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Posts Tagged ‘Pescatori’

Era ancora il tempo delle giacche a vento.
E del cielo incerto, delle nuvole vagabonde nell’azzurro, delle gocce di pioggia improvvise.
E c’erano i visitatori del weekend, le spiagge erano già pronte ad accogliere i bagnanti.
C’erano i tavolini in riva al mare, le biciclette, le cannucce colorate, i gelati, il preludio della stagione del sole.
E c’era il vento che gonfiava le vele, una scia di spuma bianca ed evanescente.
E quell’attesa.
Il silenzio, l’amicizia, una passione comune.
C’erano loro, i pescatori, con le loro lenze danzanti sull’acqua.
E ci saranno ancora, sugli scogli di Varazze, nel tempo caldo d’estate.

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La pazienza dei pescatori forse non si può imparare, è una dote che risiede nell’animo di alcuni, è una virtù che appartiene a coloro che sanno parlare alla vastità del mare.
Quella loro pazienza è inesplicabile, per noi complessa come le reti adagiate a terra in attesa di essere gettate tra le onde.

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Certi pescatori attendono il momento perfetto per sfiorare l’acqua.
Osservano, silenziosi e attenti.

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Altri restano davanti al mare, aspettano di prendere il largo mentre la luce accarezza l’orizzonte.

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I pescatori conoscono un ritmo lento, lo scandisce il frangersi dell’onda contro gli scogli, lo accompagna il canto dei gabbiani verso sera.
E sono solitari certi pescatori, reggono la canna, seguono i movimenti della loro lenza.
Attendono, senza alcuna fretta.

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A volte, li vedi in lontananza, i pescatori.
Sul molo, ognuno ha la sua sfida da affrontare.
Certi restano ad osservarli, apparentemente per vedere se la pesca sarà fruttuosa in realtà forse cercano soltanto di carpire il segreto della pazienza dei pescatori.

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Segreto nascosto e impenetrabile, ha tutti i colori di una passione e tutte le sfumature della vita vera.

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Come se attorno non ci fosse nulla, come se il tempo non avesse importanza.
Quiete e calma, la lenta precisione di un gesto sapiente e antico.
E infinita pazienza, la pazienza bella del pescatore.

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Camminò a lungo sopra a quei sassi tondeggianti non sapeva mantenere l’equilibrio e questa, in qualche modo, era per lei una sensazione inebriante.
– Attenta, Aurora, non farti male!
Quelle parole le risuonavano spesso nella testa, quante volte gliele avevano ripetute!

Sassi
Aurora Millicent Fairfax era stata una bambina cagionevole, certi inverni della sua infanzia li aveva trascorsi osservando il mondo da una finestra, nella sua casa a graticcio, nella pacifica Saint Albans.
Figlia unica, protetta come un fiore raro, era stata una bimbetta docile e paziente ed era poi divenuta una fanciulla fragile, ad ogni infreddatura e ad ogni debole colpo di tosse la mamma e le zie si mettevano a snocciolare speranzose preghiere al Padre Eterno affinché proteggesse la loro delicata creatura.
Il medico aveva suggerito per Aurora un soggiorno in un luogo dal clima tiepido e salubre, così la famiglia lasciò l’Inghilterra per stabilirsi in un’incantevole villa in Albaro.

SanFrancesco d'Albaro

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Giorno dopo giorno, come per una sorta di miracolo, Aurora era come rifiorita: sulla sua pelle diafana erano sbocciate minuscole e chiare efelidi, il suo respiro non era più affannato.
La signorina inglese conduceva un’esistenza quieta, Aurora suonava il mandolino e amava i libri, ne aveva un baule pieno e li trattava con il riguardo che si conviene, a volte tra quelle pagine deponeva piccoli fiori.

