I limoni

“Quando un giorno da un malchiuso portone
tra gli alberi di una corte
ci si mostrano i gialli dei limoni;
e il gelo del cuore si sfa,
e in petto ci scrosciano
le loro canzoni
le trombe d’oro della solarità.”

Tratto da I Limoni di Eugenio Montale

Piazza della Giuggiola

La maestra di Luigino

La maestra di Luigino di certo curava molto le sue lezioni ed era paziente con i suoi scolaretti: lavagna, gessetto e lunghe file di aste, numeri e lettere.
Lei poi faceva ripetere la lezione infinite volte sul quaderno a righe con la copertina nera, la maestra era amorosa, dolce ma esigente.
La maestra di Luigino aveva una calligrafia leggermente inclinata e molto armoniosa, lo so perché appunto possiedo questa cartolina che lei scrisse al suo piccolo alunno.
E le sue maiuscole, oh, le sue maiuscole sono un capolavoro di svolazzi e ghirigori, le sue minuscole poi sono perfettamente proporzionate, io non saprei mai scrivere a quella maniera ma del resto i tempi sono molto cambiati.
La maestra di Luigino aveva un nome romantico e ormai desueto: si chiamava Felicita e davvero nella nostra epoca non ci sono più ragazze che portino quel nome lì, è passato di moda da tempo.
Lei scrisse la sua cartolina il 15 Settembre 1910 e in quegli anni un compianto poeta pubblicò una certa poesia che forse avrà suscitato qualche emozione nella nostra maestrina, è davvero la prima cosa che mi è venuta in mente quando mi sono ritrovata tra le mani questa cartolina.
Il poeta si chiamava Guido Gozzano, la poesia alla quale faccio riferimento è chiaramente La Signorina Felicita ovvero la Felicità che venne pubblicata nel 1909 sulla Nuova Antologia e in seguito inclusa nella raccolta I colloqui nel 1911.
Riporto qui per voi l’incipit e alcuni versi, immaginate la nostra insegnante mentre legge queste parole:

Signorina Felicita, a quest’ora
scende la sera nel giardino antico
della tua casa. Nel mio cuore amico
scende il ricordo. E ti rivedo ancora,
e Ivrea rivedo e la cerulea Dora
e quel dolce paese che non dico.

Signorina Felicita, è il tuo giorno!
A quest’ora che fai? Tosti il caffè:
e il buon aroma si diffonde intorno?
O cuci i lini e canti e pensi a me,
all’avvocato che non fa ritorno?
E l’avvocato è qui: che pensa a te.

L’affabile maestra scrisse poche parole al suo piccolo alunno, indirizzò la cartolina a lui chiamandolo Gentil Signorino Luigino.
Mandò un pensiero anche alla sua mamma e al bimbo inviò i saluti dei compagni di scuola, nulla di più.
E tutto questo accadde nel 1910.
E lei portava quel nome reso ancor più particolare dalla penna di un poeta.
E questa è la sua cartolina: dalla maestra Felicita al Gentil Signorino Luigino.

Una gita al lago

Una gita al lago, con le nostalgie di tempi lontani.
Con la lentezza di una stagione dolce, lasciandosi lentamente cullare sull’acqua.
Questo cartoncino proviene da un luogo che non ho mai visitato ma devo ammettere che le cartoline francesi hanno da sempre un fascino particolare per me, alcune sono davvero bellissime.
Ed ecco così la Savoia e le acque calme del Lago di Bourget, sulle sue sponde si affaccia un romantico castello.
Su questa bella cartolina sono poi impressi alcuni versi tratti da una poesia di Alphonse de Lamartine dedicata proprio a questo lago.
Le lac è un poema risalente al 1820, è componimento scritto in memoria di un affetto perduto che ebbe come scenario questo lago francese, ci sono parole di rimpianto e tenerezza, interrogativi che sembrano ferire il cuore di chi li scrisse.
E poi c’è quella sponda, l’immagine idilliaca di un luogo pacifico e bello.
Una vela bianca, una barca che dondola.
Due donne elegantemente vestite se ne stanno lì sedute a godersi il panorama e la bellezza del luogo, ognuna di loro sfoggia un bel cappello di certo all’ultima moda.
Ed è un tempo dolce, il tempo di una gita al lago.

