Ritrovando l’Ascensore di Ponente

Ritorno a scrivere di un luogo caro e vi porto ancora con me, abbiamo già fatto un viaggio insieme sull’Ascensore di Ponente che conduce a Spianata Castelletto e qui trovate quel mio racconto che risale a diverso tempo fa, nel frattempo il nostro amato ascensore è stato sottoposto ad accurati restauri e da qualche giorno è ritornato finalmente in funzione.
E allora vi porto là e vi mostro come potrete arrivare facilmente a questo mezzo di trasporto molto amato dagli abitanti di Circonvallazione a Monte.
Trovandovi in Piazza della Meridiana varcate il passaggio posto sotto la scala.

Vi troverete in un breve tunnel tramite il quale giungerete a metà della Galleria Giuseppe Garibaldi che collega Piazza Portello e Largo della Zecca, l’attraversamento è regolato da un semaforo su prenotazione e in quel punto si trova l’accesso all’ascensore, chiaramente potrete arrivarci anche percorrendo parte della Galleria da Portello oppure dalla Zecca.
Una volta attraversata la strada eccovi nel secondo tunnel che conduce brevemente all’ascensore.

Che ricordi per me!
Come già ebbi modo di dirvi in passato, da ragazzina usavo spesso questo ascensore, che corse in galleria! Un viaggio fin lassù e poi ancora di corsa per prendere il 76, il piccolo autobus che serviva il mio quartiere.
Ecco laggiù l’ascensore, il breve viaggio sta per iniziare!

Questo mezzo di trasporto tanto amato dai genovesi risale alla fine degli anni ‘20, la pavimentazione della galleria ha dei bei decori, è una gioia ritrovarli e camminare ancora qui.

Eccoci a bordo dell’ascensore: un tempo c’erano due cabine, ora ne è ritornata in funzione soltanto una e con grande felicità di tutti noi si è conservata a dovere l’antica cabina rivestita in legno esaltandone al meglio il fascino che ricorda i tempi lontani.

Ovviamente sono stati effettuati anche diversi ammodernamenti dell’impianto e tutti gli adeguamenti necessari sui quali io non mi dilungo, non ho neanche le competenze per farlo.
Sapeste che bellezza il primo viaggio sull’ascensore, io e gli altri passeggeri eravamo impazienti di salire a bordo, penso che sarà una piacevole esperienza anche per i visitatori e per tutti coloro che desiderano salire in Spianata ad ammirare il panorama.

Il legno lucido, la salita verso l’altro, le panche di legno sulle quali sedersi.
Si viaggia, a volte, non per andare da qualche parte ma solo per ritornare quelli che siamo stati e che siamo felici di essere ancora.

E si arriva qui: in questo punto le ragazzine con lo zainetto sulle spalle in genere si mettono a correre, io facevo proprio così!

Tutto è come sempre è stato, io sono davvero contenta di aver ritrovato ancora una volta l’Ascensore di Ponente, è bello che questo restauro abbia restituito al quartiere un’autentica preziosità.
Ed è una piccola grande emozione veder dondolare quella porta lasciata andare dai passeggeri che si apprestano a scendere in centro.
Buon viaggio in ascensore a tutti voi!

Caruggi in primavera

Del mio gironzolare per caruggi mi piace anche capitare in certi vicoli per caso, alle volte, quando i negozi non sono ancora aperti e in certe pigre mattine quasi inaspettatamente silenziose.
Inizia così questa passeggiata, con la cupola di San Siro che si specchia nel vetro di una finestra di caruggi.

E quando la luce fa queste magie allora io so che è ancor più emozionante perdersi tra i vicoli senza alcuna meta, proprio come piace a me.

Piazza della Meridiana

Così, scendendo verso la Maddalena, ammirando il sole e la linea dell’ombra.

Vico di San Pasquale

Dividendo questo spazio di cielo con le creature dell’aria che si librano oltre i tetti e sotto le nuvole.

Dove puoi soltanto aspettare che tutto cambi e accade davvero in poco tempo, una magia che si ripete e non è mai uguale.

Vico di Porta Vecchia (2)

E poi giù, in Via della Maddalena dove ho visto passare una coppia di turisti con trolley, cartina e scarpe comode.
Stupore non solo mio, in queste parti così antiche di Genova.

Via della Maddalena (1)

E angioletti paffuti e il simbolo di Maria.

