Attese in bianco e nero

Ti ho attesa, in quella piazza in bianco e nero, seduto su uno dei gradini che portano alla chiesa.
Ho sperato di vederti arrivare di corsa, spettinata e sorridente, in ritardo, come al solito.
Ti ho attesa, al di là di ogni ragionevole speranza.
C’era un gatto accoccolato su uno scalino, c’era un mio pensiero che vagava in cerca di te, c’era una foglia caduta, un refolo di vento l’ha fatta scivolare giù, giù per i gradini.
C’era tutta la mia ostinazione, in quell’attesa.
C’erano le ore  passate, le notti di stelle, le nostre fughe sotto il temporale, c’era il giorno della tua laurea, c’era il cigolio della tua bicicletta.
Ed io, seduto su uno dei gradini che portano alla chiesa.
In attesa di te, con un libro tra le mani.
E quella poesia, me l’hai fatta conoscere tu.
Tu.

And now as broken glasses show
A hundred lesser faces, so
My ragges of heart can like, wish and adore,
But after one such love, can love no more.

E ora come specchi frantumati mostrano
cento volti più piccoli, così
i miei frammenti di cuore possono voler bene, desiderare e adorare,
ma dopo un tale amore, non possono più amare.

The Broken Heart, John Donne

Piazza San Matteo

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Oscar Wilde a Genova durante la Settimana Santa

Londra, è un giorno di primavera del 1877 e alla stazione di Charing Cross giunge un gruppetto di viaggiatori.
C’è un docente di storia antica, il professor Mahaffy, con lui sono in partenza alcuni suoi studenti, nella compagnia c’è anche un giovane irlandese di nome Oscar Wilde.

Oscar Wilde (2)

Dublino, monumento a Oscar Wilde

 La loro destinazione è la Grecia e sarà un lungo viaggio, per arrivare laggiù si imbarcheranno al porto di Brindisi ma prima è anche prevista una sosta a Genova.
Ed è uno dei suoi compagni a narrare piccole perle sulle giornate genovesi di Wilde, in una lettera ai genitori egli descrisse Oscar e le sue passioni: Wilde amava i colori sfumati e i disegni di Morris, Wilde aveva un gusto particolare per la bellezza e l’estetismo.
Wilde cammina per le strade di Genova e indossa la sua elegante giacca giallo scuro, così scrive il suo biografo Richard Ellmann, suo il testo dal quale sono tratte queste notizie.
Genova, durante la Settimana Santa.
E ancora Ellmann fa alcune considerazione riguardo ai colori di questa città, in questa stagione sono vivaci, prepotenti e privi di sfumature, non certo smorzati come piacevano a Wilde.

La Lanterna

Oscar osserva, si lascia avvolgere dalla luce e dai profumi, ciò che vede resta nei suoi sensi.
E resta colpito dalle chiese adorne di fiori e dalle immagini di Gesù sulle quale vegliano vigili i soldati.
E visita una Villa situata a Dinegro, Oscar da laggiù vede il mare e la costa in maniera diversa da come oggi appaiono ai nostri occhi, il tempo ha mutato molte prospettive.
Questo luogo ospitale e idilliaco è Villa Rosazza, detta Lo Scoglietto per la posizione privilegiata dell’altura sulla quale è costruita.

Villa Rosazza

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

E tutto rimane, nei sensi e nella mente.
E tutto diviene poesia, nelle parole di Oscar Wilde.
Scrive un componimento, in questa circostanza, Sonnet written in Holy Week at Genoa, e questi sono i versi iniziali:

I wandered in Scoglietto green retreat,
The oranges on each o’erhanging spray
Burned as bright lamps of gold to shame the day.

Andavo errando nel verde rifugio dello Scoglietto,
Su ogni ramo  le  arance
Ardevano come lampade lucenti di oro a vergogna del giorno.

Agrumi

E poi uccelli in volo, fiori che sbocciano, narcisi che si aprono al sole.
E ancora:

And the curved waves that streaked the sapphire bay
Laughed i’ the sun, and life seemed very sweet.

E le onde curve che striavano la baia di zaffiro
ridevano nel sole, e la vita sembrava molto dolce.

Corso Italia

I versi di un giovane poeta sospeso tra misticismo e paganesimo.
In quei giorni Wilde camminerà in Strada Nuova e visiterà Palazzo Rosso, sarà un quadro a colpire la sua immaginazione, è il San Sebastiano di Guido Reni, ne trovate qui un’immagine.

