Al tramonto

Al tramonto c’è un istante che diviene solo tuo.
Appartiene a te, soltanto a te.
Tuo il bagliore sull’acqua, tuo il canto eterno dell’onda, tuoi i pensieri che seguono quella musica.
Taci e ascolti.

Tramonto (1)

E i pescatori sperano che loro attesa li ricompensi con generosità.

Tramonto (2)

Chini verso il mare il mare dorato, i pescatori non conoscono impazienza e sanno ascoltare la voce del mare.

Tramonto (3)

Al tramonto c’è un istante per ognuno.
E tu sei lontano, eppure ti pare di udire le voci di quegli uomini, c’è un istante in cui anche tu sei lì, con loro.

Tramonto (4)

E poi c’è quell’istante in cui tu, anche tu, sorpassi quel riflesso di luce.
Verso la tua meta, come quella barca.

Tramonto (5)

Al tramonto c’è un istante per tutti e in quell’instante ci sono tutti.
Gli innamorati che si stringono, il bambino seduto sullo scoglio, quei pescatori, la ragazza che si è tolta la giacca perché fa caldo, il giovane uomo che scatta una fotografia.
E c’è il sole luminoso sull’orizzonte, al tramonto, a Camogli.

Tramonto (6)

Da un diario genovese del passato: le fatiche del popolo

Un diario è prezioso per tante ragioni, vi si raccolgono memorie personali da destinare ai posteri e se si ha sensibilità e intelligenza si tramanda anche lo specchio di una società.
Le righe che seguono sono state scritte da Francesco Dufour, uomo dalla rara capacità di narrare la sua epoca e le relative usanze, senza tralasciare anche i più sfortunati e coloro che ebbero in sorte di affrontare vite faticose.
Da questo diario ho tratto diversi articoli, ho deciso pertanto di includere queste pagine in una categoria dedicata dal titolo Un diario genovese del passato, qui troverete solo le memorie di Francesco Dufour.
E vi lascio con le sue parole e con il suo sguardo rivolto verso Genova e la sua gente.

Il popolo era poverissimo, i lavoratori per campare dovevano lavorare da una luce all’altra.
I pescatori di Cornigliano erano rinomati per il loro coraggio, tutti i giorni dovevano guadagnare qualche cosa perciò varavano i gozzi con qualunque tempo poi remavano al largo fino ai “campanii in scia Lanterna”.

lanterna3[1]

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

 Volevano dire che andavano tanto al largo da traguardare la Lanterna con i campanili della Basilica di Carignano, questo corrispondeva ad alcuni chilometri dalla riva.
Il Gustin di Sestri diceva: “i pesci basta per frize” , cioè la pesca per mangiare un giorno.

Reti
A Cornigliano i “manenti” tutto il giorno lavoravano nella villa (nel senso genovese, cioè gli orti).
Quando non ci si vedeva più andavano a mangiare un boccone e a dormire per poche ore, alla prima luce partivano con il carro per andare a Genova in Piazza della Nunziata dove c’era un mercato.

Piazza della Nunziata

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Coltivavano soprattutto primizie, cioè carciofi e asparagi.
Le serre erano irrigate dall’acqua che veniva estratta dal sottosuolo mediante una noria, un bindolo tirato in tondo da un cavallo.
Tutti i poveri erano ridotti dalle privazioni ad avere la salute malferma, quasi tutti erano tisici.
Si pensi che allora le malattie infantili erano in gran parte mortali, pochi bambini arrivavano al settimo anno di vita.
Allora non c’erano le pillole, il medico prescriveva tanti grammi di calomelano o di chinino e il farmacista faceva i pacchetti o i cachet.
Papà aveva una bilancia di precisione e faceva lui stesso le dosi.

