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Posts Tagged ‘Riviera di Levante’

Lo sguardo dell’uomo di mare è assetato di sole.
E vede oltre la linea scintillante dell’orizzonte, oltre le rocce affioranti, i suoi occhi seguono quella luce che rimbalza sull’acqua.
Guarda e tace.
Forse ricorda.

Bogliasco (2)

Lo sguardo dell’uomo di mare vede mondi che tu non puoi neppure immaginare.
Reti calate dalle barche, acciughe guizzanti d’argento e flutti lenti in certe notti scure.
Le ombre disegnano gli scalini, le curve e le discese impervie di Liguria.

Bogliasco (3)

L’uomo di mare siede da solo, in silenzio.
Ha la giacca, un cappellino blu calcato sulla testa.
E osserva il profilo di quel promontorio che conosce molto bene, l’insenatura di Bogliasco, i sassi oltre la ringhiera.
Guarda, in silenzio.
Forse ricorda.
Là, nel suo cuore e nei suoi occhi, l’intero mondo di un uomo di mare.

Bogliasco (5)

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Ancora un’usanza di un altro tempo nelle righe di questo diario che ho il privilegio di condividere con voi.
Frammenti di vita e ricordi raccontati con la consueta maestria.

Nella mia vita non ho mai sentito notizia di un duello svoltosi a Genova.
Si sussurrava che due bellimbusti avevano avuto una questione d’onore, non fra di loro, ma non si seppe mai niente di preciso.
Un mio amico, noto seduttore di Milano, mi raccontò che aveva avuto tre duelli.
Il primo aveva preso origine dal fatto che egli fu redarguito da un signore perché in un salone da ballo aveva o non aveva i guanti secondo quanto prescritto dall’etichetta.

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Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

Durante un altro duello che si svolgeva a torso nudo egli era stato unto sul torace dal medico con etere, questo odore gli dava impulso di rimettere ed egli aveva dovuto sostenere gli assalti con il tremendo timore di una manifestazione che sarebbe stata interpretava come una dimostrazione di paura.
Il mio amico era uno specialista e aveva fatto da padrino in parecchi duelli.
Uno di questi doveva svolgersi con la sciabola, meno pericolosa della spada: il suo primo tirava tutto di spada, cioè di punta.
Il mio amico mi disse drammaticamente: era la morte!
Poi il duello finì bene.
A proposito di scherma trova posto qui un altro aneddoto.
Una sera d’estate mi trovavo in un Grand Hotel della Riviera e guardavo quelli che ballavano con l’orchestrina dell’Albergo.

Sestri Levante

C’era un tale elegantissimo che ballava come un professionista.
Io non ebbi dubbio che fosse il ballerino dell’albergo che, come usava allora, serviva per animare il locale e per far ballare le signore sole.
Finito il ballo costui mi si accosta e mi sussurra:
– In un’ora la metto in guardia!
Io rimasi interdetto per questa frase sibillina e mi ci volle qualche secondo per capire il significato.
Era un maestro di scherma che si offriva di darmi delle lezioni la prima delle quali è quella di: in guardia.
Infatti era il maestro di scherma della Cesarani, una scuola di scherma e danza molto ben frequentata.

Villa Spinola Dufour (17)

Villa Spinola Dufour

Gli aneddoti non sono finiti, uno accadde a Genova, tanto tempo fa.
Lo leggerete presto su queste pagine, a raccontarvelo sarà il nostro amico Francesco Dufour, con il suo stile sempre impareggiabile.

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Non c’era la folla dei giorni d’estate, a Bogliasco.
C’erano le onde increspate dal vento fresco, sotto a un cielo chiaro e trasparente.
La spiaggia, per camminare.
Non c’erano asciugamani, teli, secchielli, creme solari.
Non c’erano bambini con il gelato in mano, non c’erano mamme che con lo sguardo cercavano i loro piccini.
Non c’erano quegli amori effimeri che svaniscono con i temporali di Ferragosto.
Sarà per sempre? Due settimane. Forse.
Non c’erano i calzoncini corti, i capelli intrisi di sale, le lentiggini che sbocciano sulle guance.
E c’era la linea turchese dell’orizzonte.
E una ringhiera, un albero, un belvedere e una bicicletta.
Sullo sfondo le case colorate di Liguria.
Un tempo silenzioso, una luce diversa.
A Bogliasco, sulla panchina.