Via Garibaldi

Genova è una tappa prima del viaggio in Grecia.
E poi Oscar continuerà la sua esistenza, conoscerà la gloria e la grandezza, incontrerà l’umiliazione e il carcere.
E dopo tanti trionfi e numerose traversie, tornerà ancora a Genova.
Qui morì colei che Oscar aveva sposato e che lo aveva reso padre, Constance Lloyd, Oscar venne a Genova per far visita alla tomba di lei.
Ho già scritto di quel loro amore, il Signora e la Signora Wilde erano una coppia davvero eccentrica e particolare, qui trovate il mio racconto e qui  un mio articolo dedicato alle memorie di Vyvyan Holland, uno dei loro figli.
Constance Lloyd dorme il suo sonno eterno nel Cimitero degli Inglesi a Staglieno.
Oscar percorse quel viale e quando giunse davanti alla tomba di lei vide la lapide incisa in questa maniera: Constance Mary, figlia di Horace Lloyd, Q.C.
Era come se lui, Oscar, non fosse mai esistito, come se il velo dell’oblio si fosse posato sulla loro tormentata vicenda.
In seguito alla lapide vennero aggiunte le parole che ancora oggi si possono leggere, Wife of Oscar Wilde.
Lontano dalle dolcezze della giovinezza e dai fasti del suo celebrato successo, Oscar Wilde vide ancora Genova negli tempo delle sue amarezze.
La prima volta l’aveva veduta da giovane, durante la Settimana Santa del 1877.

Constance Holland

Cimitero Monumentale di Staglieno, Tomba di Constance Lloyd

L’irrequieto

L’irrequieto ha sempre una valigia pronta e nessuna meta, la sua meta è il mondo intero.
Ed ogni sua partenza è un nuovo sogno, un progetto, un frammento di vita da costruire.
E trova una strada, una piazza, un ponte da attraversare, il profilo di una città ignota.
L’irrequieto chiude gli occhi sotto la luce della luna, il suo sonno è leggero, lui attende l’alba e il nuovo giorno.
E ancora non sa quale sia il suo approdo, il suo sbarco, il suo arrivo.
Cerca uno specchio di mare dove gettare le reti.

Reti

L’irrequieto ha poca dimestichezza con la noia, è incapace di indugiare in simili attitudini, ha solo desiderio di vivere.
E il suo è un viaggio, un viaggio infinito e non saprebbe dirvi il momento esatto in cui è iniziato, l’irrequieto è solo assetato di aria, di luce, di vita.

A wanderer is man from his birth.
He was born in a ship
On the breast of the river of Time;
Brimming with wonder and joy.
He spreads out his arms to the light.

Un viandante è uomo dalla sua nascita.
E’ nato su una nave
sul petto del fiume del Tempo;
colmo di meraviglia e gioia
Apre le braccia alla luce.

(Matthew Arnold)

No, lui non sa quale sia il suo approdo, il suo sbarco, il suo arrivo.
E se un giorno si fermerà, forse sarà per breve tempo.
E poi verrà un nuovo sogno, un diverso progetto, un altro frammento di vita da costruire.
Intanto resta, con la bonaccia e il mare piatto.
Ad una riva, l’ennesima.
Ad un porto, forse il suo.
In attesa che si alzi il vento.

Barche

Io e te

A volte succede, le cose belle le trovi per caso senza cercarle e magari non sei neppure preparata.
Gironzolando nel chiaroscuro dei caruggi non te l’aspetti l’amore all’improvviso.
E quel rosso così brioso, fiammeggiante e vivido.
E tre parole, da sole già compongono una melodica poesia.
Io e te.
Ed è complicità silente, comunione di pensieri, dolce intimità.
Io e te.
E no, non te l’aspetti, l’amore così sfacciato, ottimista, fiducioso, paziente e sfrontato.
Io e te.
L’amore, così, all’improvviso, nel cuore antico di Genova.

Poesia

Di chi è la poesia?

Ma poi, di chi è la poesia?
La poesia vibra in certi animi tormentati, le sensazioni a volte implodono e rifioriscono in sinfonie di parole.
La poesia è dei sognatori, degli idealisti, degli inquieti.
La poesia è anche figlia della gioia e della serenità, della calma e della riflessione.
La poesia è di quelli che tengono a portata di mano una foglio bianco e una matita.
E di coloro che hanno sempre un viaggio immaginario in mente, un percorso da seguire, un orizzonte da raggiungere.
La poesia è di certi spiriti semplici e degli animi che invece si ripiegano in certe complessità.
La poesia è la rosa dei venti, i quattro punti cardinali, le stagioni.
La poesia è bonaccia e tempesta.
La poesia è notte cupa e alba lucente.
E’ di chi naviga a vista tra le emozioni della vita, è di chi affronta le salite con l’entusiasmo di vedere cosa ci sia in cima.
La poesia è di quelli che mettono i semi nella terra e nel vaso vedono già i fiori, ancor prima che crescano.
E di coloro che pongono le domande ma poi non è mica detto che si aspettino le risposte.
La poesia è di coloro che sanno comprendere che in ogni luogo può esistere la poesia.

