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Posts Tagged ‘Poesia’

L’ho visto per caso, pochi giorni fa: era lì appeso in Via Garibaldi, dove inizia Via ai Quattro Canti di San Francesco.

Poesia (1)

Un foglio, una poesia.
E così mi sono fermata a leggere.

Poesia (1a)

Inaspettati versi per le strade di Genova, non sapevo di cosa si trattasse ma poi l’ho scoperto grazie a Rita, una mia lettrice, questi componimenti sono parte di un progetto artistico, questa è la poesia errante di Ma Rea.
E quindi, camminando per il centro, prestate attenzione.
Io non ho cercato queste poesie, semplicemente i miei occhi le hanno incontrate e potrebbe capitare anche a voi, io le ho viste attaccate a dei pali.
Ed eccoci in Via XXV Aprile.

Poesia (2)

Lo Stendiversomio, questa è una delle sue fermate poetiche.

Poesia (2a)

E ce ne sono altre in giro per il centro di Genova.
In Vico Falamonica alzate lo sguardo, fatelo anche voi.

Poesia (3)

La poesia sa essere parola gentile, nel nostro quotidiano a volte rumoroso è un incontro particolarmente gradevole.
E per quanto mi riguarda apprezzo anche che questo dono sia offerto in questo modo così garbato, per nulla invasivo e volutamente effimero.
Ancora, qui.
Sullo sfondo il Teatro Carlo Felice e un cielo carico di nuvole grigie.

Poesia (4)

Ne troverò ancora?
Può darsi, forse.
“Tra i vicoli della sera e i boulevards di questo inchiostro”.

Poesia (5)

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La poesia, immensa ed eterna, tante volte riflette il nostro pensiero e traduce un sentire che in qualche modo ci appartiene.
Noi non sappiamo trovare le parole, per noi le scrivono i poeti e le loro rime diventano anche nostre.
La poesia sa arrivare ovunque, supera i limiti del tempo e della storia, è parte del nostro percorso, ci rispecchia e narra i nostri intimi pensieri, talvolta ci accompagna in certi luoghi che sono parte della nostra vita.
Ditemi, quante volte il vostro cammino, reale o interiore, è stato scandito dai versi di Eugenio Montale?
Naturalmente non è questa la sede per una lectio magistralis sulla poetica di uno dei più importanti poeti del Novecento, vorrei soltanto portare qui alcuni suoi versi e mostrarvi una parte di Genova che certo sarà gradita agli estimatori del poeta.
Eugenio Montale nacque a Genova, in una casa sita in Corso Dogali.

Corso Dogali (2)

E troverete cielo azzurro e salite della Superba.

Corso Dogali

Una curva vertiginosa e un palazzo elegante.

Corso Dogali (5)

Spicca una targa e ricorda che qui venne alla luce il futuro premio Nobel per la Letteratura.

Corso Dogali (4)

Sapete, al liceo mi stupiva sembra un dettaglio: Montale aveva un diploma da ragioniere.
E questo particolare era per me motivo di continua meraviglia ogni volta che mi confrontavo con quel suo linguaggio ricco di onomatopee dal potere così fortemente evocativo e reale.
E poi davvero, la sua poesia è ovunque, in ogni luogo, la trovi nel suono potente delle onde.

Un giro: un salir d’acqua che rimbomba.
Un altro, altr’acqua, a tratti un cigolio.

Il viaggio finisce a questa spiaggia
che tentano gli assidui e lenti flussi.

(Casa sul mare)

Mare

Nelle inquietudini, nei tormenti che abitano il cuore degli uomini.

E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com’è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.

(Meriggiare pallido e assorto)

DSCN7920

Ve lo chiedete mai quante volte un poeta parla anche di voi?

Ora son io,
l’agave che si abbarbica al crepaccio

dello scoglio
e sfugge al mare da le braccia d’alghe.

(L’agave sullo scoglio)

Mare (2)

Negli smarrimenti e nelle nostalgie comuni a tutti gli uomini, eppure solo i poeti sanno descriverle in questa maniera.

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
E ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.

(Xenia II)

Scale

C’è una poesia di Eugenio Montale che io trovo particolarmente struggente e intima, è breve, malinconica e così vera.
Mi sono ritrovata a saperla a memoria, non so neanche perché.

Avevamo studiato per l’aldilà
un fischio, un segno di riconoscimento.
Mi provo a modularlo nella speranza
che tutti siamo già morti senza saperlo.

