Turchese di Liguria

E questa è una cartolina di primavera ed è un magnifico tratto di costa veduto da Sori, in una giornata limpida e tersa.
Vi mostrerò altri istanti di questa mia bella passeggiata a levante, tra molti diversi splendori ho trovato anche questa fremente intensità: il turchino vivace, l’azzurro chiaro del cielo sereno e la spuma bianca del mare che si disfa sulla riva, sciogliendosi sui sassi.
E poi giallo così vibrante e denso di vita dei fiori che sbocciano su questa terra a volte aspra ma anche così rigogliosa e splendida.
Turchese di Liguria, nel tempo dolce di giugno.

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Binari di Liguria

Non è così frequente per me viaggiare in treno e quando mi capita divento una passeggera distratta.
Chiacchiero e ascolto la musica, sul treno invece non riesco mai a leggere, troppi altri dettagli attirano la mia attenzione.
Mi piace viaggiare possibilmente seduta vicino al finestrino e amo guardare il panorama, anche se lo conosco bene e anche se l’ho visto ormai centinaia di volte.
E quando il treno passa vicino alle case si scorgono finestre, terrazzi, vita, frammenti di istanti che svaniscono.
Viaggiare in Liguria, tuttavia, regala molto spesso lo spettacolo del mare perché i binari sono là, davanti all’azzurro placido e calmo.
E ci sono anche le panchine della stazione di Nervi, a volte certe attese diventano poesie.

E lo stesso vale per certi viaggi, a dire il vero è anche raro che mi ricordi di fotografare il panorama, sembrerà strano ma è così: ve l’ho detto, in questi casi sono troppo impegnata a guardare.
Il tempo di un breve tragitto, le case, i giardini, gli ulivi, la costa.

Binari.
Alberi, mare.
L’orizzonte che fugge, rapido.
Le parole degli altri viaggiatori, a volte sussurri incomprensibili sovrastati dal rumore del treno.
La luce, l’aria intrisa di azzurro.

Binari.
E tetti, case di riviera e abitazioni di coloro che ogni mattina vedono le onde e gli scogli.
Binari.
Sospiri, mete da raggiungere, destini.
Dopo una galleria, dopo una curva, laggiù, solo per te.

E case colorate di Camogli, profumo di Mediterraneo, bellezza rara della mia terra e sole che abbaglia, un gabbiano in volo e la linea dell’orizzonte.
E mare e tempo chiari e questi binari di Liguria.

Primavera a Camogli

I colori di Camogli non stancano mai, si potrebbe ritornare centinaia di volte a camminare per le strade di questo amato borgo marinaro e ogni passeggiata saprebbe donarci stupori sempre nuovi.
Ed è così lucente e bella la primavera di Camogli, quando il sole glorioso sfiora le case e dona a loro il suo calore.

E l’acqua è quieta, si apre la stagione dei tuffi e delle prime nuotate.

Incantevole Camogli, con le tinte calde delle sue facciate mentre dondolano spinti dall’aria di mare i cuori con le promesse degli innamorati.

Semplice e vera Camogli, nascosta e quasi ritrosa dietro le reti rosse come i coralli che abitano negli abissi tumultuosi.

Abbraccio di porto al quale taluni sempre ritornano, là c’è la loro anima e la dimora del loro sentire.

E tutto è splendente, brillante e colorato: vivace Camogli, naturale e autentica così come sei.

Bellezza marina di luce e di riflessi.

Meraviglia di turchese disegnato dai contorni delle case così vicine, aria che scivola sulle finestre e panni stesi nei caruggi.

Nostra amata e unica Camogli, con la tua chiesa posata come conchiglia su uno scoglio sferzato da onde impetuose.


Riposo di gozzi e di pescatori, bellezza senza tempo e amore sempre ricambiato, nostra cara Camogli.

E poi quando sali un po’ più in alto rimani ad osservare il sole che bacia l’orizzonte diffondendo il suo chiarore sull’orlo delle nuvole.

E il mare è calmo, raccolto nell’abbraccio del golfo, nella quiete di una dolce sera di primavera.