Bogliasco

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Due giorni di vacanza, nella casa al mare.
Due treccine, ognuna fermata da un elastico colorato.
Due orsetti gommosi, li tieni nella tasca come un piccolo tesoro, uno è rosso e l’altro è giallo.
Due anni, li hai avuti un paio di anni fa.
Due gusti nella coppetta, crema e cioccolato.
Due mattoncini di Lego, a volte ti sembra che non si incastrino bene.
Due manine impazienti e sempre in movimento, dicono che sia a causa della tua indicibile curiosità.
E poi uno, due, tre, quattro e cinque, un ditino dopo l’altro per far vedere che tu sai contare fino a dieci e anche oltre!
Due nonne che ti viziano.
Due amiche del cuore, vi mettete tutte e tre sedute per terra e bisbigliate certi segreti.
Due corde dell’altalena, avanti e indietro, avanti e indietro, infinite volte.
Due baci della buonanotte, uno per guancia.
Due fratelli, entrambi più grandi di te, prima di essere tua quella bicicletta è appartenuta a loro.
Due sfumature d’azzurro sull’orizzonte.
Due curve, due discese, due ruote.
E non sono solo due, sono molti di  più i sogni che ancora devi fare.

Bicicletta

Passeggiata di Camogli

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Una strada che sale, curva dopo curva, percorretela e giungerete a Testana, alle spalle di Recco.
E forse voi ci andrete in un giorno di sole, così potrete anche ammirare il magnifico panorama che si gode da lassù, sul golfo e sul mare di Liguria.
La vera meraviglia di questa località, tuttavia, non ha bisogno di luce, già la possiede in quanto è un’opera d’arte di fulgida bellezza.
La trovate in questa chiesa, dedicata a Santa Margherita.

Testana (11)

Una chiesetta semplice e raccolta dove si conserva un vero tesoro, è stato Eugenio a dirmi di andare a vederlo.

Testana (2)

Questo capolavoro è un antico Retablo, il termine di origine spagnola si usa per definire la pala d’altare che vedrete in queste immagini.
È in legno dorato ed è una mirabile opera attribuita alla scuola di Bruxelles e risalente con tutta probabilità agli inizi del ‘500.
Questo splendida testimonianza di arte fiamminga sembra che si trovi a Testana dalla metà del ‘700, non è chiaro con quali misteriosi viaggi sia giunta in questo paesino della Liguria, a riguardo occorre ricordare il profondo legame di carattere mercantile che univa Genova alle Fiandre, da quelle terre i nostri mercanti importavano tessuti e lini, stoffe pregiate e arazzi.
E da quelle terre proviene il Retablo che risplende nella chiesa di Testana.

Testana (12)

Se andrete a vederlo troverete un’esauriente brochure che vi aiuterà a interpretare quest’opera d’arte, vi si legge tra il resto che per la realizzazione di un retablo era necessario il lavoro di molti artigiani: falegnami e scultori, pittori e indoratori.
La pala un tempo aveva due ante laterali, in anni recenti è stata restaurata e per proteggerla è stata posta sotto ad un vetro.
Questo vetro rende molto difficile fare le foto, quindi perdonerete la cattiva qualità di queste immagini e i riflessi che non sono riuscita ad evitare, ci tengo comunque a mostrarvi il retablo.
Il soggetto che vi è rappresentato è la Passione di Cristo e c’è una folla di persone ritratta intorno a Gesù: sono guerrieri, soldati, guardie che tengono a freno cavalli scalpitanti.

Testana (4)

Ciò che colpisce l’attenzione è il senso di movimento e la cura per ogni minimo dettaglio, negli abiti, nei gesti e nelle espressioni dei volti.
Questo è uno dei due maniscalchi intento a preparare i chiodi per la crocifissione.

Testana (5)

Al centro dell’opera c’è Gesù, seduto sulla croce e alle sue spalle, con gli occhi bendati, i due ladroni.

Testana (6)

Deposizione e resurrezione di Cristo sono rappresentate in secondo piano, tutta l’opera è illuminata dal chiarore delle dorature.

Testana (7)

E ancora, i due soldati alla vostra sinistra, a quanto si legge sulla brochure, sembrano giocarsi le vesti di Cristo.

Testana (8)

E poi torri e mura fanno da scenario alla Passione di Cristo.
E avvolta nel suo manto azzurro la Madre di Gesù, accanto a lei San Giovanni Evangelista, la figura che si vede nell’atto di portare le mani alla bocca è un soldato che fa le beffe alla Madonna per prendersi gioco di lei.

