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Posts Tagged ‘Pioggia’

Le parole della pioggia sono come musica, si posano lievi sulle foglie leggere.

Scivolano giù, goccia dopo goccia, in una danza armoniosa.

Sono gentili certe parole, accarezzano la vita e le donano respiro.

Silenziosa pioggia notturna che cade e dona freschezza al nuovo giorno, acqua trasparente che ravviva i colori e le sfumature di autunno.

Quando le foglie sembrano fiori sbocciati.

E là, sospesa nell’aria, una goccia avventurosa.

E tra le parole che raccontano la pioggia una è un’armonia di suoni ed è una parola da ricordare: petricore.
È un termine scientifico usato per indicare il profumo che la pioggia sprigiona quando cade sulla terra asciutta.
Petricore, una melodia di sillabe che evoca la bellezza di quelle gocce gentili.

Alcune restano in equilibrio sui rami, mistero bellissimo della pioggia.

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In questo inizio di settembre è previsto l’arrivo della pioggia ed io ritorno a quell’unico giorno d’agosto in cui ho sentito il suono del temporale.
In Val Trebbia la pioggia sa essere potente, fragorosa ed incessante.
Arriva così, con le nuvole bianche che sovrastano l’orizzonte.

Abbracciano i monti, li sommergono.
La pioggia è vita, rigenera i boschi e accarezza le foglie.

E il sole, a volte, fa capolino, illumina gli alberi bagnati e il verde sembra ancora più intenso.

E poi lotta con le nuvole, nel cielo della Val Trebbia.

Non si dovrebbe perdere un istante di certi temporali.
Bisogna solo restare alla finestra ad osservare le cime dei monti.

Aria fresca e suoni, una musica di gocce sulle persiane.
E lassù il fragore dell’acqua.

La pioggia rapida, irrequieta, interminabile.
E muta il panorama, avvolge ogni cosa nel suo mistero: gli alberi e i fiori, i frutti che pendono dai rami e i fili d’erba fragili e tremanti.

Posa davanti ai tuoi occhi un velo sottile e impalpabile.

La pioggia della Val Trebbia ha il profumo del bosco e delle foglie, del muschio e della terra.
E tutto si confonde, in questa magia incantata.

E poi una corsa, sotto la pioggia, io e le mie amiche abbiamo cercato riparo in un portone.
E intanto l’acqua continuava a cadere giù, scivolava sui tetti e sulle grondaie, davanti a una finestra di legno e alla Madonnina nella nicchia.

Poi ha smesso e ha lasciato nell’aria la sua freschissima fragranza.
E a terra la mia pozzanghera, quella non è una pozzanghera qualsiasi, io lo dico sempre.

E tutto è parso più lucido, brillante e lucente.

Mentre le nuvole ancora lambivano le cime dei monti della Val Trebbia.

Ed è scesa la sera e il sole ha inondato di oro l’orizzonte, dopo il temporale, a Fontanigorda.

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E poi ieri è arrivata la pioggia.
Le nuvole gonfie, il fragore del tuono, le gocce che battono sulle persiane.
D’estate.
E poi, dopo la pioggia, la terra emana i suoi profumi e i petali delle rose si coprono di lucentezza.

Un equilibrio di incanti sulle foglie e sugli steli.

Una fragile delicatezza pronta a svanire con il calore.

Sulle rose profumate d’agosto.

Sui boccioli lisci e setosi.

Mentre la vita ferve, senza sosta.

E torna glorioso a risplendere il sole.

Lucida il cielo e gli dona il suo azzurro più intenso.

E i fiori restano ancora madidi di pioggia.

In estate, dopo il temporale, bisogna trovare un posticino perfetto per asciugarsi le piume.

E dondolano ancora le gocce brillanti.
E un petalo di rosa resta ricolmo di acqua, nella magia incantevole della pioggia d’estate.

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La pioggia di primavera arriva come una musica che non ti aspetti.
Scende fragorosa, bagna caruggi e piazze, abbaini e tetti.
E sono diverse sfumature di bianco e danze di ombrelli, in Via Lomellini.

