I custodi di Via XX Settembre

I luoghi a volte nascondono segreti, a volte invece celano soltanto un messaggio che noi non sappiamo leggere e ne siamo in qualche modo colpevoli, quanto meno a causa della nostra distratta disattenzione.
Vi porto in Via XX Settembre, centrale arteria cittadina sorta in un periodo di grande fermento, sul finire dell’Ottocento la città aveva bisogno di una strada ampia e vasta e la nostra Via XX Settembre fu edificata sul tracciato dell’antica Via Giulia e della scomparsa Via della Consolazione.
Sorsero, nel corso degli anni, gli edifici che ancora vediamo e che rendono maestosa ed elegante la strada dello shopping e dei negozi.

Tutti noi genovesi siamo passati decine di volte sotto l’arco che collega due edifici di Via XX Settembre, quanti di noi però si sono mai soffermati a chiedersi chi siano coloro che lo presidiano?

Via XX Settembre (2)

Sono i custodi di Via XX Settembre o per lo meno a me piace pensare che sia così, nel marmo infatti sono effigiate due figure importanti per questa città, ho scoperto di chi si tratta leggendo un libro di grande pregio, è il volume curato da Franco Sborgi dal titolo Il Mito del Moderno – La cultura liberty in Liguria.
Su queste pagine ho letto che fu l’artista Arnaldo Fazzi a realizzare le sculture poste ai lati dello stemma di Genova, esse svettano sopra noi passanti distratti che non le notiamo.

Via XX Settembre (3)

Ha sguardo saldo e fiero il prestante Mercurio, stringe uno dei suoi simboli, è il bastone alato sul quale si attorcigliano due serpenti e rappresenta la prosperità.
Mercurio è il dio del commercio e fu così scelto per vigilare su questa strada dai molti negozi, è una presenza beneaugurante.

Via XX Settembre (4)

E ancor di più lo è il giovane che si trova sul lato opposto, lui è un ragazzo caro a tutti i genovesi: è il nostro Balilla, colui che diede l’inizio alla rivolta dei genovesi contro l’invasore austriaco.

Via XX Settembre (5)

E come tutti sapete, oltrepassando quell’arco si giunge nella zona di Portoria che fu un tempo scenario di quell’epico episodio che vide come protagonista il nostro Balilla.
La statua stringe in una mano un sasso, quello che il ragazzo lanciò contro i nemici, il simbolo del suo eroismo.

Via XX Settembre (6)

La vita, poi, scorre.
E il tempo fugge proprio via, noi ci dimentichiamo certi istanti della nostra storia.
E forse abbiamo anche scordato quella sensazione che noi non abbiamo vissuto: il cambiamento e le novità di un nuovo secolo, il fascino del progresso e le sue ammalianti stranezze.
Trovo spesso negli scritti di quel tempo un senso di ottimismo e di speranza per il futuro, c’è una sensazione di straordinarietà e straordinaria fu anche l’innovazione urbanistica di questa città.

Via XX Settembre (7)

Si guardava al domani tenendo nella memoria il passato, senza mai dimenticare i giorni più difficili.
Perché poi siamo stati anche quelli lì, quelli di Portoria.
Genova città di indomite fierezze antiche, Genova città di commerci: nel nuovo secolo ha una nuova strada che sfavillerà di vetrine eleganti e tutto è in qualche maniera eccezionale.
La nostra Via XX Settembre ha così i suoi orgogliosi custodi, vegliano su di lei dagli inizi di un altro secolo.

Via XX Settembre (8)

Annunci

Una popolana di nome Agostina

Agostina era una donna del popolo.
Aveva un carattere spigoloso e attaccabrighe, colui che racconta di lei la descrive come un tipo fumantino, sembra che la vistosa Agostina non ci pensasse due volte quando c’era da menar le mani.
E anzi, era sempre a ratellare con le comari e non era raro che finisse in malo modo.
Insomma, Agostina era un personaggio a dir poco particolare ed era una creatura di Portoria.

