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Posts Tagged ‘Riviera di Ponente’

Ancora il cielo azzurro, quella lunga e quieta spiaggia di sabbia d’argento, a Celle Ligure.
Davanti al nostro mare trovi spesso coloro che questo mare lo vivono ogni giorno, per lavoro, per diletto o semplicemente per amore.
Davanti a questi scorci di Liguria densi di sole, di salmastro e di blu.

Quella mattina, su quella spiaggia, c’erano delle canne da pesca.
Solitarie, sospese nell’aria.
La lenza, il mulinello e l’infinita attesa.
E loro, i pescatori erano lontani, erano chissà dove, non li ho veduti.

Uno zainetto a terra, le persone che passeggiavano lentamente, gli alberi, i gabbiani.

E le canne da pesca nella sabbia e l’onda lenta che accarezzava la riva.
L’orizzonte, una vela, un istante marino.

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Il taglio degli occhi, dicono sempre tutti che è proprio uguale a quello di nonna.
Le attitudini di alcuni di noi a volte stupefacenti.
Ad esempio, nessuno in famiglia aveva mai dimostrato le inclinazioni creative di lui e questa è stata in un certo senso una piacevole sorpresa.
La più tranquilla di casa, sempre lei.
Timida, silenziosa, anche da bambina durante i pranzi di famiglia parlava poco e se ne stava sulla sua sedia dondolando le gambe avanti e indietro.
I discorsi, gli aneddoti memorabili del nonno.
La foto di gruppo, passano gli anni e piano piano cambiano i protagonisti oppure quelli che prima erano bimbetti adesso sono irrimediabilmente adulti.
E c’è sempre un posto vuoto o magari anche più di uno, accade in ogni famiglia.
Dopo le molte portate poi i più giovani non vedono l’ora di schizzare via per incontrare i loro amici: succedeva ieri e succede ancora adesso, è sempre così.
E gli altri invece se ne andranno tutti insieme a fare una passeggiata, dopo certi elaborati manicaretti è proprio quello che ci vuole e anche questa è ormai una tradizione.
Ognuno con il suo passo, ognuno alla propria velocità e poi magari ci si ferma ad aspettare quelli che camminano più piano.
E poi si continua il percorso, tutti insieme.
Accade così, in una famiglia.

Celle Ligure

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Quando hai il sole, il cielo azzurro, l’aria fresca e frizzante.
E il profumo delle onde e ti sembra che esista soltanto per te.
E la tua bicicletta, certo.
E un orizzonte, una spiaggia di sabbia e una vela bianca laggiù.
Il mare che ti ascolta, fratello di sempre.
Il tuo tempo, la tua libertà.
E poi magari il cuore ti batte forte, fa quell’effetto, a volte, la felicità.
Una mattina, a Celle Ligure.

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Se andrete a Celle Ligure fate come me e seguite il consiglio di una mia cara amica, è stata lei a suggerirmi di cercare questo punto panoramico certo notissimo a tutti coloro che conoscono bene Celle Ligure.
Per arrivare lassù occorre prendere un’ascensore che si trova nell’estremo ponente del paese: terminata la spiaggia, invece di proseguire sulla Via Aurelia, alla vostra destra troverete una salita, dopo pochi metri c’è l’accesso all’ascensore Bottini che è completamente gratuito.
E vi porta lassù, in alto.
Dopo una breve passeggiata lungo una via con magnifiche ville giungerete alla Pineta Bottini e davanti a voi troverete il mare lucente.

E sotto di voi vedrete la costa, la spiaggia e le case di Celle Ligure.

Là dove cielo, mare e terra si incontrano in perfetta armonia.

E potete sedervi ad ammirare il panorama.

Mentre il vento sospinge le vele per la gioia dei naviganti.

Con questi scorci di Liguria in una giornata incantevole.

Colori tenui, la spiaggia di sabbia e l’onda che lenta accarezza la riva.

Sotto ad alberi imponenti protesi verso il sole in un incanto di luce autunnale.

In un magnifico angolo di paradiso dove regna l’armonia.

Tra i corbezzoli carichi dei loro frutti.

Mentre pendono dai rami le casette per gli amici uccellini.

E non occorrono molte parole, è tutta davanti ai vostri occhi la perfezione di questa parte di Liguria.