Via della Maddalena

Via della Maddalena

8 Luglio 1822, San Terenzo e l’ultimo giorno di Percy Bisshe Shelley

E poi laggiù, il mare.
E lo sguardo di lei scruta, fissa nella mente il dolce declinare delle colline, la linea della costa accarezzata dalle onde.
Osserva, ricorda, non potrà mai dimenticare quel luogo, la baia di La Spezia.

The town of Lerici is situated on a the eastern point and in the depth of the smaller bay, which bears the name of this town, is the village of San Terenzo.

La città di Lerici è situata nel punto più ad oriente e nella profondità di una baia più piccola, che porta in nome di questa città, è il villaggio di San Terenzo.

San Terenzo

Queste parole e quelle che seguiranno sono tratte da Note on Poems of 1822, le scrisse Mary Wollstonecraft Godwin, celebre scrittrice e autrice di Frankenstein, moglie e compagna del poeta inglese Percy Bisshe Shelley.
A San Terenzo gli Shelley giungono nella primavera di quel 1822, lui ha 29 anni, Mary ne ha 24.
Era l’epoca del grand tour, i due erano stati in diversi luoghi d’Italia e da Pisa Shelley aveva raggiunto la Liguria in cerca di una dimora per un soggiorno.
Desiderava il mare, una barca, una casa.
La barca porta il nome di un personaggio di The Tempest di Shakespeare, Ariel, lo spirito dell’aria.
Il luogo prescelto è San Terenzo e la casa ha un fascino tutto particolare.

Our house, Casa Magni, was close to this village; the sea came up to the door, a steep hill sheltered it behind.
La nostra casa, Casa Magni, era vicina a questo villaggio; il mare giungeva davanti alla porta, una ripida collina la riparava da dietro.

San Terenzo (2)

Mary e Percy non sono soli, con loro vi sono alcuni amici, lo scrittore Edward John Trelawny, il tenente dei Dragoni Edward Williams e sua moglie Jane, c’è anche la sorellastra di Mary, Claire Clairmont, colei che ha avuto una bimba da George Byron.
Il luogo è incantevole, così lo descrive Mary:

The scene was indeed of unimaginable beauty.
… the varied forms of the precituous rocks that bound into the beach, over which there was only a winding rugged foothpath toward Lerici, and none on the other side ; the tideless sea leaving no sands nor shingle, formed a picture such as one sees in Salvator Rosa’s paintings.

Lo scenario era davvero di una bellezza inimmaginabile.
…le varie forme delle rocce scoscese che delimitano in spiaggia, sulla quale c’era solo un tortuoso sentiero accidentato verso Lerici e niente dall’altra parte; il mare senza maree che non lasciava né sabbia né ciottoli,  formavano uno scenario come se ne vedono nei dipinti di Salvator Rosa.

Lerici da San Terenzo

Lerici da San Terenzo

E poi l’onda e gli ulivi che si muovono al vento, eppure Mary non è felice in questo luogo da sogno, la attanaglia un fragile stato di salute che la costringe spesso a letto e Mary perderà anche il bambino che porta in grembo.
Gli abitanti di San Terenzo suscitano una strana curiosità in lei, Mary li trova selvatici e non riesce a entrare in sintonia con loro: le donne, scrive l’autrice, di sera giocano sulla spiaggia danzando fra le onde, gli uomini se ne stanno appoggiati alle rocce e cantano a voce alta.
Malgrado la bellezza del luogo San Terenzo non è il posto per Mary, quel paese quasi selvaggio suscita in lei una sorta di inquietudine, si sente felice solo quando può uscire in barca con il marito.
Allora posa la testa sulle ginocchia del suo Percy e si lascia cullare dal mare e dal suono  del vento.

San Terenzo (7)

Il poeta bello e irrequieto invece ama il mare e le sue suggestioni, a San Terenzo vive in una sorta di stato di grazia, fa diverse escursioni in barca e  quando è a bordo ha con sé i suoi fogli e compone alcune sue poesie mentre si fa cullare dalle onde.
E lui che ama così tanto il mare ha avuto sinistre premonizioni sul suo destino, quel mare diverrà il suo nemico infido.