(Satura)

Mani (38)

Desideravo mostrarvi la sua casa, se verrete a Genova ora sapete dove trovarla.

Corso Dogali (3)

La sua poesia, invece, la respirerete in ogni luogo, anche lontano dalla sua città natale.
Nelle dolcezze e in quelle parole che a volte davvero noi non sappiamo dire.

Il fiore che ripete
dall’orlo del burrato
non scordarti di me,
non ha tinte più liete né più chiare

dello spazio gettato tra me e te.

(Le occasioni)

DSCN0048 - Copia

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To see a world in a grain of sand
And a Heaven in a wild flower,
Hold Infinity in the palm of your hand
And Eternity in an hour.

Vedere un mondo in un granello di sabbia
e un paradiso in un fiore selvaggio,
Tenere l’infinità nel palmo della mano
e l’eternità in un’ora.

William Blake Auguries of innocence

Staglieno

Cimitero Monumentale di Staglieno

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Silvia, rimembri ancora
quel tempo della tua vita mortale,
quando beltà splendea
negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi,
e tu, lieta e pensosa, il limitare
di gioventù salivi?

Eccetera, eccetera, eccetera…

Ecco.
Con la speranza che il moderno emulo di Giacomo Leopardi abbia un destino più felice del celebre poeta recanatese, non soltanto in amore, naturalmente.

Biglietto

Trovato così, sulle foglie cadute, in Corso Firenze

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Metti una piovosa mattina d’ottobre immersa in un cupo grigiore, metti che ti trovi a Palazzo Ducale dove ha sede l’Associazione Culturale Artelier.
Qui ha il suo studio Fabia Delise, triestina di nascita e genovese d’adozione, quilter e raffinata artista, profonda conoscitrice delle tecniche del patchwork.
Una passione che diviene respiro quotidiano, davanti a questa finestra che è già poesia per me.

Patchwork (2)

Com’è lo studio di una vera artista?
Ci sono gli attrezzi del mestiere, le opere appese al muro, i manifesti delle mostre alle quali Fabia ha partecipato.

Patchwork (3)

Metti di trovarti lì e tu del patchwork non ne sai proprio nulla, riesci però a cogliere armonia in ogni dettaglio.
Lo scorcio di una cornice, i cartellini con il nome di lei, tutto è curato con amorevole presenza.

Patchwork (5)

Poi ci sono i contenitori e le stoffe che si usano per il patchwork, quante saranno?
Tante, colorate e bellissime.

Patchwork (6)

Tutte le sfumature del batik e la potenza della fantasia.

Patchwork (7)

Fili, fili, fili che scivolano tra le dita sapienti di Fabia.

Patchwork (8)

Manualità, precisione ed estro rendono unici i suoi lavori, da quanto ho visto credo che lei ami sperimentare.
L’ho immaginata davanti alle sue stoffe, in un gioco di accostamenti e di contrasti.

Patchwork (9a)

Lei con pazienza mi ha spiegato le tecniche del patchwork, non sapevo che è composto di tre differenti strati.

Patchwork (10)

Fabia Delise espone i suoi lavori anche al di fuori dell’Italia, la Francia è uno dei paesi nei quali il patchwork è molto apprezzato.
E poi tiene dei corsi nei quali svela i segreti di quest’arte alle sue allieve, si possono fare cose meravigliose con una macchina da cucire, si può scrivere a questa maniera ad esempio.

Patchwork (11)

Metti di trovarti nello studio di Fabia e d’un tratto lei apre sul tavolo una delle sue meraviglie, realizzata cucendo insieme decine di esagoni di ogni colore.
Bianco, grigio e tutte le declinazioni del rosso.

Patchwork (12)

E ogni opera ha il suo nome, naturalmente.

Patchwork (13)

Questi esagoni sono realizzati con l’ausilio di piccole sagome di cartone, immaginate quanto tempo occorre e quale dedizione sia necessaria per portare a compimento un quilt come questo.
E come per il punto croce,  prova a rovesciare il lavoro e ad osservare il retro: è perfetto.

Patchwork (14)

Questa magia di nero, grigio e antracite ha un nome fantastico e sognante, Supernova.

Patchwork (15)

E ancora rosa, lampone, rosso.
E righe, fiori e disegni, in armonia assoluta.

Patchwork (16)

E ancora, le sfumature della notte, piccole lune e stelle scintillanti, i tessuti usati per questo quilt appartengono alla Collezione Nocturne di Janet Clare, variazioni di blu e celeste in una notte lucente.