Un giorno i rappresentanti delle autorità andarono a cercarla perché la nostra Agostina aveva un conto in sospeso con la giustizia e doveva scontare tre mesi di prigione.
Il Brigadiere si palesò alla sua porta ma se ne tornò indietro da solo e riferì al Commissario di Polizia che Agostina era in attesa di un bambino e siccome era quasi giunta al termine della gravidanza sarebbe stato opportuno attendere.
Dunque si decise di aspettare e dopo due settimane il Commissario rinnovò l’ordine ma il Brigadiere ancora una volta tornò senza Agostina e riferì che l’aveva trovata a letto in attesa del parto.
Trascorsero ancora due mesi e per la terza volta si ripeté la medesima situazione.
Di nuovo si ripresentarono a casa di Agostina i Reali Carabinieri e ancora la trovarono a letto in attesa di dare alla luce il suo bambino.
Agostina strepitava, disse che sarebbe stata loro responsabilità se per caso le fosse toccato in sorte di partorire per strada, ribadì che se le fosse accaduto qualcosa di brutto sarebbe morta di dolore e si rifiutò di alzarsi dal letto.
I Carabinieri, però, furono irremovibili, le intimarono di vestirsi e la condussero nelle Carceri di Sant’Andrea.
Si seppe poi che Agostina non era affatto incinta, sotto il suo abito celava invece un discreto mucchio di stracci.
La vicenda di lei è raccontata in un libro dal titolo Il delitto di Vico Squarciafico ovvero La lotta contro la criminalità – Memorie di Sileo Girardo, Commissario di P.S. a riposo pubblicato dalla Società Tipo-Litografica Ligure nel 1920.
Questo solerte ed efficiente rappresentante delle Autorità raccolse in un corposo volume i molti casi dei quali si era occupato nella seconda parte dell’Ottocento e agli inizi del Novecento, alcuni di essi sono intricatissime vicende di cronaca, altri sono brevi aneddoti.
Nella moltitudine di persone descritte in questo libro emerge anche questa figura di donna, il suo nome era Agostina.
Non so cosa ne sia stato di lei, ho letto la sua vicenda e ho sperato che in seguito abbia avuto un destino tranquillo e felice.
E sì, ho anche sperato che poi sia diventata davvero mamma e che abbia saputo apprezzare il grande dono ricevuto.
Anche lei visse sotto il cielo di Genova, tanti anni fa.

L’Imperatrice Sissi per le strade di Portoria

È la memoria di un celebre cronista genovese a tramandare un episodio poco noto che ci porta ancora al passato.
A narrare questo aneddoto è lo straordinario Amedeo Pescio in un articolo inviatomi dal mio amico Eugenio, dal ritaglio non si evince la testata del quotidiano ma presumo che il pezzo sia tratto da Il Secolo XIX in quanto Pescio scrisse a lungo per questo celebre giornale della mia città.
E dunque, andiamo ad altri anni.
II nostro Amedeo ricorda un giorno della sua giovinezza, lui all’epoca era appena un ragazzino e se ne andava a zonzo in Via Roma in compagnia di uno sgamato giornalista che gli insegnerà i trucchi del mestiere.
D’improvviso l’esperto cronista ha una stupita reazione di entusiasmo, in Via Roma incedono aggraziate due dame molto eleganti che attirano la sua attenzione.

Via Roma

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

Una delle due lo colpisce in modo particolare: indossa un abito scuro, un cappellino da viaggio e regge un ombrello con il manico d’argento.
Ha una bellezza diafana ed eterea, sebbene non sia più così giovane è sempre una donna affascinante.
Osserva le vetrine della lussuosa via genovese, indugia incuriosita davanti al Magazzino Viennese.

Via Roma

E poi ancora, insieme a colei che l’accompagna, si sofferma ad ammirare una mostra di fiori, quindi posa lo sguardo sulle lussuose vetrine di Issel.
Il giornalista segue con gli occhi l’illustre visitatrice, non la perde mai di vista.
E d’un tratto, trafelato, gli viene incontro un collega, così i due cominciano a confabulare tra di loro:
– Ma è lei? – domanda uno.
– Certo che lo è! – risponde prontamente l’altro.
Incuriosito da questo scambio di battute il giovane Pescio chiede di chi stiano parlando e il famoso cronista senza esitazione ribatte:
– L’Imperatrice d’Austria!
Sì, era proprio la celebre Sissi che all’epoca viaggiava in incognito con il suggestivo pseudonimo di Lady Parker, di quei suoi giorni genovesi vi ho già ampiamente parlato in questo articolo.
Torniamo all’interessante racconto di Pescio, per l’appunto è lui a ricordare un fatto poco noto, egli stesso scrive che non è stato tramandato dalle cronache ufficiali.
Eccola Sissi, in compagnia della dama e di una guida si avventura alla scoperta della città, chiede di visitare una particolare parte di Genova, domanda di vedere Portoria.

