Le magie delle nuvole di novembre

Questa è la stagione del tempo mutevole, delle serate più brevi, delle variazioni rapide e improvvise, degli incanti da cogliere nel labile spazio di qualche attimo che poi svanisce.
E l’altro giorno sull’orizzonte si stagliava una nuvola leggera e soffice, armoniosa come una bella musica e lieve come una trina delicata.

E poi, tutto ad un tratto, la nuvola aggraziata ha preso a trasformarsi e nell’azzurro genovese è apparso un minaccioso dragone.
Io non sono tanto incline a vedere forme immaginarie nelle nuvole ma in questo caso, oh, era evidentissimo!

Il grande dragone sovrastava così il porto della Superba.

E là è rimasto, sembrava quasi che avanzasse facendosi sempre più temibile.

Poi, tutto è bene ciò che finisce bene, si dice così, no?
E infatti lentamente si è dissolto svanendo nel nulla e dopo qualche tempo altra leggerezza ha preso il suo posto in cielo.

E poi ancora è scesa la sera e l’azzurro si è coperto di nubi così trafitte dai raggi del sole.

Una bellezza d’autunno, di grigio e celeste e di evanescente argento.

Sono le magie delle nuvole di novembre, tra cielo e mare, in una sera di Genova.

La Madonna dei facchini di Ponte Reale

Ancora una volta vi mostra un’antica immagine religiosa, venerata dai fedeli del passato di Genova, essa si trova sulla facciata di Palazzo Millo al Porto Antico e così, anche da visitatori, vi sarà semplice trovarla.
Protetta da un vetro che ne difende la bellezza, l’antica edicola è stata anche sottoposta ad accurati restauri.

Due targhe marmoree narrano le sue vicissitudini, in quanto questa scultura nel corso del tempo ha avuto evidentemente differenti collocazioni.

E se osserverete la scultura nei particolari noterete come essa sia un’opera di pregio, nel marmo prendono vita diverse figure: al centro la Madonna della Città con il piccolo Gesù tra le braccia, con lei ci sono i Santi Giovanni Battista ed Erasmo.
In questi luoghi a due passi dal mare e dal porto che sempre ha dato lavoro ai genovesi, questa immagine sacra pare essere legata ad un antico mestiere così importante per una città portuale.
Si narra infatti che questa fosse proprio la Madonna venerata dai facchini di Ponte Reale, a lei essi rivolgevano le sue preghiere.

Così ancora si staglia, sotto il cielo di Genova, davanti a quel mare che per alcuni è vita, fonte di sostentamento e lavoro, così ancora si posa sui genovesi lo sguardo della Madonna della città.

Impressioni d’autunno in Via Domenico Chiodo

E sono impressioni d’autunno nelle vie del mio quartiere, in quelle strade che hanno di fronte il panorama infinito della città, il suo orizzonte, i suoi tetti di ardesia.
E sono impressioni d’autunno nelle foglie che arrossiscono sul muraglione di Via Domenico Chiodo.

E laggiù le navi, il vivace turchese della Superba, il cielo lucidato di fresco.

E ancora si accartocciano le foglie chiare, cercano la luce e si lasciano toccare dall’aria.

E poi case, palazze, comignoli, campanili, tutta Genova ai vostro piedi.

Incorniciata in un ramo che a lei si inchina racchiudendo la sua beltà.

Sono impressioni d’autunno, così limpidamente genovesi, in Via Domenico Chiodo.

E ti ritrovo così

E ti ritrovo così, con la tua aria calda di settembre, il cielo che sfuma dal celeste al rosa.
E mentre le finestre delle case si illuminano una dopo l’altra, io ancora ti ritrovo con il tuo porto luccicante di luci, le navi, i traghetti delle vacanze: si parte e poi si ritorna, ancora su questa riva.
E ti ritrovo così e ti guardo dal mio terrazzo e aspetto la sera che scende e so che ancora è tempo di maniche corte e di abiti leggeri, in questo scorcio d’estate genovese.
E ti ritrovo così: brilla la Lanterna, tranquillo è il mare e magnifica sei tu, mia amata Genova.

