Un glicine per Miss Fletcher

Nel tempo d’autunno, all’improvviso, un glicine.
Fiore dolce e profumato, in primavera adorna le cancellate e riveste i muri, il glicine odoroso è protagonista dei giorni del sole.

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Nel tempo di altri colori e di diversi profumi, qui è arrivato un bellissimo glicine ed è un delicato ricamo che decora una pochette interamente realizzata dalla mia amica Viv con il suo consueto gusto raffinato.
Qui, sul suo blog, trovate l’articolo che lei ha dedicato alla sua splendida creazione.

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Una meraviglia simile va tenuta con cura e deve trovare una destinazione degna della sua bellezza.
Viv è un’amica attenta e sensibile, è una persona che ascolta e capisce le preferenze degli altri.
Tuttavia non sapeva che la mia scatola dei fili da ricamo ha esattamente quei toni di colore, è rifasciata con le sfumature di lilla dei fiori di lavanda e accanto al glicine è una perfetta armonia.

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E sapete cosa è successo?
La scatola è andata in visibilio!
Ha subito fatto amicizia con la nuova arrivata, all’unanimità le due hanno deciso che d’ora in avanti la pochette di Viv ospiterà tutte le matassine sui toni del lilla e del viola.

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Un glicine per Miss Fletcher, pensato proprio per me.
E infatti questa pochette ha persino l’apertura da mancina, è la prima volta che ne possiedo una simile.

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Davvero un bellissimo regalo di compleanno, grazie Viv, sei un’amica speciale ed unica.
E adesso cari amici vi saluto, sento un certo trambusto nella camera accanto.
Credo che le matassine stiano bisticciando tra di loro, quelle rosa sostengono che nella pochette starebbero comodissime, quelle verdi dicono che pure loro si trasferirebbero volentieri.
Eh, le capisco, il glicine di Miss Fletcher è una vera bellezza!

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Il mondo colorato di Rita Frizzera

Le ho conosciute nella stessa giornata, sono amiche, hanno la stessa passione e ognuna la interpreta alla propria maniera.
Forse ricorderete il mio post dedicato al patchwork e ai lavori di Fabia Delise, insieme a lei c’era un’altra eccellenza di questa mirabile arte, lei si chiama Rita Frizzera ed è una vera celebrità tra gli appassionati del patchwork.
Rita è originaria del Trentino ma vive qui da diverso tempo e sa apprezzare le bellezze della Liguria, per mostrarmi i suoi lavori mi ha invitata in uno dei suoi posti.
Bogliasco, una terrazza sul mare e un orizzonte infinito.

Bogliasco

Rita è eclettica, originale e non è soltanto creativa, è un vero vulcano di incredibili idee che divengono realtà tra le sue mani.
I suoi lavori così pazientemente cuciti sono stati esposti in Italia e all’estero, in Olanda e in Germania, in Francia e in Gran Bretagna, attualmente alcuni suoi patchwork si trovano a Houston, negli Stati Uniti, altri sono esposti a Roma.
E quei suoi lavori sono un’autentica esplosione di colori.

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Giochi d’incastri, geometrie, disegni immaginati e poi così tangibili.

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Papaveri rossi su sfumature di grigio.

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Petali, foglie e fiori sbocciati da ritagli di stoffa e rifiniti nei dettagli con raffinati ricami.

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Ed è giusto ricordate che Rita non vende i suoi lavori preparati con tanta passione.

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Ogni artista ha il proprio stile e la propria maniera di esprimersi, il patchwork di Rita Frizzera è un incredibile incontro di linee e un allegro gioco di contrasti.

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Nascono così le tovagliette tagliate su misura per il suo tavolino.

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I suoi quilts sono realizzati con infinita pazienza, ogni riquadro è cucito a mano e verrà poi unito agli altri per un risultato davvero unico.

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Fiori, fili e colori.

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E l’armonia di un disegno ricco di sensazioni.

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La tecnica utilizzata per questo genere di quilt è l’appliqué, quelle forme che occupano i riquadri sono ritagliate e cucite  una ad una sulla stoffa, immaginate quanta precisone sia necessaria per realizzarli alla perfezione.

