Un conte francese all’Hotel Bavaria

Accadde nel mese di febbraio del 1920: lui era giovane, raffinato e proveniva da Parigi dove abitava niente meno che in Boulevard della Madeleine.
Il conte si presentò a tutti facendo sfoggio dei suoi titoli nobiliari, forse potremmo immaginare che avesse maniere in un certo qual modo affettate, si introdusse così con facilità nel bel mondo genovese.
Ah, di certo riusciva sempre a fare grande impressione, scialava a destra e a manca e aveva il suo cameriere personale, era anche spesso accompagnato da certe elegantissime dame francesi.
Il conte aveva scelto per i suoi giorni genovesi un hotel di grido, soggiornava infatti all’Hotel Bavaria, nella centralissima Piazza Corvetto.

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

E insomma, potete scommetterci, conobbe davvero il fior fiore dell’alta società!
Per lui si aprirono le porte delle dimore delle nobili famiglie genovesi e purtroppo taluni scoprirono troppo tardi che non era stata proprio una buona idea accogliere costui nella propria casa.
Eh già, infatti un bel giorno le sue trame furono scoperte: altro che conte, il bel tomo era un truffatore della peggior specie e nella sua rete erano caduti diversi nobili genovesi.
Così le autorità lo portarono in questura ma lui ebbe un malore e dovettero trasferirlo all’ospedale di Pammatone per le cure necessarie.
Ma sapete cosa accadde?
Ebbene, all’ospedale si presentarono alcune donnine che volevano rimanergli accanto! E figuriamoci, furono subito mandate via!
Tra le altre cose in seguito si scoprì pure che le eleganti dame francesi amiche del finto conte erano in realtà genovesissime: una faceva la domestica e l’altra la cameriera, entrambe avranno visto Parigi solo nei loro sogni, molto probabilmente.
Insomma, il fatto fece molto scalpore, non vi nascondo che diversi aristocratici genovesi caduti nelle reti del finto conte evitarono persino di denunciarlo per non farsi cattiva pubblicità.
E non è finita!
Pare pure che il nostro avesse in programma un duello con un nobile genovese per una dama del quale si era incapricciato, ma pensate un po’!
Il duello poi chiaramente non si tenne perché, una volta rimessosi dal suo malore, il finto conte venne associato con una certa celerità alle patrie galere e gli toccò scontare la pena per i suoi misfatti.
La notizia è riportata dettagliatamente sul quotidiano Il Lavoro del 18 e 19 Febbraio 1920, immagino poi il disagio del proprietario dell’Hotel Bavaria, deve essere stata una ben spiacevole esperienza trovarsi in qualche modo invischiati in questa brutta faccenda!
Del finto conte non ne so più nulla, non so nemmeno che fine abbiano fatto le finte aristocratiche amiche sue, di certo tutti loro non lasciarono un bel ricordo a molti miei concittadini.
Accadde in tempi lontani, nel 1920, a Genova.

Frammenti del passato di Piazza Corvetto

Metto di nuovo in funzione la mia mirabolante macchina del tempo e vi porto ancora con me nel passato di Genova.
Vi mostrerò una cartolina colorata a tinte vivaci, questo cartoncino per giungere nelle mani della sua destinataria viaggiò in quell’altro tempo fino a Marsiglia e poi, sempre per le inspiegabili vie del caso, in qualche modo tornò nella Superba per finire nella mia piccola collezione.
In quell’epoca là c’erano luoghi che per consuetudine venivano spesso fotografati e quelle immagini venivano usate per le cartoline, certamente è molto frequente trovare la nostra Piazza Corvetto.
Non è poi così cambiata quella parte di Genova, ancora conserva immutato quel suo fascino ottocentesco.
Certe cartoline poi suscitano vere e proprie divagazioni della fantasia: non svelano volti ma tu puoi vederli con un gioco della tua immaginazione.
Tic tac, tic tac: è un giorno qualunque in questa Piazza Corvetto per noi insolitamente deserta, senza semafori o macchine in fila, la strada sembra appartenere alle persone, alcuni uomini se ne restano invece seduti su una panchina ad osservare la vita che scorre.
I loro occhi hanno forse veduto i molti mutamenti di questa piazza, forse potrebbero raccontare come sono sorti quei monumenti che ancora adesso la adornano.

