Porta dei Vacca agli inizi del ‘900

Vi porto nei caruggi che piacciono a me, in quel tempo che non abbiamo vissuto.
Là, dove Porta dei Vacca diviene naturale cornice della celebre Via del Campo, vi mostrerò alcuni frammenti di vita tratti da due mie cartoline, la prima di esse risale al 1906, la comprai un paio di anni fa.
Tic tac, tic tac, si mette in moto la macchina del tempo.
Eppure tutto sembra uguale, se non fosse per certi dettagli che raccontano altri giorni.

Porta dei Vacca (2)

Si chiacchiera, all’imbocco della porta, una vecchia trascina stancamente una pesante borsa.
E questi gentiluomini hanno tutti il cappello in testa.

Porta dei Vacca (3)

Una prospettiva familiare a tutti noi che amiamo i caruggi.
E sapete cosa mi colpisce? La perfetta lastricatura della via.

Porta dei Vacca (4)

In questo tempo, in questa zona c’è l’insegna di un locale che attira molti avventori: il Caffè Firenze non teme la concorrenza!

Porta dei Vacca (5)

E lì sotto c’è un uomo in attesa.

Porta dei Vacca (8)

Ad attirare la mia attenzione è un’altra figura, riesco solo ad immaginare le sue quotidiane fatiche: si tratta di quest’uomo che incede lento portando sulle spalle una grande botte sicuramente ricolma di buon vino.

Porta dei Vacca (7)

Oltre cento anni fa, su Porta dei Vacca, erano affissi manifesti che pubblicizzavano svariati eventi: a qualcuno interessa la sfida di lotta?

Porta dei Vacca (6)

E su Via del Campo, sulla sinistra, aperto e teso a catturare la luce un bianco telaio con una delle diffusissime mampae dei nostri caruggi, qui trovate la loro storia.

Porta dei Vacca (9)

Tic tac, il tempo scorre ma questa strada di Genova resta immutata.

Via del Campo (4)
In quest’altra cartolina, successiva alla precedente,  c’è ancora una diversa folla a percorrere queste strade.

Porta dei Vacca (10)

E ci sono altre mampae aperte verso il cielo azzurro di Genova, in questo caso si intravede una scritta su di esse, purtroppo non riesco a capire cosa c’è scritto.

Porta dei Vacca (12)

Si aspetta la vita che verrà con un certo fatalismo: cappello in testa e mani in tasca.
E un giovane avanza con fare sfaccendato, alle sue spalle un carretto cigola inesorabile e sulla destra, quasi appoggiata al muro, una donna segue con gli occhi il turbine di folla che attraversa Via del Campo.

Porta dei Vacca (11)

E si fanno affari d’oro in questa città portuale che vive del suo mare: questa è l’insegna di un certo Seneca Bernardi, la sua ditta si occupa di spedizioni commerciali.

Porta dei Vacca (13)

La vita che verrà è incerta.
Non puoi mai sapere cosa ti accadrà, in qualunque epoca tu abbia vissuto.
E magari sei un ragazzino e te ne stai lì, con il berretto calcato sul capo, lo sguardo pieni di sogni che nessuno conosce e la testa immersa nei tuoi pensieri.
E accanto c’è un tipo corpulento, sarà un elegantone o forse il portiere di un Hotel? Non saprei dirlo, mi pare che indossi una specie di divisa.

Porta dei Vacca (14)

E se dovesse venire a piovere ricordatevi che in Via Roma c’è il negozio di Stefano e Figli, vendono impermeabili e soprascarpe di gomma, c’è scritto sul manifesto appeso al muro!

Porta dei Vacca (15)

Il tempo scorre inesorabile e con esso la vita di ogni giorno.
Un uomo fa i suoi affari su un improvvisato banchetto e un passante si ferma a guardare, un altro continua per la sua strada.
Sullo sfondo, a ridosso della porta, un secchio e una ramazza: bisognerà pur tenerla in ordine questa via percorsa ogni giorno da tante persone.
Una celebre strada di Genova, una piccola parte di mondo che è nel mio cuore.

