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Posts Tagged ‘Riviera di Ponente’

Rossa, succosa, fresca e imperdibile, quando arriva l’estate per me è lei la regina indiscussa, non c’è nulla di più dissetante di una bella fetta di pateca.
In italiano si chiama anguria, per noi di Zena è appunto la pateca.
Come si può farne a meno? Non saprei proprio!
Ieri, per puro caso, ho anche visto il carrello della spesa ideale ed eccolo qui, voilà, pateca per tutti!

Nella stagione del solleone la pateca in casa mia non manca mai e come è logico che sia mi vengono sempre in mente altre estati di diverso tempo fa.
Nella casa al mare, sulla riviera di Ponente.
Eravamo in tanti, in cucina c’erano due frigoriferi e questo veniva utile in una particolare circostanza.
Uno dei miei zii, infatti, ha sempre detestato l’anguria e tutti i suoi parenti, per così dire.
Così quando si tornava dalla spesa con la sgradita cucurbitacea la reazione dello zio era immediata e perentoria:
– La pateca mettila in quel frigo là!
E mentre lo diceva indicava enfaticamente il luogo dell’esilio per la nostra adorata anguria, lo stesso destino toccava anche al melone.
Gli faceva eco la zia che con la solita voce trillante ripeteva che a lei invece la pateca piaceva tantissimo!
Io, a dire il vero, mi sono sempre chiesta come si faccia a uscire indenni dall’estate senza cotanta delizia, mi sembra una cosa impossibile.
E sempre in quel paese che ormai non frequento più in quegli anni c’era un posto dove alla sera andavamo a mangiare la pateca.
Un ombrellone, quattro tavolini con le sedie, niente di sofisticato, soltanto quella dolce e semplice freschezza che era il perfetto coronamento delle sere d’estate condivise con gli amici.
E poi, pensate a quando eravate piccoli e la mamma vi metteva davanti la vostra fetta di pateca.
Prima di tutto bisognava togliere tutti i semini, io che sono sempre stata impaziente la trovavo una bella scocciatura, ecco.
Però poi.
Poi avevi davanti la tua grande fetta rossa e succosa.
E quando si arrivava alla parte bianca, quella più vicina alla buccia, voleva dire che l’anguria era proprio finita.
Ecco, ve la ricordate quella sensazione lì?
Ne voglio ancora.
No, troppa ti fa male!
E dai!
E sì che ve lo ricordate, ne sono certa.
Ecco, io sono quella bambina lì, non si può certo dire che sia un tipo tranquillo, anzi!
E la pateca a me piace un sacco, anche se lo zio continua dire che a lui invece no piace per niente!
Non importa, abbiamo due frigoriferi.
Solo che potrei andare avanti per un bel po’ a fare i capricci, se non si spicciano a darmi ancora una fetta d’anguria.
Poi passa il tempo, diventi grande ma le cose che amavi da piccola restano le tue preferite e così è per la pateca, adorata bontà nei caldi giorni d’estate.

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Al mare con Marina, diversi anni fa.
Nella casa di riviera che apparteneva alla mia famiglia, in compagnia dei miei zii.
Questa grande casa aveva tante stanze, io e Marina occupavamo una camera che si affaccia sull’Aurelia e in estate faceva molto caldo, quindi di notte tenevamo la finestra spalancata.
A pensarci ora mi domando come facessimo a dormire visto che il traffico era piuttosto rumoroso, allora però non era un problema.
Al mare con Marina, mia cara amica di sempre, non ci si annoiava mai.
La spiaggia si raggiungeva in un momento, bastava percorrere un breve vialetto profumato dagli eucalipti.
Magliettina, ciabattine di gomma, olio di cocco, borsa di paglia, radiolina e riviste.
E scogli, per arrivarci bisognava bagnarsi ed era sempre un brivido, in un certo senso.
Finirò a bagno con il portafoglio, le chiavi di casa e tutto il resto?
Metterò malauguratamente i piedi su un riccio dispettoso?
Al mare con Marina avevamo sempre qualcosa da fare: due passi al mercato, un gelato in passeggiata, un giro di shopping in paese.
E soste infinite in sala giochi, modestamente all’epoca ero veramente una campionessa ad un certo gioco che prevedeva un numero infinito di quadri, non so neanche dire quante monetine ci ho speso.
Al mare con Marina abbiamo fatto diverse amicizie, ricordo ancora con precisione certe risate bellissime che sono rimaste per sempre nella mia memoria.
Al mare, io e Marina, a volte andavamo a guardare il tramonto e ci mettevamo sedute su certe sdraio e passavamo un sacco di tempo a farci confidenze, a raccontarci i nostri sogni e i nostri progetti.