Portoria

La guida affabile la conduce per quelle strade, le mostra l’Ospedale di Pammatone, si dilunga a narrarne le vicende.
E insomma, cerca di sorvolare su un argomento che potrebbe essere spinoso: in quella zona c’è una memoria storica di rilievo, quel luogo ricorda il gesto di Balilla, simbolo della ribellione dei genovesi al nemico austriaco.

Portoria Balilla

E Sissi è Imperatrice d’Austria, pertanto è necessaria una certa cautela, si rischia l’incidente diplomatico.
Eppure è proprio lei a chiedere di vedere la statua del prode ragazzino, Sissi desidera essere condotta al suo cospetto.

Balilla (2)
E non ha neanche bisogno che le si racconti la storia, a quanto pare conosce bene le vicende di quel periodo.
E pronuncia una frase in proposito, queste parole che meritano di essere ricordate:
– Non si può comandare in casa degli altri!
Non è la sola traccia del suo passaggio nella mia città, i cronisti dedicarono diversi articoli a quei suoi giorni nella Superba.
Di quella sua visita nella zona di Portoria scrisse Amedeo Pescio, grande giornalista e incomparabile narratore della storia di Genova.
Era un aneddoto rimasto nella sua memoria, risaliva ai tempi della sua fanciullezza.

Piazza Pammatone (2)

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Un ragazzino di nome Cristoforo Colombo

Un maestoso castello che un tempo fu la casa del Capitano Enrico D’Albertis, avventuroso navigatore, studioso e scrittore vissuto tra la seconda metà dell’Ottocento e gli inizi del Novecento.
Un posto scenografico e affascinante, oggi questa è la sede del Museo delle Culture del Mondo, una realtà cittadina che propone percorsi alla scoperta di civiltà lontane con un’ampia selezione di reperti appartenuti al Capitano.

Castello D'Albertis

Lassù, in una loggia di Castello D’Albertis, ha la sua dimora un genovese che ha portato il nome di questa città in luoghi inesplorati, oltre il confine del mondo conosciuto.
È il più celebre figlio della Superba, immortalato nei suoi verdi anni dallo scultore Giulio Monteverde.
Un ragazzino di nome Cristoforo Colombo: scruta l’orizzonte e la vastità del mare.

Colombo (2)

Un artista di grande ingegno per una statua suggestiva e particolare.

Colombo (3)

Cristoforo è solo un fanciullo, diverrà il più grande navigatore di tutti i tempi e il suo nome risuonerà in terre inesplorate, oltre l’oceano.
Ancora non conosce il destino che verrà, siede su un bitta e tiene un piede posato sull’anello al quale si assicurano le cime.
E se osservate quei suoi tratti armoniosi e regolari ritroverete l’inquieta beltà del sinuoso angelo della tomba Oneto, anch’esso opera del talento di Giulio Monteverde.

Colombo (4)

Ai piedi del giovane Colombo sono scolpite queste parole del Capitano D’Albertis, il Corsaro era il suo cutter a bordo del quale egli compì un lungo viaggio proprio seguendo la rotta del famoso navigatore.

AL SOLE CHE TRAMONTAVA SULL’INFINITO MARE
CHIEDEVA COLOMBO GIOVINETTO ANCORA
A QUALI ALTRE TERRE A QUALI ALTRI POPOLI
ANDAVA A PORTARE I SUOI MATTUTINI ALBORI

CROCIERA DEL CORSARO A SAN SALVADOR
CAP. E. A. D’ALBERTIS

Colombo (5)

Un ragazzino pensieroso e assorto, figlio di un laniere e figlio di Portoria.

Colombo (6)

E il suo sguardo, il suo sguardo ha la luce del fuoco.
Nei suoi occhi un porto, un confine da solcare, onde furiose, gorghi e tempeste.
Vento, vento che gonfia le vele e sartie intrise di salino.
E albe lucenti, mare, infinito mare e terra ignota.
Ogni mondo che egli vedrà è già nei suoi occhi.

Colombo (7)

E davanti a lui  la città che gli diede i natali.

Colombo (8)

Bello come una creatura celeste, un ragazzino che diverrà protagonista della più entusiasmante delle avventure.