Tutto attorno si leva un brusio di voci, nella fretta del quotidiano, sono rumori per noi insoliti.
Un signore attraversa distratto mentre legge le ultime notizie sul giornale, nel frattempo certi occhi vivaci e curiosi guardano impazienti verso il futuro, il tempo che verrà è ancora sconosciuto ma è così scandito dal suono di passi piccini in Piazza Corvetto.
Ecco gli stivaletti con i bottoncini, il soprabito scuro e la manina stretta in quella della mamma.
E sotto il cappellino di paglia un sorriso illumina un bel visetto di bimba, la sua pelle è chiara e disseminata di lentiggini proprio quella della sua mamma, una giovane donna di molta grazia e dal portamento elegante.

Accadde tutto in una breve frazione di tempo.
E tutto attorno risuonavano rumori così diversi da quelli che sentiamo adesso, era una stagione lontana, con questa quiete e questa semplicità.
Sbocciavano i fiori nelle aiuole, le nuvole percorrevano il cielo di Genova in questi istanti fissati per sempre in una cartolina: frammenti del passato in Piazza Corvetto.

Una bandiera, un re

La prospettiva è nota a tutti noi, vi basterà recarvi nella centrale Piazza Corvetto e potrete ammirarla anche voi.
Là, al centro della piazza, è collocato il monumento equestre che ritrae Vittorio Emanuele II, detestatissimo sovrano inviso ai genovesi in quanto al suo nome si legano i drammatici eventi del sacco di Genova del 1849 in occasione dei quali i genovesi subirono la violenta repressione attuata dai bersaglieri del generale La Marmora.
È una pagina drammatica del nostro passato e per questo motivo sono molti coloro che periodicamente richiedono la rimozione del monumento dalla sua storica collocazione in questa città che fu così vessata da quel sovrano.
Io, per parte mia, trovo che sia una scultura ben riuscita e scenografica: lì è sempre stata, è una pregevole opera d’arte e ammetto che non saprei immaginare Piazza Corvetto in maniera diversa.
E poi, guardate oltre insieme a me.
Vedrete la nostra bandiera, il fiero vessillo di San Giorgio che sventola nel cielo di Genova.
I re passano, la loro stella declina e la loro grandezza viene riveduta con occhi diversi.
Restano i monumenti, a volte accade.
La bandiera poi si sfilaccia, si consuma, è fragile materia che perde persino colore e consistenza.
La bandiera tuttavia è tutta nostra, fu stretta da condottieri e marinai, è nostra storia, nostra memoria, ricordo di imprese passate e di gesta valorose, è simbolo di una città indomita.
Sventola ancora sui tetti della Superba e così mi piace ritrovarla, nostro orgoglio e nostra fierezza.
Pe Zêna e pe Sàn Zòrzo!

Gozzi di città

Accade in questi giorni, per le strade di Genova.
Sventolano le bandiere nautiche contro il cielo della Superba, questi allestimenti sono il benvenuto ai visitatori del Salone Nautico che è una tradizione consolidata di questa città.
E i colori del mare si mescolano a quello che è il simbolo della fiera Repubblica Marinara, quella Croce di San Giorgio che sempre è issata sulla Torre Grimaldina.

E in Piazza Corvetto, ai piedi della monumento equestre a Vittorio Emanuele II, sono posti due semplici gozzi addobbati per l’occasione.

Piazza Corvetto (1)

A dire il vero, riflettendoci, queste non sono soltanto imbarcazioni che celebrano un evento di rilevanza internazionale nel mondo della nautica.
Questo, in qualche modo, rappresenta per me la parte migliore di noi.

Piazza Corvetto (2)

È difficile parlare di noi, a volte.
E a volte per noi parlano le azioni, quello che sappiamo mostrare delle nostre vite e del nostro modo di stare tra gli altri.
Un gozzo, per un ligure, è simbolo di lavoro e di caparbia, è un legame con la nostra terra aspra e con la sua storia.
È la parte migliore di noi, quella che non si arrende mai.

Piazza Corvetto (3)

E così, se girerete per la città, troverete queste testimonianze che narrano di noi e di come siamo.
Rudi, di poche parole, a volte scontrosi.
Veri, sempre.

Piazza Corvetto (4)

E ancora sventolano quei colori che raccontano storie di mare in Salita Santa Caterina.

