La Madonna dei facchini di Ponte Reale

Ancora una volta vi mostra un’antica immagine religiosa, venerata dai fedeli del passato di Genova, essa si trova sulla facciata di Palazzo Millo al Porto Antico e così, anche da visitatori, vi sarà semplice trovarla.
Protetta da un vetro che ne difende la bellezza, l’antica edicola è stata anche sottoposta ad accurati restauri.

Due targhe marmoree narrano le sue vicissitudini, in quanto questa scultura nel corso del tempo ha avuto evidentemente differenti collocazioni.

E se osserverete la scultura nei particolari noterete come essa sia un’opera di pregio, nel marmo prendono vita diverse figure: al centro la Madonna della Città con il piccolo Gesù tra le braccia, con lei ci sono i Santi Giovanni Battista ed Erasmo.
In questi luoghi a due passi dal mare e dal porto che sempre ha dato lavoro ai genovesi, questa immagine sacra pare essere legata ad un antico mestiere così importante per una città portuale.
Si narra infatti che questa fosse proprio la Madonna venerata dai facchini di Ponte Reale, a lei essi rivolgevano le sue preghiere.

Così ancora si staglia, sotto il cielo di Genova, davanti a quel mare che per alcuni è vita, fonte di sostentamento e lavoro, così ancora si posa sui genovesi lo sguardo della Madonna della città.

Luce sul mare

Luce sul mare che così cade, accolta nell’abbraccio dell’acqua.
Fluttua leggera, brilla e mai si posa.
Lieve si dissolve appena in sfumature di rosa e di oro.
Luccica in lontananza e freme, vibra, si confonde e scivola via, sospinta da propizia brezza marina.
Luce sul mare, così diffonde il suo chiarore sui pensieri e sull’orizzonte del tempo che verrà.

Una cartolina dal Porto di Genova

Vi mostro una bella cartolina del passato che racconta il nostro porto, le sue navi, i viaggi e le partenze.
È una cartolina che venne spedita in un giorno di luglio del 1924, è un frammento di una Genova differente dalla nostra eppure sempre riconoscibile.
Con le navi magnifiche e una barchetta che leggera viene sospinta sul mare mentre il remo fende l’acqua salata.

Il tempo scorre, il mare ancora ha lo stesso profumo.
E ancora una diversa barchetta scorre davanti allo sguardo in un tempo diverso.
Genova, comunque la osservi, è il suo porto, sua anima ed espressione della sua gente, della sua grandezza, del suo lavoro.
Genova, comunque la osservi, svela sempre qualche parte di sé così sapientemente definita da Giorgio Caproni nella sua Litania:

Genova tutta colore.
Bandiera. Rimorchiatore.

Mentre il tempo scorre, fluendo come onda che svanisce e si rigenera.
Lassù, in quell’epoca distante, due vite, mani operose, una saggezza antica e il pensiero che l’esistenza, in fondo, è esattamente quella cosa lì: respirare e rimanere in equilibrio sulle cose.

Così è adesso, così è sempre stato, anche in questo frammento di un tempo lontano che ci riporta davanti agli occhi le cime, le scafi, la spuma del mare, la vita di un’epoca diversa nel porto di Genova.

Riflessi genovesi

Sono riflessi genovesi, sul mare calmo, dal Porto Antico alla Darsena.
Sono note di bianco, di blu e di celeste e colori che si mescolano a voci e suoni della città e del porto.

Tremula acqua luccicante sulla quale dondolano le barche.

Sono riflessi genovesi di un luogo dove amo sempre ritornare, cercando la Lanterna, le catene dei pensieri e dei desideri.

Sono riflessi genovesi e arancio acceso, davanti al Galata Museo del Mare.

E barche di pescatori, vivaci e allegre, raccontano l’avventura delle onde e del salmastro.

E il riflesso di un gozzo e diverse tonalità di verde e di azzurro.

Sono riflessi di Genova, un orizzonte familiare, i colori e i profumi di casa.
Il galeone, linee di barche, luccicante blu e cielo celeste e riflessi genovesi, una mattina di settembre al Porto Antico.

Una semplice attesa

Era una semplice attesa.
L’acqua ferma, le nuvole, i riflessi evanescenti.
Era una memoria di onde, di reti e pesci guizzanti, di albe salmastre e di vento pungente.
Era una sfida da accettare, una nuova avventura da vivere, una quiete inaspettata.
Era un nome non più pronunciato, era una parola soltanto, un tempo svanito.
Era una semplice attesa, con la speranza di una nuova partenza.