Via della Maddalena (2)

E cielo azzurro, ringhiere, finestre e terrazzini.

Via della Maddalena (3)

E vetri dove si riflette la chiesa della Maddalena.

Via della Maddalena (4)

E piante e facciate colorate di caruggi.

Via della Maddalena (5)

E sempre cielo turchese così intenso.

Via della Maddalena (6)

Sali e scendi, tra chiese e palazzi fastosi, nel tempo di questa primavera capricciosa.

Piazza della Maddalena

Tra caruggi e panni stesi, tra incanti di luce e inaspettati specchi.

Via della Maddalena (7)

A volte non occorre davvero altro, basta soltanto il desiderio di saper vedere.

Vico Inferiore del Ferro

Borgobooks: il libraio che ama i libri

Il libraio che ama i libri si trova in Piazza della Meridiana.
E forse sembrerà un’ovvietà specificare che ama i libri, tuttavia ti accorgi proprio che il suo lavoro è una passione vera, la libreria antiquaria Borgobooks era prima a Borgo Incrociati, dal 2015 ha la sua sede qui, nel cuore di Zena.

Il libraio che ama i libri ha un negozio che è il paese delle meraviglie per quelli che come lui amano i libri.
Qui troverete volumi antichi, mappe, libri d’arte, stampe, poesie, introvabili memorie, guide del tempo perduto, libri di storia e molto altro ancora.

E va da sé, entrare qui dentro significa per me restarci moltissimo tempo!

Lui, il libraio, ha infinita pazienza, bisogna dirlo.
E credo che riconosca quelli che amano i libri per davvero.

In questo suo mondo di preziose rarità troverete tanta bellezza: è la bellezza delle storie dimenticate, delle rime in dialetto, dei volumi scritti con grafie antiche, delle pagine a volte consunte, dei luoghi che hanno mutato aspetto.

E naturalmente coloro che collezionano volumi d’epoca conoscono bene questa libreria, ogni tanto mi capita di incontrare qui amici o conoscenti noti per una comune passione: l’amore per la parola scritta, per quell’amico affascinante che sa essere il libro.

Mobili, scaffali, pile di volumi e misteriose valigette che hanno vissuto precedenti vite e potete giurarci, dentro ci sono libri introvabili.

L’altro giorno, poi, il libraio mi ha mostrato uno splendido strumento che è in bella mostra nel negozio.
Il libraio infatti vende anche antiche fotografie e possiede questo apparecchio che occorre per osservare le fotografie stereoscopiche.
E così ho provato a guardare e ho veduto una vera magia: un’immagine tridimensionale.
Il caso vuole che nell’apparecchio ci sia una fotografia di un celebre monumento di Staglieno, si nota proprio la profondità, è come essere davanti alla statua.
Cose che si trovano dai librai che amano i libri.

Inchiostro, carta e memoria.

E in tutto questo c’è una mirabile cura e un gusto vero per il bello.

Manuali, guide, il libro che non speravate più di trovare potrebbe essere qui.

In questa libreria c’è una vastissima selezione di volumi dedicati alla storia di Genova e anche alla Liguria.
E cartine, pezzi unici, riviste d’epoca, libri che altrove non ho mai visto, non solo volumi del passato ci sono anche pubblicazioni più recenti.

E poi ci sono quelle rarità che qualcuno ha letto a lume di candela e questo le rende ancora più speciali.
Un libro che racconta una città che non abbiamo veduto in un tempo in cui non c’eravamo.

Tra molti altri, ognuno è unico.

Tra le cose di un altro tempo.

Storie di guerre, di conquiste, di orgoglio e di amore per la propria città.

Storie di fede, di preghiere sussurrate piano, di devozione lontana.

Nel luogo in cui tutto sembra al posto giusto, in attesa di trovare una nuova casa.

La copertina rigida, le pagine dalla carta spessa, l’altisonante dedica.

E le memorie della nostra gloria passata.

Sono solo alcuni dei volumi che troverete da Borgobooks, un luogo che ha un’anima e una precisa identità.
È la libreria di Gianni Pietrasanta, il libraio che ama i libri.