Salita Santa Caterina (1)

Salita Santa Caterina (2)

E trionfano nella magnificenza ottocentesca di Via Roma.

Via Roma (2)

Tinte sgargianti, profumo di onde e di viaggi, superbe immaginazioni anche in Galleria Mazzini.

Galleria Mazzini (1)

E qui, complice l’assenza di vento, si possono ammirare magnifiche prospettive.

Galleria Mazzini (2)

Anche questa è la parte migliore di noi, rappresenta il nostro saper riconoscere chi siamo e a quale mondo apparteniamo senza mai perdere di vista i nuovi orizzonti.
Questo fa la gente di mare, parte alla ventura e poi ritorna alla propria riva.

Galleria Mazzini (3)

Tavoli all’aperto, sedie colorate e bandiere.

Galleria Mazzini (4)

E ancora, in Piazza De Ferrari, un altro gozzo.

Piazza De Ferrari (1)

Se passerete lì nel tardo pomeriggio vedrete la luce della sera che lo accarezza.

Piazza De Ferrari (2)

E davanti al Ducale è ferma un’altra piccola barchetta capace di sfidare onde agitate e venti contrari.

Piazza Matteotti (1)

Appartiene ad una terra di gente fiera e indomita.

Piazza Matteotti (2)

E quella, credetemi, è davvero la parte migliore di noi.

Piazza Matteotti (3)

Il monumento a Giuseppe Mazzini

Questa è la città che diede a lui i natali, questa è la città dove si passa sotto la casa in cui egli nacque e che ora ospita il Museo del Risorgimento.
E a Giuseppe Mazzini, figlio di Genova, fu dedicato un monumento che tutti i genovesi conoscono, si trova in posizione predominante e sovrasta Piazza Corvetto, la fiera figura di Mazzini si staglia contro il cielo della città che egli dovette abbandonare.

A Giuseppe Mazzini, amato dai suoi concittadini e da coloro che vissero nel senso delle sue parole e delle sue idee.
Il monumento fu inaugurato il 22 giugno 1882 e provate a immaginare Genova in quel giorno.
Narrano le cronache che La Superba era gremita di gente e un solenne corteo la attraversò, ovunque nelle strade della città sventolava il tricolore, sui muri delle case vennero affissi manifesti con frasi di Giuseppe Mazzini.

Si suonarono inni patriottici, presenziarono alla cerimonia gli amici fraterni di colui che lasciò il suo segno nella storia di questa nazione, c’erano Aurelio Saffi, Alberto Mario e Federico Campanella.

La pregiata scultura è opera di Pietro Costa e con le sue allegorie rappresenta i cardini del pensiero mazziniano.
Due sono le figure poste alla base della colonna sulla quale si erge il patriota e personificano Pensiero e Azione.

Ho una predilezione per questo monumento, ritrae una persona che ha dato lustro a questa città e a tratti pare davvero viva la figura del nostro Mazzini.

Ecco ai suoi piedi la statua fiera dell’Azione: sguardo saldo e indomito, si mostra possente, forte e coraggiosa.

Con una mano regge un gonfalone sul quale sono incise parole che contraddistinguono il pensiero mazziniano: Dio e il Popolo.

Accanto, seduta e assorta, l’altra figura che rappresenta il Pensiero, mentre sullo sfondo sventola il vessillo con la Croce di San Giorgio, simbolo di questa città.

E là, nell’azzurro splendente del nostro cielo, il celebre genovese.
Pensieroso e carismatico, ritratto nella sua bella fierezza di vero patriota e padre di questa nostra Italia.

A Giuseppe Mazzini, figlio di Genova: così la sua città lo ricordò e così volle onorare la sua grandezza.

Leonardo da Vinci in Piazza Corvetto

Tic tac, tic tac.
Fugge il tempo, scorrono i giorni, scivolano via i minuti e le lancette dell’orologio scandiscono le gioie, le emozioni e gli istanti memorabili della vita.
Là, in Piazza Corvetto, c’è un’elegante orologeria, questo negozio è qui dal lontano 1902.
Gli anni sono passati, uno ad uno.
Ed io non so davvero immaginare quanti segreti conosca un orologiaio a proposito del tempo.