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E ogni quilt ha un suo nome e la firma della sua creatrice, questo è Glamour Tracks.

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Naturalmente nella casa di Rita ci sono i suoi lavori, uno dei suoi quilts viene usato come copridivano.

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Qui potete vedere il suo sito, oltre a numerose immagini troverete una sezione dedicata alle sue mostre e una alle sue pubblicazioni.

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Un mondo bellissimo che scaturisce dalla fantasia di una vera creativa.

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E ha tutti i colori del mondo, i colori della nostra vita.

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RicamAnto, sogni colorati tra le dita

Dal sogno alla realtà, la realizzazione dei propri desideri è un entusiasmante traguardo.
Lei è una mia amica incontrata tramite la rete, leggevo il suo blog ancor prima di avere il mio e l’ho sempre ammirata per la sua creatività e la precisione dei suoi lavori.
Antonella è una persona positiva, gioiosa e solare, conosce tutti i segreti e le tecniche di ricamo, maglia e uncinetto, il suo blog si chiama RicamAnto e lo trovate qui.
Da breve tempo RicamAnto è anche il nome del suo negozio, una fornita merceria situata in Albaro, in Via Pisa 4 r, a pochi passi da Piazza Leonardo da Vinci.

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E allora oggi scoprirete con me il sogno variopinto di Antonella.
Ci sono deliziosi bavaglini, completi per l’asilo e cose belle che faranno la felicità delle ricamatrici.

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Diamo uno sguardo alla vetrina?
Naturalmente i lavori che vedete esposti sono opera di Antonella, troverete splendide idee per i vostri regali.

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E strofinacci, presine e accessori che potrete ricamare voi stesse.

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E all’interno ci sono morbidi gomitoli di ogni tinta e colore.

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Ciò che lascia assolutamente a bocca aperta sono i lavori realizzati dalle sapienti mani di Antonella e se andrete nel suo negozio scoprirete che hanno anche dei prezzi decisamente convenienti, questi sono adorabili cappellini per i più piccini.

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Rosa confetto, come si addice a un bimbetta vanitosa.
E sì, nell’angolo c’è anche una bambolina bionda, bellissima!

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A volte le immagini parlano da sole, è vero?

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Scarpine celesti con il fiocchetto e un maglioncino abbinato, ditemi voi se non sono una meraviglia!

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E ancora rosa, nastrini e colori confetto.

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E un’altra bambola, la sua gemella è già stata venduta, io la trovo perfetta.

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Oltre a questo troverete tutto ciò che occorre se anche a voi piace ricamare, gli asciugamani hanno tinte vivaci e allegre.

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E per la maglia non c’è che l’imbarazzo della scelta.

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E poi tele per ogni necessità, io ho fotografato quelle a quadretti ma ce ne sono molte altre.

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E piccoli scampoli preziosi per le creative.

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Da RicamAnto potrete far eseguire riparazioni sartoriali e troverete anche un vasto assortimento di intimo e calze per grandi e piccini.

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E poi bottoni, fili, moulinè, aghi, forbici, ferri e ceste da lavoro.

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Da un blog a un nuovo inizio, per il suo negozio Antonella ha anche creato una pagina Facebook, la trovate qui.
Lei è una persona competente e gentile, se andrete a trovarla avrete modo anche voi di scoprire il suo sogno colorato diventato realtà, con la caparbietà che sanno avere solo certi sogni che ci regalano energia e sorrisi luminosi.

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A te Antonella il mio sincero augurio di tanto successo, te lo meriti davvero.
E a tutti voi che altro dire?
Ah sì, l’orario del negozio!
E’ appeso sulla porta di RicamAnto ed è naturalmente scritto a punto croce, lo accompagna una delizia di beige nata dalle abili mani della mia amica Antonella.

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Un regalo da una cara amica

L’altro giorno, con mia grande gioia, il postino ha depositato nella mia buca delle lettere una busta gialla.
Avete presente quelle buste con i pallini che se li schiacci fanno sciac?
Ecco, proprio una di quelle.
La attendevo, il suo invio mi era stato preannunciato!
E cosa ci sarà dentro?