Gli illustri abitanti di Palazzo della Meridiana

Vieni, ti racconto una storia, questa è per me una delle frasi più belle che si possano pronunciare.
E ci sono tanti modi di narrare ed io ieri ho ascoltato tante affascinanti storie.
Ho trascorso un piacevole pomeriggio a Palazzo della Meridiana, una splendida dimora genovese annoverata tra i Rolli della Superba.
E ho avuto già modo di mostrarvi le sue sale, in questo articolo, ieri in questo splendido palazzo i visitatori hanno potuto incontrare coloro che in passato vissero in questa dimora.

Palazzo della Meridiana (2)

E allora vi porto con me, si parte da qui guardando verso l’alto e verso questo lucernario a vetri che sovrasta l’atrio.

Palazzo della Meridiana (3)

E poi si sale, anche i muri a loro modo a volte raccontano storie di ciò che è stato e di ciò che è rimasto.
A Palazzo della Meridiana c’erano una volta una fontana, una corte e un giardino, adesso non ci sono più.

Palazzo della Meridiana (5)

Ehi ma chi sta arrivando?
Signore e signori, vi presento il padrone di casa.
Lui è Gerolamo Grimaldi Oliva, abile banchiere e mercante, titolare del monopolio della riscossione delle tasse a Cordova e a Granada.

Palazzo della Meridiana (11)
E’ un tipo lungimirante, sapete?
E vi racconterà come abbia avuto la brillante intuizione di acquistare questi terreni e di costruirci la sua dimora!
Palazzo della Meridiana sorgerà tra il 1541 e il 1545, ancora non esiste il lusso sontuoso di Strada Nuova ma Gerolamo è uno che la sa lunga, lui sa che un giorno questa sarà la zona più prestigiosa della città.

Palazzo della Meridiana (4)

Ah, vi avverto!
Gerolamo parla rigorosamente in genovese, snocciola alla sua maniera le vicende cittadine, vi parlerà anche dei suoi vicini e dellla chiesa dei frati di San Francesco.
Gerolamo è proprio uno che ha fiuto, ha fatto un vero affare a costruire casa sua proprio qui!

Palazzo della Meridiana (6)

E racconterà le sue storie nel salone affrescato da Luca Cambiaso.

Palazzo della Meridiana (7)

E tra quelle figure sono orgogliosamente rappresentati anche diversi componenti della famiglia.

Palazzo della Meridiana (9)

Silenzio, fate attenzione!
Sta per fare il suo ingresso un personaggio di rilievo e sarà lei a raccontarvi ancora altre storie, il suo nome è Leila Spinola ed ha proprio un bel caratterino, sapete?
Certo è una che sa farsi rispettare, ve ne accorgerete!

Palazzo della Meridiana (8)

Sarà lei a riferirvi alcuni aneddoti riguardo alla celebre fontana del Palazzo, ritengo giusto che li ascoltiate proprio dalla sua voce, merita davvero!

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E poi ancora, è la volta di una gran dama: Maria Francesca Durazzo, elegante, trillante e, non me ne voglia, anche un po’ pettegola.
Ah, ci ha affascinato tutti con il suo allegro chiacchiericcio!
Ha grazia e stile, lei conosce alla perfezione i dettami della moda del tempo, del resto guardate il suo abito, naturalmente è francese!

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Vi incanterà con la sua voce argentina, narrerà di certe feste e non mancherà di riferirvi aneddoti su altre nobildonne genovesi.
Qui, in questa stanza da fiaba, dove il pavimento è impreziosito di  corallo rosa.

Palazzo della Meridiana (12a)

E certo non si risparmia con le parole, ha qualcosa da dire anche sui Doria e non solo su di loro, è informatissima su tutto ciò che accade in città, credetemi!

Palazzo della Meridiana (13)

E poi d’un tratto, è corsa via!
Doveva partecipare a un ballo e non voleva perdersi neanche un istante, posso capirla!

Palazzo della Meridiana (14)

Vieni, ti racconto una storia, questa è per me un delle frasi più belle che si possano pronunciare.
E a Palazzo della Meridiana abbiamo ascoltato una miriade di racconti, tanti tasselli che ricostruiscono la storia di questo palazzo e restituiscono il ritratto della vita genovese attraverso i secoli.
E non è finita, cari lettori!
Ho l’onore di presentarvi Sebastiano Odero, ha acquistato il palazzo nel 1835, lui è un abile commerciante ed ha accumulato molti denari.
Tra i proprietari di Palazzo della Meridiana lui è il primo a non appartenere alla nobiltà cittadina.
E’ un affabulatore nato, con le sue storie vi stregherà!