Il tempo è un’onda, è liquida essenza che scorre, fluisce rapida e lieve, nulla la ferma.
Il tempo è il mistero insondabile dell’esistenza, la sua debolezza e la sua forza.
Il tempo è nell’armonia di una frase che vedrete incisa su quel marmo bianco collocato alla base della vetrina di questo negozio.

Quando passate da quelle parti fermatevi a leggere queste parole, le ha scritte Leonardo da Vinci, c’è tutta la bellezza della sua genialità in questa riflessione.
Ancora qui, oltre il tempo, in Piazza Corvetto.

A spasso per Piazza Corvetto

Vi ho già portato con me a spasso per Piazza Corvetto, con queste immagini che vengono da anni lontani.
Da poco ho altre due cartoline dove si apprezzano due diverse vedute e allora vi porto ancora con me ad incontrare la gente di Corvetto.
Nel centro della città, in un altro tempo.
La prospettiva aerea è forse quella che rende maggior giustizia all’architettura della piazza, se ne nota così la splendida disposizione.

Noi oggi osserveremo i passanti, quei genovesi che in questo istante vivono questa bella piazza genovese.
Non possiamo scorgere i passeggeri seduti del tram, speriamo che il loro viaggio sia comodo, in compenso si vede un severissimo vigile nell’esercizio delle sue funzioni, ci pensa lui a tenere sotto controllo certi spericolati automobilisti!
A dire il vero, caro vigile del tempo che fu, Piazza Corvetto così deserta l’ho vista solo in rare occasioni!

In lontananza uno scorcio di Piazza Marsala e in primo piano l’aiuola che circonda il monumento a Vittorio Emanuele II.
Tralasciamo il sovrano in sella al suo destriero e rivolgiamo la nostra attenzione a coloro ai quali farebbe davvero comodo un fido cavallo: sull’estrema destra dell’immagine si nota appena un gruppo di persone, a me sembrano tre uomini e direi che hanno il loro bel da fare con quel carretto, chissà cosa stanno trasportando!

Tic, tac, metto ancora indietro le lancette della mia macchina del tempo, le immagini che seguono risalgono ad un periodo precedente e non c’è proprio traccia di automobili, tuttavia c’è un discreto andirivieni di gente.
Un papà cammina tenendo la sua bimba per mano, diverse persone invece se ne stanno a prendere il fresco sulle panchine, non c’è un posto libero!
E poi, ruote, ruote di carri sullo sfondo e un azzimato ciclista che pedala con gran stile.

Spostiamo lo sguardo e notiamo un ragazzo che attraversa la piazza ad ampie falcate, c’è anche una signora con la gonna scura.
E quei due che confabulano tra di loro? Professionisti, notai o qualcosa del genere, ci giurerei, discutono animatamente di certi affari, è gente che fa girare i soldi quella, date retta a me!
Ci sono due donne, quella più giovane e vestita di chiaro e appartiene sicuramente ad una ricca famiglia borghese, lo stesso si può dire di quel tale che percorre il marciapiede con una certa fretta.

E poi ancora, coloro che popolano il centro della strada.
Di nuovo il nostro amante delle due ruote, certi gentiluomini con la paglietta, una gran dama con un cappello fastoso e a precederla di pochi passi una figurina più minuta dagli abiti più modesti.
E là, attorno al monumento, camminano certe giovani fanciulle, pare anche di scorgere un candore di parasoli.

Questa è la prospettiva della cartolina, osservando Corvetto dalla parte finale di Viale IV Novembre, ai giorni nostri gli alberi della piazza sono così fitti da nascondere la statua di Mazzini.

Basta spostarsi un po’ ed ecco emergere la bianca figura del patriota e sullo sfondo Villetta Di Negro.

C’erano, un tempo, alberelli ancora giovani.
E c’erano due tizi che parlavano di affari, un giovanotto che passava in bicicletta, una signora con un copricapo elegante.
Saluti da Genova, da Piazza Corvetto.

Piazza Corvetto a colori e in bianco e nero

Una piazza bella e scenografica, una piazza che offre splendide prospettive, a Corvetto confluiscono importanti strade cittadine.
In altri anni la zona si presentava diversamente, su quell’area si estendeva la passeggiata dell’Acquasola ora non più esistente.
Rimase così fino al 1877, come scrive lo storico Luigi Augusto Cervetto in quell’anno ebbero inizio le demolizioni che lasciarono spazio all’attuale piazza.