Farmacia Sant'Anna (15)

Antica bilancia della Farmacia Sant’Anna

Allora la miseria era tanta e se si aveva bisogno di fare una commissione o portare un peso si trovava sempre per strada un ragazzo o un poveretto contento di guadagnare qualche lira.
Era in voga una curiosa industria, i poveri si inginocchiavano con fare molto contrito dinanzi alle cassette delle elemosine nelle chiese poi, con una bacchetta sporca di vischio, tiravano fuori qualche monetina.
Era molto in voga rubare il portafoglio sul tram e preferito era il tram 27 che andava da Principe a De Ferrari, attraverso le piccole gallerie che c’erano ancora.
C’era una categoria di persone, i poveri, i quali vivevano praticamente di elemosina; ce n’erano parecchi davanti ad ogni chiesa e molte madri con bambini piangenti in collo.
Tanti poveri venivano a bussare alla porta di casa, continuamente si sentiva dire: “Signora, c’è un povero“.
Nelle scale della nostra casa in Via Balbi c’era sempre una folla che aspettava lo zio, naturalmente c’erano molte “casane” abituali (casane in genovese significa clienti o avventori).
A qualche povero si dava una scodella di minestra che si metteva sulla finestra del ballatoio; una volta un tale la lasciò, era la fine di un’epoca.

Via Balbi

Cartolina apppartenente alla Collezione di Stefano Finauri

L’ultimo sole

E viene la stagione della luce e delle sere chiare.
Tempo di abiti leggeri, maniche corte e pattini a rotelle sul lungomare.
Ti metterai a sedere sui sassi.
Aspetta.
Aspetta.
E sarà più lunga la tua attesa, nella stagione della sere chiare.
E poi piano piano la luce diverrà più fioca.
Aspetta.
Guarda verso il molo, guarda il cielo che si tinge di oro.
In certi luoghi, in qualunque tempo, sentirai una voce sola.
Sempre.

All’ombra dell’ultimo sole s’era assopito un pescatore e aveva un solco lungo il viso come una specie di sorriso.

Fabrizio De André, Il Pescatore

Camogli

Street Fish, i sapori del mare e della terra al Porto Antico

I pescatori di Genova li trovate là, al Mercato del Pesce in Darsena, a due passi dal Galata Museo del Mare.
E con il nuovo anno è in arrivo un’interessante novità, Street Fish, il mercato ittico del Porto Antico offrirà anche un servizio di ristoro.
Questa è un’iniziativa di Coldiretti, Campagna Amica e UeCoop, il venerdì sera e sabato all’ora di pranzo qui potrete gustare genuine bontà.

Street fish (2)

Sono stata invitata alla presentazione di Street Fish e così posso raccontarvi le delizie che verranno servite nello spazio del Mercato del Pesce.
E la cornice è questa, tanto familiare sia ai turisti che ai genovesi.

Street fish (3)

Scendono tra le onde del mare le reti adagiate a terra a Calata Vignoso.

Street fish (4)

E loro, i pescatori, hanno sorrisi belli e aperti, sono allegri, gioviali e particolarmente accoglienti.

Street Fish (35)

Dondolano le barche che portano il pesce sulle tavole dei genovesi.

Street fish (6)

E certo, non sempre alla Darsena troverete i pescatori, spesso sono fuori a fare il loro mestiere.
E comunque c’è il cartello: stiamo pescando per voi!

Street fish (7)

Se volete comprare il pesce da cucinare nelle vostre case sappiate che circa alle 9.30 rientrano le barche con le reti da posta, alle 14.30 è la volta di quelle con le reti a strascico.
E da marzo a novembre alle 8 del mattino in Darsena ci sono già le acciughe fresche appena pescate.

Street fish
Con queste barche che non mi stanco mai di ammirare, la terza di questa foto si chiama Alga e appartiene a Roberto.

Street fish (8)

A Street Fish i visitatori potranno gustare i sapori della terra e del mare, questo è il basilico di Liguria che ha il suo profumo solo nella nostra regione, portalo lontano da qui e perderà tutta le sue caratteristiche.

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Limoni, peperoncino rosso e vino bianco, c’è tutto ciò che occorre per preparare un buon pranzo!

