Ritornando in Piazza Umberto I

Ritornando, ancora, in Piazza Umberto I.
Indietro nel tempo, all’inizio del secolo scorso, in quella che oggi conosciamo come Piazza Matteotti.
Indietro, indietro, insieme a questa signora intenta a occuparsi delle sue commissioni, in questo giorno qualunque che è composto di suoni diversi dai nostri e di vite differenti, magari per certi versi più semplici ma anche più complicate e faticose.
Ruote di carretti, cavalli, nitriti, voci di bottegai in questa piazza centrale di Genova.

E così è la vita, un continuo fluire e un ininterrotto movimento: ognuno per qualche tempo è attore sulla scena che la trama dell’esistenza destina in sorte.
Incede sicura la signora con l’abito scuro, pare tenere in una mano un ombrello chiuso, là dietro c’è un tale vestito di chiaro che invece se ne sta appoggiato al carro.
Passi, voci, visi, parole scambiate, sorrisi e occhi che si incontrano.
Lo scenario della vita, per qualche tempo.

E ci si finisce dentro così: osservando.
E ci si ritrova immersi tra le chiacchiere di due amiche che camminano vicine, nulla le distrae.
Guardo e a me restano alcune domande senza risposta.
Ad esempio, cosa contiene quella cesta posata a terra?
È tutto un via vai di gente, nessun si ferma a spiegarci quelle ore quotidiane.

Credo di poter dire che tra queste persone ci sono benestanti e persone comuni, uomini di affari e gente del popolo, camalli e notai, levatrici e nobildonne.
Lo scenario è uguale per tutti, uguale l’aria che respirano.
Ognuno poi ha il proprio cammino e gli altri non possono conoscerlo.

In questa folla di persone sconosciute due sono le figure che più hanno attirato la mia attenzione.
Lei si vede appena, la sua figurina esile e graziosa si distingue in lontananza.
Cammina sola e attorno a lei c’è tutto questa questo turbine di gente: i tre uomini che confabulano tra di loro, le donne ferme al chiosco là di dietro, altri che ancora camminano in ogni direzione.
E lei, sola.
Dove te ne vai tutta sola, in Piazza Umberto I?
Chi ti attende a casa?
E in quella mattina ti sei svegliata, ti sei guardata nello specchio e ti è piaciuto quello che hai veduto?
Domande, ne avrei a decine, a dire il vero.

L’altra persona sulla quale mi sorge spontaneo fantasticare è il ragazzo che sta seduto sul carretto e dà le spalle alla cattedrale.
Lui è uno di quelli che si guadagna la vita con il sudore della fronte: ha un cappello calcato sul viso, tiene una gamba piegata e con una mano si tiene al carro.
Dove abita?
Si chiamerà Giobatta, Pietro, forse Bernardo.
Magari vive giù al Molo e prima di andare a casa la sera si ferma all’osteria dove tutti lo conoscono.
Sa leggere?
Quanti fratelli ha?
Ha dei sogni, cose segrete che non ha detto a nessuno, questo è certo, li abbiamo tutti.
E poi, domande.
Forse lui si sarà poi voltato per guardare la ragazza della quale vi parlavo prima?
Per intenderci, quei due non hanno niente in comune e tuttavia in un giorno imprecisato si sono trovati sulla stessa piazza e più di cento anni dopo qualcuno si chiederà se i loro loro sguardi si siano incrociati almeno per qualche istante.


E non potrò fare a meno di pensarci, ogni volta che passerò a Matteotti.
C’era una cesta posata in terra, c’erano quelli che lavoravano giù al porto e altri che andavano verso i loro scagni, c’erano bambini, carrettieri, bottegai e madri di famiglia.
E forse c’era questo cielo blu, anche anche allora.

C’era anche un fotografo di nome Neer, lui è l’autore dello scatto riprodotto su questa bella cartolina che venne spedita per certi auguri speciali.
Lui potrebbe dirci cosa accadde in quel giorno, in Piazza Umberto I.