Al mare con Marina, tutto sommato, si facevano quelle cose semplici adatte alla nostra età, avevamo poco più di vent’anni e c’è un momento per tutto, io sono contenta di aver fatto le cose giuste nel momento giusto.
Mica puoi ripeterle dopo, quando hai molti più anni, non è la stessa cosa, secondo me.
Io e Marina eravamo capaci di stare fuori anche tutta la notte e sì, anche questo lo abbiamo fatto tutti, in un certo momento della vita.
Rientravamo all’alba ma prima passavamo dal forno a comprare la focaccia appena sfornata e la portavamo anche ai miei zii che erano tipi molto mattinieri, alla sette del mattino la zia girava già trillante per la cucina e preparava qualche delizia da mettere in tavola a mezzogiorno.
Quando andavo al mare con Marina avevo l’abitudine di fare il bagno e di mettermi al sole ad asciugarmi, a volte tornavo a casa con i capelli intrisi di salino.
E portavo quelle pinze per capelli coloratissime decorate con grandi fiori, ve le ricordate?
E poi mi mettevo il cerchietto che regolarmente mi faceva venire mal di testa, solo che mi piaceva e quindi continuavo a usarlo.
E amavo la musica dei Frankie goes to Hollywood, sapevo a memoria le canzoni di Cindy Lauper e di Madonna.
Di quelle estati al mare con Marina non abbiamo millemila foto, all’epoca non c’era mica questa abitudine di fotografarsi di continuo, un paio di rullini duravano tutta l’estate.
E c’era un punto preciso dove si andava a prendere le onde, quando c’era mare grosso.
Era il posto perfetto, erano estati perfette.
Adesso Marina frequenta altre spiagge molto più lontane e molto diverse dalla nostra spiaggia sulla riviera di ponente.
E tuttavia, molte cose non sono cambiate, sono rimaste identiche ad allora.
Puoi metterci in mezzo migliaia di chilometri, un oceano e un intero continente ma l’amicizia vera resiste a tutto e continua a esistere e ad esserci sempre, io questo lo so da tempo.
E così è con Marina, amica di tutta la vita.

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Finestre dipinte di Liguria, le trovate a Levante e anche a Ponente, le ho vedute a Varazze e forse ce ne saranno altre ancora in questa bella località della Riviera, io vi mostrerò quelle che il caso mi ha fatto incontrare.
Camminando tra vicoli e piazzette, nel tempo di primavera.


Persiane vere e persiane immaginate.

E un davanzale, le colonnine di marmo, un’armoniosa illusione.

Altrove, sul lungomare, una figura che attira sicuramente l’attenzione.
In realtà non si tratta di una finestra dipinta, credo che sia un pannello o qualcosa del genere, ad occuparlo è una signorina vistosa e molto affascinante.

Su e giù per Varazze, dalla parte opposta del paese ci sono ancora altre finestre dipinte, sono tutte chiuse come quelle degli appartamenti di vacanza in attesa che arrivino i turisti.

Solo una è parzialmente aperta.
E c’è una ringhiera identica a quelle vere e su di essa è posato un tappetino.
Pensoso, sulla soglia, un distinto gentiluomo con tanto di cappello e soprabito, osserva la gente passare.

E poi ancora, attraverso i caruggi, tra muri vivaci di ocra e di rosa e di tonalità di Liguria.

Oltre agli archetti protesi tra le case alte, in queste prospettive che raccontano questa terra.

Un lampione, due finestre: una è reale, l’altra è una magia dipinta.

Garbate tendine di pizzo, una magnifica quiete.

Un gattino avventuroso accoccolato su un immaginario cornicione.

E una giovane donna dal viso aperto e pulito, il suo sorriso è amichevole e rasserenante.
Porta al polso un orologio ma per lei il tempo non scorre mai, lei rimane lì, a Varazze, a guardare le vite degli altri, affacciata ad una splendida finestra.