Testana (9)

Oltre a loro c’è un mondo intero, un mondo che assiste al compimento della Passione di Cristo.
Potrete vederlo con i vostri occhi se andrete nella bel paesino del levante ligure, davvero le mie foto non restituiscono tutta la bellezza di quest’opera d’arte che merita di essere ammirata nei particolari. Un altro tesoro di Liguria, un capolavoro fiammingo nella chiesa di Testana.

Testana (10)

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Quando piove il cielo e il mare si vestono di grigio.
Senza tormenti, senza tempesta, è lenta e silenziosa la danza delle onde a Bogliasco tra sfumature di metallo e d’argento.

Mare

Cielo e mare, un quadro d’inverno.

Mare (2)

Poi si sale, lungo le strade che si inerpicano tortuose alle spalle di certe località della riviera di Levante, sono stata da quelle parti un paio di giorni fa e presto scoprirete la ragione della mia visita.
E no, non importava che fosse una giornata di bel tempo.
E c’era la nebbia, tra i rami spogli.

Nebbia

Aerea, impalpabile, mutevole e misteriosa.
La nebbia si posa sull’orizzonte e avvolge ogni luogo.
Poi si alza, si dirada, poi ridiscende ancora.

Monte di Portofino

Quasi svanisce, piano piano.
Tra gli alberi che ancora indossano le tinte brune d’autunno spicca un’intrepida mimosa che annuncia dolci promesse e profumi di primavera.

Monte di Portofino (2)

Gialla e vivace, vestita di sole come certe case immerse tra il verde di queste colline.

Mare (3)

Tra scrosci di pioggia e nuvole scure.

Nebbia (2)

Quieta è la costa, silenziosa la distesa celeste illuminato da una luce tenue.

Ulivi

Nella terra delle creuze e dei muretti.

Ulivi (3)

Nella terra degli ulivi, quando la nebbia incontra il mare.

Ulivi (2)

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Quei posti dove ritorni.
E ancora, ancora, tante volte.
Bogliasco è talmente vicina a Genova, è il primo paese che si incontra dirigendosi verso levante, meta di pomeriggi estivi e di tante domeniche passate a crogiolarsi al sole.
Quei posti dove ritorni.
Certo, in passato ne ho già scritto su queste pagine, però sono capitata qui il 30 Ottobre: era caldo, era luminoso e c’era questo mare.

Bogliasco (2)

E la passeggiata scende, dolcemente.

Bogliasco (3)

La rosa dei venti, in un giorno di magnifica quiete.

Bogliasco (4)

La riviera è anche questo, linee, ringhiere e disegni di ombre.

Bogliasco (5)

E poi quel mare, azzurro come zaffiro.

Bogliasco (6)

Sulla spiaggia alcuni bagnanti si godono il clima così piacevolmente tiepido.

Bogliasco (7)

Guarda.
Tra le case, nei caruggi.

Bogliasco (8)

Ed io mi metto là, alla ringhiera.

Bogliasco (9)

Sai, in questi posti dove ritorni spesso trovi sempre i gozzi davanti alle porte di casa, cose da gente di mare.

Bogliasco (10)

Bogliasco (10a)

Sali, segui la creuza, segui il sole, la linea dei mattoni e la luce.

Bogliasco (12)

Scorci d’un giorno d’autunno che sembra estate.

Bogliasco (13)

Un bagliore luccica sull’orizzonte e giocano la luce e l’ombra.
Quelle linee, dritte e perfette, raccontano l’essenza di questo borgo dalle case colorate e così vicine l’una all’altra.

Bogliasco (14)

Guarda.

Bogliasco (15)

E poi mettiti seduta su una panchina e aspetta.
Che altro ti serve? A me nulla, io sono a posto così.

Bogliasco (16)

Il fascino e l’eleganza di uno dei borghi più amati di Liguria.

Bogliasco (17)

E ancora linee e ancora muretti e mare turchese.

Bogliasco (18)

I tavolini all’aperto, i muri caldi di sole, la musica lenta delle onde.

Bogliasco (19)

E ognuno si gode la giornata alla propria maniera.

Bogliasco (20)

E poi piante, vasetti sui gradini, curve che si perdono nel sole.

Bogliasco 21)

E barche tirate in secca, protette dai teli.