Grigio?
Non sempre.
Insegne luminose, persiane, tende tirate in fuori, striscioni appesi tra un palazzo e l’altro.
Acqua, gocce che scivolano giù.

E camminare, piano, sotto la pioggia di primavera.

In uno di questi giorni di maggio ho anche avuto la fortuna di trovare aperto il cancello di Vico Chiuso della Rana.
Non c’ero mai stata prima fin laggiù.
E pioveva.
E c’erano dei panni stesi, sotto la pioggia.
E l’acqua scendeva.
Là, in fondo al vicolo, un portone e un’edicola vuota, un tempo ospitava una statua di Nostra Signora della Misericordia.
Nella mia città ideale i caruggi non hanno cancelli e tutte le Madonnette sono al loro posto.

Quando piove, in primavera le pozzanghere diventano specchi magici.

E poi arriva il sole, le nuvole si inquietano, si scostano e lasciano intravedere il cielo.

E poi ancora di più, speranza bella di giornate serene.

La pioggia di maggio, in Strada Nuova, può avere i toni del nobile velluto e dei petali delle semplici primule.

La pioggia, a volte, è musica.
Di scrosci di acqua della fontana, di note leggere, di melodie che risuonano dentro al Teatro Carlo Felice.

E poi si rasserena e torna l’azzurro, all’improvviso.
E volano i gabbiani, nel cielo pulito di primavera.

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Quando fuori piove a volte il mondo sembra in bianco e nero.
Piove, in questi giorni, piove senza vento.
E sono pozzanghere, clic clac di ombrelli ed impermeabili.
E tic tac di gocce sulla ringhiera, foglie bagnate e profumo di acqua.
Alla pioggia ognuno di noi reagisce in maniera diversa: certi sono imperturbabili, si contraddistinguono per olimpica calma.

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Piove.
E ognuno si ripara come meglio può.

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E quando piove l’ideale è camminare sotto i portici.
E intanto chiacchieri, guardi le vetrine dei negozi, magari ti fermi da qualche parte per un caffè.

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Malgrado il cattivo tempo i temerari delle due ruote certo non abbandonano il loro mezzo di trasporto preferito.

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Quando piove l’asfalto sembra un lungo nastro di raso nero.

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Pochi metri ed ecco un’altra bicicletta.

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E poi.
Piazza De Ferrari, poca gente e la fontana senz’acqua.
E poi, quando smette di piovere, c’è sempre qualcuno che si siede sul muretto, è ovvio.

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Quando piove l’Eroe dei due mondi rimane ritto in sella al suo destriero e nulla lo smuove, siano tuoni, fulmini o saette.
E le affascinanti modelle ritratte da Newton non perdono un grammo della loro allure e ondeggiano sinuose su tacchi stratosferici.

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Quando piove la luce sa essere un gioco imprevedibile.

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Quando piove ci sono quelli che si mettono a correre per trovare un riparo.
Poi arrivano sotto i portici del Carlo Felice e rallentano il passo.

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Quando piove si tengono le finestre chiuse e le luci accese.

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E quando piove circola comunque il trenino che porta i turisti in giro per la città.
E va piano piano, in Via XX Aprile.
E dietro c’è l’autobus e dietro ancora c’è una macchina.
E ha appena smesso di piovere.

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Quando piove  e tutto è in bianco e nero Strada Nuova sfavilla comunque con i suoi scenografici bagliori.

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E insomma, ha la sua bellezza anche la pioggia, a volte.
E in certi casi, invece, diventa tutto un po’ complicato, anche se sei sotto i portici.
E intanto piove.
E tu hai la borsa a tracolla, un sacchetto al braccio, l’ombrello.
E intanto cerchi di scattare una foto, la luce non è delle migliori e la messa a fuoco non è perfetta.
O forse sì?
Evanescenza, di passi, di fretta, di gente che cammina.
Quando piove.

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Ieri, come spesso accade, sono andata a far la spesa nei caruggi.
Sai, in questi giorni è venuta la pioggia, il cielo è spesso grigio e a dire il vero non sembra proprio l’ideale per scattare qualche fotografia.
Tra l’altro, come vi dicevo, ero in giro per commissioni.
E poi, d’un tratto, il sole in Via del Campo.