San  Terenzo
Durante quella permanenza nel piccolo paesino della Liguria il poeta ribelle trova una sorta di dimensione ideale, la natura diviene il suo elemento.
E l’amore ha un volto e le fattezze dolci di Jane Williams, a lei Percy dona una chitarra, a lei dedica alcuni suoi versi, With a guitar, to Jane, con lei fa lunghe passeggiate nello splendore del verde di San Terenzo.

San Terenzo (4)

Lapide apposta su Villa Magni

A lovely house closed by the sea-side surrounded by the soft and sublime scenery of the bay of Lerici.
Una bella casa vicina al mare, circondata dal dolce e sublime scenario della baia di Lerici.

E lì, in questo tratto di Liguria, Shelley regala al mondo i suoi  Lines Written in the bay of Lerici, dal quale sono tratti questi versi:

And the scent of winged flowers,
And the coolness of the hours
Of dew, and sweet warmth left by day,
Were scatter’d o’er the twinkling bay.

E il profumo dei fiori alati
e la freschezza delle ore
della rugiada e il dolce calore lasciato dal giorno
erano sparsi sulla fulgida baia.

San Terenzo (10)

C’è un destino che lo attende, Percy Bisshe Shelley gli andrà incontro solcando quel mare.
Il primo luglio il poeta a bordo dell’Ariel con i suoi amici prende il largo in direzione di Livorno, ripartirà da questa città il giorno 8 di Luglio.
E Mary è là a Villa Magni e aspetta il suo ritorno.

San Terenzo (3)
Il mare impetuoso rovescia l’imbarcazione, i flutti sommergono le membra giovani di Percy Bisshe Shelley e con esse il suo genio inquieto.
Mary scrive di questa attesa angosciosa che ebbe fine dieci giorni dopo quando il mare restituì il corpo di Shelley e il poeta venne rinvenuto sulla spiaggia di Viareggio.

San Terenzo (8)
E ancora Mary scrive che le leggi dell’epoca, per timore di epidemie, non le consentirono di entrare  in possesso del corpo di lui, Shelley venne sepolto per alcuni giorni nella sabbia e in seguito il suo corpo fu arso su una pira.
A dare l’estremo addio a Shelley c’erano gli amici Hunt, Trelawny e Byron.
Le fiamme si alzarono alte verso il cielo, bruciarono l’incenso, il vino e l’olio versati sulla pira e resero all’aria i resti di uno spirito libero, il cuore di Shelley fu raccolto dalle mani amorevoli di Trelawny, riposto in un cofanetto e consegnato a Mary, così come le ceneri del poeta, si narra che Mary abbia tenuto sempre con sé il cuore di Percy.
Termina così, tragicamente, il soggiorno ligure degli Shelley, Mary lascerà Villa Magni e partirà con Byron alla volta di Genova.

San Terenzo (9)

Scrivono i biografi che molti anni dopo, alla morte di Mary, il cuore di Shelley venne ritrovato nella  scrivania di lei quasi ridotto in polvere tra le pagine di una copia del poema di Percy, Adonais.
Shelley fu sepolto nel cimitero Acattolico di Roma, vicino al suo amico John Keats.
La barca che lo condusse fra i flutti portava il nome di Ariel, creatura shakespeariana di The Tempest e sono di Ariel le parole incise sulla tomba di Percy Bisshe Shelley, il genio ribelle sommerso dalle onde l’8 luglio 1822.

Nothing of him that doth fade
But doth suffer a sea change
Into something rich and strange.

Niente di lui si dissolve
ma subisce una metamorfosi marina
per divenire qualcosa di ricco e strano.

San Terenzo (6)

Poesie di Strada da Via Prè alla Maddalena

Che cos’è la poesia?
E quale significato nuovo può dare alle nostre vite?
Non si saprebbe immaginare un mondo senza poesia, certi versi parlano di noi ed esprimono emozioni e stati d’animo che sentiamo profondamente nostri.
E poi a volte la poesia trova un sua insolita collocazione, a volte la poesia è sul tuo cammino.
E’ quello che è accaduto a Genova, a metà maggio si è svolto il Festival internazionale della poesia di strada e artisti provenienti da diverse parti d’Italia hanno cantato e recitato poesie, hanno anche lasciato versi dipinti sulle saracinesche dei negozi in alcune vie del centro storico.
Non ho veduto questi giovani all’opera ma ho potuto ammirare i loro lavori, un paio di giorni fa sono andata a fare un giro per caruggi in cerca di queste serrande.
E ancora vi pongo questa domanda: che cos’è la poesia?
Lascio la risposta ad una voce autorevole, al genio indiscusso di Percy Bisshe Shelley, sue sono queste parole tratte da A Defence of Poetry.

Poetry lifts the veil from the hidden beauty of the world, and makes familiar object be as they were not familiar.
La poesia solleva il velo dalla bellezza nascosta del mondo e fa sì che oggetti familiari non lo siano più.

