Giorgio Caproni tra Genova e la Val Trebbia

Se verrete in Val Trebbia in qualche modo incontrerete il poeta Giorgio Caproni e potrete ascoltare la sua voce.
Andate là, a Loco, il piccolo paesino nel quale egli visse, Caproni fu insegnante elementare in questa valle.

Loco

E’ minuta e graziosa Loco, ha rustici angoli suggestivi.

Loco (2)

Cercate questa casa posta lungo la Statale 45.

Loco (3)

C’è una lapide in memoria del poeta.

Loco (4)

E se andrete al piccolo cimitero davanti alle acque del Trebbia troverete la tomba di Caproni e quella della sua Rina.

Loco (5)

E sono tante le maniere per rivivere i luoghi attraverso le parole del poeta, a Fontanigorda c’è un percorso poetico a lui dedicato, ho già avuto modo di scriverne in questo post.

Sentiero Caproni

E a Fontanigorda, nella sala Polivalente Jacques e Sentin, la poesia di Caproni è viva e presente, potete leggerla sui muri e su un grande pannello sul quale sono trascritti i versi di Litania.
Cantore di Genova e della Val Trebbia, la gente di qui conserva affettuose memorie di Giorgio Caproni.

Giorgio Caproni

E quella sua poesia, Litania, racconta Genova meglio di qualunque altra.
Se vuoi conoscere gli abissi e le grandezze della Superba li troverai in quei versi, difficile sceglierne solo alcuni, quelle parole narrano il mare e i ciottoli, le salite e il cielo immenso, l’orizzonte dei tetti e l’anima della mia gente.

Litania

Litania (1)

Leggi Caproni e intanto guarda Genova, è la maniera migliore per comprenderla.
I versi di Litania un tempo erano dipinti anche sul muro del sottopasso di Corvetto.
Leggi Caproni e perditi nei caruggi, ritroverai la strada.

Litania (1a)

Litania (1b)

E poi senti il vento potente e seguilo mentre si infila in certe splendide angustie.

Litania (2)

Litania (2a)

Giorgio Caproni, tra Genova e la Val Trebbia.

Litania (5)

Litania (5a)

E senti l’aria del mare e il salino che pervade i tuoi sensi.

Litania (6)

Litania (6a)

Parole intrise di nostalgia e luce, di colore e di intensità.

Litania (7)

Non saprei scegliere un verso, una rima, una sola frase.
E’ tutta lì Genova, nella litania infinita di Caproni.

Litania (7a)

Ascolta, ascolta in silenzio la voce del poeta e la sua saggezza: una vita la si vive, e zitti.

Giorgio Caproni (2)

1908, Gabriele D’Annunzio al Portofino Kulm

E giunse così il mese Maggio 1908, al Carlo Felice era atteso un evento di una certa rilevanza: andava in scena La Nave, la rappresentazione portava la firma di Gabriele D’Annunzio e per l’occasione l’autore era presente nel teatro affollato da molti interessati spettatori.
Narrano le cronache che la serata fu un successo, al poeta venne anche donata una corona d’alloro.
Come è noto il nostro Gabriele suscita tuttora nei lettori sentimenti contrastanti: o lo si apprezza o lo si detesta, credo che non esista una zona d’ombra quando si tratta di  D’Annunzio.

Carlo Felice (5)

Dopo l’evento teatrale Genova volle onorare il poeta in maniera particolare, per lui venne organizzata un’odorosa “maggiolata”.
E così la mattina successiva ci si alzò di buon mattino, rose e boccioli adornavano la vettura sulla quale venne fatto accomodare il gradito ospite, l’evento è narrato con ricchezza di particolari dal sagace Dolcino il quale causticamente sottolinea che l’auto pareva quasi un furgone funebre.

Roseto (4)

E le rose abbelliscono anche le altre macchine che compongono il profumato corteo, si parte e il viaggio non sarà breve, la destinazione è davvero esclusiva.
Curva dopo curva si sale fino al prestigioso Hotel Portofino Kulm, sulla Ruta di Camogli.
Incanto e bellezza, natura pura e incontaminata.