Porta dei Vacca (16)

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Genova, 1854: una paurosa epidemia e un palazzo miracolato

Accadde al principio dell’estate del 1854, in quei giorni si accertò un caso di colera nella città di Genova: l’ammalato era un francese sbarcato da un piroscafo ed esalò l’ultimo respiro all’Ospedale di Pammatone.
In quell’anno, a Genova, l’inverno fu duro, seguì una primavera umida e fredda e poi il caldo scoppiò all’improvviso.
Genova, città portuale, era all’epoca in precarie condizioni igieniche, le cronache narrano che tra i primi ad ammalarsi furono i forzati addetti ai lavori del porto, uomini che immergevano mani e braccia in acque luride e infette, nel luogo dove sfociavano le cloache e i canali di scolo.
Scoppia così una feroce epidemia, i medici della città si prodigano per i più sfortunati, non è la prima volta che la Superba è colpita da questa mortale disgrazia, è già accaduto nel 1835.
Si cerca di arginare il male con provvedimenti di varia natura: si impone di imbiancare i luoghi malsani, i portici e gli atri sudici che possono essere focolaio di infezioni, si tenta di risanare gli ambienti, si predispongono controlli nelle botteghe e nei depositi di commestibili.
Nasce un comitato di soccorso per ogni Sestiere delle città per portare aiuto ed assistenza ai più miseri e ai bisognosi di cure.
Si stabilisce che in ogni sestiere ci sia una farmacia addetta a restare aperta notte e giorno per fornire gratuitamente medicinali, cibo e aiuti di vario genere ai più miseri, una di esse era nei pressi di Porta dei Vacca.

Porta dei Vacca (2)

Nulla è sufficiente a salvare la città, insieme alla malattia si diffonde il terrore dell’epidemia, le cronache del tempo narrano vari esempi di diffidenza, in particolare nei confronti dei medici accusati di riservare ai ricchi cure migliori rispetto ai poveri.
Le strade si svuotano, le botteghe restano chiuse.
E per le vie di Genova si assiste a scene di manzoniana memoria rese ancor più drammatiche dalla conformazione della città.

Vico dietro il Coro delle Vigne (7)

Nei vicoli stretti e angusti le morti sono più frequenti che altrove, c’è anche la difficoltà di trasportare i defunti fuori dalle loro case, l’epidemia dilaga senza sosta, quando una persona muore per il colera si prelevano dalla sua casa tutte le cose ritenute infette, le stesse vengono mandate al Lazzaretto della Foce.
Si cerca anche di portare via le persone dai luoghi malsani e di collocarle in posti salubri.
Chi può fugge, chi resta si affida alla misericordia del cielo e alla mano del Signore e come sempre le prime vittime sono i più miseri, per i tanti orfanelli si aprono le porte dell’Albergo dei Poveri.

Albergo dei Poveri

Sono diversi coloro che si mettono a disposizione del prossimo, fino a settembre il colera dilagherà impietoso.
Le zone più colpite sono quelle vicine al porto, Prè è il sestiere che paga il prezzo più alto, anche a Portoria, al Carmine e alla Maddalena si registrano numerosi casi, le strade ampie, come Via Balbi e Via Garibaldi, sono colpite in maniera molto minore dall’epidemia.

Via Garibaldi

In questo scenario da tregenda, immaginate un certo palazzo del centro storico, in Piazza Soziglia.

Piazza Soziglia

Non possiamo figurarci i visi delle persone che abitarono in questa casa, i loro occhi hanno veduto l’inferno e poi hanno scorto una luce, la salvezza della vita e un nuovo principio.
Nel tempo in cui ci si affidava alla Divina Provvidenza e al cuore della Vergine Maria, il culto di Lei era molto diffuso nella città di Genova.
Forse là visse una giovane madre di molti figli, forse in quelle stanze respirò una vecchia devota che snocciolava continue preghiere alla Madonna, chiedendole aiuto e protezione.

