Blu e nero

Certe persone incedono sempre senza esitare, hanno un destino e una meta precisa, seguono un invisibile percorso che le conduce dove esse vogliono andare.
Camminano, pensano, parlano piano, sorridono con gentilezza.
Svelte, decise e prive di insicurezze: passo dopo passo percorrono un tragitto che non tutti sappiamo trovare.
E io credo che lo sappiano davvero dove desiderano arrivare.
E poi a volte si alza il vento e smuove il loro abito.
Blu e nero, in cammino, per le strade di Genova.

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Chiaroscuro genovese

Una bicicletta.
Il cartello che segnala la fermata della metropolitana, una geometrica precisione.
I portici dell’Accademia e il susseguirsi perfetto di quelle curve, una sequenza di linee, luci ed ombre.
Il manifesto della mostra di Giorgio de Chirico ed è coloratissimo, in realtà.
Le sedie e i tavolini al riparo.
E poi sul vetro del bar certe figurette di persone immaginarie fatte con gli stencils: un cameriere con un vassoio, i clienti seduti in amabile conversazione.
Un gioco di belle illusioni e di netti contrasti, un chiaroscuro genovese.

5 Maggio 1860: ricordando l’Impresa dei Mille

Accadde in questo giorno, accadde in questa città, da questo nostro mare partì Giuseppe Garibaldi con le sue Camicie Rosse per l’impresa con la quale si fece l’Italia: era il 5 Maggio 1860.
Ben 50 anni dopo la Superba celebrò l’epica ricorrenza in maniera straordinaria, in quel 1910 si tennero grandi celebrazioni, mi è capitato di leggere gli articoli del tempo e sono rimasta stupefatta da tanto clamore, il 6 Maggio il quotidiano Il Lavoro dedicò due intere pagine alla narrazione di quei festeggiamenti.
Quella giornata, raccontano i cronisti, iniziò con discorsi e memorie, erano presenti diverse personalità cittadine ed è riportato un lunghissimo elenco di associazioni di combattenti giunte a Genova per l’occasione.
Parteciparono 60.000 persone, nel cielo di Genova sventolarono oltre 400 bandiere.
E c’erano certe vecchie glorie alle quali tutti tributarono onori: era presente l’anziano garibaldino Giambattista Tassara e c’era anche Domenico Porro, ultimo superstite della Spedizione di Sapri.
Per la città si snodò un lungo corteo, le strade erano gremite di folla: dall’Acquasola a Corvetto un mare di gente, il corteo giunse di fronte al Monumento di Garibaldi in Piazza De Ferrari.

Non mancarono gli omaggi ai monumenti di Giuseppe Mazzini e a quello di Nino Bixio.
E come sempre si ritrova una certa enfasi negli scritti di quel tempo, i racconti sono permeati della fierezza di narrare quei giorni coraggiosi vissuti da giovani animati da alti ideali.
E poi andando a levante delle città, a Quarto, ci si ritrova ancora nei luoghi che furono scenario di quegli eventi.

Non è poi così mutato il panorama, anzi è piuttosto simile a quello che si vede in una cartolina d’epoca.
Gli scogli, il profilo della costa, la memoria di uno dei luoghi nei quali si fece la storia di questa nazione.

Camminando davanti a questo mare troverete una lapide, è stata affissa in questo luogo, sul muro esterno un tempo di pertinenza di Villa Spinola, luogo dove soggiornò Giuseppe Garibaldi prima della sua partenza.

Le parole che vi si leggono sono di Giuseppe Cesare Abba, scrittore e patriota che narrò in varie maniere quei tempi gloriosi.
Questo è il ricordo di memorabili gesta, memoria di quel 5 Maggio 1860.

Movimenti

Uno zaino sulle spalle, una giacca aperta nel tempo di primavera.
Le ombre, il ritmo cadenzato dei passi.
I riccioli scuri di una ragazza, i suoi occhi grandi, lo scenario che pare il fotogramma di un vecchio film.
Come un istante trascorso in un soffio, in qualche tempo e in una stagione diversa.
Le chiacchiere in lontananza, una risata, le porte dell’autobus che si aprono.
Mani che si stringono, tacchi che picchiano sul selciato, sguardi che si ritrovano.
Le attese, le voci, i silenzi.
Le pause.
E poi movimenti, semplicemente la vita.