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Oggi vi porto a Sanremo, celebre località della riviera di Ponente, meta ambita delle vacanze, rinomata per i suoi fiori e naturalmente per il festival della canzone.
E sarà un viaggio particolare, userò ancora la mia macchina del tempo e vi porterò indietro negli anni, al principio del ‘900.
Così inizia questa piccola avventura, con il mare blu, le barche e uno splendido panorama.

Cielo di Liguria e prospettive tipiche di questa terra.

A Sanremo in Via Giacomo Matteotti troverete questo magnifico edificio, è Palazzo Borea d’Olmo, lussuosa residenza cittadina che per lungo tempo ha ospitato il Museo Civico ora trasferito in una diversa sede.

Una dimora elegante e signorile.

E come spesso accade in Liguria sulla sua facciata c’è un’edicola, nella nicchia una statua della Madonna con il Bambino.

Il tempo scorre, i luoghi mutano.
E andiamo indietro, andiamo al 1923 e restiamo in Via Matteotti che all’epoca si chiamava Via Vittorio Emanuele.
Ho sfogliato il mio elenco telefonico di quell’anno, il volumetto comprende tutte le province della Liguria.
Cinque pagine sono dedicate alle rete di Sanremo, vi preciso che questa parte dell’elenco include anche altre località come Arma di Taggia, Bajardo, Bordighera, Ceriana, Coldirodi, Ospedaletti, Pompeiana, Taggia e Ventimiglia.
E sono solo cinque pagine, erano davvero in pochi ad avere il telefono!
Tra quei fortunati ho cercato i commercianti di Via Vittorio Emanuele, in quella strada erano numerosi anche i professionisti.
Là c’era la sartoria dei Fratelli Moretti, il Signor Montini commerciava vini, il signor Brizio e i fratelli Calvi si facevano concorrenza, entrambi vendevano oli.
La bottega della signora Conte era specializzata in mode e in Via Vittorio Emanuele faceva i suoi affari il signor Babini che era titolare di una profumeria e di un istituto di beltà, sull’elenco è scritto proprio così, che meraviglia!
Mettiamo ancora indietro la macchina del tempo e andiamo al glorioso anno 1903.
Si va a zonzo per la bella Via Vittorio Emanuele e ci si ferma a guardare eleganti e sfarzose vetrine.

E poco distante c’è un palazzo sul quale spicca un’insegna: Macelleria Colombo.

Una passeggiata in un tempo distante, su e giù per il centro di Sanremo.
E sempre citando il mio elenco telefonico degli anni ‘20 non mi ha stupito trovare tra gli abbonati molti stranieri, inglesi e tedeschi innamorati della dolcezza del clima della riviera, accanto ai loro nomi vengono spesso indicate ville che certo avranno avuti magnifici giardini.
E anche gli stranieri avranno apprezzato le passeggiate in Via Vittorio Emanuele, certo!
In questa prospettiva si notano gli eleganti lampioni della pubblica illuminazione.

E si sale, forse per perdersi tra i caruggi e verso altre botteghe, verso ciò che non possiamo vedere.

Il ponente ligure è stato per molto tempo meta delle mie vacanze, la mia famiglia aveva una casa in un paese della provincia di Imperia.
Non vado da quelle parti da diversi anni, a Sanremo sono stata da bambina e non ne ho molti ricordi.
Per le belle immagini a colori devo così ringraziare un’inviata molto speciale: lei abita a Sanremo, ha questo blog ricco di sfiziose ricette e armata della mia cartolina d’epoca è andata in quella che fu Via Vittorio Emanuele a fare per me queste fotografie, grazie di cuore Daniela!
Luccica in certe sere d’estate questa strada di Sanremo ancora celebre per lo shopping e per i suoi negozi, in questa via c’è anche il Teatro Ariston dove ogni anno si tiene il festival della canzone.

Il tempo passa, a volte però i luoghi restano uguali a stessi.

E scivolano via gli anni, dal bianco e nero al colore.

Così era nel 1903, al principio di un altro secolo questa era Via Vittorio Emanuele.

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Una passeggiata a Varazze, con un clima capriccioso e il cielo velato di nuvole, resta comunque affascinante la bella località della Riviera di Ponente con il suo lungomare.

