Finestre a colori

Sono finestre vicine al mare, a breve distanza scrosciano le onde.
Sono finestre baciate dal sole, sfiorate dal vento, sono finestre che racchiudono vite e pensieri, sguardi e sorrisi.
Sono finestre di Genova, nella bella Quinto.
Sono finestre eleganti e discrete, in quelle stanze io credo che risuoni musica armoniosa.
Sono finestre che celano giorni e minuti, sono finestre dalle geometrie perfette.
Persiane verdi, tinte biscotto, tonalità calde e tende spesse.
Sono finestre vicine al mare, sono finestre a colori.

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Tipi da spiaggia

Delle mie passeggiate davanti al mare amo la certezza che troverò sempre modo di meravigliarmi e che di sicuro farò piacevoli incontri, accade sempre.
Nel levante di Genova, davanti al profilo della costa con queste rocce scoscese.

La chiesa, gli scogli, le case di Quinto che si affacciano su questo blu lucente.

Quinto (2)

Tra il mare e la collina, in uno di quei luoghi che riconosciamo come veramente nostri.
Strade, case, vita vera e reale.

Quinto (3)

Mentre l’onda calma si posa sulla battigia.

E avanzano fierissimi tre tipi da spiaggia, eccoli qui.

Quinto (5)

Sono stati padroni del mare per diverso tempo, li ho visti sguazzare placidi e felici nell’acqua.

Quinto (6)

Mentre il mare bagnava i sassolini facendo brillare ancora di più certi colori.

Quinto (7)

Libertà, aria leggera e felicità.
Insieme, loro tre.
Tre tipi da spiaggia, proprio così.

Quinto (8)

Qui dove alcuni hanno i gozzi davanti alle finestre.

Quinto (9)

Ed esci di casa e il mare è davanti a te e ad una certa ora il sole all’orizzonte quasi ti abbaglia.

Quinto (10)

Scogli, ringhiere, scalette, quieta vita di una città di mare.

Quinto (11)

E gozzi, salvagenti, tinte vivaci.

Quinto (12)

Istanti perfetti di bellezza marina intrisi di luce chiara di primavera.

Quinto (13)

E tu lo sai, alcuni sanno amare queste spiagge ancora meglio di altri e sanno godere di questi momenti irripetibili.

Quinto (14)

Là, su quella riva, spiccava una minuzia di verde brillante tra i sassi levigati dal mare.

Quinto (15)

Là, dove si frangono le onde quiete del blu di Genova.

Quinto (16)

Davanti al blu

Navigando insieme, verso l’orizzonte lucente e increspato dal vento.
Senza voltarsi indietro e respirando il mare.
Un viaggio di sguardi e sospiri, su onde impetuose e spumeggianti.
Un tempo condiviso, al ritmo del sole e della stagione nuova, la gioia lasciarsi cullare da un lento dondolio.
Un abbraccio, un tramonto, il tempo di ritornare.
Per rimanere, così vicini, semplicemente davanti al blu.

Storie di barche e di gozzi

Le mie passeggiate davanti al mare sono sempre motivo di gioia e di nuove scoperte, è così Genova, lei non smette mai di stupirmi.
E sa essere così bella e lucente in certi giorni quando il suo mare è calmo e brillante.

E poi, ogni gozzo è una storia che non possiamo conoscere e racconta qualcosa di coloro che amano affrontare le onde, calare le reti e prendere il vento sul viso.
Io potrei passare giornate intere a leggere i nomi delle barche, alcuni sono come romanzi.

E su certi gozzi poi sono scritte vere dichiarazioni di amore, ad esempio questo si chiama così: le mie gioie.

E poi alla gente di mare non manca certo il senso dell’ironia.

E intanto mi perdo a guardare la linea blu all’orizzonte e ad ascoltare i suoni della primavera, bella stagione di piacevoli lentezze.

Qui in questi quartieri di piccole spiagge raccolte ogni angolo narra sempre storie di onde e di deliziosi doni del mare di Liguria che portiamo sulle nostre tavole.
E non poteva essere diversamente: a Zena acciughe e bianchetti se ne stanno vicini!

E anche questa barca porta il nome di un pesce di questo nostro mare.

