C’era una quaglia in Piazza San Matteo

Oggi questo blog ospita uno strampalato fuori programma, quando giri per Genova in effetti non sai cosa potrebbe capitarti.
E infatti ieri mattina c’era una quaglia in Piazza San Matteo.
Va detto che mi trovavo là per altre ragioni ed ero intenta a immortalare portali, meraviglie del passato e blasonate dimore dei Doria.

Sono arrivata alla piazza seguendo questa luce abbagliante del mattino, c’è sempre un raggio di sole potente che cattura la mia attenzione.

Piazza San Matteo (2)

E poi, mentre ero lì, ecco un improvviso svolazzare e sbatacchiare di qua e di là.
E insomma, c’era una quaglia in Piazza San Matteo ed effettivamente io credo che si sentisse un po’ fuori posto, probabilmente i caruggi non facevano al caso suo.
E quindi, con tutto lo stupore del caso, ho fatto anche un paio di foto, d’altra parte quando mai mi potrà ricapitare di intitolare un post in questa maniera?
C’era una quaglia in Piazza San Matteo.
Se non si fosse capito sono veramente molto fiera di tutto ciò!

Quaglia (1)

Dunque, la quaglia ha gironzolato un po’ per i vicoli, è andata a posarsi su una grondaia e poi è ritornata giù nuovamente sul gradino.
Cosa ci faceva una quaglia nei caruggi? Boh!

Quaglia (2)

Di preciso, dopo essersi guardata intorno per benino deve aver deciso che quello non era proprio il posto per lei.
La capisco, in effetti quella zona è piena di ristoranti gourmet, avrà temuto che ci fosse il rischio di finire in pentola!
E fu così che la quaglia pensò di squagliarsela, ecco lì.

Via Chiossone

Io ho continuato il mio giretto a zonzo per caruggi e mi sono infilata giù da Vico del Fieno, toponimo forse più accogliente per certi pennuti, chissà se la mia amica quaglia è passata anche di lì!

Vico del Fieno

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Attese in bianco e nero

Ti ho attesa, in quella piazza in bianco e nero, seduto su uno dei gradini che portano alla chiesa.
Ho sperato di vederti arrivare di corsa, spettinata e sorridente, in ritardo, come al solito.
Ti ho attesa, al di là di ogni ragionevole speranza.
C’era un gatto accoccolato su uno scalino, c’era un mio pensiero che vagava in cerca di te, c’era una foglia caduta, un refolo di vento l’ha fatta scivolare giù, giù per i gradini.
C’era tutta la mia ostinazione, in quell’attesa.
C’erano le ore  passate, le notti di stelle, le nostre fughe sotto il temporale, c’era il giorno della tua laurea, c’era il cigolio della tua bicicletta.
Ed io, seduto su uno dei gradini che portano alla chiesa.
In attesa di te, con un libro tra le mani.
E quella poesia, me l’hai fatta conoscere tu.
Tu.

And now as broken glasses show
A hundred lesser faces, so
My ragges of heart can like, wish and adore,
But after one such love, can love no more.

E ora come specchi frantumati mostrano
cento volti più piccoli, così
i miei frammenti di cuore possono voler bene, desiderare e adorare,
ma dopo un tale amore, non possono più amare.

The Broken Heart, John Donne

Piazza San Matteo

San Matteo, la buona tavola nei caruggi

Oggi vi porto nei caruggi di Zena, in un locale che si trova nel cuore della città, in Piazza San Matteo.
Accanto al ristorante San Matteo e collegata ad esso si trova la celebre enoteca Migone, un negozio di antica tradizione di questa città.
E sapete?
Sul sito del locale ho letto una notizia davvero interessante, a quanto pare là dove ora ci sono i tavoli dove si pranza e si cena piacevolmente nel lontano ‘800 c’era l’Osteria delle Prigioni che aveva questo nome sinistro per la sua vicinanza alle carceri di Palazzo Ducale.
C’è sempre una storia suggestiva da scoprire nella città vecchia!
E allora andiamo in questo bel locale dei caruggi.