Aspettando il piroscafo Principessa Jolanda

La notizia era di quelle capaci di suscitare grandi emozioni e venne pubblicata sul quotidiano Il Lavoro in un giorno di primavera.
Finalmente, con grande abilità e grazie al lavoro di molte maestranze, si era portato a termine lo straordinario recupero della nave Principessa Jolanda.
Il piroscafo, varato a Riva Trigoso in un giorno di settembre del 1907, era rimasto sull’acqua appena poco tempo ed era affondato poco dopo proprio durante la cerimonia del varo colando a picco nelle acque del Mar Ligure.
Quel magnifico vapore sparì tra le onde davanti a un pubblico attonito che non poteva credere a cotanta sfortuna!
A un po’ di mesi di distanza, in questa primavera del 1908, ecco quindi la buona notizia: sul giornale si legge che finalmente il relitto è stato portato a galla!
All’opera mirabile hanno preso parte stuoli di tecnici, palombari e operai specializzati, il cronista narra con ricchezza di particolari come siano state asciugate le stive.
Con l’ausilio dei rimorchiatori si attendeva così che il magnifico piroscafo fosse condotto nel porto di Genova: sul giornale del 1 Aprile 1908 si legge che l’arrivo era previsto per le ore 10 di quella stessa giornata.

Si era programmato che il Principessa Jolanda venisse ormeggiato a Calata delle Grazie per essere poi sottoposto a diversi interventi di riparazione.
Come è logico che sia, i genovesi si incuriosirono parecchio per questa mirabolante novità e furono molti coloro che se ne andarono sulla Circonvallazione a Mare ad attendere l’arrivo del leggendario piroscafo.
Era una bellissima giornata di sole e una folla di trepidanti curiosi si mise in paziente attesa ma il tempo passava e all’orizzonte non si vedeva nulla.
Che mai sarà successo?
Magari qualche inconveniente!
Dove è finita la nave? Perché non arriva?
Gli insoddisfatti genovesi forse aspettarono a lungo e alla fine furono costretti a desistere: non si vide manco l’ombra del Principessa Jolanda!
Il giorno dopo, tuttavia, in quel luminoso 2 Aprile del 1908, ecco svelato l’arcano sulle pagine del quotidiano Il Lavoro: quei burloni del giornale avevano tirato un bel tiro ai loro lettori, la notizia era un clamoroso pesce d’aprile e in tanti avevano abboccato all’amo!
Il piroscafo Principessa Jolanda non riaffiorò mai più, ne vennero recuperate in seguito solo alcune parti.
Negli anni successivi, tuttavia, furono forse molti coloro che ripensarono a quel giorno in cui se ne erano andati di fronte al mare della Superba con la speranza di veder entrare in porto i rimorchiatori con il grandioso piroscafo Principessa Jolanda: accadde a Genova il 1 Aprile del 1908.

Genova e la caligo

La Superba come sempre, non smette di stupirci e una volta di più ci ha meravigliato l’altra sera quando, nel tardo pomeriggio, una fitta coltre nebbiosa ha avvolto la sua costa, il suo porto e i suoi tetti.
La nebbia di mare si chiama caligo ed è un fenomeno meteorologico che talvolta si verifica ma io davvero non lo avevo mai veduto per un tempo così prolungato.
E così intorno alle 18 di mercoledì appena si intravedeva la punta della Lanterna.

Ho atteso fiduciosa e speranzosa di veder luccicare le luci del porto nella nebbia ma la caligo, spessa e persistente, è rimasta a sovrastare la Superba per tutta la notte.

E il mattino,dopo, con mia meraviglia, ancora avvolgeva ovattata la città.


Noi liguri non ci siamo abituati, la caligo ha così suscitato in nostro autentico stupore.
Poi, piano, sono emersi gli edifici, laggiù in lontananza.

Ed ecco la Lanterna, ad un tratto l’ho veduta stagliarsi tra la nebbia che si dissolveva.

E sono riapparse le gru, sospese in questa inconsueta dimensione.

Di Genova non si smette di innamorarsi mai, anche quando si lascia appena intuire.

E poi ho veduto le navi, lente scivolavano sull’acqua.

In uno spettacolo insolito, stupefacente e a suo modo straordinario.

Piano piano la caligo è poi svanita, si è ritratta, perdendosi nel chiarore del giorno e lasciando così il porto e i suoi moli e la nostra Lanterna sotto la luce rigenerante del sole.