 

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I colori e i profumi della Provenza

In questi giorni a Genova troverete i profumi vivaci e i colori sfumati di una terra molto amata: è la Provenza che propone ai suoi estimatori i suoi prodotti tipici ed artigianali.

E così quando vedrete la bandiera francese che sventola sugli stand davanti al Ducale non preoccupatevi: i cugini vengono in pace e portano ai genovesi le bellezze e le bontà di una regione ricca e generosa.

Bonjour Provence (1)

La Provenza è terra di odorosa lavanda.

Bonjour Provence (2)

Il fiore delicato viene racchiuso nei celebri sacchettini per i vostri cassetti.

Bonjour Provence (3)

E sono diverse sfumature di terra e di campagna.

Bonjour Provence (4)

E tinte calde per il tè da sorseggiare nei pomeriggi di autunno.

Bonjour Provence (4a)

E bastoncini di liquirizia.

Bonjour Provence (5)

Ed erbe per i vostri manicaretti.

Bonjour Provence (6)

Spezie, sale, pepe, aromi e colori.

Bonjour Provence (7)

Tutta questa bellezza che si starebbe ad ammirare per un tempo infinito.

Bonjour Provence (8)

Nei paesi e nella città della Provenza vengono prodotti anche diversi formaggi.

Bonjour Provence (9)

Non mancano i vini, le confezioni di paté, i salumi e altre specialità.

Bonjour Provence (10)

E devo dire che questi banchi con le proposte gourmet attirano molti visitatori.

Bonjour Provence (11)

Io mi sono attardata davanti ai vassoi con i biscotti della Bretagna, quanta bontà!

Bonjour Provence (12)

E ci sono anche le madeleines tanto care a Marcel Proust.

Bonjour Provence (13)

E poi frutta candita e delizie da spalmare.

Bonjour Provence (14)

Torroni, dolci di pasta di mandorle e miele alla lavanda.

Bonjour Provence (15)

E insomma, sono certa che troverete anche voi qualche golosità da assaggiare!

Bonjour Provence (16)

Non manca l’artigianato come ad esempio queste belle statuine per il presepe.

Bonjour Provence (16a)

E poi profumi dolci e deliziosi.

Bonjour Provence (17)

Sono le saponette colorate, una delle tipicità più celebri e apprezzate della Provenza.

Bonjour Provence (18)

Prodotti naturali e delicate carezze per la pelle.

Bonjour Provence (19)

E rosa, vaniglia, gelsomino e molto altro ancora, un’infinita varietà a seconda delle vostre preferenze.

Bonjour Provence (20)

Tovaglie, salviette e accessori utili per la cucina.

Bonjour Provence (21)

Vi ho mostrato alcune delle bellezze che troverete esposte nel corso di questa manifestazione che da diversi anni è un gradito appuntamento per i genovesi, Bonjour Provence et la France si protrarrà fino a martedì 23 Ottobre.

Bonjour Provence (22)

Un modo piacevole di scoprire i sapori, i profumi e i colori della Provenza.

Bonjour Provence (23)

Gozzi di città

Accade in questi giorni, per le strade di Genova.
Sventolano le bandiere nautiche contro il cielo della Superba, questi allestimenti sono il benvenuto ai visitatori del Salone Nautico che è una tradizione consolidata di questa città.
E i colori del mare si mescolano a quello che è il simbolo della fiera Repubblica Marinara, quella Croce di San Giorgio che sempre è issata sulla Torre Grimaldina.

E in Piazza Corvetto, ai piedi della monumento equestre a Vittorio Emanuele II, sono posti due semplici gozzi addobbati per l’occasione.

Piazza Corvetto (1)

A dire il vero, riflettendoci, queste non sono soltanto imbarcazioni che celebrano un evento di rilevanza internazionale nel mondo della nautica.
Questo, in qualche modo, rappresenta per me la parte migliore di noi.