San Matteo

Ah, innanzi tutto devo dirvi che il posto è ben presidiato, varcata la soglia troverete qualcuno che sa proprio il fatto suo!

San Matteo (2)

E’ un luogo piacevole, caldo e accogliente.

San Matteo (3)

E ho apprezzato la cordiale gentilezza delle proprietarie, un sorriso non è mai banale, almeno per me.
Ci sono i fiori sui tavoli, le tovagliette colorate, una gradevolissima atmosfera.

San Matteo (4)

C’è una vasta selezione di vini che certo saprà soddisfare gli intenditori.

San Matteo (5)

E certi tavoli sono sotto l’antico soffitto a volta in mattoni, hanno  davvero grande fascino i locali come questo.

San Matteo (6)

Sono stata qui due volte insieme a Maurizio, lui oltre ad essere un instancabile viaggiatore è anche una buona forchetta, va matto per le acciughe di Genova!
Eh, come lo capisco!
Al San Matteo si possono gustare diverse specialità, trovate le acciughe impanate e fritte e i friscieu di zucchini, le trofie e testaroli, i calamari, il baccalà e lo stoccafisso, c’è un’ampia scelta ed è ovviamente impossibile citare tutti i piatti.
Prendiamo posto, sotto l’occhio vigile del guardiano del San Matteo.

San Matteo (7)

Sappiate che per me è sempre difficile fotografare i piatti, io faccio del mio meglio cercando di evitare che diventi tutto freddo.
Noi abbiamo iniziato il con un gustoso antipasto, acciughe e friscieu di rossetti.

San Matteo (8)

E poi a Genova cosa si mangia? Le trenette al pesto con patate e fagiolini, è ovvio!

San Matteo (9)

E questo è il fritto misto, lo avevo preso la prima volta che ci sono stata.

San Matteo (10)

Un buon pranzo, quattro chiacchiere tra amici, un bicchiere di vino frizzante, cosa può esserci di meglio?
Ieri ho scelto un piatto che amo molto, il guazzetto di totani, erano morbidi e deliziosi, dal profumo di mare e di cose genuine.

San Matteo (12)

Per finire, la  torta di mele con una crema al maraschino, davvero bella oltre che buona.

San Matteo (13)

Il San Matteo è un posto molto gradevole e tranquillo, si sta semplicemente bene.
E se passate da Genova e siete in giro per i caruggi questo è certo un locale da tener presente per il pranzo o per la cena, qui trovate il sito con tutte le informazioni.
Fuori dalla porta del ristorante c’è Genova che vi attende, in quella piazza ci sono le dimore della famiglia Doria, c’è una chiesa molto suggestiva e tutto intorno il dedalo dei caruggi, discese e salite tra luci e ombre.

San Matteo (15)

La fuori c’è Genova, con la sua storia, le sue pietre antiche, i colori delle sue case.
E tra quei caruggi trovate anche i sapori e i profumi della buona cucina.

San Matteo (14)

Branca Doria, un genovese nell’Inferno di Dante

Oggi partiamo per un viaggio, la nostra destinazione è un luogo sinistro e freddo, siamo nel IX cerchio dell’Inferno di Dante, dove c’è un grande lago ghiacciato nel quale peccatori colpevoli di tradimento espiano le loro colpe.
E nella terza zona, la Tolomea, si trovano i traditori degli ospiti.
A loro il sommo poeta destina un castigo esemplare: sono immersi nel ghiaccio con la testa supina, le loro lacrime gelano, impedendo ad altre lacrime di fluire e causando così a questi dannati immensa sofferenza.
E lì, nella Tolomea, c’è un illustre genovese, Branca Doria.
Come accidenti avrà fatto a finire laggiù?
Per spiegarlo bisogna andare alla fine del 1200, quando accaddero gli eventi dei quali vi narro.