Colombo (9)

Una rotta, un viaggio verso terre lontane e un nome che cambierà il destino del mondo.

Colombo (10)

Il deposito del Museo di Sant’Agostino: Genova perduta

Un viaggio nella città perduta, tra marmi e tesori recuperati e adesso conservati nel deposito del Museo di Sant’Agostino.
In questo mese di febbraio potrete partecipare a una visita speciale che si tiene ogni mercoledì alle 16 e a guidarvi tra le meraviglie del passato di Genova sarà Adelmo Taddei, conservatore di questo importante museo genovese.
Vedrete ciò che resta di chiese scomparse e di strade demolite e ascolterete un racconto ricco di dettagli e certo non privo di forti emozioni, lascio a voi il piacere di scoprire le meraviglie di questa narrazione, io vi mostrerò alcuni reperti che più hanno colpito il mio sguardo.
Cammini in una città che non esiste più, una città che tuttavia si presenta a te e ti parla dei giorni che non hai potuto vedere.

S. Agostino

Ed è una sequenza infinita di marmi, colonne, capitelli, statue, formelle, lapidi.
Tutto appartiene ai giorni lontani di Genova, come questo San Francesco D’Assisi, non si sa da dove provenga questa statua.

S. Agostino (2)

E poi angeli, dall’Altare Maggiore della Chiesa dei Santi Giacomo e Filippo.

S. Agostino (4)

Dalla stessa chiesa proviene anche la statua di San Pietro Martire.

S. Agostino (5)

E una targhetta ricorda che su questi ripiani ci sono marmi e lapidi provenienti da Salita di Ripalta.

S. Agostino (7)

Usiamo la nostra immaginazione per ritrovare una via perduta, era nei dintorni dell’attuale Piazza Dante, c’era il negozio di paste e gallette di Pietro Terrile e la sartoria di Angela Zerega.
E c’era un mondo che non possiamo vedere.

S. Agostino (6)

A breve distanza, un frammento proveniente da una casa demolita, in Ponticello.

S. Agostino (8)

Da altre vie e luoghi perduti vengono questi volti, sguardi cupi ed espressioni torve.

S. Agostino (9)

S. Agostino (10)

E poi la dolcezza di una Madonna con il Bambino.

S. Agostino (10A)

E un’altra ancora.

S. Agostino (12)

Tre sovrapporta, pensa alla casa, alle sue finestre piene di vita e ai rumori dei passi di coloro che salgono i gradini.

S. Agostino (13)

Ancora una scultura, dalla chiesa di San Silvestro.

S. Agostino (14)

E non so spiegarvi il mio attonito stupore accompagnato da una sorta di vera amarezza per ciò che non abbiamo saputo difendere.

S. Agostino (15)

I leoni di Villa Scassi.

S. Agostino (16)

E a terra, colonne e busti di quattro patrioti, non so dirvi dove fossero collocati, tra essi Jacopo Ruffini.

S. Agostino (17)

E ancora, l’eroe dei due Mondi.

S. Agostino (17A)

E ancora, due lapidi perfette, una per Mazzini e una per Garibaldi, vi si legge che la Società Amici Sestiere Maddalena riconoscente pose.
Correva l’anno 1884, adesso le lapidi sono in un magazzino e io mi domando perché non le abbiano ricollocate, devo dirlo.

S. Agostino (19)

E ancora, una lapide per i caduti per l’Indipendenza e L’Unità D’Italia, la memoria di certi nomi svanisce presto, purtroppo.

S. Agostino (20)

Due angeli, a loro il compito di reggere candele dalla luce fioca.

S. Agostino (20A)

Una parete coperta di stemmi provenienti da San Domenico.

S. Agostino (22)

Li vedete così, un tempo erano ravvivati dal colore.

S. Agostino (23)

E ancora, pietra nera di promontorio.

S. Agostino (24)

E poi un viso dai tratti gentili.

S. Agostino (25)

Un angioletto, proviene dalla Chiesa o dal Convento di San Francesco di Castelletto.

S. Agostino (26)

Provengono da quella chiesa il gruppo marmoreo e le formelle delle foto che seguono.

S. Agostino (27)

S. Agostino (28)

E due sono i telamoni di un portale che un tempo era in Piccapietra.

