Nuovi colori sul terrazzo

Ci sono nuovi colori sul terrazzo, così vi porto a spasso tra i miei fiori e vi mostrerò alcuni di loro: sono i nuovi arrivi, sono le bellezze che sbocciano in questo tempo e che mi terranno compagnia per i giorni a venire.
La prima rosa si è aperta al sole con questa grazia, le rose sanno essere sempre regine tra i loro simili.

E a breve distanza da lei ecco una pianta che ogni anno ci regala i suoi fiori, cresce avvinghiata alla ringhiera con questa ferma caparbia.

Fioriscono allegre le azzurre lobelie e si stagliano contro il mio cielo.

Sul terrazzo abitano poi le dolci verbene, ne ho di diversi colori: bianche, violette, rosa pastello e rosa antico ma quelle dai petali così vivaci hanno insistito per rappresentare tutta la famiglia e così eccole qua in tutto il loro splendore.

E poi margherite e gerbere e i colori del sole.

Mentre fremono le piccole e profumate lavande, meta prediletta di api e insetti che si fermano a banchettare sui piccoli petali.

E dondolano leggere le fucsie deliziose, piccole campanelle di primavera.

Non mancano i gerani, ho dei vasi con i rami rigogliosi e carichi di fiori ma sono particolarmente affezionata a questo vasetto: questa piantina è nata da un rametto spezzato che io ho pensato di piantare nella terra.
E il piccolo ramo non si è arreso e ora mi regala i suoi piccoli petali dai toni accesi, accanto a loro sono sbocciati altri fiorellini di lobelia fioriti da una piantina che presi la scorsa estate.
Con questa bellezza, con questa mirabile tenacia.

Le ninfee di Palazzo Reale

Torna in questa stagione il tempo delle ninfee che sbocciano nel vasca del giardino pensile di Palazzo Reale, edificio sito in Via Balbi e oggi prestigioso museo della Superba.
Questa antica dimora nobiliare fu costruita a metà del ‘600 e appartenne dapprima alla famiglia Balbi, poi ai Durazzo e divenne infine Palazzo Reale quando i Savoia ne acquisirono la proprietà nel 1824.

Oltre alla magnifica terrazza che si affaccia sul porto e sul mare di Genova a Palazzo Reale si può passeggiare nella dolcezza del suo giardino.

E qui, leggere sull’acqua, fluttuano le ninfee.

Questo è il loro tempo, fragile ed effimero, sbocciano i petali lisci e si aprono nei giorni di primavera.
Tra le foglie ampie che paiono ritagliate con minuziosa precisione da un artista di talento: posate così, leggere sull’acqua chiara.

Mentre le rose rosse si stagliano contro il cielo azzurro della Superba.

Con questa grazia perfetta, nell’eterno ritorno della vita che si rinnova.

Nel rosa incantevole che racchiude i colori del sole.
Con questa lievità, sull’acqua.

Tornerò ancora a parlarvi di questo giardino pensile: qui potrete ammirare anche un antico rissêu, la tipica pavimentazione a ciottoli di tradizione ligure.
Il settecentesco rissêu di Palazzo Reale proviene dal convento delle Monache Turchine ormai non più esistente e si distingue per armonia e raffinatezza, mi riprometto di scriverne presto per voi.

Potete ammirarlo anche voi, nel giardino di Palazzo Reale, dove il sole delicatamente sfiora le ninfee.

I colori di Cagliari

Vi porto ancora con me per le strade di Cagliari, in questa città sono stata di recente in occasione dell’incontro finale del progetto ItinERA che riguarda la promozione di itinerari, percorsi ed esperienze ecosostenibili in 5 diverse regioni: Sardegna, Liguria Toscana, Corsica e Var.
Ringrazio ancora la Camera di Commercio di Cagliari per l’ospitalità e la gradita opportunità, ringrazio anche la Camera di Commercio di Genova per avermi coinvolto in queste belle giornate.
In quei giorni ho così avuto anche modo di scoprire Cagliari un po’ a modo mio, semplicemente camminando per le sue strade.

I colori di Cagliari sono così, vivaci e vibranti.

Cagliari (1a)

Con le sue belle strade che portano al mare, un saliscendi che è come una promessa e una conquista.

Cagliari (2)

Ringhiere, cornici di marmo, piante grasse e tinte calde.

Cagliari (3)

E diverse sfumature di rosa in queste salite a volte vertiginose.

Cagliari (4)

E petali e foglie, Cagliari mi è sembrata una città in fiore.

Cagliari (5)

Cielo turchese, facciate dai colori accoglienti, profumo d’estate ormai è vicina.

Cagliari (6)

Archivolti, contrasti, meraviglie da scoprire ad ogni angolo.