Una panchina per innamorarsi

Una panchina per innamorarsi dovrebbe trovarsi in un luogo dai semplici incanti, su una strada luminosa e bella, dove risuona il canto dolce delle onde.
Là, dove gli alberi si inchinano alla maestà del mare, ogni parola diverrebbe quasi superflua e sarebbe questo il posto perfetto per innamorarsi.

E per scambiarsi promesse e parole sussurrate, per costruire ricordi e desideri mentre il sole brilla e i suoi raggi rimbalzano sulla ringhiera e giocano con le ombre.
Una panchina per innamorarsi, non solo di una persona con la quale condividere il cammino ma anche di tutto ciò che regala un senso alle nostre vite.
Innamorarsi di un libro e di una storia, di una poesia che sai a memoria e quando la ripeti torna ad essere nuova e sempre più tua.
Innamorarsi di un sogno che non hai mai confidato a nessuno, di un progetto che ti sembra irrealizzabile ma tu hai quella luce negli occhi e lo sai che presto o tardi ce la farai.
Innamorarsi di una terra lontana tanto immaginata, di un viaggio che ancora devi fare, di una giornata che attendi da molto tempo.
E delle risate, delle confidenze, del tempo trascorso insieme alle persone che sanno comprenderti.
Servono a tante cose le panchine per innamorarsi.

Camogli

E poi magari ancora non sai dove sia la panchina perfetta per te, però un giorno di sicuro la troverai.
E allora saprai che ti basta soltanto questo per innamorarti semplicemente della vita.

Bogliasco

Una giornata al Portofino Kulm

Il tempo della villeggiatura nel Levante della Liguria.
In luoghi paradisiaci dove l’acqua è pura e cristallina e dove tutto lo splendore di questa terra si coglie con lo sguardo.
In un posto esclusivo, elegante e scenografico.
Lassù, al Portofino Kulm, seguendo una strada sinuosa e sovrastando panorami incantevoli.

Forse non sarà semplice arrivarci ma gli estimatori della bellezza non si arrenderanno certo alla prima difficoltà.

E poi la quiete.
Una panchina davanti al blu, il bastone da passeggio e tante sedie libere, qualcuno preferisce mettersi seduto sul tavolino.

E certi sembrano invece stare in disparte, non è nemmeno difficile fare qualche supposizione.

Un vassoio, le bevande fresche e al tavolino una figura non così chiaramente visibile eppure si scorge chiaramente la sua naturale fierezza e si può immaginare che si tratti di qualcuno che questi luoghi li conosce molto bene, io ci giurerei.
Gente del posto, io credo che sia così.

Il viaggio regala la magia dello stupore e questo accade anche quando la meta non è così lontana.
Meravigliarsi, incantarsi, restare senza fiato, attendere una gioia e trovarne una ancora più grande.
E costruire un ricordo da conservare, nostalgia dolce di un tempo piacevole.
E allora poi ti rammenterai di te e di quella pace, di quella giornata così speciale e di quello stupore.
E guardare lontano, verso la costa e verso la riva.

Nella bella compagnia qualcuno poi sembra sapere il fatto suo.
Lui racconta, si infervora e si dilunga in spiegazioni, impossibile non starlo ad ascoltare.
E tutto sembra avvolto in una languida armonia.

Mentre il mare accarezza gli scogli lisci.

Mentre il tempo scivola via lieve, lassù, al Portofino Kulm.

Lo sguardo di un uomo di mare

Lo sguardo dell’uomo di mare è assetato di sole.
E vede oltre la linea scintillante dell’orizzonte, oltre le rocce affioranti, i suoi occhi seguono quella luce che rimbalza sull’acqua.
Guarda e tace.
Forse ricorda.

Bogliasco (2)

Lo sguardo dell’uomo di mare vede mondi che tu non puoi neppure immaginare.
Reti calate dalle barche, acciughe guizzanti d’argento e flutti lenti in certe notti scure.
Le ombre disegnano gli scalini, le curve e le discese impervie di Liguria.

Bogliasco (3)

L’uomo di mare siede da solo, in silenzio.
Ha la giacca, un cappellino blu calcato sulla testa.
E osserva il profilo di quel promontorio che conosce molto bene, l’insenatura di Bogliasco, i sassi oltre la ringhiera.
Guarda, in silenzio.
Forse ricorda.
Là, nel suo cuore e nei suoi occhi, l’intero mondo di un uomo di mare.