Sono così le mie passeggiate sulle spiagge di sassi, ricche di momenti intrisi di piccole grandi bellezze.
E spiccano il giallo e il turchese mentre la luce di primavera si posa su queste storie di barche e di gozzi.

Il preludio

E poi arriva così la giornata perfetta.
Ancora di aria frizzante, ancora figlia del vento ma così piacevole.
Ieri, camminando.
Sempre senza meta, senza alcun scopo.
E ho anche mangiato il gelato alla panera, il primo davanti al mare in questa stagione nuova.
E ho veduto sassi e gabbiani, creuze, finestre, spiagge, ringhiere e barche.
E ho camminato su e giù sulla battigia.
A lungo, con gioia.
Ed è solo il preludio di altra bellezza che ci attende nei giorni che verranno.
Celeste e sereno, tempo di tiepido sole di Liguria che riscalda il cuore.

Streghe e indovini nella Liguria del ‘600

Il lato oscuro del passato a volte è nelle storie che evocano visi e vicende ormai perdute.
Storie di superstizioni e sortilegi, tremori e paure, voci del popolo che non sarebbero mai giunte sino a noi se non fossero incappate nella giustizia ecclesiastica.
E streghe, negromanti e tribunali con giudici severi ed implacabili.
Era l’estate del 1588, davanti all’inquisizione finirono due donne di Quinto, Pomelina e Geronima, bastano solo i loro nomi ad evocare un tempo antico e lontano.
Certi uomini dicevano che quelle due erano streghe, erano state mosse accuse gravi e precise.
E così a testimoniare fu chiamata Bianca Rivarola, lei disse che Pomelina e Geronima erano due brave persone, non erano fattucchiere, piuttosto gli accusatori erano nemici delle due e quello era il modo perfetto per liberarsi di loro.
Il fatto venne confermato da un altro testimone che riferì che in passato c’erano stati degli screzi tra le persone coinvolte, il parroco stesso parlò in favore di Pomelina e Geronima, disse che loro frequentavano la chiesa e certo non erano temibili streghe.
Le due donne riebbero così la loro libertà e tornarono a vivere davanti al loro mare.

Mare (2)

E ancora, bisogna andare all’anno 1631 per incontrare lei, Maria Morando di Sant’Olcese.
La Maria, diceva il parroco, faceva gli incantesimi, la Maria curava i bambini malati in chissà che modo.
E fu così che il vicario generale la mandò a chiamare chiedendole conto delle sue azioni.
E lei disse che no, incanti non ne aveva mai fatti, lei era una levatrice, con quel mestiere tirava a campare.
E le fecero molte domande, alla fine la lasciarono andare dietro il pagamento di una multa di 100 scudi.
E anni, anni dopo, nel 1654, a Genova venne convocata una donna originaria di Ruta, era stato l’arciprete di Camogli a denunciarla.
E pure di lei si diceva che fosse una strega, pare che conducesse una vita di dissolutezze, si diceva che attirasse nelle spire della perdizione le ragazze della valle.
Venne ammonita, le si disse che se avesse continuato su quella strada sarebbe stata condannata a pagare una multa di 50 scudi e le sarebbe stata comminata la scomunica, i documenti disponibili non dicono altro su di lei.