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Un regalo per Miss Fletcher, corredato da un grazioso e delicato biglietto sul quale sono scritte parole davvero belle.
Un regalo ideato, pensato, cucito e creato dalle abili mani della mia amica Viv.
E se siete tra i lettori del suo blog sapete bene quanta cura e quale precisione lei metta nelle sue creazioni, se invece non avete mai sfogliato le sue pagine questa è l’occasione per scoprire Stravagaria, cliccate qui e scoprirete un mondo fatto di molte diverse sfaccettature, il suo blog spazia dalla creatività ad interessanti recensioni delle sue letture.
E come dicevo, Viv è una cara amica molto generosa.
Una persona capace di condividere, di ascoltare e di comprendere i gusti e le passioni altrui.
Non è da tutti, prevede un’attenzione verso gli altri non certo comune.
E questo è il regalo per me, cucito, ricamato, confezionato ad arte da lei.
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Si chiude con due cordoncini, naturalmente in tinta con la stoffa.
E quale fantasia ha scelto per rifinirlo?
Bottoni, bottoni, bottoni!
Lei lo sa, io vado matta per i bottoni!

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Ed eccolo qua, chiuso come un libretto.
E con cuoricini, fiori e foglie e una dedica davvero speciale!

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E una volta aperto si svela la sua funzione, si tratta di un delizioso puntaspilli, naturalmente Viv non ha mancato di appuntarvi  tre spilli, ognuno ha la capocchia di diverso colore.

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Il mio bellissimo regalo ha subito preso posto nel mio cestino da lavoro ed è stato accolto con tutti gli onori da forbici, ditali e matassine.
Ora è di là, sta raccontando ai suoi nuovi amici del suo lungo viaggio, da quanto chiacchiera mi pare proprio che si trovi bene!
E io sono felice che lui sia qui.
Grazie di cuore, Viv, you are a dear friend!

Stravagaria

La stanza della ricamatrice

C’era una volta un paio di  forbici da cucito che non stavano mai zitte.
Apri e chiudi, apri e chiudi, quelle lì cianciavano di continuo e nella stanza da lavoro c’era sempre un certo trambusto.
Accadeva ad ogni ora del giorno, le forbici baldanzose tenevano banco e roteavano nell’aria sorrette dalla sapiente mano di una celebre sarta.
Quelle forbici instancabili tagliavano stoffe e cotonine, sete e imbottiture e non la finivano mai di parlare.
La sarta era piena di inventiva e oltretutto aveva il sonno leggero, così a volte nel cuore della notte si metteva a cucire.
– Ma insomma, qui c’è gente che vuole dormire! – protestavano i bottoni risvegliati dal loro sonno beato.

Bottoni
– Noi non ne abbiamo colpa! – ribattevano le forbici – qui ci sono borsine e pochette da preparare! E si avvicina il Natale, non c’è tempo da perdere!
In questi casi il metro si arrotolava su se stesso e si voltava dall’altra parte, era un tipo che non amava le discussioni.
Tutti gli altri invece, ah! Avreste dovuto vederli!
Dovete sapere che la sarta era anche un’abile ricamatrice e quando si metteva al lavoro le matassine di mouliné facevano a gara per essere le prescelte, ognuna di loro si distingueva con un numero e si era democraticamente stabilito che tutte si mettessero in fila in ordine crescente.
Così, quando sentivano il chiacchiericcio delle forbici, tutte si rizzavano in piedi e si allineavano come obbedienti soldatini.