Kulm

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

E davanti il mare azzurro di Liguria.

Mare

E c’è un fastoso pranzo ricco di ogni bontà, su di esso tuttavia aleggia un curioso mistero, pare che la stampa dell’epoca non sia stata prodiga di dettagli riguardo alle portate.
Si sa per certo che vennero serviti dei dolci fondants riposti dentro una piccola imbarcazione.

Kulm (3)

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

E lui, Gabriele D’Annunzio, come da copione parlò davanti al pubblico di scelti commensali, con il suo eloquio affascinò tutti presenti.
E certo, Dolcino narra anche che tutti vollero l’autografo del poeta sul menu, mi sono chiesta se qualche genovese conserva ancora gelosamente questo raro cimelio: un menu del Portofino Kulm con la firma di Gabriele D’Annunzio.
L’ineffabile Dolcino narra che D’Annunzio se ne partì da questa parte di Liguria ammaliato dalla sua rara bellezza e lasciò traccia del suo passaggio, fu lui a donare un nome italiano a questo luogo semplicemente traducendolo, così Portofino Kulm divenne Portofino Vetta.
Un posto incantevole che lo aveva sedotto con le sue malie, in un giorno di maggio del 1908.

Kulm (2)

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Villa Negrotto e i sospiri di Mary Shelley

C’è una casa, a Genova, che fu scenario di giornate tristi.
E’ situata in un quartiere elegante a poca distanza da Corso Italia, qui giunse nel settembre del 1822 la scrittrice Mary Wollstonecraft Godwin, da poco vedova del celebre poeta Percy Bisshe Shelley.
Mary ha il cuore gravato dal peso di un dolore indicibile, l’abisso le ha portato via il suo compagno e con la spuma del mare si è dissolta anche la sua gioia di vivere.
Accadde in questo giorno, era l’8 Luglio del 1822 quando il mare ghermì il giovane poeta e il suo genio, alla tragica e prematura fine di Shelley ho già dedicato questo post che narra il tempo di lui e Mary a Casa Magni, a San Terenzo.

San Terenzo (2)

Il destino sa essere amaro e imprevedibile: Mary ha 25 anni ed è sola, Mary ha un figlio, un bambino di nome Percy Florence, Mary sa bene che ha il dovere di vivere per lui.
L’estate calda è per lei cupa e angosciante, è agosto quando in una sua lettera scrive queste parole:

All that might have been bright in my life is now despoiled.
Tutto ciò che poteva essere luminoso nella mia vita è ora distrutto.

Condivide questo momento difficile con Jane Williams, anch’essa ha perduto il marito Edward nel naufragio che ha spezzato il respiro di Shelley.
E’ tempo di lasciare i luoghi del dolore, Jane partirà alla volta di Londra e Mary invece si fermerà a Genova, in primo luogo soggiornerà all’Hotel Croce di Malta, a Caricamento, di questo albergo vi ho già parlato diverse volte in quanto ospitò molti celebri viaggiatori.

Hotel Croce di Malta

Mary cerca una casa, resterà in questa dimora per diversi mesi e con lei abiteranno gli amici Hunt con la loro numerosa prole, non sarà una convivenza facile.
Avrà il conforto di un caro amico, Lord Byron, sarà proprio Mary a trovare per lui la casa nella quale Byron abiterà, si tratta di Villa Saluzzo Mongiardino, un magnifico edificio in Via Albaro.

Villa Saluzzo (2)

Byron le commissiona la trascrizione di alcuni suoi testi, le presta libri e penne, la corrispondenza di Mary parte dalla casa di lui.
Su Villa Saluzzo c’è una targa che ricorda il soggiorno del poeta inglese, naturalmente questo tema merita il dovuto approfondimento e mi riprometto di scriverne presto.

Villa Saluzzo

A breve distanza, in Via Zara 24 b, si trova Villa Negrotto, la dimora che ospitò Mary Shelley.

Villa Negrotto (3)

E’ una zona tranquilla e affascinante, ricca di ville e giardini, nell’Ottocento doveva essere ancor più bucolica e quieta.
E malgrado tutta questa dolcezza i giorni genovesi di Mary Shelley furono amari, non c’era bellezza che potesse consolarla.

