Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘Piazza delle Erbe’

A Genova, quando tira vento, hai un compagno bizzoso con il quale camminare, passo dopo passo nel turbine dell’aria che lucida il cielo e rende la città ancora più splendente.
E a volte io faccio così, lascio i mezzi di trasporto a periodi di maggior pigrizia e cammino insieme al vento, giù per le creuze del Carmine.

Quelli che amano i caruggi sanno che passando da un vicoletto all’altro si arriva lontano molto rapidamente, se ne sorprenderebbero quelli che invece amano solo le vie larghe e trafficate, non sanno cosa si perdono.
Io seguo il vento e vado a cercare i miei ritagli di cielo.

E poi, sempre, finisce che mi infilo in Canneto il Lungo.

E così fa il sole, tracciando a terra una linea perfetta.

Seguendo quel vento che è fratello del celeste cielo.

Poi magari a volte ho anche fretta ma non rinuncio mai a sbirciare nelle botteghe dei caruggi.

E in certi posti mi fermo sempre, in Canneto c’è una delle più incantevoli prospettive genovesi.

E il vento fa fremere quel bucato steso in Piazza delle Erbe.

E mentre percorro la salita che porta a Sarzano mi volto sempre indietro a cercare la bandiera di Genova in quel cielo limpido.

Quando cammino insieme al vento finisce sempre che vado anche nei posti dove non dovrei andare, in realtà vado proprio a salutare questi caruggi e mi piace ritrovarli sempre così, semplici e veri.

A volte poi chiacchiero anche con le persone che non conosco, finisce persino che mi capita di scoprire dei lettori sconosciuti di questo blog e questa davvero è una cosa bellissima.

Poi continuo a seguire il vento, poi vorrei scendere giù, andare in Campo Pisano, risalire, ritornare ancora e guardarmi indietro.
E so che lo farò di nuovo, ancora.
E anche questa davvero è una cosa bellissima.

Annunci

Read Full Post »

Non vedersi.
Tra la gente che passa, in Piazza delle Erbe.
E attendere, come molti altri.
E guardarsi intorno, cercarsi con lo sguardo, ancora.

E aspettare.
Esitando, senza sapere.
Immaginare, ricordare e ancora restare.
A volte pochi minuti sembrano un’eternità.

E poi.
Così accade.
Gioia e felicità, all’improvviso.
Semplicemente ritrovarsi in Piazza delle Erbe.

Read Full Post »

Vi porto per caruggi, in un pomeriggio d’inverno.
In quei posti che amo, oltre la prospettiva di case alte a breve distanza da Porta Soprana.
Lo dico sempre, io vado ovunque e senza alcuna meta, in realtà.
Cammino, a Genova.

1-via-di-porta-soprana

E si può non indugiare davanti alla vetrina di Casaleggio?
Canestrelli, nocciole, miele, sciroppo di rose, vasi e vasetti.

1a-casaleggio

E poi scendo in Piazza delle Erbe, con le sue antiche case dai colori caldi di zafferano e biscotto.

2-piazza-delle-erbe

E mi fermo davanti a quella che fu una libreria antiquaria, questo posto è rinato a nuova vita e adesso ospita un caffè letterario, io non ci sono mai stata e mi ripropongo di scoprirlo presto.

3-piazza-delle-erbe

Su e giù per questi caruggi, tuttavia la meta non è importante, ve l’ho detto, io vado ovunque.
Basta esserci, basta guardare il cielo sopra la città.

4-vico-del-fico

E la prospettiva di Vico del Fico che si perde lassù in un bagliore di giallo.

5-vico-del-fico

Gli edifici che si scorgono in lontananza sono quelli di Piazza delle Lavandaie, facile immaginare di vedere donne curve sotto ceste pesanti cariche di panni, difficile immedesimarsi nelle vite degli altri e figurarsi fatiche che fortunatamente non abbiamo conosciuto.

6-piazza-delle-lavandaie

Da queste parti nel tardo pomeriggio la luce dolcemente declina mentre il cielo si tinge di oro oltre i tetti e oltre il campanile di San Donato.

6atetti

E poi sali su per Vico delle Fate, un posto con un nome simile può soltanto riservare incanti.

7-vico-delle-fate

E muri antichi e mattoni consunti.