Tra le colonne

Tra le colonne del Carlo Felice.
Il sole brilla e la sua luce disegna perfette geometrie pomeridiane: è un gioco di linee nette e straordinarie, un’alternanza di ombre decise e chiarori gloriosi.
E accade così, all’improvviso.
Taluni passano oltre senza farci caso mentre io resto a guardare.
Ed è bianco e nero, e sono sfumature grigio, l’inverno così si arrende alla dolce primavera che leggiadra posa i suoi passi sul nostro cammino.
E la luce risplende, ancora più brillante, tra le colonne del Carlo Felice.

Al Duca di Galliera, cittadino insigne

È tornata davanti agli sguardi dei genovesi l’opera magnifica eretta a gloria e memoria di Raffaele Luigi De Ferrari, Duca di Galliera e Principe di Lucedio, illustre genovese e benefattore della sua città.
Il monumento bronzeo è frutto del talento di Giulio Monteverde e venne posto nella zona antistante la Stazione Marittima il 12 Aprile 1896, qui trovate un mio articolo ad esso dedicato con le due differenti collocazioni che l’opera ebbe nel passato.

Dopo un accurato restauro ecco di nuovo risplendere il capolavoro di Monteverde ora posizionato in fondo a Via Corsica nel quartiere di Carignano, ancora di fronte al mare.

Monumento al Duca di Galliera (1a)

Il gruppo scultoreo è composto da tre figure mirabili per grazia ed armonia.
Benevolo e gentile è lo sguardo di lei: la Munificenza, dote che contraddistinse la figura di Raffaele De Ferrari per tutto il corso della sua vita.

Monumento al Duca di Galliera (2)

E accanto tiene il suo genio alato che le ispira bontà e generosità, costui ha le fattezze di vivace giovinetto dallo sguardo gioioso ed attento.

Monumento al Duca di Galliera (3)

Ai piedi della Munificenza siede pensoso e riflessivo Mercurio, il dio che rappresenta il Commercio, arte nella quale il nostro generoso concittadino eccelse in maniera superba.

Monumento al Duca di Galliera (4)

E sul monumento dedicato a De Ferrari è posto un medaglione con il suo profilo.

Monumento al Duca di Galliera (5)

Al Duca di Galliera, cittadino insigne, così si legge sul basamento che regge la statua: tra i molti meriti di Raffaele De Ferrari c’è anche l’aver donato i 20 milioni necessari all’ampliamento del porto di Genova.

Monumento al Duca di Galliera (6)

Glorioso si staglia il monumento nella sua perfetta armonia.

Monumento al Duca di Galliera (7)

Le tre allegorie condividono questo spazio in una comunione di intenti che aiuta, consola e solleva.

Monumento al Duca di Galliera (8)

Le tre figure sono poi citate nella seconda iscrizione, come la precedente anche questa fu scritta da Anton Giulio Barrili.
Con l’enfasi tipica dell’epoca il patriota e scrittore nomina così il patrio commercio, la vasta munificenza e il genio felice.
Non manca sul basamento lo stemma della città che si onora di essere patria di un così grande personaggio.

Monumento al Duca di Galliera (9)

E chi non sapesse quali siano i meriti del Duca di Galliera e quanto munifico sia egli stato nei confronti della sua città si rechi nella piazza centrale di Genova che ora porta il suo nome e varchi la soglia del palazzo appartenuto a Raffaele Del Ferrari e a sua moglie Maria Brignole Sale, l’edificio è ora sede di una banca.

Palazzo De Ferrari Galliera (1)

E nell’atrio campeggia un marmo sul quale si possono leggere i motivi per cui i genovesi debbano eterna gratitudine ai Duchi di Galliera.