S. Agostino (29)

E sul muraglione dell’Acquasola c’era questo Giano Bifronte opera dello scultore Santo Varni.

S. Agostino (30)

Avvisi per il Magistrato dello Spedale di Pammatone, così si legge su questo marmo.

S. Agostino (31)

E sempre da Pammatone provengono le campane.

S. Agostino (32)

Scandivano le ore e il tempo di chi ci ha preceduto e sono anche testimonianza di un’antica devozione.

S. Agostino (33)

S. Agostino (34)

Volti e storie che un tempo erano per le strade di Genova perduta: da sinistra Menandro e Metastasio, gli ultimi due sono Alfieri e Goldoni, incomprensibile il nome scritto sotto la figura centrale.

S. Agostino (35)

Questo si presume che sia un cancello di qualche chiesa, mirabile la bravura di colui che l’ha forgiato.

S. Agostino (36)

Un tempo perduto, una città che ritrovi conservata nei depositi di questo museo.

S. Agostino (38)
Ho tralasciato volutamente alcuni pezzi importanti e di questi tornerò a scrivere quanto prima, credo che meritino uno spazio dedicato.

S. Agostino (37)

Vi ho mostrato una piccola parte dei marmi che potrete ammirare durante la visita, ringrazio il Dottor Taddei per il suo racconto appassionato e per la dedizione che traspare dalle sue parole.
Andate anche voi al Museo di Sant’Agostino, qui ci sono tutti i dettagli per prenotare la vostra visita.
E troverete questa Madonnina scolpita nel marmo, la circondano bocci di fragili rose.

S. Agostino (39)

E questi angioletti che se ne stanno riposti su un ripiano.

S. Agostino (40)

Insieme a loro ce ne sono molti altri, custodiscono le storie di Genova perduta.

S. Agostino (41)

5 Dicembre 2013, A Compagna e la statua di Balilla

Immaginate un giorno d’autunno, nel quartiere di Portoria, nell’anno 1881.
Ci sono le autorità, la fanfara dei pompieri, i servitori con la livrea di gala,  ci sono diverse associazioni, ognuna reca il proprio stendardo.
Si inaugura il nuovo basamento della statua di Balilla, il ragazzino che il 5 dicembre 1746 scagliando un sasso diede il via alla rivolta del popolo di Genova contro gli austriaci.
E si suonano canti patriottici, si sosta in Vico Capriata, dove un tempo era la casa di Balilla.
E poi viene posta ai piedi della statua una corona arricchita di nastri.
Portoria è un tripudio di gioia e di orgoglio.

Piazza Pammatone (2)

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Le finestre sono tutte illuminate, tremano le fiamme delle candele, Via Roma è uno sfavillio di archi luminosi e in cima alla strada trionfa una stella d’Italia tricolore e al di sotto, a grandi lettere, si legge il nome di Balilla.
E poi ancora, luci bianche, rosse e verdi lungo i viali dell’Acquasola.
E gente che si riversa per le strade del quartiere, nei caffè e nelle locande, a sera i  fuochi artificiali rischiarano il cielo.
Una grande festa in nome di Balilla.
Il racconto di quella giornata è riportato da un anonimo giornalista sul Caffaro del 3 Ottobre 1881.
Ne sono venuta a conoscenza grazie al mio amico Vittorio Laura, collezionista di storie e di cimeli genovesi.
Vittorio ha pubblicato questo articolo in un libretto di otto pagine, il così detto ottavino.
I suoi ottavini sono delle vere perle, io li possiedo tutti perché Vittorio me li ha regalati e lo ringrazio ancora di avermi donato un prezioso cofanetto ricco di notizie rare su Genova come questo racconto che ci conduce a Portoria, nel 1881.

Piazza Pammatone

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

E veniamo ai giorni nostri, al 5 Dicembre 2013, il giorno dell’anniversario del gesto di Giovanni Battista Perasso, detto Balilla.
E a Portoria c’era tanta gente.
L’Associazione A Compagna, per festeggiare il 90°anno di attività, ha donato alla città di Genova il restauro del basamento marmoreo della statua di Balilla e ha adottato l’aiuola nella quale è posto il monumento.
Una giornata in memoria di un bambino chiamato Balilla.

Balilla (2)

A Compagna è un’associazione culturale che promuove la conoscenza della storia della città, delle sue tradizioni e del dialetto genovese.
E ai piedi della statua che troneggia in Portoria c’era uno di loro a reggere lo stendardo.