Camogli

E invece prese il mare Nicola Castagnino, correva l’anno 1662.
Lui era un prete e le competenti autorità ecclesiastiche lo avevano condannato al bando in Corsica, a Bonifacio.
Già, dovete sapere che il Castagnino l’aveva combinata grossa, aveva rinchiuso e sottoposto a torture una certa Marietta.
Per legittima difesa, disse lui: la Marietta gli aveva fatto del male con i suoi incantesimi.
E tuttavia non fu creduto e quelli del tribunale lo spedirono lontano da Genova, sull’isola del suo destino.
Le storie di queste persone sono state portate alla luce da Don Paolo Fontana, responsabile dell’archivio della Diocesi di Genova, queste vicende sono pubblicate in un suo articolo sulla rivista Ricerche Teologiche 2(2009).
Don Paolo è un caro amico ed è uno scopritore di storie eccezionali, insieme a queste ve ne sono molte altre, ancor più complesse, intricate, romanzesche, avventurose e vere, per quanto incredibile possa sembrare.
E’ la vita di altri secoli che riemerge da certi faldoni polverosi.
E quel passato restituisce anche il volto di Antonio Savignone, vissuto nella seconda metà del ‘500.
Lo vedete?
La gente gli passa davanti, alcuni forse lo guardano con disprezzo, altri invece sono dispiaciuti di trovarlo lì, a lui si rivolgevano per conoscere il futuro.
Antonio è finito davanti al Tribunale Ecclesiastico e ora deve scontare la sua pena.
Lui che esercitava l’arte divinatoria è stato condannato alla flagellazione e alla berlina, era previsto che rimanesse esposto con una sfera in una mano e una brocca nell’altra.
La pena gli è stata alleviata, ha scampato la flagellazione.
E così adesso si trova lì, in Piazza San Lorenzo, davanti alla Cattedrale, deve stare in ginocchio con la brocca in mano dall’inizio alla fine della messa maggiore, dovrà anche scontare sette venerdì di digiuno a pane e acqua.
E quando passate in San Lorenzo, soffermatevi a guardare con gli occhi che sanno vedere anche in altre dimensioni, osservate con gli occhi dell’immaginazione.
C’è un uomo in ginocchio con una brocca in mano.
In una delle piazze più importanti della Superba, nella Genova di un altro tempo.

San Lorenzo

Quinto, un lavatoio davanti al mare

Camminando vicino al mare, a Quinto.
In certi giorni il clima invoglia a una lenta pigrizia e vorresti soltanto sederti lì, sui sassi, a guardare l’onda che batte e sempre ritorna.
E l’aria ti scompiglia il capelli e ti accarezza il viso.
Camminando vicino al mare, a Quinto.

Quinto (2)

E non c’è bisogno di cercare il sole tra prospettive impervie e imprendibili, davanti al mare è il sole a trovare te.
Trova te, la scaletta che stai scendendo, le finestre spalancate di fronte all’azzurro, i mattoni rossi della creuza.

Quinto (3)

E soffia il vento amico e regala un gioco di colori, di luci e di ombre.

Quinto (4)

Lì, tra la creuza e la piccola spiaggia, ancora si trova il muto testimone di certe lontane fatiche che non conosciamo più, un lavatoio davanti al mare.

Quinto (5)

Chi un tempo visse in questa bella casa certo ne avrà usufruito.
Cesta dei panni, spazzola e sapone e poi un corda da stendere, come ancora accade ai nostri giorni.

Quinto (6)

La vasca grande e spaziosa e l’onda che picchia sulla scogliera.

Quinto (15)

E l’acqua che scende, le chiacchiere e il vociare delle donne al lavatoio.

Quinto (8)

Si inerpica la creuza, svoltato quell’angolo si gode di una prospettiva che per me narra tutta l’anima di questa terra.

Quinto( 8A)

E il fragore del mare incanta ed ammalia, trascina via con sé anche i pensieri.
Senza tempo, senza fretta, seguendo la melodia delle onde.

Quinto (10)

E seguendo il proprio sguardo che coglie scorci di impagabile bellezza.

Quinto (11) - Copia

Laggiù, davanti al spiaggia di sassi.

Quinto (12)

Dove tutto narra della potenza del sole e del vento, di quelle piante resistenti che crescono lungo la nostra costa di Liguria.

Quinto (13)

Rigogliose, forti, vive, si stagliano contro la linea dell’orizzonte.

Quinto (14)

E l’aria intrisa di salino penetra in ogni fibra, il profumo inebriante dell’abisso resta nella memoria e nell‘anima.

Quinto (7)

E il sole lentamente declina, brilla e luccica sopra le onde, laggiù, dove c’è un lavatoio davanti al mare.