Fiori

Del resto, per quale ragione era giunta lì?
Percy era morto travolto dalle onde e Genova per Mary era una condanna.
Lo si evince dalle lettere che lei scrive da questa casa in Albaro, detestabile questa città che per lei è sinonimo di tristezza e solitudine, nelle sue missive ricorre spesso il termine malinconia.
Qui, scrive Mary, nulla mi parla di lui, soltanto il mare infido, il mare che lo ha ucciso.

Mare

E’ una donna ferita e carica di dolore e non trova conforto neppure nella comunità di inglesi residenti a Genova che le sono apertamente ostili.
Genova è solitarie passeggiate, rimpianto e isolamento.
Sola, le poche persone che frequenta non sembrano comprendere il vuoto che la pervade.
Sola, sola con gli scritti di Percy, tra quelle righe c’è tutto l’afflato della vita.

Villa Negrotto (4)

Sola, in un inverno amaro sferzato dal vento.
La sua giornata inizia alle nove del mattino, Mary scrive e studia, copia gli scritti di Shelley e si dedica al greco, ma la sua disperazione pare non abbandonarla mai.
Eppure, malgrado ciò, quando ormai sarà lontana da Genova in una sua lettera ne scriverà con nostalgia, ricorderà gli alberi fuori dalla sua finestra e il cielo splendente, il grande mare e le alture sinuose.

Villa Negrotto

E ci sarà Genova in uno dei suoi racconti dal titolo Transformation.
Sulla casa che la ospitò è stato apposto un marmo, in memoria di quel tempo che lei trascorse in questa città.

Villa Negrotto (2)

Lasciò Genova per tornare a Londra, nella capitale inglese l’attendeva il successo della rappresentazione teatrale del suo Frankenstein.

Villa Negrotto (5)
L’Italia con le sue dolcezze non seppe lenire il dolore della sua perdita, un amore trascinato via dalle onde, nel mare di Liguria, l’8 Luglio 1822.

San Terenzo (7)

Casa Magni – San Terenzo

I giardini di Villa Rosazza

Un pomeriggio di sole a Dinegro è l’occasione per una passeggiata nei giardini di Villa Rosazza che di recente hanno riaperto i battenti e sono stati restituiti alla città.
L’area verde circonda una dimora suggestiva appartenuta alla famiglia Di Negro, questa villa fu rinnovata alla fine del ‘700, nel secolo successivo qui vennero ospiti illustri come ad esempio  Balzac e Papa Pio VII.

Villa Rosazza (2)

La facciata armoniosa ha colori tenui e polverosi.

Villa Rosazza (3)

E c’è una fontana dalla quale un tempo sgorgava acqua cristallina.

Villa Rosazza (4)

L’ingresso non è qui, bisogna passare da Via Venezia oppure da Via Asilo Garbarino.
Si cammina tra gli alberi, nel verde generoso, si giunge poi alle spalle della villa, quello in primo piano nell’immagine sottostante è il suo tetto.
E davanti agli occhi c’è una vista mozzafiato, credo davvero che tutto ciò di più bello che abbiamo ci sia stato lasciato dai nostri predecessori.

Villa Rosazza (5)

Le fioriture sbocciano accanto dell’edificio che ai nostri tempi è sede di una fondazione.
Nel passato i giardini scendevano a terrazze verso il mare, poi venne costruita la ferrovia e tutto mutò.

Villa Rosazza (6)

I tetti e il mare sullo sfondo.

Villa Rosazza (7)

E una zona dove i bambini troveranno modo di divertirsi, io ci ho trovato un’anziana signora che mi ha raccontato che quelle parti protette dai cancelli furono in qualche modo utilizzate dai tedeschi durante la II Guerra Mondiale.

Villa Rosazza (8)

Salgo lungo il viale, penso che per gli abitanti della zona questo sia un luogo prezioso.

Villa Rosazza (9)
E non solo per loro, la Villa dalle vedute incantevoli è testimone di un fasto passato e di un’epoca lontana.
E più sali più lo sguardo si perde all’orizzonte.