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Meravigliosamente armoniosa, se la ammirate dall’alto ne vedrete tutta la bellezza.

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In questa prospettiva chiaramente presa da Villetta Di Negro si notano le sue varie particolarità: sullo sfondo la strada che sale sinuosa verso l’Acquasola, al centro il monumento a Vittorio Emanuele II e di spalle, in primo piano, la statua di Giuseppe Mazzini.

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Il monumento equestre a colui che fu Re d’Italia è spesso oggetto di esacerbate discussioni legate al passato di Genova e agli eventi accaduti nel 1849 quando i bersaglieri di La Marmora compirono crudeli atrocità contro i genovesi e contro la città in quello che è noto come il Sacco di Genova.
Allora il sovrano non mancò di riservare ai genovesi  parole che ancora non si dimenticano, li definì vile e infetta razza di canaglie.

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E questa è la ragione per la quale periodicamente si sollevano vivaci proteste perché la statua venga rimossa da una piazze principali di Genova.

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A Corvetto, di fronte a Villetta Di Negro, in posizione sopraelevata rispetto alla piazza e al monumento del re, c’è un’altra statua nella quale è effigiato un genovese molto amato non solo nella sua città: è il nostro Giuseppe Mazzini, la sua figura si staglia fiera contro il cielo azzurro della Superba.

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Protagonista indiscusso della storia, ha un posto nel cuore di molti di noi.

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A breve distanza, in un’aiuola, un busto di sua madre.

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E alle spalle di lei, affissa su un edificio, una targa ricorda che qui il nostro Mazzini trovò rifugio in anni per lui difficili.

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Nelle nostre strade c’è la nostra storia, a volte anche quella che non vorremmo aver vissuto.

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Resta il valore estetico della statua opera dello scultore Barzaghi, resta la figura del sovrano in sella al suo cavallo.

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E resta, certa e riconosciuta, la grandezza di un mio caro concittadino, un pensatore, un uomo che cambiò il destino di questa nazione.
Dello splendido monumento dedicato a Mazzini tornerò certo a parlarvi con gli approfondimenti che merita.

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Passano gli anni e Piazza Corvetto mantiene tuttora la sua fisionomia, sulle pagine della Guida Genova e Dintorni edita dai Fratelli dell’Avo agli inizi del ‘900 così viene definita: “una delle piazze più belle d’Italia… il punto più ammirevole della città.”
Insieme al progresso, in un certo senso, anche Piazza Corvetto è mutata, la modernità ha cambiato il nostro modo di vivere le nostre strade e le nostre città.
Osservate questa immagine, c’è una folla di genovesi a passeggio per Corvetto.

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Ora non è più così, a Corvetto c’è un continuo traffico di macchine e certo non si può andare vicino al monumento.

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Genova a colori, Genova in bianco e nero.
Una diversa velocità, un modo differente di vivere la quotidianità.

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E sapete?
Spesso accade di vedere persone sedute sulle scale davanti al monumento di Mazzini, Vittorio Emanuele invece resta là, isolato e lontano da noi.
Eppure è al centro della piazza, già!

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Una zona che mantiene comunque la sua armonia e la sua scenografica bellezza.

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In un tempo lontano la percorsero i tram, la attraversarono gentiluomini con la bombetta sul capo e dame aggraziate che con una mano si sorreggevano il lungo abito.
Era un tempo diverso, distante dal nostro.

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Tra quella gente che cammina alcuni vanno di fretta, altri forse indugiano sotto il sole di primavera.
E passeranno le stagioni e gli anni, il tempo scivolerà via e saranno altri passi a rimbombare per la bella piazza dei genovesi: Piazza Corvetto, a colori e in bianco e nero.

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Piazza Corvetto, guardando i tetti

Ancora una volta sono stata a guardare Genova dall’alto e per questo ringrazio una cara amica che mi ha permesso di ammirare la Superba da un terrazzo che si apre sui tetti della Superba, su Piazza Corvetto e sulle zone circostanti.

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E si affaccia in parte sul verde prepotente di Villetta Di Negro.

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Davanti agli occhi il profilo di un nostro amato concittadino, il più celebre dei patrioti, è Giuseppe Mazzini, assorto e pensieroso.