Mandolino

Prediligeva i romanzi di Jane Austen, le cupe atmosfere di Dickens e i versi di Keats: in quei volumi trovava mondi che non aveva mai veduto, viveva amori che non aveva nemmeno mai osato sognare.
La sua vita tranquilla all’improvviso subì un inatteso terremoto: senza dir nulla a nessuno, in certe luminose mattine apriva il cancello del giardino e si allontanava dalla villa.
Si comprenderà che i genitori di lei si dimostrarono da subito molto apprensivi al riguardo: Aurora dava risposte evasive, li rassicurava dicendo che andava a leggere davanti al mare e loro, per quanto preoccupati, decisero di non porle ostacoli.
La loro figliola in fondo era stata sincera, qualcuno disse poi che l’avevano vista intenta nella lettura, proprio là, dove le onde si frangono contro gli scogli.
Era certamente lei, Aurora Millicent Fairfax con il suo cappellino e i guanti scuri, l’abito celeste e gli stivaletti con i bottoncini.

Via San Giuliano

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Non era soltanto il canto della risacca a condurla in quel luogo, Aurora aspettava i pescatori.
Uno di loro, senza alcuna malizia, aveva suscitato la sua attenzione, la ragazza aveva anche vagamente intuito il nome di lui: il giovane si chiamava Taddeo e parlava una strana lingua cantilenante, un dialetto per lei incomprensibile.
Taddeo non sapeva nulla della Regina Vittoria o di William Shakespeare, lui era un uomo di mare, non conosceva una parola di inglese e certo non era mai stato a Londra, penso lei mentre da sotto il suo cappello lo osservava.
Taddeo aveva la pelle riarsa dal sole, il viso scuro come l’ebano, portava sulla testa un buffo berrettino e teneva i calzoni arrotolati.
Taddeo stava a piedi nudi nell’acqua, la signorina inglese non aveva mai avuto l’ardire di fare altrettanto!

Pescatori allo Strega

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Anche lui la notò, così dolce ed eterea Aurora non passava certo inosservata.
Furono diversi e ripetuti quegli incontri fugaci e silenziosi, ogni volta lui la omaggiava con dei piccoli doni che risvegliavano la meraviglia di lei.
Un pugno di sassolini colorati, conchiglie maestose che Aurora non aveva mai veduto prima.

Conchiglie

Un giorno Taddeo mise ai suoi piedi una stella marina rossa come il sangue, Aurora abbassò il suo libro e accennò un timido sorriso mentre la creatura degli abissi riguadagnò lentamente la via del mare.

Mare (3)

Dissero che l’avevano veduta spesso, proprio nel punto dove la strada compie una curva.
Gli amici di Taddeo giurarono di non saperne nulla, solo un certo Martino, con il fare di chi custodisce un prezioso segreto, svelò alcuni particolari che lasciarono attoniti i signori Fairfax.
Disse che un giorno aveva sentito la voce di lei, gioiosa e soave, non riusciva a smettere di ridere mentre cercava di pronunciare alcune parole in dialetto, era goffa e incerta in quei suoi buffi tentativi.
Aurora stava seduta sui sassi e Taddeo era in ginocchio, di fronte a lei.
E poi, d’un tratto, la signorina inglese si era tolta gli stivaletti e tenendo sollevati i lembi dell’abito aveva camminato nell’acqua mentre la spuma del mare accarezzava le sue caviglie.
Taddeo le era rimasto accanto come un angelo custode.

Mare (2)

E questo era tutto, da quel giorno Aurora Millicent Fairfax era scomparsa nel nulla e anche di Taddeo non c’era più traccia.
I signori Fairfax attesero la figlia per lungo tempo e tornarono spesso in quel luogo dove lei era solita fermarsi.
I libri di lei furono riposti nel baule, le corde del mandolino non suonarono più, rimase impressa nella memoria di loro il viso dolce di quella figlia tanto amata e protetta come un fiore raro.
– Attenta, Aurora, non farti male!
Le sentiva ancora quelle parole, erano indelebilmente impresse nella sua mente.
Taddeo le diede la mano e restarono lì, sulla scogliera, mentre l’orizzonte si tingeva di oro.