Il preludio dell’estate che verrà.
Sabbia, palme e sdraio, in una piacevole mattina di aprile.

Cancelli, mare azzurro e quiete.

E biciclette, cestini di vimini, tetti rossi di cabine.

Vele chiare che solcano il mare.

E palme, tessuti a righe e diverse sfumature di verde.

Bicchieri, trasparenze, tavolini, ancora barchette, ringhiere e pranzi all’aperto.

E i colori del tramonto, quando ti siedi ad aspettare che scenda la sera con l’incanto delle sue magie.
Piedi che affondano nella sabbia, calzoncini corti e ciabattine di gomma.

Lettini chiusi, in attesa che sia tempo di addormentarsi al sole.

E giacche a vento, scarpe sportive, passeggiate davanti al mare, vicino alla spuma chiara che si dissolve sulla riva.

Ombrelloni, turchese di spiaggia e dell’estate che verrà.

E vento e bandiere, sul lungomare di Varazze.

E poi arriverà quella stagione, tempo di materassini, braccioli, salvagenti e costumi colorati.
E tempo di formine, una stella e un cuore non mancano mai!

Mentre il cielo si rischiara.

E sbocciano le margherite tra altre diverse sfumature d’azzurro.

Giallo acceso, come il caldo sole di agosto.

E geometrie di mare e di riviera.

Mentre seguo il viaggio di questa vela sull’orizzonte di Liguria.

Mentre dolcemente dondola l’altalena, sulla spiaggia di Varazze.

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Maggio per me è iniziato così, con il gradito invito a partecipare ad una bella iniziativa che si è svolta il 3 e il 4 del mese: #Vinidamare2015, un evento dedicato ai vini liguri con degustazioni e incontri a tema, nella cornice di Camogli, con la collaborazione di FISAR, Enoteca Regionale della Liguria, Ascot Camogli e del prestigioso ed esclusivo Hotel Cenobio dei Dogi.
Eccolo il celebre borgo marinaro di Liguria rischiarato dal sole del pomeriggio di una domenica dal clima mutevole.

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Al mattino le nuvole adombravano il cielo e sovrastavano le colline alle spalle del Cenobio dei Dogi.

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Eppure a Camogli il colore vince sempre e sa come rallegrare gli animi e gli sguardi.

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Occasioni come queste poi offrono la possibilità di rivedere persone che già conosci, ho ritrovato qui Paolo Ratto , il giornalista Leonardo D’Imporzano e Daniela Vettori che con il suo blog Le Cinque Erbe racconta con competenza le eccellenze della cucina ligure.
E tra gli altri ho conosciuto Camilla Guiggi, giornalista, sommelier ed esperta di analisi sensoriale.
Pronti per la degustazione? Ad ogni partecipante viene consegnato un calice.

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Sulla passeggiata di Camogli si degustano i vini di Liguria, sono vini che narrano di antiche tradizioni e delle fatiche dell’uomo nel confronto con una terra difficile, questi sono alcuni pregiati vermentini dei colli di Luni.

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E sempre rimanendo a Levante non mancano i vini delle Cinque Terre come lo sciacchetrà.

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Ed io che non sono certo un’esperta di enologia resto affascinata dalle storie di questi vini e dalla connotazione che essi hanno grazie al loro luogo di origine dal quale traggono la loro identità.
E ho così scoperto il Ciliegiolo, già il suo nome è una melodia.
E poi ho letto l’etichetta, narra di un’antica Abbazia e di certi monaci che già coltivavano la vite nel lontano Medioevo, narra di vigneti sulle colline di Portofino e del profumo di frutti di bosco e del sentore di ciliegia.
E così il vino nel calice diviene poesia scaturita da una storia antica.

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Da Levante a Ponente, ecco il Rossese di Dolceacqua e ancora il Vermentino tenuto in fresco nel ghiaccio.

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E poi guardala così Camogli, nella trasparenza di un calice.

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Come vi ho detto c’erano dei veri intenditori.
E ho avuto il piacere di conoscere Jacopo Mariutti, lui è sommelier, food blogger ed eccellente cuoco, il suo blog, Le farfalle nello stomaco, è una miniera di articoli semplicemente deliziosi.
Eccolo qua Jacopo, durante la degustazione sul lungomare.