La strada di casa di Camillo Sbarbaro

La strada di casa del poeta Camillo Sbarbaro è da lui ricordata in certe sue pagine intense pubblicate in Trucioli 1941 per Elena edito da San Marco dei Giustiniani.
E inizia così quella memoria, con un viaggio: il tram numero 21 giunge in Piazza Manin con il suo carico di passeggeri per poi scendere giù lungo la tortuosa e ripida Via Montaldo, questa è la strada di casa di Sbarbaro.

“La via che faccio e rifaccio quotidianamente con andatura di bestia rassegnata.
Quartiere fuori centro; dove si dà del lei alla portinaia per esserne ricambiati.”

Ed è difficile immaginare quella via veduta da Sbarbaro, egli racconta un mondo che non è più e lo mostra a noi con la forza evocativa delle sue parole.
Ha toni lividi la verdura offerta da una certa fruttivendola, occhi di fanciulla sbirciano da dietro una persiana, due uomini se ne escono da una rivendita di vino.
A tratti è tetra e desolante, a tratti ce la mostra tanto amata proprio per certe sue rare semplicità come un vaso da poco valore decorato con conchiglie marine oppure come quei fiori che sbocciano diversi ad ogni nuova stagione in una casa della via.
Cose di nessun conto e tuttavia immensamente belle, oserei dire.
E poi erbe selvatiche che invadono un giardino, i tavoli vuoti di un’osteria ormai chiusa, le foglie cadute sulla strada.
Ed è un racconto di inquietudini e di variegati moti dell’animo, cercate queste pagine in Trucioli, troverete la memoria di Sbarbaro.
Qui egli visse, al civico 13, qui egli usava scendere seguendo le curve sinuose di Via Montaldo.

E a sera, egli racconta, la valle si accende di luci sfavillanti che squarciano la scura tenebra.
Trascrivo per voi le sue parole, così il poeta ricorda la strada di casa nei suoi lucenti bagliori notturni.

“È un cielo rispecchiato nel buio d’una vasca, un firmamento capovolto.

Dalla ringhiera mi spenzolo a figgere gli occhi in basso dove accampano le masse cubiche delle case, stilettate dai fanali verdognoli. E a momenti mi capita, per la commozione, di giungere le mani quasi a render grazia d’esser nato.

Così anche dalla strada di casa cavo un poco di gioia – come dalla vita, a forza di strizzare.”

Camillo Sbarbaro – Trucioli 1941 per Elena

Fermate poetiche

L’ho visto per caso, pochi giorni fa: era lì appeso in Via Garibaldi, dove inizia Via ai Quattro Canti di San Francesco.

Poesia (1)

Un foglio, una poesia.
E così mi sono fermata a leggere.

Poesia (1a)

Inaspettati versi per le strade di Genova, non sapevo di cosa si trattasse ma poi l’ho scoperto grazie a Rita, una mia lettrice, questi componimenti sono parte di un progetto artistico, questa è la poesia errante di Ma Rea.
E quindi, camminando per il centro, prestate attenzione.
Io non ho cercato queste poesie, semplicemente i miei occhi le hanno incontrate e potrebbe capitare anche a voi, io le ho viste attaccate a dei pali.
Ed eccoci in Via XXV Aprile.

Poesia (2)

Lo Stendiversomio, questa è una delle sue fermate poetiche.

Poesia (2a)

E ce ne sono altre in giro per il centro di Genova.
In Vico Falamonica alzate lo sguardo, fatelo anche voi.