Bogliasco (5)

Da un diario genovese del passato: il duello

Ancora un’usanza di un altro tempo nelle righe di questo diario che ho il privilegio di condividere con voi.
Frammenti di vita e ricordi raccontati con la consueta maestria.

Nella mia vita non ho mai sentito notizia di un duello svoltosi a Genova.
Si sussurrava che due bellimbusti avevano avuto una questione d’onore, non fra di loro, ma non si seppe mai niente di preciso.
Un mio amico, noto seduttore di Milano, mi raccontò che aveva avuto tre duelli.
Il primo aveva preso origine dal fatto che egli fu redarguito da un signore perché in un salone da ballo aveva o non aveva i guanti secondo quanto prescritto dall’etichetta.

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Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

Durante un altro duello che si svolgeva a torso nudo egli era stato unto sul torace dal medico con etere, questo odore gli dava impulso di rimettere ed egli aveva dovuto sostenere gli assalti con il tremendo timore di una manifestazione che sarebbe stata interpretava come una dimostrazione di paura.
Il mio amico era uno specialista e aveva fatto da padrino in parecchi duelli.
Uno di questi doveva svolgersi con la sciabola, meno pericolosa della spada: il suo primo tirava tutto di spada, cioè di punta.
Il mio amico mi disse drammaticamente: era la morte!
Poi il duello finì bene.
A proposito di scherma trova posto qui un altro aneddoto.
Una sera d’estate mi trovavo in un Grand Hotel della Riviera e guardavo quelli che ballavano con l’orchestrina dell’Albergo.

Sestri Levante

C’era un tale elegantissimo che ballava come un professionista.
Io non ebbi dubbio che fosse il ballerino dell’albergo che, come usava allora, serviva per animare il locale e per far ballare le signore sole.
Finito il ballo costui mi si accosta e mi sussurra:
– In un’ora la metto in guardia!
Io rimasi interdetto per questa frase sibillina e mi ci volle qualche secondo per capire il significato.
Era un maestro di scherma che si offriva di darmi delle lezioni la prima delle quali è quella di: in guardia.
Infatti era il maestro di scherma della Cesarani, una scuola di scherma e danza molto ben frequentata.

Villa Spinola Dufour (17)

Villa Spinola Dufour

Gli aneddoti non sono finiti, uno accadde a Genova, tanto tempo fa.
Lo leggerete presto su queste pagine, a raccontarvelo sarà il nostro amico Francesco Dufour, con il suo stile sempre impareggiabile.

A Bogliasco, sulla panchina

Non c’era la folla dei giorni d’estate, a Bogliasco.
C’erano le onde increspate dal vento fresco, sotto a un cielo chiaro e trasparente.
La spiaggia, per camminare.
Non c’erano asciugamani, teli, secchielli, creme solari.
Non c’erano bambini con il gelato in mano, non c’erano mamme che con lo sguardo cercavano i loro piccini.
Non c’erano quegli amori effimeri che svaniscono con i temporali di Ferragosto.
Sarà per sempre? Due settimane. Forse.
Non c’erano i calzoncini corti, i capelli intrisi di sale, le lentiggini che sbocciano sulle guance.
E c’era la linea turchese dell’orizzonte.
E una ringhiera, un albero, un belvedere e una bicicletta.
Sullo sfondo le case colorate di Liguria.
Un tempo silenzioso, una luce diversa.
A Bogliasco, sulla panchina.

Bogliasco

Due

Due giorni di vacanza, nella casa al mare.
Due treccine, ognuna fermata da un elastico colorato.
Due orsetti gommosi, li tieni nella tasca come un piccolo tesoro, uno è rosso e l’altro è giallo.
Due anni, li hai avuti un paio di anni fa.
Due gusti nella coppetta, crema e cioccolato.
Due mattoncini di Lego, a volte ti sembra che non si incastrino bene.
Due manine impazienti e sempre in movimento, dicono che sia a causa della tua indicibile curiosità.
E poi uno, due, tre, quattro e cinque, un ditino dopo l’altro per far vedere che tu sai contare fino a dieci e anche oltre!
Due nonne che ti viziano.
Due amiche del cuore, vi mettete tutte e tre sedute per terra e bisbigliate certi segreti.
Due corde dell’altalena, avanti e indietro, avanti e indietro, infinite volte.
Due baci della buonanotte, uno per guancia.
Due fratelli, entrambi più grandi di te, prima di essere tua quella bicicletta è appartenuta a loro.
Due sfumature d’azzurro sull’orizzonte.
Due curve, due discese, due ruote.
E non sono solo due, sono molti di  più i sogni che ancora devi fare.