Piazza Corvetto (2)

È difficile parlare di noi, a volte.
E a volte per noi parlano le azioni, quello che sappiamo mostrare delle nostre vite e del nostro modo di stare tra gli altri.
Un gozzo, per un ligure, è simbolo di lavoro e di caparbia, è un legame con la nostra terra aspra e con la sua storia.
È la parte migliore di noi, quella che non si arrende mai.

Piazza Corvetto (3)

E così, se girerete per la città, troverete queste testimonianze che narrano di noi e di come siamo.
Rudi, di poche parole, a volte scontrosi.
Veri, sempre.

Piazza Corvetto (4)

E ancora sventolano quei colori che raccontano storie di mare in Salita Santa Caterina.

Salita Santa Caterina (1)

Salita Santa Caterina (2)

E trionfano nella magnificenza ottocentesca di Via Roma.

Via Roma (2)

Tinte sgargianti, profumo di onde e di viaggi, superbe immaginazioni anche in Galleria Mazzini.

Galleria Mazzini (1)

E qui, complice l’assenza di vento, si possono ammirare magnifiche prospettive.

Galleria Mazzini (2)

Anche questa è la parte migliore di noi, rappresenta il nostro saper riconoscere chi siamo e a quale mondo apparteniamo senza mai perdere di vista i nuovi orizzonti.
Questo fa la gente di mare, parte alla ventura e poi ritorna alla propria riva.

Galleria Mazzini (3)

Tavoli all’aperto, sedie colorate e bandiere.

Galleria Mazzini (4)

E ancora, in Piazza De Ferrari, un altro gozzo.

Piazza De Ferrari (1)

Se passerete lì nel tardo pomeriggio vedrete la luce della sera che lo accarezza.

Piazza De Ferrari (2)

E davanti al Ducale è ferma un’altra piccola barchetta capace di sfidare onde agitate e venti contrari.

Piazza Matteotti (1)

Appartiene ad una terra di gente fiera e indomita.

Piazza Matteotti (2)

E quella, credetemi, è davvero la parte migliore di noi.

Piazza Matteotti (3)

Un messaggio per Lina

Accadde molto tempo fa, si era all’inizio di un nuovo secolo.
4 Febbraio 1900, questa è la data scritta con cura su una cartolina di Genova destinata ad una persona di nome Lina.
E chi era mai costei?
Eh, sarebbe tanto bello saperlo, in realtà ho solo due certezze: Lina era nubile in quanto ci si rivolge a lei chiamandola signorina e dall’indirizzo si evince che in quel momento si trovava a Siena.
E così la immagino giovane, carina, bionda e ambiziosa, non riesco a figurarmela diversamente.
Forse era originaria di questa città o magari l’aveva visitata come turista, anche lei aveva pigramente passeggiato davanti a Palazzo Ducale, facendosi ombra con il suo ombrellino.
Forse conservava un dolce ricordo, forse aveva infranto il cuore di un corteggiatore.

La piazza vi parrà identica a come la conosciamo, in effetti si può dire che non sia cambiata molto.
C’è il consueto andirivieni di gente, alcuni vanno di fretta, un papà tiene per mano il suo bambino.
E tuttavia osservate con attenzione, qualcosa è mutato: quei lampioni ai nostri giorni non ci sono più.
C’è un’altra luce a illuminare il Palazzo Ducale della Superba.

Noi però torniamo a lei, all’eroina di questa storia, lei resterà ammantata nel mistero del tempo distante in cui visse.
In questa cartolina un dettaglio ha catturato la mia attenzione: si tratta del messaggio scritto per la sua destinataria.
Curiosamente non c’è nessuna firma ma sicuramente Lina avrà capito subito chi era il mittente, solo lei potrebbe raccontarci tutto!
Forse la scrisse un innamorato respinto?
E cosa voleva dire con quelle frasi?
L’autore si riferisce a qualche evento specifico?
Io credo di sì, anche se non avremo mai modo di scoprirlo, ahimè!
Forse fu incontro fugace e l’esito non fu quello sperato.
O magari sto sbagliando tutto, sto solo cercando di venire a capo della questione!
Voi provate a immaginare Lina, tiene tra le mani questo cartoncino e legge queste parole tratte dai Promessi Sposi di Alessandro Manzoni:

“…giacché è uno de’ vantaggi di questo mondo, quello di poter odiare e di essere odiati, senza conoscersi…
…il lupo non mangia la carne del lupo.”

