Guardando il mare al Porto Antico

E si torna, di nuovo, a guardare il mare al Porto Antico.
Scrutando l’orizzonte, tra vele, barche e viaggi che iniziano o terminano su questa riva, sognando forse altre terre da raggiungere.
Oppure, semplicemente restando a respirare l’aria fresca intrisa di sale per fantasticare e immaginare, ricordare e anche sorridere grazie a certe memorie che sembrano vive perché i luoghi, a volte, le conservano e ci offrono l’opportunità di provare ancora sensazioni già vissute.
Guardando il mare.
Osservando la prospettiva moderna della città.
Tra linee, curve, sfumature di azzurro e riflessi.
Su una panchina, come in un quadro di Hopper.
In questa quiete silenziosa al Porto Antico.

 

Una nuova sfumatura di rosa

E poi un bel giorno ti affacci alla finestra e ti accorgi che in porto è arrivata una nave rosa.
Proprio rosa per davvero, io una così non l’avevo mai vista.
A dir la verità, cosa ci può essere di anche solo vagamente romantico in una nave portacontainer?
Direi quasi nulla ma caspita, questa è rosa!

Eccola stagliarsi nel mare azzurro di Genova in una perfetta sinfonia di colori.

E alla fine del giorno, poi, l’ho vista nei contrasti delle luci della sera mentre scintillano le note vivaci della ruota panoramica.
Una nuova sfumatura di rosa, l’arcobaleno e file di container posizionati ordinatamente come mattoncini Lego.

Tono su tono, in una di quelle sere in cui le rondini danno spettacolo regalando una fantastica colonna sonora.

Il rosa poi, a quanto ho visto, sembra armonizzarsi perfettamente anche con i toni d’arancio.

E così accade, in una sera di Genova, con queste sfumature di mare, di navi e di vita del porto.

Ritornare nei caruggi

E ritornare, di nuovo, ancora nei miei amati caruggi.
Con la luce di primavera, con l’aria ancora fresca, attraversando Piazza Fontane Marose così vuota.
E ritornare, di nuovo qui.

E giù per Via Luccoli, di primo mattino, sotto il cielo disegnato tra le antiche case di Genova.
E un cielo come questo, anche se lo hai veduto già mille altre volte rimane ancora e sempre nel cuore e nelle emozioni.

Camminando, nei miei luoghi cari, per le mie care strade.
Camminando, con il pensiero rivolto a queste bellezze, ai vicoletti tante volte percorsi, agli archetti, alle finestre socchiuse, agli affreschi che si intravedono sui soffitti di dimore vetuste, alle scale impervie e ripide, ai terrazzini in cima ai tetti.
Camminando, una volta in più.

Con lo sguardo che cerca le nuvole leggere che fluttuano nel cielo chiaro oltre le ardesie dei caruggi.

In una mattina di maggio poi, arrivare così davanti a San Giorgio, con questa prospettiva ampia e spaziosa.
In questa nostra terra così tenacemente fiera, nel cuore della mia amata città.

E ancora, così, ritornare.
Davanti al mio blu, in uno dei luoghi delle mie consuetudini, dopo tanto tempo ritrovato, ancora come sempre in ogni altro giorno già vissuto.
E restare, per qualche istante.
Qui, al cospetto di fratello mare, a lui ho portato il mio saluto.

Luce d’argento

C’era la nostra ringhiera, un gioco perfetto di linee all’Isola delle Chiatte.
Una di quelle sere, al Porto Antico.
C’erano le nostre panchine dove ci fermiamo a respirare il mare, le chiacchiere, le parole condivise, il bagliore all’orizzonte.
L’attesa, così aspettiamo l’istante nel quale il giorno che se ne va e il saluto di Fratello Sole.
C’erano gruppi di amici e coppie di sposi, camminatori solitari e innamorati del mare.
Là, davanti alla ringhiera, c’era anche una ragazza che come me cercava l’inquadratura perfetta per la sua fotografia.
E c’era la vita del porto, c’erano i pesci guizzanti, la nostra Lanterna, le navi in attesa di partire.
E quel vento che conosciamo così bene, lieve e intriso di sale, in sottofondo lo stridio dei gabbiani.
E là, in un riflesso mutevole e così evanescente, un luccichio: effimera e bellissima una luce d’argento cadeva tremula sull’acqua del mare di Genova.

