Ombra di ottobre

È stato uno dei molti istanti effimeri, un gioco di luci, una mattina a De Ferrari.
E a dire il vero se fossi distratta forse non lo avrei neanche notato, io però seguo il sole, i suoi viaggi sui tetti e per le strade, le improvvise virate dei suoi raggi in certi vicoli angusti e il loro distendersi luminoso in certe piazze.
Cammino e a volte quella bellezza mi sfugge, talvolta svanisce e scivola via troppo rapida.
A volte, invece, rimane e attende che lo sguardo si posi su certe magie.
E così è accaduto, in una mattina tersa e limpida.
La luce, un incanto, un’ombra di ottobre.

Luce settembrina

C’era una musica e c’era una voce, una canzone languida in questo tempo incerto.
Qualcuno passava di fretta, altri invece indugiavano mentre il primo pomeriggio scorreva lento.
E sotto i portici c’erano i tavolini all’aperto, le chiacchiere, i cucchiaini che tintinnavano nelle tazzine di caffè, i sorrisi e la serenità di un momento condiviso.
In altri periodi dell’anno e in altri giorni ho già scattato fotografie simili a questa, mi stupisce sempre che il sole viri lasciando a questo modo la sua traccia davanti al Teatro Carlo Felice.
E c’era questa melodia, preludio d’autunno e di una stagione che muta.
E un gioco di ombre e di bellezza brillante, dono magnifico di questa luce settembrina.

Sorridendo in Piazza De Ferrari

Doveva essere il tempo d’inverno, forse era anche uno di quei giorni in cui tira il vento e a Genova il vento è spesso padrone.
E allora, per ripararsi e trovare il giusto conforto, meglio indossare cappotti caldi e guanti pesanti.
Certo, una signora elegante appunta sempre sul bavero una bella spilla, una di quelle che si conservano nel portagioie nel cassetto del comò.
I capelli raccolti, i sorrisi garbati per una foto ricordo in Piazza De Ferrari.
Poi molti anni dopo l’acqua sgorgherà nella fontana in maniera differente e certe luci variopinte la illumineranno, sono i cambiamenti della modernità e forse a pensarci allora sarebbe sembrata una sorta di stravaganza.
In posa, uno accanto all’altro, in un giorno qualsiasi.

Il gentiluomo porta giacca e cravatta, baffi curati e tiene le mani in tasca.
Le due signore hanno queste piccole borse alla moda.
E tutti sorridono, davanti alla fontana di Piazza De Ferrari.
Ci sono certi istanti simili a molti altri, sono semplicemente momenti di quiete e spiensieratezza, ci sono certi istanti che mentre li vivi forse non ti sembrano neppure memorabili, sono come molti altri, nel semplice fluire della vita.
Poi gli anni scorrono e fuggono via e magari dall’album dei ricordi spuntano proprio quelle fotografie di quel giorno.
Guarda come eravamo giovani!
Ti ricordi?
Quanto anni sono passati, da non credere.
Insomma, quelle sensazioni lì.
Era il tempo dei sorrisi, in Piazza de Ferrari: in cammino verso il futuro e verso la vita.

Luce genovese

E c’era questa luce così unica e straordinaria.
Così è la luce della Superba, vestita di brio, di brezza marina e di brillante vivacità.
Mentre il vento alzava appena l’acqua della fontana, era la metà di settembre ed era ancora caldo, giravamo in calzoncini e maglietta, a De Ferrari era già stata posizionata una delle sculture di Deredia.
In questo bagliore luccicante e vivo, nell’eleganza della Genova ottocentesca che qui si sposa in perfetta armonia la modernità.
In questa luce genovese che sempre mi affascina.

Il monumento a Giuseppe Garibaldi

La sua figura si staglia nelle piazze di molti luoghi della nazione che egli contribuì a costruire, elencare il numero dei monumenti a Giuseppe Garibaldi sarebbe impresa ardua.
Nel capoluogo ligure ve ne sono diversi, furono eretti in quelle zone di Genova che un tempo erano comuni autonomi, a Pegli e a Sampierdarena svettano le statue nelle quali si ritrovano i tratti dell’Eroe dei Due Mondi.
La statua più celebre, tuttavia, è il centralissimo monumento equestre sito in Largo Pertini nello spazio tra il Teatro Carlo Felice e l’Accademia delle Belle Arti realizzata nel 1893 prima che questa parte di Genova mutasse aspetto con la costruzione della centrale Via XX Settembre e i successivi ampliamenti di Piazza de Ferrari.

