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Posts Tagged ‘Piazza Caricamento’

L’ho cercata.
Sono andata là, sotto i portici di Sottoripa.
Camminando piano, un passo alla volta, sperando di trovare il civico corrispondente, in fondo non è nemmeno passato poi tanto tempo, mi dicevo.
E così i miei occhi hanno cercato le tracce della gloriosa Trattoria Monticelli, l’ho anche immaginata, naturalmente.
Un soffitto con le volte, i tavoli di solido legno scuro, le tovaglie spesse, le stoviglie bianche e le brocche di vetro trasparente.
E le voci festanti e rumorose, le frasi pronunciate in dialetto e le risate fragorose, espressione di gioia e di convivialità.
In alto i bicchieri, si brinda alla bellezza della vita e alle fortune che il destino concede!
Qui si servono porzioni abbondanti e generose, dalla cucina escono piatti ricolmi di vere delizie.
E lui, il proprietario, se ne sta dietro il bancone, con un certo compiacimento osserva i suoi clienti soddisfatti, già la vita riserva tante amarezze ma i momenti di gioia bisogna pur saperli apprezzare.
Ho trovato notizie su questa trattoria tra le pagine di uno dei miei libricini, Genova e Dintorni, Guida Popolare Illustrata edita agli inizi del ‘900 dai Fratelli Dell’Avo.
E così eccomi in Sottoripa, vado su e giù e nel mio sognante girovagare ho trascurato di considerare la realtà: la celebre trattoria, infatti, si trovava in quel tratto dove oggi svetta un edificio moderno, il palazzo che un tempo la ospitava ormai non esiste più.

E cammino in Sottoripa, a dire il vero sono piuttosto contrariata.
Non posso trovare neanche un’insegna sbiadita o un locale rinnovato che con la potenza della fantasia potrei provare ad immaginare diverso.
Eppure.
C’era tutta quella folla, gli affezionati avventori tornavano sempre da Monticelli.
Gente di mare e di vicoli, gente dalle facce pulite e dai sorrisi aperti.
Ad una certa ora fuori dalla porta si formava la coda per assicurarsi un tavolo.
Da Monticelli nella stagione calda il locale era rinfrescato da ventilatori elettrici, avevano molto a cuore il benessere della clientela!

E che dire del negozio di vino?
Le due pubblicità sono sulla stessa pagina della Guida, ne ho dedotto che appartenessero alla stessa famiglia.
Il premiato negozio era a breve distanza, si trattava di una bottega di lunga tradizione specializzata in vini particolari, sono certa che i proprietari ne andassero particolarmente fieri.

Attiva dal lontano 1840, caspita!
Ben prima dell’Unità d’Italia, stai a vedere che le Camicie Rosse di Garibaldi sono passate pure da Monticelli?
Non mi stupirebbe affatto, del resto lì vicino c’era l’Albergo del Raschianino dove soggiornarono i prodi che seguirono il nizzardo nella sua impresa.
Certo, se potessi far due chiacchiere con il Signor Monticelli mi sarebbe tutto più chiaro!

Ho tentato di seguire il filo del tempo, sempre avvalendomi della mia Guida Pagano.
E posso dirvi che nel 1926 sia la trattoria che il negozio erano ancora fieramente al loro posto.
E la concorrenza era forte, Sottoripa era pullulante di negozi e botteghe, solo in quel breve tratto c’erano ben due osterie e guardate quante botteghe diverse facevano i loro affari davanti al mare di Genova.
Io avrei particolare interesse per il negozio di un certo Signor Guani, costui vendeva crine, certo quella è tutta un’altra storia!

Poi il tempo passò, venne la guerra, caddero le bombe e cambiarono in parte il profilo della città.
Sulla Guida Pagano del 1957 non c’è più traccia di gloriose attività della Famiglia Monticelli, forse cessarono molto tempo prima, non saprei dirvelo.
Eppure.
Là c’era un continuo andirivieni, io ne sono sicura.
Provate ad immaginare di esserci stati anche voi.
In un altro tempo, in Sottoripa.

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

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Vi porto ancora a fare un viaggio nel passato, in una parte della città che non è poi mutata così tanto.
Andremo alla Raibetta, un tempo questa zona era sede di mercato, spiega il solito impareggiabile Pescio che l’origine di questo toponimo è araba e si riferisce alla vendita dei legumi e della biada.

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La mia personale macchina del tempo funziona perfettamente, si direbbe.
E quei colori che ora ravvivano le case e la prospettiva davanti a San Giorgio lasciano il posto al bianco e nero di antica memoria.
Tic tac, così gli anni scorrono, all’indietro.

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E ad attraversare la Piazza è un signore immerso nei suoi pensieri.
Ferve la vita e ha i suoi ritmi definiti, si snodano a terra certe rotaie, penso che siano quelle del tram.
E i giorni fuggono, non si saprebbe nemmeno dire in quale maniera accada.

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E poi le finestre.
Aperte, spalancate ad accogliere una ventata di aria intrisa di profumo di mare mentre le voci della strada pervadono le stanze.

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Le case antiche celano notti insonni, promesse e parole.
E lacrime di gioia e addii, il pianto di un neonato che viene alla luce, l’ultimo respiro di un uomo che lascia le cose del mondo.
Le case antiche conservano vite e ricordi che nessuno sa più ricordare, a volte.
E quelle finestre sono ancora identiche, solo il lume della pubblica illuminazione non c’è più, una diversa luce rischiara questa zona.

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Sembra che tutto sia rimasto immutato eppure ad osservare con attenzione si notano alcune differenze.
L’arco del portico, in questo scorcio di un altro secolo.

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E come è adesso, sgombro della parte superiore.

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E ancora una finestra dietro alla quale respira la vita.
Un manifesto pubblicitario: da Gilardini si vendono ventagli e paracqua, ombrellini e pelletteria, un negozio chic che soddisfa le ambizioni delle signore di Genova!