Palazzo della Meridiana (15)

E lo ascolterete e intanto ammirerete le opere che abbelliscono queste splendide stanze.

Palazzo della Meridiana (16)

Certo, negli anni di Sebastiano il palazzo subirà dei cambiamenti ma resterà immutata la bellezza di questi affreschi cinquecenteschi che sono opera di Lazzaro Calvi.

Palazzo della Meridiana (17)

E poi lui vi porterà in giardino, ascoltate bene le sue parole.

Palazzo della Meridiana (18)

Vi mostrerà un certo edificio.
Perché?

Palazzo della Meridiana
Lo scoprirete da Sebastiano, non sarò certo io a dirvelo, farà tutto il padrone di casa!

Palazzo della Meridiana (19)

E ancora, in giardino noterete una statua.
Da dove proviene?
Lo saprete nel corso della visita, non è mia abitudine rovinare le sorprese ai miei lettori!

Palazzo della Meridiana (20)

E poi il tempo passa, gli anni scivolano via, si torna nell’atrio, dove tutto è iniziato.

Palazzo della Meridiana (21)

E qui incontrerete una timida segretaria, anche lei è prodiga di parole, vi narrerà del periodo di Mackenzie e degli interventi di Gino Coppedè.

Palazzo della Meridiana (22)

Una visita interessante, insolita, ricca di spunti e di originali interpretazioni, “La storia in scena a Palazzo della Meridiana” è un evento a cura di Claudia Bergamaschi in collaborazione con la compagnia teatrale GiCAP ovvero Giocosi Creativi Amanti del Palcoscenico.
E loro, gli attori, sono semplicemente magnifici.
Con i gesti, gli sguardi e le parole vi raccontano le loro storie e non potrete fare a meno di starli ad ascoltare.
Ringrazio la direzione di Palazzo della Meridiana per avermi invitata a questo originale evento, è stato un piacere esserci e poterlo segnalare a voi con la speranza che ci siano appuntamenti futuri, per le informazioni guardate qui.
C’erano grandi e piccini, lo spettacolo itinerante è accessibile davvero a tutti.
Il viaggio nel tempo termina e gli attori salutano il pubblico.

Palazzo della Meridiana (23)

E questi sono i loro nomi, da sinistra verso destra Cristina Dal Farra, Paolo Asta, Alessandro Gianfaldone, Gisella De Niccolò e Chiara Niccoli.
Ad ognuno di loro voglio porgere i miei sinceri complimenti per  la splendida  maniera coinvolgente di condurre gli ascoltatori tra le pieghe del passato.

Palazzo della Meridiana (24)

Frizzanti, incisivi, espressivi e sicuramente dotati di grande talento.
Loro sono gli illustri abitanti di Palazzo della Meridiana, spero che capiti anche a voi l’occasione di conoscerli.

Palazzo della Meridiana (25)

I proiettili per bombarde di Piazza della Meridiana

A volte è davvero incredibile ciò che non vediamo.
E oggi vi racconto qualcosa che mi ha lasciato veramente stupefatta.
Pochi giorni fa ho pubblicato un articolo dedicato alle palle di cannone conficcate nei muri di Genova, ve ne ricorderete.
Ed eccoci ancora a spasso per la città, questa è Piazza della Meridiana.
Osservate l’immagine, questo è il palazzo di Gio Carlo Brignole,  voi notate nulla?

Palazzo di Gio Carlo Brignole (5)

A ben guardare ci sarebbe un particolare da mettere in evidenza.
E a me l’ha fatto notare Eugenio, il mio solito amico Eugenio che sa cose che non sono neppure riportate su libri, per lo meno non su quelli di mia conoscenza.
E dopo di lui è stato il turno di Vittorio, un altro caro amico che conosce diversi segreti.
Frequentare persone come loro è un vero privilegio, credetemi, entrambi sono animati da sincero amore per Genova e dal desiderio di condividere ciò che conoscono, entrambi mi hanno regalato libri e preziosi racconti, questo  per me è davvero bello.
E le cose sono andate esattamente così.
Eugenio se ne esce con un mail di questo tenore: Ti ho mai segnalato i proiettili per bombarde del Castelletto che sono posizionati in piazza della Meridiana all’ingresso del portone?
Portone?
Bombarde?
In Piazza della Meridiana?
Esattamente, quelle enormi sfere che si vedono posizionate sul gradino sono proiettili per  bombarde forse tratti dalla Fortezza del Castelletto.
Osservate ancora l’immagine sottostante,  potete chiaramente vederli.