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E poi guardala ancora così Camogli, con i suoi colori vividi e vivaci.

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Abbiamo pranzato qui, sulla passeggiata, nel piatto i profumi e i sapori del mare, i tagliolini al nero di seppia e sugo di triglia erano una vera delizia!

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E poi un battello ci ha portato all’Abbazia di San Fruttuoso.

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Patrimonio del Fai, è un vero gioiello di Liguria, mi riprometto di narrarvi i dettagli di questa visita in un altro articolo.
E se anche voi ci andrete è così che vedrete il nostro mare e la sua costa.

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Qui, in questa cornice splendida ed evocativa si è svolta una seconda degustazione.

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E c’erano i produttori a presentare i loro vini.

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Questo è Solarancio, un vermentino di La Pietra del Focolare di Ortonovo, in provincia di La Spezia, una bottiglia pregiata quanto bella, qui trovate le schede techiche per ogni approfondimento in merito.

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Il vino, il calice, il celeste di San Fruttoso di Camogli.

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E ancora storie che hanno il sapore della sfida e racconti di caparbietà, da Volastra, nelle Cinque Terre.
Questo il Vin de Gussa, ovvero vino di buccia della Cantina Vinicola di Luciano Cappellini, si ottiene dalle bucce dell’uva usata per lo sciacchetrà, è un vino unico e molto speciale.

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E come potete vedere ha un colore bellissimo.

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Abbiamo lasciato San Fruttuoso e naturalmente non ci siamo fatti mancare la foto di gruppo.

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Durante il viaggio di ritorno il cielo si è rasserenato e quando siamo stati davanti a Camogli ho colto l’occasione per uno dei miei scatti obliqui.

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La giornata non è certo finita qui, ancora ci attendeva una serata particolare al Cenobio dei Dogi, il prestigioso Hotel che ci ha ospitato.
Io ho anche avuto il privilegio di trascorrere la notte in una stanza da sogno, una camera con una vista mozzafiato.
Secondo voi ho fatto qualche foto? E certo, presto ve le mostrerò!
Eccolo il Cenobio dei Dogi, davanti al mare di Camogli.

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Il salone dell’hotel, una grande vetrata, il cielo chiaro, il profilo della costa.
E in primo piano l’amica con la quale ho condiviso questa bella esperienza, lei è Leah, è canadese ed abita a Genova, qui trovate il suo racconto di #vinidamare2015.

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E intanto piano piano la luce del sole sfumava rivestendo di riflessi dorati la superficie del mare.

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Qui, in questo scenario, si è svolto uno show cooking che ha mostrato tutta la perizia dello chef del Cenobio.
Protagoniste incontrastate le eccellenze della cucina ligure e i profumi e i sapori che si usano per alcuni dei piatti tipici di questa terra: dal basilico DOP alla borragine, dall’ortica alla grattalingua, dalla bietola alla maggiorana.
E c’erano i pinoli e tutto ciò che occorre per un profumatissimo pesto.

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E cosa fa lo chef?
Inizia a lavorare la pasta con sapienza e perizia, la fa divenire un velo impalpabile, alcuni dei partecipanti si cimentano con successo in questa impresa.

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E poi racconta che un tempo per la focaccia si usava un diverso formaggio.

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Oggi si adopera la crescenza, viene posta a fiocchetti sulla pasta.

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La focaccia al formaggio è nella teglia ed è pronta per essere infornata.

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Ci vorrà poco e ci verrà servita calda e fumante.

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Accompagnata da un vino bianco dal nome fiabesco, Durlindana.

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E poi lo chef prepara i pansoti, spiega alla perfezione come ottenerli, saranno conditi con il sugo di noci e  verranno serviti con un altro bianco, Albarola dei Colli di Luni, naturalmente questi sono spunti preziosi da tenere a mente per il futuro.

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E poi? Vuoi non mangiare le trofie al pesto? Una vera bontà! E accanto un buon bicchiere di Pigato.

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E anche il dolce ha riservato splendide sorprese, anicini, gobeletti e canestrelli accompagnati dai passiti, tra i quali il leggendario Sciacchetrà delle Cinque Terre.