Fili
– Io non faccio testo – diceva sicuro il nero – io sono unico, vi voglio vedere a prendere il mio posto!
– E lo stesso vale per noi – ribadivano le due tonalità di bianco con tono altezzoso – nessuno ci può rimpiazzare.
Le altre matassine invece erano in evidente concorrenza tra di loro, i rossi bisticciavano in continuazione, i rosa erano più pacati, è vero, ma il fucsia era un vero attaccabrighe e tutti cercavano sempre di non discutere con lui.
I blu e gli azzurri erano giunti ad un compromesso diplomatico: avevano deciso di presentarsi sempre in coppia, pensavano così di avere maggiori possibilità di essere scelti.
I gialli erano prepotenti e litigiosi, dalle loro parti si sentiva sempre questionare.
Il marrone era paziente e rassegnato, ogni tanto scuoteva la testa e sospirando diceva:
– Speriamo di non finire di nuovo a fare il tronco d’albero, mi tocca sempre quella parte lì!
Il viola, per parte sua, considerava un privilegio il fatto di esser scelto di rado, diceva che questo lo rendeva più ricercato.
Era un cuor d’oro il viola, ogni volta accorreva a consolare il beige che soffriva di complessi di inferiorità.
Quando era il momento della selezione il beige scoppiava sempre a piangere e tra i singhiozzi farfugliava:
– Non ce la farò mai a competere con gli altri, a me vengono assegnati solo ruoli di secondo piano!

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E nel frattempo sotto l’armadio si consumava un dramma.
Da molti giorni giaceva sul pavimento un sottilissimo ago che si sgolava per chiedere soccorsi.
– Aiuto! Qualcuno venga a raccogliermi, sono qua sotto!
Ahimé, nessuno sentiva la sua vocina flebile!
L’ago era terrorizzato, più di una volta aveva rischiato di finire risucchiato dall’aspirapolvere, aveva anche avuto incontri ravvicinati con le gatte di casa ma del suo destino nessuno pareva interessarsi.
I ditali erano tipi attenti e sempre pronti a mettersi al lavoro, avevano deciso all’unanimità di fare i turni e avevano anche tentato di convincere le matassine a fare lo stesso ma nessuna aveva dato loro retta, il fucsia in quella circostanza era montato su tutte le furie così i ditali si erano ritirati in buon ordine senza mai più intervenire.
Il puntaspilli invece aveva un bel carattere, era docile e remissivo, faceva il suo dovere senza mai lagnarsi.
Stoico e paziente non si lamentava mai, anche se, a dire il vero, ne avrebbe avuto tutte le ragioni.
Quella stanza era un piccolo mondo, la vita non è semplice per nessuno, credetemi, neanche in un cestino da lavoro.
E poi arrivava lei, la ricamatrice, con cura selezionava i colori, le stoffe e i fili.

Stoffe

E quelli che non venivano prescelti si facevano da parte, tutti sapevano bene che la padrona di casa era solerte e fantasiosa, prima o poi a tutti sarebbe toccato l’onore di finire tra le sue mani.
Lei impugnava le forbici e iniziava a tagliare e loro come sempre si mettevano a parlare, quando poi erano proprio di buon umore addirittura cantavano!
– E basta! In questa stanza non si chiude occhio! – brontolavano i rocchetti di filo.
Accadeva a ogni ora del giorno e della notte, nella stanza della ricamatrice.

Questa storiella allegra è dedicata a Stravagaria, amica creativa che si distingue per il suo buon gusto, lo stile  e l’unicità delle sue creazioni, dalle sue mani nascono solo cose belle e se non la conoscete vi invito a visitare le pagine del suo blog, lo trovate qui, scoprirete un universo di curate raffinatezze.
Suo è questo splendido carillon che ha fatto per me.
E le sue forbici, ve lo garantisco, cianciano di continuo.

CARILLON

Il vento ama

E’ un verso di Ezra Pound, è il titolo del blog di un’amica a me molto cara.
Sapete, quelle persone che sembra ci siano sempre state e a pensarci bene, se ti guardi indietro, non ti accorgi, non sai ricordare in quale esatto momento abbiano incrociato il tuo cammino.
Sapete, quelle persone che scelgono queste parole per presentarsi: ama il tuo sogno, ogni inferiore amore disprezzando, il vento ama.
Sapete, quelle persone che amano il bello, in ogni sua forma.
E sanno vederlo nella natura, nei fiori, in un riflesso di luce, nei colori dell’orto, nei toni delle foglie che ingialliscono sugli alberi in autunno.
Questa è Susanna, per me.
E a breve il suo blog compirà un anno, ma sembra strano, solo dodici mesi, come ho già detto, è davvero una di quelle persone che sembra ci siano sempre state.
Susanna ha scelto di festeggiare il compleanno del suo blog con un’iniziativa, questa, rappresentata da questa immagine.