8-vico-delle-fate

E poi, magari, vagando senza meta per i caruggi, può capitare di sbucare in Via Ravecca, a volte si finisce per trovare persino una perfetta geometria di colori in luoghi come questi.

9-via-ravecca

Quando meno te lo aspetti, in ogni luogo.

10-vico-delle-fate

Quando il sole illumina i tetti, a Genova, in un pomeriggio d’inverno.

11-tetti

Read Full Post »

A volte le giornate iniziano con la pioggia e il cielo grigio e poi tutto cambia.
Pomeriggio, cielo azzurro e caruggi.
Ieri.
Scendo in Piazza delle Erbe e tutto ha i già i colori dell’estate.
E tavoli all’aperto, gelati alla crema e ai frutti di bosco, chiacchiere e relax.

Piazza delle Erbe

E la luce è chiara e potente, batte sui vetri.
La luce nei vicoli compie sempre queste magie, vedi le persiane riflesse dietro ai vasetti.

Finestra

Scendo, scendo ancora e arrivo in Piazza Ferretto, c’è uno squarcio di sole che illumina proprio la facciata del palazzo.

Piazza Feretto

Giù, giù per Via dei Giustiniani che è sempre generosa di ombra.
E lo so già, troverò altri vetri e altri riflessi.

Via dei Giustiniani

Poi se ti fermi e osservi scoprirai che Genova è tutta un’armonia di linee, in queste giornate ne riconosci ancor di più i contorni.
Guarda.

Piazza Giustiniani

E ancora mi fermo proprio lì, davanti a Palazzo Giustiniani.
Alzo gli occhi e su quelle finestre c’è tutto il cielo dei caruggi di Genova, tutto l’azzurro, tutta l’aria fresca che spira dal mare in un pomeriggio di primavera.

Palazzo Giustiniani (2)

E altre finestre, piante sui terrazzini, luce imperiosa e vincitrice.

Palazzo Giustiniani (3)

E tetti, persiane e una piccola corda carica di panni stesi.

Palazzo Giustiniani

E poi ancora, guarda!
Sono gli incanti dei vicoli, non li vedrai in nessun altro luogo.
L’edicola della Madonna, due piantine sul davanzale, le farfalline appese e riflessi, ancora riflessi.

Via dei Giustiniani (2)

C’era tanta bellezza ieri, a Genova, in queste strade che amo così tanto.
L’ho portata qui, per voi.
E c’era tanto azzurro, azzurro acceso, travolgente e vitale.
Lassù, dove Canneto il Lungo si incrocia con Canneto il Curto.
Guarda.

Canneto il Lungo

Read Full Post »

Nel continuo girovagare per i caruggi di Genova è anche piacevole concedersi meritate soste golose e per andare a colpo sicuro occorre conoscere gli indirizzi giusti.
E’ celebre l’antica tradizione della Cioccolateria Viganotti, dal 1866 delizia i palati dei genovesi con raffinate dolcezze, ho già avuto modo di scrivere del bellissimo negozio di Vico dei Castagna in questo mio articolo.
C’è anche un altro luogo che vorrei mostrarvi e lo troverete facilmente anche se non siete di Genova.
Date le spalle alle Torri di Porta Soprana e imboccate la strada di fronte a voi, Salita del Prione.

Salita del Prione (2)

Un susseguirsi di case colorate, questa via vi condurrà in Piazza delle Erbe.

Salita del Prione

E prima che giungiate nella piazza dove un tempo si teneva il mercato in Salita del Prione troverete la Pasticceria Caffetteria Viganotti, uno scrigno di sublimi dolcezze nel cuore della città vecchia.

Viganotti

Un locale raccolto dove si respira una bella atmosfera.

Viganotti (3)

Niente tavolini, si è serviti al bancone e l’unico sforzo che dovrete fare sarà guardare sotto al vetro e scegliere il vostro dolcetto preferito!

Viganotti (4)

Potrete anche comprare il caffè per le vostre colazioni casalinghe.

Viganotti (5)

E dunque, cosa gustare in questa bella pasticceria?
Vi va un biscotto o una dolce meringa?

Viganotti (6)

Ecco vari tipi di frollini ricoperti di cioccolato e i classici canestrelli.