Street fish (10)

Uno dei pescatori mostra un contenitore con i carciofi tagliati.
Ah no, scusate, a Genova si dice articiocche, segnatevelo!

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I pentoloni sono pronti.

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Si ride, si chiacchiera, si prepara il cibo in allegria.
La buona cucina è proprio questo, comunione e convivialità.

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Come prima cosa ci viene offerta una degustazione di olio extravergine di oliva ligure, c’è l’olio della Riviera di Ponente che nasce dalla spremitura di olive taggiasche e quello della Riviera di Levante, di quest’ultimo ho appreso che ne esistono due tipologie, uno nasce dall’oliva Lavagnina e l’altro dalla pignola, un’oliva selvatica e rustica delle zone di Genova e Portofino.

Street fish (13)

Io resto fedele all’olio delle zone di Imperia, è da sempre il mio preferito.

Street fish (15)

I sapori della terra e del mare, era presente lo chef Corazza che armato di mortaio d’ordinanza ha preparato il pesto per tutti noi.

Street fish (16)

Il condimento più tipico di Liguria e il profumo del basilico che si spande nell’aria, davanti al mare di Genova.

Street fish (17)

Fare il pesto è una vera arte, una sorta di cerimonia alla quale assisto sempre volentieri.

Street fish (18)

Ed ecco la palamita cruda che verrà preparata in una maniera speciale.Street fish (19)

Si tratta di una tartare  servita come antipasto e  accompagnata con verdure fresche, il mare sposa la terra nei piatti della Liguria.

Street fish (20)

Si cucina, si lavora e si prepara un saporito secondo.

Street fish (21)

E intanto vengono servite fumanti trofie al pesto.

Street fish (22)

Cosa ci attende dopo? Guardate un po’ qua, direi che è semplice da immaginare.

Street fish (23)

E sull’acqua si posano certi visitatori, giurerei che parteciperebbero molto volentieri al nostro banchetto!

Street fish (24)

A noi fortunati verrà proposta una deliziosa frittura e naturalmente non posso far altro che seguirne la splendida preparazione.

Street fish (25)

E ci sono anche gamberi e triglie, pesce a volontà per tutti!

Street fish (26)

Colui che è intento a infarinare con sapienza le nostre trigliette chiacchiera con noi e cita un celebre detto: chi dorme non piglia pesci!
Eh, in effetti i pescatori appartengono a una categoria piuttosto mattiniera!

Street fish (27)

Il pesce è pronto per essere fritto e presto lo sentiremo sfrigolare nell’olio bollente.

Street fish (28)

Eccolo qua, sulla carta, una visione paradisiaca che non necessita di ulteriori commenti.
Cose buone che si mangiano a Genova, a Street Fish.

Street fish (29)

Una frittura di pesce e un buon bianco, davanti al mare.

Street fish (30)

Mi appoggio alla ringhiera a guardare i riflessi di quelle barche e il cielo che si rasserena, l’acqua calma e turchese, lì di fronte c’è il Galata Museo del Mare, direi che questo è un posto da tenere in considerazione per una sosta sfiziosa, non sembra anche a voi?

Street fish (31)

Cibo genuino e di qualità, Street Fish alla genovese, pesce fresco appena pescato, questo è ciò che troverete al Porto Antico, oltre ai piatti che avete veduto vi saranno anche altri primi e secondi sempre a base di pesce.
E anche qui sono riuscita a scoprire la Superba da nuove prospettive, attraverso il bicchiere colmo di vino di Liguria.

Street fish (32)

Ogni nuova iniziativa che esalta e preserva le nostre tradizioni e i nostri sapori è semplicemente preziosa e questa è la mia maniera di dare il benvenuto a Street Fish.
E prezioso è il lavoro dei pescatori, parlando con loro credo di aver capito che lo amino tanto.
Sono quelli che lontani dal mare non sanno starci, i pescatori.
Sono quelli che sanno ascoltare le parole delle onde e le sue storie.
Sono quelli che le raccontano anche a te.