Lei sorride e ricorda, forse senza nostalgia.
Forse.
Inconsueto testo per una cartolina inviata alla signorina di Siena, il suo significato rimarrà per noi un curioso enigma che non sapremo mai comprendere.
Era un messaggio per lei, una ragazza di nome Lina.

Andar per mercatini

Andar per mercatini, una delle mie passioni.
Ogni primo sabato e ogni prima domenica del mese a Palazzo Ducale c’è il mercatino dell’antiquariato e potete starne certi, io vado sempre a sbirciare su tutti i banchetti.
Le cose che hanno già avuto una vita parlano di chi le ha possedute: restano per un certo periodo nel limbo, rimangono in questa attesa, poi ritornano ad avere una nuova esistenza.

E chi va per mercatini troverà un baule di qualche nonna ricolmo di oggetti del quotidiano.

E timbri, soprammobili, collane appartenute a qualche vezzosa signorina e bastoni da passeggio di proprietà di garbati gentiluomini.

Macchine da scrivere del tempo che fu.

E oggetti una volta usati con amorevole cura da premurose massaie e madri di famiglia.

In quelle cucine c’era il lavello di marmo e c’era il mortaio per fare il pesto, in quelle cucine forse a volte sulla tavola non regnava l’abbondanza alla quale siamo abituati.
In quelle case si faticava, ogni giorno per alcuni era una conquista.

Di quelle vite, in certe circostanze, serbiamo un ricordo e in certi istanti possiamo provare a immaginarle.
In alto i bicchieri per brindare alla bellezza della vita, per festeggiare un figlio tornato dalla guerra e un nuovo nato, un brindisi per celebrare nuovi inizi e nuove fortune.

E pentolini, bilance, cose di bottegai e di famiglie.

Il servizio buono legato con i nastrini azzurri.

E i bicchieri belli, quelli che si tenevano nella credenza, si tiravano fuori solo per le grandi occasioni.

E le tipiche porcellane danesi, rosa e azzurro sotto il sole di Genova.

Valigette vissute, consunte e per questo così speciali.
E lettere d’amore, cartoline dal fronte, ritratti di famiglia, fotografie, santini.

E le bambole dei sogni di certe bambine che portavano nomi che non si usano più.

Gironzolando per il mercatino mi capita anche di fare riflessioni come queste e finisce che mi fermo a guardare anche quello che non desidero comprare.
Eh, poi mi perdo tra le pagine degli album di fotografie, è inutile che ve lo dica.

Tutto può avere una seconda possibilità, brillano le gocce dei lampadari di un tempo non tanto lontano.

Libri, scatole, portadocumenti.
E un telefono che avrà conosciuto lunghe attese: aspettando un ritorno, una notizia che non arriva, una voce tanto amata.

Passamanerie, tovaglie, cifre ricamate.
Corredi di fanciulle e sogni sconosciuti, conservati nei cassetti di legno scuro e riposti con attenzione, senza sgualcirli.
Le cose che hanno già avuto una vita parlano di chi le ha possedute.

Gli oggetti hanno destini imprevedibili, troveranno una nuova casa e mani che scostano la polvere e lucidano le cornici.
E domande, domande, domande.
Chi sei, giovane donna che sorridi in quel ritratto in bianco e nero?
Le cose che hanno già avuto una vita parlano di chi le ha possedute, raccontano la felicità di giorni che non hai vissuto.

Tra le cose degli altri, tra le cose un tempo appartenute a qualcuno che non hai conosciuto.
Lasciate a chi sa amarle ancora, a chi desidera donare loro una nuova vita.

Tipi che si incontrano davanti a Palazzo Ducale

Tempo di primavera, tempo di interessanti novità.
Si staglia nel cielo azzurro la prospettiva di Palazzo Ducale, celeste è anche il manifesto della prestigiosa mostra dedicata ad Amedeo Modigliani, davvero da non perdere.