Giungerete lassù con questa ascensore.

E oltre il vetro già potrete ammirare lo splendore che vi attende.

Una meraviglia di Liguria, tutta la bellezza di Celle Ligure.

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Il rosmarino, un dono della terra profumato, odoroso e resistente.
Qui sul terrazzo ho sette piante di rosmarino, alcune sono amiche di vecchia data, per così dire, abitano con noi da molti anni.
E poi ci sono i rosmarini più giovani: quando sono arrivati erano piccolini, poi sono diventati forti e rigogliosi, non sfigurano accanto ai loro fratelli più grandi.
Il rosmarino ha carattere e ho scoperto che non va d’accordo con la salvia, se li mettete vicini bisticciano e poi è la salvia ad avere la peggio.
A parte questo il rosmarino è gentile e poco esigente, anche se non lo annaffiate spesso non mostra segni di sofferenza.
Ed è anche generoso, i miei rosmarini contribuiscono alla buona riuscita dei miei piatti, dei sughi e di diverse pietanze.
Certo, devo prestare un po’ di attenzione, alcuni di essi crescono accanto alla lavanda: prima o poi finirò per cogliere il rametto sbagliato e cucinerò un arrosto alla lavanda, chissà, magari verrà anche buono!
Il rosmarino si nutre di sole e di caldo, è una pianta che si vede frequentemente in Liguria.
E proprio a Celle Ligure ho trovato un originale omaggio a quel suo profumo inconfondibile, questo è l’ elogio del rosmarino e della sua bellezza.

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Un sabato di novembre con un’amica a Celle Ligure.
Un regalo d’autunno, una giornata calda e luminosa davanti al mare calmo di Liguria.
Vi porto là, su quella spiaggia.

Quando l’onda lambisce dolcemente la riva per poi dissolversi sulla sabbia.

Tra diverse sfumature di mare nella cornice di una natura splendida e rigogliosa.

Verrà il tempo delle vacanze, dei secchielli e delle corse a perdifiato sulla battigia.

Intanto potete cercare l’angolino perfetto per voi, in questi luoghi di Liguria troverete sempre un muretto per sedersi a gambe incrociate, una panchina che si affaccia sul blu e un panorama da sogno.

E vi porto là, nei caruggi di questa bella località di riviera, nei suoi vicoli color biscotto.

E sono porticine verdi, archivolti e un’armonia di tinte calde e delicate.

Nei luoghi che non frequento abitualmente è ancor più grande la magia della scoperta, lo stupore che suscita la bellezza semplice e vera di questi paesi posati sul mare.

Seggioline di legno e ceste ricolme di frutta davanti a un bel negozietto di Celle.

Caruggi, archetti e salite.

E ritagli di cielo, da ponente a levante questo è uno dei tratti distintivi di questa terra.

Luce che cade, ombra e contrasti.

Camminando per queste strade penso a coloro che abitano in luoghi come questo.
Una casa nel vicoletto, a pochi metri dalla spiaggia, in uno dei quei posti in cui tutti i caruggi portano al mare.
È l’incanto della semplicità.

Sui muri di Celle ho trovato affissi diversi marmi in memoria di cittadini illustri e uno di loro in particolare mi ha incuriosita così credo che cercherò altre notizie su di lui.
Passeggiando su e giù, in una mattina di novembre.

Case alte, ancora archetti e sempre biciclette di riviera, sono tanti quelli che pedalano per le vie di Celle Ligure.

E scalette, panchine, scorci di quotidianità.

Si corre sul lungomare, alcuni si godono il sole caldo, i bambini giocano sulla spiaggia.
E certi si concedono un pranzo all’aperto, in un giorno di novembre: abbiamo fatto anche noi così ed è stata una scelta perfetta.

E poi la bottega di un artigiano e ancora una bicicletta sotto la luce di Liguria.

Mentre i gozzi riposano al sole davanti a questo orizzonte marino limpido e chiaro.

E cielo azzurro, ancora altre bellezze da scoprire.
Vi mostrerò ancora scorci di Celle Ligure e vedute che fanno innamorare, la mia passeggiata in questa località della Riviera di Ponente mi ha riservato molti stupori.