Cagliari (7)

E c’è poi un belvedere dal quale si domina ogni cosa e lo sguardo si perde a cercare il confine del mare, la costa e i contorni delle saline.

Cagliari (8)

Su questo cielo velato appena da nuvole chiare si staglia l’esile e aggraziata figura di San Francesco d’Assisi.

Cagliari (9)

Ha diversi luoghi scenografici la bella Cagliari.
E qui si indugia nell’osservare il panorama, ci si mette comodi a sorseggiare una bibita, si cena con le specialità del posto e si attende con calma la dolcezza della sera.

Cagliari (10)

A breve distanza da qui c’è una stradina che non potevo tralasciare: ho visto il toponimo sulla cartina e quindi sono andata cercarla.
Ecco qua Vico I dei Genovesi: un ritaglio di cielo, una lieve salita, una bellezza che so riconoscere.

Cagliari (11)

E ancora, lo sguardo ritrova altri colori, densi di luce e di toni della terra, sono le tegole scaldate dal sole della Sardegna.

Cagliari (12)

E ancora, lo sguardo ritrova il profilo della città e il suo mare: nel corso della mia visita mi è capitato di conoscere un cagliaritano che mi ha detto di aver vissuto lontano dalla sua città per un certo periodo e ha anche aggiunto di aver sentito la mancanza dell’orizzonte.
E io sì, ho capito perfettamente cosa intendesse.

Cagliari (13)

Cagliari ha antiche mura, torri e fortificazioni.

Cagliari (14)

Ha una fiera bellezza arroccata lassù e da lassù domina il suo mare.

Cagliari (15)

E ha strade ampie, bei negozi, una strada con i portici, prospettive antiche e affascinanti.

Cagliari (16)

E mentre ero lassù, nella parte della città vecchia, mi è capitato di chiedere informazioni e un signore mi ha detto:
– Scenda e giri a sinistra, troverà una scala, è un po’ impegnativa.
Sono rimasta un po’ perplessa, così ho domandato cosa intendesse e lui ha risposto:
– Saranno 40 o 50 gradini!
– Ma io vengo da Genova! – Ho replicato.
– Allora è a posto, è abituata! – Ha concluso lui.
Così ci siamo cordialmente salutati e io ho imboccato la famosa scaletta, una delle tante perché Cagliari ha tanti gradini.

Cagliari (17)

Cagliari ha le sue case eleganti con le facciate colorate.

Cagliari (18)

E finestre sontuose che si aprono verso il mare.

Cagliari (19)

Magnifica e scenografica è poi per me la scultura che si staglia sul Palazzo Civico di Cagliari.

Cagliari (20)

In una bella città appoggiata su una costa incantevole, davanti al suo magnifico mare, sotto il cielo spazzato da vento fresco che spesso spira per le vie di Cagliari.

Cagliari (21)

Nel corso di queste giornate a Cagliari non sono mancate le specialità gastronomiche, tra le finalità di ItinERA c’è anche quella di offrire ai visitatori delle vere esperienze che avvicinino alle eccellenze locali.
E così, ad esempio, abbiamo pranzato da Pbread, un locale nel centro di Cagliari che offre una vasta scelta di lievitati di alta qualità e lavorati artigianalmente.
Si gustano pizze, focacce con salumi e formaggi sardi, i deliziosi culurgiones di pasta fresca e ripieni, tutto questo accompagnato da ottima birra artigianale.
Oltre a ciò, in questo locale c’è la possibilità di partecipare ai diversi laboratori di panificazione, credo che sia un buon modo per avvicinarsi alle tipicità del posto.

Cagliari (22)

Tanti sono i colori di Cagliari, il più intenso e acceso è il colore lucente del mare.
Il mare per noi che viviamo davanti a questo blu è sempre commozione, emozione e bellezza.

Cagliari (23)

E qui si sposa con l’azzurro del suo cielo in questo tempo di primavera.

Cagliari (24)

Simbolo ed essenza di una città che nella mia impressione ha un forte senso di identità e di appartenenza, ho trovato tra le persone che ho incontrato autentico amore per le proprie tradizioni e per la propria terra.

Cagliari (25)

Là nella bella Cagliari dai colori caldi e autentici, così l’ho veduta, all’ora del tramonto quando il sole declina e bacia i suoi tetti.