Una mattina di gennaio

E poi il blu incontra l’azzurro una mattina di gennaio al Porto Antico.
Mentre le grandi navi da crociera attendono il momento giusto per salpare e condurre i loro rilassati passeggeri sull’alto mare.
Ognuno però ha il proprio viaggio e ognuno viaggia ad un diversa velocità.
E così io cammino e poi mi fermo davanti alla ringhiera ad osservare: una barca lentamente lascia la banchina e prende il largo, mentre la brezza fresca sfiora il viso e il sole accarezza la pelle.
Nel frattempo certi remi sospinti da braccia giovani e vigorose fendono la superficie dell’acqua e le canoe svelte si avvicinano.
Ognuno ha il proprio viaggio, mentre l’azzurro incontra il blu.

Gabbiani controvento

Sono così i gabbiani, volano senza paura, nulla può fermarli.
E così li ho veduti librarsi controvento nell’azzurro terso di una mattinata d’inverno al Porto Antico.

I gabbiani sfidano il vento senza timore, scelgono la direzione e raggiungono la loro meta.

Ad ali spiegate, virano fino a sfiorare la superficie dell’acqua.

Non c’è ostacolo che possa fermarli, i gabbiani sono decisi, temerari, sanno esattamente dove desiderano arrivare.

Cantano i gabbiani, con i loro versi concitati sembrano intendersi tra di loro e non si può non seguirli nel loro fiero volo.

Sul loro mare, loro casa e loro respiro.

Indomiti, coraggiosi padroni del cielo e dei profumi salmastri.

Tutti insieme.
I gabbiani si levano alti, non temono tempeste o raffiche di vento, così salgono intrepidi verso l’azzurro e l’infinito.

In un volo che è come un canto accompagnato dalla musica del mare.

Un riflesso bianco e rosso

C’era l’incertezza capricciosa dei primi giorni d’autunno mentre il sole indomito ancora lotta con le nuvole per conquistare la vittoria.
C’era una piccola folla di curiosi, i visitatori si guardavano intorno e camminavano lentamente assaporando ogni passo, alcuni si sono poi fermati a fare qualche foto davanti al galeone dei pirati che dondola pacifico sull’acqua di Genova.
Un sorriso, un ricordo delle vacanze, un frammento di felicità.
C’erano zainetti, scarpe comode, cappellini con la visiera, giacche per la pioggia e occhiali da sole, abiti leggeri e ombrellini pieghevoli, c’era una stagione e anche quell’altra, c’era quella pigrizia dolce del tardo pomeriggio.
E poi quasi impercettibile un alito di vento caldo ha increspato l’acqua salmastra e un riflesso bianco e rosso così vibrante è apparso sul mare di Genova.

Il mare in versi

Le ho vedute per caso, sono scritte per terra e sono poesie che raccontano il mare.
Sono versi di celebri poeti, sono rime che profumano di salmastro, risuonano come onde o come lente maree a noi che distratti camminiamo in queste strade davanti a questo mare.
Tre.
Ne ho vedute solo tre.
E so, tuttavia, che ne sono state viste altre nelle vie della città della Lanterna.
Lettere bianche, i verbi, i suoni, il senso di questa bellezza assoluta, i versi di Ungaretti.

Camminare, leggere, pensare.
E soltanto trovarsi davanti questa armonia.
Le parole intense e la languida malinconia di Camillo Sbarbaro, nostro amato poeta.