Villa Rosazza (10)

Fiorisce la primavera a Villa Rosazza.

Villa Rosazza (11)

Nel parco di questa dimora un tempo c’erano statue, fontane e giochi d’acqua, particolarmente apprezzati erano certi alberi rari.

Villa Rosazza

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Cade ancora l’acqua, scende giù goccia a goccia.

Villa Rosazza (12)

Un luogo dalla dimensione romantica e antica, chissà quante volte è stato scenario di dolci corteggiamenti.

Villa Rosazza (13)

Quante parole sussurrate piano qui nella grotta, sotto lo scroscio dell’acqua.

Villa Rosazza (14)

La Villa ammaliò e affascinò un celebre scrittore, di recente ho già avuto modo di scriverne, allora non sapevo che il parco avrebbe riaperto.
A Villa Rosazza, detta Lo Scoglietto, venne Oscar Wilde, questo luogo è immortalato nella sua poesia Sonnet written in Holy Week at Genoa, riporto nuovamente l’incipit di questo sonetto:

I wandered in Scoglietto green retreat,
The oranges on each o’erhanging spray
Burned as bright lamps of gold to shame the day.

Andavo errando nel verde rifugio dello Scoglietto,
Su ogni ramo le arance
ardevano come lampade lucenti di oro a vergogna del giorno.

Villa Rosazza (15)

La Lanterna è vicina, sotto di lei scorre come un nastro di raso nero la Sopraelevata.

Villa Rosazza (16)

Sali, sali ancora.
Vedrai il Porto Antico, le barche lungo i moli, le case di Genova e le sue chiese.

Villa Rosazza (17A)

In una dolcezza antica che dovremmo tutti riscoprire.

Villa Rosazza (18)

Nell’ombra che conforta e ripara.

Villa Rosazza (19)

Tra cielo e alberi.

Villa Rosazza (20)

Verrai qui e certamente troverai un angolino perfetto per te.

Villa Rosazza (22)

C’è una fontanella, ai lati il posto per sedersi, mi è parso quasi di vedere due dame che si facevano fresco con i loro chiari ventagli.

Villa Rosazza (23)

La dolcezza di un panorama, Genova dall’alto è sempre una magia.

Villa Rosazza (24)

Un’oasi di pace e di armonia, un luogo dal grande fascino.

Villa Rosazza (25)

Sulla facciata, dal lato di Dinegro, noterete delle figure.

Villa Rosazza (27)

Osservatele di spalle, sono custodi di una leggiadria silenziosa, vegliano il mare e le navi.

Villa Rosazza (28)

Guardate l’orizzonte e l’azzurro che brilla sotto la luce, io ho ripensato ai versi scritti da Oscar Wilde:

And the curved waves that streaked the sapphire bay
Laughed i’ the sun, and life seemed very sweet

E le onde curve che striavano la baia di zaffiro
ridevano nel sole e la vita sembrava molto dolce.

Villa Rosazza (29)

Sotto il cielo di Genova, ancora rifulge di bellezza l’antica Villa Rosazza.

Villa Rosazza (30)

Attese in bianco e nero

Ti ho attesa, in quella piazza in bianco e nero, seduto su uno dei gradini che portano alla chiesa.
Ho sperato di vederti arrivare di corsa, spettinata e sorridente, in ritardo, come al solito.
Ti ho attesa, al di là di ogni ragionevole speranza.
C’era un gatto accoccolato su uno scalino, c’era un mio pensiero che vagava in cerca di te, c’era una foglia caduta, un refolo di vento l’ha fatta scivolare giù, giù per i gradini.
C’era tutta la mia ostinazione, in quell’attesa.
C’erano le ore  passate, le notti di stelle, le nostre fughe sotto il temporale, c’era il giorno della tua laurea, c’era il cigolio della tua bicicletta.
Ed io, seduto su uno dei gradini che portano alla chiesa.
In attesa di te, con un libro tra le mani.
E quella poesia, me l’hai fatta conoscere tu.
Tu.

And now as broken glasses show
A hundred lesser faces, so
My ragges of heart can like, wish and adore,
But after one such love, can love no more.