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Un’esperienza splendida in un luogo che è continua fonte di meraviglia, Camogli e le sue bellezze restano nel cuore.
Ringrazio Chiara Bonomini, manager del Cenobio dei Dogi e con lei tutto il personale che ci ha accolto con gentilezza e cortesia, Emiliano Ragonesi, Maurizio Paita e Digiside, Ascot Camogli e tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione di questo evento.
Maggio  è iniziato così, a Camogli con #Vinidamare2015, alla scoperta della Liguria in un calice.

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Andando verso Ponente.
Che direzione prendiamo?
Si può andare verso il mare e verso la bella riviera con i suoi caratteristici paesi posati davanti al mare oppure si possono scegliere altre località per piacevoli escursioni.
E poi?
D’altra parte non si vive solo di aria e bellezza, eh!
Ecco, strani cartelli  stradali che si vedono in Liguria.

Cartelli

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Non sono molti i posti nei quali vorrei vivere, il posto che io chiamo casa è saldamente ancorato al mio cuore.
E oggi vi porto in uno di quei luoghi, mi piacerebbe davvero avere una casetta piccola che si affaccia su uno dei caruggi di Noli.
Ci sono tornata dopo molto tempo, con la mia amica Rita, la primavera scorsa.
E Noli ci accolta così, di azzurro e di luce, con la sua bella spiaggia bianca che vi ho già illustrato in questo post.

Noli

 E poi c’è tutto un paese da scoprire, tutto vicoli e piazzette raccolte.

Noli (2)

Sarebbe semplice sentirsi a casa in un posto come questo, di pietra e caruggi.

Noli (4)

Portatemi in un località di mare non troppo pretenziosa ma vera, schiva e timida come il carattere dei liguri, portatemi in un paese con le casette colorate, i gozzi sulla spiaggia e quell’atmosfera che si respira per le vie di Noli, io mi sentirò a casa.

Noli (5)

E avrò il desiderio di percorrere ogni piccola stradina, ogni stretto caruggio.

Noli (5a)

L’antica Noli, qui troverete una suggestiva chiesa romanica dedicata a San Paragorio, nel 1239 divenne cattedrale di questa diocesi, è ricca di antiche bellezze e questo è un tema che certo merita un approfondimento.

Noli (7)

Per i caruggi di Noli, sotto gli archetti.

Noli (8)

E poi si sbuca in una via più ampia, Noli è vivace, allegra, viva, disseminata di bei negozietti e di locali con i tavoli all’aperto.

Noli (9)

E a Noli troverete certe antiche torri, è un luogo dove si respira la grandezza del passato.

Noli (9a)

E chi mi conosce può comprendere bene perché questo sia un posto dove mi sento a casa.

Noli (11)

Giallo ocra di Liguria.

Noli (12)

E pietra antica, svolti un angolo e trovi un oratorio.

Noli (12a)

E sinfonie calde di colori mediterranei.

Noli (14)

E un terrazzino, piccolo e poco spazioso, tra due case.

Noli (15)

E poi caruggi e panni stesi.

Noli (16)

E quelle geometrie di cielo così simili a quelle che vedo nel luogo che io chiamo casa.

Noli (16a)

Un portico, sembra di essere in Sottoripa, nei caruggi di Genova.

Noli (18)

E invece questa è Noli, si cammina sui tipici acciottolati liguri detti rissseu e e ci si sofferma a leggere le targhe in memoria di certi celebri visitatori, una è dedicata a Giordano Bruno.

Noli (19)

Quella nell’immagine sottostante a Dante Alighieri.

Noli (19a)

E poi qui venne anche il più celebre dei navigatori, Cristoforo Colombo.

Noli (20)

La bella Noli e la sua storia antica, per lungo tempo fu Repubblica indipendente, Noli fu la quinta Repubblica Marinara.

Noli (21)

E così trovate una bella piazza con i risseu e tra di essi spiccano gli stemmi di Venezia, Amalfi, Genova e Pisa, al centro di dimensioni più grandi lo stemma della Repubblica di Noli.

Noli (22)

E poi torri, bandiere e cieli azzurri.

Noli (24)

E ringhiere e certe curve sinuose.

Noli (25)

Noli è una località di vacanza, rinomata bandiera blu, ma è anche un luogo ricco di storia e questo la rende davvero particolare e molto  interessante.

Noli (26)

E per quanto mi riguarda, per amarla mi bastano questi caruggi con le case colorate.