In questi giorni si incontrano proprio dei bei tipi dalle parti del Ducale.
Non ci credete?
Ecco nel pieno centro di Genova il set di un celebre film hollywoodiano, Gli spostati.
La diva Marilyn è ritratta tra Clark Gable e Montgomery Clift in una famosa fotografia di Elliott Erwitt, la mostra a lui dedicata durerà fino alla metà di luglio.

E ancora, ecco le suggestioni di un astro lucente della fotografia, a Palazzo Ducale vi attende anche Henry Cartier-Bresson.

E sì, andrò vedere tutte queste mostre e magari vi racconterò le mie impressioni.
Dicevamo?
Non perdiamo il filo, qui oggi si parla dei tipi che si trovano in Piazza Matteotti in questo periodo!
Dunque, forse saprete che Elliott Erwitt amava fotografare i cani, sono davvero celebri certi suoi scatti.
E mi è venuto un sospetto, forse taluni si sono messi in paziente attesa con la luminosa speranza di essere immortalati dal celebre fotografo?
Cari, lettori, anche quando si tratta di sogni irrealizzabili mai deludere le aspettative altrui e quindi me ne sono stata zitta!
Ed eccoli qua: tipi che si incontrano davanti a Palazzo Ducale.

Piazza Umberto I: la ragazzina con la cesta

Non è tanto cambiata questa zona di Genova, ad osservare con attenzione questi siamo noi e andiamo a passeggio non lontano della cattedrale, in una piazza del centro oggi intitolata a Giacomo Matteotti e all’epoca dedicata ad Umberto I.
Uno scorcio quasi immutato, pare persino di poter sentire i rumori dei passi, le confidenze, i saluti di quelli che si incontrano per caso.

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Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

E osservate queste persone.
Provate a fantasticare, immaginate di vederle compiere un viaggio al contrario, da ieri a oggi.
Cosa accadrebbe?
Volgerebbero lo sguardo verso Palazzo Ducale e vedrebbero un variopinto spettacolo di luci psichedeliche.
Da ieri a oggi, sarebbero sussulti ed emozioni intense, riuscite a figurarvi il loro stato d’animo?

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Pensate a loro, le dame della buona società con i loro abiti chiari e l’ombrellino parasole.

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Questa immagini del passato appartengono al mio amico Eugenio e ancora una volta lo ringrazio per avere alzato il velo su questi giorni che non abbiamo vissuto, giorni diversi e al contempo simili ai nostri.
Eppure.
Osserva, c’è sempre qualche dettaglio a far la differenza.
Nella vita di ogni giorno, anche se i contorni delle figure restano sfumati.

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Una specie di carriola addossata ad un lampione.
Là, di fronte alla dimora dei Dogi.
In quell’anno distante, lontano e diverso.

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E poi lei, davanti al Ducale.
L’ho detto, i contorni non sono così chiari eppure lei è dolcemente visibile ai nostri occhi, è una ragazzina forse un po’ timida, è poco più di una bimba dai sentimenti puliti.
Con la sua gonnellina, gli stivaletti, la cesta sotto al braccio.
Tiene il capo leggermente reclinato, forse avrà capelli raccolti in una treccia.
Ha sogni, desideri, una mamma che l’aspetta a casa, una schiera di fratellini, un semplice rosario che tiene da conto, è un ricordo della nonna.
Quante cose potremmo immaginare su lei e tutte potrebbero essere vere oppure no.

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Lei è là, tra la gente che affolla Piazza Umberto I.
In uno spazio di tempo svanito e labile, in un fragile bianco e nero.

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Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

Palazzo Ducale, giochi di luce e colori di Andy Warhol

Nel tempo delle feste le luci rischiarano la dimora dei Dogi, potrete ammirarle ogni sera fino a domenica 8 Gennaio: dalle 18 alle 22 Palazzo Ducale si accende con colori vividi e particolari, sono i toni vivaci della Pop Art, omaggio alla Mostra di Andy Warhol attualmente a Genova proprio al Ducale.