E ora come specchi frantumati mostrano
cento volti più piccoli, così
i miei frammenti di cuore possono voler bene, desiderare e adorare,
ma dopo un tale amore, non possono più amare.

The Broken Heart, John Donne

Piazza San Matteo

Oscar Wilde a Genova durante la Settimana Santa

Londra, è un giorno di primavera del 1877 e alla stazione di Charing Cross giunge un gruppetto di viaggiatori.
C’è un docente di storia antica, il professor Mahaffy, con lui sono in partenza alcuni suoi studenti, nella compagnia c’è anche un giovane irlandese di nome Oscar Wilde.

Oscar Wilde (2)

Dublino, monumento a Oscar Wilde

 La loro destinazione è la Grecia e sarà un lungo viaggio, per arrivare laggiù si imbarcheranno al porto di Brindisi ma prima è anche prevista una sosta a Genova.
Ed è uno dei suoi compagni a narrare piccole perle sulle giornate genovesi di Wilde, in una lettera ai genitori egli descrisse Oscar e le sue passioni: Wilde amava i colori sfumati e i disegni di Morris, Wilde aveva un gusto particolare per la bellezza e l’estetismo.
Wilde cammina per le strade di Genova e indossa la sua elegante giacca giallo scuro, così scrive il suo biografo Richard Ellmann, suo il testo dal quale sono tratte queste notizie.
Genova, durante la Settimana Santa.
E ancora Ellmann fa alcune considerazione riguardo ai colori di questa città, in questa stagione sono vivaci, prepotenti e privi di sfumature, non certo smorzati come piacevano a Wilde.

La Lanterna

Oscar osserva, si lascia avvolgere dalla luce e dai profumi, ciò che vede resta nei suoi sensi.
E resta colpito dalle chiese adorne di fiori e dalle immagini di Gesù sulle quale vegliano vigili i soldati.
E visita una Villa situata a Dinegro, Oscar da laggiù vede il mare e la costa in maniera diversa da come oggi appaiono ai nostri occhi, il tempo ha mutato molte prospettive.
Questo luogo ospitale e idilliaco è Villa Rosazza, detta Lo Scoglietto per la posizione privilegiata dell’altura sulla quale è costruita.

Villa Rosazza

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

E tutto rimane, nei sensi e nella mente.
E tutto diviene poesia, nelle parole di Oscar Wilde.
Scrive un componimento, in questa circostanza, Sonnet written in Holy Week at Genoa, e questi sono i versi iniziali:

I wandered in Scoglietto green retreat,
The oranges on each o’erhanging spray
Burned as bright lamps of gold to shame the day.

Andavo errando nel verde rifugio dello Scoglietto,
Su ogni ramo  le  arance
Ardevano come lampade lucenti di oro a vergogna del giorno.

Agrumi

E poi uccelli in volo, fiori che sbocciano, narcisi che si aprono al sole.
E ancora:

And the curved waves that streaked the sapphire bay
Laughed i’ the sun, and life seemed very sweet.

E le onde curve che striavano la baia di zaffiro
ridevano nel sole, e la vita sembrava molto dolce.

Corso Italia

I versi di un giovane poeta sospeso tra misticismo e paganesimo.
In quei giorni Wilde camminerà in Strada Nuova e visiterà Palazzo Rosso, sarà un quadro a colpire la sua immaginazione, è il San Sebastiano di Guido Reni, ne trovate qui un’immagine.