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Serve un albergo? C’è l’Hotel Nettuno!

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E non mancano i profumi e i belletti di gran marca, nell’elegante Via Roma c’è il negozio delle macchine da cucire Singer e chi volesse rincuorarsi con un buon Fernet sceglierà certo un marchio ancora adesso celebre.

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Tic, tac, il tempo vola via.
Come tutti coloro che affollano la via, un gentiluomo con un’elegante bombetta e un soprabito di buon taglio segue il suo destino, poco distante una coppia di sposi se ne va a passeggio.
Li osserviamo di spalle, senza conoscere i loro volti.
E resta una domanda, un interrogativo sospeso senza risposta.
Per loro cosa era la felicità?
Una casa accogliente, una famiglia, un lavoro sicuro, i bambini che crescono sani e sereni.
Una vita tranquilla, insomma.
Poi, sai, la felicità è quasi sempre simile a se stessa, in ogni tempo.

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Sotto al portico, fianco a fianco, due amiche si concedono un pomeriggio per negozi.
Superano il posto dove si vendono i vini, sospetto che non fosse proprio il luogo adatto a due signorine perbene!
E sentite le loro voci?
Parlano piano, come si conviene, con il giusto garbo, una certa inflessione dialettale tradisce la loro origine, le due signorine sono proprio genovesi.

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Il tempo trascorso e il tempo presente si assomigliano, si sovrappongono, si sfiorano e quasi si confondono.
In questo tratto di strada che così spesso percorriamo.

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Così era ieri, in un tempo distante che non abbiamo vissuto.

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Se ne parlò per giorni di quell’elezione.
Certo, il metodo prescelto per assegnare la carica era da sempre stato quello, imparziale e corretto, a suo modo.
Tuttavia, in città si rumoreggiava.
Chi sarà l’eletto? Chi andrà a coprire quella carica?
Accadeva diverso tempo fa, a Palazzo San Giorgio.

Palazzo San Giorgio  (11)

Il Grimaldi aveva un’idea tutta sua, se fosse dipeso da lui si sarebbe usata ben altra maniera, non faceva che dirlo a tutti eppure pareva che nessuno volesse dargli retta.
Anche quel giorno ribadì il suo pensiero, continuava a ripetere che era necessaria una maggiore accortezza.
Si accalorava, era un tipo dal carattere fumantino e quando c’era da difendere le proprie opinioni non si tirava certo indietro.
E parlava, parlava e intanto saliva le scale, con il fiato spezzato dalla fatica, il Grimaldi aveva una certa età.

Palazzo San Giorgio

Così, si trovarono tutti nuovamente riuniti nella Sala delle Compere e si levò un frusciante brusio.
Ognuno diceva la sua, certi non vedevano l’ora che si sbrigasse tutta la faccenda, era un dovere esserci ma ciascuno di loro aveva importanti affari di cui occuparsi.

Palazzo San Giorgio (3)
La gente che a Genova fa girare i denari e produce ricchezza è quasi tutta lì, signori, a Palazzo San Giorgio.
D’un tratto il silenzio: vengono fatti girare i bussolotti.

Palazzo San Giorgio (4)

E il Grimaldi è seduto là, in prima fila.
Lo vedete? E’ quello che scuote il capo in maniera sconsolata.
E accanto a lui c’è un gruppo di persone, tra loro ci sono alcuni dei candidati, si è tutti in fremente attesa dell’esito di quell’estrazione.
Il bussolotto si ferma, una mano raccoglie il nome del destino e termina così la tanto sospirata elezione.

Palazzo San Giorgio (6)

Il Banco di San Giorgio ha una lunga storia, emetteva anche moneta, fu sede della Compagnia di San Giorgio anche nota come Casa delle Compere e dei Banchi di San Giorgio.
Per risolvere certe avversità economiche il Governo dal XII secolo aveva stabilito l’usanza di chiedere prestiti ai privati, questi in cambio ricevevano i proventi di alcuni dazi, le così dette Compere.
Potete leggere la storia e le storie di questo celebre palazzo genovese qui, a questo link  invece trovate alcuni eminenti protettori del Banco di San Giorgio, sono effigiati in statue esposte nella Sala del Capitano.

Sala del Capitano (6)

La vicenda che avete letto è un mio gioco di fantasia, Grimaldi è il nome di un’importante ed abbiente famiglia genovese, il personaggio interprete di questo scritto è del tutto immaginario.
E’ vera e reale la suggestione della Sala delle Compere, presto vi farò conoscere le figure scolpite in quelle statue marmoree.

Palazzo San Giorgio (5)

E là, in quella sala, ci sono i bussolotti, risalgono al XVIII secolo, erano detti “Seminari” e venivano utilizzati per assegnare alcune cariche del Banco di San Giorgio.
E se anche voi andrete là vi parrà di assistere a quell’estrazione, tutto attorno sentirete rumoreggiare e poi d’improvviso cadrà il silenzio.
Accadeva diverso tempo fa, a Palazzo San Giorgio.

Palazzo San Giorgio (2)

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C’è una casa, a Genova, che fu scenario di giornate tristi.
E’ situata in un quartiere elegante a poca distanza da Corso Italia, qui giunse nel settembre del 1822 la scrittrice Mary Wollstonecraft Godwin, da poco vedova del celebre poeta Percy Bisshe Shelley.
Mary ha il cuore gravato dal peso di un dolore indicibile, l’abisso le ha portato via il suo compagno e con la spuma del mare si è dissolta anche la sua gioia di vivere.
Accadde in questo giorno, era l’8 Luglio del 1822 quando il mare ghermì il giovane poeta e il suo genio, alla tragica e prematura fine di Shelley ho già dedicato questo post che narra il tempo di lui e Mary a Casa Magni, a San Terenzo.