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E poi Piazza Corvetto, la prospettiva dell’Acquasola e un cielo velato di nuvole, quel giorno il sole faceva i capricci.

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Da questo edificio vedi i palazzi della Spianata e la celebre ascensore che conduce a Castelletto.

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E poi ringhiere, campanili, torri e  il Teatro Carlo Felice.

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Da un terrazzo sopra Corvetto trovi l’orizzonte del mare che in una giornata grigia si confonde con il cielo, le gru, le linee del porto, il Bigo e le navi.
E il campanile delle Vigne svetta accanto alla Lanterna, nostro faro e nostro simbolo.

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E poi ancora la città arrampicata sulle colline, un’altra nave, tetti grigi ed abbaini, questo è il profilo di Via Garibaldi con la magnificenza dei Palazzi dei Rolli.

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Genova e la sua distesa ininterrotta di ardesie spioventi, comignoli e magnifici terrazzini che in estate sono inondati dal sole.
E mentre osservi cerchi di distinguere luoghi noti veduti da una diversa prospettiva, tra i tetti dei caruggi emerge imperiosa la Chiesa della Maddalena.

Tetti (10)

E poi ancora altre ringhiere e geometrie, persiane e finestrelle, un terrazzino minuscolo, lassù, vicino al cielo.

Tetti (11)

Antico e moderno, passato e presente, in un solo orizzonte.

Tetti (12)

Ancora uno sguardo rivolto al patriota genovese, figura a me cara.

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Ancora uno sguardo verso Genova, mia e sua città natale, dolcemente affacciata sul celeste mare.

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Galleria Nino Bixio, gli sguardi di due illustri genovesi

Se scenderete da Via Martin Piaggio lasciando dietro di voi il monumento a Giuseppe Mazzini è così che vedrete queste due imponenti statue.

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Ritte ed austere, sono dedicate a due illustri concittadini, sulle spalle di ognuno è posato un lungo mantello il cui drappeggio arriva fino a terra.

Statue Baroni (3)

Là, sulla balaustra che sovrasta la Galleria dedicata al patriota Nino Bixio vigilano silenziosi due grandi genovesi, il loro sguardo viene da lontano, dai tempi della grandezza della Superba.

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A effigiare i loro tratti fu lo stimato scultore Eugenio Baroni, colui che realizzò il monumento di Quarto e che impresse il suo stile in diverse opere che potete ammirare al Cimitero Monumentale di Staglieno.

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Le statue che sovrastano Piazza Corvetto, come si può leggere sui basamenti, risalgono al 1929.

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Un particolare già svela il carattere guerresco di un uomo indomito e senza timori.

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Il suo sguardo è fiero e lungimirante, non lo fermò mai nulla durante le sue imprese.

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Ha la spada sul fianco e l’armatura, questo è l’orgoglio di Guglielmo Embriaco detto Testa di Maglio, qui trovate la sua storia.
Così lo rappresentò Eugenio Baroni.

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Gli è accanto una figura altrettanto illustre per questa città, ha occhi magnetici e severi, lo contraddistingue il piglio deciso di un valoroso condottiero.

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È l’Ammiraglio Andrea Doria e la sua imponente figura svetta contro il cielo azzurro di Genova.

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Le statue, come ho già scritto, sono del 1929 e quando vennero collocate sulla Galleria la stessa era intitolata alla Regina Elena.
E insomma, c’è da dire che all’epoca non incontrarono proprio il gusto estetico del tempo, sulle pagine di Il Secolo XIX si trovano lettere di protesta, il gusto e lo stile di Baroni non andavano a genio a diverse persone.
Un lettore suggerisce di collocare al posto delle statue dei bei vasi come quelli che si trovano sulla balaustra di Via Garibaldi.

Statue Baroni (12)

A quanto si evince dal giornale anche i membri dell’Associazione A Compagna ebbero da ridire sulle statue, proprio non erano gradite e fecero storcere il naso a tanti genovesi.
Ebbene, con buona pace dei cittadini del passato che espressero così apertamente la loro disapprovazione, l’Embriaco tuttora domina orgoglioso su quella balaustra.

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E vicino a lui c’è il più celebre dei Doria.

Statue Baroni (14)

Posano il loro sguardo austero sui genovesi di questo tempo, su coloro che sono nati e vivono nella città che li vide risplendere per il loro valore.

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