Piazza San Matteo

Branca Doria, membro di una delle più nobili famiglie di Genova, andò all’altare con una fanciulla di nome Caterina, figlia di Michele Zanche, signore di Logudoro in Sardegna.
E dovete sapere che Michele Zanche era tanto ricco e influente quanto suo genero era ambizioso: Branca mirava a usurpare il suo potere e a impadronirsi dei suoi averi.
E così tramò un inganno.
Organizzò uno sfarzoso banchetto in uno dei suoi castelli, con tanto di ricche vettovaglie e vino a fiumi, immaginatevi che abbondanza!
E l’ospite d’onore era proprio lui, Michele Zanche.
Un pranzo luculliano, un brindisi e poi ecco la trappola, in maniera veramente poco ospitale Branca Doria fece accoppare il suocero e fece ridurre a pezzi il suo corpo.
E Dante, al quale certo non sfuggivano i fatti di cronaca del suo tempo, relegò Branca Doria  nella zona riservata ai  traditori degli ospiti.
Va detto che anche Michele Zanche non doveva essere proprio uno stinco di santo, visto che l’Alighieri trovò un posto pure per lui, piazzandolo nella bolgia dei barattieri, che se ne stanno a bagno nella pece bollente.
Eh, Dante aveva una fervida fantasia!
Torniamo al nostro antieroe, Branca Doria, immerso nei gelidi ghiacci della Tolomea.
C’è un dettaglio peculiare al riguardo: Dante l’ha buttato nell’Inferno quando Branca era ancora in vita, ricorrendo a un espediente che non fa un plissè.
Nella Divina Commedia, un altro  dannato nel mostrare a Dante Branca Doria così dice:

Tu ‘l del saper, se tu vien pur mo giuso:
elli è ser Branca Doria, e son più anni
poscia passati ch’el fu sì racchiuso.

Ma il poeta è perplesso. Ma come? Non è possibile! Branca Doria è vivo e vegeto!
E infatti così ribatte l’Alighieri:

“Io credo” diss’io lui ”che tu m’inganni;
ché Branca Doria non morì unquanche,
e mangia e bee e dorme e veste panni

C’è una spiegazione per tutto: come si legge nella Divina Commedia, nel momento stesso in cui Branca Doria aveva compiuto il suo peccato, la sua anima era precipitata nell’Inferno mentre il suo corpo aveva continuato la sua esistenza posseduto da uno spirito malevolo, così accade a questi traditori.
E insomma è comprensibile che Branca Doria non avesse preso affatto bene il fatto che Dante l’avesse fatto volare nella Tolomea senza troppi riguardi!
E merita di essere citato quanto narra lo storico Oberto Foglietta, il quale riferisce che quando Dante venne a Genova fu malamente pestato per la strada dagli sgherri di Branca Doria!
A quanto pare sembra che questa non sia altro che una leggenda, ma è una scenetta talmente gustosa che non potevo evitare di riportarla.
E comunque Dante Alighieri non amava i genovesi, è noto.
Il canto XXXIII, nel quale è immortalata la figura del traditore Branca Doria, comprende anche l’invettiva destinata ai miei concittadini:

Ahi genovesi, uomini diversi
d’ogne costume e pien d’ogne magagna,
perché non siete voi del mondo spersi?

E caspita, che esagerazione!
Si vede che quando è stato qui non ha assaggiato la focaccia e neppure il pesto.
E non avrà visto i tramonti, forse.
E magari si è perso per i caruggi.
E poi non ha conosciuto me altrimenti gli avrei fatto cambiare idea, questo è certo.
Anche Branca Doria morì di morte violenta, assassinato in terra di Sardegna.
Ma sapete, qui a Genova ancora c’è il suo palazzo, altro che gelida Tolomea!
Si trova in Piazza San Matteo, dove sono le case della famiglia Doria.
E il palazzo con l’edicola e con le persiane color ocra, con i balconi che affacciano su questo gioiello dei nostri caruggi.