Patchwork (17)

Patchwork

Metti di trovarti nello studio di Fabia Delise,  la terra e il cielo sono vicini, nei colori di sabbia e ocra e negli azzurri freddi di certe giornate invernali.

Patchwork (19)

E poi guarda, lei realizza disegni sulla stoffa con una tecnica complessa che certo richiede molto esercizio.

Patchwork (20)

E poi, all’arte e al colore aggiungi parole scritte dai poeti.

Patchwork (21)

E poi, metti che lei ami tanto Walt Whitman e allora da quelle stoffe e da quei versi nasceranno delle cartoline speciali.

Patchwork (22)

E poi? Se invece diventassero dei piccoli quadri?

Patchwork (22a)

Doni della fantasia e della creatività, doti di che sa vedere e immaginare oltre la materia.
E allora metti che in un giorno d’ottobre ti trovi nello studio di una vera artista.
E il tuo sguardo trova un quilt, ti sembra di distinguere confusamente frasi e sensazioni.
Sembra.
C’è un filo rosso, circonda due sole parole.
E tutto il resto è un turbine, come le emozioni, come le cose che non sai dire, come i pensieri che si accavallano lasciando emergere solo ciò che è più importante.
Doti di che sa vedere e immaginare oltre la materia.

Patchwork (23)

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Se verrete in Val Trebbia in qualche modo incontrerete il poeta Giorgio Caproni e potrete ascoltare la sua voce.
Andate là, a Loco, il piccolo paesino nel quale egli visse, Caproni fu insegnante elementare in questa valle.

Loco

E’ minuta e graziosa Loco, ha rustici angoli suggestivi.

Loco (2)

Cercate questa casa posta lungo la Statale 45.

Loco (3)

C’è una lapide in memoria del poeta.

Loco (4)

E se andrete al piccolo cimitero davanti alle acque del Trebbia troverete la tomba di Caproni e quella della sua Rina.

Loco (5)

E sono tante le maniere per rivivere i luoghi attraverso le parole del poeta, a Fontanigorda c’è un percorso poetico a lui dedicato, ho già avuto modo di scriverne in questo post.

Sentiero Caproni

E a Fontanigorda, nella sala Polivalente Jacques e Sentin, la poesia di Caproni è viva e presente, potete leggerla sui muri e su un grande pannello sul quale sono trascritti i versi di Litania.
Cantore di Genova e della Val Trebbia, la gente di qui conserva affettuose memorie di Giorgio Caproni.

Giorgio Caproni

E quella sua poesia, Litania, racconta Genova meglio di qualunque altra.
Se vuoi conoscere gli abissi e le grandezze della Superba li troverai in quei versi, difficile sceglierne solo alcuni, quelle parole narrano il mare e i ciottoli, le salite e il cielo immenso, l’orizzonte dei tetti e l’anima della mia gente.

Litania

Litania (1)

Leggi Caproni e intanto guarda Genova, è la maniera migliore per comprenderla.
I versi di Litania un tempo erano dipinti anche sul muro del sottopasso di Corvetto.
Leggi Caproni e perditi nei caruggi, ritroverai la strada.

Litania (1a)

Litania (1b)

E poi senti il vento potente e seguilo mentre si infila in certe splendide angustie.

Litania (2)

Litania (2a)

Giorgio Caproni, tra Genova e la Val Trebbia.

Litania (5)

Litania (5a)

E senti l’aria del mare e il salino che pervade i tuoi sensi.

Litania (6)

Litania (6a)

Parole intrise di nostalgia e luce, di colore e di intensità.

Litania (7)

Non saprei scegliere un verso, una rima, una sola frase.
E’ tutta lì Genova, nella litania infinita di Caproni.

Litania (7a)

Ascolta, ascolta in silenzio la voce del poeta e la sua saggezza: una vita la si vive, e zitti.

Giorgio Caproni (2)

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E giunse così il mese Maggio 1908, al Carlo Felice era atteso un evento di una certa rilevanza: andava in scena La Nave, la rappresentazione portava la firma di Gabriele D’Annunzio e per l’occasione l’autore era presente nel teatro affollato da molti interessati spettatori.
Narrano le cronache che la serata fu un successo, al poeta venne anche donata una corona d’alloro.
Come è noto il nostro Gabriele suscita tuttora nei lettori sentimenti contrastanti: o lo si apprezza o lo si detesta, credo che non esista una zona d’ombra quando si tratta di  D’Annunzio.