Palazzo De Ferrari Galliera (2)

Per celebrare tanta generosità il talento di Monteverde lasciò alla città questo monumento, egli è anche autore della scultura dedicata a Maria Brignole Sale, moglie di Raffaele, qui potete ammirarne alcuni dettagli.

Monumento al Duca di Galliera (10)

In un giorno dello scorso novembre per un caso fortunato ho potuto assistere alla sistemazione di alcuni pregiati pezzi del monumento al Duca di Galliera, ho visto salire tra cielo e nuvole il caduceo di Mercurio e l’ala del Genio che sono stati poi sistemati nella loro originale collocazione.

Monumento al Duca di Galliera (11)

Monumento al Duca di Galliera (12)

Svetta l’opera grandiosa eretta in onore di un genovese che si distinse per i suoi meriti e per la sua generosità.

Monumento al Duca di Galliera (13)

Per la sua gloria sorride lieto il genio fanciullo capace di ispirare buone opere.

Monumento al Duca di Galliera (14)

E pare quasi avere il respiro della vita la leggiadra Munificenza dai tratti perfetti.

Monumento al Duca di Galliera (15)

E resta, assiso ai piedi di lei, Mercurio, il dio del Commercio, giovane vigoroso e fiero che tiene sul capo il suo elmo alato.

Monumento al Duca di Galliera (16)

Questa è l’opera magnifica che è ritornata sotto il cielo blu della Superba: fu eretta in onore del Duca di Galliera, cittadino insigne di Genova.

Monumento al Duca di Galliera (17)

Emozioni in bianco e nero

E a volte basta la luce.
Vitale, travolgente e così intensa, anche senza la vividezza dei colori.
E c’erano turisti seduti sul muretto, passanti distratti, bambini che giocavano con l’acqua della fontana.
Zampilli, caldo e sole.
E foto ricordo, cappelli di paglia, depliants di mostre, sorrisi, gelati fuori stagione.
E sandali, borse a tracolla, zainetti, corse per prendere l’autobus.
Memorie.
Momenti.
Emozioni in bianco e nero.

Gozzi di città

Accade in questi giorni, per le strade di Genova.
Sventolano le bandiere nautiche contro il cielo della Superba, questi allestimenti sono il benvenuto ai visitatori del Salone Nautico che è una tradizione consolidata di questa città.
E i colori del mare si mescolano a quello che è il simbolo della fiera Repubblica Marinara, quella Croce di San Giorgio che sempre è issata sulla Torre Grimaldina.

E in Piazza Corvetto, ai piedi della monumento equestre a Vittorio Emanuele II, sono posti due semplici gozzi addobbati per l’occasione.

Piazza Corvetto (1)

A dire il vero, riflettendoci, queste non sono soltanto imbarcazioni che celebrano un evento di rilevanza internazionale nel mondo della nautica.
Questo, in qualche modo, rappresenta per me la parte migliore di noi.

Piazza Corvetto (2)

È difficile parlare di noi, a volte.
E a volte per noi parlano le azioni, quello che sappiamo mostrare delle nostre vite e del nostro modo di stare tra gli altri.
Un gozzo, per un ligure, è simbolo di lavoro e di caparbia, è un legame con la nostra terra aspra e con la sua storia.
È la parte migliore di noi, quella che non si arrende mai.

Piazza Corvetto (3)

E così, se girerete per la città, troverete queste testimonianze che narrano di noi e di come siamo.
Rudi, di poche parole, a volte scontrosi.
Veri, sempre.

Piazza Corvetto (4)

E ancora sventolano quei colori che raccontano storie di mare in Salita Santa Caterina.

Salita Santa Caterina (1)

Salita Santa Caterina (2)

E trionfano nella magnificenza ottocentesca di Via Roma.

Via Roma (2)

Tinte sgargianti, profumo di onde e di viaggi, superbe immaginazioni anche in Galleria Mazzini.

Galleria Mazzini (1)

E qui, complice l’assenza di vento, si possono ammirare magnifiche prospettive.

Galleria Mazzini (2)

Anche questa è la parte migliore di noi, rappresenta il nostro saper riconoscere chi siamo e a quale mondo apparteniamo senza mai perdere di vista i nuovi orizzonti.
Questo fa la gente di mare, parte alla ventura e poi ritorna alla propria riva.