Palazzo di Gio Carlo Brignole (6)

E così cosa ho fatto?
Armata di metro, su consiglio di Eugenio, sono andata a misurarli.
E’ evidente che vedere una che armeggia con il metro da sarta in pieno centro cittadino è piuttosto anomalo, me ne rendo conto.
E l’operazione era anche piuttosto complicata, certi turisti stranieri con zainetto d’ordinanza mi guardavano un po’ allibiti!

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Operazione complessa, sì.
Devo dire che da sola non ce la facevo e lì a poca distanza c’era un’amabile signora di una certa età, ho saputo dopo che stava aspettando una sua conoscente.
E quindi ho chiesto aiuto alla signora, ovvio no?
Sapete, questi proiettili sono veramente grandi, arduo essere precisa, posso dirvi che  ponendo il metro attorno a una delle sfere la sua misura risulta di circa 1 metro e 65 centimetri!
Si tratta di palle che una volta sparate si rompevano in mille pezzi e, viste le dimensioni, si può facilmente immaginare quali danni potessero causare agli edifici.

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Due proiettili per bombarde in Piazza della Meridiana, ma caspita!
Eugenio mi riferisce che con tutta probabilità sono stati tratti dalla fortezza del Castelletto che fu demolita nel 1849 oppure dall’Armeria di Palazzo Ducale.
Saranno state poste qua a ricordo come accadeva per le palle di cannone?

Palazzo di Gio Carlo Brignole

E pensate che sia finita?
Ebbene no, c’è altro!
L’atrio di quel palazzo è splendidamente decorato e così ho fatto una passeggiata su per le scale e ho scattato qualche foto.
La signora che così gentilmente si è prestata ad aiutarmi a  prendere le misure era ancora in attesa della sua amica.
E così ci siamo messe piacevolmente a chiacchierare delle bellezze di Genova e lei mi ha confidato che ogni volta che si addentra nel centro storico fa nuove scoperte.
Insomma, c’intendevamo!
E sapete cosa è successo?
La signora mi ha fatto un bel sorriso e mi ha detto:
– Vuole a venire a vedere il panorama da casa mia?
Ed eccomi nuovamente su un altro terrazzino minuscolo pieno di piante fiorite!
Sopra le case e sopra le chiese, ma che felicità!
I genovesi hanno fama di essere scontrosi e poco socievoli ma io incontro solo persone che mi aprono le loro case e ne sono molto contenta.
E così vi mostrerò presto altri tetti ed altre ardesie, altre cartoline diverse da quelle che avete già veduto.
Fotografie che ho scattato nel giorno in cui ho fatto questa scoperta in Piazza della Meridiana.

Palazzo di Gio Carlo Brignole (2)

Palazzo della Meridiana, lo splendore di un’antica dimora genovese

Una giornata a Palazzo.
Tra splendidi saloni e sotto magnifici affreschi.
Sì, oggi vi porto a passeggiare a Palazzo della Meridiana, splendido edificio incluso nei palazzi dei Rolli che precede la sfilata di meraviglie che vi attende in Via Garibaldi.
Una dimora stupenda, attualmente di proprietà del Gruppo Viziano, società che ha provveduto al restauro del palazzo e a rendere alla città uno dei suoi edifici più belli.
Qui vengono allestite splendide mostre, ma è anche possibile visitare le stanze del palazzo, accompagnati da una guida che ve ne narrerà la storia.

E’ possibile visitare Palazzo della Meridiana ogni prima domenica del mese, trovate qui ogni dettaglio.
Domani 11 Novembre, in via eccezionale, il Palazzo apre le sue porte ai visitatori.
E allora salite anche voi la scalinata, vi attende una meraviglia tutta da scoprire.

Un palazzo, una meridiana, a proposito della quale Amedeo Pescio, autore esperto di vicende genovesi, racconta un peculiare aneddoto.
Dovete sapere che di fronte a Palazzo della Meridiana è situata un’altra dimora altrettanto magnificente, Palazzo Brignole.