Via Garibaldi

Genova è una tappa prima del viaggio in Grecia.
E poi Oscar continuerà la sua esistenza, conoscerà la gloria e la grandezza, incontrerà l’umiliazione e il carcere.
E dopo tanti trionfi e numerose traversie, tornerà ancora a Genova.
Qui morì colei che Oscar aveva sposato e che lo aveva reso padre, Constance Lloyd, Oscar venne a Genova per far visita alla tomba di lei.
Ho già scritto di quel loro amore, il Signora e la Signora Wilde erano una coppia davvero eccentrica e particolare, qui trovate il mio racconto e qui  un mio articolo dedicato alle memorie di Vyvyan Holland, uno dei loro figli.
Constance Lloyd dorme il suo sonno eterno nel Cimitero degli Inglesi a Staglieno.
Oscar percorse quel viale e quando giunse davanti alla tomba di lei vide la lapide incisa in questa maniera: Constance Mary, figlia di Horace Lloyd, Q.C.
Era come se lui, Oscar, non fosse mai esistito, come se il velo dell’oblio si fosse posato sulla loro tormentata vicenda.
In seguito alla lapide vennero aggiunte le parole che ancora oggi si possono leggere, Wife of Oscar Wilde.
Lontano dalle dolcezze della giovinezza e dai fasti del suo celebrato successo, Oscar Wilde vide ancora Genova negli tempo delle sue amarezze.
La prima volta l’aveva veduta da giovane, durante la Settimana Santa del 1877.

Constance Holland

Cimitero Monumentale di Staglieno, Tomba di Constance Lloyd

L’irrequieto

L’irrequieto ha sempre una valigia pronta e nessuna meta, la sua meta è il mondo intero.
Ed ogni sua partenza è un nuovo sogno, un progetto, un frammento di vita da costruire.
E trova una strada, una piazza, un ponte da attraversare, il profilo di una città ignota.
L’irrequieto chiude gli occhi sotto la luce della luna, il suo sonno è leggero, lui attende l’alba e il nuovo giorno.
E ancora non sa quale sia il suo approdo, il suo sbarco, il suo arrivo.
Cerca uno specchio di mare dove gettare le reti.

Reti

L’irrequieto ha poca dimestichezza con la noia, è incapace di indugiare in simili attitudini, ha solo desiderio di vivere.
E il suo è un viaggio, un viaggio infinito e non saprebbe dirvi il momento esatto in cui è iniziato, l’irrequieto è solo assetato di aria, di luce, di vita.

A wanderer is man from his birth.
He was born in a ship
On the breast of the river of Time;
Brimming with wonder and joy.
He spreads out his arms to the light.

Un viandante è uomo dalla sua nascita.
E’ nato su una nave
sul petto del fiume del Tempo;
colmo di meraviglia e gioia
Apre le braccia alla luce.

(Matthew Arnold)

No, lui non sa quale sia il suo approdo, il suo sbarco, il suo arrivo.
E se un giorno si fermerà, forse sarà per breve tempo.
E poi verrà un nuovo sogno, un diverso progetto, un altro frammento di vita da costruire.
Intanto resta, con la bonaccia e il mare piatto.
Ad una riva, l’ennesima.
Ad un porto, forse il suo.
In attesa che si alzi il vento.

Barche

Io e te

A volte succede, le cose belle le trovi per caso senza cercarle e magari non sei neppure preparata.
Gironzolando nel chiaroscuro dei caruggi non te l’aspetti l’amore all’improvviso.
E quel rosso così brioso, fiammeggiante e vivido.
E tre parole, da sole già compongono una melodica poesia.
Io e te.
Ed è complicità silente, comunione di pensieri, dolce intimità.
Io e te.
E no, non te l’aspetti, l’amore così sfacciato, ottimista, fiducioso, paziente e sfrontato.
Io e te.
L’amore, così, all’improvviso, nel cuore antico di Genova.

Poesia

Di chi è la poesia?

Ma poi, di chi è la poesia?
La poesia vibra in certi animi tormentati, le sensazioni a volte implodono e rifioriscono in sinfonie di parole.
La poesia è dei sognatori, degli idealisti, degli inquieti.
La poesia è anche figlia della gioia e della serenità, della calma e della riflessione.
La poesia è di quelli che tengono a portata di mano una foglio bianco e una matita.
E di coloro che hanno sempre un viaggio immaginario in mente, un percorso da seguire, un orizzonte da raggiungere.
La poesia è di certi spiriti semplici e degli animi che invece si ripiegano in certe complessità.
La poesia è la rosa dei venti, i quattro punti cardinali, le stagioni.
La poesia è bonaccia e tempesta.
La poesia è notte cupa e alba lucente.
E’ di chi naviga a vista tra le emozioni della vita, è di chi affronta le salite con l’entusiasmo di vedere cosa ci sia in cima.
La poesia è di quelli che mettono i semi nella terra e nel vaso vedono già i fiori, ancor prima che crescano.
E di coloro che pongono le domande ma poi non è mica detto che si aspettino le risposte.
La poesia è di coloro che sanno comprendere che in ogni luogo può esistere la poesia.

