Panorama

Ci sono parole che preannunciano vera meraviglia, ci sono parole che sono come promesse o libri da leggere, canzoni allegre da imparare a memoria e da ricordare con nostalgia.
Una di queste parole è per me panorama, una sequenza di sillabe da pronunciare con lentezza, un’armonia calma e quieta che racchiude e svela l’ampiezza degli orizzonti vasti e di ciò che lo sguardo tenta sempre di catturare.

Cerchiamo sempre il nostro panorama, il mondo che ci appartiene e che vorremmo trattenere negli occhi.
Cerchiamo sempre il nostro panorama e quando lo troviamo magari amiamo condividere la nostra gioia.

Uccellini (1)

Noi qui, con la fiera caparbietà di coloro che vivono vicino al mare.

Uccellini (2)

E poi ogni panorama, in qualche maniera, è un nuovo viaggio.

Uccellini (3)

Ed è anche ritrovarsi e riconoscersi.
Lassù, osservando antiche torri, tetti, campanili, case e mare.

Genova (1)

E gru e porto mentre il vento soffia leggero.
Ed è una canzonetta, una melodia di qualche nota, una musica che suona e tu segui il suo ritmo: panorama.

Genova (3)

Ovunque sia, se ti sei fermato ad ammirarlo in qualche modo appartiene anche a te: è il tuo panorama, nei tuoi occhi.

Genova (4)

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D’argento

Ha quella bellezza lì, il coraggio.
È fatica, entusiasmo, protervia e condivisione, è desiderio intenso che fa battere forte il cuore.
E hai una meta e un destino, forse soltanto un sogno da afferrare e provi a raggiungerlo con tutta la forza che hai.
L’acqua inquieta in un turbine vorticoso, il cielo sovrastato da nuvole basse, le grandi navi alle spalle e la riva davanti agli occhi.
E la stanchezza e l’incontenibile volontà di riuscire nella propria impresa.
Ecco, il coraggio ha proprio quella bellezza lì.
Le mani stringono il remo, il legno fende l’acqua e tu scivoli via, verso il tuo sogno, su un mare d’argento.

Els, Irene e Miss Fletcher

E oggi vi racconterò di loro, Els e Irene sono le amiche olandesi di Miss Fletcher.
A dirvi il vero è stata proprio una sorpresa sapere di avere queste affezionate lettrici nella terra dei tulipani, un bel giorno però Els e Irene si sono rivelate lasciando un commento ad uno dei miei post e sono contenta che lo abbiano fatto.
Els e Irene sono due fantastiche ragazze ottantenni e ho anche avuto la piacevole occasione di conoscerle in quanto pochi giorni fa sono venute a Genova.
Infatti dovete sapere che loro due leggono le mie paginette proprio perché amano la mia città e l’hanno visitata più di una volta, un giorno mi hanno scritto di essere andate a cercare Piazza della Giuggiola proprio perché l’avevano vista su questo blog.
Els e Irene sono due persone brillanti, colte, entusiaste e allegre.
Sono mamme e nonne, sono amiche da molti anni e da tanto tempo amano viaggiare insieme.
Parlano l’italiano e mi hanno detto che hanno voluto studiarlo per poter leggere la Divina Commedia in lingua originale.
E così abbiamo trascorso un bel pomeriggio insieme: Els, Irene e Miss Fletcher a zonzo per i caruggi, proprio come piace a noi!

Abbiamo visitato la chiesa della Nunziata e abbiamo fatto merenda alla Marescotti, poi abbiamo piacevolmente gironzolato in Via della Maddalena e in Via Luccoli.
Su e giù, quel giorno c’era anche un bel sole e quindi abbiamo anche gustato un cono di pesce fritto da asporto comodamente sedute su una panchina al Porto Antico, davanti al mare di Genova.
È sempre una gioia incontrare persone speciali come loro e oggi le ringrazio per il bel pomeriggio passato insieme e anche per i deliziosi cioccolatini che mi hanno portato in dono dall’Olanda, nella carta che li racchiude c’è il disegno di un mulino a vento.
Il blog regala sempre splendide esperienze e incontri imprevedibili, questa volta mi ha portato per le strade della mia città insieme a due persone fantastiche.
Care Els e Irene, vi ringrazio di cuore di tutto e spero davvero di rivedervi presto!