E insomma, i Brignole se la passavano bene!
Lì davanti, dove ora si trova Piazza della Meridiana, c’erano i loro giardini.
Tuttavia, tra il 1541 e il 1545, in quella zona venne edificata la  dimora di Gerolamo Grimaldi Oliva, banchiere e mercante, titolare del monopolio della riscossione delle tasse a Cordova e a Granada.

Oh, un personaggio di rilievo!
Solo che i Brignole non la presero affatto bene, bisogna dirlo.
Un palazzo davanti? Dove c’erano i giardini?
Ma caspita, che fastidio! Ah, no, non se ne parla! In qualche maniera bisognava rimediare!
E così, racconta Amedeo Pescio, i Brignole posero un pesante divieto, niente finestre dal lato della Piazza, mica volevano gente che guardasse in casa, ci mancherebbe altro.
Dall’altro lato della strada il dirimpettaio meditava una vendetta, se così si può dire.
Beh, insomma andò a finire che sulla facciata venne dipinta una meridiana, questa.

E sempre Amedeo Pescio scrive che ai tempi gli angioletti svolazzanti erano ben due e entrambi mostravano impunemente il loro roseo didietro.
Oh, poveri Brignole! Oltre al danno la beffa, non solo ogni volta che si affacciavano vedevano il sederino di quei due putti impertinenti, la Piazza prese pure il nome che oggi anche noi usiamo, divenne Piazza della Meridiana.
Eh, se ne saranno fatti una ragione, immagino!
Entriamo a Palazzo quindi e ammiriamo le sue bellezze.

Eccolo il palazzo, in tutta la sua magnificenza.

Sì, per i dettagli architettonici preferisco rimandarvi al sito di Palazzo della Meridiana, dove persone assai più competenti di me vi narreranno tutto ciò che occorre conoscere.
In questo palazzo ha lavorato Gino Coppedé che ha lasciato traccia del suo stile e quando sarete lì, alzate lo sguardo verso i vetri del lucernario.

Sapete io ho la mia maniera di guardare e vivere i luoghi e posti come questo mi fanno pensare ed immaginare.
Forse tra quelle colonne sarà sbocciato un amore?

Guardate bene, sono certa che la vedete anche voi quella fanciulla!
Sentite il frusciare leggero del suo abito? E sentite il rumore dei suoi tacchi? Oh, il suo pretendente è speranzoso e lei gli sfugge, quanto bisogna cercarsi per ottenere un bacio?
La fuga e il ritorno, così è l’amore, un eterno rincorrersi per poi ritrovarsi.
E ci sono scenari che maggiormente si prestano, bisogna dirlo.

Su, su per la scala, tenendo il ventaglio stretto nella mano, mentre nella volta risuonano le risate vive e vivaci dei due innamorati.

E poi? E poi  ecco una porta, per nascondersi e giocare ancora.

E ci si perde ad ammirare i soffitti.

Su, ancora su, tenendosi alla balaustra di marmo.
Cosa pensate voi, quando vi trovate in luoghi come questo?
Riuscite ad essere nel tempo presente e ad osservare con distacco?
Io no, io seguo la ragazza che corre su per le scale, senza inciampare.

E arriva in un immenso salone.
Oh, così vasto e spazioso, un salone per danzare e per sognare!

E sapete, qui la fanciulla si ferma.
E alza lo sguardo verso l’alto e l’innamorato ha tutto il tempo del mondo per incantarla, per raccontarle le storie che li sovrastano, le vicende di Ulisse affrescate da Luca Cambiaso.
Il fascino del mito, Minerva e Apollo, Venere e Marte.

E tra gli dei dell’Olimpo, su quel soffitto sono ritratti anche alcuni membri della famiglia Grimaldi.

Un caminetto, per riscaldare le giornate d’inverno.

E su di esso lo stemma dei Grimaldi.

Uno sguardo alla città, ai Palazzi di Strada Nuova.

E poi via, ancora.
La fanciulla, il suo innamorato.
Una porta, un’altra ancora.

Troverete arredi antichi ed opere d’arte.
Troverete il lucchichio di un lampadario.

E un pavimento in graniglia genovese:  sì, vira al rosa, perchè contiene vero corallo.

Una porta, un’altra ancora.
Non ditemi che vi siete stancati di seguire la fanciulla che sfugge al suo cavaliere!

Una finestra, una finestra che si affaccia su un giardino!