Street Fish (34)

La libertà

Se la libertà ha un colore per me non può essere che azzurro.
Di cielo sereno, di sterminati orizzonti e di abissi imprescrutabili.
Azzurro.
Una barca che prenderà il largo.
E poi il vento.
Aria, aria, aria.
Un secchio, corde, un retino da pesca dove cadranno dentro certi pesciolini incauti.
E stivali di gomma, rovesciati e messi ad asciugare.
Cose da pescatori e da spiriti liberi.

Barca

Trova un colore alla libertà, non potrà che essere questo.
L’anelito alla libertà per me è da sempre legato ad una sola immagine, spazio senza confini e luce abbacinante che dona la vita.
Azzurro.
Libertà è un gabbiano che si libra alto, ad ali spiegate, in volo verso il sole.

Gabbiano

La Madonnina dei Pescatori davanti al mare di Sturla

Andando a Levante, verso la spiaggia di Sturla, con le belle case che si affacciano su quelle onde.
E la costa si apre in un abbraccio ad accogliere il mare, in questa terra di pescatori.
Oggi è spiaggia e svago, sole e teli di spugna, il primo gelato della stagione e la prima abbronzatura.

Sturla

Ma qui, a Sturla, sali su per le creuze.

Sturla (2)

E guarda, alcune hanno nomi che narrano di una vocazione antica, getta le reti e tirale su ricche di pesci d’argento.

Sturla (3)

E poi sali, sali su per la mattonata mentre ti avvolge il profumo salmastro.

Sturla (4)

Azzurro di gozzi e azzurro di cielo e di mare.

Sturla (5)

E rosso, rosso e salite Liguria, uno scorcio di Genova davvero caratteristico.

Sturla (6)

L’attesa, lo steccato e la voce dell’abisso.

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E le case colorate illuminate dal sole.

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Quelle vedute che parlano di Genova e della sua anima marinara.

Sturla (9)

E qui, davanti ai sassi, ai gozzi colorati e a poca distanza spiaggia c’è una piccola edicola in pietra, curata e ben tenuta, abbellita dal verde e dalle piante grasse.

Sturla (10)

Un tripudio di fiori accesi di tinte vivaci.

Sturla (11)

E una lapide con alcune parole tratte da Stella Maris, Ave Maria Zeneize scritta da Piero Bozzo  nella lingua di Genova e accompagnata dalle note di Agostino Dodero, potete ascoltarla qui, nella suggestiva esecuzione di Roberta Alloisio.

Sturla (12)

AVE MARIA
DA QUESTO ALTARE
GUARDA SEMPRE
CHI E’ PER MARE

E a vigilare su coloro che affrontano i pericoli del mare è lei, A Madonnin-a di pescoei, la Madonnina dei Pescatori.
E ancora è la canzone dialettale a raccontare una storia popolare e tenera, Madonnin-a di pescoei è una celebre canzone scritta da Costanzo Carbone, qui eseguita dai Trallalero di Genova.
E allora bisogna immaginare il mare in tempesta e le onde che si alzano:

Lazzû un lummin lontan, ne o mà de Sturla
O brilla, o scomparisce, o s’allontann-a

Laggiù un lumino lontano, nel mare di Sturla
Brilla, poi si spegne, s’allontana

E il mare infuria e a un finestra c’è lei, una fanciulla di nome Marianna.
Osserva e prega, chiede a Maria di soccorrere il padre e il suo innamorato, entrambi sono laggiù, in balia della furia del mare.
E lei prega, promette che porterà fiori all’altare di Maria per la grazia ricevuta.
E la madre di Gesù calma la tempesta e da quel giorno Marianna manterrà la sua promessa e porterà sempre boccioli profumati alla Madonna.