Mare

**********

Ogni persona è un romanzo, a volte non puoi leggere certe storie ma puoi giocare con la tua fantasia.
E allora osserva bene: vedrai un giovane uomo, è un pescatore di nome Taddeo, accanto a lui c’è una fanciulla dalla pelle chiara, è la signorina Aurora Millicent Fairfax, l’ultima volta l’hanno vista là, seduta davanti al mare.

Via San Giuliano (2)

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

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Al tramonto c’è un istante che diviene solo tuo.
Appartiene a te, soltanto a te.
Tuo il bagliore sull’acqua, tuo il canto eterno dell’onda, tuoi i pensieri che seguono quella musica.
Taci e ascolti.

Tramonto (1)

E i pescatori sperano che loro attesa li ricompensi con generosità.

Tramonto (2)

Chini verso il mare il mare dorato, i pescatori non conoscono impazienza e sanno ascoltare la voce del mare.

Tramonto (3)

Al tramonto c’è un istante per ognuno.
E tu sei lontano, eppure ti pare di udire le voci di quegli uomini, c’è un istante in cui anche tu sei lì, con loro.

Tramonto (4)

E poi c’è quell’istante in cui tu, anche tu, sorpassi quel riflesso di luce.
Verso la tua meta, come quella barca.

Tramonto (5)

Al tramonto c’è un istante per tutti e in quell’instante ci sono tutti.
Gli innamorati che si stringono, il bambino seduto sullo scoglio, quei pescatori, la ragazza che si è tolta la giacca perché fa caldo, il giovane uomo che scatta una fotografia.
E c’è il sole luminoso sull’orizzonte, al tramonto, a Camogli.

Tramonto (6)

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Un diario è prezioso per tante ragioni, vi si raccolgono memorie personali da destinare ai posteri e se si ha sensibilità e intelligenza si tramanda anche lo specchio di una società.
Le righe che seguono sono state scritte da Francesco Dufour, uomo dalla rara capacità di narrare la sua epoca e le relative usanze, senza tralasciare anche i più sfortunati e coloro che ebbero in sorte di affrontare vite faticose.
Da questo diario ho tratto diversi articoli, ho deciso pertanto di includere queste pagine in una categoria dedicata dal titolo Un diario genovese del passato, qui troverete solo le memorie di Francesco Dufour.
E vi lascio con le sue parole e con il suo sguardo rivolto verso Genova e la sua gente.

Il popolo era poverissimo, i lavoratori per campare dovevano lavorare da una luce all’altra.
I pescatori di Cornigliano erano rinomati per il loro coraggio, tutti i giorni dovevano guadagnare qualche cosa perciò varavano i gozzi con qualunque tempo poi remavano al largo fino ai “campanii in scia Lanterna”.

lanterna3[1]

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

 Volevano dire che andavano tanto al largo da traguardare la Lanterna con i campanili della Basilica di Carignano, questo corrispondeva ad alcuni chilometri dalla riva.
Il Gustin di Sestri diceva: “i pesci basta per frize” , cioè la pesca per mangiare un giorno.

Reti
A Cornigliano i “manenti” tutto il giorno lavoravano nella villa (nel senso genovese, cioè gli orti).
Quando non ci si vedeva più andavano a mangiare un boccone e a dormire per poche ore, alla prima luce partivano con il carro per andare a Genova in Piazza della Nunziata dove c’era un mercato.

Piazza della Nunziata

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Coltivavano soprattutto primizie, cioè carciofi e asparagi.
Le serre erano irrigate dall’acqua che veniva estratta dal sottosuolo mediante una noria, un bindolo tirato in tondo da un cavallo.
Tutti i poveri erano ridotti dalle privazioni ad avere la salute malferma, quasi tutti erano tisici.
Si pensi che allora le malattie infantili erano in gran parte mortali, pochi bambini arrivavano al settimo anno di vita.
Allora non c’erano le pillole, il medico prescriveva tanti grammi di calomelano o di chinino e il farmacista faceva i pacchetti o i cachet.
Papà aveva una bilancia di precisione e faceva lui stesso le dosi.