Poesia (3)

La poesia sa essere parola gentile, nel nostro quotidiano a volte rumoroso è un incontro particolarmente gradevole.
E per quanto mi riguarda apprezzo anche che questo dono sia offerto in questo modo così garbato, per nulla invasivo e volutamente effimero.
Ancora, qui.
Sullo sfondo il Teatro Carlo Felice e un cielo carico di nuvole grigie.

Poesia (4)

Ne troverò ancora?
Può darsi, forse.
“Tra i vicoli della sera e i boulevards di questo inchiostro”.

Poesia (5)

Sui passi di Eugenio Montale

La poesia, immensa ed eterna, tante volte riflette il nostro pensiero e traduce un sentire che in qualche modo ci appartiene.
Noi non sappiamo trovare le parole, per noi le scrivono i poeti e le loro rime diventano anche nostre.
La poesia sa arrivare ovunque, supera i limiti del tempo e della storia, è parte del nostro percorso, ci rispecchia e narra i nostri intimi pensieri, talvolta ci accompagna in certi luoghi che sono parte della nostra vita.
Ditemi, quante volte il vostro cammino, reale o interiore, è stato scandito dai versi di Eugenio Montale?
Naturalmente non è questa la sede per una lectio magistralis sulla poetica di uno dei più importanti poeti del Novecento, vorrei soltanto portare qui alcuni suoi versi e mostrarvi una parte di Genova che certo sarà gradita agli estimatori del poeta.
Eugenio Montale nacque a Genova, in una casa sita in Corso Dogali.

Corso Dogali (2)

E troverete cielo azzurro e salite della Superba.

Corso Dogali

Una curva vertiginosa e un palazzo elegante.

Corso Dogali (5)

Spicca una targa e ricorda che qui venne alla luce il futuro premio Nobel per la Letteratura.

Corso Dogali (4)

Sapete, al liceo mi stupiva sembra un dettaglio: Montale aveva un diploma da ragioniere.
E questo particolare era per me motivo di continua meraviglia ogni volta che mi confrontavo con quel suo linguaggio ricco di onomatopee dal potere così fortemente evocativo e reale.
E poi davvero, la sua poesia è ovunque, in ogni luogo, la trovi nel suono potente delle onde.

Un giro: un salir d’acqua che rimbomba.
Un altro, altr’acqua, a tratti un cigolio.

Il viaggio finisce a questa spiaggia
che tentano gli assidui e lenti flussi.

(Casa sul mare)

Mare

Nelle inquietudini, nei tormenti che abitano il cuore degli uomini.

E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com’è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.

(Meriggiare pallido e assorto)

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Ve lo chiedete mai quante volte un poeta parla anche di voi?

Ora son io,
l’agave che si abbarbica al crepaccio

dello scoglio
e sfugge al mare da le braccia d’alghe.

(L’agave sullo scoglio)

Mare (2)

Negli smarrimenti e nelle nostalgie comuni a tutti gli uomini, eppure solo i poeti sanno descriverle in questa maniera.

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
E ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.

(Xenia II)

Scale

C’è una poesia di Eugenio Montale che io trovo particolarmente struggente e intima, è breve, malinconica e così vera.
Mi sono ritrovata a saperla a memoria, non so neanche perché.

Avevamo studiato per l’aldilà
un fischio, un segno di riconoscimento.
Mi provo a modularlo nella speranza
che tutti siamo già morti senza saperlo.

(Satura)

Mani (38)

Desideravo mostrarvi la sua casa, se verrete a Genova ora sapete dove trovarla.

Corso Dogali (3)

La sua poesia, invece, la respirerete in ogni luogo, anche lontano dalla sua città natale.
Nelle dolcezze e in quelle parole che a volte davvero noi non sappiamo dire.

Il fiore che ripete
dall’orlo del burrato
non scordarti di me,
non ha tinte più liete né più chiare

dello spazio gettato tra me e te.

(Le occasioni)

DSCN0048 - Copia

Infinità

To see a world in a grain of sand
And a Heaven in a wild flower,
Hold Infinity in the palm of your hand
And Eternity in an hour.