Sturla (13)

La Madonnina dei Pescatori è un dolce  ricordo del passato.
Ed io ho il testo completo dal quale ho tratto le righe che avete letto in questo post, è uno dei tanti doni preziosi che ho ricevuto dal mio caro amico Vittorio Laura, parente e cultore di Costanzo Carbone.
Vittorio Laura con Maurizio Ferloni e Mauro Balma ha scritto questo libro dedicato a Costanzo Carbone, una lettura interessante per coloro che amano Genova.
E grazie all’amico Vittorio io ho questo libro, alcuni spartiti e  questo testo, Madonnin-a di pescoei.

Costanzo Carbone

E ancora sul muro c’è un’altra lapide dove sono riportate altre parole dell’Ave Maria in genovese.

Sturla (15)

AVE MARIA
CAMPANA CHE SUONI IN MEZZO AL VERDE

CON UNA VOCE SECOLARE TANTO CARA;
IN QUESTA PACE L’ANIMA SI PERDE
E I TUOI RINTOCCHI INVITANO A PREGARE…

Davanti a lei ci sono ceri e fiori, la gente di Sturla ha nel cuore la sua Madonnina e ci sono parole che ricordano questo profondo affetto.

Sturla (16)
O MARIA
I PESCATORI DI STURLA
TI HANNO PORTATO TUTTI UNA PIETRA
ORA TI DIRANNO SEMPRE
UN’AVE MARIA

Davanti al mare dove riposano i gozzi protetti dalla Madonnina dei Pescatori.

Sturla (17)

Estate sul Lago del Brugneto

Ve lo avevo mostrato nel mese di gennaio.
E in inverno il lago del Brugneto ha altri colori, potete vederlo qui, sono i colori del gelo e del freddo.
In inverno la superficie dell’acqua pare quasi metallica, i rami sono spogli e le pendici delle montagne sono brunite e scure.
E adesso è estate e questa è l’estate sul Lago del Brugneto.

Lago del Brugneto

E l’aria è calda, il cielo terso, il sole batte sulle foglie verdi che vestono gli alberi.

Lago del Brugneto (2)

L’estate sul Lago del Brugneto ha un suono melodioso che posso solo raccontarvi.
Qui, su queste acque, si librano decine e decine di uccellini cinguettanti.
E sono rondini e passeri che compiono infinite evoluzioni nel cielo, salgono su e si buttano gioiosi verso il lago per poi risalire ancora.
E tutto attorno è uno splendido cinguettare, un vero inno alla vita.

Lago del Brugneto (3)

E sarei rimasta sulla diga a guardarli per un tempo infinito.
E che felicità volare lassù!

Rondine

L’estate sul Lago del Brugneto è un bosco rigoglioso e fitto, pullulante di creature.

Lago del Brugneto (4)

Ed è queste acque lucenti e chiare.
E qualcuno si siede sulla riva a prendere il sole.
Tra le montagne, tra gli uccellini che cantano.

Lago del Brugneto (5)

E poi d’un tratto, nell’acqua, un rumore.
Pluf! Che succede? Un pesce!
Guizza fuori e poi si rituffa.
E come già vi dissi in passato al Brugneto si pesca, questo è un posto molto amato dai pescatori.

Pesce (2)

Si fanno delle belle passeggiate, si gode della bellezza del posto.
Si cammina lungo il sentiero, tra gli alberi.
Il Brugneto, riserva idrica della città di Genova, è un bacino artificiale che si inserisce con armonia nel panorama che lo circonda.

Lago del Brugneto (6)

E’ un piccolo angolo di pace, nella quiete del Parco Antola.

Lago del Brugneto (8)

E’ un posto semplicemente bello, perfetto per ritemprarsi dal caldo soffocante della città.
E’ aria pura e cielo azzurro.

Lago del Brugneto (9)

E il sole scende piano e con i suoi raggi illumina le acque calme del lago.
In inverno qui tutto ha un colore diverso e si ammanta di toni d’argento.
Adesso è estate e brilla la luce dorata sul Lago del Brugneto.