Pulita, delicata e sorridente, una bimba che porge una rosa, un’immagine gentile e aggraziata, come è Susanna.
E poi è arrivata la musica, una delle mie preferite, da tanti anni.
L’ascoltavo e ho pensato a lei, e non so neppure se a lei piaccia, questa canzone.
Stevie Nicks la scrisse nel 1979, quando i Fleetwood Mac erano all’apice della fama, la zingara di cui si parla nel titolo è lei, Stevie, agli inizi della carriera.
Questa canzone mi ha sempre trasmesso un gran senso di libertà e di spensieratezza, quand’ero ragazzina ho guardato questo video centinaia di volte, rimanevo incantata davanti a Stevie che volteggia nel suo abito bianco, nel bosco, e poi mi perdevo ad ammirarla mentre balla sotto la pioggia, avrei voluto essere lei.
E avrei voluto essere lei, quando la sentivo pronunciare queste parole.

I have no fear, I have only love
And if I was a child
And the child was enough
Enough for me to love
Enough to love

Per te Susanna, con l’augurio di rimanere sempre così come sei.
E per voi che sempre mi leggete, dalla straordinaria voce di Stevie Nicks, la pioggia, la libertà, e il senso d’infinito.

Settembre

Domani è settembre.
Questo mese, per me, è sempre stato l’inizio dell’anno.
E’ da tempi lontani che mi è rimasta dentro, nell’anima, questo sensazione.
E’ a settembre che terminano le vacanze: si torna a scuola, si comprano i libri di testo, si cerca l’astuccio, il temperino nuovo, i pennarelli.
E’ da allora, dai tempi della scuola, che per me è questo il principio di un nuovo corso.
E poi, piano piano, mano a mano che scema il caldo e le giornate si fanno via via più brevi, l’estate cede il posto all’autunno, cambiano i colori, il cielo diventa più bigio, se c’è bel tempo l’aria è tersa e priva di umidità, le foglie si arrossano sugli alberi e intanto, a casa, si fa il cambio degli armadi.
Non trovo nulla di tutto ciò, nel primo gennaio.
E se faccio gli auguri di buon anno, in quel periodo, è per la consolidata abitudine di considerare i giorni di calendario così come ci è stato insegnato.
Ma se dipendesse da me  io festeggerei oggi, stanotte, l’ultima notte di agosto.
E come colonna sonora non avrei che l’imbarazzo della scelta.
Allo scoccare della mezzanotte potremmo brindare sulle note di Antonello Venditti, che a questo mese ha dedicato una canzone dolce e di grande atmosfera o, se preferite, potremo aspettare il nuovo giorno ascoltando 29 settembre di Lucio Battisti: seduto in quel caffé io non pensavo a te, guardavo il mondo che girava intorno a me.
Certi versi restano impressi, è vero?
Oppure potremmo ascoltare Impressioni di Settembre della Premiata Forneria Marconi o magari potremmo scegliere Luca Carboni, anche lui ha dedicato una canzone al nono mese dell’anno così come ha fatto Neil Diamond, con la sua indimenticata September Morn, ma se vi piace la musica dance, quella sulla quale abbiamo ballato tante volte, potremmo sempre mettere su September degli Hearth, Wind and Fire. La ricordate anche voi?
Settembre è inevitabile, per me è l’inizio dell’anno.
Ora si pensa al futuro, si fanno quei sogni che ognuno di noi desidera realizzare.
Allora auguro con tutto il cuore a voi che leggete di raggiungere i vostri obbiettivi e voglio lasciare un pensiero particolare alle crocettine: a Manuela, a Susanna, ad Argante, a Grazia, a Maristella, a Stefy, ad Antonella, a Claudia, a Mamma degli Alieni.
Il mio blog è un po’ diverso dai vostri ma, come sapete, amo molto il ricamo. Ed ogni volta che vengo a trovarvi mi rassereno: grazie alle vostre crocette, ai vostri progetti, alle belle immagini dal sapore antico e a volte un po’ retrò, grazie ai colori pastello e alle musiche che fanno da sfondo alle vostre casette virtuali, grazie ai fiori in boccio, alle belle porcellane, ai racconti di bimbi, di case e di marmellate.
E allora, visto che per me domani comincia l’anno nuovo, rivolgo un augurio a voi crocettine e a tutti gli amici che leggono questo blog.
E vi dedico quella che per me è la vera colonna sonora di questi giorni che verranno, la canzone alla quale tutti state pensando.
Era una delle mie preferite, lo è ancora. Le canzoni di Alberto Fortis hanno accompagnato i miei anni di adolescente e non smetto di sperare che Alberto torni ad essere apprezzato come merita.  Alberto, un poeta del nostro tempo, sui suoi accordì così particolari, ha saputo scrivere versi unici e densi di poesia come questi:

Mentre il giorno sparisce primavera verrà
sarà dolce e nervosa ma non mi scapperà
salirò sul battello e non la fuggirò
sarò avvolto per sempre e la bacerò
e i suoi lunghi capelli non li rivedrò più
ahi settembre lontano, dalle un bacio per me.

Buon inizio a tutti voi!

William Shakespeare, an historical sampler

Con sommo compiacimento vi mostro la prima parte di un sampler che sto ricamando da parecchio tempo.
Si tratta di uno schema proposto da Yvonne Horn, la creativa di Papillon Creations, e l’ ho trovato su un numero di Cross Stitch Gold.
E’ un sampler storico e il tema di fondo, che per ora non compare nelle mie crocette, è lui, il Cigno di Avon, William Shakespeare.
Sotto all’alfabeto, poco alla volta, compariranno simboli ed immagini che rimandano al più grande poeta d’Inghilterra: la maschera della tragedia accanto a quella della commedia, una coppa con il veleno, in memoria dell’amore sfortunato di Romeo e Giulietta e poi, ancora, un elmo, uno scudo e due spade, per ricordare i drammi storici.
Ci sarà una corona, a simboleggiare la protezione concessa al poeta da Elisabetta I, si vedranno un cigno e una rosa, per richiamare alla mente i nomi dei teatri in cui il Bardo rappresentò le sue opere.
Ci sarà un asinello, simbolo del foolish shakespeariano e ci sarà il castello di Elsinore, scenario della vicenda di Amleto.
Ci saranno una piuma, un calamaio, un papiro e un piccolo Cupido.
In fondo, un verso del poeta: to thine your own self be true.
Poteva Miss Fletcher farsi sfuggire un capolavoro simile? Obviously not.
Rimane un piccolo, trascurabile dettaglio: l’ingombro del ricamo è pari a 411 crocette in altezza per 265 in larghezza.
Pertanto, dopo aver accuratamente esaminato lo spazio disponibile sulle pareti di casa, Miss Fletcher è giunta ad una brillante quanto logica conclusione: mouse e calcolatrice alla mano, sto attentamente vagliando il mercato dei castelli.
Non ho grandi pretese, e sinceramente eviterei Versailles:  ecco, poi tocca pulire tutti quegli specchi e non si finisce più. Ed è pure in Francia, mentre il bardo deve tornare lassù, oltre le bianche scogliere.
Allora, se proprio potessi scegliere, me ne andrei ad Hever, il castello di Anna Bolena.
Ricordo che, quando anni fai lo visitai, vi arrivai con un trenino in legno che partiva dalla stazione Victoria e durante il tragitto non mi sarei sorpresa di trovarmi per vicina di posto Miss Marple.
Il convoglio ferma in una piccola stazione e, dopo una breve passeggiata tra i prati, si arriva al castello.
E’ un luogo incantevole, immerso nel verde e nella pace assoluta. E vi si trova tutto ciò che ci si aspetta da un castello: giardini, vialetti, un labirinto di siepi dove rincorrersi e stanze a non finire.
Se vi punge vaghezza di fare un tour virtuale, cercate il sito e ne rimarrete affascinati.
Saprei dove appenderlo, il ricamo, direi.
Però, ripensandoci non so se dormirei troppo tranquilla.
Non è che, per i soliti corsi e ricorsi storici, mentre sono mollemente adagiata tra cuscini di piume ed  immersa tra le braccia di Morfeo, mi arriva uno sgherro di Enrico VIII per trascinarmi alla torre di Londra e tagliarmi la testa?
Certa gente fatica a perdere taluni vizi, si sa.
Giusto per evitare inconvenienti, mi metterò all’accurata ricerca di un castello nel quale non siano avvenuti accoltellamenti, fatti di sangue, matricidi e tragedie di qualsivoglia natura.
Attimo di pausa.
Momento di riflessione.
Concentrazione.
Esistono?