Noli (27)

E queste prospettive affascinanti.

Noli (28)

E case color biscotto e pesca, sfumature di Liguria.

Noli (29)

Abbiamo camminato sotto la loggia della Repubblica Nolese.

Noli (30)

E ancora una suggestiva piazzetta.

Noli (31)

E ancora ci siamo fermate ad ammirare le tracce dell’antico orgoglio.

Noli (32)

E poi passaggi, persiane spalancate e tendine bianche, a me basta questo.

Noli (33)

E poi sali, verso il Vescovado e la Chiesa.

Noli (33a)

Città di mura e di pietre che hanno veduto i secoli passati.

Noli (35)

E affacciati, guarda la costa che abbraccia il suo mare, mentre il cielo si vela di nuvole.

Noli (36)

E poi scendi, ogni scorcio è una cartolina.

Noli (37)

E conta le torri di Noli che svettano sui tetti rossi, pietre di un altro tempo nel quale si scrutava il mare per avvistare i temibili saraceni che facevano razzie su queste coste.

Noli (38)

Noli poi è dominata da un antico castello, circondato da mura.

Noli (38a)

Io a Noli mi sono semplicemente persa nei suoi caruggi, tra quei colori tenui e polverosi, non sono neanche certa di averli veduti tutti.

Noli (39)

Ci saranno altri archetti, altre finestre, altre prospettive ancora da scoprire.

Noli (40)

E’ stato un bagliore di giallo a colpirmi al cuore.

Noli (41)

E una strada dove la gente passeggiava tranquilla, alcuni erano seduti a sorseggiare una bibita, altri erano impegnati a far la spesa in uno dei tanti negozietti.

Noli (41a)

Scorci di Liguria che non hanno nulla di artefatto o artificiale, così semplici e veri.

Noli (42)

E poi mi sono trovata sotto a Torre San Giovanni, risale al XIV secolo e adesso è sede di un centro culturale.
Si potrà salire in cima alle Torri di Noli? Io salirei molto volentieri su per tutti quei gradini!

Noli (43)

Per amare Noli mi è bastato molto meno, mi è stata sufficiente la veduta di una delle sue vie in un sabato di primavera.

Noli (44)

E ancora colori, rosso e giallo e panni stesi.

Noli (45)

E rosa e albicocca, sfumature che trovo anche nel luogo che io chiamo casa.

Noli (46)

E un istante assolutamente perfetto.
Una ringhiera, una bicicletta, il silenzio.
In un pomeriggio di marzo, a Noli.

Noli (47)

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La bella Noli posata sulla costa, ci sono tornata in quella stagione che lascia spazio al clima mite e lieve, alla dolcezza della primavera.
E allora, in quel giorno di marzo, Noli ma ha accolta così, con il suo mare calmo e cristallino.

Noli

La sabbia chiara, il mare e la ringhiera.
Diverse sfumature d’azzurro.

Noli (1)

E ho scelto di raccontarvi Noli in maniera particolare, questo è un luogo dove mi piacerebbe vivere.
Noli è vivace, colorata, viva.
Vorrei avere una casetta in un caruggio, una finestra tra gli archetti.
E se abitassi lì, in inverno andrei ad ascoltare il mare che rugge, rompendo il silenzio con il suo frastuono imperioso.
Vi porterò tra quelle vie dell’antica e fiera Noli che un tempo fu la Quinta Repubblica Marinara, oggi vi porto davanti a quella spiaggia, su e giù.
Il mare di Noli, diverse sfumature d’azzurro.

Noli (2)

Il limpido mare di Noli, una delle bandiere blu della Liguria.
E quel litorale infinito, ancor più affascinante così deserto.

Noli (3)

E ora è giunto il solleone, è il tempo dei tuffi e delle nuotate, è il tempo dei pomeriggi pigri ad abbronzarsi, è il tempo di cercare il conforto dell’ombra amica.

Noli (4)

E arancio di strelitzie in fiore, la riviera è terra di colori.

Noli (5)

E affonda i piedi nella sabbia fine, raggiungi le onde ristoratrici.

Noli (6)

E prendi il largo su un piccolo gozzo, una barchetta in mezzo al blu è pura felicità.

Noli (7)

Diverse, incredibili sfumature d’azzurro e il vento che appena increspava la superficie del mare.