Vi lascio qui, davanti alla spiaggia di morbida sabbia, di fronte alla linea del mare mentre due vele navigano nel blu cristallino di Liguria.

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Passeggiando per Varazze in un giorno di primavera, mentre sbocciavano profumate le rose, dono incantevole di questa stagione.

Tra i contrasti della terra di Liguria: caruggi, tinte calde ravvivate del sole, la fisionomia di un luogo che ha una storia e ancora la preserva.

Passeggiando per la bella Varazze, nel periodo che precede le vacanze estive, qui poi passeranno i bambini con i secchielli e le ciabattine di gomma.
E profumo di mare, di gioia condivisa e di spensierata libertà.

Sono capitata per caso in quella piazzetta raccolta e caratteristica.
Un portico, i tavolini per mangiare all’aperto, la bellezza accogliente e semplice di una località costiera.

E sul muro, incisa nel marmo, la testimonianza del passaggio di lei nel lontano 1376.
Giunse nel tempo delle foglie che ingialliscono, Santa Caterina da Siena era una giovane donna ed era una fervente domenicana.
Caterina rimase a Varazze per breve tempo, proveniva da Avignone dove si era recata come nunzia di pace, proseguì poi il suo viaggio alla volta di Genova e di quegli eventi ho già avuto modo di raccontarvi in questo post dedicato ai giorni genovesi di Caterina.
A Varazze Caterina rivolse le sue preghiere a Dio perché liberasse la località del ponente ligure dalla peste.
Dimorò in questa casa, forse si affacciò da queste finestre.

Santa Caterina da Siena è la patrona di Varazze, a Varazze c’è anche un Santuario a lei dedicato.
Qui visse, nel luogo che conserva la sua memoria.

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I ricordi dei giorni di vacanza sono memorie preziose che a volte regalano un sorriso nostalgico in tempi più difficili.
È il 3 Agosto 1922, ad Albissola.
E là, davanti al mare blu, su uno scoglio liscio e spazioso ci sono dei bagnanti in posa: madri e figli, si riconoscono le diverse parentele dallo stile dei costumi da bagno.
La moda, all’epoca, prevedeva anche il costume con una sola spallina.
Lo indossa quel piccoletto dai capelli biondi che si appoggia dolcemente alla sua mamma, accanto a questa c’è un ragazzina, lei sembra tranquilla e giudiziosa.

Si sta seduti a gambe incrociate, sullo scoglio.
Strizzando un po’ gli occhi, si vede che il sole picchia forte e abbaglia.
E davvero, ci vorrebbe un tuffo in mare, chi ne ha voglia di star lì a farsi fotografare?
Poi passeranno gli anni e proverai una certa gratitudine per quell’istante rubato al gioco: un frammento di te per sempre fissato sulla carta.

Certi tipetti poi non riescono a star fermi.
Come si dice? Questo qui ha l’argento vivo addosso, è una piccola peste.
Fa quel movimento con la mano, apre e chiude le dita, sarà il primo a correre via quando il rito della fotografia sarà terminato.

E a dargli manforte ci sarà lui, è un po’ più grandicello ma quei due si intendono alla perfezione, ne sono sicura!

Difficile star dietro a tipi così, ci vogliono pazienza e dolcezza e lei, la giovane madre, ha queste ed altre doti.
Ha tre figli, la più piccolina ha la frangetta, i capelli a caschetto e fa una specie smorfia.
Poi, quando sarà grande e si rivedrà, forse le verrà da sorridere nel rivedersi bambina, ci sarà una sorta di emozione e sentirà un tuffo al cuore nel rammentare quei giorni d’infanzia.

Sul retro di questa fotografia c’è una scritta a matita: saluti da Albissola, bacioni tanti. 3/8/1922.
È il ricordo di un giorno d’estate e di un tempo condiviso con persone care.
Davanti al mare di Liguria, in un altro tempo.

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Non tutti i giorni sono uguali, certi lasciano dolci ricordi e indimenticabili memorie, alcune ore lontane risvegliano in noi emozioni già vissute.
È il 16 Agosto 1929, sulla spiaggia di Loano.
Il mare lento sfiora la riva, in lontananza si sente un brusio di voci, il sole batte caldo sui sassi.
E nella luce chiara di questo giorno d’estate sguardi di amiche e sorelle, compagne di un lungo tratto di vita.
Un ombrellino per far ombra, l’espressione seria, pensieri imperscrutabili.