A stitch in time saves nine

Può una signorina che ama il ricamo non disporre di un biscornu da viaggio?
Assolutamente no, direte voi.
Eccone uno, viola sfumato su aida lilla.

E poi un altro ancora.
Il filo metallico iridescente è di grande effetto ma mette a dura prova la pazienza di miss Fletcher.
Accanto trovate un proverbio di grande saggezza, lo schema è tratto da una delle riviste inglesi che sono la mia passione.

 
Da ultimo, ancora un bel motto.
Il disegno, se così si può dire, è mio, spero che sia riuscito in modo armonico.
Mi piacevano così tanto queste parole, che volevo metterle crocetta su crocetta, è un piccolo pensiero per un’amica speciale.


Manuela, questo piccolo biscornu è pensato e ricamato per te, spero che ti piaccia, appena avremo occasione di vederci te lo porterò.
E alla collezione di Miss Fletcher, molto presto si aggiungerà questo.
Stay tuned!

Miss Fletcher, Miss Cardew e Miss Fairfax

 

 

(Gwendoline si morde le labbra e batte nervosamente il piede con l’ombrellino).
GWENDOLINE (Guardando intorno). Ben tenuto questo giardino, Miss Cardew.
CECILY Sono lieta che vi piaccia, Miss Fairfax.
GWENDOLINE. Non avevo idea che ci fossero fiori in campagna.
CECILY. Oh, i fiori sono comuni qui, Miss Fairfax, quanto la gente a Londra.
GWENDOLINE. Personalmente non riesco a comprendere come vi sia qualcuno che passi l’esistenza in campagna, ammesso che qualcuno, che sia qualcuno, ci stia. La campagna mi ha sempre annoiata a morte.
CECILY. Ah! Questo è quanto i giornali chiamano depressione agricola, se non erro? Credo che l’aristocrazia ne risenta molto in questo momento. E’ quasi un’epidemia, mi dicono. Posso offrirvi una tazza di tè, Miss Fairfax?
GWENDOLINE. (Con studiata cortesia). Grazie. (A parte). Detestabile ragazza, ma ho bisogno di un po’ di tè.
CECILY. (Con dolcezza). Zucchero?
GWENDOLINE (altezzosa). No, grazie. Lo zucchero non è più di moda.
(Cecily la guarda stizzita, prende le mollette e mette nella tazza quattro zollette di zucchero).
CECILY. Torta o pane col burro?
GWENDOLINE (Con aria annoiata). Pane col burro, per favore. La torta si vede di rado nelle famiglie migliori, oggi.
CECILY (Taglia una bella fetta di torta e la mette nel vassoio). Servite Miss Fairfax.
(Merriman esegue, poi esce col domestico. Gwendoline beve il tè e fa una smorfia. Depone subito la tazza, allunga la mano per prendere il pane imburrato e trova la torta. Si alza indignata).
GWENDOLINE. Mi avete riempito la tazza di zollette di zucchero e, sebbene abbia chiesto in modo molto chiaro il pane col burro, mi avete dato la torta.
Tutti mi conoscono per la mia indole mite e la dolcezza del carattere, ma badate, Miss Cardew, di non andare troppo oltre.

Oscar Wilde    “L’importanza di chiamarsi Ernesto”