Vedere un mondo in un granello di sabbia
e un paradiso in un fiore selvaggio,
Tenere l’infinità nel palmo della mano
e l’eternità in un’ora.

William Blake Auguries of innocence

Staglieno

Cimitero Monumentale di Staglieno

Un moderno… Giacomo Leopardi

Silvia, rimembri ancora
quel tempo della tua vita mortale,
quando beltà splendea
negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi,
e tu, lieta e pensosa, il limitare
di gioventù salivi?

Eccetera, eccetera, eccetera…

Ecco.
Con la speranza che il moderno emulo di Giacomo Leopardi abbia un destino più felice del celebre poeta recanatese, non soltanto in amore, naturalmente.

Biglietto

Trovato così, sulle foglie cadute, in Corso Firenze

La magia del patchwork e l’arte di Fabia Delise

Metti una piovosa mattina d’ottobre immersa in un cupo grigiore, metti che ti trovi a Palazzo Ducale dove ha sede l’Associazione Culturale Artelier.
Qui ha il suo studio Fabia Delise, triestina di nascita e genovese d’adozione, quilter e raffinata artista, profonda conoscitrice delle tecniche del patchwork.
Una passione che diviene respiro quotidiano, davanti a questa finestra che è già poesia per me.

Patchwork (2)

Com’è lo studio di una vera artista?
Ci sono gli attrezzi del mestiere, le opere appese al muro, i manifesti delle mostre alle quali Fabia ha partecipato.

Patchwork (3)

Metti di trovarti lì e tu del patchwork non ne sai proprio nulla, riesci però a cogliere armonia in ogni dettaglio.
Lo scorcio di una cornice, i cartellini con il nome di lei, tutto è curato con amorevole presenza.

Patchwork (5)

Poi ci sono i contenitori e le stoffe che si usano per il patchwork, quante saranno?
Tante, colorate e bellissime.

Patchwork (6)

Tutte le sfumature del batik e la potenza della fantasia.

Patchwork (7)

Fili, fili, fili che scivolano tra le dita sapienti di Fabia.

Patchwork (8)

Manualità, precisione ed estro rendono unici i suoi lavori, da quanto ho visto credo che lei ami sperimentare.
L’ho immaginata davanti alle sue stoffe, in un gioco di accostamenti e di contrasti.

Patchwork (9a)

Lei con pazienza mi ha spiegato le tecniche del patchwork, non sapevo che è composto di tre differenti strati.

Patchwork (10)

Fabia Delise espone i suoi lavori anche al di fuori dell’Italia, la Francia è uno dei paesi nei quali il patchwork è molto apprezzato.
E poi tiene dei corsi nei quali svela i segreti di quest’arte alle sue allieve, si possono fare cose meravigliose con una macchina da cucire, si può scrivere a questa maniera ad esempio.

Patchwork (11)

Metti di trovarti nello studio di Fabia e d’un tratto lei apre sul tavolo una delle sue meraviglie, realizzata cucendo insieme decine di esagoni di ogni colore.
Bianco, grigio e tutte le declinazioni del rosso.

Patchwork (12)

E ogni opera ha il suo nome, naturalmente.

Patchwork (13)

Questi esagoni sono realizzati con l’ausilio di piccole sagome di cartone, immaginate quanto tempo occorre e quale dedizione sia necessaria per portare a compimento un quilt come questo.
E come per il punto croce,  prova a rovesciare il lavoro e ad osservare il retro: è perfetto.

Patchwork (14)

Questa magia di nero, grigio e antracite ha un nome fantastico e sognante, Supernova.

Patchwork (15)

E ancora rosa, lampone, rosso.
E righe, fiori e disegni, in armonia assoluta.

Patchwork (16)

E ancora, le sfumature della notte, piccole lune e stelle scintillanti, i tessuti usati per questo quilt appartengono alla Collezione Nocturne di Janet Clare, variazioni di blu e celeste in una notte lucente.