Via del Campo (6)

E cammino, senza una meta precisa.
Sai, solo per il piacere di esserci e di attraversare questa strada tante volte percorsa e immortalata da una celebre canzone di De André.

Via del Campo (2)

E poi, all’improvviso.
L’incontro imprevisto tra luce e acqua, cielo e nuvole riflesse in una magica pozzanghera che diviene uno splendido gioco di fantasia.

Via del Campo (3)

Davvero, in ogni luogo ognuno di noi vede ciò che sa vedere.

Via del Campo (4)

E guarda.
Contorni tremuli, grigio e colore, un momento irripetibile.

Via del Campo (5)

Volto gli occhi nella direzione opposta, verso Porta dei Vacca.
E la luce brilla ancor di più, finestre e vetri, caruggi sottosopra.

Via Prè

Un passo indietro, ecco il campanile dell’antica chiesa di Santa Fede.

Via Prè (3)

In ogni luogo ognuno di noi vede ciò che sa vedere.
E guarda.
Il tratto iniziale di Via Prè con le sue case alte si svela in questo effimero specchio lucente.
Cose che si vedono nei caruggi quando viene la pioggia.

Via Prè (2)

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Viene così il temporale d’estate, all’improvviso, a spezzare l’afa e la calura.
Qualche notte fa il suo fragore ha squarciato la quiete dei monti e dei prati, quando fuori piove e tu dormi in una stanza nel sottotetto senti cadere ogni goccia e resti sveglia a seguire il ritmo della pioggia.
Piove, poi smette e l’aria rimane fresca ed umida, ancora intrisa di quelle gocce cadute, come quei petali leggeri.

Fiori (2)

Gocce sulle foglie, verso sera.
Un mistero di trasparenze e riflessi, come cristalli purissimi.

Fiori (3)

Brillanti e lucenti perle di vetro.

Fiori (4)

In silenzioso equilibrio.

Fiori (5)

E così ho guardato dentro ai fiori, in cerca di quella magia e di quell’effimera bellezza regalata dalle gocce d’estate.

Fiori

La pioggia mi ha distratta, c’era una piccola creatura e non l’ho neppure notata.
L’ho vista in seguito, quando ho scelto le mie foto, era lì intenta a restare anche lei in equilibrio su una verde foglia.
Gocce d’estate in un pomeriggio d’agosto, tra sfumature di rosa e di lilla.

Fiori (6)

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In primavera, a volte.
In questi ultimi giorni c’è stata qualche nuvola su Genova e sulla Liguria, inevitabilmente è arrivata anche la pioggia.
Accade, a volte.
E poi è tutto labile e fugace, in breve tempo torna il sole a illuminare la città.
Quando piove puoi comunque cercare i riflessi di grigio, da qualche parte li troverai, sulle ardesie dei tetti o anche altrove.
Una ringhiera, un punto panoramico su Genova, si resta in attesa del sereno.
E si guarda, verso l’orizzonte e il mare.
Cerca i riflessi di grigio.
Li troverai lì, davanti all’ascensore di Castelletto.
In primavera, a volte.
Quando una pozzanghera diventa uno specchio.

Ascensore di Castelletto

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Pioverà o ci sarà il sole?
Ah, il clima è sempre bizzarro, bisogna in qualche modo accertarsi della temperatura e delle condizioni del tempo.
Alcuni semplicemente si affacciano alla finestra, guardano verso il cielo e traggono le loro conclusioni, altri invece si affidano alle moderne tecnologie.
Noi uomini di un altro tempo, invece, ce ne andiamo in Piazza Corvetto alla stazione meteorologica ottocentesca.
Occhio eh? In mezzo alla strada c’è uno spazzino, d’altra parte con tutti questi cavalli che circolano e depositano i loro “regalini” meno male che ci pensa lui a ripulire, altrimenti staremmo freschi!