Piazza Soziglia (2)

Quando passate in Soziglia prestate attenzione, sul marmo è incisa la memoria di quei giorni drammatici.
Questo palazzo venne risparmiato, nessuno dei suoi abitanti perse la vita a causa del colera e così, sul finire di quell’anno, questi genovesi vollero apporre questo altorilievo opera di Gio Batta Cevasco sul muro della loro casa, ad eterno ricordo del pericolo scampato.

Piazza Soziglia (3)

Era un altro tempo, fragile e caduco come le tante vite perdute in quella paurosa epidemia che travolse Genova nell’estate del 1854.

Piazza Soziglia (4)

In cima alla Torre di Porta dei Vacca

Avevo da diverso tempo un desiderio: salire lassù, sopra le Torri di Porta dei Vacca.
La storia gloriosa di Genova è passata da qui, le vicende di Porta dei Vacca hanno già avuto spazio su questo blog, ne scrissi diverso tempo fa in questo articolo.
E come spesso mi è accaduto, queste mie pagine mi permettono di conoscere persone che sanno realizzare i miei sogni, è il regalo più bello che abbia ricevuto da questo blog.
Scale, gradini, porte che si aprono su luoghi inaccessibili come questo, le Torri di Porta dei Vacca non sono aperte al pubblico.

Porta dei Vacca
Da sempre, passando lì sotto, ho l’abitudine di fare una sosta davanti alla Porta.
Mi fermo e alzo lo sguardo verso l’alto, sono imponenti e maestose le torri.
Ed io finalmente sono stata lassù, potete immaginare la mia felicità!

Porta dei Vacca (2)

Uno, due, tre scalini.

Porta dei Vacca (3)

E poi la luce del cielo, sembra ancor più vicino l’azzurro.
E guarda verso la Lanterna, oltre i merli della Torre.

Porta dei Vacca- Vista

Osservo e penso.
Davanti a me si snoda la curva sinuosa di Via Prè, non si vede il fondo della strada, in questi caruggi di case altissime.

Porta dei Vacca - Vista

La città dei tetti e le sue nascoste meraviglie, a pochi è concesso di vederle.
Guarda, guarda le ardesie spioventi, i fiori gialli e rossi, gli abbaini e i comignoli in fila.
Osservo e penso, noto una finestrella.
Se io abitassi lì verso sera metterei una musica dolce e mi affaccerei per vedere il sole che lentamente declina.

Porta dei Vacca - vista (2)

E ancora piante, finestre e terrazzini, le magie di Prè e della città vecchia.

POrta dei Vacca - vista (3)

E di nuovo guardo verso il mare e ho davanti l’altra Torre.

Porta dei Vacca - vista (4)

E poi ancora Genova, dai caruggi alle alture.

Porta dei Vacca - vista (5)

E lo sapete, è la mia passione guardare la città dei tetti e tempo fa vi portai in cima a un palazzo sul quale si trova un suggestivo giardino d’inverno, i miei lettori abituali avranno memoria di questo articolo.

Giardino d'inverno
Le torri maestose dominano Genova e da lassù si vede anche la struttura di quel giardino d’inverno, eccola qua, tra Via Prè e Via Balbi.

Porta dei Vacca - vista (6)

E il bianco campanile di Santa Fede, in quale altro luogo potrete vederlo così da vicino?

Porta dei Vacca - vista (7)

Passa un gabbiano, sorvola il Galata Museo del Mare e una grande nave da crociera.

Porta dei Vacca - vista (8)

Sarei rimasta lassù ore ed ore, a cercare case, palazzi, strade.
E l’ho veduta così la chiesa dell’Annunziata.

Porta dei Vacca - vista (9)

Un’altra veduta, in una diversa direzione, questa è Via del Campo.
E laggiù si distingue la sagoma inconfondibile della Torre dei Piccamiglio, un altro dei miei sogni, un giorno andrò lassù.
E poi lì di fronte, sorprese di caruggi, guarda bene i tetti vedrai bellezze che non hai veduto mai.

Porta dei Vacca - vista (10)

E ancora vicoli e grigio d’ardesie.