Più tardi

E giunge il tempo della luce intensa e delle pigre giornate estive.
Aspetta, vedrai il tramonto, più tardi.
Arriverà e sarà di tenue rosa, con polverose velature di pesca contro il cielo chiaro di questa stagione.
Arriverà con delicata leggerezza, lentamente.
Ed è tutto differente quando l’aria gelida ti sfiora la pelle e quando devi sfidare il vento di mare per guardare il sole che incendia l’orizzonte.
L’inverno regala tramonti di arancio e oro, così diversi da quelli di questa stagione.
Adesso no, ora il sole tramonta più tardi.

Quelli che girano in coppia

E poi ci sono quelli che girano in coppia, solitamente li incontro al Porto Antico e anche questa volta li ho visti proprio lì.
Svolazzando o zampettando così, davanti al mare, tra l’altro è il posto ideale per trovare qualcosa da mettere nel becco!

Un voletto, una piccola sosta guardandosi intorno.

Sempre con una certa cautela, per carità!

E anche con una naturale ritrosia, tipi come questi amano starsene un po’ in disparte.

E come ho detto questi qui girano in coppia.
Si spartiscono le briciole, dividono uno spazio di cielo e forse anche il nido ed è sempre un piacere incontrarli davanti al mare di Genova.

I capricci di marzo

I capricci di marzo rendono le giornate imprevedibili, è un mese bizzoso questo e bisogna adeguarsi alle sue intemperanze e ai suoi entusiasmi da ragazzino.
È così marzo.
D’improvviso, una mattina ti fa trovare i primi boccioli rosa sui rami degli alberi, io li ho visti al Carmine, sotto a un cielo splendente.

E poi.
E poi il giorno dopo sono arrivate le nuvole.
Marzo però è anche generoso e regala luce che scivola sull’acqua trasformandola in magico specchio.

E a volte, poi, rimbalzano i raggi del sole sui muri dei caruggi e cadono giù, scivolano piano per le discese, accarezzano le finestre e le nostre mani desiderose di primavera.

E invece no, magari ritorna ancora a piovere ma poi di nuovo risplende il sereno e il cielo si riflette tra gli alberi e nella pioggia caduta in Spianata Castelletto.

Marzo poi porta anche nuova vita ed è sempre una gioia per me ospitare nuovi fiori qui sul terrazzo.

Sono così i capricci di marzo, non puoi sapere quando avrà smesso di farti i dispetti con il suo caratterino vivace.
E accade così prima del tramonto, quando l’azzurro del mare pare velarsi d’argento mentre l’orizzonte si tinge di pallido rosa.
È marzo che ci dona i suoi colori nelle sere di primavera.

Sulla terrazza di Palazzo Reale

Genova dall’alto è sempre una magia incantevole, accade così di lasciarsi affascinare ogni volta che la si osserva da un punto panoramico privilegiato o magari da certi terrazzini sospesi sui caruggi, ancor di più vedrete lo splendore della Superba se andrete sulla terrazza di Palazzo Reale in Via Balbi.
Il sontuoso edificio fu dimora della nobile famiglia Balbi che lo fece costruire intorno alla metà del ‘600, in seguito appartenne ai Durazzo e poi fu reggia dei Savoia, sulla guida del Chiozza risalente al 1874 viene definito Palazzo della Corona.