San Terenzo (2)

Il destino sa essere amaro e imprevedibile: Mary ha 25 anni ed è sola, Mary ha un figlio, un bambino di nome Percy Florence, Mary sa bene che ha il dovere di vivere per lui.
L’estate calda è per lei cupa e angosciante, è agosto quando in una sua lettera scrive queste parole:

All that might have been bright in my life is now despoiled.
Tutto ciò che poteva essere luminoso nella mia vita è ora distrutto.

Condivide questo momento difficile con Jane Williams, anch’essa ha perduto il marito Edward nel naufragio che ha spezzato il respiro di Shelley.
E’ tempo di lasciare i luoghi del dolore, Jane partirà alla volta di Londra e Mary invece si fermerà a Genova, in primo luogo soggiornerà all’Hotel Croce di Malta, a Caricamento, di questo albergo vi ho già parlato diverse volte in quanto ospitò molti celebri viaggiatori.

Hotel Croce di Malta

Mary cerca una casa, resterà in questa dimora per diversi mesi e con lei abiteranno gli amici Hunt con la loro numerosa prole, non sarà una convivenza facile.
Avrà il conforto di un caro amico, Lord Byron, sarà proprio Mary a trovare per lui la casa nella quale Byron abiterà, si tratta di Villa Saluzzo Mongiardino, un magnifico edificio in Via Albaro.

Villa Saluzzo (2)

Byron le commissiona la trascrizione di alcuni suoi testi, le presta libri e penne, la corrispondenza di Mary parte dalla casa di lui.
Su Villa Saluzzo c’è una targa che ricorda il soggiorno del poeta inglese, naturalmente questo tema merita il dovuto approfondimento e mi riprometto di scriverne presto.

Villa Saluzzo

A breve distanza, in Via Zara 24 b, si trova Villa Negrotto, la dimora che ospitò Mary Shelley.

Villa Negrotto (3)

E’ una zona tranquilla e affascinante, ricca di ville e giardini, nell’Ottocento doveva essere ancor più bucolica e quieta.
E malgrado tutta questa dolcezza i giorni genovesi di Mary Shelley furono amari, non c’era bellezza che potesse consolarla.

Fiori

Del resto, per quale ragione era giunta lì?
Percy era morto travolto dalle onde e Genova per Mary era una condanna.
Lo si evince dalle lettere che lei scrive da questa casa in Albaro, detestabile questa città che per lei è sinonimo di tristezza e solitudine, nelle sue missive ricorre spesso il termine malinconia.
Qui, scrive Mary, nulla mi parla di lui, soltanto il mare infido, il mare che lo ha ucciso.

Mare

E’ una donna ferita e carica di dolore e non trova conforto neppure nella comunità di inglesi residenti a Genova che le sono apertamente ostili.
Genova è solitarie passeggiate, rimpianto e isolamento.
Sola, le poche persone che frequenta non sembrano comprendere il vuoto che la pervade.
Sola, sola con gli scritti di Percy, tra quelle righe c’è tutto l’afflato della vita.

Villa Negrotto (4)

Sola, in un inverno amaro sferzato dal vento.
La sua giornata inizia alle nove del mattino, Mary scrive e studia, copia gli scritti di Shelley e si dedica al greco, ma la sua disperazione pare non abbandonarla mai.
Eppure, malgrado ciò, quando ormai sarà lontana da Genova in una sua lettera ne scriverà con nostalgia, ricorderà gli alberi fuori dalla sua finestra e il cielo splendente, il grande mare e le alture sinuose.

Villa Negrotto

E ci sarà Genova in uno dei suoi racconti dal titolo Transformation.
Sulla casa che la ospitò è stato apposto un marmo, in memoria di quel tempo che lei trascorse in questa città.

Villa Negrotto (2)

Lasciò Genova per tornare a Londra, nella capitale inglese l’attendeva il successo della rappresentazione teatrale del suo Frankenstein.

Villa Negrotto (5)
L’Italia con le sue dolcezze non seppe lenire il dolore della sua perdita, un amore trascinato via dalle onde, nel mare di Liguria, l’8 Luglio 1822.

San Terenzo (7)

Casa Magni – San Terenzo

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A volte in certe immagini del passato trovi un mondo che diversamente non potresti mai vedere, a volte  puoi scorgere certi dettagli nelle strade percorse dalla gente semplice e comune.
Così nasce questo post, osservando le cartoline di Stefano Finauri mi sono accorta di una particolare figura ritratta dai fotografi e ho iniziato una piccola ricerca dedicata a una precisa categoria di lavoratori.
E poi fatalmente altre persone hanno colpito la mia attenzione, accade sempre.
Venite con me, andiamo indietro nel tempo e iniziamo il nostro breve viaggio in Piazza della Nunziata, come sempre c’è un gran viavai.

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Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

E al centro dell’immagine si nota una donna ritratta di spalle, lei da sola è già un romanzo tutto da scrivere.
Chi sarà mai costei? E’ una levatrice, una sarta, una lavandaia?
E cosa c’è il quella sua borsa voluminosa che sembra così pesante?
Lei per me è la Scià Colomba, sono quasi certa che questo sia il suo nome, la conoscono tutti da queste parti.

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Lì accanto a lei, impegnati in un lavoro faticoso e sfibrante, ci sono alcuni uomini ed è proprio a loro che è dedicato questo articolo, sono gli spazzini della vecchia Genova.
Con tutti quei cavalli c’era bisogno di una certa solerzia per tenere pulite le strade e qui sono addirittura in tre a darsi da fare, sullo sfondo si nota un tizio che sembra osservare il loro lavoro, a dire il vero pare un po’ perplesso.

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E sull’angolo con Via Polleri si nota l’insegna dell’ufficio postale, lì sotto c’è pure la gente in coda!

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Spostiamoci in una piazza lussuosa ed elegante, a Fontane Marose ci sono uomini d’affari e ragazzini vestiti con l’abito da marinaretti.