Piazza San Matteo (2)

E si narra che Branca Doria non abbia mai lasciato questi luoghi: si dice che  il suo spettro inquieto si aggiri nottetempo per la piazza, entri in chiesa, posi la sua mano su una colonna e poi svanisca nel nulla.
E su quella colonna ancora c’è un’ampia macchia di sangue, la traccia del delitto che fece finire Branca Doria tra i ghiacci della Tolomea.

San Matteo (2)

San Matteo

La vertigine del cielo di Genova

Vertigine, altezza, profondità e distanza.
Il cielo sopra le strade di Genova, il cielo come io lo guardo, come vorrei che sapeste vederlo anche voi.
Per conoscere questa città bisogna osservarne le prospettive.
E sono lassù, nel cielo sopra le strade.
Vi porto con me e questo è l’inizio del nostro viaggio.
La destinazione è l’infinito che non avete mai veduto se non avete alzato lo sguardo in una giornata di sole per le strade di questa città.

Via Lomellini

Via Lomellini

Vi porto a guardare certe curve perfette, in luoghi sempre frequentati.

Piazza Caricamento

Portici di Caricamento

Ma non sempre sappiamo vedere ciò che è sopra di noi.
Vertigine.
Prepotenza e protervia d’azzurro.

Portici di Caricamento

Portici di Caricamento

Nuvole che si discostano e si arrendono al blu.

Via Cairoli

Via Cairoli

Vi porto ad ammirare certe geometrie, il cielo sopra le piazzette dei caruggi.
Come io sono abituata a vederlo e come vorrei che voi lo vedeste.

Piazzetta Merli

Piazzetta Merli

Il campanile delle Vigne che emerge maestoso dietro Piazza delle Oche.

Piazza Delle Oche

Piazza delle Oche

E certe piante che adornano i terrazzi si tuffano dalla ringhiera dell’ultimo piano.

Via di Soziglia

Via di Soziglia

C’è una maniera di guardare che appartiene ai sognatori, quelli come me non sanno raccontarvela diversamente, abbiamo parole da scrivere e immagini negli occhi, noi sappiamo solo dirvi che se un velo appanna la vostra vista dovreste stropicciarvi le palpebre per tentare di vedere meglio.
Noi sognatori sappiamo solo dirvi questo.
Guarda.
Guarda il cielo.
Guarda il cielo carico di pioggia.
Guarda il cielo carico di pioggia e le finestre aperte.
Guarda l’altezza sopra di te.

Piazza San Matteo

Piazza San Matteo

Guarda.
Guarda il gioco delle geometrie e delle prospettive inaspettate.

Piazza Santa Brigida

Piazza dei Truogoli di Santa Brigida

Osserva.
Osserva le curve e i colori del sole illuiminati dalla luce del sole.

Piazza Santa Brigida (2)

Piazza dei Truogoli di  Santa Brigida

Un contorno netto, il gioco dell’armonia e del contrasto.

Piazza dei Greci

Piazza dei Greci

I tetti delle case così vicini che paiono sfiorarsi.
Uno accanto all’altro, divisi da una fessura di cielo.

Via Del Campo (2)

Via del Campo

Altezza, profondità e vertigine.
E non sai cos’è se non l’hai guardata mai l’infinità dal fondo di un vicolo.

Via Prè

Via Prè

Molti viaggiatori giungono in treno in questa città e molti di loro da Principe imboccano Via Balbi.
Camminate piano, lentamente.
Non perdetevi ciò che è intorno a voi e sopra di voi.
Non lasciate che sfugga al vostro sguardo uno dei colori più unici di Genova, il colore del suo cielo.

Via Balbi

Via Balbi

Tra quei palazzi, tra quelle case.
Vedrete anche voi il cielo come lo guardano i sognatori.

Palazzo Reale

Palazzo Reale