E allora provate anche voi ad andare in Via Prè.
Caruggi, panni stesi e poesia.

Via Prè

E parole che parlano di queste strade, sensazioni e pensieri.
Una poesia non risolve di certo le problematiche sociali di un città, una poesia è una scintilla che può accendere un fuoco vitale.
Una poesia solleva quel velo del quale parla Shelley e un contesto urbano come questo diviene così scenario e palcoscenico.

Via Prè (2)

Luce, ombra e versi.
E invece di un foglio di carta una saracinesca.

Via Prè (3)

Ogni artista ha debitamente firmato la propria opera e se passerete da queste parti potrete leggere il nome di ognuno.

Via Prè (4)

E ripeto quanto già detto in passato, io non gradisco le scritte sui muri, invece apprezzo molto questa iniziativa, le poesie sulle serrande sono un’affascinante bellezza di assonanze e rime.

Via Prè (5)

E poi lo sapete, Via Prè è indiscutibilmente una delle strade che più amo.

Via Prè (6)

Ancora altre parole, questa volta scritte per un eroe del nostro tempo, venite qui a leggere il suo nome.

Via Prè (7)

E poi bellezza e meraviglia spiccano in rosso, come è giusto che sia.

Via Prè (8)

Via Prè (9)

La poesia di strada in queste strade che sono poesia, quando sono qui passo sempre ai Truogoli di Santa Brigida.

Piazza dei Truogoli di Santa Brigida

E poi altrove, alla Maddalena, la poesia ha trovato altro spazio.

Via della Maddalena

Mi sono soffermata a leggere e probabilmente tornerò a farlo, spero di scorgere in qualche diverso caruggio altre serrande e altre riflessioni.

Via della Maddalena (2)

E parole, parole, parole incatenate una all’altra, nel cuore della città vecchia.

Via della Maddalena (3)

La poesia a volte parla a una parte sconosciuta di noi, colpisce, cattura e rivela.

Via della Maddalena (4)

La poesia a volte è l’orizzonte che stavamo cercando, la trovi sul tuo cammino nei luoghi più impensati.
A volte è lì, davanti a te tu non sai vederla.

Via della Maddalena (5)

Ho lasciato la Maddalena in cerca di altri stupori, in queste strade per me non mancano mai.
E’ come scrisse Shelley, la poesia solleva il velo dalla bellezza nascosta del mondo.

Via della Maddalena (6)

Nella casa che ospitò un celebre poeta

A volte accadono cose molte belle in maniera del tutto inaspettata.
Io guardo Genova con il desiderio di conoscere la storia di ogni sua pietra, io entrerei in ogni portone e salirei su ogni terrazzino.
Ed io sono passata spesso sotto ad un certo edificio sul quale è affissa una lapide di marmo in memoria di un celebre poeta che in anni lontani soggiornò qui.
Si può solo alzare lo sguardo e giocare con l’immaginazione, pensare a lui, credere di poterlo vedere affacciato a una di quelle finestre.
E poi un giorno accade una cosa molto bella, inattesa e sorprendente.
Ricevo una mail da una persona che non conosco, ricevo un invito a visitare la casa nella quale lei abita, una dimora privata non accessibile a chiunque.
E un tempo qui visse la famiglia Cabella. Forse non vi dice nulla questo nome?
In un giorno del 1892 in  quell’appartamento giunse il nipote ventunenne di Gaetano e Vittoria Cabella, non era la prima volta che visitava Genova.
Il giovane è di madre italiana e di padre corso, il suo nome è Paul Valéry.

Targa (2)

E così mi trovo in quella casa in Salita San Francesco, nelle stanze dove un tempo rimbombò il suono dei passi del poeta, nelle stanze dove Valéry visse La nuit de Gênes, la notte di Genova, che suscitò in lui una profonda crisi esistenziale, di quell’evento vi ho già parlato in questo articolo.

1

Valéry e Genova, tante volte la mia città ricorre nelle sue parole, Genova e la sua vera anima.
Valéry e questa casa, una sorprendente meraviglia per diverse ragioni.
Entriamo piano, con il dovuto rispetto per chi mi apre le porte di casa sua.
Una dimora ottocentesca, sale splendenti, soffitti che resteresti ad ammirare per lungo tempo.

1a

E ci si perde a guardare la raffinatezza degli stucchi.

2

Stanza dopo stanza, guarda su.

4

E poi, specchiere.
E riluce e brilla lo splendore di questo salone in questi specchi antichi, si crea uno stupefacente e scenografico effetto prospettico, guardi, osservi e non vedi la fine della stanza, si perde laggiù, in quello specchio.