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Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

E sì, ci saranno avvocati, notai, alcuni forse discutono di alta finanza e c’è anche una figura non meno importante: lo spazzino.

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In un altro scatto di Fontane Marose si nota un curioso particolare: nei pressi del lampione ci sono il cesto e la ramazza, poi c’è uno strano contenitore.
Che sia un cassonetto d’epoca? E se non lo è qualcuno di voi sa di cosa si tratti?

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Scendiamo in San Lorenzo e qui la folla è ancora numerosa.

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Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

E ancora ecco l’uomo che fa in modo che le dame genovesi non si sporchino il bordo dell’abito, è grazie a lui se le strade sono pulite.

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E poi se scendete a Caricamento ecco cosa vedrete, all’epoca questa era Via Carlo Alberto.

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Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Fate caso alla parte sinistra dell’immagine, in ombra c’è un uomo seduto su un gradino.
Sarà un mendicante?
Certe vite vengono dimenticate, restano lì, in un angolo.
Eppure c’è anche lui in questa fotografia, c’è anche l’uomo seduto per terra.

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E ci sono le insegne, tra le altre una indica la trattoria e una si riferisce a un negozio che vende turaccioli di Spagna.

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Un cavallo, un calessino e lì accanto chi c’è? Sempre lui, lo spazzino!

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E ancora, andiamo in Piazza del Principe.

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Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Un carro con le botti, un altro mezzo che ha come destinazione Rivarolo e poi gli uomini con la ramazza e il cesto, uno dei due sembra che si sia accorto del fotografo.
E osservate la strada, mi sembra piuttosto pulita.

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E questa è Corso Andrea Podestà, nel quartiere di Carignano.
Si va al passeggio, c’è chi porta fuori il cane e i bambini giocano per la strada.

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Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Marito e moglie camminano fianco a fianco, lui pare avere un bastone.
E lì in primo piano ci sono due bimbetti e ancora l’uomo con il cesto e la scopa.

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E naturalmente se si va a zonzo con me si finisce sempre nei caruggi!
Eccoci in Soziglia, in un giorno qualunque, come sempre qui c’è un sacco di gente, questi siamo noi, in un altro tempo.

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Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

E anche nei vicoli si incontrano vite che sono romanzi, poesie e supposizioni.
C’è la bimba con il cagnolino al guinzaglio e una donna di una certa età dall’aspetto severo, sembra immersa nei suoi pensieri.

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La ragazza con lo scialle è innamorata, ne sono certa, ha quel fare quasi svagato, pare che quasi non si accorga delle persone che la circondano.
E colei che invece si vede di spalle al centro della foto è una madre di famiglia e corre a casa dai suoi bambini, ha il passo svelto e deciso.

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E poi c’è un gruppo di amiche.
Sono eleganti e raffinate, indossano vezzosi cappellini, direi che sono uscite insieme a far compere.
In mano reggono dei pacchi, secondo me hanno comprato delle stoffe per rinnovare il guardaroba.
E chiacchierano, lo shopping non è ancora terminato, ci giurerei!
Chino sulla strada, di fronte a loro, c’è un uomo.
Ha la scopa, il capiente secchio e una paletta.
E compie il suo lavoro a beneficio di tutta la comunità.
In quanti scatti ho trovato gli spazzini!
In ogni strada e in ogni piazza della Superba c’erano anche loro, preziosi custodi della bellezza di Genova.

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Il Signor Ludwig giunse a Genova in un giorno d’inverno.
Era il mese di gennaio del 1907, il viaggio era stato lungo e per nulla confortevole, il nostro straniero sentiva sulle sue spalle tutto il peso di quella faticosa esperienza.
La carrozza lo lasciò davanti all’Hotel de La Ville, l’albergo era una struttura di gran pregio, una delle più importanti della città e meta prediletta dei forestieri.
Gli ambasciatori e le persone di rilievo soggiornavano spesso lì e lì, in Sottoripa, arrivò anche il nostro visitatore.

De la Ville

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

Lo accolse, nell’inverno di Liguria, una furiosa tramontana.
Un vento pazzo, inquieto e sconquassante, non c’era la neve ad imbiancare i tetti ma il freddo penetrava in ogni fibra del corpo.
Il Signor Ludwig pensò che non avrebbe mai potuto abituarsi, rimpiangeva il candido biancore della sua Austria.
Il Signor Ludwig era un uomo d’affari, giunto in città per curare gli interessi della sua azienda, capitava spesso di incontrarlo a Banchi dove era solito intrattenersi in lunghe conversazioni con i suoi pari.

Piazza Banchi

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

E naturalmente, dovendo soggiornare a lungo in città, si risolse per cercarsi una casa.
Ne scelse una con le finestre che si aprivano sul porto e sul mare, di sera si metteva alla finestra per seguire il fascio di luce della Lanterna.

Genova

Ludwig era un tipo distinto.
Aveva circa trent’anni, si distingueva per i bei modi e le maniere eleganti, era colto, signorile e affascinante, a causa della sua alta statura di norma spiccava sempre tra la folla.
Apparteneva al bel mondo e così frequentava i luoghi più esclusivi, in certe sere di primavera potevate incontrarlo al Ristorante dell’Hotel Righi.

Hotel Righi (2)

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

Che magnifica vista si godeva da lassù!
Il nostro Ludwig e i suoi amici amavano indugiare davanti a quel languido panorama, la città era tutta ai loro piedi.

Hotel Righi

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

E tuttavia, da straniero in terra straniera, sentiva forte nostalgia di casa e così aveva cercato un luogo per lui più ospitale e più famigliare di altri.
C’era capitato per caso, proprio in quei suoi primi giorni del 1907, passando in Via Carlo Alberto.