Bogliasco (22)

In questi posti dove ritorni tante volte.
E già sai che attraverserai un antico ponte e prima di percorrerlo vedrai il borgo ligure così, in questa cornice.

Bogliasco (23)

Prima di andarmene ho fatto una sosta al panificio nei pressi della Stazione e mi sono incamminata verso Nervi con la mia striscia di focaccia tra la mani, una bellezza!
Una passeggiata, l’aria fresca, il caldo, un bel panorama e una semplice bontà da gustare, queste sono le piccole e insostituibili gioie della vita.

Bogliasco (24)

E poi intanto lo so, questo è uno dei posto dove tornerò.
Ancora.
Là dove l’onda accarezza la sabbia e dove il mare è azzurro come zaffiro.

Bogliasco (25)

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Metti un weekend d’autunno e un invito a partecipare ad una splendida iniziativa: una serata al Cenobio dei Dogi di Camogli in occasione del contest #unochefsulmare.
Il sole caldo, il mare tranquillo, il prestigioso albergo del levante ligure e un concorso di cucina dedicato ai foodblogger invitati a cimentarsi nella creazione di un piatto con i sapori e i profumi della nostra terra.

Cenobio (2)

E giunta al Cenobio la prima bella sorpresa è stata questa: insieme ai vasetti di erbe aromatiche e alle bottiglie di vino di La Pietra del Focolare, sui tavoli c’erano dei pacchi di pasta.

Cenobio (3)

Pasta Rummo, un marchio della tradizione italiana, un’azienda che ha subito gravi danni in seguito all’alluvione che ha colpito il beneventano.
E al Cenobio c’erano il nostro basilico, l’aglio di Liguria e la calamarata Rummo.

Cenobio (4)

Il Concorso #unochefsulmare è stata una bella occasione per coloro che si dilettano ai fornelli: per il vincitore c’era in palio una vacanza al Cenobio e la soddisfazione di veder inclusa la propria ricetta nel menu dell’hotel.
Ed è stato estratto un vincitore anche tra tutti coloro che collegandosi al sito del Cenobio hanno votato la loro ricetta preferita, il fortunato si è aggiudicato un soggiorno al Cenobio dei Dogi.
Ecco i tre finalisti: Francesca, Mirco e Valentina, ognuno di loro ha messo alla prova la propria creatività.

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Un grembiule rosso e via, parte la competizione!

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A introdurre l’evento trasmesso in diretta streaming l’organizzatrice Chiara Bonomini, Reservation Manager del Cenobio dei Dogi.

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A condurre la serata la brillante ed entusiasta Lisa Fontana, foodblogger e sommelier di The Taste of food and wine.

Cenobio (8)

Eh, la gara!
Bello veder cucinare, sentire i profumi e gli aromi, la cucina è arte e passione.
Ognuno dei cuochi aveva una postazione fornita di tutto e devo dirvelo, dall’inizio ho fatto il tifo per lui.
Viene dall’Abruzzo, si chiama Mirco e sul suo blog Oggi cucina Mirco presenta così le sue creazioni: ricette last minute per mariti nel panico.

Cenobio (9)

La ricetta delle sue minilasagne cupcakes al profumo di mare mi è subito parsa sfiziosissima, il suo ragù di pesce era a base di platessa, branzino, seppie, calamari e gamberetti.

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E questo è il piatto in corso d’opera.

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Lei invece è Francesca del blog Francy non solo torte, ha proposto una ricetta all’apparenza semplice.

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Ecco i suoi ingredienti per il polpo con patate.

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Lei ha messo particolare cura e originalità nell’impiattamento.

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E infine ecco Valentina di Cinque Quarti d’Arancia alle prese con la sua preparazione.

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Trofie cozze e zafferano su crema di patate.

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Il risultato, come potete vedere, è molto invitante.

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Ad eventi come questi facilmente incontro degli amici, succede sempre.
E a magnificare le virtù del pesto chi mai sarà venuto?
Roberto Panizza, ristoratore e re indiscusso del condimento genovese più celebre e apprezzato.

Cenobio (18)

E poi c’era lui, Jacopo Mariutti è food blogger e sommelier, ha un blog che è semplicemente una meraviglia, non ci sono solo ricette ma anche notizie curiose e interessanti, se non conoscete Le Farfalle nello Stomaco date uno sguardo, vi conquisterà.
Ci siamo conosciuti durante Vinidamare2015 e in occasione di#unochefsulmare abbiamo anche passato il pomeriggio insieme a zonzo per Camogli.
È una persona garbata e piacevole, un perfetto compagno di banco!