Così svetta l’eroe del Risorgimento, l’augusto condottiero delle Camicie Rosse, l’uomo lungimirante e idolatrato dalle folle, colui che con le sue gesta mutò il corso della nostra storia.
Giuseppe Garibaldi morì il 2 Giugno 1882 ma la sua figura restò nel cuore e negli sguardi di molti.
In questa Genova dalla cui rive egli partì a con i suoi giovani e ardimentosi combattenti alla volta di Marsala, si volle tributargli l’onore di un monumento equestre che fu realizzato dal valente scultore Augusto Rivalta.


L’artista fu autore inoltre di diversi monumenti funebri collocati a Staglieno come la tomba della famiglia Raggio e la tomba del patriota Francesco Bartolomeo Savi, a lui si devono anche il monumento a Raffaele Rubattino sito a Caricamento e le statue di Garibaldi e di Niccolò Barabino collocate a Sampierdarena.
Augusto Rivalta, oltre ad essere un talentuoso e prolifico scultore, era anche un ardente patriota e fu fieramente nella schiera dei Mille che seguirono il Generale Garibaldi.
Egli così conosceva bene quel piglio, quella fermezza, quel carattere che effigiò nel bronzeo monumento equestre al Generale.

L’opera fu inaugurata il 15 Ottobre 1893 alla presenza di una patriottica folla festante e di molte illustri autorità.
Così si osserva la fiera figura di Garibaldi nella prospettiva del colonnato del Teatro Carlo Felice.

Così egli si svela a noi nella sua magnifica imponenza di temerario condottiero.

Garibaldi siede in sella al suo destriero e colpisce la sapiente maestria di Rivalta nel forgiare il superbo cavallo nei suoi particolari: la criniera pare come smossa da lieve brezza e le redini sembrano quasi dondolare piano.

Luccica la spada sotto il sole della Superba.

E forse anche Agusto Rivalta avrà guardato il suo monumento nel bagliore di una luce che declina, mentre nell’azzurro scorrono perdendosi leggere certe effimere nuvole vaghe.
Il nome dell’eroe è scolpito nella pietra, immortalato nei libri di storia, ricordato in migliaia di strade, vie e piazze d’Italia.

A Giuseppe Garibaldi, all’Eroe dei due Mondi, ancora in sella al suo destriero sotto il cielo lucente di Genova.

Le ultime ore dell’estate

La luce delle ultime ore dell’estate è a suo modo straordinaria.
Brillante, briosa prepotente e vivace, ha accompagnato il ritmo di questi ultimi giorni che ci avvicinano all’autunno.
Con un calore forse anche inconsueto per questo tempo di settembre, un regalo di chiarore e ritrovata libertà.
La luce delle ultime ore dell’estate scivola via come effimera felicità, l’ho veduta sfiorare l’acqua scrosciante, il selciato e le facciate dei palazzi.
E l’ho seguita accompagnare i passi che si susseguivano come in una dolce danza e a vederla ho pensato alle parole di un celebrato poeta, così ritorna davanti agli sguardi quella bellezza da lui decantata.

Già a frotte s’avventurano
I viaggiatori alla città tonante
Che stende le sue piazze e le sue vie:
La grande luce mediterranea
S’è fusa in pietra di cenere:
Pei vichi antichi e profondi
Fragore di vita, gioia intensa e fugace.

Dino Campana – Genova (Canti Orfici)

Una cornamusa a De Ferrari

Era la fine di febbraio, era ancora inverno.
Come molti genovesi sanno, ormai è una piacevole consuetudine camminare per la città e ritrovarsi poi improvvisamente attratti dal suono melodioso e inconfondibile di una cornamusa.
A suonarla è Elio Ghelli, a lui dedicai questo post qualche mese fa.
La sua passione autentica per la sua musica e per le tradizioni che ne sono il naturale complemento è davvero apprezzata da tutti coloro che hanno la fortuna di incontrarlo per le strade di Genova.
E dunque ieri ho ritrovato questa immagine e mi sono ricordata che quel giorno il nostro amico Elio si fermò a fare delle foto con certi turisti scozzesi, in quel momento ho pensato che per quei visitatori deve essere stata un’insolita e piacevole sorpresa imbattersi in un talentuoso suonatore di cornamusa nel centro di Genova.
È sempre una gioia per tutti, in effetti.
E così, con la speranza di tornare presto a zonzo e di sentire ancora il suono magnifico della cornamusa di Elio, ho riflettuto sul fatto che adesso è una stagione nuova e con il caldo certamente il mio amico sceglierà un diverso abbigliamento.
Così era in un giorno di febbraio, con il cielo azzurro e l’aria frizzantina.
Nel cuore di Genova, una cornamusa a De Ferrari.
E un caro saluto a tutti voi e al mio amico Elio.