Farmacia Sant'Anna (15)

Antica bilancia della Farmacia Sant’Anna

Allora la miseria era tanta e se si aveva bisogno di fare una commissione o portare un peso si trovava sempre per strada un ragazzo o un poveretto contento di guadagnare qualche lira.
Era in voga una curiosa industria, i poveri si inginocchiavano con fare molto contrito dinanzi alle cassette delle elemosine nelle chiese poi, con una bacchetta sporca di vischio, tiravano fuori qualche monetina.
Era molto in voga rubare il portafoglio sul tram e preferito era il tram 27 che andava da Principe a De Ferrari, attraverso le piccole gallerie che c’erano ancora.
C’era una categoria di persone, i poveri, i quali vivevano praticamente di elemosina; ce n’erano parecchi davanti ad ogni chiesa e molte madri con bambini piangenti in collo.
Tanti poveri venivano a bussare alla porta di casa, continuamente si sentiva dire: “Signora, c’è un povero“.
Nelle scale della nostra casa in Via Balbi c’era sempre una folla che aspettava lo zio, naturalmente c’erano molte “casane” abituali (casane in genovese significa clienti o avventori).
A qualche povero si dava una scodella di minestra che si metteva sulla finestra del ballatoio; una volta un tale la lasciò, era la fine di un’epoca.

Via Balbi

Cartolina apppartenente alla Collezione di Stefano Finauri

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E viene la stagione della luce e delle sere chiare.
Tempo di abiti leggeri, maniche corte e pattini a rotelle sul lungomare.
Ti metterai a sedere sui sassi.
Aspetta.
Aspetta.
E sarà più lunga la tua attesa, nella stagione della sere chiare.
E poi piano piano la luce diverrà più fioca.
Aspetta.
Guarda verso il molo, guarda il cielo che si tinge di oro.
In certi luoghi, in qualunque tempo, sentirai una voce sola.
Sempre.

All’ombra dell’ultimo sole s’era assopito un pescatore e aveva un solco lungo il viso come una specie di sorriso.

Fabrizio De André, Il Pescatore

Camogli

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I pescatori di Genova li trovate là, al Mercato del Pesce in Darsena, a due passi dal Galata Museo del Mare.
E con il nuovo anno è in arrivo un’interessante novità, Street Fish, il mercato ittico del Porto Antico offrirà anche un servizio di ristoro.
Questa è un’iniziativa di Coldiretti, Campagna Amica e UeCoop, il venerdì sera e sabato all’ora di pranzo qui potrete gustare genuine bontà.

Street fish (2)

Sono stata invitata alla presentazione di Street Fish e così posso raccontarvi le delizie che verranno servite nello spazio del Mercato del Pesce.
E la cornice è questa, tanto familiare sia ai turisti che ai genovesi.

Street fish (3)

Scendono tra le onde del mare le reti adagiate a terra a Calata Vignoso.

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E loro, i pescatori, hanno sorrisi belli e aperti, sono allegri, gioviali e particolarmente accoglienti.

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Dondolano le barche che portano il pesce sulle tavole dei genovesi.

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E certo, non sempre alla Darsena troverete i pescatori, spesso sono fuori a fare il loro mestiere.
E comunque c’è il cartello: stiamo pescando per voi!

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Se volete comprare il pesce da cucinare nelle vostre case sappiate che circa alle 9.30 rientrano le barche con le reti da posta, alle 14.30 è la volta di quelle con le reti a strascico.
E da marzo a novembre alle 8 del mattino in Darsena ci sono già le acciughe fresche appena pescate.