Porta dei Vacca - vista (11)

E non ci credo ancora che sono stata lassù, come già vi ho detto le Torri non sono aperte al pubblico, io ho avuto il privilegio di avere un permesso speciale e ringrazio di cuore chi ha reso possibile tutto questo, spero che un giorno questa ricchezza venga restituita alla città e a coloro che la amano.
Eccola Genova, dall’alto della svettante Torre.

Porta dei Vacca - vista (12)

Conto i terrazzini, vorrei salire su ognuno di essi, ogni prospettiva diversa è una nuova emozione e una scoperta.

Porta dei Vacca - vista (13)

Bianco, grigio e inaspettato spicca là in mezzo il giallo ocra, meraviglie della città vecchia.

Porta dei Vacca - vista (14)

E resto a guardare.
E da lassù persino la Sopraelevata ha un fascino tutto particolare, si snoda tra le case e il mare.
Questa è Genova dall’alto, da una delle Torri che venne eretta in sua difesa.

Porta dei Vacca - vista (15)

Passerò ancora là sotto, ancora alzerò lo sguardo verso l’alto e tra me e me penserò a questo giorno, il giorno in cui sono salita lassù, in cima alla Torre di Porta dei Vacca.

Porta dei Vacca (4)

Sulle Torri di Porta Soprana, munita di una mirabile cinta di mura

Ben presidiata d’uomini e munita di una mirabile cinta di mura, così si legge su un’iscrizione che si trova su Porta Soprana.
Vi ho già narrato le vicende della sua costruzione, che risale al 1155, se desiderate leggere la gloriosa storia di Porta Soprana, delle tante lapidi che si trovano sulle sue mura e del mondo che gravitava all’ombra delle sue torri, vi invito a leggere questo articolo.
Ma oggi vi porto lassù, sopra le torri.
E sarà come viaggiare nel tempo, in un passato lontano e per noi misterioso.
Tenebre scure e sinistre avvolgono le mura e le torri.

Porta Soprana

L’arco della porta, dove un tempo erano appese le catene del porto di Pisa, portate in trionfo a Genova dopo averle strappate ai nemici nel 1290.

Porta Soprana (2)

Porta Soprana, la testimone silenziosa della storia di Genova.
Suggestiva di notte e splendente sotto la luce del giorno.

Porta Soprana (3)

Porta Superana, gemella di Porta dei Vacca, come già vi dissi, ospitò un tempo il boia di Genova, un certo Louis Victor Samson, parente stretto di colui che decollò il Re di Francia e la sua illustre consorte al tempo della Rivoluzione Francese.
E allora entriamo a Porta Soprana e salutiamo con una certa reverenza chi ci accoglie all’ingresso.

Porta Soprana (4)

E con altrettanta cautela saliamo le scale, verso le due torri.
Sono gradini altissimi questi, come sempre capita in edifici tanto antichi.

Porta Soprana (5)

E superata la prima rampa il vostro sguardo andrà in cerca della città.
Si cammina per i caruggi protetti dalla loro altezza, ma qui li si osserva da una prospettiva differente.
E lo sguardo trova Via Ravecca.

Via Ravecca

E salita del Prione, che scende gentile e sinuosa verso Piazza delle Erbe.

Salita del Prione

Potrete percorrere un breve tratto del camminamento di ronda delle mura del Barbarossa.
E poi camminerete qui, tra le torri, sospesi sulla città.

Porta Soprana (6)

La traccia del tempo è di solida pietra che resiste all’usura, allo scorrere delle ore e alle intemperie.
La traccia del tempo è sotto questi archi.
Porta Soprana, la testimone silenziosa della storia di Genova.

Porta Soprana (7)

E poi, d’un tratto, vertigine.
E come ho già avuto modo di ricordare, la prima volta che salii quassù mi impegnai nell’ascesa come se si trattasse di una normale scala.

Porta Soprana (8)

Ma questa è la scala della Torre!
Affrontatela con una certa calma, è un consiglio da amica, questi gradini sono stati fatti per gente di ben altra fibra, ve lo dico io!