In due

Era una giornata di pioggia e tempo grigio, gironzolavo per Palazzo Ducale.
Loro no, loro attraversavano la piazza e scattavano quelle foto ricordo da riguardare nel tempo a venire per rivivere ancora la memoria di un’esperienza condivisa.
Belli, giovani e felici.
Lui aveva una giacca pesante e uno zaino capiente nella cui tasca laterale aveva riposto una bottiglia d’acqua, quando si fanno tanti giri del resto è sempre meglio avere qualcosa da bere a portata di mano.
Lei invece portava sulle spalle uno zainetto color ciliegia, indossava un piumino rosa confetto e scarpe della medesima tinta.
Chiacchieravano, ridevano, respiravano all’unisono.
In due, solo loro due.
E poi si sono spostati di poco, solo per trovare l’inquadratura giusta per una fotografia con la fontana di De Ferrari sullo sfondo.
E hanno lasciato lì a breve distanza le loro valigie.
Così vicine, perfette.
In due.

Un patriota e una confetteria

Ritorniamo ancora a camminare insieme per la Superba: gli sguardi sul passato, cari amici, riservano sempre emozionanti sorprese.
E così oggi balziamo in un tempo distante in cui rifulge la stella gloriosa di un patriota noto come l’Eroe dei due mondi: il monumento equestre a lui dedicato si erge davanti al Teatro Carlo Felice nella prospettiva di Piazza De Ferrari.
Fieramente in sella al suo destriero il Generale Garibaldi sembra assorto nei suoi pensieri, pensate a quante generazioni di genovesi hanno alzato lo sguardo verso la sua figura così magistralmente rappresentata dallo scultore Augusto Rivalta.

E in questo tempo lontano della cartolina in bianco e nero ai piedi del monumento sono poste diverse corone come doveroso tributo per il nostro Garibaldi, i passanti si fermano a breve distanza e alcuni di loro alzano gli occhi ad ammirare il monumento.

Tic tac, tic tac, come scorrono gli anni!
Proviamo ad osservare meglio alcuni dettagli e il nostro viaggio nel tempo diverrà ancor più affascinante.
Forse ricorderete che tempo fa vi parlai di un certo Signor Ferro: lui aveva appreso la complessa e raffinata arte della confetteria da Pietro Romanengo.
E così egli offriva agli esigenti palati dei genovesi delizie tutte particolari come buonissimi bomboni e ottimi frutti canditi, so per certo che nel 1874 il Signor Alberto Ferro aveva un magnifica confetteria davanti a San Lorenzo.
Queste notizie si trovano su certi antichi lunari che mi diletto a consultare e a leggerne le pagine si deduce che gli affari del Signor Ferro dovevano proprio andare a gonfie vele.
Infatti nell’ultimo ventennio dell’Ottocento troviamo questo abile imprenditore in società con il Signor Cassanello, con il tempo i signori Ferro e Cassanello avranno ben tre negozi: uno in San Lorenzo, uno a De Ferrari e infine uno alla Nunziata.
E quindi torniamo insieme ai piedi del monumento a Garibaldi e osserviamo con attenzione l’altro lato della strada.
C’è un elegante negozio, certo avrà lucidi arredi di legno scuro, finiture pregiate, i vassoi sono ricolmi di autentiche delizie.
E l’insegna è inequivocabile: ecco il favoloso negozio dei Fratelli Ferro e Cassanello.

In questo emozionante e continuo viaggiare nel giorni passati della Superba mi capita sovente di imbattermi più volte nelle stesse figure e questa è sempre una circostanza piacevole, spero che il destino mi riservi di trovare ancora traccia del Signor Ferro, nel caso sarò felice di scrivere ancora di lui, intanto qui trovate il mio precedente articolo dedicato proprio ai suoi bomboni.
Quanto passate a De Ferrari fermatevi a fare un doveroso omaggio a Giuseppe Garibaldi.
E poi guardate dall’altro lato della strada e immaginate di poter entrare anche voi nella gloriosa confetteria dei Fratelli Ferro e Cassanello.