Via Carlo Alberto

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

Che meraviglia! Una vera birreria come quelle di Vienna!
E a servire ai tavoli c’era una giovane fanciulla, una ragazza di modesta estrazione, da Campomorone era venuta a Genova per guadagnarsi da vivere e ora lavorava lì, dal signor Alfred Stamm.
Clementina era un fiore di bellezza poco più che ventenne, era risoluta, volitiva e dal carattere gioioso e vivace.
Là, alla birreria di Via Carlo Alberto, il nostro Ludwig si sentiva davvero a casa, lì si poteva persino gustare una celebre birra di Dresda che come simbolo aveva un cinghiale.
E il signor Stamm, orgoglioso di questa sua particolare esclusiva, aveva fatto stampare la pubblicità della birra con l’immagine dell’animale sulla cartolina  del suo locale.
C’era poi una veduta di Genova e vi compariva anche una fotografia della famiglia Stamm al gran completo.
Eccola, la prima cartolina scritta da Ludwig, il 30 gennaio 1907.

Stamm

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

Il destino a volte ti porta nel luogo al quale tu devi appartenere e il soggiorno del nostro visitatore durò più a lungo del previsto.
In parte a causa del lavoro, certo.
E d’altro canto non c’era alcuna fretta, il clima era dolce, la birra era fresca, Genova era a sua misura.
E poi c’era lei, Clementina.
I due si frequentarono a lungo e tra loro sbocciò un tenero amore, confessato nel languore di una sera, al tramonto, sulla passeggiata di Nervi.

Nervi (2)

Ci credereste? Da quel giorno non si lasciarono più.
E certo, il Signor Ludwig era stimato e rispettato e come già vi ho detto frequentava l’alta società e quando nel 1908 venne inaugurato l’Hotel Miramare lui fu tra gli invitati, naturalmente.

Miramare

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

Partecipò anche al veglione di fine anno, il cartoncino di invito precisava che occorreva prenotare per tempo ma lui non ne ebbe bisogno, il suo tavolo era già riservato.

Miramare 1

Invito appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

Si presentò con una fanciulla di angelica bellezza, in sala si levò un mormorio, chi era mai costei?
Nessuno l’aveva mai veduta, eppure Genova non è una poi una città così grande!
E tuttavia nessuno osò chiedere nulla, la ragazza accanto al Signor Ludwig suscitò molto curiosità che rimase insoddisfatta.
Ludwig arrivò con Clementina e con lei se ne andò, poco tempo dopo il Signor Stamm si mise in cerca di una nuova cameriera, la ragazza di Campomorone era andata in sposa all’aitante viennese e con lui era partita alla volta dell’Austria.
Gli sposi tornarono a Genova diverso tempo dopo.
Accadde nella primavera del 1958, erano entrambi ormai avanti negli anni e ci misero molto a percorrere la passeggiata di Nervi, passo dopo passo, come avevano fatto in ogni giorno della loro vita.
Una ragazza di Campomorone e un uomo d’affari austriaco che si erano conosciuti a Genova nel 1907.

Nervi

E ora forse voi lettori vi starete chiedendo se questa sia una storia vera.
Il racconto è frutto della mia fantasia, ho mescolato immaginazione e realtà, è una vicenda che ho inventato dopo che Eugenio mi ha detto di avere una cartolina della birreria Stamm di Via Carlo Alberto.
E’ firmata da un certo Ludwig e datata 1907.
Non c’era una storia da raccontare e così l’ho creata dal nulla.
Ringrazio Eugenio per la sua generosità e tutti voi per aver letto fino a qui.
E ovunque egli sia mando un saluto al vero Signor Ludwig, con la speranza che il suo soggiorno genovese sia stato davvero così piacevole.

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Camminando per la città, in ogni stagione, capita di vedere colori allegri sui fili da stendere.
E ci sono certi luoghi, nei caruggi, dove sai già che troverai un lenzuolo rosa che sventola sotto ad un ritaglio di cielo.

Canneto il Lungo

Tinte pastello, chiare e tenui, tinte da bimbi.

Panni Stesi (3)

Anche se spesso non è a loro misura, la città è anche dei piccoli.
E giro, girotondo, casca il mondo.
Si tengono per mano i bambini dipinti dagli studenti dell’artistico nel Sottopasso di Corvetto, c’è da sperare che i grandi abbiano rispetto e cura nel conservarlo, per tutti quelli che girano ancora con la cartella sulla spalle e anche per coloro che, pur essendo già cresciuti, comunque apprezzano ogni forma di bellezza.

Sottopasso

Cieli turchesi, mollette e corde sospese.

Panni Stesi

Fucsia, verde acido, cose piccine per genovesi piccini.

Piazza Pinelli

Sono quelli che magari hanno tolto da poco le rotelle alla bicicletta e per loro le strade della città sono una fantastica avventura.

Piazza De Marini

Vento, aria di mare e diverse sfumature di Genova.

Panni stesi (4)

Tutine, magliettine, cose da grandi e cose da bimbi.

Vico di San Giorgio

Sali sul treno oppure sul cavallo? Difficile scegliere, eh!

Giostra

E poi la lapide in ricordo dei prodi che seguirono Garibaldi nella sua impresa e poi righe e un lenzuolo che abbraccia sogni e castelli in aria.

Piazza Caricamento

Muri gialli caldi di sole e azzurro, azzurro, azzurro.

Panni Stesi (2)

E ancora azzurro.
Ci sono posti, nei caruggi, dove già sai che troverai tutti i colori dell’arcobaleno.

Vico del Dragone

E quando il sole picchia e i suoi raggi filtrano nei vicoli bui, prova ad alzare gli occhi in Via San Bernardo.
Guarda su, tra i caruggi stretti, nella prospettiva dei palazzi così vicini.
Rosa, bianco, tinte chiare e una striscia di cielo.

Via San Bernardo

E ancora azzurro, ancora bimbi e panni stesi, ancora nel sottopasso di Corvetto.