E un salone che brilla e allora perché bisognerebbe smettere di immaginare?

Qualche gradino, la fuga è terminata.

E certo a correre viene il fiatone, ci si stanca.
E allora ci si ferma qui.
Accanto ai fiori.

In qualche angolo silenzioso, insieme.

E poi si ritorna, verso certe stanze, verso certi sogni, su e giù per le scale.

Cosa vedete voi in certi antichi palazzi? Oltre alla loro insita bellezza e alle opere d’arte, io vedo tutto questo.
La guida che vi accompagnerà per le stanze del Palazzo vi racconterà ogni dettaglio e sono certa che la visita riempirà i vostri occhi di meraviglia.
Ringrazio lo staff di Palazzo della Meridiana per avermi permesso di pubblicare queste immagini, andate anche voi a visitare il Palazzo, troverete l’incanto e lo splendore di un’antica dimora genovese.

5 Ottobre 1892, la Nuit de Gênes di Paul Valéry

E’ autunno, una notte d’autunno con un tempo inclemente e piovoso, una di quelle notti nella quali infuria, impietoso, il temporale e i lampi squarciano il buio del cielo, illuminando l’oscurità.
Notte di pioggia, potente e forte.
Notte di paura, di terrore, di emozioni grandi ed immense, di moti dell’animo capaci di mutare per sempre una vita.
E tutto accade qui, in questo palazzo, al civico 7 di Salita San Francesco, la mattonata che da Piazza della Meridiana sale verso Castelletto.

Ospite di parenti, in quella casa, si trova il poeta francese Paul Valéry.
Valéry è giovane, ha appena ventun’anni quando si trova a vivere questa esperienza che segnerà il suo futuro.
Non è un caso che il poeta si trovi nella Superba; sua madre, infatti, è genovese e lui, nella sua infanzia, ha trascorso molte delle sue estati nella nostra città.
Valéry conosce bene Genova e la descriverà come anche noi possiamo vederla, come noi la sentiamo, nella vertigine delle sue salite trafitte dalla tramontana.

Questa città, tutta visibile e presente a se stessa, rifilata con il suo mare, la sua roccia, la sua ardesia, i suoi mattoni, i suoi marmi. In lavorio continuo contro la montagna.

E poi i caruggi, con il suo popolo di donne e bambini, così scrive Valéry: si cammina nella vita complicata di questi profondi sentieri come si entrerebbe nel mare.
E gli odori, i profumi, ve li fa sentire tutti il poeta francese, il formaggio e il caffé, il cacao e le spezie.
Gli odori di una città che per lui è cava d’ardesia.
Una città che in una notte d’autunno flagellata dalla pioggia cambierà il destino di Paul Valéry.
E’ la notte del 5 Ottobre del 1892.
Il temporale, i suoni, la potenza dell’acqua, la prepotenza della luce dei fulmini che filtra nella stanza, notte tremenda ed insonne, notte di sussulti.
Quando si ha una sensibilità fuori dal comune, quando si è altro, rispetto alla banalità di molti, un simile vissuto lascia una traccia profonda nell’animo.
Paul Valéry, intellettuale, filosofo e poeta attribuì a quella notte e alla potenza di quel temporale la sua ferma decisione di raffrontarsi in maniera diversa con il suo mondo poetico allontanandosi da esso e abbandonando la poesia per lungo tempo per  votare la propria esistenza al culto dell’intelletto.
E nel suo ricordo di quell’esperienza, nelle parole che Paul Valéry scrive, si legge una sorta di rivoluzione interiore, totale e definitiva.

Temporale spaventoso questa notte. L’ho passata seduto sul mio letto.
Abbagliante per ogni lampo, tutto il mio destino si giocava nella mia testa. Io sono tra me e me sofferto enormemente. Ma io voglio disprezzare tutto ciò che passa dentro le tempie.
Stato insopportabile. Stato critico. Stato di trasformazione. Può essere effetto di questa tensione e di questi scoppi improvvisi.

Quella notte che lui definisce spaventosa ed infinita svelò al poeta quale fosse il suo destino e Valéry così scriverà.

Voglio ricordarti che tutta la mia vita intellettuale è dominata dall’evento del 1892.

Sul palazzo in Salita San Francesco, in alto è posizionata una lapide, a memoria di quanto accaduto in quelle terribili ore buie, la Nuit de Gênes di Paul Valéry.