Viganotti (7)

E poi tortine alla frutta e cavolini alla panna.

Viganotti (8)

Cannoli alla crema e tortine per tutti i gusti.

Viganotti (9)

E c’è un grande vaso, questa è la barbagliata per la cioccolata calda per ritemprarsi dai rigori dell’inverno.

Viganotti (10)

Sotto al banco frigo stanno schierate in buon ordine altre golose bontà.
Non è semplice scegliere, io assaggerei tutto!

Viganotti (11)

E ditemi, quanto è bella questa cheese cake?

Viganotti (11a)

Dopo aver gironzolato un po’ alla fine ho puntato l’indice verso una fetta di torta per me particolarmente invitante.
Ho detto:
– Voglio quella lì!
Sì, proprio come fanno i bambini!

Viganotti (12)

Eh, alla cheese cake ai frutti di bosco proprio non resisto, era morbida, dolce al punto giusto e semplicemente deliziosa.

Viganotti (13)

Prendete nota, il luogo dove si gustano cotante bontà è tra gli indirizzi da ricordare e come vi ho detto si trova in Salita del Prione, c’è anche una gelateria e presto ve ne parlerò.
A proposito, sapete come mai questa strada porta questo nome curioso?
Leggete qui, è una storia che naturalmente ci porta nel passato di Genova.

Salita del Prione (3)

Laggiù, tra i caruggi della Superba, trovate gli ottimi i dolci della Pasticceria Viganotti.

Viganotti (14)

Read Full Post »

In bianco e nero.
Le città e le sue chiese.
E le sue luci, in bianco e nero.

San Lorenzo (2)

La città e i suoi guardiani, alcuni sembrano piccoli e indifesi, eppure resistono allo scorrere del tempo.

Piazza delle Erbe

Il mondo in bianco e nero è forse più misterioso, ha il fascino di questi luoghi antichi, il passato pare anche più lontano.

Piazza delle Erbe (2)

Alza gli occhi, ovunque andrai incontrerai uno sguardo, a volte espressione di potenza e di grandezza.

Via XX Settembre

In queste strade ampie e spaziose, anche queste sono le mie strade.
E forse a leggere queste pagine si potrebbe pensare che a Genova ci siano solo creuze, piazzette e caruggi.
E invece no, non è così.

Via XX Settembre (2)

E anche qui troverai qualcuno che segue il tuo cammino.
Quanti sono gli sguardi che si posano su di noi?

Via XX Settembre (3)

La città in bianco e nero, la piazza inondata di luce.

Piazza De Ferrari

E scorci sulle case antiche e alte.

Via di Porta Soprana

 Cammino nella storia della città.

Palazzo Ducale

E incontro ancora altri guardiani silenziosi.

Chiesa del Gesù

La città in bianco e nero, l’azzurro del cielo che puoi solo raccontare.
E dire che sì, era terso, limpido e chiaro.

San Lorenzo (3)

E certe prospettive che ti regala solo la città vecchia.

San Lorenzo da Vico del Filo

Finestre, persiane e vetri.

Via San Lorenzo

E i nomi suggestivi, sempre.

Vico del Filo

E Colei che sempre veglia sul cammino degli abitanti di questa città, Colei che ne è Regina e che troverete in tanti caruggi.

Vico del Filo (2)

E qui vi imbatterete nelle storie più strane.
E a volte sono storie di tovaglie e patrioti, cose che non si penserebbe mai di vedere.

Piazza Caricamento

Storie di grandi armatori che guardano verso il mare di Genova.

Monumento a Rubattino

Di chiavi nei muri, di archi, di portici affollati di gente, di tutte le lingue del mondo che puoi udire in queste strade.

Piazza Caricamento (2)

E di piccolo putti dalle guance paffute.

Palazzo San Giorgio

E di angeli gentili e pieni di grazia.

Palazzo San Giorgio (2)

Di luce che danza sulle facciate.

Palazzo San Giorgio (3)

Ancora di archetti e di raggi di sole che tracciano al suolo linee perfette.
E tu sei lì, in quell’esatto istante e quando accade non vorresti davvero essere in nessun altro luogo.

Piazza de Marini da Caricamento

Di armonia di gesti e di misticismo.

Edicola - Via San Pietro della Porta

Di architetture che sorprendono.