5

E sovrapporta e piccoli putti graziosi.

6

Li vedete anch’essi riflessi nello specchio.

7

E vi circonda una dolce armonia.

8

E si spande nell’aria il profumo delle rose bianche appena dischiuse.

9

Le sorprendenti case di Genova, la città che non finisce di stupire mai.

10

E poi ancora, guarda su.

11

E certo non basta avere una casa così, per poterla valorizzare occorre anche gusto raffinato e vero amore per la bellezza,  ai proprietari certo non mancano.
Una deliziosa, chiara bomboniera.

12

E sbocciano delicati mazzi di fiori.

13
E le porte chiuse si spalancano su altre meraviglie.

14

E al muro c’è uno strappo sulla tappezzeria, come mai?

15

La padrona di casa mi racconta che questo edificio  venne colpito durante il bombardamento navale del ’41 e poi apre una cristalliera e posa sul tavolo una scheggia di una bomba che era appunto conficcata in quel muro.

16

E ancora specchi luminosi e chiari.

17

Nella casa che ospitò Paul Valéry guizzava il fuoco in questo camino.

18

E anche la cucina è in parte rimasta come allora, che stupore!

19

E poi si sale su per una scala e si va a vedere la stanza nella quale dormì Paul Valéry, è una camera raccolta e silenziosa, quella notte però il fragore del temporale fece sussultare l’animo del poeta.
Qui, davanti a questa finestra.

20

Apri e guarda fuori, immagina quel clangore e il suono della pioggia.
Qui, davanti a questa finestra.

21

E poi, da altre finestre, Genova è davanti a voi.
Laggiù la Torre degli Embriaci e poi campanili e tetti e ardesie e terrazzi.
Genova, la città amata da Paul Valéry, a lei dedicò queste parole.

Genova città di gatti. Angoli Neri.
Si assiste alla sua ininterrotta costruzione dal tredicesimo al ventesimo secolo.

22

Il profilo di luoghi noti.
Casa, casa mia e una luce rarefatta di un giornata dal cielo a tratti coperto di nuvole.

23

Casa, casa mia, dove d’improvviso, quando non te lo aspetti, arriva il sereno.
E conta gli abbaini sopra ai tetti spioventi.

24

E ancora la prospettiva tra Palazzo Bianco e Palazzo della Meridiana.

25

La mia città nelle parole di Paul Valéry.

Io preferisco Genova a tutte le città in cui ho abitato. Mi ci sento sperduto e a casa mia – fanciullo e straniero.

26

E si intravede imperiosa tra quei tetti la Torre Grimaldina.

27

E ancora guardi, osservi, Genova dall’alto è la meraviglia che non ti aspetti, cambi punto di osservazione e lei muta, ti mostra ciò che di lei non avevi mai veduto in questa maniera.
Finestre sui caruggi, case, tetti e mare.

28

Genova è una cava d’ardesia, scriveva Paul Valéry.

29

La persona che mi ha aperto la porta della sua casa ha compiuto un gesto generoso animata da un sincero desiderio di condividere tanta bellezza e  a lei va il mio ringraziamento per avermi permesso di vedere tutto ciò, sono regali preziosi questi.
In cielo sfrecciavano i gabbiani, planando nel cielo della sera, la sera di Genova.

30

E ancora uno sguardo verso la città in una cornice unica e affascinante, uno sguardo oltre il davanzale, dalla casa che ospitò Paul Valéry.

31

Da Corso Firenze all’Ascensore di Castelletto, ieri e oggi

Il tempo passa, mutano i luoghi del nostro quotidiano, eppure certe strade restano riconoscibili.
Vi porto per le vie del mio quartiere, ora inizia la bella stagione e con essa il tempo delle serate luminose e tiepide, inizia il periodo delle passeggiate a Spianata Castelletto con la coppetta di granita tra le mani.
Io vi raggiungerei a piedi, ci metto davvero poco, scendo giù da Corso Firenze.
Ehi, ma che fanno quei due signori fermi lì sulla curva?
Non penseranno mica di attraversare, vero?

Corso Firenze 1

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

Per carità, ci sono le macchine!
Con cautela, andiamo a cercare le strisce pedonali.

Corso Firenze 2

E’ una camminata piacevole, non c’è che dire, pochi passi e ci troviamo in una zona spesso frequentata da mamme con i loro bambini.

Corso Firenze 3

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

E come dicevo, il tempo passa.
E gli alberi crescono rigogliosi e ricchi di foglie, con gli anni si costruiscono nuovi palazzi sulle dolci colline di Genova.