Galleria Mazzini (3)

Tavoli all’aperto, sedie colorate e bandiere.

Galleria Mazzini (4)

E ancora, in Piazza De Ferrari, un altro gozzo.

Piazza De Ferrari (1)

Se passerete lì nel tardo pomeriggio vedrete la luce della sera che lo accarezza.

Piazza De Ferrari (2)

E davanti al Ducale è ferma un’altra piccola barchetta capace di sfidare onde agitate e venti contrari.

Piazza Matteotti (1)

Appartiene ad una terra di gente fiera e indomita.

Piazza Matteotti (2)

E quella, credetemi, è davvero la parte migliore di noi.

Piazza Matteotti (3)

Genova, 1908: il soggiorno di Madame E.V.

Era la calda estate del 1908 quando a Genova giunse un’elegante viaggiatrice.
Madame E.V. era entusiasta, aveva lasciato la sua verde Svizzera per le dolcezze della Riviera, quella era solo una delle tappe del suo personale Grand Tour in Italia.
Madame aveva soggiornato a Bordighera, era poi giunta Genova e in seguito avrebbe veduto la Toscana tanto vagheggiata durante le sue letture, passatempo che scacciava la noia dei pomeriggi invernali.
Ora si trovava a Genova e aveva scelto un albergo lussuoso come si conveniva a una dama del suo rango, lei e il suo sussiegoso consorte sceglievano sempre posti esclusivi.
L’hotel aveva la propria vettura: attendeva gli esigenti ospiti davanti alla Stazione Principe per condurli a destinazione con tutti gli agi.

Madame era una donna volitiva ed energica, malgrado avesse ormai superato i quarant’anni il suo viso era ancora fresco e velato da una sorta di ingenuità.
Era il suo entusiasmo per la vita a renderla quasi fanciullesca, questo sosteneva il marito che aveva per lei un’autentica adorazione, non c’era desiderio di lei che lui non tentasse di soddisfare.
Madame amava i gioielli luccicanti, le rose inglesi e i tessuti raffinati.
A Genova aveva fatto diversi acquisti, era rimasta letteralmente ammaliata dalla minuziosa armonia di certe filigrane e così aveva comprato per sé un pesante bracciale, alle sue sorelle aveva invece destinato una spilla e un paio di sfarzosi orecchini.
Madame prediligeva inoltre le trine, i pizzi e gli abiti vaporosi, si era quindi concessa una visita ai negozi dell’elegante Galleria Mazzini.

C’era un’intera città da scoprire.
Genova d’estate, per lei, aveva la fragranza dei profumi mediterranei, il caldo a tratti la spossava ma lei desiderava soltanto vivere ogni giorno intensamente senza perdere nessuno dei doni che le erano riservati.
E aveva veduto il mare calmo, lucente, liscio come velluto.
Il mare era senza confini, come il suo amore per la vita.
E poi c’era la città con i suoi segreti, le chiese e i palazzi di candido marmo, le strade dalle altezze vertiginose, le antiche pietre e i quartieri nei quali non osava addentrarsi anche se avrebbe desiderato essere, forse, persino più avventurosa.
Oh, il tempo era stato splendido e ogni cosa era andata davvero per il meglio.
Lo aveva scritto persino su quella cartolina spedita ad amici nella sua Svizzera:

Nous attendons pour visiter le cimitière.
Nous avons fait bon voyage, il fait un temps magnifique.
Aspettiamo di visitare il cimitero.
Abbiamo fatto buon viaggio, il tempo è magnifico.