Sottopasso (2)

E il tempo scorre, certi palazzi hanno addosso la patina degli anni passati, delle vite vissute, nuove vite e nuove storie li abitano.
Ed è profumo di bucato e sfumature di violetto, celeste e ancora fucsia, cose che si vedono nei caruggi di Genova.

Piazza Grillo Cattaneo Vico Santa Rosa

Coperte a quadretti.
Scalderanno il sonno di grandi o piccini?
Una ninna nanna, un sonaglino e gli occhi che si chiudono.
Coperte, pendono sopra l’effige di Colei che rappresenta tutte le madri.

Piazza Dei Truogoli di Santa Brigida

Finestre, cielo e nuvole che si riflettono sui vetri.
E un filo intero di minuscole magliettine.
E sono primi passi, prime parole, prime esperienze.

Boccadasse

La città dei grandi è anche dei più piccini e quando scendete giù per certe creuze fate attenzione e cercate di non far rumore.
Là, dorme una piccola principessa.

Cartello

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Arrivando a Caricamento, a metà dell’Ottocento, avreste trovato sulla piazza carri e carretti e un gran traffico di gente molto diverso da quello odierno.
Laggiù, tra i palazzi, la Torre dei Morchi, dove aveva sede un celebre e rinomato albergo, l’Hotel Croce di Malta.
Vi soggiornarono scrittori e poeti, era la meta del jet set culturale del tempo, tra gli altri vi dormirono Stendhal e Mark Twain, ne scrissi in questo articolo dedicato appunto al prestigioso Hotel.
E qui vedete una preziosa fotografia di Alfred Noack, appartiene alla ricca collezione dell’amico Vittorio Laura che ringrazio per il cortese prestito.

Noack

E a Caricamento ancora svetta la Torre dei Morchi, risale al XII secolo e malgrado nel corso degli anni abbia subito diverse modifiche  mantiene intatto il suo antico fascino.
La Liguria dei viaggiatori, la Liguria amata da americani e inglesi, tra i tanti visitatori figura anche la scrittrice  Octavia Walton Le Vert alla quale capitò una sorta di dissaventura.
Dovete sapere che la signora giunse a Genova  con la famiglia a notte fonda e il regolamento prevedeva che le diligenze non potessero condurre i passeggeri agli alberghi.
Che disdetta!
E per di più non si trovava una carrozza neppure a pagarla oro, un bel problema!
Per fortuna Octavia trovò qualcuno che la accompagnò nel labirinto dei caruggi e così giunse sana e salva a destinazione.
E al Croce di Malta le avevano riservato una camera lassù, nella Torre.

Torre dei Morchi

Ed io ho seguito i passi di Octavia, finalmente sono salita anch’io sulla Torre dei Morchi, ai giorni nostri la torre è un’abitazione privata e quindi visitarla è stato un graditissimo privilegio.
Su, su, su, un gradino dopo l’altro.

Torre dei Morchi (2)

E poi una porta si spalanca sui merli della Torre e sul cielo  di Genova.

Torre dei Morchi (3)

Cari lettori, potete immaginare lo stupore mio e di Octavia?
Lei era giunta lì in una notte scura e  la mattina dopo ebbe una splendida sorpresa, davanti al suo sguardo si estendeva una spettacolo straordinario.
E lascio a lei la parola, le sue memorie sono degne di nota:

The tower in which we were lodged was the loftiest in the city, and thence we overlooked Genoa, the harbor, the sea, and the coast; the sky was of intense blue, and the Mediterranean calm as an Alpine lake, while afar off the sails of ships and feluccas seemed like the white wings of great birds  gleaming in the sunlight.

La torre nella quale eravamo alloggiati era la più alta della città, e così ammirammo Genova, il porto, il mare e la costa; il cielo era di un blu intenso, e il Mediterraneo era calmo come un lago alpino, mentre in lontananza le vele di navi e feluche sembravano ali bianche di grandi uccelli brillanti alla luce del sole.

Souvenirs of Travel – 1857

Panorama da Torre dei Morchi (2)

Questo brano è riportato in uno degli ottavini di Vittorio Laura dedicato proprio al Croce di Malta, insieme a queste memorie Vittorio ne ha trovate altre, sempre scritte da turisti del passato.

Ottavini

Ottavini di Vittorio Laura

 Io vi porterò ancora per le strade di Genova insieme a questa viaggiatrice, oggi restiamo con lei nella torre del celebre albergo.
E volgiamo lo sguardo verso Caricamento e verso San Giorgio.

Panorama da Torre dei Morchi

 E poi cerchiamo certe insolite prospettive, anche Octavia avrà guardato la Lanterna in questa maniera!

Panorama da Torre dei Morchi (3)

Tra i merli della Torre, il mare e il simbolo di Genova.

Panorama da Torre dei Morchi (4)

E lassù, con mia grande sorpresa, ho trovato persino una lapide, vi venne affissa alla fine dell’Ottocento e ricorda che l’attempato Arcivescovo di Genova, sprezzante della fatica, salì tutti quegli scalini per arrivare lassù e quando arrivò in cima impartì  la benedizione alla Torre dei Morchi.

Torre dei Morchi (4)

Fotografia di Vittorio Laura 

AFFINCHE’
VADA RICORDATO AI POSTERI
CHE SULL’ALTO DI QUESTA VETUSTA TORRE
RITORNATA AL PRISTINO DECORO
MONS. TOMMASO MARCH. REGGIO
L’ARCIVESCOVO DI GENOVA
NELLA GRAVE ETA’ DI 82 ANNI
ASCESE PER BENEDIRLA
IL GIORNO XIX NOVEMBRE MDCCCXCIX
LA FAMIGLIA TRUCCO
Q.M.P.