Street fish
Con queste barche che non mi stanco mai di ammirare, la terza di questa foto si chiama Alga e appartiene a Roberto.

Street fish (8)

A Street Fish i visitatori potranno gustare i sapori della terra e del mare, questo è il basilico di Liguria che ha il suo profumo solo nella nostra regione, portalo lontano da qui e perderà tutta le sue caratteristiche.

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Limoni, peperoncino rosso e vino bianco, c’è tutto ciò che occorre per preparare un buon pranzo!

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Uno dei pescatori mostra un contenitore con i carciofi tagliati.
Ah no, scusate, a Genova si dice articiocche, segnatevelo!

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I pentoloni sono pronti.

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Si ride, si chiacchiera, si prepara il cibo in allegria.
La buona cucina è proprio questo, comunione e convivialità.

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Come prima cosa ci viene offerta una degustazione di olio extravergine di oliva ligure, c’è l’olio della Riviera di Ponente che nasce dalla spremitura di olive taggiasche e quello della Riviera di Levante, di quest’ultimo ho appreso che ne esistono due tipologie, uno nasce dall’oliva Lavagnina e l’altro dalla pignola, un’oliva selvatica e rustica delle zone di Genova e Portofino.

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Io resto fedele all’olio delle zone di Imperia, è da sempre il mio preferito.

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I sapori della terra e del mare, era presente lo chef Corazza che armato di mortaio d’ordinanza ha preparato il pesto per tutti noi.

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Il condimento più tipico di Liguria e il profumo del basilico che si spande nell’aria, davanti al mare di Genova.

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Fare il pesto è una vera arte, una sorta di cerimonia alla quale assisto sempre volentieri.

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Ed ecco la palamita cruda che verrà preparata in una maniera speciale.Street fish (19)

Si tratta di una tartare  servita come antipasto e  accompagnata con verdure fresche, il mare sposa la terra nei piatti della Liguria.

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Si cucina, si lavora e si prepara un saporito secondo.

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E intanto vengono servite fumanti trofie al pesto.

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Cosa ci attende dopo? Guardate un po’ qua, direi che è semplice da immaginare.

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E sull’acqua si posano certi visitatori, giurerei che parteciperebbero molto volentieri al nostro banchetto!

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A noi fortunati verrà proposta una deliziosa frittura e naturalmente non posso far altro che seguirne la splendida preparazione.

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E ci sono anche gamberi e triglie, pesce a volontà per tutti!

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Colui che è intento a infarinare con sapienza le nostre trigliette chiacchiera con noi e cita un celebre detto: chi dorme non piglia pesci!
Eh, in effetti i pescatori appartengono a una categoria piuttosto mattiniera!

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Il pesce è pronto per essere fritto e presto lo sentiremo sfrigolare nell’olio bollente.

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Eccolo qua, sulla carta, una visione paradisiaca che non necessita di ulteriori commenti.
Cose buone che si mangiano a Genova, a Street Fish.

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Una frittura di pesce e un buon bianco, davanti al mare.

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Mi appoggio alla ringhiera a guardare i riflessi di quelle barche e il cielo che si rasserena, l’acqua calma e turchese, lì di fronte c’è il Galata Museo del Mare, direi che questo è un posto da tenere in considerazione per una sosta sfiziosa, non sembra anche a voi?

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Cibo genuino e di qualità, Street Fish alla genovese, pesce fresco appena pescato, questo è ciò che troverete al Porto Antico, oltre ai piatti che avete veduto vi saranno anche altri primi e secondi sempre a base di pesce.
E anche qui sono riuscita a scoprire la Superba da nuove prospettive, attraverso il bicchiere colmo di vino di Liguria.