Via dei Conservatori del mare

E l’istante.
Quell’istante perfetto.
E davvero non sai come sia possibile capitare lì proprio in quel momento.
Ancora me ne stupisco, i raggi di sole sono sempre imprevisti e imprevedibili in questi caruggi.

Via Conservatori del mare

Eppure accade.
Qui, nella città vecchia.
Cade la luce sull’abito umile.
Cade la luce su quelle mani giunte.
L’ombra misteriosa protegge il viso e quello sguardo benevolo che veglia sul nostro cammino.

Edicola

Read Full Post »

Di notte.
Di notte tutto è più magico.

I colori si fanno più rarefatti, il buio attenua le  tinte.

Di notte, tutto è misterioso.

E alcune strade sono silenti e tranquille, scendendo da Via Luccoli può capitare di non incontrare nessuno.

Di notte, in Scurreria Vecchia, sembra di essere nel Medioevo.
E forse arriverà un cavaliere su per la salita?

E dove sono i soldati che montano la guardia alle Torri di Porta Soprana?

Oh, di notte! Di notte il tempo compie un’accelerazione al contrario.

Ma ad ogni angolo trovate un ristorantino dove gustare le specialità liguri e vorreste programmare almeno un’uscita a settimana, vale certo la pena di provarli tutti.

E di notte in certe piazze c’è la movida.
Tanta gente, tanto rumore, quasi non si può camminare.

La notte.
La notte è il regno del contrasti, del buio che avvolge le strade, dei rumori improvvisi, dell’aria fresca e ristoratrice.

Di notte, a volte, la luce splende calda e dorata.
E rifulge vittoriosa sulle tenebre.

Read Full Post »

Tempo addietro stavo leggendo uno dei miei tanti libri che narrano storie di Genova, quando rimasi colpita da questo luogo, che davvero mi pareva di non aver mai visto: Piazza de’Tessitori.
Possibile che mi sia sfuggita una piazza? Chissà quante volte ci sarò passata! Può essere che sia così distratta?
Misi mano al Tuttocittà  e scoprii che sì, Piazza de’ Tessitori ancora esiste ed è in un’area che spesso frequento, tra Salita del Prione e Piazza delle Erbe, a ridosso di San Donato, là dietro quel cantiere!

Piazza delle Erbe e Salita del Prione

Felicità! Mi attende una piazzetta da scoprire!
Che gioia, quante aspettative avevo!
E così sono andata, su per Vico dei Biscotti.
Più in su c’è Piazzetta dei Tre Magi.
Mi sono fermata dove Vico di Mezzagalera incrocia Vico del Fico.
Che sogno, questi sono i nomi delle strade, nei caruggi di Zena.