Porta Soprana (9)

Vertigine e vortice, grandezza e imponenza.
Dentro la torre, la testimone del nostro passato.

Porta Soprana (10)

La città che si scorge appena in uno scatto che potrebbe rappresentare parte dell’essenza di Genova.
Così si intravede la luce in certi nostri caruggi.

Porta Soprana (11)

E ancora si sale.
E così si mostra ai vostri occhi la Superba.
E questa è un’immagine che racconta una storia.
Una storia di monti innevati  e del campanile di una cattedrale che svetta fiero.
Una storia di case strette, addossate una all’altra, se le osservate dalla strada non vi parrà che siano così alte, eppure le vedrete così, mentre salite verso la Torre.
I luoghi hanno un’anima e l’anima di Genova ama giocare con l’infinito.

Genova

Vertigine, gradini.

Porta Soprana (12)

E una porta che si apre sul blu.

Porta Soprana (13)

E siete in cima alla Torre.

Porta Soprana (14)

Tra i merli, in un spazio che non è poi così ampio.

Porta Soprana (15)

E anche le Torri giocano con il cielo, certo.

Porta Soprana (16)

Una sfida continua.

Porta Soprana (18)

E non sono certa che a vincere sia l’infinito!

Porta Soprana (19)

E la Torre accanto a quella in cui mi trovavo si distingueva eccome dagli edifici moderni che le fanno da sfondo!

Porta Soprana (17)

La Superba vi circonda, attorno a voi le tante anime di Genova.
La città dei nostri tempi, Piazza Dante e la sua modernità.

Piazza Dante

La città delle alture, della circonvallazione e dei corsi.

Genova (2)

La città dei tetti così vicini uno all’altro.

Genova (3)

Le strade sotto di voi, ancora Salita del Prione e Via di Porta Soprana.

Genova (4)

Altezza e vertigine, un piccolo berceau, il mare e il porto.

Genova (5)
E questa è Genova.
E poi si scende, scale e vortice.
Vertigine.

Porta Soprana (20)

E le si guarda ancora le Torri di Porta Soprana, da lassù è ben evidente la loro struttura.

Porta Soprana (21)

Le Torri di Porta Soprana sono visitabili grazie all’Associazione Culturale Genovese Porta Soprana , volontari che permettono ai cittadini e ai turisti di accedere ad alcuni monumenti cittadini.
Nel caso specifico, unitamente alle Torri è possibile visitare con un unico biglietto la Casa di Colombo che si trova a breve distanza.
Gloriose e magnifiche svettano le Torri contro il cielo di Genova.

Porta Soprana (22)

E così termina questa passeggiata su per le scale della testimone silenziosa del nostro passato.
Vi lascio con le memorie di un viaggiatore, uno dei massimi poeti italiani, Gabriele D’Annunzio.
Venuto a Genova per inaugurare il monumento dei Mille, volle vedere Genova di notte e lo spettacolo dei suoi palazzi con l’oscurità.
Vide anche Porta Soprana, colei che un tempo fu  ben presidiata d’uomini e munita di una mirabile cinta di mura, e così scrisse:

Non dimenticherò mai Porta Soprana immersa nel chiaro di luna.
Le vecchie pietre sembravano fosforescenti.
Il cielo che si vedeva al di là dell’arco era come uno specchio rivolto verso il mare, che quella sera doveva essere d’argento.

Porta Soprana (23)

Porta dei Vacca, baluardo e difesa di Genova

Vi ho già narrato alcune storie e vicende legate a Porta Soprana, anche detta Porta di Sant’Andrea, che svetta con le sue torri, sui caruggi che la circondano.
Questa porta ha una gemella, che si trova all’inizio di Via del Campo, e osservandola a una certa distanza è ben evidente quanto essa fosse stata posta in quella posizione a baluardo e a difesa della città.
E’ Porta Sottana, nota anche come Porta dei Vacca o di Santa Fede, dal nome della chiesa situata qui accanto.