Quanta eleganza in quel tempo distante!
Il fazzoletto in testa e il fiocco sulla fronte, le decorazioni sul costume, l’armonia aggraziata di gesti misurati.
Una giovane donna e una ragazzina dal sorriso aperto e spontaneo.
Ad osservarle in questo momento di spensieratezza speri che quella gioia le abbia accompagnate a lungo.

A volte, in certi giorni, certe persone hanno proprio gli occhi che ridono.
Accade quando si condividono momenti con persone care e quello rimarrà di certo un ricordo prezioso.
E tu che quel giorno eri su quella spiaggia conserverai gelosamente la fotografia nella quale siete ritratte tutte insieme.
E il tempo passerà e rivedrai il tuo viso e penserai che sì, eri una ragazza davvero carina anche se allora tu non lo sapevi.

Accade tanto tempo fa, era il 16 Agosto 1929.
Sul retro di questa immagine sono scritti i nomi di loro quattro.
Luciana, Rina, Geppy e Renza.
E per qualche istante oggi siete ritornate là, in quel luogo a voi caro, sulla spiaggia di Loano.

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Rossa, succosa, fresca e imperdibile, quando arriva l’estate per me è lei la regina indiscussa, non c’è nulla di più dissetante di una bella fetta di pateca.
In italiano si chiama anguria, per noi di Zena è appunto la pateca.
Come si può farne a meno? Non saprei proprio!
Ieri, per puro caso, ho anche visto il carrello della spesa ideale ed eccolo qui, voilà, pateca per tutti!

Nella stagione del solleone la pateca in casa mia non manca mai e come è logico che sia mi vengono sempre in mente altre estati di diverso tempo fa.
Nella casa al mare, sulla riviera di Ponente.
Eravamo in tanti, in cucina c’erano due frigoriferi e questo veniva utile in una particolare circostanza.
Uno dei miei zii, infatti, ha sempre detestato l’anguria e tutti i suoi parenti, per così dire.
Così quando si tornava dalla spesa con la sgradita cucurbitacea la reazione dello zio era immediata e perentoria:
– La pateca mettila in quel frigo là!
E mentre lo diceva indicava enfaticamente il luogo dell’esilio per la nostra adorata anguria, lo stesso destino toccava anche al melone.
Gli faceva eco la zia che con la solita voce trillante ripeteva che a lei invece la pateca piaceva tantissimo!
Io, a dire il vero, mi sono sempre chiesta come si faccia a uscire indenni dall’estate senza cotanta delizia, mi sembra una cosa impossibile.
E sempre in quel paese che ormai non frequento più in quegli anni c’era un posto dove alla sera andavamo a mangiare la pateca.
Un ombrellone, quattro tavolini con le sedie, niente di sofisticato, soltanto quella dolce e semplice freschezza che era il perfetto coronamento delle sere d’estate condivise con gli amici.
E poi, pensate a quando eravate piccoli e la mamma vi metteva davanti la vostra fetta di pateca.
Prima di tutto bisognava togliere tutti i semini, io che sono sempre stata impaziente la trovavo una bella scocciatura, ecco.
Però poi.
Poi avevi davanti la tua grande fetta rossa e succosa.
E quando si arrivava alla parte bianca, quella più vicina alla buccia, voleva dire che l’anguria era proprio finita.
Ecco, ve la ricordate quella sensazione lì?
Ne voglio ancora.
No, troppa ti fa male!
E dai!
E sì che ve lo ricordate, ne sono certa.
Ecco, io sono quella bambina lì, non si può certo dire che sia un tipo tranquillo, anzi!
E la pateca a me piace un sacco, anche se lo zio continua dire che a lui invece no piace per niente!
Non importa, abbiamo due frigoriferi.
Solo che potrei andare avanti per un bel po’ a fare i capricci, se non si spicciano a darmi ancora una fetta d’anguria.
Poi passa il tempo, diventi grande ma le cose che amavi da piccola restano le tue preferite e così è per la pateca, adorata bontà nei caldi giorni d’estate.

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