Vico di Mezzagalera

E quindi ero lì, con lo stradario in mano!
Che curiosità, ho letto notizie da non credere su questa piazza, non vedo l’ora di arrivarci.
Mi guardo intorno e non riesco ad orientarmi.
Possibile? Eppure io nei caruggi so girarci ad occhi chiusi, potrei portarvi ovunque.
E i tessitori? Dove sono?
C’è un locale in Vico del Fico, intravedo il proprietario.
E così mi avvicino, piena di speranze, chi meglio di lui!
Il ragazzo mi guarda con aria perplessa, scuote la testa e dice che no, lui di questi tessitori non ne ha mai sentito parlare.
Sfodero sicura la mia copia del Tuttocittà! Figuriamoci, è qui!
Io e il ragazzo abbiamo una sorta di tentennamento, ci guardiamo attorno, entrambi un po’ spaesati.
E purtroppo non impieghiamo molto a capire cosa ne è stato della Piazza de’ Tessitori: si trovava alla confluenza tra Vico dei Biscotti e Via San Donato, in quella zona dove hanno inizio i Giardini Luzzati, uno spicchio di modernità nel cuore dei nostri caruggi. Certo quell’area sarà stata molto danneggiata a causa dei bombardamenti, durante la Seconda Guerra Mondiale, e quello spazio che ora si è creato è un luogo reso, in qualche maniera, ai cittadini.
Ecco, a me non piace per nulla, lasciatemelo dire!
E poi scusate, e i Tessitori?
Fingiamo che sia ancora nostra questa piazza perduta e proviamo a immaginare com’era.
E allora se dobbiamo sognare, andiamo lontano.
Questa, nel XVI secolo era terra di orti e in seguito venne poi dedicata ai maestri che rappresentavano l’arte della tessitura nella città di Genova.
Sul lato meridionale si trovava una casa, sulla quale erano murate tre lapidi, ognuna di esse portava le insegne dell’arte: l’immagine di San Cipriano, protettore dei tessitori, una grande spola posta orizzontalmente, con due spole più piccole ai lati, poste in verticale.
Sulla prima lapide era incisa una data: 23 agosto 1520, vi si leggeva inoltre che quello era l’anno di acquisto della piazza.
La seconda lapide riferiva invece che, appunto nel 1520, i Consoli dell’arte avevano comprato un magazzino sito in quella piazza.
La terza, infine, risalente al 1532, riportava i nomi di diciassette tessitori.
I tessitori! Come vorrei leggere i loro nomi, uno dietro l’altro!
Troverò prima o poi un libro che li riporti, allora sì che sarò contenta!
Ebbe bottega in questa Piazza il pittore Luca Cambiaso, i suoi splendidi quadri sono esposti in musei e chiese.
Ora la immaginate anche voi la Piazza de’ Tessitori? E quei diciassette?
Penso ai telai operosi, a quel  filo che veniva lavorato, per poi trasformarsi in un tessuto prezioso e pregiato.
Qui, nella piazza, dove si teneva casa e bottega.
Sapete, è un gran dispiacere per me non potervi mostrare quella facciata, con le spolette e le lapidi, quella piazza che neanche io ho mai veduto, se non nelle mie fantasie.
E non so davvero come mai questa piazza sia ancora sul Tuttocittà, voglio pensare che sia merito di qualche impiegato nostalgico che, come me, non sa rassegnarsi di averla perduta.
Ora stanno costruendo, in quelle strade, c’è quel cantiere che vi ho mostrato all’inizio.
Sorgerà un complesso scolastico, là dove era l’Oratorio del Suffragio, anch’esso perduto sotto i bombardamenti.
Là, a breve distanza, in uno spazio non visibile nell’immagine sottostante, era la Piazza de’ Tessitori, maestri di un’arte antica, che aveva per simbolo tre spole.

Oratorio del Suffragio

Read Full Post »

Ripida, giù a precipizio.
Le discese di Genova vanno in picchiata, come i gabbiani.
Come Salita del Prione, la strada che si incontra lasciandosi alle spalle Porta Soprana e che vi condurrà in Piazza delle Erbe.
Andiamo indietro, fino al Medioevo, a tempi lontani e cupi.
E qui, in Salita del Prione, vedremo un banditore ritto su una pietra che serio arringa la folla.
Il popolo lo ascolta con attenzione, alcuni non comprendono bene ciò che dice.
Una vecchia, con la bocca tutta sgangherata e le spalle curve,  si appoggia ad un bastone e intanto annuisce.
Finge di capire, è il meglio che può fare.
Accanto a lei un giovane, rosso in volto e con lo sguardo infuocato, si atteggia, meglio che può, a persona mite.
Non lo è, è un prepotente, uno di quelli che quando fa buio se ne va in giro con un pugnale.
Lui e i suoi pari, quelli a cui si accompagna, non si fanno scrupolo di puntare la lama al collo del primo malcapitato che abbia la disgrazia di imbattersi sul loro cammino.
No, loro minacciano, rubano e depredano.
Entrano nelle case e si prendono ciò che non è loro, non solo denari anche le donne, vergini o spose.
E nelle chiese, se possono, se la squagliano con i calici d’argento sottobraccio.
Eppure ora è qui, ascolta e capisce fin troppo bene le parole del banditore.
Questi parla con voce stentorea, rende edotti i genovesi degli ultimi decreti emessi dalle pubbliche autorità.
E lo fa da lì, dal prione, la pietra dalla quale sovrasta il suo pubblico, la pietra che lascerà il nome a questa strada.