L’alto prelato e Il brivido dell’altezza!
Ma torniamo ad Octavia, a esser sinceri lei  preferì scegliere una diversa sistemazione e chiese che le fosse assegnata una stanza a un piano più basso.
L’albergatore la accontentò ma rimase stupefatto di questa richiesta e non mancò di farlo notare alla sua gentile ospite.
E con un certo disappunto esclamò:

But, Signora, the prospect from the tower is the most famous in Italy.

Ma, Signora, la vista dalla torre è la più famosa d’Italia.

Panorama da Torre dei Morchi (5)

Eh, certo allora non si vedeva la Sopraelevata, al suo posto c’erano le terrazze di marmo, le vedete qui in una rara immagine sempre di proprietà di Vittorio Laura.
E anche Octavia fece una passeggiatà lassù, all’ora del tramonto.

Terrazze di Marmo

La città dei tetti sarà rimasta impressa nella memoria di chi vide Genova da quassù.

Panorama da Torre dei Morchi (6)

E lo sguardo incontra una bellezza nuova, i palazzi di Via Gramsci e ancora la Sopraelevata, io non la amo per niente, tuttavia vista da lassù suscita meravigliata ammirazione.
Bella Genova, sconosciuta a molti, nascosta e da scoprire, città di torri che donano vedute sorprendenti.

Panorama da Torre dei Morchi (7)

 E poi ancora la Spianata e l’Ascensore di Castelletto.

Panorama da Torre dei Morchi (8)

E guarda Genova, ancora.

Panorama da Torre dei Morchi (9)

Octavia Walton Le Vert si trovò splendidamente nella sua nuova camera al quarto piano, la stanza era riccamente arredata, c’erano pavimenti di marmo e affreschi al soffitto.
Stava seduta alla finestra Octavia, seduta a guardare il mare al di là dei vetri.

Panorama da Torre dei Morchi (10)

E come la capisco, non me ne sarei andata mai!
E poi dalla Torre dei Morchi si vede Torre Piccamiglio, presto o tardi arriverò lassù in cima, potete contarci!

Panorama da Torre dei Morchi (11)

 E quella spettacolare sinfonia di ardesie che io tanto amo.

Panorama da Torre dei Morchi (12)

 E ancora campanili, tetti, il profilo inconfondibile di Torre Embriaci e i palazzi di Sottoripa, il fascino dei luoghi che non hai mai veduto da questa prospettiva.

Panorama da Torre dei Morchi (13)

E piante, panni stesi e terrazzini.

Panorama da Torre dei Morchi (14)

E Torre Piccamiglio, di nuovo.

Panorama da Torre dei Morchi (15)

E le colline, le case e Genova alle nostre spalle.

Panorama da Torre dei Morchi (16)

E gerani, tende azzurre e sole a picco, in questa estate capricciosa.

Panorama da Torre dei Morchi (17)

Guarda Genova, in una maniera insolita, inusuale, stupefacente.
Ecco le palme, il Porto Antico, il Bigo sul quale non sono mai salita, lo guardo dall’alto, mentre mi affaccio dalla Torre dei Morchi.
Che felicità!

Panorama da Torre dei Morchi (18)

C’è ancora tempo per seguire con gli occhi le macchine che scivolano via sulla Sopraelevata, posata come un nastro di seta nera tra le case e il mare.
Lassù, in cima alla Torre dei Morchi, il tempo si ferma.

Panorama da Torre dei Morchi (19)

Sì, il tempo si ferma e si compie una sorta di magia, presente e passato si sovrappongono e scorrono davanti al tuo sguardo e ancora ti ritrovi all’epoca di Octavia Walton Le Vert e del fotografo Alfred Noack, a Caricamento si sente il clangore degli zoccoli dei cavalli e c’è un uomo che trascina un carretto carico di botti, pare quasi di udire il cigolio delle ruote.

Noack (2)

Alfred Noack – fotografia di proprietà di Vittorio Laura

 A me è accaduto in un giorno d’estate, quando sono stata in cima alla Torre dei Morchi.

Torre dei Morchi (5)

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Pazzie di primavera, a volte il cielo si copre di nuvole e piove.
E piove sui tetti spioventi della città vecchia, andar per caruggi sotto la pioggia è un viaggio di luce e riflessi, di ardesie lucide e bagnate.
E a volte, quando il cielo si rovescia impietoso sulla città, andar per caruggi significa doversi districare in una selva di ombrelli, i vicoli sono stretti, si sa.
Alzi la mano chi non è mai rimasto imbottigliato nel centro storico, in un giorno di pioggia, magari sotto le feste!
Sì, succede!
E se invece passi nei vicoli in un orario insolito può capitare di non incontrare nessuno.
Ed è tutto un viaggio di luce e riflessi, in Canneto il Lungo.

Canneto

Laggiù, oltre l’archivolto.

Canneto (2)

Grigio di Genova e di acqua piovana.

Caruggi

La pioggia nei caruggi a volte è gioco di specchi, puoi guardare la città nelle pozzanghere, facciate di palazzi e persiane spalancate in Piazza Banchi.

Piazza Banchi

E il campanile di San Pietro.

Piazza Banchi (2)

Piove sulle finestre e piove sulla loro immagine riflessa a terra.

Piazza Banchi (3)

E poi a volte, tra i vicoli, ti si svela all’improvviso qualche incanto di colore.

Caruggi (2)

Nei caruggi, quando piove, si cammina volentieri in Sottoripa, al riparo sotto i portici.
E poi però devi uscire fuori, magari vai verso il mare e a volte il vento ti piega l’ombrello, te lo spezza senza pietà.

Palazzo San Giorgio

Talvolta le pozzanghere sono generose, a Caricamento puoi vederci le case rosse che si affacciano sulla piazza.

Caricamento

E poi la Torre dei Morchi, un punto di vista insolito, lo so.

Caricamento (2)

E ancora, l’infilata di portici e di case e di luci accese, l’asfalto diventa uno specchio.

Caricamento (3)

Andar per caruggi sotto la pioggia, mentre al centro del vicolo un solo passante scende con l’ombrello aperto.