Sotto a queste poesie si legge un hashtag e si legge anche che questo è un messaggio ecosostenibile e temporaneo: la bellezza è spesso così, effimera e fugace.
Le poesie scritte per terra preannunciano un evento curato e promosso dall’Università di Genova che si terrà al Porto Antico dal 16 al 18 Maggio, il Festival del Mare offre prospettive diverse e spunti di riflessione legati alla tematica del mare, sono previsti laboratori, conferenze, spettacoli e mostre, qui trovate il programma completo della manifestazione.
E camminando per le strade di Genova prestate attenzione, potreste trovare il suono potente e ritmato di una poesia di Quasimodo, è il mare in versi come evanescente spuma marina che fragile si disfa davanti ai vostri piedi.

La pioggia di maggio

La pioggia di maggio è la sorpresa che non ti aspetti: cade tumultuosa, rende l’aria fresca ma poi il sole glorioso è vincitore e lei le cede il suo posto.
La pioggia di maggio lascia a terra i suoi specchi incantati che riflettono le imprendibili magie della città.
È una bellezza ritrovata, dai contorni lievi ed evanescenti, puoi coglierla se il tuo sguardo curioso sa trovarla nell’acqua di certe umili pozzanghere.
E vedrai finestre, cielo azzurro e insolite prospettive urbane in Via di Vallechiara.

E l’insegna gialla dell’Ufficio Postale, vetri chiusi e profili tremuli.

È così meravigliosa la vita sottosopra con le strade al contrario, sono come sempre le hai vedute e al tempo stesso sono ad un’altra maniera.
Con quei pedoni che incedono calpestando il cielo, è qualcosa di straordinario, credetemi!
E così è Via Cairoli, nell’eleganza del suo curvarsi armonioso.

E fremono al sole le foglioline verdi su certi terrazzini.

La pioggia di maggio regala bellezza improvvisa e quasi miracolosa, si incontra con la luce radiosa e tutto pare splendere.
E là nella pozzanghera ammiri il cielo azzurro e le palme del Porto Antico.

E poi cade ancora qualche goccia e l’acqua si spande in fragili cerchi, in una musica lieve e imprevista, come la pioggia di maggio sulle strade di Genova.

 

La luce in Vico delle Compere

E arriva così la luce in Vico delle Compere: si schianta sui muri antichi e li rischiara, in uno di quei momenti miracolosi ancora più affascinanti perché a volte così brevi.
Questo vicolo non distante dal mare deve il suo toponimo alla sua vicinanza con l’antico Banco di San Giorgio un tempo sede della Compagnia di San Giorgio nota anche come Casa delle Compere e dei Banchi di San Giorgio.
La gloria di Genova è legata a doppio filo a questa antica istituzione, in tempi lontani a Genova si ricorreva appunto alle Compere e cioè a dei capitali presi in prestito da privati i quali ricevevano in cambio sonanti interessi.
E si cammina nella storia, nei luoghi dove il sole ritorna, a questa maniera.

Dove in certe giornate di luce così intensa e vivace è sempre una sorpresa trovare con lo sguardo le prospettive verticali di Genova.

E resta, anche questo, uno dei miei luoghi.
È un caruggio che porta al mare, a pochi passi c’è il Porto Antico con i suoi moli e le sue ariose vastità.
Ed è un caruggio che conduce in Piazza De Marini, dove è sempre piacevole andare a sbirciare le vetrine della libreria antiquaria Dallai.
E così, di volta in volta, mi capita spesso di passare da queste parti.
Tra antichi muri e tracce di vite passate.

Qui il sole rilascia il suo calore su questa pietra nera dove al centro è scolpito il trigramma di Cristo.
Pensate a tutti gli sguardi che si sono posati per qualche istante su queste pietre vetuste che ancora adornano le nostre strade.

La vita, poi, ha il profumo dell’aria del mare.
E ognuno cammina nel proprio destino, sotto il portici, in un tiepido pomeriggio primaverile.
E ognuno ha la propria meta, è il viaggio di ogni giorno, scandito dai ritmi del quotidiano, nei pressi dell’antico Palazzo San Giorgio.
A quel tempo distante ci accomuna questa luce brillante di porto e di mediterraneo, intrisa della vitalità di una stagione nuova, nel gioco di incredibili ombre che cadono tra i muri dei caruggi.
Misteriosa e magnifica, così è la luce in Vico delle Compere.