Quinto (16)

Una sola immagine, anima di Liguria

C’era tutto, tutto in una sola immagine.
Un preludio di primavera, turchese accecante, la linea netta dell’orizzonte che si unisce al cielo.
Le note dell’universo che suonano la sinfonia delle onde, il loro continuo frangersi sopra gli scogli e poi rialzarsi e abbattersi ancora sulla distesa di acqua salina.
E un tratto di muretto, una discesa verso il mare.
E il vento, il vento sempre.
Le voci, le parole bisbigliate, le promesse taciute.
E i passi leggeri di una bimba,  cammina accanto a me e mi sfiora appena, poi corre giù a perdifiato verso la spiaggia di sassi.
C’era anche chi percorreva quel cammino al contrario, ogni discesa ripida è anche una salita.
Lei ha molti anni in più e i capelli candidi, la signora sembra inglese, è rimasta a lungo a fissare davanti a quel panorama marino mentre il suo foulard svolazzava all’aria.
E poi è giunto il tempo di rincasare, un gradino dietro l’altro, piano piano.
C’era tutto in una sola immagine.
Una finestra.
C’è chi può osservare il mare da dietro quei vetri.
In ogni stagione, con ogni tempo, quando infuria la tempesta e si scatena il temporale, quando il cielo si accende di lampi mentre il tuono rimbomba minaccioso, quando il sole si adagia sul mare calmo e luccica l’acqua sotto i suoi raggi.
Una magnifica quiete in quell’istante.
E in una sola immagine c’era l’essenza di questa terra di Liguria, la sua anima marinara e semplice, il suo cuore che batte al ritmo delle onde.

Quinto

Profumo di agrumi e cose che si vedono in Via Priaruggia

Ieri era una splendida giornata di sole.
E così sono uscita presto, ero in cerca di qualcosa che intendevo fotografare e ho fatto un giro piuttosto lungo.
E sapete che è successo?
Come spesso mi capita, cercando una cosa ne ho trovata un’altra davvero inattesa della quale ignoravo l’esistenza.
E’ stato un pomeriggio così, ricco di sorprese e un po’ per volta ve le mostrerò, inizio da qui, da ciò che non avrei mai pensato di trovare.
Venite con me, vi porto giù da Via Priaruggia.
Scendo, poi faccio una piccola deviazione, laggiù c’è una mimosa gialla di sole.

Via Priaruggia (2)

E non solo, di fronte ci sono altri alberi generosi di frutti.
E sono agrumi densi di luce.

Via Priaruggia (3)

E rami carichi di limoni.

Via Priaruggia (4)

E voi mi direte: Miss Fletcher, ma questa sorpresa?
Sono i limoni?
No, certo che no, anche quelli li ho trovati per puro caso e allora ho portato qui la loro freschezza.
E poi i rami si intrecciavano a quelli del pompelmo, profumi veri di Mediterraneo.

Via Priaruggia (5)

E poi finestre, lenzuola e panni stesi.

Via Priaruggia (6)

Certo che quei limoni!
Quanti erano, un tripudio di frutti tra le foglie lucide!

Via Priaruggia (7)

Che bellezza gli agrumi, tra le case, sotto il cielo limpido.

Via Priaruggia (8)

E’ tempo di continuare la passeggiata e così si torna in Via Priaruggia, là dove si scende verso il mare.
E ci si ferma proprio lì, sull’angolo.
E sapete, queste non sono le mie zone, è piacevole girare per strade che non frequento spesso.
Ehi, ma che c’è lì?

Via Priaruggia (9)

Una fontanella!
Ma cosa c’è sopra il muro?
Una lapide con una scritta sbiadita.
Cose che si trovano guardandosi intorno e io ormai credo di essere diventata un’attenta osservatrice.

Via Priaruggia (9a)

Le parole che si leggono su quel marmo rimandano ad un altro tempo.
Quella scritta si trovava di solito nei pressi dei vecchi lavatoi e forse qui un tempo non c’era solo la fontanella che possiamo ancora vedere.
Forse c’era un lavatoio utilizzato dalle donne del quartiere?
Cose che si trovano per caso, guardandosi intorno.
E ti resta il desiderio di camminare ancora, di osservare ogni muro, di scendere da ogni creuza e di cercare ancora.
E di trovare altre tracce del nostro passato, altri stupori e altre meraviglie.

Via Priaruggia (10)

E’ SEVERAMENTE VIETATO
ATTINGERE ACQUA PER USI
NON DOMESTICI