La costruzione di entrambe le torri risale al 1155, agli anni nei quali il Barbarossa minacciava di assoggettare Genova.
E i genovesi, che tanto avevano a cuore la loro indipendenza, eressero mura altissime, per difendere la Superba dagli attacchi del nemico.
Le mura, che vennero terminate nel 1159, partivano da Porta Soprana, proseguivano fino alla chiesa di San Domenico, sita dove ora si trova il Carlo Felice e poi salivano in Piccapietra, dove si trovava una porta merlata di torri.
Scendevano poi per Salita Santa Caterina, e lì si incontrava la Porta di San Germano presso l’Acquasola.
Poi ancora giù, in Piazza Fontane Marose, verso il colle di Castelletto e infine Sant’Agnese, ovvero la zona situata alle spalle di Piazza della Nunziata.
Terminavano qui, a Porta dei Vacca.
Scrive Michele Giuseppe Canale:

giravano cinquemila cinquecento venti piedi; le ornavano mille sessanta merli; erano innalzate per le quattro quinte parti nello spazio di cinquantatrè giorni, meraviglioso a dirsi!
Nuova Istoria della Repubblica di Genova del suo commercio e della sua letteratura dalle origini all‘anno 1797 (1858)

Si narra, infatti, che il popolo di Genova lavorò giorno e notte per erigere queste mura, tanto importanti e vitali per la salvezza della città.
E noi oggi vediamo la Porta dei Vacca inglobata nel tessuto urbano, tra le case, ma un tempo qui il panorama era assai diverso.


E allora pensate, alla sua sinistra era il prato del Vastato e dal lato opposto il mare.
E il ponte levatoio, certo quello non poteva mancare!
Eh, purtroppo le torri non si possono visitare!
E io non posso sfidare le mie vertigini e salire fin lassù!
Eh, chissà che spettacolo! Via Prè, Via del Campo e la Torre dei Piccamiglio vista da un’altra prospettiva!

Quando mi piacerebbe andare là sopra!
Ecco, perché non si può? Non sarebbe un’attrattiva di grande rilievo per i molti turisti che a pochi metri affollano l’Acquario?
Eh sì, di loro mi ricordo sempre!
Ma certo anche molti genovesi vorrebbero affacciarsi da qui!

Noi camminiamo, incuranti, accanto al nostro passato.
A volte neppure sappiamo cosa sia accaduto, in certi luoghi.
La porta Sottana, denominata dei Vacca dal nome di una famiglia che intorno al 1100 aveva qui le proprie case, era l’ingresso della città.
Per oltrepassarla e introdurre merci dentro la Superba occorreva corrispondere una gabella.
E Via del Campo, negli anni nei quali la Porta ebbe tanta rilevanza, divenne la strada più importante di Genova.

Quando passate sotto la Porta, sulle sue mura trovate ancora le lapidi che vennero qui collocate quando Porta dei Vacca venne eretta.

Qui, come accadde in Porta Soprana, i genovesi appesero le catene del porto di Pisa, strappate alla Repubblica nemica nel 1290.
Eh, siamo un po’ duri da queste parti e per rivederle indietro i Pisani dovettero aspettare qualche secolo.
Infatti fu solo nel 1846 che la città di Genova restituì quel trofeo di guerra.
C’era da fare l’Italia, in fondo mica potevamo tenerci il bottino appeso alle porte della città!
E queste torri, come quelle di Porta Soprana, nella prima metà del 1200 divennero oscure e cupe prigioni, luogo di morte e di tortura per delinquenti o presunti tali.


Ai nostri giorni le torri di Porta dei Vacca sono un po’ trascurate, forse dimenticate.
Eppure quando i turisti ci passano sotto, li vedi alzare gli occhi verso l’alto e domandarsi cosa sia mai quella costruzione imponente che separa Via del Campo da Via Pré.
Accade spesso, e sono tedeschi, inglesi o italiani, con la cartina in mano cercano di raccapezzarsi nel dedalo dei nostri caruggi e guardano in su, verso le torri.
E forse no, forse non sanno.
Questa è Porta dei Vacca, difesa e baluardo della città di Genova.