Balilla (3)

C’erano le autorità e ognuno ha parlato ricordando la figura di Balilla e il suo valore nella cultura di questa città.

Balilla (4)

Nell’immagine sottostante vedete il promotore di questa splendida iniziativa, il Gran Cancelliere di A Compagna Maurizio Daccà insieme a Franco Bampi, presidente dell’Associazione.

Balilla (5)

E la bandiera con la Croce di San Giorgio è stata fatta cadere e il monumento si è mostrato agli occhi del pubblico in tutto il suo rinnovato splendore.

Balilla (6)

Ed è giusto rendere merito a chi ha reso possibile tutto questo.
La scritta sul monumento fino a poco tempo fa era in queste condizioni.

Iscrizione Momumento a Balilla

Adesso chi passa in Portoria può leggere le parole che ricordano un bambino genovese che è passato alla storia per quel gesto che ha cambiato il corso degli eventi di questa città.

Balilla

Una splendida iniziativa che restituisce a Genova un monumento importante, una testimonianza preziosa del nostro passato.

Balilla (7)

Una giornata da ricordare,  una corona e  i colori della nostra bandiera per celebrare il piccolo coraggioso che è nel cuore dei genovesi.
Come in quel giorno del 1881, quando tutta la città era in festa per Balilla.

Balilla (9)

Portoria è cambiata, non ci sono più le vecchie case di Piazza Pammatone, ora questo è un quartiere moderno, in questo post vi avevo portato a fare una passeggiata virtuale tra quelle antiche strade che non ci sono più.
C’è ancora Balilla, con il braccio alzato, il sasso nella mano.
Pronunciò poche parole in genovese e scatenò la rivolta, quelle parole letteralmente significano: la comincio?
Che l’inse?
A Portoria, il 5 Dicembre 1746.

Balilla (10)

Una chiesa e una piazzetta per San Camillo

Oggi si festeggiano i Santi, così ho deciso di portarvi in una piazzetta dedicata ad uno di loro.
A dire il vero la piazzetta è ormai una sorta di parcheggio, nel quartiere di Portoria, in quella parte della città che ha subito diversi mutamenti nel secolo scorso.

Piazzetta San Camillo (2)

E c’è una chiesina, piccola e raccolta, chiesa e piazza portano il nome di San Camillo, l’edificio religioso è quasi nascosto, tra i palazzi moderni di Piccapietra.

Chiesa di San Camillo

Ma chi era San Camillo?
Al di là del credo religioso di ognuno, le vite dei Santi sono vite di uomini e di grandi passioni, di avventure e di cambiamenti di rotta.
E molti Santi hanno un passato di grandi peccatori, così fu per Camillo De Lellis, nato nel 1550 a Bucchianico.
Nato sotto una cattiva stella, il suo futuro era adombrato da un oscuro presagio.
Si narra infatti che sua madre, prima di darlo alla luce, avesse fatto uno strano sogno: aveva veduto il suo bimbo con una croce rossa sul petto, nella mano stringeva uno stendardo anch’esso riportante una croce.
Un ragazzino turbolento, inquieto, arrogante e attaccabrighe e così sarà anche nella prima giovinezza, Camillo ama il gioco d’azzardo, i dadi e le carte sono il suo vizio.
E diverrà soldato di ventura, il suo pare un destino segnato, Camillo è un portatore di morte.
E la sua insana mania del gioco gli fa perdere tutti i suoi denari, tanto che si ritroverà a chiedere l’elemosina ai frati Cappuccini di Manfredonia.
E poi la fede ha i suoi misteriosi percorsi, la vita porta Camillo a contatto con i religiosi e una malattia al piede lo conduce all’Ospedale degli Incurabili di Roma.
E sarà qui che il giovane manifesterà la sua vocazione: si dedicherà a Dio e alla cura dei malati.
Fonda un ordine, i Ministri degli Infermi, uomini che si spenderanno senza riserve al capezzale di chi soffre.