Caruggi (3)

Salite e discese, a volte si cammina in piano, per fortuna!

Vico di Posta Vecchia

E sì, anche in Via Garibaldi guarda in alto oppure guarda giù.

Via Garibaldi

La pioggia nei caruggi ravviva le tinte, le rende brillanti.

Via Dei Giustinani

Oppure crea l’effetto opposto, se osservi Via dei Giustiniani da questa prospettiva sembra tutto in bianco e nero.

Via dei Giustiniani

Luccica Via San Bernardo  deserta sotto la pioggia battente.

Via San Bernardo

Mi fermo a guardare, io che amo i vicoli, amo andarci anche quando piove, magari proprio quando in giro siamo davvero in pochi.

Vico dietro il Coro di San Cosimo

Cadono le gocce e si sciolgono in piccoli cerchi concentrici.

Caruggi (4)

Lucidi di acqua e di riflessi, questi sono i caruggi sotto la pioggia.

Caruggi (5)

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Sono le quattro del pomeriggio del 27 Febbraio 1829, è la stagione dell’anno nella quale l’inverno declina e si approssima una luminosa primavera.
A Genova c’è un viaggiatore, questa per lui è solo una tappa, è lo scrittore americano James Fenimore Cooper, a tutti noto per il suo capolavoro The last of the Mohicans.
Alloggia all’hotel Croce di Malta che un tempo si trovava a Caricamento nell’antica Torre dei Morchi.

Torre dei Morchi

Vi ho già narrato di questo albergo assai celebre a quei tempi tra i viaggiatori stranieri, ne scrissi in questo articolo, su quell’edificio c’è una targa sulla quale sono riportati i nomi dei personaggi famosi che passarono al Croce di Malta.
E vi ho già portato per le strade di Genova insieme a uno di questi illustri ospiti, Samuel Langhorne Clemens, meglio noto come Mark Twain, trovate qui quel racconto.
Dormì tra quelle mura anche James Fenimore Cooper e il ricordo di quel breve soggiorno è affidato ad una missiva che lo scrittore inviò alla moglie che si trovava a Firenze.

Piazza Caricamento

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

 La lettera fu scritta proprio in quel giorno di Febbraio del 1829 e inizia con queste parole: my dearest Sue.
L’autore descrive il suo viaggio, un itinerario che a noi pare lungo e stancante, scandito dal suono degli zoccoli dei cavalli.
Da Firenze a Pisa, una breve sosta e poi ancora sulla strada, alla volta di Lucca.
E il fiume Magra, che lui definisce the terrible ford, il terribile guado, lo si affronta con un’imbarcazione che conduce i viaggiatori ancora sulla terra ferma da dove si prosegue il viaggio, ora dopo ora, finché si giunge alle porte di Genova.
E li lo scrittore si trova tra una folla di mulattieri con le loro bestie cariche di cavoli, uova e altri generi di prima necessità.
E infine James Fenimore Cooper giunge nella a sua stanza d’albergo e annota con un certo compiacimento che l’edificio si affaccia sul porto e sul mare.

Piazza Caricamento (2)

 Le memorie dei viaggiatori hanno immenso valore, restituiscono il ritratto di una città e di un paesaggio a volte meglio di qualunque immagine.

I can scarcely describe to you the pleasure I feel in seeing ships, hearing the cry of seamen, a race everywhere so much alike, and in smelling all the odors of the trade.

Mi riesce difficile descriverti il piacere che provo nel vedere le navi, nell’udire il grido dei marinai, una razza ovunque così simile, e nel sentire tutti gli odori del commercio.

Profumo di salino, di pesce, di spezie, di vita e di banchina.
E colore di vele, di corde, di sartiame e di scafi.
La vita davanti al mare.
E l’entusiasmo del viaggiatore che ancora scrive della sua felicità nel trovarsi in un posto che lo fa ritornare come bambino.
Il mare, le navi.

Porto di Genova

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

An italian sea port is far more picturesque than one in our own country.
Un porto di mare italiano è molto più pittoresco di uno nel nostro paese.

E qui, scrive Fenimore Cooper, ci sono imbarcazioni di ogni tipo e quei marinai dalla pelle scura con il berretto rosso calcato in testa.
Questo fanno gli scrittori, dipingono quadri con le loro parole.
E io immagino Sue con la lettera del marito tra le mani, lui le scrive che gli piacerebbe trovare una casa in città per tornare nel mese di giugno.
E usa di nuovo un aggettivo tanto caro agli americani quando si parla dell’Italia:

The city is picturesque, and some of the palaces are splendid.
La città è pittoresca e alcuni palazzi sono splendidi.

Piazza Banchi

E ancora, c’è tempo per godere delle bellezza di questo luogo.
E chissà che persone avrà incontrato James Fenimore Cooper, certo qualcuno avrà serbato memoria di lui, di quel viaggiatore americano che in un giorno di febbraio prese un cavallo e se ne andò lungo le mura che contornano questa città da lui definita one of the most compact in Europe, una delle più compatte in Europa.

Genova

E quelle mura, precisa ancora lo scrittore, potrebbero contenere una città assai più ampia ed è proprio ciò che è realmente accaduto nel tempo.
Genova è solo una tappa, è giunto il tempo di partire, altre mete lo attendono, il suo viaggio prevede che lui si rechi a Marsiglia e poi verso la bella Parigi, ricorderà la navigazione lungo la costa come uno degli spettacoli più suggestivi che abbia mai veduto.
Venerdì 27 Febbraio 1829 il cielo era sereno ma il vento spirava dagli Appennini e così l’aria era fresca e frizzantina, lo sappiamo grazie alla lettera di un viaggiatore americano.
Era James Fenimore Cooper, quel giorno il suo sguardo trovò le barche, i marinai e il mare di Genova.

Porto di Genova (2)

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

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