venere

Una giornata di primavera, da principio il cielo era quasi velato di bianco ma con il passare delle ore si è fatto sempre più caldo.
E allora via le giacche pesanti, alcuni addirittura erano in maniche corte.
Vi accoglie così Porto Venere, con i suoi gozzi che si dondolano sull’acqua.

Porto Venere (3)

Con le sue case altissime tipiche di questa terra.
Benvenuto sole, sulle facciate illuminate dai tuoi raggi.

Porto Venere (2)

Un antico borgo, con le sue mura e la porta che ci riconduce al suo passato.

Porto Venere (4)

Colonia Ianuensis, anno 1113, così recita l’iscrizione su quelle antiche pietre.

Porto Venere (5)

E allora oggi si passeggia davanti a queste case, in questo luogo che già esisteva al tempo dei feudi e dei cavalieri.

Porto Venere (6)

Un’incantevole quiete.

Porto Venere (7)

I gozzi tirati a riva, in attesa di partire per la loro meta.
Ma qual è la mia destinazione?

Porto Venere (14)

Si cammina lenti, senza alcuna fretta, sotto il caldo cielo d’aprile.

Porto Venere (8)

Si guarda verso il cielo, in verticale, verso quello spazio rubato all’azzurro che le case di Liguria carpiscono all’infinito.

Porto Venere (9)

Verso scale e passaggi, verso persiane che si spalancano sul Golfo.

Porto Venere (10)

Verso i terrazzini, verso il celeste e il giallo delle facciate.

Porto Venere (11)

Verso i fiori che sbocciano dalle giare.

Porto Venere (13)

E verso altri gozzi sistemati sotto le finestre, cose che accadono in riviera.

Porto Venere (12)

Verso i panni stesi che si agitano spinti dal vento.

Porto Venere (15)

Batte l’onda sulla punta dell’Isola Palmaria che è proprio di fronte a Porto Venere, i gabbiani sorvolano la scogliera, salgono in alto e poi si buttano giù, in picchiata.

Porto Venere (16)

Tintinnano le conchiglie.
Benvenuta stagione del mare, del gelato e dei tramonti tiepidi.

Conchiglie

Spruzza l’effervescente spuma del mare contro le rocce.

Porto Venere (18)

E si affronta una scala.
Quanti gradini ci saranno in Liguria?
Qualcuno li avrà mai contati?

Porto Venere (19)

E poi si giunge qui.
E questo è un punto che offre panorami mozzafiato.

Porto Venere (20)

E si sale, verso la chiesa di San Pietro.

Porto Venere (21)

E ancora lo sguardo cerca l’orizzonte, la costa e l’isola Palmaria.

Porto Venere (22)

Oppure incontra il cielo e il campanile che svetta.

Porto Venere (23)

Pietre del passato e del tempo antico di Porto Venere.

Porto Venere (25)

Terra di poeti, cantata da Giovanni Petrarca, come ricorda questa targa che riporta le sue parole.

Porto Venere (26)

E quando sei quassù ti chiedi quante maniere esistano di guardare il mare.
Il mare che ha la potenza e l’immensità dell’infinito.

Porto Venere Mare (2)

Incantevole quiete, al di là e oltre, qui e adesso.

Porto Venere Mare (3)

L’onda che rugge, si frange, si disfa e si dissolve.

Porto Venere Mare (4)

Un quadro che ha una sua cornice.

Porto Venere Mare (5)

E poi ancora, Porto Venere, un caruggio: non sappiamo stare senza, siamo liguri!

Porto Venere (24)

E ancora quei colori, quella curva perfetta.

Porto Venere (30)

E scale.
Quanti gradini ci saranno in Liguria?
Qualcuno li avrà mai contati?

Porto Venere (28)

E poi gelaterie e trattorie, tavolini all’aperto dove sedersi e godersi la pace.

Porto Venere (27)

E botteghe e negozietti che vendono artigianato e prodotti tipici.
Un fioraio che è un’esplosione di colori.

Porto Venere (29)

Guardate i portali e le lapidi sopra di essi.

Portale  (2)

E’ la storia antica di questo borgo, con i suoi vetusti simboli.

Portale  (3)

E tutto è  curato e restaurato con attenzione.

Portale

Porto di una dea e porto dei poeti, amato e decantato da Eugenio Montale.

Montale

Scende dolcemente la strada, nell’incantevole quiete del Golfo dei Poeti.

Porto Venere (31)

Grazie agli amici con i quali ho condiviso questa bellissima giornata, Fabio e Farmacia Serra, siete davvero una splendida compagnia!
E lo sguardo si volge verso il borgo, tornerò a parlarvi di questo luogo, ho ancora molto da mostrarvi.

Porto Venere (32)

E ci si allontana, una nuvola bianca sovrasta l’orizzonte, le vele si muovono piano.
E il mare brilla, nell’incantevole quiete del Golfo dei Poeti.

Porto Venere (34)