Bicicletta

Passeggiata di Camogli

Il Retablo di Testana

Una strada che sale, curva dopo curva, percorretela e giungerete a Testana, alle spalle di Recco.
E forse voi ci andrete in un giorno di sole, così potrete anche ammirare il magnifico panorama che si gode da lassù, sul golfo e sul mare di Liguria.
La vera meraviglia di questa località, tuttavia, non ha bisogno di luce, già la possiede in quanto è un’opera d’arte di fulgida bellezza.
La trovate in questa chiesa, dedicata a Santa Margherita.

Testana (11)

Una chiesetta semplice e raccolta dove si conserva un vero tesoro, è stato Eugenio a dirmi di andare a vederlo.

Testana (2)

Questo capolavoro è un antico Retablo, il termine di origine spagnola si usa per definire la pala d’altare che vedrete in queste immagini.
È in legno dorato ed è una mirabile opera attribuita alla scuola di Bruxelles e risalente con tutta probabilità agli inizi del ‘500.
Questo splendida testimonianza di arte fiamminga sembra che si trovi a Testana dalla metà del ‘700, non è chiaro con quali misteriosi viaggi sia giunta in questo paesino della Liguria, a riguardo occorre ricordare il profondo legame di carattere mercantile che univa Genova alle Fiandre, da quelle terre i nostri mercanti importavano tessuti e lini, stoffe pregiate e arazzi.
E da quelle terre proviene il Retablo che risplende nella chiesa di Testana.

Testana (12)

Se andrete a vederlo troverete un’esauriente brochure che vi aiuterà a interpretare quest’opera d’arte, vi si legge tra il resto che per la realizzazione di un retablo era necessario il lavoro di molti artigiani: falegnami e scultori, pittori e indoratori.
La pala un tempo aveva due ante laterali, in anni recenti è stata restaurata e per proteggerla è stata posta sotto ad un vetro.
Questo vetro rende molto difficile fare le foto, quindi perdonerete la cattiva qualità di queste immagini e i riflessi che non sono riuscita ad evitare, ci tengo comunque a mostrarvi il retablo.
Il soggetto che vi è rappresentato è la Passione di Cristo e c’è una folla di persone ritratta intorno a Gesù: sono guerrieri, soldati, guardie che tengono a freno cavalli scalpitanti.

Testana (4)

Ciò che colpisce l’attenzione è il senso di movimento e la cura per ogni minimo dettaglio, negli abiti, nei gesti e nelle espressioni dei volti.
Questo è uno dei due maniscalchi intento a preparare i chiodi per la crocifissione.

Testana (5)

Al centro dell’opera c’è Gesù, seduto sulla croce e alle sue spalle, con gli occhi bendati, i due ladroni.

Testana (6)

Deposizione e resurrezione di Cristo sono rappresentate in secondo piano, tutta l’opera è illuminata dal chiarore delle dorature.

Testana (7)

E ancora, i due soldati alla vostra sinistra, a quanto si legge sulla brochure, sembrano giocarsi le vesti di Cristo.

Testana (8)

E poi torri e mura fanno da scenario alla Passione di Cristo.
E avvolta nel suo manto azzurro la Madre di Gesù, accanto a lei San Giovanni Evangelista, la figura che si vede nell’atto di portare le mani alla bocca è un soldato che fa le beffe alla Madonna per prendersi gioco di lei.

Testana (9)

Oltre a loro c’è un mondo intero, un mondo che assiste al compimento della Passione di Cristo.
Potrete vederlo con i vostri occhi se andrete nella bel paesino del levante ligure, davvero le mie foto non restituiscono tutta la bellezza di quest’opera d’arte che merita di essere ammirata nei particolari. Un altro tesoro di Liguria, un capolavoro fiammingo nella chiesa di Testana.

Testana (10)