Quattro genovesi

Oggi vi presento ben quattro genovesi e direi che ognuno di loro segue le proprie inclinazioni e predilezioni, d’altra parte anche per noi è così!
C’è chi ama gli ozi beati e la dolce vita, i colori sgargianti e i profumi deliziosi della natura e allora si ne sta accoccolato vicino alle piante aromatiche, alle eriche e alle altre fioriture di stagione in Piazza Goffredo Villa.

C’è chi invece se ne intende di pitture, pennelli, carta vetrata e tutto quanto occorre per rendere più belle e accoglienti le case.
Seduto su un gradino nei caruggi, dalle parti di San Siro, con lo sguardo sveglio e le orecchie pronte all’ascolto.

Tra le mie passioni, come già sapete, c’è anche l’antiquariato.
Io amo gironzolare per bancarelle tra mobili vissuti, piatti di porcellana, cristalli lucenti, vecchie fotografie e romantiche cose del tempo andato.
E là, in Via Cesarea, ho incontrato questo tipetto vispo che teneva d’occhio i vari articoli in esposizione.

E infine rieccomi ancora nei miei amati caruggi e qui ho motivo di credere che si tratti di una celebrità cittadina nota a molti di voi.
In ogni caso per incontrare questo personaggio vi basterà passare in Via al Ponte Calvi e dietro a certe vetrine potrete ammirare una splendida collezione di macchine da scrivere d’epoca.
E troverete anche lui: in genere segue con grande interesse il viavai di turisti e genovesi nella città vecchia, in una certa circostanza ha persino alzato lo sguardo per osservare una certa balzana Miss che passava di lì armata di macchina fotografica.
Eccolo qui, uno dei tipi che si vedono nei caruggi di Genova la Superba.

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Via Accinelli: una curiosità dal passato

Persino nel proprio quartiere è possibile meravigliarsi e fare nuove scoperte, quando mi capita io ne sono sempre felice.
In questa circostanza è stata una persona che conosco a farmi notare diverso tempo fa una particolarità alla quale non avevo mai fatto caso.
Eccomi quindi in Via Accinelli con gli occhi alzati verso l’edificio che così svetta su Piazza Goffredo Villa, sul muro quasi parallelo a Corso Firenze c’è appunto una targa che merita attenzione.

Su quella targa è citata la pratica di uno sport e quando mi è stata riferita questa curiosità a me è subito venuto in mente un libro prezioso dedicato al passato della Superba: Descrizione della città di Genova da un anonimo del 1818 edito da SAGEP nel 1974 curato da Ennio e Fiorella Poleggi.
La memoria non mi ingannava ed ecco per voi le righe dedicate appunto a quella parte di Genova che oggi è così mutata:

“In faccia è il Baluardo delle Turchine che offre pure un commodo per un altro gioco da pallone.”

A margine nella nota del curatore si precisa che il campo in questione si trovava sul lato orientale dell’odierna Piazza Goffredo Villa.
Non ci sono molte tracce di quella Genova così distante e le immagini scattate ai nostri tempi restituiscono una diversa idea di città, progettata e realizzata sul finire dell’Ottocento, i luoghi narrati dall’anonimo furono invece ritratti dai pittori del tempo e osservando certe tele potete ritrovarne le suggestioni.
In alternativa quando passate da quelle parti alzate lo sguardo: un marmo racconta il tempo che fu, nella città dove le sorprese toponomastiche davvero non finiscono mai.

Tipi da Spianata

Da una parte o dall’altra, ecco qua i tipi da Spianata: quelli che si incontrano alla fermata dell’autobus.
Il primo se ne stava spalmato per terra, a metà tra ombra e sole: ognuno d’altra parte aspetta il bus come meglio crede, direi.
E quindi eccolo lì l’aspirante passeggero, devo dire che mi è sembrato paziente e tranquillo, non aveva proprio nessuna fretta!

L’altro giorno, invece, ho fatto un altro incontro dal lato opposto della strada.
Io come sempre aspettavo l’autobus e questa volta ho diviso la panchina con un tipetto che si incontra per lì e in questo caso non si tratta di un viaggiatore ma se non sbaglio è un componente della famiglia del fioraio.
E se ne stava lì, beatamente.
Son tipi così, tipi che si incontrano dalle parti di Spianata.

Cose perdute di bimbi

Per un caso puramente fortuito in questi ultimi giorni mi è capitato di imbattermi in cose perdute di bimbi.
Ciò che appartiene ai più piccini è in genere facilmente riconoscibile per i colori sgargianti e per le forme dolcemente arrotondate.
E magari certi oggetti sono destinati a finire in qualche scatola, ricordo dei primi anni e delle prime avventure nel gioco della vita.
Vedi?
Questo era il tuo sonaglino.
Il tuo pupazzetto per dormire, il primo ciuccio, il tuo giochino preferito.
Tu non te ne ricordi ma non ne staccavi mai.
Certe piccole cose divengono preziose memorie che ti legano a teneri istanti, a volte però una manina piccina si apre e lascia cadere a terra ciò che prima stringeva con forza.
Rosa, bianco, fucsia e giallo.
Chiavi perdute.

Chiavi

E davvero non puoi mai saper cosa si lasciano indietro certi piccoletti, i bambini sono imprevedibili e non stanno mai fermi.
Qualche giorno fa, a Castelletto.
Mi sono guardata intorno per vedere se c’era qualche mamma nei dintorni e no, non ho visto nessuno.
In quell’istante mi è venuta in mente un’amica di blog, il suo nome è Miss Meletta e sulle sue pagine vanta diversi articoli dedicati all’inesplicabile mistero della scarpa spaiata, qui ci sono i suoi articoli in merito.
Eh già, tempo fa lei mi disse che le capita spesso di vedere in giro per la città scarpe spaiate di diverso genere, le fotografa e ha già una discreta collezione di immagini.
Ecco, a dir la verità a me non era mai successo prima, voi vedete ciabattine, sandali e francesine sparsi per le vie di Genova?
E poi.
E poi qualche giorno fa, a Castelletto, una Cenerentola in erba deve aver perso la scarpetta.
Cara Miss Meletta e cari lettori, è con grande gioia che vi mostro un’autentica meraviglia: piccina, color lilla tenue, con un bel nodo che non è servito a nulla.
Cose perdute di bimbi, in un pomeriggio d’autunno.

Scarpa