Cagliari (26)

Domenica 19 Maggio 1912

Non poteva esserci altro giorno per presentarvi lui e lei, queste persone sono ritratte in questa posa garbata nel tempo di una diversa primavera a Genova.
Era il 19 Maggio 1912 ed era domenica: è una fortunata e piacevole casualità aver trovato questa fotografia, posso così pubblicarla ancora il 19 Maggio, ancora di domenica.
Era dunque una stagione come questa, era una giornata festiva da trascorrere nella quiete delle alture genovesi: lo scatto è di Luigi C. Thanhoffer, titolare di Fotografia Righi, il suo studio era situato là dove si arriva con la celebre funicolare e dove si gode di un magnifico panorama.
Così se ne andarono lassù anche costoro: lui ostenta una posa sicura, sfoggia un bel paio di baffi, una paglietta, ha un abito di buon taglio, cravatta e panciotto.
La moda femminile forse imponeva bottoni grandi, si notano chiaramente sulla giacca e sulla gonna di lei, lei che indossa anche un capello a larghe falde per ripararsi dal sole cocente.
E sbocciavano i fiori, gli uccellini cantavano, si libravano attorno le colorate farfalle.
E l’erba aveva quel profumo fresco di rugiada e di vita che si rinnova nel tempo felice che ritorna ancora.
E dovevano accadere ancora molte vicende che noi ora conosciamo: il nostro passato era futuro ignoto per queste persone.
Immagino che lo abbiano atteso, forse con trepidazione e con speranza, come tutti noi facciamo con i giorni che ancora devono venire.
Oggi ci voltiamo indietro e osserviamo lui e lei.
In quell’altro tempo, così distante, a Genova.
Era il 19 Maggio 1912 ed era domenica.

La pioggia di maggio

La pioggia di maggio è la sorpresa che non ti aspetti: cade tumultuosa, rende l’aria fresca ma poi il sole glorioso è vincitore e lei le cede il suo posto.
La pioggia di maggio lascia a terra i suoi specchi incantati che riflettono le imprendibili magie della città.
È una bellezza ritrovata, dai contorni lievi ed evanescenti, puoi coglierla se il tuo sguardo curioso sa trovarla nell’acqua di certe umili pozzanghere.
E vedrai finestre, cielo azzurro e insolite prospettive urbane in Via di Vallechiara.

E l’insegna gialla dell’Ufficio Postale, vetri chiusi e profili tremuli.

È così meravigliosa la vita sottosopra con le strade al contrario, sono come sempre le hai vedute e al tempo stesso sono ad un’altra maniera.
Con quei pedoni che incedono calpestando il cielo, è qualcosa di straordinario, credetemi!
E così è Via Cairoli, nell’eleganza del suo curvarsi armonioso.

E fremono al sole le foglioline verdi su certi terrazzini.

La pioggia di maggio regala bellezza improvvisa e quasi miracolosa, si incontra con la luce radiosa e tutto pare splendere.
E là nella pozzanghera ammiri il cielo azzurro e le palme del Porto Antico.

E poi cade ancora qualche goccia e l’acqua si spande in fragili cerchi, in una musica lieve e imprevista, come la pioggia di maggio sulle strade di Genova.

 

9 Maggio 1915: sui prati di Cesino

È un giorno di primavera di un tempo distante, non è un periodo qualsiasi.
È il 9 Maggio 1915 e sono ore cruciali per tutta la nazione, questo tempo precede di poco l’entrata in guerra dell’Italia.
Pochi giorni prima, il 5 Maggio, a Quarto si è svolta l’inaugurazione del monumento ai Mille opera dello scultore Eugenio Baroni, protagonista della cerimonia è Gabriele D’Annunzio, le sue parole infiammano gli animi, il Vate sottolinea la necessità dell’Italia di prendere parte al conflitto.
E la vita continua, malgrado tutto.
Si cerca la quiete nella frescura della campagna in fiore, sui prati di Cesino.
Ed è il 9 Maggio 1915, è una luminosa domenica.
Per mia curiosità ho cercato sui quotidiani dell’epoca quali fossero le iniziative per quel giorno di festa e ho trovato su Il Lavoro del giorno 8 Maggio il programma di una maggiolata in montagna organizzata da un’Associazione Escursionistica.
Ecco qua la tabella di marcia: ritrovo alle 5.45 a Caricamento e partenza alla volta di Pontedecimo in tram, prosecuzione quindi alla volta di Mignanego, in programma ci sono vari divertimenti come la corsa nei sacchi e i balli campestri.
Il ritorno è previsto passando per Paveto, Cesino e ancora Pontedecimo.
Queste persone ritratte nella mia fotografia avranno preso parte alla piacevole escursione?
Non so dirvelo, eppure in quella domenica tutti loro si sono ritrovati sui prati di Cesino.
Si sfoggiano sorrisi garbati, con un ombrellino ci si ripara dal sole, si indossano abiti severi chiusi con file di bottoni.