Era una zona pericolosa questa.
Più giù si incontra Vico di Mezzagalera.
E vai a vedere le coincidenze, questa strada prende il nome da un tipo di imbarcazione, più piccola della galera, evidentemente.
Ma qui destino vuole che, a metà del 1500, abitassero loschi figuri e pericolosi malavitosi.
Narra Francesco Podestà nel suo libro “Il colle di Sant’Andrea in Genova e le regioni circostanti” di una supplica, datata 14 luglio 1567, con la quale i cittadini onesti della zona chiedono a gran voce l’intervento della forza pubblica.
Non si fa vita in Vico di Mezzagalera.
Assassini, omicidi, ferimenti: la gente è terrorizzata.
Non si può mica andare avanti così, la buona gente del quartiere è tutta concorde.
Si sono riuniti più di una volta, ne hanno parlato e alla fine, si legge nella supplica, la decisione è stata presa.
Hanno eletto un comitato addetto a gestire la questione, si sono tassati e hanno raccolto una discreta somma di denaro, sufficiente a comprare le case di quei delinquenti, quella gentaglia di Mezzagalera.
Ah, sì, è la soluzione ottimale!
E quando i cittadini onesti avranno messo le mani su quelle maledette case, queste verranno distrutte, rase al suolo, pietra su pietra.
Ah, sì, questo si chiama risolvere il problema alla radice!
Ripida, giù a precipizio come un gabbiano che si tuffa nel mare, Salita del Prione si inabissa e si perde là, in piazza delle Erbe.

Questa piazza ariosa e soleggiata, scrive ancora il Podestà, fu spianata nel 1629 e dapprima ebbe il nome di Piazza Nuova la Nuova, per distinguerla da quella in fronte a Palazzo Ducale, fu detta poi Piazza Nuova da basso ed infine Piazza Nuova o delle Erbe.
E qui come si può intuire dalla sua etimologia, aveva sede il mercato della frutta e degli ortaggi.
E se eravate un contadino, uno di quelli che voleva vendere il frutto del proprio lavoro sul mercato, dovevate seguire delle regole ben precise.
Oh sì, la burocrazia anche allora!
I bezagnini, ovvero i contadini che avevano i loro orti lungo il fiume Bisagno, dovevano iscriversi ad un ufficio apposito presso i Padri del Comune.
Si mettevano tutti i nomi dentro una grande ruota e, con un’estrazione, si abbinava ogni nome ad un numero che corrispondeva al banco che si sarebbe occupato in piazza delle Erbe.
Chissà che via vai, da queste parti!
E chissà le massaie, quelle che abitavano qui.
Si saranno affacciate dalle finestre per godersi lo spettacolo di tutto quel ben di Dio?

E non era finita.
Un piazzero aveva l’appalto per la riscossione di un diritto di occupazione del suolo da parte dei commercianti.
Da queste parti poi, a partire dal 1649, vennero trasferiti anche i venditori di carne di capretto che prima avevano la loro sede in Sant’Ambrogio e a Porta dei Vacca.
Una bella comodità, si poteva comprare carne e verdura nello stesso posto.
Dieci anni dopo, si aggiunse un altro genere alimentare.
C’erano, in Piazza Nuova, quell’altra sita di fronte a Palazzo Ducale e perciò nella zona più nobile, dei venditori di panisette, friescieu e alte cose simili.
Non stava bene nel salotto buono della città!
Se ne ordinò il trasloco e si stabilì che essi occupassero la zona centrale della piazza, mentre tutto intorno, ad anello, avrebbero dovuto disporsi i banchi di frutta e verdura.
Che meraviglia! Cosa darei per vedere Piazza delle Erbe,con i banchi, le ceste ricolme di frutta, le donne con il grembiule e quelli che friggono la panissa, sudati e trafelati. E quanti clienti!
Tutta la città viene a comprare in Piazza delle Erbe!

Oggi questa non è più piazza di mercato.
Altra folla la occupa, speciamente di sera.
E’ il centro della movida, della vita notturna, ci sono locali, birrerie e ristoranti; io ve l’ho mostrata deserta, ma di sera, qui e nei vicoli circostanti, quasi non si può camminare per tutta la gente che c’è.
A Genova il fruttivendolo si chiama ancora bezagnino, come quei contandini che, un tempo, avevano gli orti sul Bisagno.
Salita del Prione è ancora ripida, va giù, a precipizio.
Come i gabbiani.
Verso Piazza delle Erbe.

Read Full Post »