Piazza Corvetto (2)

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

E dunque andiamo, a due passi dall’imbocco di Via Roma ecco l’oggetto del nostro interesse, la stazione meteorologica.

Stazione Meteorologica (2)

E’ stata restituita alla cittadinanza lo scorso autunno e bisogna andare al 1881 per rintracciare le origini della sua storia.
E infatti in quell’anno un certo Signor Fries che aveva un negozio di ottica in Via Carlo Felice, l’attuale Via XXV Aprile, donò alla città di Genova un barometro metallico e un termometro di grandi dimensioni, questa notizia è tratta dal sito del Comune che riporta altre curiosità in merito che potete leggere qui.
La piccola stazione d’epoca è in ghisa e naturalmente sfoggia lo stemma della Superba.

Stazione Meteorologica (3)

E noi cittadini di un altro secolo ce ne veniamo qua davanti a controllare la situazione.

Stazione Meteorologica (4)
Dunque, ieri ero lì.
Temperatura decisamente gradevole!

Stazione Meteorologica (5)

E l’umidità? Ecco qua, non manca nulla!

Stazione Meteorologica (7)

La nostra fedele stazione lo diceva chiaro e infatti ieri era una splendida giornata!

Stazione Meteorologica (6)

Come dite? Ah sì, quelle che vedete là dietro non sono macchine, non scherziamo,  logicamente si tratta di carrozze e carretti a cavalli.

Stazione Meteorologica (8)

Ed è giusto rendere merito a chi ha reso possibile tutto ciò, questa è una vicenda di profondo attaccamento alla propria città.
E sapete cosa mi è venuto in mente? La fontana di Piazza De Ferrari.
Come tutti i genovesi sanno su di essa sono incise alcune parole che ricordano Carlo Piaggio,  colui che la donò alla sua città.

Piazza De Ferrari

E ugualmente si deve il restauro della stazione meteorologica a un generoso benefattore, un gesto bello e romantico il suo, un gesto che denota cura e attenzione per ciò che di più importante abbiamo, il legame con la nostra storia e con ciò che siamo stati nel passato.
Ogni piccola innovazione è una grande conquista, immagino l’entusiasmo dei genovesi dell’Ottocento quando venne finalmente inaugurata la colonna della stazione meteorologica!
E colui che ha provveduto alle spese per rendere funzionante la piccola stazione è certo animato anch’egli da tenace affetto di ligure.
C’è una targa ma non vi è riportato il suo nome, lui si chiama Giancarlo Trucco e ci terrei a fargli sapere il mio apprezzamento per la sua splendida iniziativa, volete unirvi a me?
Caro Signor Trucco, le arrivi un sentito ringraziamento da parte di Miss Fletcher, ha fatto proprio un bel regalo alla nostra Genova!

Stazione Meteorologica (9)

Oltretutto ieri a Corvetto c’era il solito andirivieni, nella confusione ho notato due signori che se ne stavano comodamente seduti su una panchina.
Chiacchieravano, credo che fossero amici di vecchia data.
E d’un tratto uno ha detto all’altro:
– Senti un po’, ma secondo te oggi quanti gradi avremo?

Piazza Corvetto

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

L’altro lo ha guardato perplesso, ha scrollato le spalle e ha risposto:
– Sai che non ne ho idea? Che ne dici, andiamo fino alla stazione meteorologica a controllare?

Stazione Meteorologica (10)

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C’erano una volta due cuori che se andarono a vagabondare per il mondo.
Non potevano essere più diversi, quei due.
Cuore Piccino era timido e timoroso, ogni emozione per lui era un sobbalzo, Cuore Grande era appassionato, fervente e sempre ricolmo di opposte passioni.
Due cuori.
No, non potevano essere più diversi, quei due.
E così Cuore Piccino imboccò un sentiero pianeggiante e dolce, se ne andò a camminare tra l’erba e quando giunse ad un bivio si fermò incerto sul da farsi.
E adesso?
Qual era la direzione giusta?
Restò immobile, preda delle sue insicurezze, nel punto in cui la strada si biforcava.
Cuore Grande invece si avventurò lungo una scogliera, ve l’ho detto, lui non conosceva paure, c’era un camminamento a strapiombo sul mare e sebbene fosse battuto dalle onde il nostro intrepido eroe lo percorse con incoscienza fiduciosa.
Saltava da una roccia all’altra, si ritrovò persino a posare i piedi su certe alghe scivolose ma seppe mantenere l’equilibrio.
E rideva, ogni passo era una sfida!

