La bocca del lupo

Oggi vi parlerò di lei, lei è una genovese che tutti voi dovreste conoscere.
Avete mai sentito parlare della Bricicca?
Per incontrarla dovrete leggere La bocca del Lupo, romanzo pubblicato nel 1892 e scritto da Remigio Zena, nom de plume di Gaspare Invrea.
Dunque, vi dicevo della Bricicca, al secolo Francisca Carbone, lei se ne sta nei caruggi di Genova, precisamente nella Piazzetta della Pece Greca e di mestiere fa la besagnina.
Mette lì il suo banco e vende le verdure, però la Bricicca tira a campare anche con il lotto clandestino e lavora, per così dire, per il Signor Costante.
Donna sventurata, le è morto il marito e ha perso anche il figlio maschio che era una perla di ragazzo, lui provvedeva alla famiglia con amorevole solerzia.
Così alla Bricicca sono rimaste sulla schiena tre figlie che non potrebbero essere più diverse tra di loro.
Angela è generosa e semplice ed è in età da marito, infatti c’è da affrontare la questione del suo matrimonio, una faccenda spinosa per la Bricicca.
E poi c’è lei, Marinetta, lei che ha appena 14 anni:

Da un Natale all’altro Marinetta era venuta su come un trionfo. (…) bianca e rossa, piuttosto grassotta, se non era del tutto quello che si dice una donna da marito, cominciava a dare nell’occhio e vicino a lei Angela pareva una castagna secca. I signori delle Strade Nuove e dei Ferri della Posta vedendola passare, Marinetta, piena di salute, pulita, con la sua veletta aggiustata bene in testa e la frangetta di capelli incollata sulla fronte, si mettevano a far da merli, zt, zt, voltandosi a guardarla dopo che era passata, e se avesse dovuto rispondere a tutti i complimenti che sentiva, sarebbe stata fresca.

Capite? Marinetta è una ragazza ben ambiziosa e capricciosa, finire nei guai è davvero semplice per una come lei!
E dunque, la Bricicca ha il suo bel da fare a tirar su queste sue figlie, una delle tre non abita neppure con lei, Battistina è quasi abbandonata e se ne sta a Manassola, da parenti, certo per guadagnarsi il pane deve faticare e tanti lussi se li può scordare ma almeno è un problema di meno per sua madre.
Povera Battistina così docile, buona e paziente, finirà poi dalle monache ma anche il suo destino sarà avventuroso.
Storia di popolo e di gente di caruggi La bocca del lupo è un romanzo complesso e affascinante per diverse ragioni.
Intricata è la trama, molti sono i personaggi che affollano queste pagine e sono chiaramente ispirati a persone realmente vissute sul finire dell’Ottocento.
Familiari sono i luoghi, sono nominate e descritte strade di Genova che tutti percorriamo, come ad esempio Via Fieschi.
E ci sono poi caruggi che hanno toponimi sconosciuti, la Piazza della Pece Greca è probabilmente la trasposizione letteraria di Vico della Fava Greca, viene nominato un immaginario Vicolo della Capra e la località di Manassola è ispirata a un paese della riviera ligure e il nome deriva da Manarola e Bonassola.
Presumo che l’autore, con questo stratagemma, abbia voluto forse rendere meno riconoscibili personaggi reali della sua epoca.
Il romanzo segue il solco della tradizione verista, Zena si distingue per un particolare linguaggio, antico e per noi insolito, a volte volutamente più discorsivo e popolaresco, sono assenti i dialoghi e il narratore diviene così la voce dei protagonisti.
Remigio Zena parla per loro, parla di loro e dei loro pensieri.
Ed ecco, ad esempio, la giovane Battistina smarrita per le strade di Genova:

Sempre strade. Bella Madonna cara, l’avevano fatta così grande Genova, che non finiva mai? Era capitata in una via lunga, piena di omnibus e di carri, dove passava anche il vapore, aveva troppo male; il fischio della macchina se lo sentì freddo, gelato, attraversarle il cuore.

Bella Madonna cara, quante volte troverete queste parole nel corso del romanzo!
Se leggerete La Bocca del lupo scoprirete le sorti della Bricicca e delle sue figlie, le loro non sono esistenze semplici e la Bricicca avrà pure guai con la giustizia.
In una città dove ognuno si arrabatta per rimanere semplicemente a galla molte sono le scene memorabili, io ho trovato particolarmente gustosa la descrizione dei festeggiamenti per la comunione di Marinetta, questo ed altri brani mi hanno ricordato certe pagine di Emile Zola.
Si sa, la vita è amara e allora bisogna godere di tutte le gioie che sono concesse!
Ed ecco la bella compagnia partire a bordo di due carrozze, si va verso il ponente, con il Signor Costante che spiega a tutti storie del porto e della Lanterna, lui fin lassù c’è persino salito!
E che pranzo luculliano poi in trattoria!
Taglierini, pesci fritti, arrosti, latte dolce e altre bontà e camerieri che cambiano piatti e posate in continuazione, mica una cosa comune per tutti loro:

Nella Pece Greca di quegli usi non ce n’erano, si mangiava come si poteva, perfino in terra e Angela ne sapeva qualche cosa, che più di una volta, da una mattina all’altra, le era toccato di non mangiare niente del tutto.

Lo sguardo di Remigio Zena si posa attento sul popolo di Genova, svela le solitudini, le debolezze e le fragilità, vi porta in caruggi semibui, su per scale impervie, in strade popolate da torbide figure e da innocenti vittime.
Nel mondo della Bricicca, alla Pece Greca, dove non sempre la felicità è scritta nel destino:

Certi giorni il Signore chiude gli occhi, oppure tiene altre faccende per le mani; se dovesse pensare alla direzione della giustizia veramente giusta, oltre i fastidi e il cattivo sangue, non gli resterebbe più tempo per il resto.

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