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Ogni nuova iniziativa che esalta e preserva le nostre tradizioni e i nostri sapori è semplicemente preziosa e questa è la mia maniera di dare il benvenuto a Street Fish.
E prezioso è il lavoro dei pescatori, parlando con loro credo di aver capito che lo amino tanto.
Sono quelli che lontani dal mare non sanno starci, i pescatori.
Sono quelli che sanno ascoltare le parole delle onde e le sue storie.
Sono quelli che le raccontano anche a te.

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Se la libertà ha un colore per me non può essere che azzurro.
Di cielo sereno, di sterminati orizzonti e di abissi imprescrutabili.
Azzurro.
Una barca che prenderà il largo.
E poi il vento.
Aria, aria, aria.
Un secchio, corde, un retino da pesca dove cadranno dentro certi pesciolini incauti.
E stivali di gomma, rovesciati e messi ad asciugare.
Cose da pescatori e da spiriti liberi.

Barca

Trova un colore alla libertà, non potrà che essere questo.
L’anelito alla libertà per me è da sempre legato ad una sola immagine, spazio senza confini e luce abbacinante che dona la vita.
Azzurro.
Libertà è un gabbiano che si libra alto, ad ali spiegate, in volo verso il sole.

Gabbiano

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Andando a Levante, verso la spiaggia di Sturla, con le belle case che si affacciano su quelle onde.
E la costa si apre in un abbraccio ad accogliere il mare, in questa terra di pescatori.
Oggi è spiaggia e svago, sole e teli di spugna, il primo gelato della stagione e la prima abbronzatura.

Sturla

Ma qui, a Sturla, sali su per le creuze.

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E guarda, alcune hanno nomi che narrano di una vocazione antica, getta le reti e tirale su ricche di pesci d’argento.

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E poi sali, sali su per la mattonata mentre ti avvolge il profumo salmastro.

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Azzurro di gozzi e azzurro di cielo e di mare.

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E rosso, rosso e salite Liguria, uno scorcio di Genova davvero caratteristico.

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L’attesa, lo steccato e la voce dell’abisso.

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E le case colorate illuminate dal sole.

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Quelle vedute che parlano di Genova e della sua anima marinara.

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E qui, davanti ai sassi, ai gozzi colorati e a poca distanza spiaggia c’è una piccola edicola in pietra, curata e ben tenuta, abbellita dal verde e dalle piante grasse.

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Un tripudio di fiori accesi di tinte vivaci.

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E una lapide con alcune parole tratte da Stella Maris, Ave Maria Zeneize scritta da Piero Bozzo  nella lingua di Genova e accompagnata dalle note di Agostino Dodero, potete ascoltarla qui, nella suggestiva esecuzione di Roberta Alloisio.

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AVE MARIA
DA QUESTO ALTARE
GUARDA SEMPRE
CHI E’ PER MARE

E a vigilare su coloro che affrontano i pericoli del mare è lei, A Madonnin-a di pescoei, la Madonnina dei Pescatori.
E ancora è la canzone dialettale a raccontare una storia popolare e tenera, Madonnin-a di pescoei è una celebre canzone scritta da Costanzo Carbone, qui eseguita dai Trallalero di Genova.
E allora bisogna immaginare il mare in tempesta e le onde che si alzano:

Lazzû un lummin lontan, ne o mà de Sturla
O brilla, o scomparisce, o s’allontann-a

Laggiù un lumino lontano, nel mare di Sturla
Brilla, poi si spegne, s’allontana

E il mare infuria e a un finestra c’è lei, una fanciulla di nome Marianna.
Osserva e prega, chiede a Maria di soccorrere il padre e il suo innamorato, entrambi sono laggiù, in balia della furia del mare.
E lei prega, promette che porterà fiori all’altare di Maria per la grazia ricevuta.
E la madre di Gesù calma la tempesta e da quel giorno Marianna manterrà la sua promessa e porterà sempre boccioli profumati alla Madonna.