Staglieno e le sue opere, le era stato raccomandato di non perdere una visita al Cimitero Monumentale di Genova e Madame aveva tenuto conto di quel consiglio, aspettava di rimirare gli angeli di candido marmo e le figure che vegliano sui riposo dei defunti in quel luogo che incantò scrittori e visitatori provenienti da ogni parte del mondo.
Trattenne da quel suo viaggio molte emozioni, ricordo bello dei giorni condivisi con il suo amato marito.
Il testo che ho qui riportato in francese è scritto sul retro di una cartolina spedita da Genova il 10 Agosto 1908, da essa sono tratti i dettagli che avete veduto.
Era destinata a una coppia residente in Svizzera, ho così supposto che chi la spedì provenisse appunto da quel paese.
La garbata calligrafia pare essere femminile, oltre alle due righe qui riportate ci sono ancora i saluti e al posto della firma due lettere: E. V.
Madame E.V., nella mia fervida fantasia.
L’ho vista salire in carrozza, fare acquisti in Via Roma, soffermarsi davanti a una vetrina di canditi in Via Carlo Felice.
E l’ho veduta lasciare Genova con una certa nostalgia, felice di aver scoperto una città mai veduta.
Cara Madame E.V., sono lieta che il suo soggiorno sia stato piacevole.

Luglio 1913: cronache dell’estate

Tempo d’estate, tempo di notizie che forse fecero scalpore in città.
Era il primo giorno di Luglio del 1913 e il quotidiano Il Lavoro riportava alcuni fatti decisamente particolari.
Ebbene, state a sentire, questa è la storia di una giovane sposa.
Pare che costei, mentre si trovava sotto i Portici di Via XX Settembre, abbia per caso incrociato il suo legittimo consorte che se ne andava a passeggio con una bella signorina poco più che ventenne.

La sposa tradita non ci pensò su due volte, rapida come il vento prese a male parole il fedifrago e la soave fanciulla, dice il cronista che parlava in maniera piuttosto concitata tanto da attirare l’attenzione dei passanti.
I due ebbero l’idea di rifugiarsi su una vettura cittadina ma la sposa delusa non si diede per vinta, anzi!
Prese la giovane amante del marito e la trascinò giù dalla carrozza tra i fischi e gli strepiti della moltitudine accorsa ad assistere all’inconsueto spettacolo.
Alla fine a dividere i litiganti giunse la forza pubblica e i due sposi furono portati in questura mentre la ragazza fu consegnata alla sua famiglia di rinomati albergatori.

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

In quella stessa sera un gruppo di trepidanti genovesi assisteva con interesse all’estrazione della tombola nazionale telegrafica a Palazzo Ducale.
Con tanto di solenne cerimonia vennero estratti i numeri vincenti, la folla gremiva la Piazza Umberto I davanti al Ducale e ad ogni numero pronunciato con tono grave si poteva udire un tumulto di voci stupefatte.

Eventi del tempo d’estate, a Genova, nel lontano 1913.
E tra le molte notiziole un’altra merita menzione, non perché sia particolarmente rilevante ma in quanto piuttosto insolita.
Dunque, si tratta di una certa signorina che a quanto pare diede scandalo nella centralissima Piazza De Ferrari.
Il cronista sottolinea che la fanciulla era piuttosto nota e a quanto pare non proprio per la sua specchiata virtù, di fatto in quella sera d’estate si mostrò con certe trasparenze che lasciavano poco all’immaginazione.
Il giornalista scrive anche che aveva pure un abito aderente con due ampi spacchi sui lati, una cosa da non credere!
Nella centralissima Piazza De Ferrari!

E infine si segnala anche un tentato furto a una celebre fabbrica di acque gazzose sempre a pochi passi da Via XX Settembre.
Ai ladri è andata male, il solerte proprietario della fabbrica aveva avuto l’accortezza di togliere tutti i denari dai cassetti quindi i malfattori non trovarono nulla da sottrarre.
Vista la situazione si scolarono alcune frizzanti gazzose e forse fecero pure un brindisi, poi si dileguarono lasciando lì gli attrezzi che avevano usato per introdursi nella fabbrica.
Ogni tanto mi piace andare a cercare le notizie del passato, mi domando cosa mai sarà accaduto in questo periodo diversi anni fa.
Ci sono i grandi eventi storici e le piccole notizie di poco conto, fatti ormai del tutto dimenticati, forse all’epoca invece se ne discusse a lungo: era l’estate del 1913.