Via della Maddalena

Via della Maddalena

8 Luglio 1822, San Terenzo e l’ultimo giorno di Percy Bisshe Shelley

E poi laggiù, il mare.
E lo sguardo di lei scruta, fissa nella mente il dolce declinare delle colline, la linea della costa accarezzata dalle onde.
Osserva, ricorda, non potrà mai dimenticare quel luogo, la baia di La Spezia.

The town of Lerici is situated on a the eastern point and in the depth of the smaller bay, which bears the name of this town, is the village of San Terenzo.

La città di Lerici è situata nel punto più ad oriente e nella profondità di una baia più piccola, che porta in nome di questa città, è il villaggio di San Terenzo.

San Terenzo

Queste parole e quelle che seguiranno sono tratte da Note on Poems of 1822, le scrisse Mary Wollstonecraft Godwin, celebre scrittrice e autrice di Frankenstein, moglie e compagna del poeta inglese Percy Bisshe Shelley.
A San Terenzo gli Shelley giungono nella primavera di quel 1822, lui ha 29 anni, Mary ne ha 24.
Era l’epoca del grand tour, i due erano stati in diversi luoghi d’Italia e da Pisa Shelley aveva raggiunto la Liguria in cerca di una dimora per un soggiorno.
Desiderava il mare, una barca, una casa.
La barca porta il nome di un personaggio di The Tempest di Shakespeare, Ariel, lo spirito dell’aria.
Il luogo prescelto è San Terenzo e la casa ha un fascino tutto particolare.

Our house, Casa Magni, was close to this village; the sea came up to the door, a steep hill sheltered it behind.
La nostra casa, Casa Magni, era vicina a questo villaggio; il mare giungeva davanti alla porta, una ripida collina la riparava da dietro.

San Terenzo (2)

Mary e Percy non sono soli, con loro vi sono alcuni amici, lo scrittore Edward John Trelawny, il tenente dei Dragoni Edward Williams e sua moglie Jane, c’è anche la sorellastra di Mary, Claire Clairmont, colei che ha avuto una bimba da George Byron.
Il luogo è incantevole, così lo descrive Mary:

The scene was indeed of unimaginable beauty.
… the varied forms of the precituous rocks that bound into the beach, over which there was only a winding rugged foothpath toward Lerici, and none on the other side ; the tideless sea leaving no sands nor shingle, formed a picture such as one sees in Salvator Rosa’s paintings.

Lo scenario era davvero di una bellezza inimmaginabile.
…le varie forme delle rocce scoscese che delimitano in spiaggia, sulla quale c’era solo un tortuoso sentiero accidentato verso Lerici e niente dall’altra parte; il mare senza maree che non lasciava né sabbia né ciottoli,  formavano uno scenario come se ne vedono nei dipinti di Salvator Rosa.

Lerici da San Terenzo

Lerici da San Terenzo

E poi l’onda e gli ulivi che si muovono al vento, eppure Mary non è felice in questo luogo da sogno, la attanaglia un fragile stato di salute che la costringe spesso a letto e Mary perderà anche il bambino che porta in grembo.
Gli abitanti di San Terenzo suscitano una strana curiosità in lei, Mary li trova selvatici e non riesce a entrare in sintonia con loro: le donne, scrive l’autrice, di sera giocano sulla spiaggia danzando fra le onde, gli uomini se ne stanno appoggiati alle rocce e cantano a voce alta.
Malgrado la bellezza del luogo San Terenzo non è il posto per Mary, quel paese quasi selvaggio suscita in lei una sorta di inquietudine, si sente felice solo quando può uscire in barca con il marito.
Allora posa la testa sulle ginocchia del suo Percy e si lascia cullare dal mare e dal suono  del vento.