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La Madonnina dei Pescatori è un dolce  ricordo del passato.
Ed io ho il testo completo dal quale ho tratto le righe che avete letto in questo post, è uno dei tanti doni preziosi che ho ricevuto dal mio caro amico Vittorio Laura, parente e cultore di Costanzo Carbone.
Vittorio Laura con Maurizio Ferloni e Mauro Balma ha scritto questo libro dedicato a Costanzo Carbone, una lettura interessante per coloro che amano Genova.
E grazie all’amico Vittorio io ho questo libro, alcuni spartiti e  questo testo, Madonnin-a di pescoei.

Costanzo Carbone

E ancora sul muro c’è un’altra lapide dove sono riportate altre parole dell’Ave Maria in genovese.

Sturla (15)

AVE MARIA
CAMPANA CHE SUONI IN MEZZO AL VERDE

CON UNA VOCE SECOLARE TANTO CARA;
IN QUESTA PACE L’ANIMA SI PERDE
E I TUOI RINTOCCHI INVITANO A PREGARE…

Davanti a lei ci sono ceri e fiori, la gente di Sturla ha nel cuore la sua Madonnina e ci sono parole che ricordano questo profondo affetto.

Sturla (16)
O MARIA
I PESCATORI DI STURLA
TI HANNO PORTATO TUTTI UNA PIETRA
ORA TI DIRANNO SEMPRE
UN’AVE MARIA

Davanti al mare dove riposano i gozzi protetti dalla Madonnina dei Pescatori.

Sturla (17)

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Ve lo avevo mostrato nel mese di gennaio.
E in inverno il lago del Brugneto ha altri colori, potete vederlo qui, sono i colori del gelo e del freddo.
In inverno la superficie dell’acqua pare quasi metallica, i rami sono spogli e le pendici delle montagne sono brunite e scure.
E adesso è estate e questa è l’estate sul Lago del Brugneto.

Lago del Brugneto

E l’aria è calda, il cielo terso, il sole batte sulle foglie verdi che vestono gli alberi.

Lago del Brugneto (2)

L’estate sul Lago del Brugneto ha un suono melodioso che posso solo raccontarvi.
Qui, su queste acque, si librano decine e decine di uccellini cinguettanti.
E sono rondini e passeri che compiono infinite evoluzioni nel cielo, salgono su e si buttano gioiosi verso il lago per poi risalire ancora.
E tutto attorno è uno splendido cinguettare, un vero inno alla vita.

Lago del Brugneto (3)

E sarei rimasta sulla diga a guardarli per un tempo infinito.
E che felicità volare lassù!

Rondine

L’estate sul Lago del Brugneto è un bosco rigoglioso e fitto, pullulante di creature.

Lago del Brugneto (4)

Ed è queste acque lucenti e chiare.
E qualcuno si siede sulla riva a prendere il sole.
Tra le montagne, tra gli uccellini che cantano.

Lago del Brugneto (5)

E poi d’un tratto, nell’acqua, un rumore.
Pluf! Che succede? Un pesce!
Guizza fuori e poi si rituffa.
E come già vi dissi in passato al Brugneto si pesca, questo è un posto molto amato dai pescatori.

Pesce (2)

Si fanno delle belle passeggiate, si gode della bellezza del posto.
Si cammina lungo il sentiero, tra gli alberi.
Il Brugneto, riserva idrica della città di Genova, è un bacino artificiale che si inserisce con armonia nel panorama che lo circonda.

Lago del Brugneto (6)

E’ un piccolo angolo di pace, nella quiete del Parco Antola.

Lago del Brugneto (8)

E’ un posto semplicemente bello, perfetto per ritemprarsi dal caldo soffocante della città.
E’ aria pura e cielo azzurro.

Lago del Brugneto (9)

E il sole scende piano e con i suoi raggi illumina le acque calme del lago.
In inverno qui tutto ha un colore diverso e si ammanta di toni d’argento.
Adesso è estate e brilla la luce dorata sul Lago del Brugneto.

Lago del Brugneto (10)

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