I saluti di una casa di spedizioni genovese

Questo post vi porta ancora nel passato, davanti agli sguardi e ai volti che si ritrovano in una fotografia in bianco e nero proveniente da un’altra epoca della mia Genova.
La Superba, città portuale, fulcro dei traffici e dei commerci, pullulante di uomini di affari e ricca di scagni dove si fanno girare le palanche.
Ed ecco così le persone ritratte in questa fotografia che vi mostro nei dettagli: una signora con un cappotto elegante, due uomini vestiti di tutti punto.
Si affacciano dalla finestra della gloriosa Casa di Spedizioni Tadiello & Pisoni.

Non conosco le vicende di questa società nei dettagli ma posso dirvi che esisteva già nel 1926 ed era ancora in attività nel 1957, ne ho infatti trovato traccia sulle Guide Pagano in mio possesso.
In quel giorno in cui venne scattata la fotografia davanti al portone si schierarono tutti i dirigenti e tutti coloro che lavoravano alla casa di spedizioni.
Ci saranno stati di certo anche i titolari, io non ne so nulla ma sarei disposta a scommettere che fossero proprio quei due signori al centro: quello con l’abito grigio, gli occhiali e la sigaretta tra le dita e il signore vestito di scuro alla sua destra, con l’orologio nel taschino e la mano in tasca.
Secondo me si trattava di gente che sapeva il fatto suo, almeno questa è la sensazione che suscita in me questa bella immagine.

Soprabito, giacca e cravatta e tutti in posa per la questa particolare fotografia.

Ci sono gli impiegati, i fattorini, le segretarie abili in stenografia e dattilografia, arti un tempo indispensabili per i lavori d’ufficio.
Alla finestra, con lo sguardo rivolto verso il fotografo.

Appena mi è capitata tra le mani questa singolare fotografia che ora fa parte della mia collezione non ho avuto esitazioni e ho subito riconosciuto il palazzo che è una delle più belle testimonianze dello stile Liberty a Genova.
L’edificio si trova in Via Edilio Raggio e ho già avuto modo di mostrarvi le sue molte bellezze in questo articolo.

A proposito della Casa di Spedizioni Tadiello & Pisoni ho avuto modo di leggere sui miei libri che ebbe diversi indirizzi, la si trova anche in Via delle Fontane e in Via Bensa.

In quel giorno di un anno che non so dirvi tutti si misero in posa per la fotografia dietro la quale si leggono i cari saluti di uno dei titolari della società.
Là, in Via Edilio Raggio, davanti all’edificio dove si trovava la Casa di Spedizioni Tadiello & Pisoni.

Guardando Genova dal Santuario della Madonnetta

E così Genova si svela e il panorama si distende davanti agli sguardi dal terrazzo del Santuario della Madonnetta, un punto di osservazione privilegiato dove ho avuto la fortuna di trovarmi nel corso della mia visita.

Ecco lo specchio celeste del mare, la ruota panoramica, il bigo e i tetti della Superba.

Le barche e i Magazzini del Cotone, il posto dove amo andare a camminare controvento e ad ammirare il tramonto.

E quella magia di ardesie, di finestre e campanili, di abbaini sui tetti spioventi di Genova e le navi laggiù.

C’è sempre qualcosa di meraviglioso e straordinario nella semplice sensazione di ritrovare da un diverso punto di vista i luoghi che conosco e cercare così di distinguere strade, caruggi e piazzette in quel formidabile intrico che vive, palpita e respira.

Ed è azzurro d’autunno e luce brillante di Genova.

Ancora le navi, la sopraelevata che si snoda sinuosa e l’incanto della Superba.

Alle spalle poi, le vertiginose bellezze della città in salita, le case abbarbicate sulle alture, i binari della Funicolare Zecca Righi e la piccola e inconfondibile vettura rossa che va su e giù.

E ancora il sole che così fa luccicare il mare in un tiepido pomeriggio ottobrino.

Così si ammira la mia città dal Santuario della Madonnetta che in certe sere incantevoli così si staglia tra le nuvole rosa nelle luce del tramonto.

Nuvole di ottobre

Sono nuvole d’autunno, così sono arrivate sovrastando il mare nel bagliore di questa luce ottobrina.
Tra sfumature rosate, inseguendosi nel cielo di Genova.