Patchwork (17)

Patchwork

Metti di trovarti nello studio di Fabia Delise,  la terra e il cielo sono vicini, nei colori di sabbia e ocra e negli azzurri freddi di certe giornate invernali.

Patchwork (19)

E poi guarda, lei realizza disegni sulla stoffa con una tecnica complessa che certo richiede molto esercizio.

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E poi, all’arte e al colore aggiungi parole scritte dai poeti.

Patchwork (21)

E poi, metti che lei ami tanto Walt Whitman e allora da quelle stoffe e da quei versi nasceranno delle cartoline speciali.

Patchwork (22)

E poi? Se invece diventassero dei piccoli quadri?

Patchwork (22a)

Doni della fantasia e della creatività, doti di che sa vedere e immaginare oltre la materia.
E allora metti che in un giorno d’ottobre ti trovi nello studio di una vera artista.
E il tuo sguardo trova un quilt, ti sembra di distinguere confusamente frasi e sensazioni.
Sembra.
C’è un filo rosso, circonda due sole parole.
E tutto il resto è un turbine, come le emozioni, come le cose che non sai dire, come i pensieri che si accavallano lasciando emergere solo ciò che è più importante.
Doti di che sa vedere e immaginare oltre la materia.

Patchwork (23)

Giorgio Caproni tra Genova e la Val Trebbia

Se verrete in Val Trebbia in qualche modo incontrerete il poeta Giorgio Caproni e potrete ascoltare la sua voce.
Andate là, a Loco, il piccolo paesino nel quale egli visse, Caproni fu insegnante elementare in questa valle.

Loco

E’ minuta e graziosa Loco, ha rustici angoli suggestivi.

Loco (2)

Cercate questa casa posta lungo la Statale 45.

Loco (3)

C’è una lapide in memoria del poeta.

Loco (4)

E se andrete al piccolo cimitero davanti alle acque del Trebbia troverete la tomba di Caproni e quella della sua Rina.

Loco (5)

E sono tante le maniere per rivivere i luoghi attraverso le parole del poeta, a Fontanigorda c’è un percorso poetico a lui dedicato, ho già avuto modo di scriverne in questo post.

Sentiero Caproni

E a Fontanigorda, nella sala Polivalente Jacques e Sentin, la poesia di Caproni è viva e presente, potete leggerla sui muri e su un grande pannello sul quale sono trascritti i versi di Litania.
Cantore di Genova e della Val Trebbia, la gente di qui conserva affettuose memorie di Giorgio Caproni.

Giorgio Caproni

E quella sua poesia, Litania, racconta Genova meglio di qualunque altra.
Se vuoi conoscere gli abissi e le grandezze della Superba li troverai in quei versi, difficile sceglierne solo alcuni, quelle parole narrano il mare e i ciottoli, le salite e il cielo immenso, l’orizzonte dei tetti e l’anima della mia gente.

Litania

Litania (1)

Leggi Caproni e intanto guarda Genova, è la maniera migliore per comprenderla.
I versi di Litania un tempo erano dipinti anche sul muro del sottopasso di Corvetto.
Leggi Caproni e perditi nei caruggi, ritroverai la strada.

Litania (1a)

Litania (1b)

E poi senti il vento potente e seguilo mentre si infila in certe splendide angustie.

Litania (2)

Litania (2a)

Giorgio Caproni, tra Genova e la Val Trebbia.

Litania (5)

Litania (5a)

E senti l’aria del mare e il salino che pervade i tuoi sensi.

Litania (6)

Litania (6a)

Parole intrise di nostalgia e luce, di colore e di intensità.

Litania (7)

Non saprei scegliere un verso, una rima, una sola frase.
E’ tutta lì Genova, nella litania infinita di Caproni.

Litania (7a)

Ascolta, ascolta in silenzio la voce del poeta e la sua saggezza: una vita la si vive, e zitti.

Giorgio Caproni (2)