Carlo Felice (5)

Dopo l’evento teatrale Genova volle onorare il poeta in maniera particolare, per lui venne organizzata un’odorosa “maggiolata”.
E così la mattina successiva ci si alzò di buon mattino, rose e boccioli adornavano la vettura sulla quale venne fatto accomodare il gradito ospite, l’evento è narrato con ricchezza di particolari dal sagace Dolcino il quale causticamente sottolinea che l’auto pareva quasi un furgone funebre.

Roseto (4)

E le rose abbelliscono anche le altre macchine che compongono il profumato corteo, si parte e il viaggio non sarà breve, la destinazione è davvero esclusiva.
Curva dopo curva si sale fino al prestigioso Hotel Portofino Kulm, sulla Ruta di Camogli.
Incanto e bellezza, natura pura e incontaminata.

Kulm

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

E davanti il mare azzurro di Liguria.

Mare

E c’è un fastoso pranzo ricco di ogni bontà, su di esso tuttavia aleggia un curioso mistero, pare che la stampa dell’epoca non sia stata prodiga di dettagli riguardo alle portate.
Si sa per certo che vennero serviti dei dolci fondants riposti dentro una piccola imbarcazione.

Kulm (3)

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

E lui, Gabriele D’Annunzio, come da copione parlò davanti al pubblico di scelti commensali, con il suo eloquio affascinò tutti presenti.
E certo, Dolcino narra anche che tutti vollero l’autografo del poeta sul menu, mi sono chiesta se qualche genovese conserva ancora gelosamente questo raro cimelio: un menu del Portofino Kulm con la firma di Gabriele D’Annunzio.
L’ineffabile Dolcino narra che D’Annunzio se ne partì da questa parte di Liguria ammaliato dalla sua rara bellezza e lasciò traccia del suo passaggio, fu lui a donare un nome italiano a questo luogo semplicemente traducendolo, così Portofino Kulm divenne Portofino Vetta.
Un posto incantevole che lo aveva sedotto con le sue malie, in un giorno di maggio del 1908.

Kulm (2)

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

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C’è una casa, a Genova, che fu scenario di giornate tristi.
E’ situata in un quartiere elegante a poca distanza da Corso Italia, qui giunse nel settembre del 1822 la scrittrice Mary Wollstonecraft Godwin, da poco vedova del celebre poeta Percy Bisshe Shelley.
Mary ha il cuore gravato dal peso di un dolore indicibile, l’abisso le ha portato via il suo compagno e con la spuma del mare si è dissolta anche la sua gioia di vivere.
Accadde in questo giorno, era l’8 Luglio del 1822 quando il mare ghermì il giovane poeta e il suo genio, alla tragica e prematura fine di Shelley ho già dedicato questo post che narra il tempo di lui e Mary a Casa Magni, a San Terenzo.

San Terenzo (2)

Il destino sa essere amaro e imprevedibile: Mary ha 25 anni ed è sola, Mary ha un figlio, un bambino di nome Percy Florence, Mary sa bene che ha il dovere di vivere per lui.
L’estate calda è per lei cupa e angosciante, è agosto quando in una sua lettera scrive queste parole:

All that might have been bright in my life is now despoiled.
Tutto ciò che poteva essere luminoso nella mia vita è ora distrutto.

Condivide questo momento difficile con Jane Williams, anch’essa ha perduto il marito Edward nel naufragio che ha spezzato il respiro di Shelley.
E’ tempo di lasciare i luoghi del dolore, Jane partirà alla volta di Londra e Mary invece si fermerà a Genova, in primo luogo soggiornerà all’Hotel Croce di Malta, a Caricamento, di questo albergo vi ho già parlato diverse volte in quanto ospitò molti celebri viaggiatori.

Hotel Croce di Malta

Mary cerca una casa, resterà in questa dimora per diversi mesi e con lei abiteranno gli amici Hunt con la loro numerosa prole, non sarà una convivenza facile.
Avrà il conforto di un caro amico, Lord Byron, sarà proprio Mary a trovare per lui la casa nella quale Byron abiterà, si tratta di Villa Saluzzo Mongiardino, un magnifico edificio in Via Albaro.

Villa Saluzzo (2)

Byron le commissiona la trascrizione di alcuni suoi testi, le presta libri e penne, la corrispondenza di Mary parte dalla casa di lui.
Su Villa Saluzzo c’è una targa che ricorda il soggiorno del poeta inglese, naturalmente questo tema merita il dovuto approfondimento e mi riprometto di scriverne presto.