Piazzetta San Camillo
E la notizia delle buone opere di Camillo giunge persino a Papa Sisto IV che desidera incontrarlo, in quell’occasione Camillo avanza una precisa richiesta: chiede che il suo ordine sia contraddistinto da un saio con una croce rossa, la croce dovrà essere cucita anche sul mantello.
Il sogno di una madre ritenuto presagio di sventura è invece il simbolo di una redenzione.
Instancabile Camillo, i suoi confratelli giungeranno in altre città, le sue comunità saranno a Milano e a Napoli, a Bologna e a Mantova, saranno anche qui a Genova, per volontà dello stesso Camillo.
La chiesa fu eretta a metà del ‘600, dapprima sui terreni dell’antico Oratorio della Crocetta dal quale deriva il suo primo nome,  chiesa di Santa Croce.
Venne costruita grazie alla generosità di certi nobili genovesi, grati ai religiosi che tanto si erano spesi nell’assistere i malati di peste al vicino Ospedale di Pammatone durante l’epidemia del 1657.
E allora varchiamo questo portone insieme, tutto parla di San Camillo e della sua fede.

Chiesa di San Camillo (2)

E sul portale della chiesa c’è una croce rossa, lo stemma dell’ordine è sorretto da putti paffuti.

Chiesa di San Camillo (3)

Una piccola chiesa colma di opere d’arte, ci sono quadri di Domenico Piola e Valerio Castello.

Chiesa di San Camillo (4)

E sopra di voi vedrete affreschi dai toni delicati, opera di Gregorio e di Lorenzo De Ferrari.

Chiesa di San Camillo (6)

A volte, in luoghi come questo, una luce che brilla narra di pensieri raccolti, di sussurri e di preghiere.

Chiesa di San Camillo (7)

L’altare riluce di oro nelle sue ricche decorazioni.

Chiesa di San Camillo (8)

Una chiesa che si trova in un quartiere dove si è fatta la storia.
A Portoria, nel lontano 1746, si accese la rivolta del Balilla contro gli Austriaci e proprio in quell’anno venne fatto Santo Camillo De Lellis.
Ed è  in questa chiesa che fu celebrata una messa di ringraziamento,  qui venne esposta la bandiera nemica,  su quella bandiera venne dipinta proprio l’effige di San Camillo.

Chiesa di San Camillo (9)

Un mondo a parte, in un quartiere che ha mutato completamente identità.

Chiesa di San Camillo (10)

C’è un quadro che ritrae il Santo in preghiera davanti a Dio.

Chiea di San Camillo (13)

E se osservate i dettagli vedrete ancora la sua croce rossa, sul saio e sul mantello, la vedrete sorretta da due piccoli angeli.

Chiea di San Camillo (14)

La croce rossa di San Camillo è in ogni angolo della sua chiesa.

Chiesa di San Camillo (15)

E’ nei marmi e nello stemma dell’ordine.

Chiesa di San Camillo (16)

E c’è una nicchia con una statuetta, tutto parla di San Camillo e della sue opere buone, di ciò che fece per i sofferenti.
Lui, che aveva il brutto vizio del gioco e che perdeva i suoi soldi giocando a dadi.

Chiesa di San Camillo (17)

Tutto parla di San Camillo nella sua piccola chiesa.
Qui, dove tutto è cambiato.
Qui, dove un tempo c’era un’altra Genova, nel cuore di Portoria.

Chiesa di San Camillo (18)

Per le strade della vecchia Portoria

Oggi vi porto per le strade della vecchia Portoria, un balzo nel tempo ci condurrà attraverso vie che non esistono più.
Alcune di queste strade non le abbiamo mai vedute, tutto è mutato in quel quartiere e sebbene la moderna Piccapietra sia un quartiere elegante e gradevole io vorrei poter camminare ancora per quelle antiche  strade.
Il viaggio inizia qui,  partiamo dalla piazza centrale di Genova che ancora si presenta come in anni lontani e andiamo verso Portoria.
Ci sono le carrozze, le prime automobili e i tram.
Oh, c’è un gran via vai!

Piazza De Ferrari

E noi attraversiamo il salotto buono della città, tra uomini d’affari con la bombetta e persone affaccendate nelle loro commissioni.
Oh, ma cos’è questo dolce profumo di zucchero?
Da dove proviene?
Ah, già! Dalla grande fabbrica di frutti canditi!
Fornitori del Sovrano e della Reale Casa di Savoia!
E che aromi deliziosi invadono le strade!

Pubblicità

Scendiamo piano, giù per Via XX Settembre, mi raccomando, fate attenzione ai carretti, per carità!