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Accompagnata da un sottofondo musicale piano piano prende corpo la magia del video mapping.

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Si velano di tinte acide i fregi e le colonne.

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E poi sfumano verso toni più freddi.

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Un intrigante spettacolo che attira gli sguardi.

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Un arcobaleno che si accende poco per volta davanti agli occhi degli spettatori.

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Un incanto di luce proiettato su uno dei simboli della nostra città, penso che questa sorprendente scenografia sarebbe piaciuta anche ai Dogi!

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Evanescenti iridescenze nel cuore della città.

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E poi lilla e verde acqua.

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Una successione di colori davvero stupefacente.

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E poi si rischiara.

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E il continuo gioco delle luci stupisce e sorprende.

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Un magnifico edificio che diviene splendente di colori per le feste natalizie di Genova.

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Nel nome di un genio del nostro tempo che con le sue opere è stato a suo modo rivoluzionario.

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E poi una luce chiara ancora inonda la facciata dell’edificio.

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E compare lei, la diva Marilyn immortalata da Warhol, il volto dell’icona del cinema viene più volte replicato come nel celebre ritratto dell’artista.

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Colori acidi e accesi vibrano nella sera di Genova.

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E poi ritorna ancora una nuova sfumatura, insolita, estrosa, inusuale.

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Dal rosa al lilla.

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E poi più vivace ancora.

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E giallo e verde psichedelico, Palazzo Ducale come non lo avete mai visto.

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Luce e movimento per imprevedibili effetti speciali.

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Giochi di stupefacenti prospettive per uno spettacolo offerto alla città e ai suoi visitatori, andate ad ammirarlo, merita davvero.

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La mostra dedicata ad Andy Warhol rimarrà a Palazzo Ducale fino al 26 Febbraio in un percorso che vi consentirà di scoprire i differenti linguaggi di un artista particolare che ha lasciato il segno nella nostra epoca.

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Il suo mondo di colori appare ogni sera ad illuminare la notte di Genova.

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Gli sguardi di Giano Bifronte, simbolo di Genova

Correva l’anno 1536 e nella città di Genova veniva commissionata agli artisti Della Porta e a Nicolò Corte un’opera di pubblica utilità: un barchile e cioè una maestosa fontana che venne collocata in una delle piazze centrali della Superba, all’epoca si chiamava Piazza Nuova, oggi è invece intitolata a Giacomo Matteotti.

Piazza Matteotti

Vista da Palazzo Ducale

Sulla fontana troneggiava una scultura con i tratti di Giano Bifronte.
Questa figura ha una forte valenza simbolica per questa città, una leggenda infatti narra che si debba proprio al dio Giano la fondazione della Superba, alcuni ritengono che da lui derivi il toponimo Janua, antico nome della nostra Genova.
Va detto che nella storia di Genova sono varie le supposizioni sull’identità del fondatore Giano ma su questo non mi dilungherò.
Il dio romano degli inizi, il dio dai due volti.

Giano (2)

Mutano anche i visi delle città e così è accaduto anche in questo caso.
Nella prima metà del ‘600 la fontana trovò una nuova destinazione, si stabilì di collocarla in Piazza San Domenico, così si chiamava l’attuale Piazza De Ferrari.
Sul finire dell’Ottocento venne nuovamente spostata e fu messa in Piazza Marsala, dove ancora potete ammirarla.

Via Palestro

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

E anche al dio Giano fu trovata una nuova sistemazione, in un primo tempo venne posto su un’altra fontana che trovate nei caruggi, la sua storia è una delle prime che ho raccontato in questo articolo che vi conduce nella celebre Via Del Campo.
Là si trova la colonna d’infamia eretta nel 1628 per Giulio Cesare Vachero, traditore di Genova che fu punito con la morte per le sue colpe.
Oltre a ciò, secondo l’uso del tempo, la sua casa venne spianata e al suo posto fu costruita la colonna infame.
Tempo dopo i discendenti del Vachero ricorsero ad un astuto stratagemma.
Insomma, non era tanto onorevole trovarsi davanti agli occhi i misfatti del loro antenato, così quando venne costruita la Peschiera dei Raggio fecero in modo che fosse posizionata in maniera da oscurare la vista della colonna sulla quale sono incise le colpe dello stolto Vachero.
E su questa fontana fu collocato il busto di Giano.