È una gita di famiglia, si direbbe.
E intanto gli steli d’erba ondeggiano al vento, di mattina la chiara rugiada imperla i prati, sbocciano le pratoline e minuti fiorellini spuntano tra i prati.
Ronzano le api e le prime farfalle passano lievi di corolla in corolla.
E la vita continua, malgrado tutto.
E mancano appena pochi giorni a quella fatidica data: il 24 Maggio 1915 l’Italia entra in guerra.
A immortalare questa storica data sarà anche un celebre canto patriottico che inizia così: il Piave mormorava calmo e placido al passaggio dei primi fanti il 24 maggio.
E la vita continua, malgrado tutto.
E il 9 Maggio 1915, sui prati di Cesino, a 15 giorni da quella storica data, si cerca la bucolica pace campestre.
Con il cappello con i fiori, la camiciola leggera e il sorriso incerto ma tuttavia speranzoso di una madre che guarda al suo futuro.
Accanto a lei il marito e il figlio, è una famiglia unita in un tempo fragile.

È così imprevedibile la vita, ti sorprende in certi istanti e mentre li stai vivendo tu non sai neanche immaginare che saranno unici e memorabili, forse a segnarli e a renderli tali saranno anche gli eventi storici e i fatti che ancora devono accadere.
La vita continua, malgrado tutto.
E tu semplicemente vivi, nella maniera migliore che puoi, aspettando il tempo della gioia e della vera tranquillità.
Sui prati di primavera, come quel 9 Maggio 1915 a Cesino.

Tra i fiori degli alberi di Giuda

È primavera e sbocciano i piccoli fiori sugli alberi di Giuda, vi ho già mostrato queste meraviglie che abbelliscono un tratto di Via Oberto Cancelliere, quando inizia questa stagione io torno a salutare gli alberi generosi che si colorano per qualche tempo di rosa acceso.

E per me camminare sotto questo splendore è sempre fonte di gioia e di infiniti stupori.

Ma chi c’è lassù, tra i petali fucsia che dondolano nel vento?
Toh, sono i soliti ospiti caciaroni, in questo caso erano in due e passavano di ramo in ramo beccando qua e là e fermandosi poi in questa magnifica quiete.

Tra i dolci fiorellini sospesi sui rami che si intrecciano stagliandosi contro l’azzurro cielo.

E taluni non si fanno mancare certi spericolati equilibrismi, a pensarci bene quel nettare deve essere davvero delizioso!

Tra i colori vibranti ed effimeri di primavera.

Nel tempo delle fioriture e delle bellezza che si lascia ammirare mentre certi ci guardano da lassù, tra i fiori degli alberi di Giuda.

Ed è primavera

Ed è primavera.
E ognuno sente questo desiderio di camminare nell’aria fresca e frizzante, nel tempo chiaro delle giornate dolci.
Ed è primavera, in Corso Italia.
Si inseguono le vele all’orizzonte, il mare è placido, si resta con le mani posate alla ringhiera.
In questa calma perfetta si chiacchiera, si ride, si ama.
Si passeggia, nel sole e nella luce.
Si respira, all’unisono, con questo senso di libertà.
Ed è primavera.

Sull’albicocco

Sull’albicocco è tornata ancora la bellezza della vita, con questi petali rosa e con queste tenere foglioline frementi.
Ad un tratto, silenziosamente, i fiori delicati si sono aperti piano.
Sboccia così l’albicocco.

Con le sue fioriture temerarie che annunciano una stagione nuova.

Questo albero generoso si trova in un grande giardino qui nei dintorni, l’albicocco ha sempre molti visitatori che sembrano apprezzare le sue bellezze e i suoi profumi.
E sono api e farfalle volteggianti che si posano sulle sottili corolle mentre l’albero protende i suoi rami verso il cielo.

Ed è così la vita, vibrante e prepotente, segue il corso della natura, sempre si rinnova e sempre dona nuovi stupori.

Sull’albicocco, dicevo, capita spesso di scorgere piccoli ospiti ed ecco chi ho veduto giusto pochi giorni fa prima che le gemme si aprissero al sole.

È il tempo dei nuovi profumi e dei colori di primavera.

La luce dei narcisi

Quasi timidi e poi, all’improvviso, così gioiosi: sul terrazzo sono sbocciati i narcisi.
Questi fiori cosi semplici sono tra i primi annunci della vicina primavera, uno dopo l’altro si sono aperti sotto i raggi del sole, con questa grazia.
E scusate le spalle ma i miei narcisi amano guardare il mare.

E poi, nel tempo di una diversa stagione ho interrato qualche altra piantina diversa e nel farlo per puro caso mi è capitato di spostare alcuni bulbi dei narcisi e così i loro fiori ora rallegrano diverse parti del mio terrazzo.
Con questa loro luce, accesa e brillante.

Si stagliano contro il cielo turchese, danzano leggeri nel vento.

Sbocciano tra le lavande profumate, sono i doni bellissimi di questa stagione.

Tra la linea del mare e il celeste del cielo chiaro di Genova, nel tempo che precede gli splendori di primavera.