San Terenzo (7)

Il poeta bello e irrequieto invece ama il mare e le sue suggestioni, a San Terenzo vive in una sorta di stato di grazia, fa diverse escursioni in barca e  quando è a bordo ha con sé i suoi fogli e compone alcune sue poesie mentre si fa cullare dalle onde.
E lui che ama così tanto il mare ha avuto sinistre premonizioni sul suo destino, quel mare diverrà il suo nemico infido.

San  Terenzo
Durante quella permanenza nel piccolo paesino della Liguria il poeta ribelle trova una sorta di dimensione ideale, la natura diviene il suo elemento.
E l’amore ha un volto e le fattezze dolci di Jane Williams, a lei Percy dona una chitarra, a lei dedica alcuni suoi versi, With a guitar, to Jane, con lei fa lunghe passeggiate nello splendore del verde di San Terenzo.

San Terenzo (4)

Lapide apposta su Villa Magni

A lovely house closed by the sea-side surrounded by the soft and sublime scenery of the bay of Lerici.
Una bella casa vicina al mare, circondata dal dolce e sublime scenario della baia di Lerici.

E lì, in questo tratto di Liguria, Shelley regala al mondo i suoi  Lines Written in the bay of Lerici, dal quale sono tratti questi versi:

And the scent of winged flowers,
And the coolness of the hours
Of dew, and sweet warmth left by day,
Were scatter’d o’er the twinkling bay.

E il profumo dei fiori alati
e la freschezza delle ore
della rugiada e il dolce calore lasciato dal giorno
erano sparsi sulla fulgida baia.

San Terenzo (10)

C’è un destino che lo attende, Percy Bisshe Shelley gli andrà incontro solcando quel mare.
Il primo luglio il poeta a bordo dell’Ariel con i suoi amici prende il largo in direzione di Livorno, ripartirà da questa città il giorno 8 di Luglio.
E Mary è là a Villa Magni e aspetta il suo ritorno.

San Terenzo (3)
Il mare impetuoso rovescia l’imbarcazione, i flutti sommergono le membra giovani di Percy Bisshe Shelley e con esse il suo genio inquieto.
Mary scrive di questa attesa angosciosa che ebbe fine dieci giorni dopo quando il mare restituì il corpo di Shelley e il poeta venne rinvenuto sulla spiaggia di Viareggio.

San Terenzo (8)
E ancora Mary scrive che le leggi dell’epoca, per timore di epidemie, non le consentirono di entrare  in possesso del corpo di lui, Shelley venne sepolto per alcuni giorni nella sabbia e in seguito il suo corpo fu arso su una pira.
A dare l’estremo addio a Shelley c’erano gli amici Hunt, Trelawny e Byron.
Le fiamme si alzarono alte verso il cielo, bruciarono l’incenso, il vino e l’olio versati sulla pira e resero all’aria i resti di uno spirito libero, il cuore di Shelley fu raccolto dalle mani amorevoli di Trelawny, riposto in un cofanetto e consegnato a Mary, così come le ceneri del poeta, si narra che Mary abbia tenuto sempre con sé il cuore di Percy.
Termina così, tragicamente, il soggiorno ligure degli Shelley, Mary lascerà Villa Magni e partirà con Byron alla volta di Genova.

San Terenzo (9)

Scrivono i biografi che molti anni dopo, alla morte di Mary, il cuore di Shelley venne ritrovato nella  scrivania di lei quasi ridotto in polvere tra le pagine di una copia del poema di Percy, Adonais.
Shelley fu sepolto nel cimitero Acattolico di Roma, vicino al suo amico John Keats.
La barca che lo condusse fra i flutti portava il nome di Ariel, creatura shakespeariana di The Tempest e sono di Ariel le parole incise sulla tomba di Percy Bisshe Shelley, il genio ribelle sommerso dalle onde l’8 luglio 1822.

Nothing of him that doth fade
But doth suffer a sea change
Into something rich and strange.

Niente di lui si dissolve
ma subisce una metamorfosi marina
per divenire qualcosa di ricco e strano.

San Terenzo (6)