Gabbiani e riflessi d’inverno

Così si ritorna, sempre, davanti al mare freddo d’inverno, anche quando spira gelido il vento.
È il mare di Genova e del Porto Antico, con le barche placide, le persone che passeggiano lente, i pesci che guizzano vivaci.
E sopra un cielo di nuvole e la luce che filtra donando riflessi d’argento.

Sulla superficie dell’acqua leggeri fluttuano i gabbiani.

E il mare luccica di freddi bagliori metallici.

E là, in mezzo ai bianchi gabbiani, ecco che spicca un diverso signore del cielo: un cormorano.

E poi ancora vento, cerchi concentrici e un battito d’ali.

Semplicemente scivolando sul mare.

Mentre le nuvole si specchiano nell’acqua in un pomeriggio di Genova e d’inverno.

Camminando sotto la pioggia

E sono andata a camminare sotto la pioggia, davanti al mio mare.
E davvero non c’era nessuno.

C’era la pioggia e c’era il suono del mare.
E le panchine vuote, tutto questa aria salina fresca e vitale.

E ho camminato, immersa nei miei pensieri mi sono fermata a guardare le navi, con la testa ai viaggi veri e alle metafore dei viaggi.

In un bagliore di luci e di dolcezze della sera.

E poi laggiù, fino alla mia amata isola delle Chiatte dove sempre vado a rincorrere i tramonti.

Dondolando sull’acqua, nella prima sera di dicembre.

Mentre ancora brilla il porto della mia città e ancora luccica la Lanterna.

In una sera di Genova e di pioggia.

Come un fiore selvatico proteso sul mare

L’altro pomeriggio sono andata al Porto Antico.
Non era una giornata particolarmente luminosa e tuttavia mi è sembrata la cosa giusta da fare: ogni tanto, quando posso, vado a salutare fratello mare.
E intanto cerco le barche dai nomi curiosi, i gabbiani maestosi, gli uccellini ciarlieri che si posano sulle corde da pesca.
Così sono arrivata fino all’Isola delle Chiatte e davanti a me camminava una signora di una certa età: borsetta sotto il braccio, giacca blu, passo cadenzato e andatura elegante, osservava l’orizzonte immersa nei suoi pensieri.
Altri genovesi poi se ne stavano seduti sulle panchine ad ascoltare il lento sciabordio delle onde e guardare quel panorama che per noi è casa: la Lanterna, i Magazzini del Cotone, le navi.
In un istante di quiete sospesa.
Ho camminato ancora, in un pomeriggio d’autunno sovrastato da nuvole grigie e inquiete.
Ho raggiunto la zona dove è situato il Galeone, come sempre ho indugiato ad ammirare le barche e quello scorcio di porto con i moli, le vele e i riflessi d’argento di questa stagione.
E poi, mentre ero appoggiata alla ringhiera, ho abbassato lo sguardo verso l’acqua e là ho veduto quei petali vibranti di giallo e lo stelo sottile.
E allora mi sono fermata ad osservare e ricordo di aver pensato che la vita in fondo è proprio così, come un fiore selvatico proteso sul mare.

Guardando Genova dal Santuario della Madonnetta

E così Genova si svela e il panorama si distende davanti agli sguardi dal terrazzo del Santuario della Madonnetta, un punto di osservazione privilegiato dove ho avuto la fortuna di trovarmi nel corso della mia visita.

Ecco lo specchio celeste del mare, la ruota panoramica, il bigo e i tetti della Superba.

Le barche e i Magazzini del Cotone, il posto dove amo andare a camminare controvento e ad ammirare il tramonto.

E quella magia di ardesie, di finestre e campanili, di abbaini sui tetti spioventi di Genova e le navi laggiù.

C’è sempre qualcosa di meraviglioso e straordinario nella semplice sensazione di ritrovare da un diverso punto di vista i luoghi che conosco e cercare così di distinguere strade, caruggi e piazzette in quel formidabile intrico che vive, palpita e respira.

Ed è azzurro d’autunno e luce brillante di Genova.

Ancora le navi, la sopraelevata che si snoda sinuosa e l’incanto della Superba.

Alle spalle poi, le vertiginose bellezze della città in salita, le case abbarbicate sulle alture, i binari della Funicolare Zecca Righi e la piccola e inconfondibile vettura rossa che va su e giù.

E ancora il sole che così fa luccicare il mare in un tiepido pomeriggio ottobrino.

Così si ammira la mia città dal Santuario della Madonnetta che in certe sere incantevoli così si staglia tra le nuvole rosa nelle luce del tramonto.