Villa Saluzzo

A breve distanza, in Via Zara 24 b, si trova Villa Negrotto, la dimora che ospitò Mary Shelley.

Villa Negrotto (3)

E’ una zona tranquilla e affascinante, ricca di ville e giardini, nell’Ottocento doveva essere ancor più bucolica e quieta.
E malgrado tutta questa dolcezza i giorni genovesi di Mary Shelley furono amari, non c’era bellezza che potesse consolarla.

Fiori

Del resto, per quale ragione era giunta lì?
Percy era morto travolto dalle onde e Genova per Mary era una condanna.
Lo si evince dalle lettere che lei scrive da questa casa in Albaro, detestabile questa città che per lei è sinonimo di tristezza e solitudine, nelle sue missive ricorre spesso il termine malinconia.
Qui, scrive Mary, nulla mi parla di lui, soltanto il mare infido, il mare che lo ha ucciso.

Mare

E’ una donna ferita e carica di dolore e non trova conforto neppure nella comunità di inglesi residenti a Genova che le sono apertamente ostili.
Genova è solitarie passeggiate, rimpianto e isolamento.
Sola, le poche persone che frequenta non sembrano comprendere il vuoto che la pervade.
Sola, sola con gli scritti di Percy, tra quelle righe c’è tutto l’afflato della vita.

Villa Negrotto (4)

Sola, in un inverno amaro sferzato dal vento.
La sua giornata inizia alle nove del mattino, Mary scrive e studia, copia gli scritti di Shelley e si dedica al greco, ma la sua disperazione pare non abbandonarla mai.
Eppure, malgrado ciò, quando ormai sarà lontana da Genova in una sua lettera ne scriverà con nostalgia, ricorderà gli alberi fuori dalla sua finestra e il cielo splendente, il grande mare e le alture sinuose.

Villa Negrotto

E ci sarà Genova in uno dei suoi racconti dal titolo Transformation.
Sulla casa che la ospitò è stato apposto un marmo, in memoria di quel tempo che lei trascorse in questa città.

Villa Negrotto (2)

Lasciò Genova per tornare a Londra, nella capitale inglese l’attendeva il successo della rappresentazione teatrale del suo Frankenstein.

Villa Negrotto (5)
L’Italia con le sue dolcezze non seppe lenire il dolore della sua perdita, un amore trascinato via dalle onde, nel mare di Liguria, l’8 Luglio 1822.

San Terenzo (7)

Casa Magni – San Terenzo

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Un pomeriggio di sole a Dinegro è l’occasione per una passeggiata nei giardini di Villa Rosazza che di recente hanno riaperto i battenti e sono stati restituiti alla città.
L’area verde circonda una dimora suggestiva appartenuta alla famiglia Di Negro, questa villa fu rinnovata alla fine del ‘700, nel secolo successivo qui vennero ospiti illustri come ad esempio  Balzac e Papa Pio VII.

Villa Rosazza (2)

La facciata armoniosa ha colori tenui e polverosi.

Villa Rosazza (3)

E c’è una fontana dalla quale un tempo sgorgava acqua cristallina.

Villa Rosazza (4)

L’ingresso non è qui, bisogna passare da Via Venezia oppure da Via Asilo Garbarino.
Si cammina tra gli alberi, nel verde generoso, si giunge poi alle spalle della villa, quello in primo piano nell’immagine sottostante è il suo tetto.
E davanti agli occhi c’è una vista mozzafiato, credo davvero che tutto ciò di più bello che abbiamo ci sia stato lasciato dai nostri predecessori.

Villa Rosazza (5)

Le fioriture sbocciano accanto dell’edificio che ai nostri tempi è sede di una fondazione.
Nel passato i giardini scendevano a terrazze verso il mare, poi venne costruita la ferrovia e tutto mutò.

Villa Rosazza (6)

I tetti e il mare sullo sfondo.

Villa Rosazza (7)

E una zona dove i bambini troveranno modo di divertirsi, io ci ho trovato un’anziana signora che mi ha raccontato che quelle parti protette dai cancelli furono in qualche modo utilizzate dai tedeschi durante la II Guerra Mondiale.

Villa Rosazza (8)

Salgo lungo il viale, penso che per gli abitanti della zona questo sia un luogo prezioso.