Nel riflesso del sole che lento si posa e ci saluta dipingendo così le nostre nuvole.

Sono nuvole d’autunno, diverse una dall’altra.
Alcune, più lontane, mantengono il loro latteo biancore e quasi paiono posarsi delicate sulla costa.

Altre si squarciano nella luce d’arancio che tratteggia i loro contorni.

Sono nuvole inquiete e gloriose, così mutevoli e magnifiche.

Lievi come in un dipinto impressionista.

Si levano dietro il campanile della Chiesa della Madonnetta e fluttuano nel cielo con la loro straordinaria leggerezza.

Di rosa e di metallo come la pioggia d’autunno, così uniche ed evanescenti, non se ne vedrà mai più una uguale.
Ci saranno altre nuvole, altre emozioni, diverse suggestioni.

E allora là si rimane, ad ammirare il cielo di Genova e il suo spettacolo, fino a quando sul mare iniziano a luccicare le luci del porto e tutto sfavilla e ancora una volta il panorama muta e così ci incanta con le sue nuvole di ottobre.

Esposizione Italo-Americana del 1892: regate a vela e a remi

Accadde nel 1892, in quell’anno glorioso si celebravano i 400 anni della scoperta dell’America e la città di Genova, per celebrare il più celebre dei suoi figli, organizzò in onore di Cristoforo Colombo la grandiosa Esposizione Italo-Americana che ebbe inizio ai primi di luglio per terminare poi ai primi di dicembre.
Numerosissimi furono gli eventi e le iniziative, ovviamente è impossibile narrarli tutti in breve e allora oggi vi porterò in riva al mare blu come quello che condusse con le sue onde il prode Colombo verso fama imperitura.
Qui, su quell’azzurro spumeggiante, si tennero le regate a vela e a remi, traggo le notizie che vi narro dal volume Cronache della Commemorazione del IV Centenario Colombiano edite a cura del Municipio proprio in quel 1892.
Dunque, a promuovere le splendide regate a vela fu il Regio Yacht Club Italiano e moltissime furono le imbarcazioni che presero il mare.
Il campo di regata comprendeva un triangolo che aveva i suoi vertici nei tre seguenti punti: all’estremità del Molo Lucedio, davanti a Sampierdarena e a Quinto al Mare.
Gli yachts e le candide vele si sfidarono ai primi di agosto, il vento di scirocco favorì la navigazione.

Cari amici, non sto a elencarvi i nomi dei partecipanti, erano davvero tanti e certo si trattava del fior fiore della buona società, tra di essi figura anche il Capitano Enrico d’Albertis, il volume riporta con precisione i risultati delle diverse gare.
Ovviamente non mancarono le occasioni mondane e la sera dell’otto agosto nello scenario della sfavillante Villetta Serra riccamente illuminata si tenne un esclusivo garden party, la sala al piano terreno era adornata con le bandiere di tutte le nazioni.
Ecco l’augusta nobiltà cittadina, fanno sfoggio di raffinatezze le elegantissime signore dell’olimpo genovese e forestiere, così recita l’articolo di Il Secolo XIX riportato sul libro.
Non mancava il sindaco Barone Andrea Podestà e con lui molti notabili della città.
Venne poi la metà del mese e dal 14 al 16 si tennero nel Porto di Genova le regate internazionali a remi.
Il pubblico sulle tribune che circondavano il palco reale ammirò compiaciuto lo spettacolo straordinario delle regate.

Tratto da Cronache della Commemorazione del IV Centenario Colombiano
Volume di mia proprietà

L’Italia annoverava atleti provenienti da città diverse e schierò nelle diverse gare equipaggi con sportivi provenienti da Genova, Milano, Torino, Piacenza, Pavia, Livorno e Firenze.

E così si legge:

“Lungo il campo delle regate due lunghe file di navi da guerra, yachts e grossi vapori della Navigazione Generale Italiana e di altri armatori completavano il quadro grazioso a cui era sfondo splendido il Superbo Porto di Genova.”

Le giornate si conclusero con le cerimonie di premiazione dei vincitori e con il brindisi alla gloria dei partecipanti.
Furono giornate memorabili per Genova, furono tempi di festa e di celebrazione.
In onore di Cristoforo Colombo, fiero navigatore e illustre figlio della Superba.