Via del Campo

Non terminano qui le peregrinazioni genovesi del dio bifronte, alla fine dell’Ottocento fu destinato a Sarzano, la piazza che deriverebbe il suo nome da Arx Giani, rocca di Giano.

Piazza Sarzano (2)

Piazza Sarzano

Qui c’è una cisterna circondata da un tempietto e se guardate sulla sommità di quest’ultimo vedrete i due volti del nostro girovago Giano.

Piazza Sarzano (3)

Qui venne collocato e qui restò per molti anni, la statua che vedete attualmente non è altro che una fedele copia.

Giano

E dove si trova l’originale Giano Bifronte, colui che con i suoi sguardi misteriosi ha veduto scorrere la vita di Genova e i suoi secoli?
È conservato nel deposito del Museo di Sant’Agostino, insieme alle molte opere che hanno suscitato il mio e il vostro stupore, accanto alle pietre di Genova perduta.

Giano (3)

Lo si preserva e lo si difende dalle ingiurie del tempo ma merita certo di essere di essere esposto nelle sale del Museo.
Ed io spero che gli sguardi di Giano trovino ancora quelli dei genovesi e di tutti coloro che amano la storia di questa città.

Giano (4)

Il Presepe della Chiesa del Gesù

C’è un presepe, a Genova, che è un’opera di talento e di indicibile armonia, si trova in una chiesa ricca di tesori, la chiesa del Gesù.

Chiesa del Gesù (2)

Qui, camminando lungo le navate, il vostro sguardo incontrerà dipinti di pregio, tra le altre vi sono opere di Guido Reni e di Lorenzo De Ferrari.
Qui i vostri occhi vedranno i tratti geniali tracciati dalla mano di Pieter Paul Rubens, la Chiesa del Gesù è un luogo colmo di bellezze.

Chiesa del Gesù (3)

E c’è una cappella con un dipinto di Simon Vouet che ritrae un Crocifisso.

Chiesa del Gesù (4)

Ai piedi di Gesù un altare, scolpita nel marmo ammirerete una suggestiva Natività.
Si legge che questo presepe fu per lungo tempo attribuito a Tommaso Carlone ma in seguito venne riconosciuto come opera dello scultore Tommaso Orsolino, artista vissuto nel ‘600.

Chiesa del Gesù (5)

E se osservate i dettagli vedrete che in questo presepe non manca davvero nulla, lo scultore ha ricreato lo scenario perfetto.
E là, in lontananza, alberi e un panorama distante, un giovane pastorello si avvicina verso il luogo dove è nato il Figlio di Dio.

Chiesa del Gesù (6)

A Gesù portano doni, Lo salutano anche le creature della terra e del cielo, c’è un uccellino posato su un ramo.

Chiesa del Gesù (7)

Dolci e gentili sono i tratti di Maria.

Chiesa del Gesù (8)

E sono due angeli maestosi a reggere l’altare.

Chiesa del Gesù (9)

E ancora un pastore in cammino, reca con sé una delle sue pecorelle.

Chiesa del Gesù(9a)

Le mani incrociate sul petto, lo sguardo umile e devoto, un uomo è in ginocchio davanti al Redentore.

Chiesa del Gesù (11)

E c’è un angelo che sovrasta la culla di questo Bambino venuto al mondo per la salvezza del mondo.

Chiesa del Gesù (12)

Inizia così il cammino terreno del Cristo, tra il bue e l’asinello.

Chiesa del Gesù (13)

E il marmo chiaro risplende della luce mistica della Natività.

Chiesa del Gesù (15)