Villa Rosazza (9)
E non solo per loro, la Villa dalle vedute incantevoli è testimone di un fasto passato e di un’epoca lontana.
E più sali più lo sguardo si perde all’orizzonte.

Villa Rosazza (10)

Fiorisce la primavera a Villa Rosazza.

Villa Rosazza (11)

Nel parco di questa dimora un tempo c’erano statue, fontane e giochi d’acqua, particolarmente apprezzati erano certi alberi rari.

Villa Rosazza

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Cade ancora l’acqua, scende giù goccia a goccia.

Villa Rosazza (12)

Un luogo dalla dimensione romantica e antica, chissà quante volte è stato scenario di dolci corteggiamenti.

Villa Rosazza (13)

Quante parole sussurrate piano qui nella grotta, sotto lo scroscio dell’acqua.

Villa Rosazza (14)

La Villa ammaliò e affascinò un celebre scrittore, di recente ho già avuto modo di scriverne, allora non sapevo che il parco avrebbe riaperto.
A Villa Rosazza, detta Lo Scoglietto, venne Oscar Wilde, questo luogo è immortalato nella sua poesia Sonnet written in Holy Week at Genoa, riporto nuovamente l’incipit di questo sonetto:

I wandered in Scoglietto green retreat,
The oranges on each o’erhanging spray
Burned as bright lamps of gold to shame the day.

Andavo errando nel verde rifugio dello Scoglietto,
Su ogni ramo le arance
ardevano come lampade lucenti di oro a vergogna del giorno.

Villa Rosazza (15)

La Lanterna è vicina, sotto di lei scorre come un nastro di raso nero la Sopraelevata.

Villa Rosazza (16)

Sali, sali ancora.
Vedrai il Porto Antico, le barche lungo i moli, le case di Genova e le sue chiese.

Villa Rosazza (17A)

In una dolcezza antica che dovremmo tutti riscoprire.

Villa Rosazza (18)

Nell’ombra che conforta e ripara.

Villa Rosazza (19)

Tra cielo e alberi.

Villa Rosazza (20)

Verrai qui e certamente troverai un angolino perfetto per te.

Villa Rosazza (22)

C’è una fontanella, ai lati il posto per sedersi, mi è parso quasi di vedere due dame che si facevano fresco con i loro chiari ventagli.

Villa Rosazza (23)

La dolcezza di un panorama, Genova dall’alto è sempre una magia.

Villa Rosazza (24)

Un’oasi di pace e di armonia, un luogo dal grande fascino.

Villa Rosazza (25)

Sulla facciata, dal lato di Dinegro, noterete delle figure.

Villa Rosazza (27)

Osservatele di spalle, sono custodi di una leggiadria silenziosa, vegliano il mare e le navi.

Villa Rosazza (28)

Guardate l’orizzonte e l’azzurro che brilla sotto la luce, io ho ripensato ai versi scritti da Oscar Wilde:

And the curved waves that streaked the sapphire bay
Laughed i’ the sun, and life seemed very sweet

E le onde curve che striavano la baia di zaffiro
ridevano nel sole e la vita sembrava molto dolce.

Villa Rosazza (29)

Sotto il cielo di Genova, ancora rifulge di bellezza l’antica Villa Rosazza.

Villa Rosazza (30)

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Ti ho attesa, in quella piazza in bianco e nero, seduto su uno dei gradini che portano alla chiesa.
Ho sperato di vederti arrivare di corsa, spettinata e sorridente, in ritardo, come al solito.
Ti ho attesa, al di là di ogni ragionevole speranza.
C’era un gatto accoccolato su uno scalino, c’era un mio pensiero che vagava in cerca di te, c’era una foglia caduta, un refolo di vento l’ha fatta scivolare giù, giù per i gradini.
C’era tutta la mia ostinazione, in quell’attesa.
C’erano le ore  passate, le notti di stelle, le nostre fughe sotto il temporale, c’era il giorno della tua laurea, c’era il cigolio della tua bicicletta.
Ed io, seduto su uno dei gradini che portano alla chiesa.
In attesa di te, con un libro tra le mani.
E quella poesia, me l’hai fatta conoscere tu.
Tu.

And now as broken glasses show
A hundred lesser faces, so
My ragges of heart can like, wish and adore,
But after one such love, can love no more.

E ora come specchi frantumati mostrano
cento volti più piccoli, così
i miei frammenti di cuore possono voler bene, desiderare e adorare,
ma dopo un tale amore, non possono più amare.

The Broken Heart, John Donne

Piazza San Matteo

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