Mare

E Cuore Piccolo? Ah, lui continuava a rimuginare esitante!
Da che parte andare?
E qualcuno a cui chiedere?
In quel momento una parola di conforto sarebbe stata preziosa.
Scrutò con attenzione l’orizzonte, a destra la strada saliva leggermente e terminava in uno spiazzo davanti a quella piccola villetta.
C’era un gatto accoccolato sullo zerbino, un cane da caccia faceva la guardia e un’altalena vuota oscillava avanti e indietro.
Dall’altro lato invece il sentiero si inoltrava tra i prati verdi, era uno scenario di pace e tranquillità, gioiose farfalline volteggiavano leggere nell’aria.
E così Cuore Piccino decise di imboccare quella direzione e con la consueta cautela proseguì il suo cammino.

Farfalla
E Cuore Grande? Ah, lui se la spassava!
Nulla riusciva a trattenerlo, se l’era persino goduta a fare i tuffi dagli scogli, era stata una felicità inebriante quella!
Dovevate vederlo mentre si lanciava a capofitto tra i flutti agitati senza alcuna remora né incertezza.
E poi risalendo ancora una volta a riva aveva notato alcune rocce che si inerpicavano in alto, Cuore Grande era un tipo curioso così si arrampicò lassù in cerca di altre emozionanti meraviglie!
Fu una salita sfiancante e faticosa ma nulla poteva scoraggiarlo, alla fine Cuore Grande sbucò al margine di un fitto bosco, tra le cime degli alberi squassate dal vento poteva appena intravedere certe nuvole minacciose che rapide stavano ricoprendo l’azzurro.
Inatteso e improvviso un tuono lacerò il silenzio e il fragore del temporale si scatenò sul bosco e su Cuore Grande che andò a rifugiarsi in una grotta.  Monti - Barbagelata

Nel frattempo Cuore Piccino aveva raggiunto una piccola radura, a dir la verità aveva anche una certa fretta perché poco prima per sventura si era imbattuto in uno sciame di api che parevano impazzite, non vi dico che paura aveva di essere punto!
D’un tratto anch’egli venne sorpreso da un tonante clangore, alzò gli occhi e vide i lampi squarciare il cielo.
Spaventato si gettò in una corsa concitata, doveva trovare un riparo ma era incapace di orientarsi,   tremante e singhiozzante Cuore Piccino varcò la soglia del bosco.
Fradicio e grondante d’acqua, sperso e perduto si guardò intorno sconsolato in cerca di una via di fuga.

Bosco

D’un tratto si sentì trascinare, si voltò e vide che era tra le braccia forti di Cuore Grande che lo aveva tratto in salvo, lontano da un ramo che, colpito da un fulmine, si stava abbattendo al suolo.
E’ così la vita, a volte mette sulla tua strada le persone giuste.
E non potevano essere più diversi, quei due.
– Passerà? – Disse Cuore Piccino con voce flebile.
– Certo! E dopo brillerà il sole, vedrai! – Lo rassicurò Cuore Grande.
– E anche dopo, tu resterai? – Chiese l’altro.
Non ci fu più bisogno di ulteriori domande, bastò un sorriso: quando incontri un amico vero, per di più durante un furioso temporale, puoi starne certo, resterà anche quando tornerà il sereno.
Rimasero nella grotta, in attesa che la pioggia passasse, risero insieme della strana circostanza che li aveva fatti incontrare ed entrambi raccontarono ciò che era accaduto loro prima che si conoscessero, c’era tutto il tempo del mondo per narrare il proprio passato.
Fradici di pioggia e di una nuova felicità.
Erano due cuori.
E no, non potevano essere più diversi, quei due.

Foglie

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