Corso Firenze 4

E scendiamo, avviciniamoci alla Spianata.
Oh, ma guarda!
Si incontrano persone che hanno un certo stile, non trovate anche voi?
E volendo si potrebbe anche prendere il tram, sta passando il glorioso 25!

Corso Firenze 5

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

Eh, anche i numeri non son più quelli di una volta, accontentiamoci del 36.
E se proprio volete saperlo il fatto che nella foto sottostante si veda l’autobus non è per niente casuale, ho aspettato che passasse per poter avere la stessa veduta ritratta nella cartolina antica.
La ringhiera è sempre quella di un tempo, peccato che non ci sia quell’elegante signore con il cappello, converserei volentieri con lui.

Corso Firenze 6

E poi, uno sguardo verso le alture, si distingue chiaramente la sagoma suggestiva di Castello Bruzzo.

Corso Firenze 7

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

Là in mezzo, da qualche parte, è sorta anche casa mia e anche molti altri edifici che all’inizio del secolo scorso ancora non c’erano.

Corso Firenze 8

Ci siamo quasi, manca davvero poco, a breve giungeremo nella scenografica Spianata Castelletto, da dove si gode il panorama dei tetti e del mare di Genova.
Ci resta ancora da percorrere la parte finale di Corso Firenze, questa strada così deserta non l’ho proprio mai vista.
E ci sono pure gli alberi anche in quest’ultimo tratto!

Corso Firenze 9

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

Eh, le cose cambiano!

Corso Firenze 10

Per fortuna però abbiamo ancora la nostra bella Spianata e davvero da lì si gode di una vista mozzafiato sulle bellezze di Genova.

Genova
E credo sia utile fornirvi qualche indicazione su come raggiungere la Spianata: come tutti i genovesi sanno, se volete arrivare qui e venite dal centro vi consiglio di prendere l’ascensore amata e decantata anche dal poeta Giorgio Caproni.

Spianata Castelletto

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

Sospesa sull’azzurro e sulla città dei tetti.

Ascensore di Castelletto (3)

E questa è l’ascensore vista dal terrazzo di Palazzo Spinola di Pellicceria.

Ascensore da Palazzo Spinola

E che splendida prospettiva se si osserva l’ascensore e la Spianata da Villetta Di Negro!

Villetta Di Negro (31)

L’ascensore è davvero il mezzo più rapido e comodo che ci sia, non sono l’unica a dirlo, così recita la pubblicità della Società Anonima Lifts, esercente della suddetta ascensore e di altri impianti della città, ho trovato l’ immagine che segue  tra le pagine della mia Guida Pagano del 1926.
E voi visitatori sarete contenti di sapere che la galleria di accesso è illuminata sfarzosamente.
E il prezzo della corsa? Ma guarda un po’, venti centesimi a salire, quindici a scendere.

Ascensore di Castelletto

E poi lassù, sull’ascensore, c’è un caffè molto in voga, il Caffè Spertino.
E forse a quei tavoli si sarà seduto quel giovane elegante che abbiamo visto scendere da Corso Firenze, vi ricordate?
La Spianata è da sempre uno dei luoghi prediletti dai genovesi, quel locale era meta di poeti e intellettuali.
Le belle immagini in bianco e nero che avete veduto appartengono alla mirabile collezione di cartoline del mio amico Eugenio, lui mi ha raccontato che il Caffè Spertino si trovava sul terrazzo situato sopra la gabbia dell’ascensore.
Venne qui anche un celebre poeta ligure, Camillo Sbarbaro.
Guardò verso la distesa turchese del mare e verso i tetti d’ardesia che si sfiorano creando infinite geometrie.
E scrisse queste parole che narrano di un’attesa che ognuno di noi conosce.

Quassù il caffè Spertino, gabbia di vetro che il tramonto fondeva, pare adesso di madreperla. Dentro vi affiora e risprofonda l’ascensore in un silenzio irreale.
Uscendone, una donna mi sfiora.
A questo balcone spalancato su Genova si potrebbe, un’ora come questa, aspettare l’Amore.

Camillo Sbarbaro – Vedute di Genova, 1921

Genova

Salita a Porta Chiappe, giù per la creuza

Come la racconti una creuza?
Percorrendola, passo dopo passo.
E questi non sono caruggi, non è centro storico, non è la città posata sull’acqua.
E’ il mio quartiere, è la città delle alture e delle salite, oggi vi porto lassù, in alto, da dove si vede Genova, il golfo ligure, le case e la costa.
Lassù, al Righi.

Genova (2)
Da queste parti c’è chi ha persino rigogliosi ulivi in giardino.