Cenobio (19)

E poi, signori, rullo di tamburi: ecco a voi la giuria.
Da sinistra verso destra, Chef Remo del Cenobio dei Dogi, Paola Pastine Vice Direttore dell’Hotel e sull’estrema destra una persona alla quale sono andata a stringere la mano: Agostino Revello, titolare dello storico Forno Revello situato sulla passeggiata di Camogli, la loro focaccia è una delle cose più sublimi che si possano gustare.

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Chi si sarà aggiudicato la vittoria?
Proprio lui, Mirco con le sue lasagnette.

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Un piatto bellissimo anche a vedersi.

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E una vittoria meritata per un appassionato di cucina.

Cenobio (23)

Sorrisi, buon cibo, una bella serata in un contesto affascinante.
Amiche foodblogger, l’anno prossimo potreste partecipare anche voi, cosa ne dite?
Qui trovate il link del Cenobio con le ricette dei finalisti e quelle degli altri partecipanti.

Cenobio (24)

E certo, è venuto anche il momento per celebrare la Focaccia di Recco che di recente ha ottenuto il marchio IGP, il marchio europeo di indicazione geografica protetta.
Si tratta di un riconoscimento importante, questa certificazione è autorizzata solo in quattro comuni: Recco, Camogli, Sori e Avegno.
E quindi se volete gustare la vera Focaccia di Recco al formaggio venite qui, in Liguria!

Cenobio (25)

Ringrazio Chiara Bonomini e il Cenobio dei Dogi per avermi invitata a questa bella iniziativa.
E la bontà di questa torta che ha chiuso la nostra serata non so descriverla, davvero!

Cenobio (26)

Un ultimo sguardo fuori dalla finestra della stanza a me riservata al Cenobio dei Dogi.
E non si smette mai di innamorarsi di posti come Camogli, con la sua spiaggia e le sue case colorate, un gioiello posato sul mare di Liguria.

Cenobio (27)

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C’è il sole, il sole che picchia sulla linea dell’orizzonte.
E sulle panchine, sugli alberi protesi verso l’abisso, sui fiori gialli, sugli scogli che affiorano dall’acqua salmastra.
Sulla passeggiata di Bogliasco.
E intanto danzano le ombre della ringhiera.

Mare (2)

E il tempo scorre, lento e pigro, fa davvero caldo.
La chiamano Estate di San Martino, gli americani la definiscono Indian Summer, indica quel periodo d’autunno che regala giornate dal clima estivo.
E poi.
E poi c’è un viaggio.
E maniche corte, abiti leggeri e scarpe comode per inerpicarsi lungo le strade della Riviera.
E sogni, da qualche parte, negli zainetti.
A volte nel nostro bagaglio portiamo con noi le nostre emozioni, i batticuori, i sorrisi che non dimenticheremo.
Il sole illumina il sagrato della chiesa e la casa che si affaccia sul blu, accarezza i gabbiani in volo e una barca che prende il largo.
Seduti sul muretto viaggiatori di Liguria, al tempo dell’estate indiana.

Mare

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Questa è la storia di un ragazzo di nome Simone, nel suo luogo d’origine si conserva viva la memoria di lui e del suo coraggio.

Camogli (2)
Simone Schiaffino, figlio di un capitano marittimo, nasce a Camogli nel 1835, sulla passeggiata del caratteristico borgo ligure c’è ancora la sua casa.

Simone Schiaffino (6)

Quel mare tempestoso è il suo destino, ha appena 11 anni quando si imbarca come mozzo, a 19 è un giovane uomo di grande esperienza e come suo padre è divenuto capitano.
Sulla lapide che sovrasta la sua dimora natale si legge che lui fu l’Alfiere dei Mille, Simone lo divenne con grande onore.

Simone Schiaffino (5)

Di animo appassionato e di spirito vivace, animato da amor patrio, Simone Schiaffino si unisce alla causa patriottica e in diverse circostanze si distingue per il suo valore, nel 1859 è tra i Cacciatori delle Alpi di Garibaldi, nella Seconda Guerra di Indipendenza.
E poi è ancora Garibaldi che lui seguirà nell’ Impresa dei Mille con la quale venne fatta l’Italia.
È un ragazzo, un ragazzo dall’animo semplice e fiero.