Via XX Settembre

Camminando nel passato di Genova si incontra una bimba.
La vedete anche voi?
Sotto al braccio porta una piccola cesta.
E lei è minuta, indossa un vestitino celeste, la stoffa è da poco prezzo a dire il vero, si sgualcisce in fretta.
Ma lei pare davvero una piccola principessa delle fiabe, ha occhi scuri, profondi come un pozzo nel quale si specchia la luna.
E occhi come i suoi davvero sanno scrutare l’imperscrutabile.
La bambina di Portoria mi porta con sé, su per una scalinata ripida.
Questa è Vico Tintori, un vicolo per un antico mestiere, come spesso accade a Genova.

Vico dei Tintori

La bimba cammina in fretta, i suoi tacchi battono sugli scalini e i capelli ondeggiano sulla sua schiena.
E si ferma.
In questa piazza, dedicata a un ragazzino coraggioso.
Il piccolo Balilla è nel cuore di tutti a Genova!

Piazza Pammatone (2)

E certo non è strano che qui esercitino la loro professione diverse levatrici, qui c’è l’ospedale si Pammatone.
C’è una trattoria e ci sono diverse botteghe.
E la bambina con quegli occhi scuri scruta l’imperscrutabile.
Cosa osserva?
Si gioca attorno al monumento dedicato al piccolo patriota, certe piccine portano un grembiulino bianco, forse bordato di pizzo delicato.
E la ragazzina più grande ha un abito chiaro, sembrerebbe piuttosto ricercato.
L’infanzia è lieta in Piazza Pammatone.

Piazza Pammatone

Oh, ma poi da queste parti si può anche mangiare un buon gelato!
La dolce panera che si può gustare a Genova, c’è un cartello sul muro, sotto l’insegna della latteria.
E certo se la pregusta quel ragazzo dal  visetto sbarazzino, indossa calzoni scuri, giacchetta e un cappello calcato sulla testa.
Monelli di Portoria e adulti che sfoggiano baffi importanti.

Piazza Pammatone (3)

E poco distante voci allegre e compiaciute!
Tutti in posa per la fotografia!
Al Ristorante Cinotto è un gran giorno: un bicchiere in mano per brindare al futuro luminoso che riserva ineguagliabili soddisfazioni.
E che classe ed eleganza!
La clientela del resto non è da meno, c’è da dirlo.

Ristorante Cinotto

Corre.
Ancora corre la bambina di Portoria.
E io la seguo, per le strade di questo quartiere.
Una creuza, un lampione a illuminare Via delle Fucine.
Poco distante da Vico  Tintori, le Fucine richiamano appunto le officine di questi artigiani.

Vico delle Fucine

La città cambia, muta e diviene un luogo diverso.
E ci sono strade che non ho mai veduto: Vico Agogliotti, Vico Pevere, Vico Pellissoni.
Beh, vi regalerò una cartina, non vorrei che vi perdeste!

Cartina

Seguo la bimba con il cestino.
E passiamo là, sotto la Porta Aurea.
E sotto alla Madonnina la bimba si fa il segno della Croce, raccomanda il suo cuore pulito alla Vergine Maria.
Un passo, una discesa più ripida e io provo ancora a seguire la bambina in quelle strade che non ho mai veduto.
Ma in un istante lei scompare, si dissolve come uno sogno evanescente.
E con lei le creuze, i caruggi, le botteghe di anni passati.

Porta Aurea

E’ un mondo mai vissuto che abita le mie fantasie, quando cammino sotto i Portici di Via XII Ottobre, tra belle vetrine e la gente a passeggio.
Penso.
Penso a com’era, a com’è adesso.
E poi ci sono questi modi per viaggiare nel tempo, osservando le immagini di quegli anni, in passato già vi mostrai Via Madre Dio, qui trovate l’articolo che racconta di quella strada tanto rimpianta.
E’ la mia maniera di sognare ed immaginare.
La cartina e la pubblicità sono tratte dalla mia Guida Pagano del 1926.
Le cartoline che avete visto invece appartengono a Stefano Finauri, un giorno gli ho chiesto di mostrarmi la vecchia Portoria e lui, generoso e gentile come sempre, ha cercato per me queste cartoline nel suo immenso archivio.
E lo ringrazio, è merito suo se ho potuto camminare per queste strade.
Luce e ombra, caruggi e panni stesi.
A volte è tutto come allora.

Genova