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E lì, a breve distanza, si trova una delle antiche porte di Genova, la porta delle Chiappe, toponimo che deriva dalle ciappe di ardesia della zona e così usate in questa città.
Della porta tornerò a parlarvi, da lì si snoda un’antica strada che passa tra le valli e i monti dell’entroterra, una strada che fu cammino di molti viaggiatori in epoche passate.
Cammino di Santi: la percorse Sant’Agostino con sua madre Santa Monica, nel 1346 mentre si recava a Roma in visita dal Papa passò di qui Santa Brigida insieme a Santa Cristina.
E qui Brigida rimirando la Superba fece un’inquietante predizione,  disse che un giorno la città sarebbe stata distrutta e i pellegrini e i viandanti, guardando il luogo dove un tempo si trovava, avrebbero pronunciato queste parole: là era Genova!
Ah, Santa Brigida! Meglio non pensare a lei e alla sua profezia!
Eccola la Superba, il suo porto, le navi e cielo chiaro.

Genova (4)

Qui, da queste alture, si può imboccare Salita a Porta Chiappe, una lunga mattonata che scende, scende giù.

Salita Porta Chiappe (2)

Come la racconti una creuza?
Una creuza è pendenza, aria, è il ritmo di un passo leggero, una creuza è sole a picco e un muro che fa ombra.

Salita Porta Chiappe (3)

Una creuza è curve ed è la linea dell’orizzonte di acqua di mare.

Salita Porta Chiappe (4)

Una creuza è mattoni rossi, tetti, panni stesi e scorci panoramici.

Salita Porta Chiappe (5)

Una creuza è una piccola conquista, è silenzio e luce.
Una creuza è un muro alto e invalicabile.
Una creuza è poesia e versi di Eugenio Montale.

E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com’è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.

Salita Porta Chiappe (6)

Una creuza a volte ti spezza il fiato e ti affatica, può essere la metafora di certe mete che appaiono irraggiungibili.

Salita Porta Chiappe

E poi è sempre questione di punti di vista, di salite o di discese.
E ancora, questa creuza è muretti, alberi, persiane e gradini, tanti, a non finire.

Salita Porta Chiappe (9)

Ed è ripida, scoscesa, impervia.

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Ma poi si apre su un belvedere e puoi sederti, restare, fermarti.

Salita Porta Chiappe (11) - Copia

E puoi seguire la costa, qui dove lo sguardo può arrivare molto lontano, oltre Genova e oltre le sue case.

Salita Porta Chiappe (13)

E ancora, una creuza a volte sembra proprio non terminare mai.
E tu scendi, scendi, scendi.
E quanto è lunga Salita a Porta Chiappe?
Passa vicino alle abitazioni, accanto ai giardini.

Salita Porta Chiappe (14)

E poi, in maniera del tutto inaspettata, una creuza può diventare improvvisamente pianeggiante e più agevole da percorrere.

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Ed è alberi, tetti, terrazzi inondati di luce, la vista sui corsi con i bei palazzi ottocenteschi, la Lanterna e il mare.

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Una creuza è un cancello intaccato dalla ruggine, è vasi di piante dalle foglie lucide.

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Ed è edera che quasi ricopre un’epigrafe di marmo che si trova proprio sopra quel cancello, un benvenuto a chi viene a portare un sorriso, chi ci vuole male non è gradito!

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OSTIUM NON HOSTIUM
ENTRATA NON DEI NEMICI

Una creuza è assi di legno, non pare quasi di essere in un grande centro urbano.

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Come la racconti una creuza?
A volte è davvero prospettive che sanno sorprenderti.

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E poi la vista si apre ancor di più, ai vostri piedi c’è Genova.

Salita Porta Chiappe (21)

Come la racconti una creuza?
Una creuza è corse infinite quando sei in ritardo per la scuola!
Ed è anche fatica, ma è una fatica bella e sana, ci si è abituati quando si nasce in una città che è tutta un saliscendi.
Le belle creuze di Genova, così dolcemente tortuose.

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Ed è rischiarata dalla luce d’argento di queste splendide giornate di novembre.

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Oppure può assumere toni più caldi, in certe mattine invernali e gelide.

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E laggiù c’è il Santuario della Madonnetta dove si può ammirare un suggestivo presepe, ve ne ho parlato qui, è unico e particolare perché ambientato nella città vecchia.
E lì termina Salita a Porta Chiappe e lì inizia ancora un’altra creuza.
E ancora curve, mattoni e discese.

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Come la racconti una creuza?
Percorrendola, passo dopo passo.
E soffermandoti sotto il cielo blu.

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Percorrendola da lassù, dal Righi, dove puoi vedere la luce che danza sui tetti delle case e sulla superficie del mare.

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