Simone Schiaffino (4)

Camogli

Chi parla di lui? Chi ha tramandato i tratti della sua persona e il suo carattere?
Lo hanno fatto i suoi compagni d’avventura, giovani altrettanto temerari, primo tra tutti Giuseppe Bandi.
È la fine d’aprile del 1860, a Villa Spinola i volontari fremono, aspettano il momento tanto atteso ma certe notizie ritardano la partenza che muterà il corso della storia.
E così scrive Giuseppe Bandi:

Nell’anticamera non eravamo se non io e un bel giovine di Camogli, con due grandi occhi azzurri spiranti un ineffabile senso di simpatia.

Giuseppe Bandi – I Mille da Genova a Capua

Quel ragazzo è Simone Schiaffino, è deluso e lascerà la stanza con gli occhi bagnati di lacrime salutando il Generale Garibaldi con voce tremula.
Tenace e indomito ragazzo di Camogli, è vicino il giorno del tuo coraggio.

Simone Schiaffino (2)

Monumento a Simone Schiaffino – Camogli

È il 5 Maggio 1860, i Mille lasciano Quarto, i piroscafi della Società Rubattino sfidano le onde del mare.
Garibaldi è a bordo del Piemonte, il nostro giovane Simone è invece imbarcato sul Lombardo, è timoniere di Nino Bixio insieme ad Adolfo Azzi da Trecenta di 23 anni.
Ragazzi coraggiosi che hanno lasciato il segno, di Simone Schiaffino parla anche Giuseppe Cesare Abba, questo è il ritratto da lui delineato:

Ma il tocco michelangiolesco lo metteva in quel gruppo Simone Schiaffino, bel capitano di mare che pareva andasse studiando Garibaldi per divenire simile a lui nell’anima come gli somigliava già un po’ nel volto; biondo come lui, assai più aitante di lui, con un petto da contenervi cento cuori d’eroe.

Giuseppe Cesare Abba – Storia dei Mille

Un viaggio per mare, un viaggio che conduce incontro al destino.
Lungo le coste d’Italia, fino in Sicilia.
Giunge il 15 Maggio, è il giorno dell’eroica battaglia di Calatafimi.

Simone Schiaffino (3)Monumento a Simone Schiaffino – Camogli

E c’è un testimone, è ancora Giuseppe Bandi a raccontare cosa accade: la battaglia infuria, è fumo, coltelli, sassi e sangue che scorre.
Vicino a Bandi c’è un piccolo gruppo di garibaldini: un certo Elia, il figlio di Garibaldi Menotti e Simone Schiaffino.
Lui, Simone, porta il tricolore, alcuni sostengono che si trattasse della bandiera riccamente decorata cucita dagli italiani emigrati a Valparaiso e da loro donata a Garibaldi nel 1855.
Lo scontro con i borbonici non tarda ad arrivare, Bandi definisce i suoi compagni I tre Moschettieri, scrive che combatterono strenuamente con le carabine e poi ricorsero alle baionette.
Me ne rammento come in un sogno, sottolinea Bandi.
Sventola fiero il vessillo che Simone ha tra le mani, i cacciatori borbonici danno l’assalto per strapparglielo e Bandi getta un urlo disperato: Salviamo la bandiera!

Museo del Risorgimento (37)

Tricolore esposto all’Istituto Mazziniano – Museo del Risorgimento 

Sono momenti di tragica concitazione, sono gli ultimi istanti di vita di Simone Schiaffino che muore trafitto in pieno petto da un colpo di fucile.
E ancora Bandi scrive:

Schiaffino cadde indietro, sollevando in alto, nel cadere, la bionda e lunga barba, e lasciò la bandiera, che in mezzo a grida di giubilo, sparì dai miei occhi.

Giuseppe Bandi – I Mille da Genova a Capua

I tratti di Simone Schiaffino sono effigiati nella statua a lui intitolata nella sua Camogli, sul basamento sono incise le memorie delle sue imprese e le parole del Generale Garibaldi al quale il giovane era molto caro.

Simone Schiaffino (9)

Simone Schiaffino (7)

Superbo nocchiero del Lombardo, come lo definì Abba, morì a soli 25 anni in nome di un ideale nel quale credeva con ferma passione.
Un patriota indomito, Simone Schiaffino è ritto nella piazza a lui intitolata, alle sue spalle c’è il mare che lo vide nascere.
Nella mano stringe la nostra bandiera, eroico Alfiere dei Mille che cadde per difenderla.

Simone Schiaffino

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