Lago del Brugneto (10)

Tra le reti

E vi racconto ancora del mare, forse dell’eco del mare e del suo profumo.
In una mattinata qualunque, tra le calate e i moli.
C’è gente, alcuni camminano lentamente, altri con passo svelto, è facile distinguere chi è qui per diletto e chi invece è soltanto di passaggio.
Siamo a poca distanza dal Galata, al Porto Antico.

Porto Antico (2)

L’eco e la musica del mare risuonano di onde che scivolano via, tra le reti, onde che fuggono, nulla può impigliarle e trattenerle.
Le onde amano la libertà, sono come alcuni di noi, inafferrabili.
Le reti invece vivono di acqua e luce, ora stanno qui ad asciugare al sole.
Semplici reti da pesca.

Reti da pesca

Alcune paiono vesti di una principessa d’oriente, con organze trasparenti e collane di perle.

Reti da Pesca (2)

Altre giacciono una sull’altra, estenuate dalla lotta quotidiana contro le invincibili onde.

Reti da pesca (3)

L’eco degli abissi è corde, catene e trame fitte.

Reti da pesca (4)

Ognuno vede ciò che sa vedere.
La superficie dell’acqua cela un fondale di conchiglie e coralli tra i quali guizzano mille pesciolini d’argento.
E il velo della sposa del mare attende solo la fanciulla che lo indossi.
Forse una sirena che si tufferà gioiosa tra i flutti?

Reti da pesca (5)

Reti che hanno le tinte calde della terra, reti di rosso e di ruggine, i colori del Mediterraneo, di certi suq e certe bancarelle.

Reti da pesca (7)

E intanto i pescatori portano a riva le casse ricolme di pesci, il frutto di un duro lavoro.

Pesci (2)

Reti di smeraldo e dai toni d’arancio.

Reti da pesca (8)

Corde distese e arrese che giocano con le ombre e il sole.

Reti da pesca (9)

Reti che nascondono e svelano, che velano e rivelano, al di là c’è il mare, il viaggio, l’avventura e un nuovo giorno che verrà.

Reti da pesca (6)

In una mattinata qualunque, tra le calate e i moli.
Ognuno vede ciò che sa vedere, tra le reti dei pescatori al Porto Antico.

Reti da pesca (10)

Ancore e reti sotto il sole di Liguria

Ancore e reti da pesca, i simboli della gente di mare, di chi vive in quei luoghi che si affacciano sul blu, come Camogli.
E sì, vi avevo già mostrato questa immagine, in questo post, quando vi portai a spasso per Camogli, oggi ve la ripropongo perché rappresenta pienamente la semplice bellezza della vita marinara.

Le reti sono appese ad asciugare, sotto il sole di Liguria.

Ma se come me guarderete attraverso quelle reti, vedrete le barche e le case colorate di Camogli.

E magari, quando sarete a Camogli, vi infilerete in uno dei suoi tanti rebighi.
Oh, forse farei meglio a usare un termine italiano, così capireste tutti al volo!
Il fatto è che nessuna parola rende altrettanto bene l’idea, strada stretta non è certo così poetico come rebigo, direi proprio di no!
Un rebigo che conduce al mare.

A scogli battuti dalle onde, dove troverete questa grande ancora.

Ma la gente di mare è fiera delle proprie origini e l’ancora diventa anche un suggestivo battente per un portone.

Quando sono stata a Camogli, sul molo c’erano i pescatori che sistemavano le corde e le reti, un lavoro certosino.
Parlavano in camoglino stretto e avevano un gran da fare!
Attenta Miss Fletcher a non inciampare e a non finire dritta in acqua!

Meglio osservare a distanza di sicurezza, che mole di lavoro quei pescatori!

La loro fatica avrà il suo trionfo nella giornata di domani, quando per le strade di Camogli si svolgerà la Sagra del Pesce.
In questa occasione molti sono i visitatori che si mettono in coda per poter pregustare la loro porzione di fragrante frittura, da accompagnare con un bel bicchiere di vino bianco.  I pesciolini guizzeranno nell’olio bollente  e da questa pentola andranno a deliziare il palato di molti buongustai.