Noli (8)

Prendi il largo, parti.

Noli (9)

E poi, d’improvviso, un volo di gabbiani.
Si alzano, si librano alti e poi si gettano giù.

Noli (10)

Aspettando l’estate che verrà, il tempo che finalmente è giunto.

Noli (13)

E sabbia e cielo chiaro e ancora diverse sfumature d’azzurro.

Noli (14)

Quello era il tempo del silenzio, in attesa dell’estate.

Noli (15)

E i posti di mare hanno sempre i loro guardiani che scrutano l’orizzonte prima di spiccare il volo.

Noli (15a)

E barche e vento e ragazze con i jeans arrotolati sul ginocchio sedute lì, sulla spiaggia di Noli.

Noli (16)

E via, ad ali spiegate, verso il largo.

Noli (17)

Il mare ha i suoi messaggeri che sanno cantare il linguaggio delle onde e ripeterne il rimbombo.

Noli (18)

Quadri di Liguria, nella stagione dal tempo incerto, quando quelle diverse sfumature d’azzurro sono minacciate da nuvole bianche.

Noli (19)

Il tempo della quiete, sulla spiaggia di Noli, mentre l’onda lenta batte sulla riva.

Noli (20)

Sarei rimasta a lungo, a guardare i gabbiani alzarsi e poi scendere giù.

Noli (21)

E blu, turchese e verde, nella terra dei pescatori.

Noli (21a)

E palme e reti e celeste e indaco, diverse sfumature d’azzurro.

Noli (22)

Alcuni di noi sono viaggiatori solitari, amano i luoghi poco affollati, alcuni di noi desiderano  semplicemente udire lo sciabordio dell’onda che si mescola al tumulto dei pensieri.
Qui, su questa spiaggia.

Noli (23)

E poi torri, il maestoso passato di Noli e ancora barche e ancora colori.

Noli (24)

E il tempo che verrà, nel paese dove mi piacerebbe vivere.

Noli (25)

Là, sulla passeggiata di Noli, ti affacci dalla ringhiera e guardi il mare, il mare con le sue diverse sfumature d’azzurro.

Noli (26)

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Mare e sassi

Andare davanti al mare, su una delle spiagge più belle e suggestive di Liguria.
Ci sono stata a marzo, a dire il vero era ancora inverno anche se proprio non sembrava.
Una spiaggia infinita dove puoi camminare sulla battigia, fuori stagione non c’era quasi nessuno.
E poi ti trovi lì, seduta davanti al mare.

Mare

E no, per adesso non intendo svelarvi il nome di questa località, presto vi porterò per le vie di questo paese così caratteristico, presto camminerete con me su questa spiaggia.
Oggi qui troverete i sassi.
Ogni sasso è un’onda.
Ogni sasso è una conchiglia che avvicini all’orecchio per sentire il rimbombo del mare.
Ogni sasso è alghe, stelle marine e granchi.
Ogni sasso è un secchiello, una paletta e le formine.
Ogni sasso è l’ombrellone aperto, la borsa di paglia della mamma e il ghiacciolo di metà pomeriggio.
Ogni sasso attende una mano che lo raccolga.
E poi lancialo, fallo rimbalzare sulla superficie dell’acqua.
Uno, due, tre, quattro.
E poi giù, si posa sul fondo del mare.
Mare e sassi.
E poi a volte, cammini su una spiaggia come questa e trovi un sasso, uno solo.

Sasso

E poi, a volte, cammini su una spiaggia come questa e trovi tanti sassi.
E allora ti ricordi, ti ricordi che anche tu una volta ti mettevi lì seduta e le ore scorrevano così felici e il tempo non era tempo.
E’ la magia dell’infanzia, puoi restare lì un pomeriggio intero senza accorgerti che ti stai scottando la schiena.
E accade, ti trovi su una spiaggia, in cerca di quel tempo senza tempo.
E cammini.
E poi li trovi, tanti sassi.
Di diverse dimensioni, con sfumature differenti, alcuni sono piccini e grigi, altri marroni.
E capisci che prima di te su quella spiaggia è passato qualcuno, forse un bambino.
Solo sassi.
E fantasia e sogno e immaginazione.
A volte cammini su una spiaggia come questa e trovi tanti sassi.

Sassi

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