Ai nostri giorni è un prestigioso Museo Nazionale e vi sono esposti opere d’arte e quadri di celebri pittori come Van Dick e Tintoretto, una passeggiata in quelle sue stanze è davvero un viaggio a ritroso nel fasto della Superba.
E poi, sotto al blu di Genova, ecco la magnificenza della terrazza.

Camminare qui svela prospettive privilegiate dello splendido palazzo.

E il nostro passato si mescola al nostro presente, da qui si vedono grattacieli, traghetti, mare e porto.

E campanili, gru, tetti scintillanti di grigio.

E le perfette armonie di un prezioso edificio genovese.

Oltre ai tetti aguzzi vi capiterà di scorgere la sommità di un struttura in ferro: è il giardino d’inverno che sovrasta Via Balbi e Via Prè e che vi ho mostrato in questo articolo.

E da quel tetto sul quale è collocato il giardino d’inverno ho potuto fotografare Palazzo Reale in questa maniera.

E ho veduto questa prospettiva della terrazza.

In luoghi come questo credi di poter immaginare quello che è stato e che ora non è più, resta a noi il dovere di difendere e valorizzare le bellezze che ci sono state lasciate.

Davanti all’orizzonte celeste e chiaro si stagliano i bianchi marmi.

E attorno a voi Genova.
Genova e le sue passate grandezze di prepotente bellezza.

Genova incastonata tra le colline e il mare, Genova di ardesie, finestre, comignoli, scalette, caruggi dei quali da qui non puoi vedere il fondo.

Genova con il suo vento, le nuvole bianche che scorrono sul palazzo appartenuto alla nobiltà cittadina e ora patrimonio di tutti noi.

Genova che si riflette sui vetri, Genova così come la osservano le fiere figure ritte sulla balaustra.

Nel tempo che è stato e in quello che verrà.

Passeggiando sulla terrazza, con lo sguardo che trova il mare, la Lanterna, la città operosa e in continuo movimento.
Sotto di voi vedrete parte del risseu che decora il giardino del palazzo ma questa è un’altra storia che presto vi racconterò.

Semplicemente Genova.
Con i suoi contrasti e i suoi splendori, nelle affascinanti prospettive di Palazzo Reale.

L’ultima pioggia

L’ultima pioggia ti sorprende mentre aspetti la primavera.
Arriva senza fragore eppure è intensa e constante e tu invece ami sentirla cadere leggera, ti piace camminare senza ombrello, incurante delle pozzanghere, correre sotto i portici al riparo e poi mettere la mano fuori per vedere se piove ancora.
E guardare in su mentre rasserena e mentre l’aria profuma di acqua.
E poi a volte riprende a piovere e allora ti fermi di nuovo in un portone, magari entri in un baretto a bere una tazza di tè, te ne vai in libreria a sfogliare le decine di libri che vorresti comprarti e alla fine esci sempre con qualche acquisto.
Tu che ami anche la pioggia.
E i romanzi francesi.
E il temporale, ma solo in estate quando puoi sentire le gocce che cadono sul tetto.
E il vento che porta via le nuvole e fa tornare il sereno.
E il mare sempre, anche quando piove.

Stringendo le reti

Mi capita spesso di camminare di fronte al mio mare, là dove approdano le barche dei pescatori.
E ancora ritorno, sempre.
E ritrovo le rete intrise di sale e a volte quella sedia vuota.

E poi, in certi altri giorni, qui ho veduto i custodi di una sapienza antica, a dire il vero in questi casi mi fermo sempre a guardare.
In silenzio, senza disturbare.
Mentre immagino le reti che sfiorano le rocce e catturano conchiglie aguzze, pesci guizzanti e alghe scivolose.

E poi sono mani abili e sapienti a riparare quelle reti.
Ed è un rito che possiede profonda saggezza e richiede pazienza e dedizione, amore e lentezza.
E tempo, tempo scandito dal rumore del mare.

E allora tu puoi soltanto restare a guardare mentre le reti scivolano piano tra quelle dita.