Quest’anno la sagra del pesce abbina la buona cucina alla più nobile delle finalità, verrà infatti richiesto un piccolo contributo e i proventi verranno devoluti in beneficenza in favore della cittadina di Borghetto Vara, recententemente colpita dall’alluvione.
Cosa ne dite, ci sarete anche voi tra i tanti che domani affolleranno Camogli? Se vi occorre, trovate qui tutte le informazioni relative alla manifestazione.
Quando camminerete sul molo,  guardate attraverso quelle reti, coglierete tutta  la dolcezza del borgo, la calma quiete del porticciolo, con i suoi gozzi allegri e variopinti, pronti a prendere il mare  in una mattina di primavera, sotto il sole di Camogli.

Sant’Antonio di Boccadasse, la chiesa della gente di mare

Alla fine di Corso Italia  c’è una chiesa.
E’ dedicata a Sant’Antonio da Padova, ed è la chiesa della gente di mare.

Alle sue spalle, il borgo di Boccadasse.
Terra di barche, di pietre e di reti da pesca, uno degli angoli più suggestivi di Genova.

E se salirete su per quelle creuze che si inerpicano tra le case protese verso il cielo e arriverete in cima, nel punto più alto, dal quale si può ammirare l’infinito orizzonte del mare di Liguria, è così che vedrete la chiesa di Sant’Antonio, arroccata tra i muri rossi e gialli delle abitazioni, così vicina a quelle rocce lambite dalle onde.

La chiesa di Boccadasse venne costruita nel XVII secolo da quei pescatori che qui abitavano.
Case che si affacciano sulla spiaggia di ciottoli, oggi sono ricercatissime, ma questo un tempo era un borgo di semplici pescatori, che si sostentavano con il frutto del loro lavoro.

E qui, in questa terra di contrasti, quando il cielo è terso, il campanile della chiesa si staglia imperioso contro quel blu profondo ed intenso.

La chiesa della gente di mare, qui troverete i frati della confraternita di Sant’Antonio da Padova.
Sull’altare questo crocifisso davvero particolare.

Ma quando sarete qui, alzate lo sguardo verso l’alto.
Nella chiesa della gente di mare, piccole barche sono appese lungo le navate.

Le statue dei santi, i quadri e le barche.

Angoli dove raccogliersi in preghiera, nella chiesa della gente di mare.

Le barche sono tutte diverse, con gli scafi lucidissimi e gli alberi dove fissare le vele.

E altre ancora sovrastano l’altare dedicato a Sant’Antonio, attorno al quale sono raccolto gli ex voto di pescatori e marinai scampati ai minacciosi pericoli delle onde.

I marinai, coloro che vivevano della loro pesca.
Boccadasse è uno dei luoghi più incantevoli di Genova, lo è anche la chiesa, con le sue suggestioni marinare e la sua semplicità.
Sapete, i genovesi che lasciano la Superba per vivere altrove portano con loro la nostalgia per la nostra città, per quella fastidiosa maccaia e per gli odori inconfondibili dei caruggi, per i chiaroscuri e per gli spazi aperti affacciati sul mare, per la tramontana potente e per il profumo fragrante della focaccia.
E pensare e ricordare ti fa ritornare, ritornare alla tua casa e alla tua terra.
Così è per una mia cara lettrice, Graziella.
A te è dedicato questo post, cara amica, ho impiegato tanto tempo a scriverlo, attendevo che arrivassero le parole, parole che parlassero di Zena e di questa chiesa.
Delle onde, delle rocce e delle case dalle facciate rosse e solari.
Dell’aria salmastra che qui si respira.
Del sole che lentamente tramonta, su Boccadasse, sulle barche e sulle reti di pesca, sulla chiesa della gente di mare.